Posts Tagged ‘intervista’

Gubbio: IL sindaco Stirati guarda avanti, “Liberiamo le energie”

12 settembre 2017
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Filippo Maria Stirati

IL SINDACO VEDE UNA CITTÀ IN RIPRESA E PUNTA A INCREMENTARE “LA SPINTA INNOVATIVA SENZA ECCESSIVE PAURE, SOPRATTUTTO PER DARE AI GIOVANI UNA PROSPETTIVA DI VITA E DI RUOLO”. UNA SFIDA LA RICONVERSIONE DELL’EX OSPEDALE

Sindaco Stirati, quale percezione ha della città in questo momento storico?

“Una città che vive nel contesto generale di crisi economica e di inquietudine rispetto alle incertezze del futuro. Bisogna aiutarla a liberare le tante energie operose che possiede, soprattutto occorre fornire alle giovani generazioni una prospettiva di vita e di ruolo. Va incrementata la spinta innovativa senza eccessive paure”. (more…)

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Intervista a Beppe Briganti autore de LA ROSA VIOLATA

22 giugno 2017

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intervista-a-beppe-briganti-autore-de-la-rosa-violata-1495544124Prossimamente presentato a Perugia

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Beppe Briganti

Talsano, uno dei quartieri più popolosi di Taranto. La sua tranquillità viene turbata da una serie di stupri e dal ritrovamento del cadavere di Elviro Gratta, personaggio dai molti lati oscuri. Intanto, tra alti e bassi, incomprensioni e litigi, assistiamo alla turbolenta storia d’amore fra Bo e Mariella. Una storia ostacolata dal padre della ragazza, ma anche dalle perfide macchinazioni di Samantha e Filippo, pronti a tutto pur di mandare a monte la relazione fra i ragazzi. Questa, in sintesi, la traccia di un (more…)

GOLPE IN TURCHIA: Magdi Cristiano Allam, tranquilli… l’Occidente farà buon viso a cattivo gioco

19 luglio 2016
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Magdi Cristiano Allam

Intervista esclusiva  a Magdi Cristiano Allam

di Francesco La Rosa

Magdi Cristiano, come profondo conoscitore del mondo islamico e mediorientale, ti senti di fare alcune valutazioni sul caso Turchia?

Intanto è importante precisare che la Turchia non è un paese arabo, il 90% del territorio si trova in asia e solo il 3% si trova in Europa. Il paese ha una rilevanza particolare, è un raccordo importante oriente-occidente, fa parte della Nato e per numero di effettivi sul campo è secondo solo agli Usa. Sta registrando un buona crescita economica e si trova in attesa di entrare in Europa, da rilevare che dispone di risorse umane molto indicative e figlie di un alto tasso di natalità, rispetto al tracollo demografico in Europa. (more…)

LIBRO: ARCHETIPI ALFABETICI di Costanza Bondi

28 aprile 2016
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clicca l’immagine per ingrandire

ARCHETIPI ALFABETICI di Costanza Bondi, un volume che racchiude una miniera di simboli e archetipi, una mini-enciclopedia da leggere e consultare per poter conoscere la “storia che sembra una favola” delle 26 lettere dell’alfabeto – XPublishing Edizioni di Adriano Forgione.

Ossia, la storia dell’uomo che è un animale come altri, ma che diventa speciale nel momento in cui riesce a usare i “suoni” non più solo per le emozioni, ma pure per esprimere dei simboli e per dare i nomi alle proprie immaginazioni. Sviluppando, così, oltre ai linguaggi anche lingue vere e proprie. Tale avvenimento l’ha portato, a differenza degli altri animali, all’importantissima conseguenza della (more…)

Incontri: Elisa Tonelli presenta “Fertile… il desiderio che spinge la vita”

10 novembre 2015
Elisa Tonelli Foto di Marco Zuccaccia

Elisa Tonelli
Foto di Marco Zuccaccia

di Benedetta Tintillini

Appuntamento, per tutti gli amanti della musica di qualità, il prossimo 15 Novembre al Teatro Subasio di Spello, dove Elisa Tonelli, talentuosa cantante umbra dalle molteplici “corde” espressive, presenterà il suo primo cd da solista dal titolo “Fertile”.
Fertile rappresenta un concetto a largo spettro della mente che nasce, muta e crea e, come il fluire della vita, il disco attraversa infatti atmosfere ed armonie che partono dalla musica antica per arrivare a sonorità jazz.
Ma conosciamo più a fondo l’artista ed il suo percorso interiore che ha condotto alla realizzazione di “Fertile”. (more…)

Foligno: IL SOGNO DI UN RAGAZZO: TEATRO E NUOVI ORIZZONTI

1 settembre 2015

pasquale de paoloNapoletano, 19 anni, pizzaiolo, barman, attore e tanto altro si trasferisce da Napoli a Foligno per inseguire i suoi sogni, proviamo a saperne di più.

Intervista di Federico Santoni

Chi è Pasquale De Paolo?

Ho 19 anni e vivo a Foligno; sono originario di Napoli e mi sono trasferito nel 2014. Come molti, ho deciso di lasciare la mia città natale non tanto per “trovare fortuna” altrove, ma anche per scommettere sulla mia vita professionale, facendo sì che potessi dare una svolta positiva ai miei sogni e ai relativi obbiettivi. Sento davvero molto la nostalgia della bellissima Napoli, ma cerco di resistere e quando posso ritorno a far visita a quella che è stata la mia culla e luogo della mia infanzia. (more…)

RAI 5 Letteratura – Intervista al giovane Cav. Riccardo Maria Gradassi – il Meditazionismo

27 luglio 2015
RiccardoMaria  Gradassi

Riccardo Maria Gradassi

di Francesco La Rosa

Il Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Riccardo Maria Gradassi, ad oggi considerato il Cavaliere più giovane d’Italia in ambito cultural-letterario, è stato intervistato da Rai 5 Letteratura al fine di “spiegare” al grande pubblico televisivo il metodo letterario da lui ideato, il Meditazionismo.
Al termine dell’intervista ha ringraziato i Presidenti Emeriti Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano per la fiducia dimostrata ai giovani durante la loro Presidenza Repubblicana.

Le congratulazioni sono giunte dall’UNCI di Perugia (Unione Nazionale dei Cavalieri d’Italia) tramite il Presidente Comm. Elio Carletti.

Il link per vedere il video RAI 5 Letteratura – Gradassi: http://www.letteratura.rai.it/articoli/riccardo-maria-gradassi-riflessioni-sulla-scrittura/30833/default.aspx

Ronconi: Comunicato alla Nazione di Perugia con particolare attenzione a Cristina Belvedere

24 maggio 2015

udc logoIn riferimento alla intervista a Sandra Monacelli pubblicata dalla Nazione nei giorni scorsi e a firma di Cristina Belvedere, per una corretta informazione chiedo che sia pubblicata, anche per fatto personale, con eguale visibilità, la mia seguente nota.

Non interloquendo sulle scelte di Sandra Monacelli che pure alla vigila della presentazione delle liste ebbe un lungo colloquio con la Presidente Marini probabilmente per esperire un ultimo tentativo per rendere (more…)

Elezioni Regionali, scopriamo i candidati per saperne di più, oggi Donatella Porzi

20 aprile 2015
Donatella Porzi

Donatella Porzi

Breve conversazione con  Donatella Porzi, candidata alle Regionali nella lista Pd.

di Francesco La Rosa

Donatella, sei candidata nelle liste del pd proviamo a far sapere agli elettori qualcosa di te?

Sono nata a Perugia il 27 marzo 1966. Coniugata con Luciano Angelucci, ho due figli: Andrea di 25 anni e Matteo di 20 anni. Ho compiuto studi classici ad Assisi e nel 1990 mi sono diplomata all’Isef di Perugia col massimo dei voti, acquisendo abilitazioni in due classi di concorso e la specializzazione alla quale tengo più di tutte, quella Siss per il sostegno. Dal 2007 sono stata immessa in ruolo per l’insegnamento del sostegno. (more…)

Un giovane Cavaliere umbro del meditazionismo: Riccardo M. Gradassi

18 aprile 2015

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Con orgoglio e malcelata soddisfazione notiamo la citazione di Goodmorningumbria. Per questo gradito, quanto inatteso, gesto di stima,  ringraziamo con affetto l’amico Riccardo Gradassi. Francesco la Rosa

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Riccardo Maria Gradassi
Riccardo Maria Gradassi

Intervista pubblicata oggi su www.ilgiornale.it a firma di Matteo Carnieletto

Riccardo Maria Gradassi, 37 anni, è uno dei più giovani talenti letterari ad aver ottenuto l’onoreficenza del cavalierato, volto a “ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione”. Abbiamo deciso di incontrarlo. (more…)

“UMBRICELLUM”, un logo che identifica la fregatura di una classe politica allo sbando?

15 aprile 2015

 

Leonardo Ranieri Triulzi

Leonardo Ranieri Triulzi

di Francesco La Rosa

Ne parliamo con l’involontario (quando involontario?) e geniale autore di quello che ormai può essere considerato il logo della discordia elettorale,  Leonardo Ranieri Triulzi, neo candidato alle elezioni regionali con la lista Alternativa Riformista Umbria.

Leonardo come le è venuto in mente Umbricellum?

Ero con amici in riunione, c’era anche la Tiziana Ciprini che stava parlando della incostituzionalità del Porcellum come base di discussione della nuova legge elettorale umbra. Mi venne in mente un nome che potesse identificarsi con l’Umbria e simulasse il porcellum, e spontaneamente di accostare il piatto tipico umbro al Porcellum, e quindi Umbricellum. (more…)

JAZZ, SARA JANE CECCARELLI AL BAD KING DI PERUGIA IL 25 MARZO

23 marzo 2015

969259_10200615818190333_733253748_nIntervista di Floriana Lenti

Per suonare jazz ci vogliono creatività, conoscenza tecnica degli strumenti e voglia di improvvisare intrecciando in un unico risultato tutte le sonorità. Per cantare jazz si richiede anche potenza diaframmatica e capacità di variazione vocale dei toni. In Sara Jane Ceccarelli, cantante italo-canadese, vissuta dal 2000 al 2006 a Perugia, ma ormai romana d’adozione, c’è tutto. In lei c’è il dono di una voce limpida e a tratti graffiante che sa far volare il pensiero di chi ascolta. Presenza d’eccellenza dell’Orchestra Nazionale Jazz e della Med Free Orkestra, ultimamente ha fatto parte anche dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Mercoledì 25 sarà a Perugia, al Bad King, dalle 21.30, dove presenterà il suo ultimo (more…)

Rossano Emili al Bad King di Perugia, intervista di Floriana Lenti

9 marzo 2015
Rossano Emili

Rossano Emili

“In limine” è il titolo del nuovo progetto musicale del sassofonista umbro Rossano Emili che si potrà ascoltare in anteprima mercoledì 11 marzo alle 21:30 al Bad King di Perugia. “In limine” è anche una poesia di Eugenio Montale intrisa di rassegnazione ed impeti di speranza. In latino il termine “limine” identifica il limite, l’ultimo momento, ma anche la soglia che può essere varcata. “Il senso è quello di rappresentare un passaggio, in contrapposizione al limes, cioè alla barriera invalicabile. Il disco guarda al Mediterraneo in senso ideale, un tempo luogo di scambio, adesso sempre più luogo di morte, difficile da transitare. A livello musicale – ci spiega Rossano Emili- questo progetto è nato in seno al collettivo perugino Società Vesna, un ensemble modulare il cui campo d’azione privilegiato è legato all’idea di un’area d’intersezione tra elementi del linguaggio jazzistico, musica “colta” europea ed improvvisazione”. (more…)

Cesareo, il chitarrista di Elio e le Storie Tese il 20 febbraio al Bad King con i BlueJade

18 febbraio 2015

elio-004Cos’è il rock? Provando a fare ricerche su libri, internet e dizionari si trova di tutto, eppure nessuna definizione è completa. Perché? E’ complesso dirlo, ma il rock non è solo musica, è uno stile di vita, è un ideale, è forse anche un sentimento. Il rock inizia con due bacchette che dettano un tempo, con un pedale che batte forte, con sei corde che vibrano, con una voce che urla “wow”. Un uomo saggio una volta mi ha detto che sono sette le note, ed in quel numero c’è la chiave che apre le porte del mondo. Bisogna assecondarlo, corteggiarlo, esplorarlo e rispettarlo. Solo così quel segreto non rimarrà tale. Solo così il cuore potrà battere segnando il ritmo giusto. E il ritmo giusto è rock. (more…)

SPORT: Fabio Fanuli, Volley, fortissimamente Volley. I sogni possono aspettare

19 novembre 2014
Fabio Fanuli

Fabio Fanuli – Foto di Michele Benda, fotografo ufficiale della Sir

di Francesco La Rosa

Oggi ho avuto il piacere di intervistare Fabio Fanuli, classe 1985, libero della Sir Safety Perugia, e di parlare con lui della sua carriera e della sua esperienza nella Sir.

