Posts Tagged ‘luce’

PERUGIA, ALLA CITTÀ DELLA DOMENICA È NATA ‘LUCE DI FUOCO’

18 maggio 2017

luce

Il cucciolo di bisonte americano porta la famiglia a cinque esemplari

Il parco Città della Domenica si allarga. Pochi giorni fa è, infatti, venuto alla luce un cucciolo di bisonte americano che porta la famiglia a cinque esemplari. ‘Luce di fuoco’ è il nome della piccola appena nata. “Avendo trovato un habitat idoneo nel parco – spiega Alessandro Guidi, direttore della struttura – ogni due anni, come in natura, i bisonti americani puntualmente si riproducono e crescono, questo grazie anche alle cure e alle attenzioni di curatori e veterinari”. (more…)

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Arte: “Germogli di Luce” alla Rocca Paolina

18 marzo 2016
palel alessandra - martinelli michele

Alessandra Palel e Michele Martinelli

Si apre mercoledì 23 marzo alle ore 17 a Perugia, nella Sala Cannoniera della Rocca Paolina, la mostra internazionale di pittura, scultura e fotografia “Germogli di luce”, che gode del patrocinio del Comune di Perugia e dell’Enciclopedia d’Arte Italiana. La rassegna è curata da Alessandra Anca Palel e dal maestro Michele Martinelli nell’ambito della manifestazione “Sentieri di pace”, promossa dall’Associazione Oxygene. La mostra, che sarà inaugurata dal critico Alberto Moioli, si caratterizza come preludio a quello che sarà uno degli eventi artistici più attesi dell’anno a Perugia, ovvero la mostra itinerante “L’arte uccide la mafia” ideata da Giorgio Gregorio Grasso, che toccherà tutte le regioni e che approderà nel capoluogo umbro, sempre alla Rocca Paolina, dal 13 al 29 novembre prossimi. L’idea di Oxygene, molto attiva, è quella di “sensibilizzare le persone a divenire parte attiva di un cammino condiviso nel diffondere un messaggio di pace, che passa attraverso l’uguaglianza, il rispetto dei diritti umani, il dialogo e la comunicazione interculturale, dove l’arte è intesa come linguaggio universale e legante tra i popoli”. (more…)

PERUGIA: Notte di luce tra le antiche mura della città

31 agosto 2015

palt

3 novembre 2014

23 settembre 2014

Amt Luce Foligno

10 settembre 2014
Stampare e ritagliare

Stampare e ritagliare

Stop ai balzelli su acqua ed energia !

20 settembre 2012

di Carla Spagnoli

Nonostante le continue e giuste proteste dei cittadini contro l’applicazione di un deposito cauzionale sui contrati di utenza per il servizio idrico, Umbra Acque non demorde! La (more…)

