Posts Tagged ‘internazionale’

Claudio Ricci : l’Umbria deve entrare nell’accordo nazionale con Ryanair per lo sviluppo dell’aeroporto internazionale

19 settembre 2016
ryanClaudio Ricci (consigliere regionale): l’Umbria deve entrare nell’accordo nazionale con Ryanair per lo sviluppo dell’aeroporto internazionale.
Ryaner (o altra compagnia aerea a “basso costo”) deve riattivare “stabilmente” alcune linee all’aeroporto internazionale dell’Umbria per una adeguata crescita socio economica e turistico culturale della Regione.
Questo l’obiettivo “propositivo” di una “interrogazione” che Claudio Ricci farà inserire nell’ordine del giorno del Consiglio Regionale del 27 settembre prossimo.

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AZIENDE UMBRE IL 9 MAGGIO A CIBUS, LA FIERA INTERNAZIONALE DELL’ALIMENTAZIONE

3 maggio 2016

Il-Tartufo-di-Paolo-Carpaccio-aus-Sommertrueffeln-80gParma fino al 12 maggio 2016.

Sulla scia di Expo2015, Cibus2016 si presenta con numeri da record: 3 mila espositori su un’area di 130mila metri quadri, 70mila visitatori attesi, tra cui 15mila operatori esteri e 2mila top buyer da ogni continente. Le aziende espositrici presidiano tutti i settori merceologici: carni e salumi, formaggi e latticini, gastronomia ultra fresco e surgelati, pasta, conserve, condimenti, prodotti dolciari e da forno, la Quarta Gamma, le bevande, prodotti tipici e regionali, ed altro ancora. Tra le novità una sezione dedicata ai prodotti freschi e freschissimi, una dedicata all’ittico ed una ai prodotti certificati Halal e Kosher.

LE AZIENDE UMBRE PARTECIPANTI (more…)

PAPA A LESBO, NOI IN 5000 AD ASSISI SUI PASSI DI FRANCESCO PER ABBATTERE MURI

12 aprile 2016

Italy Pope Holy Thursday

Il prossimo 15 e 16 aprile il Santo Padre andrà nella piccola isola Greca insieme al Patriarca Bartolomeo in solidarietà ai profughi e per l’abbattimento dei muri. Negli stessi giorni ad Assisi oltre cinquemila giovani studenti e insegnanti di tutt’Italia s’incontreranno, sui passi del Santo, per dare vita ad un grande laboratorio di pace. E sabato una Marcia per la pace contro i muri e l’indifferenza. (more…)

Centro Internazionale di Studi sul Turismo di Assisi, precisazioni dell’avv. Marzio Vaccari

2 settembre 2014

In nome, per conto e nell’interesse del Centro Internazionale di Studi sul Turismo rilevo l’articolo comparso a firma del consigliere Bartolini dovendo però precisare quanto segue.

Il Centro Internazionale di Studi sul Turismo (di seguito, per comodità, CST) sta attraversando da mesi un periodo di difficoltà che, però trova la sua causa non nella gestione degli ultimi anni, che, al contrario, ha mantenuto una situazione particolarmente difficile. (more…)

Zapatero: Ecco i retroscena del colpo di stato in Italia

12 dicembre 2013

beZapatero shock: ecco la verità su Berlusconi che nessun media ha raccontato

di Daniele Di Luciano
Vorremmo dire «clamoroso», ma non è così perché sapevamo da tempo, e lo abbiamo più volte scritto, che non solo in Italia ma anche dall’estero arrivavano pesanti pressioni per far fuori Silvio Berlusconi. L’ultima prova, che conferma la volontà di rovesciare un governo (more…)

IL COMPLOTTO PER FAR FUORI IL CAV

29 novembre 2013

ITALY POLITICS GOVERNMENTÈ singolare che nel Paese del pan-giustizialismo, dove tutto viene ricondotto al giudizio della magistratura, nessuno abbia avuto l’idea di sollecitare qualche Procura ad aprire un’inchiesta sulla notizia di reato resa pubblica dal presidente dell’Ifo, Hans-Werner Sinn.

Il professore tedesco, alfiere del nazionalismo economico del suo Paese, ha (more…)

Le Democratiche di Perugia celebrano la “Giornata per i diritti dell’infanzia”

19 novembre 2013

democratiche umbria logo“Si celebra domani la giornata internazionale per i diritti dell’infanzia. Quale miglior momento per approfondire una riflessione sul fatto che ancora oggi molti bambini e adolescenti, anche in Italia, sono vittime di violenze, abusi, di discriminazione ed emarginazione. Ma soprattutto per continuare ad offrire idee e progetti per promuovere il benessere dei bambini, per (more…)

MONTI: MISSIONE NON COMPIUTA

21 gennaio 2012

Il compito del governo tecnico era quello di stabilizzare la posizione italiana nel mercato dei capitali, porre fine alla strumentalizzazione che si era fatta delle nostre liti e faziosità nazionali, restaurare la normalità nei rapporti interni all’Unione europea e, con ciò, ridurre la forbice del differenziale dei tassi d’interesse. Non a caso s’era molto posto l’accento, nel periodo preparatorio del commissariamento governativo, sugli spread, assai forzandone il significato e quasi leggendoci l’indice della poca credibilità internazionale del governo Berlusconi.

Ebbene, tale missione è fallita.

Noi abbiamo sempre letto gli spread come un indicatore della crisi dell’euro, e non della sostenibilità del nostro debito (anche se, ovviamente, su quella influivano), ma per i feticisti del ramo faccio osservare che la media dello spread, nei sessanta giorni del governo Monti, è superiore a quella degli ultimi sessanta giorni (i peggiori) del governo Berlusconi.

E questa è solo la premessa di quel che sta per avvenire.

