Posts Tagged ‘nomine’

Sanita, i Sindaci umbri del Pd: Senza l’idea e la prassi di “comunità” non c’è politica, non c’è governo, non c’è Pd.

28 febbraio 2016
pdI sindaci del Partito Democratico dell’Umbria esprimono forte preoccupazione per le fibrillazioni scaturite in seno alla giunta regionale a seguito della vicenda relativa alle nomine degli apicali delle strutture sanitarie. Lo stato di tensione permanente rischia di frenare l’azione di governo regionale che, al contrario, va rilanciata su una serie di tematiche cruciali per il futuro dell’Umbria, tra le quali la sanità, ambito in cui i sindaci rivendicano, per il ruolo che si trovano a svolgere, un maggiore protagonismo e coinvolgimento.

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Direttori della sanità, Leonelli: “All’Umbria interessa un sistema che funzioni non che la politica locale guardi il proprio ombelico”

28 gennaio 2016
Riceviamo e pubblichiamo
pd“Leggo che si fa un gran parlare dei direttori della sanità: io penso innanzitutto che alla collettività regionale interessi che la sanità umbra sia sempre più efficiente, che si abbattano le liste d’attesa, che si riorganizzi il sistema di prossimità sul territorio e che non si disperdano le ottime pratiche di questi anni sul contenimento dei costi (per le quali la sanità umbra è riferimento nazionale), piuttosto che sapere se il prossimo direttore sarà Tizio, Caio o Sempronio. Anche se capisco che questo può interessare gli operatori del settore e, in una logica che però ha un po’ il sapore della  vecchia politica, qualche politico locale.

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Riforma endoregionale “Non solo Asl” – Il problema della “sterpaglia istituzionale” e del sottogoverno che fa sistema (di potere)

