Posts Tagged ‘monastero’

Todi: torna a suonare l’organo ottocentesco della SS. Annunziata

14 ottobre 2015

Grazie alla particolare sensibilità del FAI e del Rotary Todi, l’antico organo di particolare pregio, che si trova  all’interno della chiesa del Monastero della SS Annunziata a Todi, tornerà finalmente a suonare. Opera del celebrato organaro Angelo Morettini di Perugia, lo strumento risulta integro in ogni sua parte tanto che, dalla sua costruzione (datata 1835) ad oggi non risulta che sia mai stato toccato o manomesso da alcuno per manutenzione, restauro o riparazione. (more…)

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A.S.D. HYDRA, visita al monastero di Fonte Avellana

17 settembre 2012

Per domenica 23 Settembre è organizzata una visita al monastero di Fonte Avellana ed una camminata, di circa tre ore ( percorso di circa 10 chilometri), alle pendici del Monte Catria. (more…)

Collocata la statuetta della Madonnina “della medaglina miracolosa” presso il campo del gruppo di protezione civile della città di Gubbio,

26 marzo 2012

Ieri,   domenica 25 marzo 2012, è stata collocata la statuetta della Vergine della medaglina miracolosa o delle Grazie, donata dalle suore Clarisse Cappuccine del piccolo monastero di clausura del Buon Gesù, nel centro della “città di pietra” in via Perugina, presso l’edicola del nuovo campo del gruppo della protezione civile in via San Lazzaro, di recente inaugurato a fianco dell’antica chiesetta di San Lazzaro, a circa 500 metri dal parco della chiesetta di Santa Maria della Vittoria (detta della Vittorina), che congiunge la città eugubina con Assisi. A consacrare la Madonnina è stato  il vescovo di Gubbio, mons. Mario Ceccobelli. La storia della Medaglia della Madonnina delle Grazie ha avuto inizio in Francia, nel lontano 1830, quando la Madonna apparve a santa Caterina di Labouré, giovane religiosa del convento parigino delle Figlie della Carità. Caratteristica e segno identificativo di questa Vergine e del suo dispensare grazie e miracoli, indice di protezione e amore verso i devoti figli, la Madonnina è raffigurata nella medaglina ovale dedicata con le braccia allargate e tese e le mani rivolte verso il basso. La struttura dell’edicola, tutta in pietra lavorata, è frutto della buona volontà e dell’opera generosa e attenta degli stessi volontari del gruppo della protezione civile del campo di San Lazzaro, che ricordiamo anche per aver ospitato i piccoli alunni della quarta elementare della scuola di Madonna del Ponte, che scorso settembre hanno affrontato il pellegrinaggio da Assisi a Gubbio guidati dalle insegnanti e dal maestro Emanuele Catanese e che lo  scorso 13 marzo hanno presentato la loro impresa in consiglio comunale a Palazzo Pretorio, con il supporto di un dvd.

Riapertura del Presepe Monumentale di Calvi dell’Umbria

9 dicembre 2011

In occasione della recente riapertura al pubblico, dopo l’ultimo restauro che ha interessato gli affreschi della Chiesa di Sant’Antonio Abate, è possibile visitare il gioiello artigianale in terracotta. La Chiesa è facilmente raggiungibile e si trova sulla suggestiva piazza principale del borgo di Calvi dell’Umbria. La prestigiosa opera monumentale risalente al XVI sec. è composta da trenta sculture in terracotta policroma. Il gruppo monumentale della Natività e l’arrivo dei Re Magi realizzato dai fratelli Giacomo e Raffaele da Montereale, ovvero “li pintori del presepe” nel 1545, rivive nella magnifica cornice della cittadina umbra di Calvi, riaprendo le porte della Chiesa della Confraternita di Sant’Antonio. Il Comune di Calvi e la Società Cooperativa Sistema Museo, sono lieti di invitare i visitatori ad apprezzare la magnifica opera d’arte appena restaurata, nell’ incantevole atmosfera delle festività natalizie. Il giorno sabato 17 Dicembre alle ore 15,30 la riapertura ufficiale, e in occasione di questo evento si potrà anche partecipare al concerto, Note sul Presepe, che si terrà presso la Sala Consiliare del Comune di Calvi.