C’è una partita o un determinato momento della tua carriera che ricordi in modo particolare?

Quando giocavo a Perugia, nel 2009, quarto di finale dei play off. Ero in panchina..facevo il secondo libero a Damiano Pippi. Durante una partita a Piacenza, ad un certo punto, i miei compagni mi hanno chiamato ed indicato il campo. Damiano, purtroppo, si era fatto male al ginocchio, quindi dovevo entrare e dare più che potessi. E’ stato un momento veramente emozionante che ha lasciato in me un bel ricordo. (more…)

Vendo poco, vendo male, … ma la crisi è davvero per tutti?

13 novembre 2014
Antonio Donato

Antonio Donato

Il processo creativo, per elaborare una campagna pubblicitaria, è fondamentale , non basta avere “l’idea”, devi essere “perfetto” dal punto di vista del marketing e allo stesso tempo “creativo ed originale” dal punto di vista “dell’immagine”.

Intervista di Francesco La Rosa ad Antonio Donato esperto di comunicazione visiva e consulente di marketing.

(more…)

Dacia Maraini: I personaggi dei miei libri sono come i figli: non si fanno preferenze. Si amano tutti.

18 giugno 2014

Dacia MarainiDopo i recenti e e gravi fatti di cronaca, è la donna in primo piano nell’intervista ampia ed esclusiva di Irene Di Liberto alla scrittrice Dacia Maraini, da sempre impegnata nella difesa delle prerogative della donna.

Lei è una scrittrice particolarmente attenta all’universo femminile. Ha scritto spesso di donne comuni, invece in “Chiarad’Assisi – Elogio alla disobbedienza” parla di una donna un po’ speciale, una Santa. Da dove nasce questa idea?

L’interesse per gli scritti delle mistiche risale agli anni 70. Ho scritto un testo teatrale su Suor Juana Inez de la Cruz, una monaca scrittrice messicana del 700; e poi ho scritto u n testo su Caterina da Siena. Quindi non è una novità per me. Due temi che mi stanno a cuore sono: la reclusione e la scrittura, due pratiche molto conosciute dalle donne di tutti i tempi. (more…)

MERCOLEDI’ A PG CHRISTIAN MEYER BATTERISTA DI ELIO E LE STORIE TESE

22 aprile 2014

 

Christian Meyer

Christian Meyer

di Floriana Lenti
Passione, amore folle per il jazz, umiltà e voglia di costante crescita sono gli ingredienti segreti di uno dei più famosi musicisti presenti nel panorama nazionale. Di chi stiamo parlando? Dell’eccellenza del ritmo Christian Meyer, batterista di Elio e le Storie Tese. Mercoledì 23 aprile sarà a Perugia insieme ad Alfredo Ferrario e a Paolo Alderighi. La serata, organizzata da Antonio Ballarano e Juri Pecci, si prospetta grintosa, energica e originale al (more…)

Spello: Intervista a Sandro Vitali, è stato davvero il sindaco di tutti?

9 dicembre 2013
Benedetta Tintillini - www.umbriaecultura.it

Benedetta Tintillini – www.umbriaecultura.it

di Benedetta Tintillini

L’anno volge al termine, incontriamo Sandro Vitali, sindaco di Spello, per il quale è tempo di bilanci anche in vista del prossimo termine della sua esperienza alla seconda sindacatura come Primo Cittadino.

Sindaco Vitali, innanzitutto cerchiamo di tracciare, in sintesi, il percorso di questi 10 anni alla guida di Spello.

Sandro Vitali

Sandro Vitali

Sono stati dieci anni di estremo impegno ma anche di enormi soddisfazioni. La Spello che trovai al mio primo insediamento era una Spello ad un basso livello, era la Spello del post-terremoto, dove molto c’era da fare per farriacquistare a questo borgo il posto di rilievo che merita in ambito regionale. La prima esigenza che ho sentito da sindaco è stata di (more…)

Intervista a Magdi Allam, giornalista egiziano naturalizzato italiano.

27 settembre 2013
Magdi Crostiano Allam

Magdi Cristiano Allam

Villa Pambuffetti INCONTRA:

Magdi Cristiano Allam,  

Sabato 28 Settembre ore 17

Viale della Vittoria, 20 06036 Montefalco (PG)

Tel. 0742.37.94.17                                          Fax 0742.37.92.45

www.villapambuffetti.it   info@villapambuffetti.it

fonte:

Wall Street International Magazine

 

WSI: Si sente un “egiziano naturalizzato italiano”?

Magdi Cristiano Allam: Mi sento orgogliosamente italiano al cento per cento. Non vivo schizofrenie identitarie. Sono nato e ho vissuto i primi venti anni al Cairo. La considero un’esperienza importante e feconda della mia vita che si è conclusa con la scelta di abbracciare l’Italia come la mia patria (more…)

Panico a Parigi: Front National primo partito, Le Pen si prepara a governare

6 luglio 2013
RITORNERANNO?

RITORNERANNO?

Il Front National di Le Pen sorpassa il Partito Socialista nei sondaggi per le elezioni europee, salendo al primo posto davanti all’UMP, i piddiellini di Francia. Secondo un sondaggio condotto dalla società YouGov, il partito di Marine Le Pen raccoglie il 19% dei voti, solo un punto dietro, l’UMP (18%). Il Partito Socialista arranca al 15% dei voti, alla pari del Fronte di Sinistra.

E Marine Le Pen è pronta. Il leader del FN ha affermato che nel caso vincesse le elezioni e andasse alla guida della Francia, il suo obiettivo sarà distruggere l’ordine esistente dell’Europa e forzare la rottura dell’Unione monetaria.

Oggi, questa, non è più una prospettiva implausibile. “Non possiamo essere comprati,” ha detto, traboccante di fiducia dopo che il suo partito si è assicurato il 46% (more…)

Cannara, non solo Infiorate, non solo Cipolla … sorpresa… c’è anche il Sacro Tugurio Francescano

27 giugno 2013
Giovanna Petrini

Giovanna Petrini

Intervista di Francesco La Rosa

Ad un anno delle prossime elezioni comunali, proviamo a parlare con Giovanna Petrini, già sindaco di Cannara al secondo mandato e quindi non rieleggibile, per capire come è lo stato dell’arte del suo comune dopo 10 anni di sindacatura.

Non mi ricandido a nulla, questa politica mi ha stancata, non mi piace, e trovo giusto che ci siano solo due mandati, dovrebbero esserci anche per altri incarichi elettivi e istituzionali, a me e alla gente non piacciono i postifici a vita anche se lo ammetto,  queste esperienze ti coinvolgono molto. (more…)

MAILING INTERVIEW, conversazione in rete

13 febbraio 2013
Costanza Bondi

Costanza Bondi

Intervista a Costanza Bondi tramite la mail di Facebook

di Francesco La Rosa

Si definisce, in primis, mamma e moglie. Poi tutto il resto, che comunque viene sempre dopo la famiglia: copywriter, correttrice di bozze, autrice, curatrice di libri, talent scout letteraria.

…A cui aggiungo “creatrice di un gruppo letterario” che raccoglie autrici, e oggi anche autori, che si dedicano alla scrittura senza fini professionali. Così, per il gusto di scrivere, (more…)

Costanza Bondi incontra PAOLAMELA: il cashmere delle meLaviglie!

10 ottobre 2012

Paola Mela

di Costanza Bondi

Nel tepore di un assolato pomeriggio d’autunno, Paola Mela ci accoglie, nella sua elegante semplicità insieme a quello che ormai, per piacere e di diritto, è diventato il suo fidato braccio destro: il figlio Francesco, che dalla madre ha senza dubbio ripreso quella bellezza vivace che si coglie all’istante al primo sguardo. Accoppiata eccellente (si direbbe dai numeri), strategia vincente (appunto, i numeri confermano). Fiore all’occhiello dell’imprenditoria umbra, Paola Mela è attualmente presidente della Confartigianato di Bastia e Bettona e presidente della Confartigianato Moda Provinciale.

Allora, Paola, raccontaci come hai iniziato, quale è stata la molla che ti ha fatto scattare fino ad arrivare alle soddisfazioni professionali che oggi raccogli. (more…)

Festa dello sport di Ponte Valleceppi, Cancellotti: non c’è più lo spirito dei soci fondatori

4 luglio 2012

Conversazione di Francesco La Rosa

Siamo già a metà della festa, infatti finisce il 9 luglio, ma ci sembrava interessante registrare i ricordi ed i fatti che negli anni 70 hanno caratterizzato la nascita della festa dello sport di Ponte Valleceppi. e chi meglio Francesco Cancellotti, noto imprenditore del settore edile e (more…)

In libreria “Nel nome della cocaina. La droga di Perugia raccontata dagli spacciatori” di Vanna Ugolini

25 febbraio 2012

Prefazioni di Wladimiro Boccali, sindaco di Perugia e Dante Ciliani, presidente dell’Ordine dei giornalisti. Il libro è l’ideale proseguimento del video-documentario “ Zbun.Cliente”, inchiesta sullo spaccio a Perugia, da un’idea del Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori di polizia), scritto e girato dall’autrice per la regia di Pasquale Rossi, nella primavera del 2011.

Intervista a Vanna Ugolini

Come è nata l’idea del libro?

Il libro è l’ideale proseguimento del video-documentario “Zbun.Cliente”, che, a sua volta, è nato da un’idea della segreteria provinciale del Siulp, un sindacato di polizia. Si voleva creare uno strumento fruibile che desse una visione più completa dello spaccio a Perugia, ma, anche di quello che c’è dietro le quinte di questo fenomeno che da troppi anni sta contribuendo al degrado di Perugia. Il progetto è stato affidato a me e l’idea che fa da perno al documentario è quella di far parlare, per la prima volta, i pusher, gli spacciatori di strada e far raccontare la loro verità su questo problema. Il libro contiene, in più, le interviste integrali dei pusher e approfondisce l’argomento, con materiale d’archivio, dati, analisi.

Vanna Ugolini

Che quadro di Perugia viene fuori?

Viene fuori l’immagine di una città che, ormai, fa parte delle rotte del grande traffico di sostanze stupefacenti, profondamente ferita dal dramma delle morti per overdose: il capitolo che riguarda i morti per droga è stato continuamente aggiornato fino a poche ore prima della chiusura del libro. A dicembre 2011 c’è stata una vera e propria strage, con 8 vittime. I dati non ci sono ancora ma è molto probabile che, anche quest’anno, Perugia detenga il record dei morti per overdose rispetto alla popolazione residente a livello nazionale. Viene fuori anche l’immagine di una città divisa, che, ancora, non è riuscita a dare una risposta efficace in termini di prevenzione e di ricucitura del tessuto sociale.

Il libro spiega il perché di tanti morti per overdose proprio qui?

Emergono con certezza almeno tre cause: la prima è che il mercato dello spaccio è molto liquido, non c’è una struttura organizzata vera e propria ma una rete instabile di spacciatori. Nelle ultime perquisizione la polizia non ha trovato nemmeno più i bilancini di precisione che servono per tagliare la droga. Questo comporta che anche la droga che arriva sul mercato abbia un grado di purezza sempre diverso, facilitando, così la possibilità di andare in overdose. Inoltre il Sert ha segnalato ormai da tempo il fenomeno delle poliassunzioni: cioè si usano sempre più spesso mix di droghe diverse fra loro o in combinazione con alcolici e psicofarmaci. Anche questo contribuisce a facilitare le overdose. Una presenza massiccia e ramificata di spacciatori che ha fatto del centro storico di Perugia una sorta di supermercato a cielo aperto rende molto facile l’acquisto, la massiccia concorrenza fa sì che i prezzi siano più bassi che da altre parti e che gli spacciatori, sempre alla ricerca di nuovi clienti, offrano “prodotti” diversi e nuovi.

