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Iperico (Hypericum perforatum)

18 gennaio 2010

di Loriana Mari

Caratteristiche: uno dei nomi dell’iperico è millebuchi, perché, se guardato controluce, le sue foglie sono tutte bucherellate. Piccolo arbusto, dall’odore balsamico, che cresce nelle zone temperate di tutto il mondo. È ben riconoscibile anche quando non è in fioritura perché ha le foglioline che in controluce appaiono bucherellate, in realta sono piccole vescichette oleose da cui il nome perforatum. Le foglie sono opposte oblunghe. I fiori giallo oro macchiettati di nero ai margini hanno 5 petali delicati. Sono riuniti in pannocchie che raggiungono la fioritura massima verso il 24 giugno (ricorrenza di San Giovanni) da cui il nome popolare.

Proprietà: in erboristeria viene considerato un ottimo cicatrizzante e antispasmodico, oltre ad essere un eccellente rimedio contro gli eritemi e le scottature solari.

Alcuni studi clinici hanno dimostrato che l’iperico ha un’efficacia paragonabile ad alcuni psicofarmaci nella cura della depressione lieve e moderata. Il principio inizialmente ritenuto attivo era l’ipericina, ma i recenti sviluppi hanno chiarito che molte classi chimiche sono da considerarsi corresponsabili dell’attività: naftodiantroni (ipericina, pseudoipericina), floroglucinoli (iperforina), flavonoidi (amentoflavone), ed altri composti con probabili effetti di sinergia sia farmacodinamica sia farmacocinetica.

Habitat: in Italia è comune e cresce spontaneo negli incolti e lungo i margini di strade e sentieri, soprattutto su suoli calcarei, fino a 1600 m slm. Preferisce boschi radi e luminosi. Diffuso in tutte le regioni d’Italia, originario dell’arcipelago britannico,oggi in tutto il mondo. Predilige posizioni soleggiate e asciutte come campi abbandonati ed ambienti ruderali.

Storia, leggenda, mito e magia: l’uso dell’iperico si fa risalire ad Ippocrate, Dioscoride, Galeno e Plinio il vecchio, soprattutto come unguento per guarire la sciatica, ferite e ustioni.

Nel 1500 Paracelso le attribuì proprietà curative che, secondo la teoria delle segnature, la struttura forata delle foglie e il fatto che la pianta si colora di rosso, come il sangue, è adatta a curare le ferite. Inoltre ai suoi semi si attribuiscono le proprietà di “cacciar fuori le pietre dai reni e vale contro i morsi degli animali velenosi”

E’ conosciuta anche come erba di S. Giovanni perché fiorisce nel periodo del Santo, è chiamata anche scacciadiavoli poiché la tradizione popolare gli attribuiva poteri magici: si riteneva che allontanasse gli spiriti maligni e veniva utilizzato anche per purificare l’aria, infatti se schiacciato emana un gradevole profumo di incenso.

E’ una pianta molto efficace contro gli incantesimi, perché offre una vera protezione dalle fate. Essendo un simbolo del sole fu assai usata nella festa pagana del solstizio d’estate. Se si strofinano i petali gialli tra le mani colorano la pelle di rosso, probabilmente fu proprio questa particolarità a generare nel Medioevo la diceria popolare per cui l’iperico è uno strumento utile per la lotta contro il diavolo, un amuleto che teneva lontano anche gli spiriti cattivi. Motivazioni più serie hanno spinto a chiamare questa pianta “erba di S. Giovanni”. Si racconta infatti che i Cavalieri dell’ordine di S. Giovanni si curassero le ferite delle battaglie crociate  con il succo estratto dalle sue foglie.

Sin dai tempi più remoti l’Iperico è stato adoperato per allontanare gli spiriti malefici ed i demoni. I popoli del Nord ne appendono dei rametti sulle pareti e le finestre di casa come amuleto protettivo e portafortuna. Dominato dal Sole, l’Iperico è una pianta sacra al Dio nordico Balder.

La pianta è caricata auricamente oltre che per sua proprietà, anche dalla tradizione popolare, pertanto se tenuta in casa è una difesa contro le negatività. Invece non tutti sanno che l’iperico se è  raccolto di martedì  e di venerdì è di grande auspicio per i militari sia di ruolo che di leva. Deve essere portato addosso in un sacchettino di lino bianco e ricambiato ogni sei mesi. Dona forza e coraggio ed è potente come protezione contro le armi da fuoco, se portato con sé in un sacchettino di seta verde smeraldo durante la stagione invernale allontana i raffreddori e la febbre.

Piccole perle: uso esterno per piaghe e ustioni.

Decotto: 5 gr in 100 ml di acqua, fare lavaggi e applicare compresse imbevute. Olio: 30 gr in 100 ml di olio di oliva, aggiungere 10 gr di vino bianco e lasciar macerare al sole per 15 giorni agitando di tanto in tanto, filtrare e mettere sulle parti interessate.