Il governo Monti ha commesso due errori, gravi. Il primo è stato negare la crisi dell’euro, negare che l’origine dei problemi (quelli attuali, non quelli storici) sta nella debolezza politica e istituzionale della moneta unica, in questo modo avvalorando l’idea che siano la dissipazione e l’indisciplina interne a portare la colpa di quel che accade. Il secondo è stato far credere che il problema consistesse nel trovarsi un posto fra Francia e Germania, sventolando come un trofeo la riammissione al desco, laddove, al contrario, il problema era rompere quell’asse, far comprendere ai francesi che legandosi ai tedeschi si sarebbero inabissati, e far comprendere ai tedeschi che fuori da una logica europea la loro forza diventa un peso, che li sprofonda fra i fantasmi della storia. A questi due errori il governo Monti ne ha sommati altri, meno decisivi ma comunque nocivi. Ha cominciato a comportarsi come un governo normale, nato dalla volontà degli elettori e non commissariale (quale è e non smetterà di essere), quindi allargando le proprie competenze fino a trattare materie poco o per nulla attinenti con la propria missione. In questo modo è entrato nel gioco politico, il che è legittimo, ma solo a condizione che accetti di passare per il giudizio elettorale. Ha preteso che i propri ministri potessero agire per comprovata competenza, laddove alcuni di loro sono inciampati in incredibile inadeguatezza (come dimenticare lo strafalcione dell’intervento per decreto in un interna corporis parlamentare!), o hanno mostrato una stoffa umana più adusa allo struscio ombroso che al mostrarsi esemplari.

Al sorgere del governo Monti taluni videro alle sue spalle i mitici “poteri forti”.

Noi ci vedemmo la debolezza della classe dirigente e l’insipienza della politica, che veniva commissariata. Anche le umane inadeguatezze confermano quella nostra impressione. Ora la partita cambia. Con alle spalle l’insuccesso, con di fronte l’assenza di strumenti per operare sul campo europeo (Monti pagherà caro l’avere sostenuto l’irresponsabilità dell’euro, e la sua personale debolezza è divenuta quella italiana), il governo in carica rischia d’essere quello che si rivolgerà al Fondo monetario internazionale. Un prestito da quella fonte (oltre a portare una certa sfortuna, perché l’indice degli insuccessi, per il fondo, è infinito) menoma la sovranità politica di un Paese, sottoponendolo non alla vigilanza degli alleati e propri pari, ma a quella di chi presta denaro. Se questo dovesse accadere si porrà la necessità di una decisione, le cui conseguenze si riverbereranno negli anni: accettiamo quei soldi per fare quello che i tedeschi ci chiedono, o li accettiamo per svincolarci da una guida che non abbiamo scelto, non vogliamo è ci porta ad affondare? Da come ho posto la domanda è evidente la mia risposta: la prima cosa sarebbe follia.

Il punto è: chi la prende, quella decisione?

Non di certo un governo commissariale. Su questo è bene essere chiari: a impegnare il futuro di una democrazia non può che essere chi ne è democratica espressione. Il che porta, visto che la precedente maggioranza politica è fallita, per sua stessa ammissione, alle elezioni. Conosco l’obiezione: in questo momento sarebbe pericoloso. Lo è.

Ma quanto è pericoloso pensare di sospendere la democrazia e ipotecare il futuro?

In Spagna, inoltre, s’è dimostrato che un governo con maggiore stabilità politica davanti fornisce maggiore affidamento, pur restando gravi i problemi. Credere che le colpe siano di Monti è sciocco. Credere che sia la soluzione, anche.

Davide Giacalone

 

 

Prima Mostra-mercato della Solidarietà Internazionale a Perugia

5 dicembre 2011

Giovedì 8 dicembre dalle ore 10.00 alle 22.00, negli Spazi Espositivi del CERP – Rocca Paolina – Perugia, si svolgerà la Prima Mostra Mercato della Solidarietà Internazionale, giornata d’informazione e sensibilizzazione sulle attività di solidarietà internazionale portate avanti dalle associazioni del territorio provinciale di Perugia. Ogni Associazione avrà a disposizione uno spazio informativo/espositivo all’interno del quale i referenti informeranno la cittadinanza sui progetti di cooperazione decentrata allo sviluppo, sulle iniziative di solidarietà internazionale e sulle attività di sostegno a distanza e potranno esporre materiali e oggetti ai fini della raccolta fondi. Per richiedere la partecipazione, gratuita, all’evento è necessario compilare la scheda di iscrizione che potete scaricare dal sito http://www.pgcesvol.net e inviarla entro il 21 Novembre 2011, al n. di fax 075.5287998 o alle email cesvol@mclink.it e volint@pgcesvol.net.

ANNO INTERNAZIONALE DELLA CHIMICA ALLA CAMERA DI COMMERCIO DI PERUGIA

10 ottobre 2011

Gianluigi Angelantoni

L’Anno Internazionale della Chimica è stato voluto dalla 63ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite: in tutto il mondo, vuole celebrare le conquiste della Chimica ed il suo contributo al benessere dell’umanità, con particolare attenzione al tema molto sentito ed attuale della preservazione delle risorse naturali e dello sviluppo sostenibile.

La proposta di risoluzione è stata formulata dall’Etiopia: l’iniziativa quindi, non è partita da una nazione fortemente industrializzata come USA, UK, Germania, ma da un paese povero, di cultura non occidentale, che ha voluto però sottolineare con questo gesto quanto l’utilizzo efficace della Chimica sia indispensabile per la crescita ed il benessere delle popolazioni povere, attraverso uno sviluppo sostenibile.

