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STORIA E MISTERI DEI TEMPLARI: LA RICERCA DEL GRAAL

24 febbraio 2012

di Diego Antolini (www.thexplan.net) – Los Angeles

“I quattro cavalieri si passarono l’otre d’acqua per alleviare l’arsura che tormentava i loro corpi. Il terreno arido rifletteva i raggi del sole e rendeva l’aria un prisma incandescente. Le bianche tuniche crociate erano impastate di polvere e sudore; i cavalli, legati poco lontano, nitrivano irrequieti. L’attesa presso le rovine della città morta durava già da qualche giorno e la tensione era divenuta insopportabile. Il vecchio era l’unico del gruppo a rimanere calmo e lucido, le sue parole confortavano i compagni più giovani e il suo sguardo severo troncava sul nascere ogni protesta. D’un tratto il vecchio guerriero si fece più attento. Con gli occhi fissi verso l’orizzonte, sollevò lentamente una mano a schermarsi il volto. Erano apparse delle ombre al margine del deserto, e si stavano avvicinando. Parevano uscire dalla terra stessa, confuse con i vapori dell’aria. Un miraggio, sussurrò un Fratello. Il vecchio sorrise. Venivano da Ovest. Venivano dal mare. Giunti nei pressi della città morta, otto stranieri si fermarono. Ognuno di loro indossava una rozza tonaca di lino con un ampio cappuccio che ne occultava il volto. I Templari uscirono allo scoperto, le mani strette attorno all’elsa delle spade. Il vecchio parlò, chiedendo un segno. Uno degli incappucciati scesce dal cammello e pronunciò la frase Non Nobis, Domine, Non Nobis Sed Nomini Tuo da Gloriam. Il templare abbracciò il fratello cataro, mentre i compagni di questo si tolsero i cappucci rivelando il volto di sette donne. Senza altri indugi i due gruppi si mossero in direzione delle montagne. A poche miglia di distanza, all’interno di una lunga spaccatura rocciosa, si apriva l’ingresso di una grande caverna. Senza una parola, il cataro tolse da una sacca un involto di velluto rosso. Lo fissò a lungo, poi annuì, rivolto al vecchio templare. I due monaci smontarono dalle cavalcature e fecero per entrare nella grotta, quando una figura scura, ammantata di nere stoffe e armata di una lunga spada ricurva, apparve sulla soglia. Un istante dopo, i tre uomini erano scomparsi nelle viscere della montagna…”

L’Ordine Templare riuscì in pochi decenni ad accumulare ingenti ricchezze e ad espandere la propria influenza su tutto il continente Europeo. I suoi Gran Maestri erano rispettati quali uomini coraggiosi, saggi e illuminati. La loro conoscenza esoterica sui misteri della natura era pari alla loro abilità con la spada e alla loro fede nella Regola. Molti Templari erano semplici “Soldati di Cristo”, ma i vertici dell’Ordine possedevano una conoscenza segreta tramandata probabilmente dal misterioso Priorato di Sion, ordine misterico antichissimo che giocò un ruolo fondamentale per l’ingresso di Hugues de Payen nel Tempio di Gerusalemme. I rotoli riportati alla luce dopo oltre mille anni di oblio vennero presumibilmente trasferiti in Francia, dove Bernardo di Chiaravalle (appoggiato dal Priorato di Sion) stava già preparando il terreno per il consolidamento dell’Ordine Templare in patria. Lì, nei territori dei Catari, i preziosissimi documenti sarebbero stati conservati e custoditi assieme ad altre reliquie della Cristianità: su tutte, il mitico “Santo Graal”, la coppa che Cristo avrebbe utilizzato nell’ultima cena e nella quale Giuseppe di Arimatea avrebbe raccolto le ultime gocce di sangue del Figlio di Dio. Secondo alcuni ricercatori (Baigent, Leigh, Lincoln) il Santo Graal non sarebbe un oggetto materiale ma un concetto, quello del Sang Real o della discendenza diretta di Gesù. Questi, secondo tale teoria, non sarebbe infatti morto sulla croce ma sarebbe fuggito in Francia insieme a Maria Maddalena e con essa avrebbe avuto diversi figli, i primi della dinastia reale dei Merovingi. Depositario del Grande Segreto (materiale o concettuale) sarebbe stato il Priorato di Sion, mentre l’Ordine Templare venne creato per custodire nel Tempio la verità sulla “morte” di Gesù Cristo. In seguito, quando gli Arabi conquistarono Gerusalemme (23 Agosto 1244) i Templari superstiti dovettero fuggire verso Ovest, verso la costa. Secondo il Prof. Umberto Cardini, già alcuni anni prima (1226) il Concilio dei Catari di Pieusse aveva autorizzato il prelevamento della “Reliquia di Giuseppe”, che sarebbe dovuta partire per la Terra Santa e lasciata in custodia ai Templari. Così, nei pressi di Acri, avvenne l’incontro tra Catari e Templari i quali, aiutati dalla setta degli Hashashin (Assassini) nascosero l’oggetto prezioso in una caverna protetta e affidarono il segreto del meccanismo di apertura a sette donne, ciascuna delle quali ricevette un medaglione. La tesi che il Graal fosse già in possesso dei Catari à di Otto Rahn, mentre il ritrovamento di tre lettere (databili 1245, 1256, e 1270) ha portato il Prof. Cardini a teorizzare un collegamento tra Catari, Templari, e Assassini. La verità sul Santo Graal rappresenta tutt’ora una sfida affascinante per gli studiosi, e la sua interminabile ricerca simboleggia la ricerca ultima verso la conoscenza.