Il libro spiega perché Perugia è diventata una tappa così importante nella mappa del traffico di droga?

Il libro è una sorta di viaggio nel mondo dello spaccio e ogni tappa di questo viaggio porta elementi che possono spiegare perché tutto questo accada proprio a Perugia. Ci sono forse due elementi hanno aperto la strada ai problemi che ancora oggi rimangono irrisolti: una benessere diffuso e la mancanza di una criminalità locale che facesse da barriera all’ingresso alle nuove mafie. A questo si può aggiungere la presenza di 30mila studenti universitari. Un altro elemento che caratterizza la situazione di Perugia è l’alto numero di persone irregolari presenti che forse qui, più che altrove, sono riuscite a mimetizzarsi tra i tanti stranieri che scelgono l’Umbria per studiare o per turismo. L’Umbria, poi, è una regione governata da sempre dalla sinistra e fino a qualche tempo fa la cultura delle sicurezza era un concetto che apparteneva più alla destra. Forse, in questo senso, c’è stata anche una sottovalutazione del fenomeno. Nel libro ipotizzo anche il fatto che il tessuto urbanistico particolare abbia potuto favorire l’inserimento degli spacciatori: da un lato un centro storico fatto di vicoli e viuzze e frequentato per lo più da studenti e turisti, dall’altro una certa parte di periferia con quartieri-dormitorio. In parte, poi, sono gli stessi spacciatori ad indicare le cause: stanno qui perché, tutto sommato, riescono a trovare il modo di sopravvivere. Uno di loro dice che qui le condanne sono più miti, che trovano facilmente una casa, pur pagando affitti molto alti e in nero. Purtroppo questo fenomeno è stato sempre sottovalutato a Perugia: per molti anni è stato tollerato che venissero affittate in nero le case agli studenti . Ma quando si apre una falla nel muro di legalità, questa falla rischia di allargarsi sempre di più e di diventare un percorso consolidato per altra illegalità. Ci sono poi tutta una serie di aspetti sociali che ho raccolto da ricerche fatte recentemente dall’Agenzia Umbria ricerche e altri spunti di riflessione in termini di politiche di prevenzione di sicurezza. E non va trascurato nemmeno l’indotto economico che lo spaccio di droga procura.

Dal punto di vista della repressione è stato fatto abbastanza per arginare questo fenomeno?

I numeri degli arresti e delle operazioni portate a termine dalle forze dell’ordine sono importanti. Basti pensare che negli ultimi anni sono stati arrestati per reati connessi allo spaccio o al traffico di droga più di 600 persone l’anno dalle forze dell’ordine. E’ vero che il ministero non ha mai considerato realmente l’emergenza Perugia e che, spesso, le forze dell’ordine sono costrette a fare la guerra allo spaccio con armi spuntate.

Lei in precedenza ha scritto un altro libro, “Tania e le altre. Storia di una schiava bambina” che parla della tratta di essere viventi e sfruttamento della prostituzione. C’è qualche punto in contatto fra i due libri?

Sì, certamente. Gli investigatori ipotizzano che proprio il denaro che gli albanesi hanno guadagnato con lo sfruttamento della prostituzione sia stato poi investito in droga. A volte le stesse donne sono state usate come “mezzi di trasporto” della droga e sono loro stesse a offrirla ai clienti. In fondo è lo stesso meccanismo che si è creato con la tolleranza degli affitti in nero: quando si abbassa il livello della legalità, si lascia aperta la porta alla criminalità.

La mafia italiana in che rapporti sta con la criminalità straniera che sembra abbia in mano lo spaccio e il traffico della droga a Perugia?

Come cronista non posso che parlare in base alle indagini fatte fino a oggi. Quello della mafia, in Umbria, sembra essere più un assedio al tessuto economico umbro che al mercato della droga. Certo, una parte degli spacciatori si rifornisce direttamente nel napoletano, quindi compra da famiglie mafiose italiane e qualche tentativo di creazione di basi in Umbria da parte di malavitosi legati a famiglie mafiose c’è stato. Ma ormai da quindici-vent’anni la parte più consistente del mercato dello spaccio, sempre stando alle indagini messe a segno, è in mano ad albanesi e nigeriani, che, a loro volta, si servono dei pusher magrebini per la vendita diretta ai clienti. Dopo un periodo, a metà degli anni ’90, in cui c’era stata una sorta di guerra fra bande per la spartizione del mercato, da tempo le due etnie si sono divise equamente il mercato tra chi spaccia cocaina e chi spaccia eroina. Una sorta di patto criminale confermato anche dalle parole dei pusher oltre che dai risultati investigativi.

Come è riuscita a contattare i pusher che ha intervistato e cosa è emerso di particolare?

Le persone che ho sentito sono tutti i giorni sotto gli occhi di tutti. Ho usato qualche precauzione per non trovarmi in difficoltà ma non è stato difficile contattarli. Dalle loro parole è emerso che in Italia, in questa situazione e con queste leggi la condizione di clandestino è per sempre. Dall’Italia non se ne va, ma non viene nemmeno regolarizzato. Un clandestino è utile alle aziende che lo sfruttano con il lavoro nero e alla criminalità che lo arruola. E anche ai partiti che ne possono fare un vessillo da sbandierare nelle battaglie per l’integrazione o, al contrario, in quelle per la sicurezza nella città. C’è tanta ipocrisia intorno a questo problema che, invece, andrebbe affrontato con lucidità e rispetto della condizione difficile da cui queste persone provengono.

Nel libro si parla anche dei clienti.

Certo, anche per quanto riguarda questo argomento emerge molta ipocrisia: molti di coloro che di giorno sono in prima fila a protestare contro il degrado di Perugia, l’inefficienza delle forze dell’ordine o delle istituzioni la sera vanno ad acquistare la droga dagli spacciatori o fanno affari con loro. Dalle parole dei pusher emerge anche un dato di fatto: una diffusione massiccia del consumo di sostanze stupefacenti che viene considerata una condizione di normalità per moltissime persone di tutte le classi sociali e di tutte le età. E’ da questo che dovrebbe partire una riflessione seria sul problema.

La musica nell’anima, il canto come una carezza, è Muriel Mamusi

13 febbraio 2012

Muriel Mamusi

Conversazione con Muriel Mamusi

di Francesco La Rosa

Dolce, timida e intrigante quanto basta, ma insieme aggressiva e decisa a raggiungere i suoi obiettivi, fa del lavoro il suo must, il perfezionamento professionale quasi maniacale, insegue il successo ma senza farsene travolgere più di tanto, è Muriel Mamusi, proviamo a conoscerla meglio? E’ nata a Perugia 25 anni, cantante e animatrice fa parte di un duo “Sogno Fantastico” specializzato in musiche dal vivo, feste private, di piazza, e cerimonie. Genere musica pop internazionale e leggera anni 70 e 80.“Ho avuto esperienze anche in televisioni come All Music, Umbria Tv, e Tef channel, ma sempre trasmissioni di intrattenimento musicale. Ma mi sono divertita molto a partecipare a Veline in Tour e Miss Calendario del Perugia Calcio in serie A”. Ovviamente non poteva mancare la partecipazione a Miss Italia per la regione Toscana seguita da una esperienza come Miss Hair model, “prestando” i capelli ad una azienda di San Giustino, la Kemon,

Cominciamo con una domandina facile facile, ti sei lasciata coinvolgere dai tatuaggi?

In effetti ne ho uno, che rappresenta le cose più importanti per me, l’amore e la musica.

Allora parlami dell’amore …

Premetto che a causa della mia attività professionale non mi è facile avere una relazione fissa, giro spesso l’Italia, ma in questo periodo riesco a coltivarne una importante.

Cosa apprezzi di un uomo?

Sicuramente la lealtà, la sincerità, e che sia capace di ascoltare

E tu ti senti capace di ascoltare?

Ci provo con tutta me stessa, penso sia fondamentale saper ascoltare anche per capire meglio chi ti sta accanto.

Hai un modello di uomo come riferimento?

Per Raoul Bova sarei disposta a fare “pazzie” lo considero il massimo come uomo, anche se mi rendo conto alle volte di averlo troppo idealizzato, ma la vita con me non è stata matrigna, ho trovato davvero una persona speciale.

Ammettilo, ti muovi in un ambiente delicato….

Vero, le resistenze a difesa della mia persona forse mi hanno impedito di avere più successo ed essere inserita nei giri che contano in ambito musicale, purtroppo nel mondo dello spettacolo è quasi la norma, e spesso mi sono trovata davanti al dilemma…”mettermi in discussione o rinunciare”, e quindi diciamo che ho rinunciato.

Tu sei un po’ sarda e un po’ umbra, riesci a darti un profilo caratteriale ?

Mi sento umbra perché qui ci sono nata e cresciuta, sento Perugia come la mia città, ne ho acquisito i ritmi di vita e conoscenze legate alla mia gioventù, è qui che ho conseguito la mia maturazione artistica.

E di sardo cosa pensi di avere?

Sicuramente i caratteri, sono cocciuta, possessiva, gelosa, amici o nemici senza via di mezzo, la mia origine è di Nuoro, terra forte, dura e molto legata alle tradizioni, certo nei miei tratti somatici mi vedo e mi sento molto sarda.

Cosa ti aspetti dalla vita? Riesci a vederti “a 45 anni” ?

Ecco in questo si che mi vedo molto sarda, immagino nel mio futuro una famiglia e tanti figli, e magari trovare modo di viaggiare con loro e condividere la mia curiosità verso il mondo. Però non starei mai lontana dalla musica, perché per me è una ragione di vita.

Forse più il canto che la musica no?

Ho studiato canto moderno da Erretimusica e attualmente mi sto perfezionando presso la scuola “La Maggiore” di Perugia, mi sento affascinata dalla black music e dal gospel e sogno di partecipare ad un grande spettacolo.

Hai mai pensato di registrare un Cd?

Si, una volta mi è capitato, ho inciso un cd con etichetta Juke Box, genere Pop italiano con testi inediti.

E’ in vendita?

Non è è stato mai messo in vendita, però chi lo desidera può ascoltarlo dal sito http://www.sognofantastico.it , alla sezione Muriel cantante, ma abbiamo pensato di cambiare gli arrangiamenti utilizzando strumenti moderni e classici contemporaneamente e riproporlo dopo l’estate.

Ultima domanda… come ti vedi al mattino allo specchio?

Ammetto di piacermi, il viso, la bocca, i capelli lisci, mi regalano un profilo netto ed espressivo, certo la sera i capelli diventano più ribelli, ma forse dipende da questo il mio….fascino?

(sorride ammiccando ed esprime tutta la sua solarità e penso che sia il modo più bello per chiudere questa conversazione)

E’ bella, è giovane, è umbra, la vita le sorride, è Celeste Contini

30 gennaio 2012

Celeste Contini

Conversazione con Francesco la Rosa

Certo non si può dire che la natura è stata spilorcia con lei, alta slanciata, fisico da modella, e con un sorriso accattivante e un caratterino niente male, avrebbe tutto per sfondare nel mondo del cinema della moda e della televisione, sue grandi aspirazioni. Molto matura per la sua età ed ha già le idee chiare su quello che vuole fare da grande, come tutte le belle ragazze è passata dal concorso di Miss Italia, ma per la giovane età ha dovuto partecipare a quello di Miss Mascotte però arrivando sul podio, insomma sembra che il suo percorso artistico sia tracciato.

Celeste, cosa ti aspetti dalla tua vita professionale?

Adesso per la verità sono molto impegnata in un film dove sono l’attrice protagonista… Un film di amore e mafia, insomma un thriller …. E’  la mia prima esperienza e mi sta entusiasmando, sento che questo potrebbe essere il mio futuro.

Ma come hai cominciato?

Ho cominciato facendo la modella, spot pubblicitari, hostess, e televisione, UmbriaTv di Perugia per la precisione, dove facevo la valletta presentatrice, in un programma sportivo, ed ho capito che questo mondo per me ha tanto fascino.

E con tutti questi impegni riesci a trovare il tempo per una vita sentimentale?