La cerimonia dell’inaugurazione ufficiale  si è tenuta a Parigi nella sede dell’UNESCO. In Italia le manifestazioni per celebrare questo evento, sono coordinate dalla Società Chimica Italiana, dal Ministero della Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e dalla Federazione Nazionale

Catia Bastioli

dell’Industria Chimica.

L’Anno Internazionale della Chimica è stato celebrato dalla Sezione Umbria della Società Chimica Italiana con una grande manifestazione che si è tenuta Venerdì 30 Settembre, al Centro Congressi della Camera di Commercio di Perugia. Il Presidente, Prof. Benedetto Natalini, ha messo in evidenza il senso di questa manifestazione, sottolineando in particolare che sviluppo sostenibile ed efficienza energetica, temi sviluppati nelle due conferenze successive, sono tra l’altro obiettivi assunti dalle Nazioni Unite per il decennio 2005-2014. Successivamente, il Consiglio Direttivo della Sezione Umbria ha voluto premiare Luciano Barluzzi, uno studente del Liceo Scientifico G. Marconi di Foligno, vincitore della medaglia d’argento alle Olimpiadi della Chimica che si sono svolte, quest’anno, ad Ankara (Turchia). I due conferenzieri: la Dr.ssa Catia Bastioli, AD Novamont e Gianluigi Angelantoni, AD Angelantoni Industrie hanno tenuto due splendide conferenze dal titolo: “Il ruolo delle bio-raffinerie integrate di terza generazione per il rilancio della Chimica in Italia”  e “Le nuove sfide delle rinnovabili: il solare a concentrazione”

Da sottolineare che Catia Bastioli e Gianluigi Angelantoni sono rispettivamente Presidente e Vice-Presidente del Kyoto Club, una organizzazione non profit costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto.

 

 

 

 

INTERVISTA A HELMUT KOHL: “DOBBIAMO RIPORTARE LA FIDUCIA IN EUROPA” – PARTE SECONDA

21 settembre 2011

IP:
Alcuni osservatori affermano di aver individuato recentemente una tendenza

Helmut Kohl

tedesca a mettersi “fuori dalla Unione europea” e il pensiero di entrare in “una globalizzazione solitaria”. Siamo di fronte ad una nuova “Großdeutschland”?

Kohl:
Non credo proprio che in Germania qualcuno con delle responsabilità abbia l’intenzione di seguire questa idea. Uno sguardo alla nostra storia ci ricorda che non possiamo permetterci un’azione solitaria della Germania.

IP:
Già nel 2010 sul giornale tedesco Bild, Lei aveva avvertito: “Il nazionalismo nascente e la crescente ostentazione nazionalistica ostacolano l’unificazione europea”. A chi è rivolta in particolare questa affermazione?

Kohl:
Ai tedeschi, anche se con questa affermazione avevo in mente anche altri. Purtroppo è vero, soprattutto i tedeschi devono riconoscersi in questo avvertimento. Tenendo in considerazione la nostra eredità storica e il suo significato, abbiamo una responsabilità particolare.

IP:
Rispetto alla crisi in Grecia, alla “American Academy” a Berlino, Lei ha di recente affermato: “Seguiremo il nostro percorso anche insieme alla Grecia… per quanto il cammino possa essere difficile” In seguito, nella Sueddeutsche Zeitung Lei è stato definito come l’“europeo di cuore” che avrebbe reagito più generosamente rispetto alla “europea di testa” Angela Merkel, se si fosse trovato ad affrontare i problemi della Grecia nella Sua epoca. Si può fare questa distinzione? In Germania esiste ancora un numero sufficiente di europei e politici appassionati?

Kohl:

Ritengo la distinzione tra “europeo di cuore” e “europeo di testa” fondamentalmente sbagliata, anzi pericolosamente ingannevole. Come capo di stato di un paese non si può semplicemente prendere decisioni con il cuore o con la testa: ovviamente bisogna decidere con entrambi. Da un lato è necessario avere passione e voglia di fare per svolgere i propri compiti perché altrimenti nessuno sarebbe in grado di affrontare la carica istituzionale, nella la sua immensa responsabilità e con l’enorme dispendio di tempo che essa richiede. D’altro lato non é possibile portare avanti le proprie idee, se in certi momenti non si è in grado di mostrarsi risoluti. Senza queste abilità semplicemente non si è adatti per questo lavoro. L’Europa era e rimarrà qualcosa che mi sta a cuore, ma ciò non contraddice e anzi completa l’idea che l’Europa sia prevalentemente un prodotto della ragione. In altre parole: l’Europa non é un’utopia fine a se stessa di alcuni ingenui sognatori, ma rimane l’unica alternativa possibile, soprattutto per la Germania. La situazione della Grecia é uno splendido esempio di che cosa questo significhi in concreto. Gli errori con la Grecia sono stati fatti nel passato; in questo momento di crisi l’Unione europea e i membri della Zona Euro non possono porsi il dubbio se essere o meno solidali con la Grecia, perché la Grecia fa parte di entrambe. Del resto è anche vero che durante la mia carica di cancelliere, la Germania non avrebbe mai approvato l’ammissione della Grecia nella Zona Euro a fronte di drastiche riforme strutturali nel paese, perché ad un esame attento la situazione effettiva della Grecia non sarebbe certo potuta rimanere nascosta. So di cosa parlo , perché vi ho preso parte. Già durante le trattative per l’introduzione dell’Euro, i greci facevano una forte pressione su di noi per essere parte dell’Eurolandia sin dall’inizio; ciononostante io, insieme al ministro delle finanze Theo Waigl, ho sempre sostenuto ed espresso con chiarezza le ragioni per cui respingevo la loro entrata. Purtroppo però, con il nuovo governo nel 1998, la linea dura della Germania si è ammorbidita. Con me alla guida del paese, la Germania non avrebbe violato il PCS. Ritengo che queste due decisioni siano il motivo principale che ci ha costretto ad assistere agli errori che ora giustamente critichiamo nell’Eurolandia e nei suoi singoli stati membri,. Nel nostro paese si dimentica spesso che dobbiamo queste due decisioni alla coalizione tra SPD e Die Grünen ( socialdemocratici e verdi). Vorrei sottolineare che queste decisioni non sono state generate da necessità della Realpolitik ma si è trattato semplicemente di un atteggiamento irresponsabile. Le conseguenze lo dimostrano chiaramente. D’altra parte è vero che gli errori fatti non possono essere cancellati, che lamentarsi non aiuta e mettere in dubbio la stabilità dell’Euro aiuta ancora meno. La buona notizia è che possiamo correggere gli errori e risolvere i problemi. Sarebbe un errore cadere nell’illusione che si tratti unicamente di una questione di soldi, o come la propone Lei, una questione di generosità. Nella crisi l’Europa ha bisogno di un attivismo determinato e un pacchetto di misure lungimiranti, scelte con saggezza e senza ideologie. Solo così potremo rimettere l’Europa sulla retta via e garantirle un futuro sicuro. Pagheremo senz’altro un prezzo più alto di quanto avremmo fatto senza aver preso decisioni errate, ma non abbiamo altra scelta se non vogliamo far crollare l’Unione Europea. Le misure necessarie prevedono tra l’altro che gli stati membri in difficoltà come la Grecia ricevano il sostegno della comunità, anche se questi dovranno prima fare da soli i loro compiti a casa.. Una comunità come l’UE e l’Unione monetaria potrà funzionare nel lungo periodo solo se ognuno si prenderà la proprie responsabilità. Al momento vedo purtroppo qualche mancanza o – in altre parole – vedo pochi europei convinti. Ma questo non contraddice il fatto che tra i nostri politici europei ci sia sufficiente passione: dobbiamo semplicemente permetterle di emergere.