Interverranno: Sara Cresta soprano, Manuela Saveri clarinetto, Eleonora Conti pianoforte.

Musiche di Cherubini, Mozart, Wagner,Gruber, Berlin, Kallivoda, Kreutzer.

Il concerto è gratuito.

Sarà possibile visitare il Presepe Monumentale per tutto il periodo delle festività nei seguenti orari: Sabato 15.00 – 18.00 – Domenica 11.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00 Sono previste le seguenti aperture straordinarie: 26 Dicembre 2011  e 6 Gennaio 2012

Aperto anche il 24 e 31 Dicembre – Chiuso il 25 Dicembre e il 1 Gennaio

Il percorso guidato prevede anche la visita alle Cucine Storiche del Museo del Monastero delle Orsoline.

Per informazioni: Comune di Calvi dell’Umbria _Ufficio Cultura: 0744 710158

Call Center Sistema Museo: 199.151.123 (Servizio a pagamento)

infoline@sistemamuseo.it http://www.sistemamuseo.it

http://www.facebook.com/events/196697847085930/

Sant’Eutizio di Preci in Valnerina: culla del monachesimo occidentale

8 gennaio 2011

Francesca Romana Plebani

di Francesca  Romana Plebani

Di origini antichissime, l’Abbazia di S.Eutizio si trova a Preci in Valnerina a circa 18 Km. da Norcia, e per diversi secoli fu il centro ispiratore di tutte le attività della valle e culla del monachesimo occidentale. Fu fondata agli inizi del V sec. dai monaci Siriani (i Padri del Deserto) giunti in Valnerina[1], la cui conduzione di vita suscitò l’ammirazione delle persone del luogo che si unirono ad essi proseguendone la loro esperienza.

Le vicissitudini e la costituzione della “congrega” videro emergere la figura di S. Spes, guida spirituale di S. Benedetto, di S. Eutizio e di S. Fiorenzo. Come tramandato da S. Gregorio Magno, fu S. Spes, nel 470 d.C., a fondare questa abbazia, o meglio, a far erigere un oratorio dedicato alla Vergine, su cui quindi sorse l’intero complesso.

A questo stesso momento storico, si fa risalire, infatti, la costituzione di una comunità definita ed organizzata. Morto S. Spes, gli successe S. Eutizio, al quale vennero riconosciute grandi virtù, e che divenne, così, la guida spirituale del cernobio. La comunità ebbe un notevole impulso in questo periodo. Venne eretto il primitivo monastero, e di seguito, la chiesa nella quale, alla sua morte, vennero deposte le stesse spoglie di S. Eutizio.
Nel periodo altomedievale molte donazioni arricchirono l’Abbazia, che in primo luogo acquisì diritti feudali su un vasto territorio esteso fino all’Adriatico, e che divenne una Congregazione propria. Il complesso di S. Eutizio, a differenza delle abbazie di Farfa e Montecassino, non fu distrutto nè dalle incursioni dei Longobardi, né cadde ad opera dei Saraceni.
Nei “tempi bui” del Medioevo molti Vescovi di Spoleto furono monaci eutiziani. La prosperità di cui godeva l’Abbazia permise ai monaci di migliorare gli edifici, di dotarsi di una biblioteca e di un operoso “scriptorium”. Questo la resero uno dei più rilevanti poli religiosi e culturali dell’Italia centrale per quel periodo. Non è un caso, infatti, se proprio dall’abbazia di S. Eutizio proviene il più antico documento in volgare dopo il Placito di Montecassino: la “Confessio Eutiziana”, risalente alla metà dell’XI sec.
Vanto della biblioteca eutiziana erano i testi tramandati, i quali conservavano gli antichi trattati della medicina greca e romana, e gli erbolari in cui erano enucleate le virtù curative delle erbe. I monaci arricchirono queste conoscenze con l’esperienza e dettero origine ad una importante scuola medico-chirurgica specializzata, la Scuola Chirurgica Preciana. Infatti, quando i Concilii proibirono agli ecclesiastici di esercitare l’arte medica, l’ordine monastico eutiziano trasmise il suo sapere agli abitanti dei paesi circonvicini, allora soggetti all’Abbazia.