Per la verità sono single

Ma come… tutti guerci a Nocera Umbra?

Non trovo la persona giusta, non è facile per me

Possibile? E come deve essere questa persona?

L’età non conta e nemmeno il luogo di provenienza, deve essere un “mister nobody”, insomma una persona speciale che sappia stupirmi, allegro, solare, spensierato, che sappia capirmi, che sia fedele.

Insomma uno perfetto, e pensi davvero di trovarlo?

Ahahaha spero di si. Dal punto di vista fisico, deve naturalmente essere carino, fantastico da guardare…alto, magro di bell’aspetto, curato …

Cosa ti piace di più di un ragazzo?

Le mani sicuramente, un bello sguardo e un ”posteriore che parli”… (sono le prime cose che mi colpiscono nei ragazzi)

Un posteriore che parli…questa è buona…

Beh si mi piace molto lo ammetto, i capelli non devono essere corti o rasati… il colore non importa ma deve averli sempre perfetti col gel e con una specie di cresta. Deve avere una camminata particolare, bella di quelle che ti impediscono di staccargli gli occhi di dosso… il suo look, anche seguendo la moda,deve essere semplice… a me non piacciono quei tipi trascurati, ed è per questo che il mio ragazzo deve avere cura prima di tutto della sua persona… Deve amarmi da morire e farmi tante coccole fino a farmi impazzire, geloso ma non da farmi scenate, forte e dolce nello stesso tempo.

Adesso capisco perché sei single… Passiamo di palo in frasca…che rapporto hai con la spiritualità?

Sono cattolica praticante, per me la spiritualità è un punto di forza, sento che accompagna sempre le mie giornate, e non poteva essere altrimenti vista l’origine della mia famiglia, da loro ho imparato a distinguere quali sono i valori di riferimento per una persona, e Luisa e Antonio, i miei genitori, mi hanno insegnato a conoscerli ed a rispettarli.

Ti piace vivere a Nocera Umbra?

Si molto, vivere a Nocera per me è una cosa molto bella, mi offre i vantaggi delle piccole comunità, ci conosciamo tutti in pratica, ma nello stesso tempo siamo vicini alle città che contano, per il mio lavoro, come Perugia e Roma.

Senti, mi è arrivata all’orecchio la voce che avrai a che fare con Sanremo, è vera o è una bufala?

E’ stupendamente vera, dal 12 al 18 febbraio sarò la testimonial di una “Vetrina per Sanremo”, dove ci saranno i volti nuovi della canzone italiana.

Di che si tratta? Tu canti?

No sarò solo testimonial, ma per rispetto all’organizzazione non posso aggiungere di più perché è ancora tutto segreto.

Guardandoti non riesco a trovarti un difetto, ma come fai a mantenerti cosi bella e  armoniosa?

Oddio, sono giovane e l’età gioca a mio favore,  mi piace fare palestra, ma penso che tutto sia dovuto, a parte le doti naturali di cui ringrazio i genitori, all’impegno di  dieci anni di danza classica, moderna e pop, ammetto che mi è servito molto per la mia crescita, a questo aggiungi il nuoto, una mia passione.

Ultima domanda, la prima parola che ti dici al mattino guardandoti allo specchio appena sveglia…

Che mostro…ahahahahaha

 

Todi ed elezioni amministrative, intervista a Moreno Primieri

27 gennaio 2012

Moreno Primieri

di Roberto De Vivo

Corre voce in città che Lei non si sottragga a nessuno ed è sempre pronto ad affrontare i problemi dei cittadini : allora provo a chiederle se è disponibile a rilasciare un’intervista per il mio blog?

Con vero piacere! Io stimo chi è pronto a mettere la faccia in pubblico ed apprezzo sempre chi si firma.

La legislatura sta volgendo al termine. Se dovesse tracciare un bilancio politico, quale sarebbe il suo giudizio?

Voglio ricordare che con la nostra amministrazione sono profondamente cambiati i rapporti tra cittadino e comune. Nel settore che amministro ho fatto in modo che i cittadini non si sentissero più sudditi ma parte attiva di un sistema complesso, di cui ovviamente è componente anche il Comune. Ciò ha permesso di attuare procedure semplici, ma che hanno dato un grande contributo allo smaltimento delle pratiche. Quando sono arrivato all’Ufficio Urbanistica c’erano giacenti centinaia di pratiche arretrate. Oggi non si riscontrano ritardi.

Il programma relativo all’assessorato all’urbanistica, di cui lei è titolare, sarà completato prima della fine del mandato?

In pratica potrei dire di si, anche se chiaramente quando si amministra non si finisce mai di risolvere problemi e pensare a soluzioni e progetti per la città, progetti che in corsa vanno ad arricchire ed aggiornare il programma iniziale. Quindi, dopo la riorganizzazione dell’ufficio, il trasferimento dello stesso in ambienti del Comune con notevole risparmio delle risorse pubbliche, l’attuazione di progetti importanti come il PUC 2 e le varianti al PRG, altri progetti pubblici sono in cantiere per lo sviluppo della nostra città. Li elenco rapidamente : ad esempio di recente è stato riaperto il bando per l’assegnazione di risorse economiche per interventi nella zona del PUC; sono in corso poi sistemazioni infrastrutturali come le rotatorie di Cappuccini, progetti di riqualificazione del colle di Todi che riguardano aspetti “rurali” e “urbanistici. Come può notare prima della “fine lavori” di un progetto (penso al contratto di quartiere di Ponte Rio) se ne pensano e se ne predispongono degli altri .

Più volte lei ha effettuato dichiarazioni sulla situazione politica tuderte. Oggi, a suo giudizio, qual è lo stato di salute del centro-destra?

Ho avuto già modo di precisare che oggi il centro destra a Todi dispone di una classe dirigente pronta e preparata ad affrontare compiti di grande responsabilità politica ed amministrativa. Quello che mi colpisce di tantissimi dirigenti e militanti è il senso di appartenenza alla città e la voglia di lavorare per il bene comune, senza troppi personalismi. Possono esserci opinioni divergenti su singoli provvedimenti, ma poi il confronto interno porta ad una sintesi valida e vincolante per l’intera maggioranza. In tutto questo il PDL è il partito della coalizione che ha dato e può dare di più e sono convinto che sarà ancora una volta partito di maggioranza nella nostra città alle prossime elezioni amministrative. Sostengo inoltre che occorre avere la massima considerazione dei nostri alleati di coalizione, i quali a loro volta devono ricordare che senza il PDL non ci sarebbe nemmeno il centrodestra. L’elettore saprà ben distinguere quanto realizzato dall’attuale amministrazione a favore della comunità e quanto invece non hanno fatto precedenti esperienze di centro-sinistra. Tutto e perfettibile e migliorabile, ovviamente, ma la nostra azione del governo della città è stata orientata fin dal primo giorno su un programma preciso, su idee e progetti che i cittadini attendevano da anni.

Dia un giudizio il più obiettivo possibile sulla sua persona.

Non credo di essere in grado di dare un giudizio sulla mia persona se ciò attiene al carattere; se invece la domanda tende a parlare di altre caratteristiche penso di potermi definire coerente nelle scelte e nel lavoro, determinato nel portare a casa i risultati prefissati e fedele agli impegni presi.

nota di redazione: pubblicato con la gentile collaborazione del  blog di Roberto De Vivo

SIAMO ARTEFICI DEL NOSTRO DESTINO, INTERVISTA ESCLUSIVA A “TUTTO CUORE” A GABRY TITOLI

5 ottobre 2011

di Francesco La Rosa

“Credo che solo noi possiamo cambiare la nostra vita e renderla bella e felice. Siamo noi gli artefici del nostro destino”.

Comincia cosi la conversazione con Gabriella Titoli, perugina con la passione per lo spettacolo ed il sogno di lavorare nel mondo del cinema e della pubblicità.

Si presenta con gonna nera e top maculato, molto versato che ne esalta il profilo e la femminilità, rigorosamente marca FRUSCIO

Chi è Gabry Titoli come persona?

Innanzitutto una donna molto dinamica che si mette sempre in gioco in tutte le situazioni, sia nel lavoro che nella vita privata, tutto questo mi ha dato consapevolezza di me facendomi capire i miei errori  ma mi ha fatto crescere come donna e come artista. Sono molto diretta, nella vita non uso maschere anche quando in qualche occasione tutto questo mi ha provocato dispiacere e sofferenza, ma  sono cosi e penso che resterò sempre cosi.

Come ti è venuta la  passione per lo spettacolo?

Come tutte le cose è nata per caso, mi trovavo a Todi per una fiction e mai avrei pensato che mi avrebbero scelto per fare la comparsa in Rai. Premesso che volevo fare la ballerina, quindi lo spettacolo era nei miei sogni, mi piaceva essere al centro dell’attenzione e quindi mi sembrò naturale partecipare.

Hai studiato anche danza?

Si, però danza moderna e ginnastica artistica, e questo, devo ammettere, che mi è servito molto per rendere armonici e coordinare i miei movimenti, anche per aumentare la capacità di relazionarmi con il mio corpo.

Quindi sognavi un futuro di ballerina…

All’inizio sicuramente si, il mio modello sia come donna che come artista è Heater Parisi, però mi piace ricordare che mi misi in discussione partecipando ad un concorso di bellezza Miss Teen Ager. Avevo già una grande passione per lo spettacolo e per la televisione, quindi mi sembrò un segno del destino quella partecipazione, però mai avrei pensato che quel giorno stava cominciando la mia carriera.

Ma quando hai capito che era quella la tua strada?

Quando ho deciso di inviare alla produzione di Carabinieri le mie foto, e che con mia grande sorpresa e solo dopo pochi giorni mi sono vista catapultata in un ambiente che è poco dire che era il mio sogno, a fianco di Walter Nudo, Lorenzo Crespi, Roberto Farnesi, Manuela Arcuri, rimasi affascinata da quella situazione e mi fece capire che quello poteva essere davvero il mio lavoro.

Hai cominciato come comparsa, ma quando sei stata protagonista della prima parte recitata?

In una serie successiva ho recitato finalmente in un piccolo ruolo, l’ho fatto con molta naturalezza ma voglio ringraziare chi mi ha guidata e diretta, per quello che mi hanno insegnato e per la sensibilità nei miei confronti, non dobbiamo dimenticare che per me era davvero la prima volta.

Questa attività frenetica ti ha fatto pagare un prezzo nei rapporti con gli altri?

Per me stessa si, in effetti è molto faticoso, ma va tutto bene e mi da soddisfazione,  nei rapporti con gli altri non  mi ha condizionata

Gli uomini scappano da te?

Questo mai, sono stata sempre io a dare la fine ad un rapporto, anche se qualcuno forse non lo meritava.

Cosa ti aspetti dal tuo futuro?

Mi piacciono molto i film di azione, di mafia, di sparatorie con la polizia, anche nella veste di poliziotto, sinceramente per me sarebbe il massimo ricevere una chiamata per un casting di questo tipo.

Vivere  in Umbria ti ha favorito o penalizzato nella professione?

Questo lavoro è molto competitivo, e a volte anche un pizzico di invidia può scatenare gelosie ingiustificate, si, in Umbria sono un pò penalizzata perché i casting più importanti sono a Roma e Milano, e pur muovendomi con disinvoltura a volte è complicato, mi piacerebbe certo lavorare a Perugia e Roma, comunque ho cominciato qui ed a questa regione sono molto grata.

Racconta qualche episodio insolito che ti è capitato…

Beh mi piacerebbe far parte del Grande Fratello, ho fatto diversi provini senza riuscire ad entrare, complimenti tanti ma risultato zero. Ma la cosa che ricordo con grande piacere è stata la partecipazione alla trasmissione di Lamberto Sposini, ero ospite con mia figlia Muriel, e l’argomento era il rapporto fra mamma e figlia, in quella occasione ci siamo raccontate, assistiti dalla simpatia e dalla professionalità di Lamberto al quale auguro di cuore di ritornare presto attivo in Tv.

Per finire…?

Come avrai capito, sono una persona entusiasta per le cose che faccio, a volte mi sento dentro una ventenne, ancora mi diverte scoprire le piccole cose e trarne compiacimento, mi emozionano ancora le cose semplici.

