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MACERIE

31 Mag 2011

di Angela Piscitelli www.zonadifrontiera.org

La più grande jat­tura sono i com­menti post-elettorali. Già si sen­tono i poli­tici di tutti i colori fare ana­lisi cam­pate in aria, si sus­se­guono gli scon­tati trion­fa­li­smi di tutte le sini­stre, ed i gior­nali tito­lano. Cha­peau per il Gior­nale che ammette la scon­fitta senza giri di parole. Malis­simo la Pada­nia e degli altri si tac­cia, per carità di patria.

La vit­to­ria di Pisa­pia non ci inquieta. In fondo trat­tasi di fisio­lo­gico ricam­bio tra nota­bili di una bor­ghe­sia ben radi­cata. Pisa­pia non è uno sciocco e certo una volta sin­daco, non potrà far troppi danni alla città che è la vera capi­tale eco­no­mica. E’ una “gau­che caviar”, ma il risotto è il risotto. Forse avranno qual­che immi­grato in più, ma non man­cherà lo zafferano.

Ma Napoli. Ah! Napoli, Napoli!

L’arrivo del manet­taro con la bril­lan­tina con l’armata Bran­ca­leone che si porta die­tro, Boc­chino com­preso, potrebbe scri­vere dav­vero la parola fine sulla spe­ranza. Benin­teso, un po’ ce la siamo cer­cata. Su Napoli occor­reva più che un can­di­dato forte, una pro­po­sta rivo­lu­zio­na­ria ed entu­sia­smante che non è arri­vata. Biso­gnava offrire ad una popo­la­zione ormai ferita, ras­se­gnata, ma non esente da colpe, un’alternativa che fosse com­pren­si­bile a tutti, chia­mando alle respon­sa­bi­lità di ciascuno.

Biso­gnava soprat­tutto cer­care nella società tutti i gen­ti­luo­mini defi­lati — e ce ne sono — e coin­vol­gerli, indi­pen­den­te­mente dalle loro con­vin­zioni ad un grande pro­getto. E’ chiaro, i napo­le­tani aspet­ta­vano il mes­sia, ed un po’ come quei dispe­rati che si affi­dano a veg­genti e ciar­la­tani, nel vuoto totale, hanno preso il primo dema­gogo che pas­sava, e senza andar troppo per il sot­tile gli hanno piaz­zato in testa la corona di re di Napoli.

Peserà, e molto, que­sta corona. Giac­ché da domani, col con­senso bul­garo che ha, il neo­ma­sa­niello dovrà comin­ciare a pagare il conto elet­to­rale. Per­ché dopo la festa, domat­tina Napoli sarà quella di sem­pre: un’alba fumosa senza pro­fumi, la brezza, che un tempo era marina, farà vol­teg­giare bran­delli del tap­peto dei mani­fe­sti elet­to­rali strap­pati per terra, gli occhietti diver­titi dei topi sui cumuli di spaz­za­tura, e quelli dei napo­le­tani, esau­rita l’adrenalina, a guar­darsi intorno e attendere.

Ed è cosi’ che mesta­mente, il Sud si allon­tana sem­pre più sul bar­cone dell’irragionevolezza verso chissà quali oscuri destini, a meno che da domani tutti coloro che, a torto o a ragione si defi­ni­scono “poli­tici” in terra di Mez­zo­giorno, non si sve­glino dal tor­pore e deci­dano che è tempo di agire, è tempo di costruire.

Ed è in que­sta dram­ma­tica con­giun­tura che il cen­tro­de­stra dimo­strerà se e come meri­tare il titolo di forza capace di gover­nare, di costruire un pen­siero all’insegna di una rivo­lu­zione di ragio­ne­vo­lezza. Per­ché, atten­zione: con­ti­nuando così, con­se­gnando il Sud all’antipolitica più becera, ai loca­li­smi ottusi ed alle clien­tele che si tra­smet­tono per suc­ces­sione, col pre­te­sto delle mafie, l’Italia diven­terà uno sti­vale bucato ed inser­vi­bile. Il cen­tro­si­ni­stra si è assunto oggi una respon­sa­bi­lità gra­vis­sima: quella di salire sul carro del nulla all’ombra del Vesu­vio. Lo ha fatto spre­giu­di­ca­ta­mente, a spese di una città dispe­rata e senza guar­dare oltre il pro­prio naso. Cosi’ come nello stesso modo il cen­tro­de­stra ha pen­sato di poter caval­care un’onda lunga che noi sape­vamo già infranta senza pro­get­tare un bel nulla. In que­sta cecità gene­rale, il mira­colo di avere i conti in ordine non basta. I conti saranno anche in ordine, ma tutto il resto è nel caos.