IP:
“Riprenderei tutte le decisioni importanti fatte.”, ha concluso nel 2010. Vale anche per l’Unione monetaria dove gli errori di costruzione stanno diventando palesi?

Kohl:
Questa conclusione è valida guardando indietro a tutta la mia vita, e sopratutto per l’Unione monetaria, così come per tutte le decisioni riguardanti l’Europa che sono state prese durante il mio incarico di cancelliere. Anche il dibattito attuale non cambia nulla sul mio percorso. Non dimentichiamo che l’Europa si è sviluppata sempre a piccoli passi. Non è mai stato facile andare avanti con l’UE e non l’abbiamo mai presa alla leggera. Le trattative tra gli stati membri dell’UE, e precedentemente tra gli stati membri CEE, spesso duravano fino al sorgere del sole. Per l’Europa unita abbiamo combattuto una lotta dura, chiedendoci cosa ci portasse avanti, fino a quale punto potessimo andare avanti senza sovraccaricare i singoli e fino a quale punto ci avrebbero seguito tutti. Si può criticare questo metodo, però alla fine bisogna accettarlo, e diventa più facile accettarlo se la solidarietà tra i membri aumenta. É un’esperienza che ho fatto spesso. Naturalmente ogni tanto avrei desiderato prendere decisioni più estese, sopratutto negli anni novanta in connessione all’Euro e all’unione politica. Ma se in quel periodo avessi insistito su tutto ciò che desideravo fare e consideravo necessario sul lungo periodo, non avremmo mai fatto quel passo in avanti con l’Europa che infine abbiamo fatto. Per esempio sono convintissimo che ancora oggi non avremmo l’Euro. A questo scopo ho fatto dei tagli che ritenevo e ritengo ancora giustificabili. Considero l’espressione “errore di costruzione” del tutto sbagliata. In questo ambito. È vero che non abbiamo raggiunto gli obiettivi come avremmo desiderato. Però abbiamo fatto il possibile e la direzione era giusta, questo è ciò che conta. Devo ammetterlo, il fatto che dopo il mio mandato l’UE senza una vera ragione sia tornata indietro su questioni generali che avevamo già risolto – come il patto di stabilità e la Grecia – e che non riesca a fare progressi, per giunta sotto la guida franco-tedesca, ha superato la mia immaginazione, e continua a farlo.

In breve: abbiamo raggiunto insieme gli obiettivi che potevamo raggiungere secondo le circostanze del momento, e anche osservando dalla prospettiva odierna si può giudicare come un’ottima prestazione.

IP:
Nel autunno dell’anno scorso si è distanziato chiaramente dall’abrogazione del servizio militare obbligatorio: “In base a quello che vedo e sento, non mi pare che il mondo sia cambiato in modo tale da non poter rendere possibile il servizio militare obbligatorio.” L’abrogazione è stato un errore?

Kohl:
Sì.

IP:
La rivoluzione del mondo arabo rappresenta la più grande sfida strategica per l’Europa, è paragonabile alla caduta del muro nel 1989? Quale strategia consiglia Lei per l’Europa?

