Posts Tagged ‘ikea’

La risposta di de Paulis al Comitato Pro-IKEA

5 marzo 2015

alternativa riformistaAlternativa Riformista in Umbria ha sponsorizzato le due liste civiche CReA Perugia e Perugia Rinasce per Urbano Barelli sindaco, esprimendosi già da tempo sul tema IKEA e assumendo una posizione molto chiara. Amato John de Paulis, attuale candidato alla Presidenza della Regione Umbria, allora coordinatore ARU, in un convegno organizzato nel settembre 2014 dichiarava la sua contrarietà non in merito all’apertura del colosso svedese, ma in merito all’ubicazione prescelta. De Paulis sottolineava i problemi di carattere ambientale e evidenziava la natura del terreno di San Martino in Campo preso in considerazione (agricolo e di pregio). Aldilà del fatto che (more…)

Annunci

Perugia: il Consiglio Comunale chiede le dimissioni di Valeria Cardinali, ma il sindaco risponde picche.

1 marzo 2013

Con una mozione, il Consiglio Comunale di Perugia chiede all’Assessore Valeria Cardinali, ora Senatrice della Repubblica, di lasciare l’incarico assessorile, pur non obbligata per legge, per ragioni di evidente (more…)

I TERRENI IKEA E DECATHLON HANNO PAGATO L’IMU?

8 gennaio 2013

Riceviamo e pubblichiamo

L’Imposta Municipale Unica (IMU), introdotta normativamente con la legge 23 del 2011, ma la cui reale applicazione è stata anticipata dal Governo Monti al 2012, con il decreto “Salva Italia”, ha determinato anche a Perugia fortissimo sconcerto, preoccupazione e difficoltà economiche non indifferenti a numerosi contribuenti e cittadini, per la sua elevata pesantezza fiscale.

Il Consigliere Corrado (Gruppo Misto) ha inteso, con una specifica interrogazione, chiedere al (more…)