27 settembre 2011

di Darko Strelnikov – Strelnikov.d@libero.it

Con che si coniuga la parola Riforme? Si dovrebbe declinare con il suo sostantivo naturale; il cambiamento. Ma il termine di per se non basta a fare una rivoluzione. Anzi, come sempre, ci sono varie maniere di intenderlo ed interpretarlo.  Per capire di cosa sto parlando citerò l’antropologo anglosassone Edmund Leach. Lui divideva il cambiamento in due classi : quello che avviene nella continuità e quello che provoca una rottura. Ecco in Umbria, come nel resto del paese, sarebbe venuto il tempo di sposare la rottura. Invece la politica “nostrale” applica e con pochissimo entusiasmo, la legge della continuità. Ma se non si producono forti scossoni, ci si prepara ad accettare, forse a consolidare coscientemente, lo schema di società suggerito dal sociologo Richard Sennett, quella composta da pochi vincitori e da tanti perdenti. E’ la difesa dello schema oligarchico della seconda Repubblica, quello delle leggi elettorali fatte a Roma con le liste bloccate e a Perugia e dintorni con i listini, bloccati pure loro. Lo schema dell’autocorservazione della classe dirigente. Per fare questo bisogna che il sistema, in qualche maniera, venga preservato, protetto e salvaguardato, usando la tecnica della mutazione conservativa e consociativa. Ecco perché, nella nostra regione, l’attuale dibattito sulle cosiddette riforme endoregionali è, a dire poco, arretrato e fuorviante. Le Province ci vogliono o meno, quante Asl dobbiamo tenere, quanti Ati dobbiamo sopprimere, quante Agenzie dobbiamo cassare o inventarci? Sono tutte domande inutili, se non si risponde al quesito fondamentale : “l’attuale sistema di governo va ridotto, sistemato o cancellato?”. Perché è un sistema che non è fatto solo dai grandi enti che conosciamo tutti, da quello che leggiamo sui giornali, ma da una miriade di incarichi e prebende che fa paura. Vi do i numeri per capire la vastità del problema : nel 2010 La nostra Regione  ha provveduto a fare quasi 1.100 nomine. In Umbria c’è un “nominato” ogni 820 persone; una specie di Grande Fratello di massa. Se ci aggiungete quelli che fanno, per conto loro, Province, Comuni ed enti vari si arriva a un “nominato” ogni 4/500 cittadini. Praticamente uno per via, o uno per paese. Una buona parte di queste nomine, naturalmente, prevede un compenso. Molte non specificano se l’incarico è a pagamento o no e sono solo una sparuta minoranza quelle in cui si partecipa completamente gratis.  Dentro il libro della Regione intitolato “Albo delle nomine” 2010, composto da ben 350 pagine, c’è posto per tutto e per tutti, anche per l’incredibile. Vi cito alcune chicche : C’ è un centro studi per la conservazione dei centri storici in territori instabili (quelli in terreni stabili non hanno una commissione, così imparano a stare sul piano), una commissione tecnica per l’accertamento dell’adeguato livello di conoscenza e competenza professionale degli imprenditori agricoli (cioè, se non sanno vangare, vengono bocciati e mandati a fare gli autotrasportatori?), due commissioni, una a Perugia e una a Terni, per le sostanze esplodenti (alle quali, dicono che la Lorenzetti sia un’ invitata permanente) e infine una commissione tecnica centrale del libro genealogico del cavallo agricolo italiano, forse in previsione della chiusura della Fiat Trattori. Tutte strutture che prevedono gettone e/o rimborso delle spese. Tutte strutture, che come potete capire, sono indispensabili all’amministrazione pubblica e delle quali non potremmo fare a meno nel corso della nostra giornata. Pensate che disastro per le massaie e le famiglie se chiudessero la commissione per la valutazione dei provvedimenti da adottare nei confronti delle imprese di condizionamento dell’olio di oliva vergine e/o extravergine di origine italiana, sottoposte a contestazione dall’ispettorato repressione frodi. Sarebbe la “goduria” dell’olio di semi. Sembrano barzellette, ma sono la nuda realtà dei fatti, sono il cibo del quale si è nutrita la seconda repubblica, senza distinzione tra destra e sinistra, tra maggioranza e opposizione.  E per capire di che ci stiamo occupando, basta scorrere i nomi degli incaricati, per scoprire che, in molti casi, si tratta di gente conosciuta, che ha una certa affinità e dimestichezza con la nomenclatura e che fa parte del giro allargato delle grandi famiglie politiche. Certo mi si risponderà che molte di queste sono solo applicazioni di leggi nazionali. Vero, ma, la sostanza non cambia, perché questo sottobosco viene usato a piene mani.  Infatti non mi risulta che ci sia qualcuno, in Umbria,  che si è impegnato a muso duro in una battaglia a viso aperto, per l’eliminazione di questa sterpaglia istituzionale. Nessuno,  perché se cassi quella che viene dal Governo, devi cassare anche quella che viene dalle nostre parti. La parola d’ordine, di maggioranza e opposizione, è lasciar perdere, tanto più che la “sterpaglia” permette di sistemare qualche centinaio di amici di entrambe le parti e di tutte le correnti. Insomma permette di fare sistema (di potere). La domanda non è quindi solo quanti Ati e quante Asl, ma cosa vogliamo fare di questo immensa platea di sottogoverno. Ce ne vogliamo liberare o la vogliamo tenere? E parte da qui ogni ragionamento su possibili piani di salvataggio dell’Umbria. Perché non è vero che i costi inutili della politica non risolvono. Se mettete insieme quelli visibili e quelli invisibili (che sono molti di più)  viene fuori una bella sommetta. Ma soprattutto si da il via ad un cambiamento epocale di cultura politica. Se, tanti di quelli che si dichiarano di sinistra (ma lo sono ancora?), vogliono veramente sconfiggere e superare il berlusconismo, questa è l’occasione per dimostrarlo. Questa è la volta di mollare gli ormeggi e di fare rotta verso quel tipo di navigazione, oggi ignota ai più, che va sotto il nome di interesse pubblico. Ma occorre mettersi in discussione cercando il consenso vero della gente, fregandosene di quello dei potenti e degli amici di cordata. Ma alla domanda “chi è per la rivoluzione faccia un passo avanti” tutti fecero dietrofront fingendo di non aver capito il comando.

 

 

” SANITA’ UMBRIA, DIECI ANNI SI, DIECI ANNI NO, DIECI ANNI FORSE “.