Kohl:
Attualmente la più grande sfida per l’Europa è l’Europa stessa. L’Europa deve rendersi conto di avere una responsabilità per il resto del mondo e comprendere quale questa sia. Dobbiamo assolutamente smettere di perderci nelle piccolezze e invece ricominciare a parlare come una unica voce. In nessun modo voglio negare la portata delle sfide della crisi finanziaria ed economica,le sfide sono immense – ma ancora una volta – anche nel passato abbiamo avute grandi sfide. Penso alla caduta del Muro nel 1998, a cui si Lei fa riferimento. Se in quel periodo avessimo reagito così debolmente, come alcuni fanno oggi, usando regolarmente superlativi per descrivere la situazione, sicuramente non avremmo mai raggiunto la riunificazione tedesca nel 1990. Le sfide esistono per essere affrontate e per essere risolte con coraggio e voglia di fare. Questo valeva nel passato ed è valido ancora oggi, senza differenze. Adesso è necessario uscire dalla crisi con una linea chiara e mettere l’Europa in grado di reagire su altri temi, come per esempio la rivoluzione del mondo arabo, da Lei prima menzionata. Come ho già detto prima, non è la sfida più importante per l’Europa, ma si tratta comunque di una grande sfida strategica. Il nostro compito sarà sostenere questi paesi nel loro percorso verso la libertà, la democrazia e lo stato di diritto, per renderli capaci di aiutare se stessi. Non ci sarà una soluzione generale che possa essere valida per tutti. Si può trattare solo di un sostegno ponderato che deve essere adatto alle esigenze dei singoli paesi. La mia raccomandazione é di esaminare e giudicare accuratamente fatti e provvedimenti.

IP:
L’ex presidente americano Bill Clinton ha recentemente nominato Lei come modello per la Sua lungimiranza strategica. Se pensiamo alla notevole ascesa della Cina, dell’India o altri paesi, all’ancora incompiuto percorso della Russia verso la democrazia e al fatto che gli Stati Uniti non vogliono più assumersi tutta la responsabilità e hanno l’intenzione di ritirarsi almeno parzialmente, per la Germania e l’Europa quali sono le priorità più importanti della politica estera?

Kohl:
Per la Germania e l’Europa la priorità principale è assumere le proprie responsabilità insieme agli USA per tutto il mondo. Oltre a Russia, a Cina, Asia e il mondo arabo, esiste anche l’Africa di cui non dobbiamo dimenticarci, insieme a tutti i problemi e difficoltà presenti. In questo ambito, il mio desiderio per il nostro paese e anche per l’Europa che la consapevolezza aumenti ancora; la storia non è determinata a priori, ma è piuttosto il risultato delle azioni delle singole persone. Questa è il criterio con cui veniamo misurati nella storia. Non dobbiamo esserne spaventati, ma al contrario questa idea dovrebbe infonderci coraggio e ottimismo per il percorso che ancora dobbiamo percorrere. E dobbiamo cogliere tutte le occasioni che abbiamo. Anche a rischio di ripetermi, questa è la più importante priorità per la politica estera della Germania e dell’Europa: assumere la responsabilità per il mondo intero.

Domande poste da Henning Hoff, Joachim Staron e Sylke Tempel della rivista POLITICA INTERNAZIONALE

 

INTERVISTA A HELMUT KOHL: “DOBBIAMO RIPORTARE LA FIDUCIA IN EUROPA”

20 settembre 2011

Helmut Kohl

“Durante la mia carica di cancelliere, la Germania non avrebbe mai approvato l’ammissione della Grecia nella Zona Euro”

Domande di   Henning Hoff, Joachim Staron e Sylke Tempel della rivista tedesca Politica Internazionale

L’intervento in Libia, la crisi in Grecia, la rivoluzione energetica, la Germania mette in gioco la fiducia nei confronti della sua politica estera?

Sì, dice l’ex-cancelliere Helmut Kohl nell’intervista della rivista tedesca “IP” (Politica Internazionale). Da alcuni anni la Repubblica Federale di Germania non è più affidabile, ora però è arrivato il momento in cui la Germania e l’Europa devono assumersi le loro responsabilità.

IP:
L’“Affidabilità” Signor Kohl, una volta era il fondamento della politica estera tedesca, invece l’ex-cancelliere Schröder, rifiutando di partecipare alla guerra in Iraq nel 2003, ha messo i rapporti transatlantici a dura prova. Ora si aggiungono l’astensione rispetto all’intervento in Libia nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, una solitaria rivoluzione energetica, e il riluttante impegno per la crisi in Grecia e il salvataggio dell’Euro. La Germania ha perso la sua bussola?

Helmut Kohl:
Purtroppo non possiamo che constatare che è così che stanno le cose. La Germania da alcuni anni non è più affidabile, né in politica interna, né in politica estera. Anche se lo si dimentica spesso, Konrad Adenauer schierandosi senza ambiguità con le potenze occidentali non si era affatto procurato solo degli amici; per imporre la sua politica ha dovuto affrontare, soprattutto in patria, resistenze di ogni tipo, ma è riuscito a creare un’impostazione di fondo chiara e affidabile su cui si sono potuti basare tutti i cancellieri successivi. Mi ricordo dei mesi drammatici della svolta degli anni 1989/90. Anche se la mia linea verso la riunificazione della Germania ha portato a far vacillare brevemente la fiducia dei nostri vicini e dei nostri partner nel mondo nei nostri confronti, abbiamo tuttavia superato la prova in modo brillante. Nel circolo dei nostri alleati occidentali ha contribuito in modo fondamentale il fatto che contemporaneamente all’unità tedesca ho sempre tenuto fede alla nostra politica europeista, promuovendo l’approfondimento della Unità europea con delle iniziative molto concrete. La riunificazione del nostro paese in pace e libertà in neanche un anno dalla caduta del muro, fino alla firma dei trattati e il Giorno della Riunificazione sono un impressionante esempio del credito di fiducia che ci siamo guadagnati con il nostro lavoro nell’arco di tanti anni. Non era scontato aspettarsi che in questi tempi difficili e insicuri i nostri partner e vicini restassero al nostro fianco, e questo per noi rappresenta un obbligo per il futuro, non lo si può sottolineare abbastanza.