L’economia umbra tra l’incuria delle istituzioni e i rischi dell’illegalità

6 aprile 2012

di Darko Strelnikov

Più che proposte sembrano depliant delle offerte speciali. 2+2, 1+1 diviso due, 3+1. La riforma sanitaria umbra va avanti così, a numeri che nascondono esigenze conservative di carattere territoriale. Una sola Asl e Una sola Azienda, che sarebbe l’ipotesi più auspicabile, viene da Perugia, il due asl più due aziende da Terni e il tre Asl più un’azienda da Foligno. Non c’è bisogno di spiegare niente, la matematica parla da sola. Ma mentre nel Palazzo si gioca al totosanità, in maniera trasversale, là fuori infuria la crisi. I dati sono pessimi per non dire catastrofici, il declino è evidente. Eppure le istituzioni, al di là dei soliti documenti che non portano niente in tavola, non hanno mai dato l’impressione di voler giungere a soluzioni unitarie, per provare a dare qualche risposta convincente. Non solo; si continua a favorire, come abbiamo fatto notare più volte, megainiziative edilizie e commerciali senza valutare quale impatto potrebbero avere sull’economia reale. L’Assessore all’urbanistica del Comune di Perugia Valeria Cardinali ci informa puntualmente, quando parla dell’insediamento di Ikea e di Decathlon , delle decine di posti di lavoro che porteranno. Ma non si cura di verificare quante persone mandano a spasso queste nuove iniziative. Le darò una mano. In Umbria nel 2011 c’è stato un saldo negativo tra imprese commerciali nate e quelle morte di 887 unità. Sono rimasti a casa circa 1000 lavoratori, senza considerare la sorte dei titolari. E non si tratta solo di piccoli negozi, ma anche di grandi catene commerciali. Del resto il balzo dell’88% della cassa integrazione in un solo mese, vorrà pur dire qualcosa. E questa moria favorisce un fenomeno che ormai è visibile anche al viandante di strada. Negozi che chiudono e riaprono in continuazione, alimentando sospetti di operazioni che potrebbero anche aver a che fare con la malavita organizzata. I posti “chiacchierati” dal popolino, che nella sola Perugia ammontano a qualche decina, sono in continuo aumento e investono ormai la maggioranza dei quartieri. E la situazione non può che peggiorare. La diminuzione sensibile del potere di acquisto di stipendi e pensioni porta all’inevitabile contrazione dei consumi (il 5% il dato ufficiale, il 10% quello percepito) e quindi a nuove difficoltà per il settore del commercio. L’impoverimento è destinato ad aumentare. Stavolta, a differenza degli anni 80, non ci sarà la mano del pubblico a salvare la baracca. Gli ammortizzatori sociali finiranno presto, il pubblico impiego, la mucca dell’Umbria, e gli investimenti degli enti continueranno ad avere inevitabili e pesanti contrazioni, il nuovo lavoro è poco più di un auspicio. Che senso ha quindi mettere in programma l’apertura di un grande centro commerciale al mese? Stesso discorso per l’edilizia. Si continua a costruire dappertutto. Ma per chi? E soprattutto a quale scopo visto che l’invenduto continua pericolosamente ad accatastarsi, raggiungendo cifre percentuali notevoli. E, sembra, che sia in crisi, nonostante al diminuzione dei prezzi, anche il mercato degli affitti. Insomma se non c’è fame di case, perché moltiplicare i palazzi? E anche qui il sospetto, suffragato purtroppo anche da qualche indagine, che la malavita abbia un qualche ruolo, non pare essere frutto di uan visione puramente fantascientifica. Anzi i più maligni sostengono che, dal terremoto in giù, la pratica del riciclo sostenga una fetta, nemmeno tanto marginale, dell’economia di questa regione. Ma al di là di questi allarmi, la cui autenticità è tutta da provare, la verità è che si va ancora per megacostruzioni e che un progetto generale di recupero edilizio, soprattutto dei grandi centri storici, non ha preso ancora piede. Oltre che evitare il consumo di territorio, il recupero ha costi inferiori delle nuove ostruzioni e invoglia di più ad investire i risparmi delle famiglie sul miglioramento delle loro abitazioni. Del resto lo spopolamento dell’acropoli di Perugia è avvenuto anche per la mancanza dal dopoguerra in poi di programmi di questo tipo. La fatiscenza delle vecchie abitazioni determinò la fuga verso i quartieri popolari. Ho citato questi due esempi per dire che la politica, di fronte ad una situazione che va sempre più peggiorando, non è stata in grado di produrre innovazione, di costruire riforme condivise che recuperino risorse necessarie ad investire nel territorio. Si continua ad esercitare la più pericolosa delle pratica in tempo di difficoltà, quella del vivere alla giornata. Da questo mese gli effetti dei provvedimenti governativi cominceranno a farsi sentire. Tra Irpef, Imu, Tia e compagnia bella andrà in onda una stangata che peserà per qualche migliaio di euro a famiglia. In cambio i cittadini avranno meno servizi e nessun beneficio. Alla lunga, se la politica non è in grado di produrre una svolta, la sfiducia negli amministratori locali aumenterà e potrebbe anche sfociare in aperta contestazione. Ed è questa la minaccia che pesa sopra i secondi mandati. Possibile che gli attuali amministratori umbri non capiscano che occorre trovare, e dire alla svelta, un’alternativa al pericolosissimo status quo di oggi. E questo è compito della politica. Quelli che governano ora, continuando a vivacchiare, rischiano di finire sotto un cumulo di macerie. A meno che non imbocchino decisamente la strada della discontinuità con il passato. Ma scaricare, in un baleno, un intricato sistema di potere e di relazioni sociali, consolidatosi in un ventennio, pretende che in campo ci siano dei capitani coraggiosi. E quella è merce che, per adesso, non si trova nel mercato della politica umbra; kipling si rassegni.

strelnikov.d@libero.it

APERTURA IKEA A PERUGIA, FAVOREVOLE LA SEZIONE “PERTINI” DEL PARTITO SOCIALISTA UMBRO

31 gennaio 2012

“In un momento come quello che stiamo vivendo di crisi profonda del tessuto economico ed occupazionale che interessa anche la zona del perugino, non possiamo che esprimere la nostra piena condivisione”. Queste le parole di Bruno Cecchini, segretario della sezione “Pertini” del partito socialista umbro che accorpa gli iscritti di San Martino in Colle e San Martino Campo, frazioni di Perugia, che dichiara parere favorevole all’apertura dell’Ikea in quell’area. “Il direttivo, che si è riunito nei giorni scorsi – ha proseguito Cecchini –, ritiene che l’arrivo dell’azienda a San Martino in Campo possa rappresentare un importante fatto per la zona interessata, favorendo l’occupazione e tutto l’indotto che ne può derivare”.