Nel 1180, l’abate Teodino I diede inizio ai lavori per il restauro e l’ampliamento della chiesa. L’opera si conclusenel1236,sotto il successore Teodino II. Anche S. Francesco d’Assisi ebbe rapporti con l’Abbazia: egli ottenne dall’abate Raynaldus la chiesa di S. Cataldo al Valloncello per erigervi un lebbrosario.

Attualmente la chiesa, cuore dell’abbazia, mostra, ancora priva di manomissioni, la superba facciata ingentilita da un rosone in stile romanico-spoletino. All’interno, sottostante ad un presbiterio decisamente rialzato, è conservata un’ampia cripta, le cui volte poggiano su due massicce colonne in pietra locale di probabile pertinenza all’antico oratorio. Un pregevole tempietto, nel quale si conservano le spoglie di S. Eutizio, occupa il centro del presbiterio. Il monumento, la cui pregevole realizzazione fu attribuita a Rocco da Vicenza, venne scolpito nel 1514, su commissione dell’abate Scaramellotti. Posto a contornare il tempietto, sempre di realizzazione coeva, un coro intagliato in legno di noce, opera di Antonio Seneca, artigiano della vicina Piedivalle.

Il complesso dell’abbazia si affaccia su due cortili: il primo, il più ampio e dominato dalla chiesa è meravigliosamente ingentilito da due splendide bifore trecentesche; l’altro presenta una fontana, ad ornamento della quale, venne posta una transenna in pietra, scolpita a losanghe. Tale transenna, riferibile all’VIII sec., dovette appartenere alla antica chiesa dedicata alla Vergine.

Molto suggestive sono le grotte dove si ritirarono S. Eutizio e S. Fiorenzo, scavate nello sperone roccioso che sovrasta a picco l’Abbazia e, sulla cui sommità venne poi eretto il campanile. Nel X secolo vicino alle grotte fu costruito in pietra un piccolo eremo, con la cappella dedicata a san Fiorenzo. Si deve a Legambiente il recupero e la valorizzazione del percorso naturalistico e storico che si diparte dalle grotte di V sec. e giunge sino a Norcia, attraversando gli senari della Val Castoriana.

http://www.museiecclesiastici.it/museisingoli.asp?museoId=21#

Curiosità:  Oggi in questo luogo isolato ma ricco di storia vive un altro eremita “venuto da lontano”: un giovane polacco di nome Tadeusz , la cui vocazione lo ha condotto a vivere da anacoreta nei luoghi che furono di San Benedetto. Il monaco ha già restaurato la cappella dedicata al san Fiorenzo e lì ne ha ricavato una minuscola stanza dove vive. Due piccoli pannelli solari gli forniscono l’energia per illuminare la sua cella, mentre una semplice stufa a legna gli è funzionale per riscaldarla nei lunghi mesi d’inverno.

http://domenica.niedziela.pl/artykul.php?dz=swiat&id_art=00008

[1] Nel V secolo – in seguito alle persecuzioni dell’imperatore Anastasio Dikoro che sosteneva l’eresia ariana e del vescovo Severio di Antiochia – circa 300 monaci salirono sulla nave che li portò dalla Siria ad Ostia, in Italia. A Roma i monaci chiesero al Papa di affidare loro una zona isolata e tranquilla dove poter fare la vita eremitica. Il Papa li mandò nelle valli tra Spoleto, Cascia e Norcia. Un gruppo di monaci formò un importante insediamento eremitico a Monteluco di Spoleto, mentre circa 50 di loro, guidati da Santo Spes, arrivarono alla valle chiamata “Valcastoriana”. Lì formarono una piccola comunità dove oggi si trova l’abbazia di Sant’Eutizio e 15 eremi sparsi sulle montagne circostanti.

Clausura, “Stare per Comprendere”

16 novembre 2009

suoraConversazione con Chiara Cristiana, Reverenda Madre Abbadessa del Monastero della Trinità S. Girolamo di Gubbio.

di Francesco La Rosa

E’ una conversazione nata nel rigoroso rispetto delle regole e della persona, che però accetta di raccontarsi e raccontare la vita e le scelte di una suora di clausura, una sorella che ha scelto di donare il cuore a Dio.

