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La Commissione delle chiese evangeliche visita “Il Piccolo Carro”

28 dicembre 2016

Riceviamo e pubblichiamo

 

La campagna umbra vista da “L’isola che non c’è”, una delle strutture della cooperativa Piccolo Carro

Mercoledì 14 dicembre una delegazione della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (CCERS) si è recata a Bastia Umbra (PG) per rendere visita alla sede e alle strutture de “Il Piccolo Carro”, la cooperativa sociale specializzata in accudimento minorile che da quest’estate, a seguito della fuga e della morte dell’utente Sara Bosco, è sotto i riflettori dei media nazionali. Guidata dal presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) Luca Maria Negro, la delegazione era composta dal preside della Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose Carmine Napolitano e dall’avvocato Ilaria Valenzi, consulente giuridico FCEI.

“A presiedere la cooperativa Piccolo Carro sono due pastori pentecostali, Pietro Salerno e Cristina Aristei, che parallelamente alla loro attività di psicologi dal 2010 mandano avanti la chiesa ‘A braccia aperte’ – ha spiegato il presidente Negro ad Agenzia NEV.

A seguito del sopralluogo effettuato nelle strutture, la Commissione ha preso atto della distanza che separa la realtà del Piccolo Carro dall’immagine generalmente diffusa dai media e ha riscontrato con preoccupazione come la diffidenza giornalistica cresciuta in questi mesi attorno all’attigua chiesa pentecostale stia poco alla volta trovando riscontro giuridico in formulazioni che non colpiscono soltanto la cooperativa, ma la libertà religiosa in sé. Giusto per fare un esempio, tra le motivazioni che il comune di Assisi ha elencato nell’atto di revocare la propria autorizzazione al Piccolo Carro figura, e cito testualmente, ‘la compresenza, pervasiva e trasversale alla vita della comunità, di una Chiesa Cristiana Evangelica Indipendente (di fatto non sottoposta ad alcun controllo esterno)’. A prescindere da qualsivoglia giudizio in merito all’attività della cooperativa – cui per il momento il Tar dell’Umbria ha dato ragione, sospendendo la revoca comunale – come CCERS non possiamo che ritenere quest’asserzione irricevibile. Quante sono le opere sociali del mondo cattolico che confinano con la vita di una chiesa? E per quale ragione dovremmo temere che altre confessioni operino nello stesso modo, senza nascondere la propria motivazione cristiana, consentendo, su base volontaria, ai propri accuditi di prendere parte alla vita comunitaria?”.

Sulla medesima linea si è espressa l’avvocato Ilaria Valenzi: “l’idea che un comune, nell’atto di revocare un’autorizzazione da lui stesso concessa, possa alludere a una sorta di ‘aggravante religiosa’, costituisce un inquietante precedente giuridico e fornisce misura dell’urgenza del tema della libertà religiosa nel nostro paese. Com’è noto – ha proseguito Valenzi – in Italia i servizi sociali sono spesso legati a chiese o opere religiose. Vale per i cattolici, perché non dovrebbe valere per una chiesa pentecostale? A quali ‘controlli esterni’ sull’attività di culto allude dunque il documento, e su quali basi giuridiche si permette di farlo?”. “L’assenza di queste domande di fondo dagli articoli e dai servizi che in questi mesi hanno raccontato il Piccolo Carro – ha concluso il presidente Negro – non sono un problema dei pastori della chiesa pentecostale ‘A braccia aperte’; sono problemi che riguardano tutti coloro che in Italia difendono la libertà di coscienza e di culto”.