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Giugno il solstizio estivo e le erbe di San Giovanni

31 ottobre 2009

san giovanni

 

di Loriana Mari

 

Giugno il solstizio estivo e le erbe di San Giovanni Tra le antiche tradizioni italiane legate alla terra e all’uso delle erbe c’è in  primo piano la tradizione della Notte di  S. Giovanni, festa di mezza estate, che ricorre pochi giorni dopo il solstizio d’estate. Tale giorno era considerato sacro nelle tradizioni precristiane ed ancora oggi viene celebrato dalla religiosità  popolare con una festa che cade qualche giorno dopo il solstizio, il 24 giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa latina si ricorda la natività  di San Giovanni Battista. Tutte le leggende si basano su di un evento che accade nel cielo: il 24 giugno il sole, che ha appena superato il punto del solstizio, comincia a decrescere, sia pure impercettibilmente, sull’orizzonte: insomma, noi crediamo che cominci l’estate, ma in realtà , da quel momento in poi, il sole comincia a calare, per dissolversi, alla fine della sua corsa verso il basso, nelle brume invernali. Sarà  all’altro solstizio, quello invernale, che in realtà l’inverno, raggiunta la più lunga delle sue notti, comincerà a decrescere, per lasciar posto all’estate. E’ così che avviene, da millenni, la corsa delle stagioni. Nella festa di San Giovanni convergono i riti indoeuropei e celtici esaltanti i poteri della luce e del fuoco, delle acque e della terra feconda di erbe, di messi e di fiori. Tali riti antichi permangono, differenziandosi in varie forme, nell’arco di duemila anni, benchè la Chiesa ostinatamente abbia tentato di sradicarli, operlomeno di renderli meno incompatibili con la solennità. Molte sono le usanze regionali italiane legate alla Notte di S. Giovanni: nelle campagne  l’attesa del sorgere del sole era  propiziata dai falò accesi sulle colline e sui monti, poichè da sempre, con il fuoco, si mettono in fuga le tenebre  e con esse gli spiriti maligni, le streghe e i demoni vaganti nel cielo. Attorno ai fuochi si danzava e si cantava, e nella notte magica avvenivano prodigi: le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme disegnavano nell’aria scura promesse d’amore e di fortuna, il Male si dissolveva sconfitto dalla stessa forza di cui subiva alla fine la condanna la feroce Erodiade, la regina maledetta che ebbe in dono il capo mozzo del Battista. Nella veglia, tra la notte e l’alba, i fiori bagnati di rugiada brillavano come segnali; allo spuntare del sole si sceglievano e raccoglievano in mazzi per essere benedetti in chiesa dal sacerdote. Bagnarsi nella rugiada o lavarsene almeno gli occhi al ritorno della luce era per i fedeli cristiani un gesto di purificazione prima di partecipare ai riti in chiesa. Non bisogna comunque sottovalutare il sapore magico legato a questa festività , in cui la devozione cristiana verso l’apostolo più amato da Gesù si mescola con una tradizione magica ben più antica, secondo la quale in quel giorno era particolarmente facile formulare pronostici per il futuro. Invece la notte che precedeva il 24 giugno era di rito il ritrovo delle streghe sotto i rami di un grande noce, mentre il giorno di S. Giovanni era il più adatto alla raccolta delle noci ancora immature per preparare il nocino. Dal punto di vista della tradizione erboristica molte sono le erbe solstiziali, erbe benefiche e medicine medievali per curare il corpo ed evitare il malocchio, per proteggere la casa e gli animali; sono dunque le erbe di S. Giovanni. Le erbe raccolte in questa notte hanno un potere particolare, sono in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro proprietà  sono esaltate; c’erano erbe per risolvere questioni amorose, ma c’erano anche le piante dellasaggezza. Piante speciali, rarissime in grado di donare a chi le avesse colte proprio nella notte del santo, chiaroveggenza e invisibilità . In quel caso, chi fosse riuscito a reperire la magica pianta nel bosco, dopo averla colta sarebbe stato inondato da una luce meravigliosa, poi si sarebbe sentito chiamare dalla voce di un proprio caro, un meccanismo attivato dal demonio per evitare di cedere il potere magico della pianta. Solo chi fosse riuscito a resistere alla chiamata, e non si fosse girato, avrebbe acquisito l’incredibile potere. Le più ricercate erano però le piante della buona salute, erbe in grado di donare forza e benessere a chi le avesse assunte. Con alcune di queste veniva fatta un’acqua, che una volta benedetta da un prete, sarebbe stata di buon augurio. Le erbe più note da raccogliere nella notte di S. Giovanni sono: l’iperico, l’artemisia, la verbena, il ribes rosso, il vischio, il sambuco, la mentuccia, l’aglio, la cipolla, la lavanda, il biancospino, la ruta, il corbezzolo e il rosmarino.