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CITTA’ FUTURA – E’ INACCETTABILE CHE COMUNE SVENDA LA NOSTRA STORIA

24 novembre 2011

Palazzo Manassei

In merito alla vendita dello storico palazzo “Manassei” intendiamo esprimere la nostra più completa e determinata contrarietà.  Consideriamo tale decisione frutto dell’inadeguatezza di chi ci amministra, la risposta all’emergenza del momento da parte chi è incapace di programmare una qualsiasi strategia per il futuro e dimostra così di amministrare alla giornata. Non ci importa se ci sarà detto che si era obbligati, costretti dalle circostanze e dalla crisi e che la vendita dell’antico palazzo sarà un caso unico o che alla fine l’acquirente sarà l’ATER, che ci rassicura sulla futura fruibilità pubblica di alcuni spazi come il chiostro… è il principio che non può passare! Ciò che oggi è pubblico perché d’indubbio valore storico monumentale spetta di diritto alla comunità. Ci auguriamo per questo che le tante altre autorevoli associazioni culturali ternane, i centri studi o i singoli riferimenti culturali della città prendano posizione e non facciano passare una simile operazione nel comodo silenzio. Crediamo che ciò che è pubblico, anche se oggi rappresenta un reale peso e problema perché in condizioni di forte stato di degrado, debba rimanere tale, difeso con i denti dalla tentazione di disfarsene; perché possibile risorsa per la città. Un monumento, un palazzo storico non può essere considerato alla stregua di altri beni di normale valore, alla pari di malandati appartamenti di cui è giusto che il bilancio comunale se ne liberi … ma un palazzo storico no, merita ben altra considerazione! Chi agisce così dimostra oltre ad ignoranza, di non amare questa città e di non rispettarne la sua storia. Oggi si procede alla vendita di Palazzo Manassei e la strada che potrebbe aprirsi è preoccupante, è per questo che simili ragionamenti vanno bloccati sul nascere (come nell’ipotesi di vendita dell’ex foresteria di corso Tacito!) Simili azioni possono portare di questo passo, con superficialità e pressappochismo, alla svendita, nella comunque comprensibile emergenza del bisogno, di tutto il patrimonio cittadino. La verità è che questa è una facile pratica, alternativa alla mancanza d’idee e all’incapacità di tagliare con coraggio i tanti sprechi e riformare una sempre più costosa macchina amministrativa. Troppo facile vendere per fare cassa, continuando a mantenere spese superflue che andrebbero tagliate. Nella città degli sprechi, molti sono sotto gli occhi di noi cittadini, ci si sbarazza di un bene così importante per la comodità di fare subito cassa ma anche perché politicamente e amministrativamente troppo impegnativo… che farci poi nel Palazzo Manassei? E allora meglio non considerarlo come possibile futura risorsa per la comunità, sarebbe troppo impegnativo per le meningi della classe politica di questa città tirare fuori uno straccio d’idea, di proposta (magari con l’aiuto e il coinvolgimento del privato!), troppo complicato e difficile attivarsi per recuperare qualche risorsa governativa o europea, meglio dunque che ci pensino totalmente altri soggetti e così arrendevolmente disfarsene. La politica così si alleggerisce di un bel peso ma la città umiliata perde un pezzo della sua storia.

 

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