GIOVANNI PAOLO II : LA LUCE DELLA FEDE E DELLA SPERANZA

11 maggio 2011

di Vincenzo Luigi Gullace

Osservando con il consueto meravigliato stupore il firmamento, aldilà delle stelle, si può scorgere una nuova luce, quella del Beato Giovanni Paolo II. Un Pontefice che ha goduto di un’immensa grazia divina, ovvero guidare la Chiesa Cattolica per ben 27 anni. In questo lungo periodo, egli ha proseguito nell’opera di rinnovamento avviata dai suoi predecessori, in particolare dal Beato Giovanni XXIII; opera di riconciliazione e di nuova e feconda evangelizzazione. Dinanzi al fallimento della politica mondiale, al relativismo dilagante, alle ideologie fuorvianti ed ipocrite, ad una globalizzazione che invece di diminuire aumenta il solco che divide la povertà dal benessere, un’inaspettata potente luce di fede e di speranza, si è accesa il 16 ottobre 1978 con l’elezione di Karol Wojtyla al soglio Santo di Pietro. La storia dei Conclavi è fitta di dispute e di elezioni che in talune circostanze hanno portato a soluzioni mediate, come nel caso di Papa Celestino V, venerato dalla Chiesa come Santo ed eletto Pontefice nel 1294 per calmierare gli animi dei contendenti dell’epoca che non trovavano un accordo; dunque una soluzione comoda e di transizione, considerata l’età e le non buone condizioni di salute dell’eremita divenuto, con viva sorpresa dello stesso Celestino V, Vicario di Cristo per la chiesa Cattolica. Nel caso di Karol Wojtyla la scelta giunse inaspettata e fu assai coraggiosa, ma più che mai indirizzata e voluta dallo Spirito Santo. Fu eletto Papa un giovane Cardinale Polacco con soli 32 anni di sacerdozio alle spalle: quasi insignificante nel contesto del Conclave, poco conosciuto e senza incarichi di rilievo né in Vaticano, né nel suo Paese. Giovanni Paolo II diede subito la sensazione al mondo intero che la Chiesa Cattolica aveva voltato pagina; la sua grande umiltà, la potente energia e la robusta fede che lo animava ne faceva un trascinatore sin dalla giovane età, ed un esempio nella delicata fase del pontificato. Prima di rispondere alla vocazione sacerdotale e dedicare completamente la propria vita a Dio, egli spiccava per l’energico e fattivo impegno denso di particolare attaccamento ai valori familiari, delicato amore per la sua Polonia, concreto operare sia nel sociale, sia nella cultura, rifiuto della violenza e immenso amore per il prossimo. Già si poteva intravedere il suggestivo progetto che Dio aveva riservato alla sua Anima! Fu un sacerdote insaziabile nello studio che approfondiva senza tralasciare alcun particolare sia nelle materie religiose, sia in quelle secolari; altra dote universalmente riconosciuta era la grandissima umanità che esercitava con pacatezza riflessiva e coinvolgente. Queste doti certamente ispirate, lo portarono a scalare in breve tempo i gradini della gerarchia ecclesiastica, con indiscusso merito e apparentemente senza difficoltà. Fu criticato da una parte della Chiesa per i suoi modi ritenuti troppo “gentili” con il regime comunista che opprimeva la Polonia, in verità egli sapeva bene che mantenere alto il livello dello scontro tra la Chiesa ed il potere politico non avrebbe giovato ad alcuno, e la storia gli ha dato ampiamente ragione; fu, altresì, costantemente spiato e ostacolato dal regime che lo riteneva un personaggio potenzialmente pericoloso, ma la fede era con lui ed egli ben sapeva di poter confidare in Dio sempre, e così coloro che lo tenevano sotto controllo lo sottovalutarono; essi non potevano sapere che in quell’uomo, solo all’apparenza debole, agiva la potenza dello Spirito Santo. Giovanni Paolo II ci lascia una cospicua eredità di insegnamenti. Il più importante è che l’amore verso Dio e verso il prossimo è l’arma più potente per vincere nella famiglia, nella società, nella politica. Per vincere nella vita per la vita. Con il suo lungo pontificato, egli ci ha voluto ricordare che la strada per la santità è aperta a tutta l’umanità, è sufficiente volerla percorrere. Concludo questo modesto e breve ricordo del grande Giovanni Paolo II con una meravigliosa preghiera di San Luigi Maria Grignion de Montofort, posta alla fine di un bellissimo libro scritto dal Montofort che Papa Wojtyla amava leggere spesso “ Il trattato della vera devozione a Maria”  uno dei libri più odiati da Satana . “Gloria a Gesù in Maria! Gloria a Maria in Gesù! Gloria a Dio solo! “

XVII Trofeo RiLL, il miglior racconto fantastico

20 marzo 2011

Scadenza 15 aprile 2011
C’e’ tempo sino al 15 aprile per partecipare al XVII Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico. Curato dal 1994 dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare, il Trofeo RiLL e´ un premio letterario per racconti di genere fantastico: fantasy, fantascienza, horror e, in generale, ogni storia che sia per trama e/o personaggi al di la´ del “reale” e del “verosimile”.
Sono oltre 200 i racconti che hanno partecipato a ciascuna delle edizioni piu´ recenti, provenienti da tutta Italia e dall´estero (Australia, Canada, USA, oltre che paesi dell´Unione Europea…). La giuria del concorso e´ ampia e articolata, e vede fra i propri membri
gli scrittori Giulio Leoni, Luca Di Fulvio, Sergio Valzania, Mariangela Cerrino, Pierdomenico Baccalario, Gordiano Lupi, Massimo Pietroselli, Donato Altomare, Massimo Mongai, il sociologo Luca Giuliano e i giornalisti ed esperti di scrittura creativa Andrea Angiolino e Beniamino
Sidoti. La premiazione del Trofeo RiLL si svolge da sempre l´ultimo week-end di ottobre, nel corso del festival internazionale Lucca Comics & Games. I migliori racconti di ogni edizione sono pubblicati nelle antologie della collana “Mondi Incantati”; ciascun volume ospita sia racconti di autori premiati sia di scrittori giurati del Trofeo RiLL.

