Posts Tagged ‘opposizione’

Incontro fra i Sei Consiglieri Regionali dell’Umbria della Coalizione per il Cambiamento: Opposizione Forte, Chiara e sui Progetti per la Regione

24 giugno 2015

pal cesaroniIeri pomeriggio si sono incontrati, per una riflessione in vista dell’avvio dei lavori del consiglio regionale dell’Umbria, i consiglieri regionali eletti nella “coalizione per il cambiamento” aderenti ai gruppi consiliari Lista Ricci Presidente (Claudio Ricci e Sergio De Vincenzi), Lega Nord Noi con Salvini (Valerio Mancini e Emanuele Fiorini), Forza Italia (Raffaele Nevi) e Fratelli d’Italia (Marco Squarta).

È stato un incontro “cordiale e propositivo” nel quale è emersa la volontà di consolidare, in consiglio regionale, l’azione unitaria della coalizione di centro destra più le liste civiche (sei consiglieri) attivando una opposizione, sin da subito, forte, chiara e svolta sui progetti alternativi di sviluppo socio economico e culturale per l’Umbria.

Malgrado gli elettori umbri abbiano mandato un chiaro messaggio di cambiamento (il centro sinistra, rispetto al 2010, è passato da un vantaggio dal 20% al solo 3% delle elezioni regionali 2015, con una legge “su misura” di dubbia legittimità) il centro sinistra continua nelle “logiche antiche e desuete” della “sparizione senza cambiamento” (con già ampi contrasti che si riscontrano, anche attraverso le dichiarazioni stampa, all’interno della coalizione di centro sinistra).

La prossima settimana è in programma un “nuovo incontro” al fine di preparare adeguatamente il primo consiglio regionale (a tal proposito si sollecita il “consigliere anziano” a convocarlo in tempi rapidi) in vista dei primi adempimenti fra cui l’elezione del presidente dell’assemblea legislativa e dei due vice presidenti che andranno a configurare l’ufficio di presidenza.

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Assisi, Un Giornalino che Non Comunica

6 giugno 2013

Riceviamo e pubblichiamo

Il solito giornalino, che non comunica, dell’opposizione contro tutto e tutti. Ogni volta che esce questo giornalino dell’opposizione dovremmo “ringraziare” (more…)