IP:
Prendendo in considerazione i punti che Lei affronta nella sua domanda, guardando lo sviluppo degli anni recenti, mi chiedo, quale sia la posizione della Germania in questo momento e quale sarà in futuro. Lo stesso si chiedono anche i nostri vicini e alleati all’estero. Di una cosa, mi sono accorto recentemente, così come anche altri: alcune settimane fa, quando il presidente americano Obama è venuto in Europa, ha visitato Francia e Polonia, ma non è stato in Germania. Dopo tutto quello che noi tedeschi e americani abbiamo passato e vissuto insieme, e che tutt’oggi ci unisce profondamente, mai avrei  pensato che il presidente americano in carica potesse venire in Europa e non visitare la Germania, di fatto ignorandola completamente.

Kohl:
“Dobbiamo stare attenti a non perdere interamente la fiducia dei nostri alleati. Dobbiamo ritornare quanto prima alla nostra tradizionale affidabilità. È necessario rendere chiaro agli altri quale sia la nostra posizione e in quale direzione vogliamo andare, far capire qual è il nostro posto sullo scacchiere geopolitico e, che abbiamo valori e principi che difendiamo e promuoviamo costantemente. Sopratutto dobbiamo decidere tutti insieme e trovare una linea congiunta da seguire anche qualora dovessimo trovarci a fronteggiare grandi difficoltà”.

IP:
La politica estera della Germania sta cambiando. Come si spiega questo fatto?

Kohl:
Questa domanda prende la stessa direzione di quella riguardante la bussola. Se non si possiede una bussola, cioè se non si sa dove ci si trova e dove si vuole andare, vengono a mancare anche competenza e forza creativa nella leadership, e semplicemente non siamo in grado di attenerci con continuità alle decisioni prese nella politica estera tedesca perché manchiamo di consapevolezza. La situazione è tanto semplice quanto complicata. I rapporti transatlantici, l’Europa unita e in particolare la cooperazione con quegli alleati che sono più piccoli  ma comunque di pari dignità, l’amicizia franco-tedesca, i rapporti con i nostri vicini nell’Est e sopratutto con la Polonia, la nostra relazione con Israele, le responsabilità a livello mondiale; sono questi i fondamenti a cui la nave Germania è rimasta saldamente ancorata nel passato e che io ritengo validi ancora oggi, anche se sarà necessario adattarli al presente con tutte le sue sfumature. Se abbandoniamo questi nostri ormeggi, galleggeremo – in senso figurato – senza bussola e senza ancora nell’oceano, correndo il rischio di diventare inaffidabili e perdere la nostra identità. Le conseguenze sarebbero catastrofiche: verrebbe a mancare la fiducia di fondo che abbiamo guadagnato, si amplificherebbe il senso di incertezza e in ultimo la Germania rimarrebbe isolata. Credo che nessuno si auspicherebbe un tale risultato.
Quello che mi irrita e allo stesso tempo mi fa riflettere sono le opinioni che sentiamo ripetere in continuazione: oggi tutto è cambiato, il mondo non è più così semplice, dopo la fine della Guerra fredda ogni cosa è diventata più complessa anche per la politica, perché stiamo vivendo un momento di crisi di portata storica, che porta sempre nuove sfide. È vero che fino agli anni 89/90 il mondo era più facile da capire, perché, per cosi dire, esistevano solo due poli.
Anche se la pianificazione politica era fondamentalmente meno complessa e le sfide da affrontare meno imponenti, è controproducente trarre facili conclusioni e promuovere l’idea che tutto fosse piú facile all’epoca della Guerra Fredda, quando avevamo un mondo spaccato in due parti, una libera e l’altra oppressa, la nostra patria divisa, e vivevamo un periodo di incertezze costanti con la minaccia di una nuova guerra mondiale. Questo atteggiamento rende solo palese l’attuale senso di scoraggiamento verso nuove sfide e nuove opportunità e rivela una eclatante mancanza di conoscenze storiche insieme alla consapevolezza di come fosse in realtà difficile agire responsabilmente in quell’epoca.

Per fare il punto della situazione: gli enormi cambiamenti che avvengono nel mondo non possono essere una scusa per chi non ha una posizione o idee per il futuro. Al contrario: sono proprio gli enormi cambiamenti a richiedere una posizione stabile e chiara, affidabilità e continuità. Mi riferisco soprattutto alla politica; tanto più diventa complesso il mondo quanto più diventa importante che coloro che devono prendere le decisioni si assumano le proprie responsabilità e che dimostrino le loro capacità di leadership, rappresentando le loro opinioni e principi e dando risposte in modo chiaro e ripercorribile. Solo così sarà possibile creare certezza e affidabilità in un mondo complesso, guadagnandosi fiducia nel tempo e coinvolgendo anche gli altri. Unicamente in questo modo sarà possibile raggiungere gli obiettivi in modo costruttivo. Allo stesso tempo dobbiamo smettere di interpretare i cambiamenti nel nostro paese e nel mondo come minacce e accadimenti di portata storica. Piuttosto è vero il contrario: dobbiamo percepire ed accogliere i cambiamenti come chance e in generale rendere le persone più fiduciose verso questi cambiamenti.

DOMANI SARA’ PUBBLICATA LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA

In collaborazione con la rivista Critica Sociale

Dracula e tutti i suoi discendenti volano in boeing, vera mutazione genetico – finanziaria.

18 settembre 2011

L’OPINIONE

Peccato che l’Occidente sedotto per troppo tempo da fasti e nefasti non abbia trovato in tempo la cura ai suoi mali ed abbia offerto una ghiotta occasione a fattori od esseri para-normali, finora invisibili ed inafferrabili , al cui amo, dall’esca velenosa, siamo abboccati fatalmente. Ma finalmente, dopo una mia piccola indagine, ho trovato qualche riferimento che potrebbe consentire di individuarne le origini e il capostipite che, dopo un certo periodo di oblio e di astinenza s’è risvegliato dal letargo insieme alla numerosa discendenza, che come sappiamo da vittime ereditavano automaticamente il suo carattere affabile e seducente, le sue aggraziate sembianze che all’occasione però mostravano quei canini piuttosto affilati ed occhi di fuoco per la sete insaziabile di una bevanda biologica al 100 % .