Per maggiori informazioni si rimanda ai contatti telematici di RiLL, o
alla manifestazione Roma Comics & Games (18-20 marzo), cui l´associazione
partecipera’ con un proprio spazio espositivo (stand RiLL, area
parterre)

Alberto Panicucci
RiLL – Riflessi di Luce Lunare

www.rill.it

www.riflessidilucelunare.it

trofeo@rill.it

 

 

 

Natale è luogo dell’infinito e dell’attesa

21 dicembre 2009

di Anita D’Alessandro

Tutto l’arco che precede e conclude il tempo di Natale si può riassumere in una parola ”attesa”.

La Santità del Natale passa attraverso le nostre vite, unisce i nostri cuori colmi di grazia divina e ci proietta all’avvenire.

Ma perchè il Natale ci regala la gioia e la dolcezza di un momento che se condiviso in amore ci accompagna verso un futuro pieno di speranza? Quanti si saranno fatti questa domanda?

La verità che si deve dire è che la vita è attesa. È nell’attesa di qualcuno o qualcosa che si colloca e vive l’avvenire. Proviamo ad immaginare la nostra vita senza il desiderio di aspettarsi che accada qualcosa, che vita sarebbe, guai cessassimo di attendere qualcosa o qualcuno.

Una persona che non si attende più nulla dalla vita e che non aspetta desideroso di amare qualcuno,  può considerarsi inerte!

Dunque la vita è attesa, ma è anche vero il contrario: l’attesa è vita!

È in questo che si distingue l’attesa del credente da ogni altra attesa, perché colui che attende il Bambin Gesù che è già venuto e che cammina al suo fianco, ha la certezza che Egli venga davvero, quindi che ritorni per essergli nuovamente accanto. Dio viene come vita. Egli viene per stringerci in un abbraccio di energia vitale e di rinnovo. È nell’attesa del rinnovo che vive la fede.

Si vive dunque in prospettiva della fede, che si traduce in una forte fiducia per la vita che si sceglie per se stessi.  Ci si adopera per il bene di se stessi ma ci si adopera anche per il bene degli altri. Ed è proprio in questo scambio che si crea l’attesa, si crea la promessa: la fede.

Gesù ogni anno rinnova la sua promessa in mezzo a noi, viene ad abitare i nostri cuori, la nostra vita, le nostre case, le nostre strade facendosi esperienza di vita. Per cui l’esperienza di vita non è attesa vuota, un lasciar passare il tempo, ma è  attesa che diventa comportamento di vita.

Il Natale rappresenta il tempo ideale per meditare su tali “questioni umane” partendo dal mistero dell’incarnazione, una verità che l’Apostolo Giovanni nel quarto Vangelo riassume: « E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Il verbo è la “luce”, è il “senso”, quel senso eterno che colma di grazia e di verità la nostra vita.

Così il Natale diventa un’occasione unica che ci invita a fermarci un istante, a fare il punto sulla nostra rotta, a porci alcune domande sul nostro percorso interiore del presente alla luce delle esperienze passate in una prospettiva futura.

Il Natale è la dolce conferma della calma e della riflessione in forma estatica come testimoniano i presepi viventi che animano e coinvolgono i cuori della gente di ogni età in ogni luogo, ed in forma ascetica perché eleviamo i nostri cuori al Signore, per questo viviamolo perchè Egli ci dona la luce del presente ma ci dona anche la luce per il futuro.

Ebbene ricordare come nelle letture della Santa Messa nel periodo di Avvento tutti i verbi sono al futuro “accoglieremo la Sua venuta…”, “verranno giorni in cui…”, tutto è proiettato al futuro, all’attesa, quindi alla vita che inizia e che continua.

È nella continuità di un evento tanto atteso che la nostra vita va verso un incontro, proprio per questo il Natale ha qualcosa di molto importante da dirci per la nostra vita.

Il Natale è attesa infinita, il Natale è vita e come tale coinvolge tutta l’umanità. L’umanità che si dipinge nel presepe, è accolta e protetta in quella mistica capanna. Quanta dolcezza può lasciarci dentro questa immagine così caritatevole, diventando intima per ognuno di noi.

E come dire fuori c’è tensione, fuori c’è rabbia, fuori c’è guerra…ma noi sotto quella capanna siamo beati, non “urliamo” perché i nostri cuori sono vicini e non lontani, con l’attesa di fare i primi passi verso una vita piena d’amore.