INTERVISTA A HELMUT KOHL: “DOBBIAMO RIPORTARE LA FIDUCIA IN EUROPA” – PARTE SECONDA

21 settembre 2011

IP:
Alcuni osservatori affermano di aver individuato recentemente una tendenza

Helmut Kohl

tedesca a mettersi “fuori dalla Unione europea” e il pensiero di entrare in “una globalizzazione solitaria”. Siamo di fronte ad una nuova “Großdeutschland”?

Kohl:
Non credo proprio che in Germania qualcuno con delle responsabilità abbia l’intenzione di seguire questa idea. Uno sguardo alla nostra storia ci ricorda che non possiamo permetterci un’azione solitaria della Germania.

IP:
Già nel 2010 sul giornale tedesco Bild, Lei aveva avvertito: “Il nazionalismo nascente e la crescente ostentazione nazionalistica ostacolano l’unificazione europea”. A chi è rivolta in particolare questa affermazione?

Kohl:
Ai tedeschi, anche se con questa affermazione avevo in mente anche altri. Purtroppo è vero, soprattutto i tedeschi devono riconoscersi in questo avvertimento. Tenendo in considerazione la nostra eredità storica e il suo significato, abbiamo una responsabilità particolare.

IP:
Rispetto alla crisi in Grecia, alla “American Academy” a Berlino, Lei ha di recente affermato: “Seguiremo il nostro percorso anche insieme alla Grecia… per quanto il cammino possa essere difficile” In seguito, nella Sueddeutsche Zeitung Lei è stato definito come l’“europeo di cuore” che avrebbe reagito più generosamente rispetto alla “europea di testa” Angela Merkel, se si fosse trovato ad affrontare i problemi della Grecia nella Sua epoca. Si può fare questa distinzione? In Germania esiste ancora un numero sufficiente di europei e politici appassionati?

Kohl:

Ritengo la distinzione tra “europeo di cuore” e “europeo di testa” fondamentalmente sbagliata, anzi pericolosamente ingannevole. Come capo di stato di un paese non si può semplicemente prendere decisioni con il cuore o con la testa: ovviamente bisogna decidere con entrambi. Da un lato è necessario avere passione e voglia di fare per svolgere i propri compiti perché altrimenti nessuno sarebbe in grado di affrontare la carica istituzionale, nella la sua immensa responsabilità e con l’enorme dispendio di tempo che essa richiede. D’altro lato non é possibile portare avanti le proprie idee, se in certi momenti non si è in grado di mostrarsi risoluti. Senza queste abilità semplicemente non si è adatti per questo lavoro. L’Europa era e rimarrà qualcosa che mi sta a cuore, ma ciò non contraddice e anzi completa l’idea che l’Europa sia prevalentemente un prodotto della ragione. In altre parole: l’Europa non é un’utopia fine a se stessa di alcuni ingenui sognatori, ma rimane l’unica alternativa possibile, soprattutto per la Germania. La situazione della Grecia é uno splendido esempio di che cosa questo significhi in concreto. Gli errori con la Grecia sono stati fatti nel passato; in questo momento di crisi l’Unione europea e i membri della Zona Euro non possono porsi il dubbio se essere o meno solidali con la Grecia, perché la Grecia fa parte di entrambe. Del resto è anche vero che durante la mia carica di cancelliere, la Germania non avrebbe mai approvato l’ammissione della Grecia nella Zona Euro a fronte di drastiche riforme strutturali nel paese, perché ad un esame attento la situazione effettiva della Grecia non sarebbe certo potuta rimanere nascosta. So di cosa parlo , perché vi ho preso parte. Già durante le trattative per l’introduzione dell’Euro, i greci facevano una forte pressione su di noi per essere parte dell’Eurolandia sin dall’inizio; ciononostante io, insieme al ministro delle finanze Theo Waigl, ho sempre sostenuto ed espresso con chiarezza le ragioni per cui respingevo la loro entrata. Purtroppo però, con il nuovo governo nel 1998, la linea dura della Germania si è ammorbidita. Con me alla guida del paese, la Germania non avrebbe violato il PCS. Ritengo che queste due decisioni siano il motivo principale che ci ha costretto ad assistere agli errori che ora giustamente critichiamo nell’Eurolandia e nei suoi singoli stati membri,. Nel nostro paese si dimentica spesso che dobbiamo queste due decisioni alla coalizione tra SPD e Die Grünen ( socialdemocratici e verdi). Vorrei sottolineare che queste decisioni non sono state generate da necessità della Realpolitik ma si è trattato semplicemente di un atteggiamento irresponsabile. Le conseguenze lo dimostrano chiaramente. D’altra parte è vero che gli errori fatti non possono essere cancellati, che lamentarsi non aiuta e mettere in dubbio la stabilità dell’Euro aiuta ancora meno. La buona notizia è che possiamo correggere gli errori e risolvere i problemi. Sarebbe un errore cadere nell’illusione che si tratti unicamente di una questione di soldi, o come la propone Lei, una questione di generosità. Nella crisi l’Europa ha bisogno di un attivismo determinato e un pacchetto di misure lungimiranti, scelte con saggezza e senza ideologie. Solo così potremo rimettere l’Europa sulla retta via e garantirle un futuro sicuro. Pagheremo senz’altro un prezzo più alto di quanto avremmo fatto senza aver preso decisioni errate, ma non abbiamo altra scelta se non vogliamo far crollare l’Unione Europea. Le misure necessarie prevedono tra l’altro che gli stati membri in difficoltà come la Grecia ricevano il sostegno della comunità, anche se questi dovranno prima fare da soli i loro compiti a casa.. Una comunità come l’UE e l’Unione monetaria potrà funzionare nel lungo periodo solo se ognuno si prenderà la proprie responsabilità. Al momento vedo purtroppo qualche mancanza o – in altre parole – vedo pochi europei convinti. Ma questo non contraddice il fatto che tra i nostri politici europei ci sia sufficiente passione: dobbiamo semplicemente permetterle di emergere.

IP:
“Riprenderei tutte le decisioni importanti fatte.”, ha concluso nel 2010. Vale anche per l’Unione monetaria dove gli errori di costruzione stanno diventando palesi?

Kohl:
Questa conclusione è valida guardando indietro a tutta la mia vita, e sopratutto per l’Unione monetaria, così come per tutte le decisioni riguardanti l’Europa che sono state prese durante il mio incarico di cancelliere. Anche il dibattito attuale non cambia nulla sul mio percorso. Non dimentichiamo che l’Europa si è sviluppata sempre a piccoli passi. Non è mai stato facile andare avanti con l’UE e non l’abbiamo mai presa alla leggera. Le trattative tra gli stati membri dell’UE, e precedentemente tra gli stati membri CEE, spesso duravano fino al sorgere del sole. Per l’Europa unita abbiamo combattuto una lotta dura, chiedendoci cosa ci portasse avanti, fino a quale punto potessimo andare avanti senza sovraccaricare i singoli e fino a quale punto ci avrebbero seguito tutti. Si può criticare questo metodo, però alla fine bisogna accettarlo, e diventa più facile accettarlo se la solidarietà tra i membri aumenta. É un’esperienza che ho fatto spesso. Naturalmente ogni tanto avrei desiderato prendere decisioni più estese, sopratutto negli anni novanta in connessione all’Euro e all’unione politica. Ma se in quel periodo avessi insistito su tutto ciò che desideravo fare e consideravo necessario sul lungo periodo, non avremmo mai fatto quel passo in avanti con l’Europa che infine abbiamo fatto. Per esempio sono convintissimo che ancora oggi non avremmo l’Euro. A questo scopo ho fatto dei tagli che ritenevo e ritengo ancora giustificabili. Considero l’espressione “errore di costruzione” del tutto sbagliata. In questo ambito. È vero che non abbiamo raggiunto gli obiettivi come avremmo desiderato. Però abbiamo fatto il possibile e la direzione era giusta, questo è ciò che conta. Devo ammetterlo, il fatto che dopo il mio mandato l’UE senza una vera ragione sia tornata indietro su questioni generali che avevamo già risolto – come il patto di stabilità e la Grecia – e che non riesca a fare progressi, per giunta sotto la guida franco-tedesca, ha superato la mia immaginazione, e continua a farlo.

In breve: abbiamo raggiunto insieme gli obiettivi che potevamo raggiungere secondo le circostanze del momento, e anche osservando dalla prospettiva odierna si può giudicare come un’ottima prestazione.

IP:
Nel autunno dell’anno scorso si è distanziato chiaramente dall’abrogazione del servizio militare obbligatorio: “In base a quello che vedo e sento, non mi pare che il mondo sia cambiato in modo tale da non poter rendere possibile il servizio militare obbligatorio.” L’abrogazione è stato un errore?

Kohl:
Sì.

IP:
La rivoluzione del mondo arabo rappresenta la più grande sfida strategica per l’Europa, è paragonabile alla caduta del muro nel 1989? Quale strategia consiglia Lei per l’Europa?

Kohl:
Attualmente la più grande sfida per l’Europa è l’Europa stessa. L’Europa deve rendersi conto di avere una responsabilità per il resto del mondo e comprendere quale questa sia. Dobbiamo assolutamente smettere di perderci nelle piccolezze e invece ricominciare a parlare come una unica voce. In nessun modo voglio negare la portata delle sfide della crisi finanziaria ed economica,le sfide sono immense – ma ancora una volta – anche nel passato abbiamo avute grandi sfide. Penso alla caduta del Muro nel 1998, a cui si Lei fa riferimento. Se in quel periodo avessimo reagito così debolmente, come alcuni fanno oggi, usando regolarmente superlativi per descrivere la situazione, sicuramente non avremmo mai raggiunto la riunificazione tedesca nel 1990. Le sfide esistono per essere affrontate e per essere risolte con coraggio e voglia di fare. Questo valeva nel passato ed è valido ancora oggi, senza differenze. Adesso è necessario uscire dalla crisi con una linea chiara e mettere l’Europa in grado di reagire su altri temi, come per esempio la rivoluzione del mondo arabo, da Lei prima menzionata. Come ho già detto prima, non è la sfida più importante per l’Europa, ma si tratta comunque di una grande sfida strategica. Il nostro compito sarà sostenere questi paesi nel loro percorso verso la libertà, la democrazia e lo stato di diritto, per renderli capaci di aiutare se stessi. Non ci sarà una soluzione generale che possa essere valida per tutti. Si può trattare solo di un sostegno ponderato che deve essere adatto alle esigenze dei singoli paesi. La mia raccomandazione é di esaminare e giudicare accuratamente fatti e provvedimenti.

IP:
L’ex presidente americano Bill Clinton ha recentemente nominato Lei come modello per la Sua lungimiranza strategica. Se pensiamo alla notevole ascesa della Cina, dell’India o altri paesi, all’ancora incompiuto percorso della Russia verso la democrazia e al fatto che gli Stati Uniti non vogliono più assumersi tutta la responsabilità e hanno l’intenzione di ritirarsi almeno parzialmente, per la Germania e l’Europa quali sono le priorità più importanti della politica estera?

Kohl:
Per la Germania e l’Europa la priorità principale è assumere le proprie responsabilità insieme agli USA per tutto il mondo. Oltre a Russia, a Cina, Asia e il mondo arabo, esiste anche l’Africa di cui non dobbiamo dimenticarci, insieme a tutti i problemi e difficoltà presenti. In questo ambito, il mio desiderio per il nostro paese e anche per l’Europa che la consapevolezza aumenti ancora; la storia non è determinata a priori, ma è piuttosto il risultato delle azioni delle singole persone. Questa è il criterio con cui veniamo misurati nella storia. Non dobbiamo esserne spaventati, ma al contrario questa idea dovrebbe infonderci coraggio e ottimismo per il percorso che ancora dobbiamo percorrere. E dobbiamo cogliere tutte le occasioni che abbiamo. Anche a rischio di ripetermi, questa è la più importante priorità per la politica estera della Germania e dell’Europa: assumere la responsabilità per il mondo intero.

Domande poste da Henning Hoff, Joachim Staron e Sylke Tempel della rivista POLITICA INTERNAZIONALE

 

INTERVISTA A HELMUT KOHL: “DOBBIAMO RIPORTARE LA FIDUCIA IN EUROPA”

20 settembre 2011

Helmut Kohl

“Durante la mia carica di cancelliere, la Germania non avrebbe mai approvato l’ammissione della Grecia nella Zona Euro”

Domande di   Henning Hoff, Joachim Staron e Sylke Tempel della rivista tedesca Politica Internazionale

L’intervento in Libia, la crisi in Grecia, la rivoluzione energetica, la Germania mette in gioco la fiducia nei confronti della sua politica estera?