Proprio lui il conte Dracula che stanco della solita Transilvania e dei soliti Carpazi, annusando un colossale salasso per sé, la sua famigliola e tutta la sua stirpe, ha deciso di fare il giramondo adattandosi con una vera mutazione genetica  ai luoghi e tempi diversi con modi , mezzi e fini al passo con la modernità . Quindi , ora passando dalla leggenda alla realtà odierna Dracula perde il suo charme di seduttore o vampiro in carne ed ossa, ora è invisibile, ha anche perso quella parvenza aristocratica di fascinosa truculenza ed agisce su spazi illimitati con feroci scatti felini, non gira più con la carrozza traballante ma ovviamente preferisce il veloce boeing per i suoi spostamenti intercontinentali , la sua arma letale non sfoggia più dietro il suo smagliante sorriso, ma dal macabro strumento telematico armato di un Internet spietato e fulmineo, ora, con grande spirito di adattamento, osservando che tra i popoli e le finanze del mondo non corre “buon sangue“, si accontenterà di un suo succedaneo, non più biologico, ma comunque di grandi risorse di liquidità ( ben diverse da quelle nei flaconi dell’Avis, ma spesso sottoforma di titoli finanziari dai nomi più strambi ed esotici , comunque di finta liquidità ) .

Ovviamente questi oriundi vampiri, di fronte a un sì vasto scenario ricco di sterminate prede, non si attardano nella selezione di singole vittime , colpiscono indiscriminatamente interi popoli e così l’evoluzione della specie, dietro le forme più varie ed indistinte , ha sviluppato il “dissanguamento di massa “  .

Ormai , anche se è troppo facile capire le cause del male ( materialismo sprecone , globalizzazione selvaggia , scomparsa dei valori universali ………) , per evitare che Dracula si arrenda per sazietà ( cosa impossibile ) , occorre rispondere a due cruciali punti :

1. Identifichiamo questi vampiri clandestini, peraltro senza permesso di soggiorno, non si può vincere una guerra con un nemico anonimo ( anche se un sospetto, avallato poi da altri, l’ho avuto subito collegandomi alla tesi della  “ mutazione genetica “ che a bordo del boeing fa presto dalla Transilvania all’estremo Oriente facendo apparire vampiri con occhi a mandorla che con la loro accumulata forza di liquidità immensa ormai umilia anche gli USA ( finanziariamente e politicamente ) e minaccia di accrescere in Europa una stratosferica rete di banche del sangue per vampiri

2. Mettiamo subito in atto anche noi in Italia una cura d’urto , anche se finora urta qualcuno e scansa qualcun altro; non s’è capito (o qualcuno pur avendolo ben capito non puo’ smentire la sua storia politica) che l’ubriacatura lunga 50 anni è finita, ed in modo traumatico su base mondiale nonostante i “lungimiranti” economisti di fama, e che il percorso inverso dalle stelle alle stalle prevede una infinita e massacrante maratona. Occorre quindi da subito individuare i punti deboli non solo economici (effetti), ma soprattutto quelli che li hanno determinati (cause)  ed intervenire, pur se con effetti impopolari, chiedendo sacrifici a tutti (inclusa CGIL+COOP, Magistrati e Calciatori che hanno o vorrebbero opporsi, per le loro specifiche categorie, con assurdi scioperi), anche se con maggior peso sui ricconi. Nessuno potrà o dovrà sottrarsi ed i più sono anche disponibili a condizione di una equita’ distributiva senza ulteriori colpi ai meno abbienti.

Infine un consiglio a Dracula : nel tuo stesso interesse, non esagerare coi salassi continui che hanno già provocato terremoti nelle Economie di tutto il mondo che dovranno lottare solo per non arretrare troppo, … altro che crescita, mito da tutti ingenuamente invocato a forza di miliardi di €uro. (comunque sempre a rischio, se per aumentare artificiosamente consumi indiscriminati e/o sostenere sprechi e surplus del passato, senza considerare che con oculati tagli e razionalizzando la macchina statale quella benedetta crescita sarà sottintesa in automatico) !

Insomma Dracula attento che un’ anemia cronica delle tue vittime alla fine ti ridurrà a conficcare i tuoi deliziosi canini in corpi esanimi e restando disoccupato non avrai altra scelta che il ritorno in Transilvania , come tutti ci auguriamo e per sempre.

Leonida Laconico

“DIECIMILA DEL CAMPANILE” 2011: UNA GARA INTERNAZIONALE E SOLIDALE

14 settembre 2011

“In Umbria non esisteva, ad oggi, un gara podistica da disputarsi su un percorso di 10 chilometri

Gianfranco Brugnoni

misurato e certificato”. Così ha spiegato Gianfranco Brugnoni, presidente della Podistica Volumnia Sericap, l’associazione che, quest’anno, ha deciso di cambiare volto alla tradizionale Maratonina del campanile. L’appuntamento settembrino di podismo, infatti, non si configura più come la classica mezza maratona, ma come una gara veloce, che si correrà su un percorso, appunto, di 10 chilometri misurato e certificato e “battezzata” Diecimila del Campanile. L’evento, che unisce allo sport la solidarietà e l’offerta turistica, prevede tre tipi di gare, la cui partenza è prevista alle 9.30 di domenica 18 settembre in via Celestini, nelle vicinanze del Cva a Ponte San Giovanni. Alla gara agonistica principale, per cui si aspettano circa 700 atleti, provenienti oltre che dall’Italia, anche da Marocco, Etiopia, Kenya, Tunisia e Rwanda, potranno partecipare anche gli iscritti della Confcommercio della provincia di Perugia, per i quali è riservato pure il 1º Trofeo Confcommercio.