La Coppa della Rosa, simbolo del Sacro Graal

21 novembre 2009

di Rossella Cau – studiosa di scienze esoteriche

Non si può ricevere in dono una rosa, senza leggere nel suo colore l’intenzione di chi la offre. Non si può vederla   senza pensare alla perfezione ed alla magnificenza della Natura, e magari alla vita e alla morte. Anche inconsciamente, nelle nostre menti si accumulano simbolismi e significati: per esempio, rosa bianca amore puro spirituale, rosa rossa amore passionale.

Nell’esoterismo occidentale questo splendido fiore rappresenta, in primo luogo, l’archetipo della Madre Cosmica, significato che in Oriente è indicato dal loto. Infatti, studiando la sua struttura e la conseguente raffigurazione grafica, vediamo che la corolla della rosa da un centro si allarga, espandendosi verso l’esterno in una gloria di numerosi petali. Ci vuole poca fantasia, per ravvisarvi l’emblema della Creazione stessa: della Madre (Mater-ia) fecondata dal Padre (profumo = essenza) che fiorisce e si espande in innumerevoli forme, frutto ed espressione della perfezione di quest’Unione, il Figlio, Figlio, Figlio, amoroso Giglio piange la Vergine Addolorata in Iacopone da Todi.  Sempre ritorna il simbolo del fiore, questa volta il Giglio, in relazione con il Figlio. Ma nel Figlio i significati di Morte e Resurrezione, di Creazione e Rigenerazione sono indissolubili, poiché sono i cicli stessi dell’Evoluzione, in cui inevitabilmente uno segue l’altro all’infinito.  E allora il “Calice” della Rosa diventa, in relazione al piano umano, la “Coppa”, il Sacro Graal , che raccoglie il Sangue del Signore, versato per salvare l’uomo e per riportarlo al suo ruolo di figlio di Dio. Ma, sul livello cosmico, la Coppa richiama alla mente sempre la Madre che accoglie lo Spirito Divino e che genera. Sotto quest’accezione, l’iconografia ecclesiastica ha fatto della rosa, regina dei fiori, il simbolo della Regina Celeste, Maria, della sua verginità e del suo essere tramite privilegiato di salvazione. Nella raffigurazione grafica della rosa esiste però anche un altro elemento estremamente importante: è il cerchio che racchiude la moltitudine dei petali e che ne conferma l’appartenenza all’Uno. Il fiore arriva così a rappresentare la Trinità stessa, l’Uno e il Trino. La rosa come simbolo di iniziazione e rigenerazione spirituale è stata usata da moltissime correnti spirituali. In alchimia una rosa bianca ed una rossa indicano il sistema della dualità, mentre la rosa a cinque petali messa al centro di una croce, che rappresenta i quattro elementi, è il simbolo della Quintessenza ( quinta essenza), ovvero lo Spirito. Un  simbolo rosacrociano raffigura cinque rose (il cinque è il numero dell’uomo) una al centro della croce, il Sacro Cuore di Gesù Cristo, ed una su ogni braccio. Le rose della manifestazione salgono sulla croce, le prove della vita, nella loro ricerca spirituale. Anche la Massoneria utilizza simbolicamente la rosa durante lo svolgimento di diversi riti, come, ad esempio, in occasione dei funerali di un “fratello” vengono gettate nella sua tomba tre rose, dette le “rose di S. Giovanni”, che significano Luce Amore Vita. La rosa viene raffigurata con un numero variabile di petali, secondo cui cambia il significato del simbolo. Nel Rosone, elemento architettonico in pietra traforata o in vetro colorato delle Chiese cristiane medioevali, sono presenti tutti i significati di cui abbiamo già parlato. Innegabile la somiglianza con i Mandala della tradizione simbolica tibetana, che può far pensare che queste grafiche archetipiche facciano parte dell’inconscio collettivo dell’Umanità. A questo proposito Jung aveva osservato nei suoi studi su patologie psichiche come i pazienti in via di guarigione tendono a disegnare istintivamente figure  assimilabili ai mandala, come a simboleggiare l’integrazione armonica nell’unità della personalità di parti prima dissociate. Nella sua rappresentazione di ricerca interiore, di viaggio iniziatico, il rosone è posizionato nelle Cattedrali medioevali sulla facciata sopra l’ingresso, come punto di raccordo fra il sacro e il profano, ad indicare il punto di partenza della coscienza umana che, entrando nella casa di Dio, volge le spalle al mondo materiale guardando al punto di arrivo, l’altare, dove avverrà il ricongiungimento col Divino, del Figlio col Padre.

Amici di Goodmorningumbria

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