E lo chiamano sviluppo! Autostrada, nodo, maxistalla, mercato coperto, argini del Tevere, Monteluce, Ikea, inceneritore… Vecchie idee che non funzionano più

5 novembre 2011

A metterle tutte in fila, le grandi pensate degli amministratori locali, c’è da rabbrividire:  la trasformazione della E45 in autostrada (con annesso pedaggio); il nodo di Perugia (22km di strada che per collegare l’ospedale alla “regione” e “snellire il traffico” distruggerà per sempre aree agricole di pregio); la Maxistalla con annesso biodigestore indispensabile per salvare dal collasso le Opere Pie (piazzando l’impianto giusto a Santa Maria Rossa, epicentro di una zona già martoriata da residui zootecnici prodotti dagli impianti di Olmeto/Bettona); la trasformazione del mercato coperto in un mega centro commerciale (con s-vendita alla società privata “nuova Oberdan” dell’intero complesso e con lo scavo di una voragine a pochi metri dal Palazzo del Popolo); l’arginatura scriteriata del Tevere (con la conseguente urbanizzazione delle aree non più a rischio di esondazione, il tutto sembra fatto apposta per accontentare qualche imprenditore locale); l’operazione Monteluce (demolizioni terminate… ricostruzione quando?); l’operazione Ikea (con il discutibile scambio di terreni su cui indaga la magistratura, l’altrettanto discutibile aumento dei posti di lavoro e lo sbandierato arrivo di 2 milioni di clienti all’anno – e altrettante auto circolanti!); l’inceneritore rifiuti da costruire a tutti i costi anche se non ci dicono dove (con una raccolta differenziata che sembra fatta apposta per fallire); la demolizione dell’ex Tabacchificio di Ponte Valleceppi, oramai ex esempio di archeologia industriale (da rimpiazzare con le ennesime palazzine che rimarranno invendute). Il tutto infarcito da interventi “di contorno”, come le tante deroghe dal piano regolatore per rendere edificabili le aree agricole, rotonde che spuntano ovunque come funghi, (altri sette se ne attendono in via Pievaiola), distese di impianti fotovoltaici al posto dei campi coltivati, parcheggi al posto di antichi orti medievali, centrali termiche che bruceranno biomasse (o rifiuti?) a due passi dall’ospedale regionale, eventi “altamente culturali” come l’eurochocolate ecc…  Tali scelte, capaci di arricchire solo un limitato gruppo di imprenditori/speculatori, non sembrano portare grossi benefici ad una larga fetta di cittadini, sempre più poveri e costretti, in nome della crescita economica, a subire come inevitabili i tanti episodi di inquinamento dell’aria e delle falde acquifere, la desertificazione di quartieri vecchi e nuovi ceduti  alla microcriminalità, un traffico automobilistico in continuo aumento e una vita sempre più difficile. La frenetica corsa al cemento per inseguire il miraggio dello sviluppo non funziona più: abitazioni e capannoni rimangono invenduti, gli ipermercati chiudono per mancanza di clienti (si veda la recente chiusura di ELDO, preceduta negli anni dalla chiusura di STANDA, COIN, UPIM) e le opere pubbliche sono ferme per mancanza di risorse e di idee della classe politica. E’ ora che i cittadini tornino a dire la loro per trovare nuove vie alternative ad un sistema che sembra essersi  esaurito. E’ ora che la politica si apra ad una reale partecipazione.

Movimento Perugia Civica

Perugia, Lidarno e San Martino in Campo: un’area commerciale è di troppo

4 ottobre 2010

Giorgio Corrado – Consigliere Comunale PdL – Perugia

Il Minimetrò assorbe oltre 10 milioni di euro l’anno e il costo del Biglietto Unico del BUS è stato aumentato, in modo assurdo e spropositato, del 50%. Urge vendere il terreno comunale di Lidarno: quasi 14 ettari per attività commerciali, che, messi all’asta, possono fruttare oltre 4 milioni di euro. Ho chiesto che in attesa dell’ aggiudicazione della gara pubblica, fosse sospesa la pratica per l’insediamento in San Martino in Campo dell’Ikea. Ciò ha una logica: bisogna evitare in modo assoluto che nello spazio di pochi chilometri, tutti a ridosso di Ponte San Giovanni, si realizzi una caotica concentrazione di mega strutture commerciali, tali da far impazzire totalmente il traffico sulla E45 e dintorni. Chiudere in una stretta morsa veicolare, di auto e camion, Ponte San Giovanni, da San Martino a Lidarno, è pazzesco. In ogni caso, con i lunghissimi tempi delle infrastrutture stradali, almeno per i prossimi venti anni, i terreni agricoli di San Martino in Campo non dovrebbero essere occupati da attività commerciali. Perché con le concomitanti mega cubature di Lidarno e di San Martino, oltre Collestrada, la congestione del traffico sulla E45 si trasformerebbe in una drammatica emergenza giornaliera. L’Amministrazione Comunale ha dunque una sola scelta: impedire che l’area agricola di San Martino in Campo venga trasformata, contro ogni previsione del Piano Regolatore, in zona commerciale. Non c’è spazio per due poli attrattivi così vicini ed impattanti; ne va della vivibilità della zona e di Perugia stessa. L’Ikea può essere un’opportunità;  ma perché non a Lidarno?