14 luglio 2011

Quanta ipocrisia e quanto pressappochismo nel pasticcio accaduto nell’aula di Palazzo Cesaroni sulla legge per le nomine di primari e direttori di Asl! Una maggioranza evaporata sotto l’astensionismo di IDV e PRC. Un PD che, almeno in parte, vota contro se stesso.
Una legge inutile e contorta. Contorta al punto che molti dei presenti in aula si sono posti dubbi sull’interpretazione del testo che avevano appena votato. In Umbria c’era una vecchia legge che poneva il limite del mandato dei direttori generali a dieci anni. Dopo un po’ ce ne fu un’altra (salva-qualcuno) che consentì le eccezioni. Poi la recente proposta di iniziativa della Giunta Regionale (salva-tutti), che toglieva qualsiasi limite di mandato. Infine la legge approvata l’11 u.s., che conferma il limite e (forse) lo rende retroattivo. Legge nata sulla scia della “sanitopoli” folignate, che dagli effetti della legge stessa non viene neanche sfiorata! Legge che, comunque, non esclude l’ipotesi di nominare commissari di se stessi direttori generali di lungo corso…Un pasticcio nato in Giunta, cresciuto in Commissione Consiliare e morto in aula.
Ma che cosa di questa legge e del suo incredibile iter importa ai cittadini dell’Umbria, ai lavoratori della sanità (precari inclusi), ai pazienti ricoverati in ospedali belli, nuovi ed inefficienti? Assolutamente nulla. Perché, nonostante le ipocrite dichiarazioni di quasi tutti i partiti (ridurre l’influenza della politica, premiare il merito invece che l’appartenenza, prevenire i coni d’ombra e così via), questa legge non cambia nulla: i direttori, quelli di ieri e quelli “nuovi”, verranno comunque nominati dai partiti in barba al merito e alla competenza, i primari lo stesso.
Chi vivrà vedrà. La si smetta dunque di far finta e si faccia l’unica vera riforma di cui l’Umbria ha davvero urgente bisogno: una riforma che non richiede né leggi né atti amministrativi, quella che prevede che la politica torni ad essere tale, torni ad occuparsi dell’interesse generale, sappia guardare ben oltre il naso dei suoi rappresentanti.

Luigi Bori, Coordinatore regionale di Sinistra Ecologia Libertà

Nomine Vus: uscire dal dualismo Foligno-Spoleto

20 ottobre 2010

Fissare prima gli obiettivi e scegliere tra chi con competenza e professionalità è in grado di attuarli con logica imprenditoriale

Il gruppo Valle Umbra Servizi SpA è oggi una vera azienda, una realtà economica con un fatturato consolidato di 60 milioni di euro, che gestisce con oltre 350 dipendenti il servizio idrico, gas metano e rifiuti nei 22 comuni dell’Ati n.3, che sono anche gli azionisti della stessa Vus Spa.  Per lunedì 25 ottobre è convocata l’assemblea dei soci, con all’ordine del giorno le dimissioni del presidente Luca Barberini.

Vittorio Ciancaleoni

Alcuni dirigenti del Partito democratico di Spello si dicono fortemente preoccupati per l’assenza di un dibattito partecipato sugli obiettivi gestionali a cui la nuova presidenza della Vus dovrà guardare.  In particolare l’assessore Vittorio Ciancaleoni nell’ultimo direttivo del Pd spellano ha affermato: “E’ preoccupante il dualismo che c’è tra il comune di Foligno e quello di Spoleto, una contrapposizione tra i due maggiori soci che certo non può e non deve penalizzare gli altri 20 comuni soci azionisti ed i loro cittadini. Ci chiediamo: se ci fossero le professionalità richieste, perché come amministratori della Vus Spa non potrebbero essere individuate persone di Spello, di Nocera Umbra, di Trevi, di Giano o di altri comuni?  La modalità di scelta non può essere basata soltanto sul luogo di nascita o di residenza, bensì si deve puntare sulle capacità di una persona di essere un buon manager, di essere in grado di amministrare l’azienda pubblica secondo principi economici di maggiore efficienza gestionale, in grado di  rimodulare efficacemente le risorse umane, tecnologiche e finanziarie.  La Vus Spa ha di fronte una grande sfida nei prossimi anni, che è quella di essere in grado di operare al meglio in servizi fondamentali per la vita dei cittadini ed il loro futuro.  E’ per questo che per il gruppo Vus Spa non si può prescindere dall’adottare una gestione con logica imprenditoriale, rinunciando alla lottizzazione partitocratica delle nomine, individuando manager di provata competenza e capacità gestionali, in grado di garantire l’efficienza qualitativa dei servizi idrico integrato e di igiene urbana.  Continuare a gestire le nomine come momenti di una snervante partita di potere, tra sindaci, tra partiti, tra correnti, indispettisce i cittadini e allontana la soluzione dei problemi. E’ il momento invece di mettere al primo posto gli interessi dei cittadini, a cui non importa sapere da quale comune provengono o da quale cordata politica appartengono i nuovi amministratori della Vus, ma interessa avere servizi efficienti a costi accettabili. Ci vuole coraggio. La presidenza della Vus è un’occasione per la politica umbra di mostrare tale coraggio, soprattutto se si vuole restituire alla politica il rispetto della gente e la credibilità che sembra ormai aver perduto.”