Sì, dice l’ex-cancelliere Helmut Kohl nell’intervista della rivista tedesca “IP” (Politica Internazionale). Da alcuni anni la Repubblica Federale di Germania non è più affidabile, ora però è arrivato il momento in cui la Germania e l’Europa devono assumersi le loro responsabilità.

IP:
L’“Affidabilità” Signor Kohl, una volta era il fondamento della politica estera tedesca, invece l’ex-cancelliere Schröder, rifiutando di partecipare alla guerra in Iraq nel 2003, ha messo i rapporti transatlantici a dura prova. Ora si aggiungono l’astensione rispetto all’intervento in Libia nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, una solitaria rivoluzione energetica, e il riluttante impegno per la crisi in Grecia e il salvataggio dell’Euro. La Germania ha perso la sua bussola?

Helmut Kohl:
Purtroppo non possiamo che constatare che è così che stanno le cose. La Germania da alcuni anni non è più affidabile, né in politica interna, né in politica estera. Anche se lo si dimentica spesso, Konrad Adenauer schierandosi senza ambiguità con le potenze occidentali non si era affatto procurato solo degli amici; per imporre la sua politica ha dovuto affrontare, soprattutto in patria, resistenze di ogni tipo, ma è riuscito a creare un’impostazione di fondo chiara e affidabile su cui si sono potuti basare tutti i cancellieri successivi. Mi ricordo dei mesi drammatici della svolta degli anni 1989/90. Anche se la mia linea verso la riunificazione della Germania ha portato a far vacillare brevemente la fiducia dei nostri vicini e dei nostri partner nel mondo nei nostri confronti, abbiamo tuttavia superato la prova in modo brillante. Nel circolo dei nostri alleati occidentali ha contribuito in modo fondamentale il fatto che contemporaneamente all’unità tedesca ho sempre tenuto fede alla nostra politica europeista, promuovendo l’approfondimento della Unità europea con delle iniziative molto concrete. La riunificazione del nostro paese in pace e libertà in neanche un anno dalla caduta del muro, fino alla firma dei trattati e il Giorno della Riunificazione sono un impressionante esempio del credito di fiducia che ci siamo guadagnati con il nostro lavoro nell’arco di tanti anni. Non era scontato aspettarsi che in questi tempi difficili e insicuri i nostri partner e vicini restassero al nostro fianco, e questo per noi rappresenta un obbligo per il futuro, non lo si può sottolineare abbastanza.

IP:
Prendendo in considerazione i punti che Lei affronta nella sua domanda, guardando lo sviluppo degli anni recenti, mi chiedo, quale sia la posizione della Germania in questo momento e quale sarà in futuro. Lo stesso si chiedono anche i nostri vicini e alleati all’estero. Di una cosa, mi sono accorto recentemente, così come anche altri: alcune settimane fa, quando il presidente americano Obama è venuto in Europa, ha visitato Francia e Polonia, ma non è stato in Germania. Dopo tutto quello che noi tedeschi e americani abbiamo passato e vissuto insieme, e che tutt’oggi ci unisce profondamente, mai avrei  pensato che il presidente americano in carica potesse venire in Europa e non visitare la Germania, di fatto ignorandola completamente.

Kohl:
“Dobbiamo stare attenti a non perdere interamente la fiducia dei nostri alleati. Dobbiamo ritornare quanto prima alla nostra tradizionale affidabilità. È necessario rendere chiaro agli altri quale sia la nostra posizione e in quale direzione vogliamo andare, far capire qual è il nostro posto sullo scacchiere geopolitico e, che abbiamo valori e principi che difendiamo e promuoviamo costantemente. Sopratutto dobbiamo decidere tutti insieme e trovare una linea congiunta da seguire anche qualora dovessimo trovarci a fronteggiare grandi difficoltà”.

IP:
La politica estera della Germania sta cambiando. Come si spiega questo fatto?

Kohl:
Questa domanda prende la stessa direzione di quella riguardante la bussola. Se non si possiede una bussola, cioè se non si sa dove ci si trova e dove si vuole andare, vengono a mancare anche competenza e forza creativa nella leadership, e semplicemente non siamo in grado di attenerci con continuità alle decisioni prese nella politica estera tedesca perché manchiamo di consapevolezza. La situazione è tanto semplice quanto complicata. I rapporti transatlantici, l’Europa unita e in particolare la cooperazione con quegli alleati che sono più piccoli  ma comunque di pari dignità, l’amicizia franco-tedesca, i rapporti con i nostri vicini nell’Est e sopratutto con la Polonia, la nostra relazione con Israele, le responsabilità a livello mondiale; sono questi i fondamenti a cui la nave Germania è rimasta saldamente ancorata nel passato e che io ritengo validi ancora oggi, anche se sarà necessario adattarli al presente con tutte le sue sfumature. Se abbandoniamo questi nostri ormeggi, galleggeremo – in senso figurato – senza bussola e senza ancora nell’oceano, correndo il rischio di diventare inaffidabili e perdere la nostra identità. Le conseguenze sarebbero catastrofiche: verrebbe a mancare la fiducia di fondo che abbiamo guadagnato, si amplificherebbe il senso di incertezza e in ultimo la Germania rimarrebbe isolata. Credo che nessuno si auspicherebbe un tale risultato.
Quello che mi irrita e allo stesso tempo mi fa riflettere sono le opinioni che sentiamo ripetere in continuazione: oggi tutto è cambiato, il mondo non è più così semplice, dopo la fine della Guerra fredda ogni cosa è diventata più complessa anche per la politica, perché stiamo vivendo un momento di crisi di portata storica, che porta sempre nuove sfide. È vero che fino agli anni 89/90 il mondo era più facile da capire, perché, per cosi dire, esistevano solo due poli.
Anche se la pianificazione politica era fondamentalmente meno complessa e le sfide da affrontare meno imponenti, è controproducente trarre facili conclusioni e promuovere l’idea che tutto fosse piú facile all’epoca della Guerra Fredda, quando avevamo un mondo spaccato in due parti, una libera e l’altra oppressa, la nostra patria divisa, e vivevamo un periodo di incertezze costanti con la minaccia di una nuova guerra mondiale. Questo atteggiamento rende solo palese l’attuale senso di scoraggiamento verso nuove sfide e nuove opportunità e rivela una eclatante mancanza di conoscenze storiche insieme alla consapevolezza di come fosse in realtà difficile agire responsabilmente in quell’epoca.

Per fare il punto della situazione: gli enormi cambiamenti che avvengono nel mondo non possono essere una scusa per chi non ha una posizione o idee per il futuro. Al contrario: sono proprio gli enormi cambiamenti a richiedere una posizione stabile e chiara, affidabilità e continuità. Mi riferisco soprattutto alla politica; tanto più diventa complesso il mondo quanto più diventa importante che coloro che devono prendere le decisioni si assumano le proprie responsabilità e che dimostrino le loro capacità di leadership, rappresentando le loro opinioni e principi e dando risposte in modo chiaro e ripercorribile. Solo così sarà possibile creare certezza e affidabilità in un mondo complesso, guadagnandosi fiducia nel tempo e coinvolgendo anche gli altri. Unicamente in questo modo sarà possibile raggiungere gli obiettivi in modo costruttivo. Allo stesso tempo dobbiamo smettere di interpretare i cambiamenti nel nostro paese e nel mondo come minacce e accadimenti di portata storica. Piuttosto è vero il contrario: dobbiamo percepire ed accogliere i cambiamenti come chance e in generale rendere le persone più fiduciose verso questi cambiamenti.

DOMANI SARA’ PUBBLICATA LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA

In collaborazione con la rivista Critica Sociale

Per “bere il sole, scaldarsi al chiaro di luna” ho incontrato: Julia.

23 luglio 2011

Intervista di Angela Contessa – Associazione culturale “robe da Favola”

Julia è una giovane musicista (suona la fisarmonica) e musico terapeuta: ha radici italo/tedesche, vive e lavora a Darmstadt in Germania. Attualmente lavora come dipendente di un ospedale, con progetti di musicoterapia sia nella sezione di medicina palliativa che  in un reparto geriatrico. Presta servizio anche presso un’istituzione per pazienti psichiatrici. Ho avuto il piacere di incontrarla durante il mio soggiorno nella sua città, ospite di amici comuni che me l’hanno presentata. Ha occhi chiari e trasparenti capelli biondi, un viso acqua e sapone. Durante una serata trascorsa insieme, abbiamo improvvisato insieme una seduta di musicoterapia alla quale ha partecipato anche la famiglia che ci ospitava. Da quella condivisione è nata la disponibilità di Julia a mettersi in sintonia con lo spirito delle proposte di “Bere il sole, scaldarsi al chiaro di luna” e a rispondere alle domande dell’intervista… Sceglie lei di non partire dalla prima, ma dall’ultima domanda, tra quelle che le ho scritto per facilitare il colloquio. E procede con ordine, con un ritmo rallentato, un po’ per trovare le parole in italiano, un po’ in linea con il suo stile meditativo.

In che modo la tua creatività ti ha migliorato o migliora la tua vita?

Ho l’impressione di cambiare prospettiva entrando nel mondo creativo e quindi di trovare nuove soluzioni per le situazioni della vita anche professionale. La creatività è uno spazio in cui voglio entrare il più possibile nelle mie giornate,  e che cerco anche di condividere con i miei clienti, è uno spazio che unisce gli uomini, le energie, non solo delle persone, ma le energie che ci sono dappertutto, è uno spazio largo, che allarga, che unisce  e che ispira, è anche un motore per me.

A te, cosa regala il silenzio?

Considero il silenzio un   regalo, perché se arrivi lì, quello è il regalo, il punto finale di ogni percorso. Sulla strada ci sono altre cose da vivere, da superare, ma il silenzio è il regalo, collegato con la serenità, con la calma, con la pace. E’ superiore alle emozioni che ci tirano in una direzione o che ci mettono in prigione, è uno stato di libertà..

Il mondo delle favole ispira o ha ispirato il tuo lavoro? 

E’ un mondo che mi interessa, ma nel mio lavoro finora non è la cosa principale, Sì, ora vedo le metafore, più che da piccola, vedo le fiabe meno crudeli: a volte lo sono, ma ora le vedo in modo più immaginativo.

La tua favola preferita? Con quale personaggio o situazione ti identifichi?

Mi piace molto il Principe Ranocchio, lo sviluppo della principessa che all’inizio è piena di angoscia e di schifo e poi invece bacia il ranocchio. E’ una favola terapeutica, come tutte le favole, non l’abbiamo inventata noi … la terapia.

Quali sono le tre costanti della tua giornata?

Sicuramente la meditazione, la considero un vero  momento di riposo. Mi siedo in un posto dove posso guardare un aspetto della natura, un bel fiore, un bell’albero, momenti di respirazione… Poi momenti di incontrocon colleghi, con i miei cari, con i clienti, con amici. Ma mi piace mangiare  bene, nel senso di “cibo salutare”, può essere collegato al primo punto, quello della meditazione, momenti dove mi prendo il tempo di preparare una cosa anche semplice ma che mi fa bene,

Che progetti hai per il futuro?

Fare studi superiori, o workshops per approfondire certi argomenti di musicoterapia o terapia in generale. Vorrei anche fare una tournè anche in Italia con la mia band di musica latino-americana (siamo tra 3 e 6 persone).

Mi sembra di capire che la natura ti ispira moltissimo?

Vero, la natura, come  suoni, colori, forme, la natura ispira anche il mondo della tecnologia: sia gli aerei sia le navi copiano molto dagli animali. Sì, la natura mi ispira, anche il suo silenzio, la sua radicalità, il fatto che la vita può essere anche crudele, la natura è bellissima ma non domanda il permesso, non è una cosa personale, supera l’individualità..