Una grata di ferro ci divide ma la serenità del luogo e di Chiara Cristiana mi aiutano molto una conversazione animata da grande rispetto e profonda ammirazione.

Madre, cosa spinge una giovane ad accettare le severe regole della clausura?

Forse è più facile parlare in prima persona: per me prima di tutto è stato un incontro molto personale con Dio, come con una persona che diventa sempre più importante nella tua vita. Poi c’è stato un incontro con una Clarissa, il riconoscere in lei una persona “normale”, con le mie stesse attese e con il desiderio di andare in profondità nella vita, di non fermarsi alla superficialità delle cose.

Fin da ragazza ho fatto volontariato, ero sensibile al bisogno ed alle sofferenze degli altri, anche per il mio incontro con il Movimento di Cominione e Liberazione, dove la dimensione caritativa era molto forte, e dove soprattutto ho compreso che la scelta della consacrazione a Cristo è per un amore più grande agli altri, per il loro vero e definitivo bene.

Quando è entrata in convento ha capito subito che quel mondo le apparteneva?

Mi sono sentita subito a casa, come una casa che mi aspettava da chissà quanto tempo, ed il ritmo della vita contemplativa mi è stato subito naturale.

Non ha mai avuto cedimenti o crisi nella vocazione?

Quando sono entrata avevo vent’anni, per cui nella crescita della mia persona, tutte le parti di me ancora sconosciute hanno avuto bisogno di essere consegnate a Dio. La “crisi” è arrivata dopo una decina di anni, il periodo in cui una donna lascia il mondo giovanile per progettare il proprio futuro: ed è stato un momento molto importante, in cui ho rivisto le scelte fatte dieci anni prima, in cui le ho confermate con più consapevolezza, ma anche con più sofferenza. In quei momenti ho verificato, con mio stesso stupore quanto Dio sia davvero importante per il cuore umano.

Dopo circa 26 anni di vita nel monastero, cosa si aspetta ancora per il suo futuro?

Spero di crescere ancora, di approfondire questo cammino, e sono convinta che questa fase può riservarmi ancora delle sorprese. Desidererei trasmettere alle mie “figlie” la bellezza dell’esperienza della mia vita e vedere che sorelle più giovani crescono più in gamba e più brave di me mi riempie di gioia.

Può parlarmi dei suoi studi?

Ho studiato teologia fin dai primi anni in monastero, perché per diverso tempo sono stata impegnata nella formazione delle più giovani, insieme all’approfondimeno del nostro carisma, alla storia di San Francesco e Santa Chiara. In questi ultimi anni ho dovuto approfondire questi studi per collaborare alla stesura di un testo sulla Regola di Santa Chiara, un volume a carattere scientifico che è nato per il desiderio di consentire alle Clarisse di studiare la loro Regola, in collaborazione con il lavoro degli storici ma anche in maniera autonoma e originale.

Quale significato ha per il mondo moderno la presenza dei monasteri di clausura?

Penso che noi suore di clausura siamo qui per ricordare a tutti gli uomini ciò a cui anche loro sono chiamati. Noi siamo si, in un certo senso, distanti dal mondo, ma per essere di più dentro il mondo. Il nostro stare qui si contrappone al bisogno di capire per fare, è invece uno “stare per comprendere”, ed è una testimonianza della presenza di Dio fra noi.

E il rapporto con la Chiesa?

Ci sentiamo molto stimate dalla Chiesa, godimo di venerazione, ma di fatto penso che molti no abbiano realmente conoscenza della nostra vita qui. Mi domando, a volte, e forse con un po di audacia: un sacerdote che non stima una vocazione come la nostra come fa a stimare la propria?. La nostra presenza ha la stessa funzione del cuore in un corpo: come diceva Santa Teresa di Lisieux, siamo il cuore della Chiesa.

Per finire, è ancora attuale il messaggio delle suore di clausura?

Certamente, oggi constatiamo che ci sono nuove vocazioni alla vita contempaltiva, ragazze che scelgono di dedicare la propria vita a Dio ed agli altri, e per me ogni volta è una grande commozione assistere a questo autentico miracolo del terzo millennio.