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SAN COSTANZO PATRONO DI PERUGIA AL CENTRO DI UN LIBRO E DI UNA MOSTRA

26 gennaio 2012

La storia di San Costanzo, protettore della città di Perugia, in un volume di circa 300 pagine, dal titolo “San Costanzo vescovo e martire, storia, bibliografia, liturgia” e in una mostra documentaria dall’omonimo titolo, che ospita circa 70 volumi, tra manoscritti, testi musicali, liturgici e a stampa. Un’iniziativa della società Bibliografica Toscana che ha dato il via a una collana dedicata ai santi toscani, tra i quali, appunto, anche Costanzo, patrono della città Torrita di Siena, oltre che di Perugia. Le due opere a sfondo religioso, legate alla figura del martire Costanzo, sono patrocinate dal Comune di Perugia e dalla Regione Umbria, e realizzate grazie alla collaborazione della Banca di Mantignana e di Perugia credito cooperativo umbro, della Biblioteca Augusta, che custodisce una serie di volumi preziosi, e di collezionisti privati. Il libro sarà presentato ufficialmente sabato 28 gennaio, nell’aula Magna della Fondazione per l’istruzione agraria a Perugia, alle ore 10.30 e subito dopo sarà inaugurata la mostra, allestita nella Galleria dei tesori d’arte dell’Abbazia di san Pietro. A spiegare i dettagli, durante l’anteprima che si è svolta, mercoledì 25 gennaio, nella filiale del centro storico di Perugia dell’istituto di credito, sono stati Franco Mezzanotte, consigliere Fondazione per l’istruzione agraria, e Paolo Tiezzi Maestri, presidente della società Bibliografica Toscana, alla presenza di Antonio Marinelli, presidente della Banca di Mantignana e di Perugia Credito Cooperativo Umbro, e di Giuseppe Lomurno, assessore al turismo del Comune di Perugia. Il volume comprende saggi di studiosi che prendono in esame diversi aspetti legati al santo perugino: dalla figura del patrono alle preesistenze archeologiche nella zona dove sorge la chiesa, fino alle composizioni musicali in onore al santo e alla figura dell’abate Francesco Maria Galassi, che si operò per rinvenire il corpo del martire nel 1781. “Nel volume sono presenti anche un saggio sulle immagini che rappresentano san Costanzo a Perugia – ha specificato Mezzanotte – e una parte bibliografica con schede descrittive di manoscritti, opere a stampa ed incisioni che costituiscono il catalogo della mostra. Chiude il libro la parte propriamente liturgica, che prende in esame un officium del 1628, riprodotto anastaticamente”. Da sempre attenta alla valorizzazione e alla promozione di tutto ciò che riguarda in maniera positiva il territorio, la Banca di Mantignana e di Perugia che, nella persona del suo presidente Marinelli, ha espresso entusiasmo nel contribuire alla due iniziative. “È un modo per dare supporto a tutto ciò che riguarda la nostra storia e la nostra città – ha detto Marinelli -, oltre che per preservare le nostre ricchezze storiche, artistiche e culturali. Un aiuto che, in momenti così particolari, è dovuto”. “È un libro – ha sottolineato l’assessore Lomurno – che mette in luce la storia, la tradizione e la conoscenza di Perugia, attraverso il sentimento religioso. Un modo per non farla dimenticare ai perugini, ma anche per farla conoscere ai tanti turisti che transitano in città. Infine, sono delle iniziative che arricchiscono il calendario dei festeggiamenti in onore a san Costanzo”. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 5 febbraio, giorno in cui farà tappa a Perugia il pellegrinaggio in onore a san Costanzo, che partirà da Torrita di Siena.

Rosaria Parrilla