L’ho invitata di cuore in Italia,  la ringrazio per la sua trasparenza, per questo suo parlare immediato e semplice, molto modulato, quasi come un canto  che attinge da esperienze di incontro, di suoni e di silenzi. Se potesse, parteciperebbe volentieri agli incontri di “Bere il sole, scaldarsi al chiaro di luna”. Che vogliono appunto offrire agli adulti spazi di ascolto e di immersione nella natura, per poi scendere in se stessi e scoprire le radici della propria creatività, anche grazie al silenzio. Il prossimo appuntamento infatti  è sabato  23 Luglio, presso località La Pila di Bettona, dalle ore 17 alle 23. A guidare l’esperienza di mediazione artistica, che avrà per titolo: “Allineamento, cammino in equilibrio”, sarà Marta Sebben.

Per  informazioni e per prenotare  inviare un messaggio al numero 333.6196266

 

Per Associazione culturale “robe da Favola”

Angela Contessa

 

 

Roberta Calce: “Mi rende felice rendere felice”

4 luglio 2011

Emanuela Marotta

Intervista di Emanuela  Marotta –  Fonte: Culturalnews.it

E’ bastata una stretta di mano ad una manifestazione sportiva per disagiati a Bastia Umbra in provincia di Perugia, dove Roberta presentava, per far nascere, dopo una reciproca e breve presentazione, un incontro divenuto poi intervista.  Momento piacevole e divertente come Roberta Calce, voce radiofonica, orami non più, ma tanto amata, di Radio Subasio.

Chi è Roberta Calce? Mi puoi parlare un po’ di te?

Parlare di me? Non è facile per una ipercritica quale sono, posso dirti che provengo da una famiglia che mi ha insegnato i valori della vita ed io ho cercato di fare lo stesso con i miei splendidi 3 figli. Sono diventata nonna 2 anni fa ed ora da pochissimo è arrivata la prima femmina in una casa di soli uomini: non poteva che chiamarsi Eva.

Roberta Calce

A cosa ti dedichi ora? Hai una passione?

A parte fare la mamma e la nonna, ora sono impegnata nella poesia, ho aperto quasi due anni fa un sito “Poesie in Calce” dove attualmente ha ricevuto più di 27.000 visite, dicono sia un bel risultato, alla faccia di chi dice che la poesia sia morta. Ho scritto tre raccolte di poesie, l’ultima in dialetto romanesco, la recensione è stata fatta da Ricky Memphis e altri due autorevoli firme. Inoltre una compagnia acquistò la prima raccolta e ne fece un recital, ho visto la mia anima sul palco, è stata una grande emozione. Si, ho la passione per la poesia ed è nata nello stesso periodo della radio, è stato tutt’uno. Sono diventata anche ambasciatrice dei diritti umani e dell’istituto Serafico di Assisi, questo perché  stare a contatto con i bambini,  in modo particolare con quelli più disagiati, mi da tanta felicità. Riuscire a vedere il loro sorriso sincero è qualcosa che non ha prezzo. Tutti i ricavati delle raccolte che faccio sono devoluti in beneficenza.

Hai parlato di radio, com’ è iniziato il tuo lavoro da speaker radiofonica e perché è finito?

Da che sono nata credo di aver subito parlato, avevo questo “dono”, quello della comunicazione. Ho iniziato a fare radio nel 1976 e da lì è nato il grande amore, un amore eterno, un amore che ancora fa venire i brividi quando ne parlo. E’ stata un’esperienza che ho portato avanti con la passione sempre in primo piano, mai per opportunismo. Ho presentato serate di ogni genere, dalla cultura allo spettacolo, ho lavorato a fianco di Paolo Mosca, di Paolo Fox, di Severino Gazzelloni e moltissimi altri. Mi chiedi come è finito il mio rapporto con la radio? Ancora me lo sto chiedendo, non c’è stata una spiegazione, la decisione è stata unilaterale, cioè hanno deciso loro e senza preavviso.

Si può amare il proprio lavoro e soffrire per la sua perdita, soprattutto quando è fatto con tanta devozione, studio, passione e bene come lo facevi tu. Tanti giovani oggi soffrono per le molteplici difficoltà che ci sono per realizzare i propri sogni, cosa gli suggerisci?

Si, si può amare il proprio lavoro ma anche soffrirne per la perdita. Per tutti coloro che vogliono intraprendere questo lavoro non devono fare altro che avere, per prima cosa, la passione poi metterci la buona volontà, iniziando da piccole emittenti per fare esperienza, poi credo che bisogna averla innata la capacità di fare radio, non c’è bisogno di scuole, bisogna essere se stessi, perché chi ti ascolta percepisce attraverso le parole chi sei, e se hai un’anima o no. Devi essere trasparente e donare solo e sempre serenità.

Cosa ti ha reso felice in passato e cosa invece ti rende felice ora?

In passato mi ha reso felice ogni cosa che ho fatto, mi piace ricordare le cose belle, i dispiaceri e le delusioni le abbiamo avute tutti. Ovviamente i figli in primis e l’arrivo di Daniel e Eva, i miei nipoti. Mi rende felice, rendere felice.

Piaci a molti e ti definiscono una persona solare, vivace, divertente e intraprendente. Non avrai mica appeso il tuo lavoro al chiodo?

Appendere il mio lavoro al chiodo? Mai e poi mai è la mia vita, sarebbe come chiedermi di smettere di respirare. Non credo che crescerò mai, nonostante i miei 51 anni mi sento di averne 23 e ho esagerato. Crescere fa bene solo per continuare a vivere, ma se si riuscisse a vivere con una personalità infantile sarebbe il massimo…i bambini insegnano molto!

Concludendo, vuoi aggiungere qualche riflessione sul mondo di oggi?

Il mondo di oggi ha bisogno di supporti, di esempi che siano di uguaglianza e di giustizia. Il mondo di oggi è come quello di ieri e l’altro ieri, nulla cambia se non lo vogliamo, se oggi stiamo in queste condizioni è perché ormai l’egoismo invade ogni essere umano, ognuno pensa al suo orticello e per quei pochi che cercano di creare qualcosa di diverso sarà sicuramente sempre più difficile, ma io credo molto nei giovani, non denigriamoli troppo e non diciamo che “ai miei tempi non le facevamo queste cose!”,  si che le facevamo, solo che eravamo in meno. Inoltre aggiungo che non accendere la televisione per almeno 1 settimana può far molto bene, io ormai sono 5 anni che non ce l’ho. La tv distrae dal mondo e dalla realtà, ci fa vedere quello che vogliono e intanto ci perdiamo le cose belle della vita. Iniziamo ad insegnare ai figli cosa vuol dire assaporare le piccole cose della vita e che non è facile arrivare al successo come ci vogliono far credere, l’istruzione è fondamentale e bisogna usare le proprie capacità donandole al prossimo, può recare piacere agli altri e a se stessi.

Crollo al Teatro Verdi di Terni: quale futuro per la gestione della cultura?

24 febbraio 2011

di  Marina Antinori

Marina Antinori

Intervista a Dario Guardalben membro del  consiglio comunale di Terni per il Pdl ( con esperienza pluriennale ); per le sue competenze è stato nominato nel novembre 2008 dal Ministro Gelmini Consigliere Esperto presso il CNAM, Consiglio Nazionale dell’Alta Formazione Artistica e Musicale; dal 2009 rappresentante per il Ministero al Consiglio Accademico dell’Accademia di Belle Arti di Perugia ” Pietro Vannucci”; pubblicista; professore ordinario nei licei.

Professore qual è la situazione della gestione museale di Terni?

Mi occupo da anni di tante realtà nazionali ed umbre per quanto riguarda la cultura, per questo sto dando il mio contributo in consiglio comunale in proposito alle ultime vicende. Vidi fin

Dario Guardalben

dall’inizio con molta perplessità la volontà che fu espressa dalla precedente giunta Raffaelli di dare l’amministrazione di tutte le strutture che  hanno a  che fare con la cultura e l’arte ( il complesso dell’ Ex-Siri, il teatro Verdi,  Carsulae, il palazzo Primavera, ecc …) ad un’unica gestione. Non ne vedevo la convenienza, poiché la spesa era molto sostenuta, là dove la direzione diretta di alcuni di questi settori poteva rimanere in capo all’amministrazione comunale come nel caso del Verdi. Da un punto di vista formale si era costituita una gestione temporanea d’impresa tra un soggetto molto grande,“l’Associazione Civita”, leader in Italia per le manifestazioni culturali; è noto che ha saputo ben organizzare eventi come la Mostra del Perugino e del Pinturicchio a Perugia di richiamo nazionale ed internazionale.  Civita ad ogni modo mi lasciava molto dubbioso come gestore di bacini culturali. Questo grosso soggetto fu affiancato da una serie di cooperative già operanti sul territorio, che si segnalavano per la  buona volontà, ma con risultati modesti. L’operazione nel suo nascere non era convincente, poi ci sono stati anche dei comportamenti individuali che hanno generato polemiche di ampia discussione in città ( in riferimento all’ex-assessora) che sono finite sui giornali. Su quest’argomento non voglio ritornare, quello che mi interessa è il risultato. Da tutto ciò venne fuori il “Progetto Caos”, dove anche qui si possono fare delle osservazioni riguardo alla scelta delle opere, la disposizione delle stesse, e sulla capacità d’attrattiva e inventiva. Al di là delle competenze delle singole persone, tra cui alcune preparate, quello che io ho notato è che si resta su un piano che è quello che avevamo visto nella gestione del secondo Raffaelli, con a iniziative legate anche a fenomeni d’avanguardia, in taluni casi anche con nomi di grande risonanza a livello nazionale ed internazionale, ma si rimane nel ristretto ambito degli esperti.

Sì, tuttavia un amministratore locale cosa dovrebbe fare per migliorare la situazione?

Il quesito che bisogna porsi come amministratore locale è: sono in grado di mettere in equilibrio la necessità far qualcosa di pregio, raffinato e di alta qualità con l’esigenza di attrarre pubblico, visitatori, e di dare alla città la percezione della presenza di una cultura? Il nodo è questo. L’amministratore locale che si occupa di cultura deve porsi questo scopo di dare alla città la percezione di una cultura diffusa,  che ha a volte i caratteri del nazional-popolare, ma

Caos, museo Terni

anche atta a suscitare interesse, a fare cassetta e turismo. Questo tipo di esigenza si può coniugare con la volontà di cercare l’esclusivo, il raro e l’evento per gli addetti ai lavori, ma bisognerebbe saperlo bilanciare, altrimenti si resta autoreferenti. Quello che vorrei emergesse da questa intervista è il mio apprezzamento per chi cerca l’autore di grido o d’avanguardia, perché significa affacciarsi sulle nuove frontiere dell’arte e del teatro, ma riconosco che c’è il rischio del disprezzo di tutto ciò che non è del proprio ambito. Questo si nota, a volte, ed è sgradevole: impedisce di trovare un punto d’incontro. Ad esempio sarebbe ragionevole proporre una stagione in cui ci siano degli eventi d’avanguardia, ma anche altri più popolari.

Ma in passato si sono organizzate delle mostre di notevole pregio presso il “il Caos”, come quella dedicata a Pier Matteo d’Amelia, che cosa non è andato?

Sì, se n’è ampiamente discusso anche in Consiglio Comunale.  È stato un evento significativo per la città ha avuto un numero abbastanza palpabile di visitatori, questo è indiscutibile. Tuttavia si tratta di una mostra, che pur richiamando qualche illustre personaggio, – notabili gli interventi all’inaugurazione del professor Mancini e quello del professor Sciolla di Torino-  poi però non ha avuto la risonanza necessaria perché i mezzi a disposizione erano modesti. E l’evento si è rivelato un flop. Civita in questo caso si è rivelata un flop, invece doveva essere la garanzia di eventi di grado internazionale; non c’è riuscita perché probabilmente necessitava di molti più soldi. A questo punto bisogna essere molto onesti: a noi a che cosa serve un grosso soggetto che poi alla fine se non ha somme molto alte, oltre a quelle ingenti che gli sono già state date, non riesce a fare quello per cui è stato chiamato?

L’Amministrazione Comunale è consapevole di questo? Se sì, riguardo questa spinosa situazione cosa si deciderà di fare?

Sì, ne è consapevole tanto è vero che spinta da esigenze di bilancio, tra l’altro severissime, sta decidendo di rivedere la convenzione con Civita. Infatti questa convenzione, essendo pluriennale, non può venire rescissa, ma si può aggiustare. Soltanto … quale sarà l’effetto? Io temo che avremo la stesa situazione con in più una mancanza di mezzi finanziari che impedirà qualunque evento di un qualche respiro. Questo è il mio timore che è molto di più di un timore. A questo si assommano alcuni fatti accaduti di recente, come il crollo avvenuto al teatro Verdi.