“Alla corsa principale – ha sottolineato il presidente di Podistica Volumnia – si affiancano poi le camminate non competitive di 5 e di 10 chilometri, per chi vuol partecipare senza spirito agonistico, ma semplicemente per ‘Correre per la vita’, come incita il nostro slogan. La quota di iscrizione è gratuita per coloro che soggiorneranno in uno degli hotel convenzionati, mentre di soli 5 euro per tutti gli altri.

Perugia, “Il Peso del Tempo” di Lutz Seiler. Incontro con l’autore e presentazione del libro

13 maggio 2011

Martedì,17 Maggio ore 17:00 – Presso il Foyer del Teatro Morlacchi, Perugia

Lutz Seiler

Sarà presente l’autore Lutz Seiler; il Prof. Hermann Dorowin dell’Università degli Studi di Perugia; la giornalista Isabella Rossi; la direttrice dell’Istituto Tedesco Perugia, Claudia Schlicht. Gli interventi saranno tradotti consecutivamente in lingua italiana.

Dopo il debutto al Salone Internazionale del Libro di Torino, Lutz Seiler ha scelto lo scenario della città di Perugia  per presentare il suo ultimo libro. Lutz Seiler, uno dei più importanti scrittori contemporanei di lingua tedesca, è nato a Gera nel 1963, ha lavorato come muratore e falegname ed ha studiato germanistica ad Halle e a Berlino. Oggi vive a Wilhelmshorst, Berlino. Ha esordito come poeta subito dopo i suoi studi. E’ autore di liriche, di raccolte di saggi e racconti, per alcuni dei quali ha ricevuto importanti riconoscimenti: Premio Anna Seghers nel 2002; Premio Letterario della Città di Brema nel 2004, Premio Ingeborg Bachmann nel 2007. Da ultimo ha pubblicato Sonntags dachte ich an Gott, saggi. (Suhrkamp 2004), Die Zeitwaage, racconti (Suhrkamp 2009) e Im felderlatein, poesie. (Suhrkamp 2010). “Die Zeitwaage” è il suo ultimo libro di racconti, tradotto in Italia dalla Del Vecchio Editore con il titolo “Il Peso del Tempo”. Il testo si compone di tredici racconti brevi, tutti ambientati nella DDR e si ispira, sin dal titolo, al motivo dell’impercettibile scorrere del tempo. Egli porta su carta i frammenti di vite disperse in luoghi diversi, ma tutte accumunate dalla ricerca di difficili equilibri fra presente e passato. Il bisogno dell’autore è di narrare, inoltre, le vicende che hanno trasformato, e in parte sconvolto, gli scenari della natura e della storia tedesco-orientale, dal dopoguerra al 1989 e oltre.

In collaborazione con: Università degli Studi di Perugia – Del Vecchio Editore – Goethe Institut Rom

Rassegna internazionale Vini passiti, premiata la Cantina Bartoloni di Giano dell’Umbria

9 marzo 2011

Gianfranco Chiacchieroni e Maria Rosa Bartoloni

Il presidente della seconda Commissione consiliare, Gianfranco Chiacchieroni ha incontrato stamani a Palazzo Cesaroni l’imprenditrice Maria Rosa Bartoloni, titolare dell’omonima cantina di Giano dell’Umbria che ha ricevuto, nello scorso fine settimana, un importante
riconoscimento (5 corone) a Bologna nell’ambito della quarta Rassegna Internazionale di Vini Passiti, organizzata dall’Accademia della Muffa Nobile. Tredici i Paesi partecipanti alla rassegna. Maria Rosa Bartoloni ha raggiunto la votazione più alta e vedrà la sua cantina inserita nella guida ufficiale dei passiti. Chiacchieroni, nell’esternarle la sua soddisfazione per il prestigioso riconoscimento, non ha mancato di sottolineare che “questo incontro organizzato proprio nel giorno della Festa della donna, vuole significare un gesto di rispetto e di gratitudine a tutta l’imprenditoria femminile che in Umbria rappresenta una importante eccellenza”.

“Giornata Internazionale della Donna” alla “Provincia di Perugia”

5 marzo 2011

Nell’ultima seduta del Consiglio Provinciale Laura Zampa, relatrice in Consiglio dei lavori svolti della III Commissione in materia di Pari Opportunità di Genere, ha letto una comunicazione in vista della prossima festa della donna. “In occasione delle celebrazioni della “Giornata Internazionale della Donna”, intendo rendere noto a questo Consiglio, quanto emerso durante l’audizione tenutasi il giorno 26 novembre 2010. L’incontro in commissione è stato promosso dall’Assessorato a seguito di un Ordine del Giorno, discusso ed  approvato il 3 giugno 2010, presentato dalle Consigliere dei Gruppi del PD Laura Zampa, Daniela Frullani, Sandra Allegrini e del PDL Paola De Bonis, avente ad oggetto “Violenza sulle donne”, argomento ancora tristemente e pesantemente attuale. Il documento letto dal consigliere Laura Zampa verrà presto trasformato in un documento ufficiale che chiederà l’impegno del  Presidente e della Giunta Provinciale ad organizzare audizioni con i soggetti interessati e che operano nell’accogliere le denunce delle donne vittime di violenza: dare attuazione  con un Protocollo operativo al Protocollo d’Intesa stipulato, costituendo una rete   che collabori a tutti i livelli istituzionali per innalzare la qualità degli interventi e delle azioni volte alla tutela ed al sostegno delle donne vittime di violenza;  diffondere la più capillare informazione in tutti i centri della Provincia, affinché ogni donna possa essere raggiunta dalle informazioni relative alle opportunità ed ai servizi offerti nei diversi territori.