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E’ LA “SOTTOMISSIONE” DELLA SINISTRA FRANCESE ALL’ISLAM E ALLA TECNOCRAZIA GLOBALISTA AD AVER FATTO SORGERE LA LE PEN.

2 Mag 2017

macron-le-pen“La cartina parla da sola!”, scrive Gérard Couvert sul sito francese “Boulevard Voltaire”. In effetti è davvero eloquente. I dati del primo turno delle elezioni presidenziali francesi sono stati commentati in lungo e in largo, ma nessuno aveva pensato di sovrapporre la mappa dei Dipartimenti – con i relativi vincitori – alla mappa delle moschee presenti sul territorio francese.

 

Forse per autocensura – insinua Couvert – infatti il risultato è impressionante ed “è istruttivo sia sulla sociologia del voto e la sua probabile evoluzione, sia sugli sviluppi di civiltà che vedremo nel prossimo decennio”.

Il simbolo della moschea, nella cartina, ha tre grandezze diverse: il più grande indica che in quella zona c’è una moschea per meno di 7.500 abitanti; il simbolo a grandezza media per una popolazione dai 7.500 ai 12.500; il simbolo più piccolo tra 12.500 e 15.000 abitanti.

Nelle zone dove manca il simbolo non significa che non ci sono moschee, ma che ce n’è una per una popolazione oltre i 15.000 abitanti.

In pratica questa cartina è una rappresentazione della densità di popolazione musulmana nei diversi dipartimenti.

Per esempio nel Dipartimento Seine-Saint-Denis c’è una moschea per 3.500 abitanti, “che è un po’ più di quello che troviamo a Damasco”, spiega Couvert. Invece in Vandea c’è una moschea per 114.000 abitanti.

Ovviamente non è una mappa esattissima, perché diversi luoghi di culto islamici non sono dichiarati pubblicamente.

In ogni caso basta il colpo d’occhio per capire che le zone dove ha vinto Marine Le Pen si sovrappongono quasi esattamente alle zone a più alta densità di popolazione islamica. Mentre nelle zone dove l’Islam è scarsamente rappresentato ha vinto Macron.

E’ molto eloquente e non può essere una coincidenza casuale. Naturalmente ci sono anche altre componenti che hanno inciso sul voto, per esempio quelle di tipo sociale: l’ostilità o il plauso a questa globalizzazione e a questa Europa.

Sappiamo che Macron ha prevalso nella borghesia parigina, mentre nel voto operaio la Le Pen ha preso il 37 per cento, Mélenchon il 24 per cento, Macron il 16 per cento e Hamon il 5 per cento.

E’ probabile che al secondo turno i diversi malesseri e le diverse rabbie, si aggreghino. Per esempio convogliando sulla Le Pen molti voti andati a Mélenchon (lo scontento sociale, l’impoverimento, la rabbia dei ceti popolari). Ma anche i voti presi da un ex gollista anti Europa come Nicolas Dupont-Aignan, che al primo turno ha raggiunto il 4,7 per cento e che ora ha dichiarato di votare Le Pen. Mentre l’elettorato di Fillon dovrebbe andare, in parte, a Macron.

Resta tuttavia quell’impressionante sovrapposizione evidenziata dalla cartina di Couvert relativa all’islamizzazione.

C’è una Francia che assiste con sgomento a quella che Finkielkraut chiama “la disintegrazione francese”, cioè la trasformazione di quel paese in un’altra cosa, senza più identità e senza più la sua storia millenaria.

Sono cittadini da disprezzare e bollare come razzisti, populisti, islamofobi e fascisti?

O sono cittadini che pongono un problema serio e drammatico e sono da rispettare, da ascoltare e capire?

Vedono più acutamente il futuro della Francia loro oppure le élite che hanno portato la Francia e l’Europa a questo punto e che oggi sostengono il “multiculturalismo” e l’immigrazione di massa?

L’élite globalista, rappresentata da Macron, detesta le patrie nazionali e gli interessi nazionali (la finanza e il denaro non hanno patrie né frontiere).

Macron – come ha scritto ancora Finkielkraut – accompagna e teorizza quella disintegrazione della Francia.

Invece la cartina di Couvert ci dice che al primo turno ha votato Le Pen soprattutto chi ha la sensazione di trovarsi in un Paese in via di islamizzazione e vede il futuro dei propri figli com’è rappresentato nel romanzo “Sottomissione” di Michel Houellebecq.