Ecco, a proposito di crollo di parte del controsofitto del teatro Verdi … questo episodio è stato scatenante di un acceso dibattito in Consiglio Comunale e ha generato sdegno nell’opinione pubblica. Al di là delle polemiche … nel concreto, come sarà possibile provvedere?

Non è un danno colossale, ma quello che è evidente è che da un lato c’è un teatro che è in gravi condizioni di agibilità e strutture. Ha bisogno di essere ripristinato, ma in modo serio.  Beh, non c’è tanto da stupirsene, dall’altra parte, c’è stata un’amministrazione che ha fatto una convenzione che dava in gestione un teatro già inagibile. Questo dà il pretesto al convenzionato Civita di poter declinare ogni responsabilità. Dunque anche in questo caso c’è stata una gestione assolutamente superficiale.

Cosa può fare un’amministrazione in difficoltà finanziarie di fronte a un bene come l’unico teatro degno di questo nome nella città e nel circondario?

Precisamente, per trovarne uno altrettanto adeguato bisogna arrivare ad Orvieto, in quanto altri teatri, come quelli di Amelia e Narni, pur essendo antichi e prestigiosi, non hanno sufficiente numero di posti a sedere. Infatti, con gli standard attuali non è possibile rappresentare ad esempio dei melodrammi in strutture piccole, il Ministero –conosco questi particolari, poiché lo vivo dall’interno- non dà finanziamenti se il teatro non rispetta canoni di grandezza della cavea, di capacità di ospitare un certo numero di orchestranti, etc … Un’amministrazione in difficoltà per risolvere la situazione del teatro Verdi potrebbe chiedere  a qualcuno in città, come la fondazione Carit ad esempio, di finanziare un bando, un concorso di idee.  È evidente che non serve solo un qualche intervento di ordinaria manutenzione, ma abbisogna di essere completamente ripristinato, e ci vogliono architetti … personaggi di alto spessore in modo che si possano fare dei progetti tali che il teatro Verdi diventi una chicca della città.  Il progetto può prevedere la reintegrazione nelle forme ottocentesche o una struttura moderna, ma deve essere di alto valore artistico. Poi si cercano finanziamenti sul territorio, l’amministrazione potrebbe destinare i pochi soldi destinati alla cultura, non pochissimi ma ci sono,  per tutta la durata di un intero mandato solo a questo progetto. Si tratterebbe di qualche milione di euro. Si potrebbe attuare la cessione dei palchi, o una tassa di scopo, oppure se non si vuole arrivare a questa misura che può essere sgradevole, trovare in città delle altre risorse. Se poi il teatro Verdi, luogo di arte e cultura, viene collegato in prospettiva al grande bacino musicale del territorio, – abbiamo il  Briccialdi,  l’unico liceo musicale della regione, tante organizzazioni private che operano nella musica e un concorso di valenza internazionale come il Casagrande- si avrebbe una grande molla. Tutte queste realtà messe a sistema,  in competizione virtuosa, in collegamento tra loro da un’amministrazione che ci sappia fare potrebbero diventare il fulcro di un’attività culturale che viene percepita, coinvolge la città, non appare arroccata su se stessa e autoreferente. Dà un prodotto commisurato ai mezzi …

teatro Verdi

Come su questo argomento, si può ragionare su altri aspetti: come mai non si è riusciti a trovare il mezzo per far in modo che ci siano agenzie turistiche in Italia e, fuori Italia, che propongano dei pacchetti che prevedano la visita alle Cascate delle Marmore, di Carsulae, di tutte le cose degne di nota a Terni ed il collegamento con delle manifestazioni artistico-musicali? Questo è un fatto curioso, che non mi spiego, visto che in altre realtà si trovano.

INTERVISTA A GIORGIO BARTOLINI CANDIDATO SINDACO AL COMUNE DI ASSISI

11 dicembre 2010

intervista di Francesco La Rosa

Giorgio Bartolini

Dopo l’intervento del candidato sindaco di Assisi nella sala gremita di pubblico e sostenitori, della Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli, dell’11 dicembre

Giorgio Bartolini perché si ricandida? È lo stesso motivo per cui mi sono candidato la prima volta nel 1997. Sento forte il dovere di dedicare parte del mio tempo per la crescita del territorio in cui sono nato e vivo.

C’è  ormai l’abitudine di inserire il nome del candidato simbolo della lista, anche Lei non si è sottratto… L’inserimento del nome “Bartolini” riportata nel simbolo non nasce da malcelati culti della personalità, vuole solo essere un modo per richiamare in maniera sintetica l’attenzione dei cittadini sulla mia esperienza di amministratore che sente l’impegno della cosa pubblica come un dovere civile, mettendosi al servizio dei propri cittadini e amministrare come sa fare un buon padre di famiglia.

Cosa  porta con sé della esperienza precedente? Nel 1997, insieme con tanti amici, ci proponemmo l’obbligo di portare un vento di cambiamento, per avere un territorio meglio amministrato, un territorio più vivibile, un territorio più moderno. Con duro lavoro e l’aiuto di tanti, ci siamo riusciti: il nostro comune è stato spesso portato come esempio anche dai cittadini di altri comuni dell’Umbria. Solo per fare qualche esempio: nuovi parcheggi, svincoli, sottopassi, pubblica illuminazione, ristrutturazione di palazzi storici, fontane e monumenti, scuole, riqualificazione di tutte le frazioni con tanti spazi di verde pubblico, miglioramento di tutti i cimiteri e la costruzione di una nuova Chiesa per il cimitero di pianura, il nuovo teatro Lyrick, la Strada Mattonata.

Grande impulso abbiamo dato alla cultura: come i convegni con la collaborazione dell’ufficio Onu e gli spettacoli del Lyrick che attirano persone anche da fuori regione e hanno fatto del nostro teatro uno dei migliori dell’Italia centrale per la qualità del cartellone. Ma soprattutto, anche se ci siamo riusciti solo in parte, abbiamo migliorato l’efficienza dei Servizi Comunali con una buona informatizzazione, con una maggiore attenzione al cittadino, colui che ci elegge, paga le tasse e quindi, a sue spese, mantiene i servizi pubblici.

Intorno alla sua figura sono state registrate però turbolenze politiche negli anni scorsi, come pensa di superarle? Come si sa, sono stato estromesso dall’amministrazione da Ricci, attuale sindaco. Quando nel 2005 egli propose la sua candidatura a Sindaco era fortemente osteggiato, e persino deriso, da elementi di AN di Perugia e Assisi. Poiché sotto il mio indirizzo aveva operato diligentemente, appoggiai con forza la sua candidatura e non volli sottomettermi alle indebite pressioni di queste persone che, per vendicarsi, fecero “cadere” la mia amministrazione. Quello che posso dire con certezza, ed il fatto è noto a tutti, è che al momento delle ultime elezioni regionali Ricci era pronto ad abbandonare quasi 2 anni prima il Comune di Assisi per candidarsi alla regione. Scrisse agli organi del partito di Roma e Perugia e comunicò alla stampa, che il 15 novembre 2009 pubblicò quanto da lui affermato, “che la sua esperienza di Sindaco di Assisi era terminata”. C’è da chiedersi se Ricci, nell’improbabile ipotesi che venga nominato sindaco, rimarrà in Assisi per cinque anni. Bocciata la sua candidatura alla regione dagli esponenti del PDL di Perugia e di Roma, lo scorso mese, non ricordando quanto proclamato a mezzo stampa soltanto un anno fa, smemorato, ha riproposto la sua candidatura a sindaco di Assisi, imposta proprio, dal responsabile regionale folignate Rossi e dal bastiolo Mantovani, gli stessi che lo avevano osteggiato per la regione.

Stiamo vivendo  una grave emergenza  economica, causata anche dal grande rallentamento dell’economia europea e americana, cosa pensate di  fare per l’economia? Qual è la ricetta che proponete alle forze politiche e sociali che vorranno sostenervi? Ritengo che dove c’è impresa c’è ricchezza. Il nostro, fortunatamente, è un comune con vocazione multipla: industriale, artigianale, turistica, commerciale e agricola. Già in questi anni passati abbiamo creato o completato nuove zone industriali a Petrignano e a Santa Maria e predisposto tante infrastrutture al servizio del turismo (Monte Frumentario, Palazzo Bernabei, Palazzo Vallemani). Ora queste ultime vanno completate con servizi adeguati  e messe a disposizione della cultura e del turismo, inoltre c’è da completare l’iter della zona industriale di Rivotorto. Per il turismo invece, occorre un piano speciale, elaborato da un indiscusso professionista di livello  internazionale come  Josep Ejarque, che ha elaborato i piani turistici di Barcellona e Torino e che ci ha relazionato recentemente in Assisi. In quella occasione ricordo erano assenti sia il Sindaco che l’assessore al turismo.  Occorre una più mirata comunicazione e attività di promozione. Infatti anche manifestazioni culturali di grande rilievo, come l’annuale Rassegna del Cinema non raggiungono il pubblico e non hanno ottenuto la giusta risonanza.

Le risorse comunali però tendono a diminuire, come farete? Pensiamo sia  fondamentale ricercare il concorso degli imprenditori privati. A questo proposito faccio presente che due progetti del Mercatino di Natale, che in Trentino Alto Adige attira migliaia di turisti dalla fine di novembre fino ai primi di gennaio, presentati da due gruppi di imprenditori, uno a Giugno e l’altro a Ottobre, non sono stati presi in considerazione dall’Amministrazione di Assisi, nonostante che uno dei due non necessitasse di impegni finanziari da parte del Comune, in quanto il budget di spesa di 150.000 € era assunto totalmente a carico degli imprenditori. Questa opposizione da parte degli assessori competenti, avallata dal Sindaco, è stata un’altra occasione perduta.

Oggi si parla molto di sociale, avete una ricetta anche per questo? È particolarmente doveroso in questo momento di difficoltà porre attenzione e aiuto concreto e attenzione ai problemi delle famiglie più bisognose. Ciò dovrà essere attuato con la collaborazione delle associazioni di volontariato.  Particolare attenzione sarà rivolta ai giovani per cogliere occasioni di lavoro con una più stretta collaborazione scuola-impresa ed aiutarli all’inizio delle loro attività artigianali in modo concreto (esempio Progetto Incubatrice). La creazione di un parco pubblico di alcuni ettari nella zona del Ponte Rosso è la risposta concreta  alle esigenze ricreative di tante famiglie dell’intero territorio.

E per lo sport? La costruzione del Palazzetto dello Sport, sotto l’aspetto amministrativo in stato ormai avanzato, sarà la risposta alle domande di tante associazioni sportive ed un esempio di collaborazione privato/pubblico.

La cultura, da sempre, è stata un fiore all’occhiello del comune di Assisi, pensate di continuare sulla scia delle attività precedenti o avete nuove idee? Assisi è un immenso teatro a cielo aperto, vocato con le sue strutture ad ospitare mostre ed eventi di livello internazionale, attività teatrali che solo il Lirick nel contesto dell’Umbria oggi è in grado di garantire.  Ci porremo sicuramente  in discontinuità con le attività culturali di “accatto politico”, che hanno il fine esclusivo di accrescere l’immagine di chi le ha promosse. Ed infine aver immaginato di poter concorrere alla designazione di Assisi nel 2019 quale capitale europea della cultura è una giusta cosa. Averlo fatto però in associazione con la città di Perugia, in violazione delle inderogabili norme previste dal regolamento europeo per cui capitale può essere una sola città, significa voler seguire sogni di gloria.

Per finire ci dice qualcosa delle due liste che l’appoggerano? Le liste “Sindaco Bartolini” e “Futuro per Assisi” sono composte da donne e uomini per lo più non avvezzi alla politica, ma animati da competenza, volontà e passione, con me condurranno questa campagna elettorale. Ovviamente siamo aperti a tutti i partiti e movimenti autonomi che hanno un programma condivisibile, pronti a discutere sulle  cose da fare, lontane da ideologie o personalismi. Quello che a loro chiediamo è solo chiarezza e lealtà.