Ma probabilmente al secondo turno voteranno Le Pen anche quegli elettori di Mélenchon e di Fillon che rifiutano un’altra sottomissione: alla grande finanza, alla Troika, alla Ue e alla Merkel.

Per questo il risultato potrebbe non essere così scontato come i media fanno pensare. Del resto sono gli stessi media che prevedevano (e sostenevano entusiasticamente) la bocciatura della Brexit e la vittoria di Hillary Clinton.

Antonio Socci

 

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Ronconi: Nessuna alleanza con partiti xenofobi

17 marzo 2015

saC’è ancora qualche giorno  perché il candidato di centro destra, Claudio Ricci, risolva una incompatibilità non solo politica ma anche morale conseguente alla alleanza con la Lega.

I popolari o chi si definisce tale, non si alleano né in Umbria né in alcuna parte con un partito xenofobo e lepennista. (more…)

ARMANDO SIRI E IL SUO PIN…”TU SEI LA CHIAVE”

5 dicembre 2014
Ilaria Onair

Ilaria Onair

Genovese di nascita ma milanese d’adozione, Armando Siri (10.08.1971), cresciuto con una formazione socialista autonomista (quella dell’ultimo Craxi), si riconosce anche negli insegnamenti del Vangelo e nel libertarismo economico di Hayek. Nel 2010 fonda il Partito Italia Nuova, un progetto politico che non vuole appoggiarsi né a destra né a sinistra. Nella primavera 2011 Siri corre come candidato sindaco del Pin per il Comune di Milano, ma la lista viene esclusa dal Tar per un vizio formale nella raccolta delle firme. Nel 2012 il tentativo si ripete, ma questa volta a Genova. Armando Siri compie i suoi studi a Genova, dove si laurea nella Facoltà di Scienze Politiche. Intraprende la carriera giornalistica, superando l’esame d’ammissione per l’elenco dei Professionisti nel 1998. È stato autore e produttore di programmi Tv prima di intraprendere la (more…)

Panico a Parigi: Front National primo partito, Le Pen si prepara a governare

6 luglio 2013
RITORNERANNO?

RITORNERANNO?

Il Front National di Le Pen sorpassa il Partito Socialista nei sondaggi per le elezioni europee, salendo al primo posto davanti all’UMP, i piddiellini di Francia. Secondo un sondaggio condotto dalla società YouGov, il partito di Marine Le Pen raccoglie il 19% dei voti, solo un punto dietro, l’UMP (18%). Il Partito Socialista arranca al 15% dei voti, alla pari del Fronte di Sinistra.

E Marine Le Pen è pronta. Il leader del FN ha affermato che nel caso vincesse le elezioni e andasse alla guida della Francia, il suo obiettivo sarà distruggere l’ordine esistente dell’Europa e forzare la rottura dell’Unione monetaria.

Oggi, questa, non è più una prospettiva implausibile. “Non possiamo essere comprati,” ha detto, traboccante di fiducia dopo che il suo partito si è assicurato il 46% (more…)

Al mio segnale… scatenate il (non) voto!

24 aprile 2012

La società si ribella alla mancanza di programmi politici che chiedono ai propri cittadini solo sacrifici, senza proporre soluzioni e vie d’uscita dalla crisi. E’ la stessa società che si ribella ai governi che non si coordinano con le politiche economiche tra nazioni e che per anni hanno ignorato l’entità del proprio debito pubblico. Ma un segnale può dare il cittadino, avendo a disposizione la più grande arma in dotazione alle democrazie tutte: il voto. E può dar quindi tale segnale, il cittadino stufo, votando agli estremi per protesta o non andandoci affatto a votare, per altrettanta protesta: forme dicotomiche di uno stesso disagio sociale. La “cartina di tornasole” di quanto fin sopra sostenuto è ciò che è avvenuto ieri in Francia. Un francese su cinque si è astenuto dal voto, il 18% circa della popolazione francese ha invece votato per lo schieramento di estrema destra della signora Le Pen. Cifre astronomiche, si direbbe, ma che il politologo Galli definisce, invece, di ordinaria amministrazione. Come cioè sempre accade quando ci si ritrova in particolari momenti di crisi in congiuntura nazionale e internazionale. Un segnale, quindi: per alcuni di arresto (lo stop), per altri… di semaforo verde. Ma pur sempre le due facce della stessa medaglia, addirittura con effetti sull’andamento della borsa…

Costanza Bondi