LE CONTRADDIZIONI DELLA MAGGIORANZA E LA POLVERIERA DEI CONSIGLI A SCARTO RIDOTTO

23 ottobre 2011

di Darko Strelnikov

Le scaramucce in Consiglio Regionale non sono altro che la punta di un malessere profondo che investe il centrosinistra umbro in generale e il Partito Democratico in particolare. La mancata elezione della Consigliera di parità e il passaggio di questo incarico alla destra, non è un incidente tecnico, ma un dato politico diffuso. Vengono a galla i problemi e le contraddizioni di una coalizione divisa sulla linea da seguire, di una Giunta che esclude la minoranza del Pd, di un Consiglio sotto la spada di Damocle delle inchieste giudiziarie. Ma non c’è solo questo. La guerra del centro è anche il risultato delle tante battaglie che si combattono in periferia. Il Comune di Terni resta in precario equilibrio. A Spoleto il Pd perde pezzi verso l’opposizione ed è sempre più in balia delle manovre dell’ex sindaco Brunini detto, non a caso, “il cinghiale”. A Foligno non si riesce nemmeno a convocare il Consiglio Comunale per la mancanza cronica del numero legale. , mentre fuori ci si affronta a colpi di bazooka sulla presidenza della Vus. A Gubbio si è sull’orlo di una crisi di maggioranza e a Città di Castello cominciano a spuntare i primi comitati che contestano la nuova amministrazione. E mi fermo qui, anche se le turbolenze investono quasi tutti i principali centri della Regione. Turbolenze che sono destinate inevitabilmente ad aumentare per una ragione molto semplice : la quantità di potere da distribuire diminuisce a vista d’occhio. Di conseguenza l’instabilità aumenta, per l’aumentare di coloro che cercano nuovi approdi, sperando di riconquistare, in altre sedi, quello che hanno perso o che rischiano di perdere, nelle loro attuali collocazioni. Adesso, come abbiamo visto nelle settimane passate, l’attenzione si concentra sulla riforma endoregionale il cui documento continua ad essere una tela di Penelope : il giorno viene scritto e la notte cancellato. Ma il pericolo più serio, quello di cui ancora si parla poco, deriva dalle le norme della legge finanziaria, i cui effetti si faranno sentire da qui al 2015 in maniera dirompente. Parlo delle disposizioni che impongono la diminuzione dei Consiglieri e dei membri delle Giunte di tutti gli organi elettivi. Proviamo a fare una proiezione sui nostri maggiori enti locali, per capire quello di cui stiamo parlando. Iniziamo dalla Regione. La prossima volta si dovranno eleggere 20 consiglieri invece degli attuali trenta e la Giunta non potrà essere formata da più di un quinto dei membri dell’assemblea e cioè da 4 assessori. Se, ipoteticamente, le regole fossero state queste, l’anno passato 10 inquilini di palazzo Cesaroni sarebbero andati subito a spasso. Provo a fare dei nomi, tanto per capire l’ordine di grandezza della cosa. Raccomando a tutti di non prendere la cosa alla lettera, si tratta solo di una simulazione. Sono cosciente che nella realtà sarebbe anche potuto toccare ad altri e gli effetti non sarebbero cambiati. Cosciente di questi limiti scientifici ci provo lo stesso : Avrebbero potuto prendere la via di casa o del pensionamento, per la maggioranza, 4 membri del listino dei quali è impossibile valutare i possibili voti di preferenza (Fabrizio Bracco, Lamberto Bottini, Gianluca Rossi, Paolo Brutti); Roberto Carpinelli, anche lui proveniente dal “gratta e vinci” del listino, del quale però i cui 100 voti di preferenza raccolti nella lista della Fds sono stati invece ampiamente valutati; l’ultimo degli eletti del Pd (Renato Locchi); il socialista Massimo Buconi che ha sostituito Silvano Rometti eletto anche nel listino e, infine, per la minoranza, gli ultimi degli eletti nelle due circoscrizioni, Maria Rosi, Alfredo De Sio e Rocco Antonio Valentino. Parliamo di 10 membri che hanno una grande influenza e un notevole seguito nei loro partiti e la cui (solo ipotetica naturalmente) esclusione avrebbe potuto provocare, secondo Carlo Verdone, “un macello” dalle proporzioni bibliche. Ma questo è niente. Con la Giunta sarebbe andata anche peggio. 4 assessori; si presume, due al Pd e due agli alleati. Avendo avuto più voti Idv e Fds, gli esclusi sarebbero potuti essere i socialisti, che si sarebbero subito (e non ipoteticamente) precipitati a reclamare la Presidenza del Consiglio. In casa Pd l’incastro dei due assessori avrebbe, invece, dovuto tenere conto della rappresentanza delle due province e delle varie componenti politiche. Sarebbero girati “pizzini” del tipo “ trovare uno di Terni che vada bene alla minoranza e nella minoranza ai cattolici e tra i cattolici a Monsignor Paglia ecc. Insomma esponenti che magari a Roma sono di una corrente, a Perugia di un’altra e sul territorio di un’altra ancora. Non sono marziani; li chiamano quelli con il piede su tre staffe, dei quali c’è già qualche buon esempio in diverse parti dell’Umbria. Con le Province, poi, è quello che si chiama “il tracollo perfett0”. La messa nel limbo di queste istituzioni ha, infatti, provocato la loro spoliazione in termini di rappresentanza. Prima la riduzione dl 20% dei Consiglieri e poi la divisione per due del risultato ottenuto. Questa specie di equazione, con un’incognita che non è x, ma la soppressione o la sopravvivenza, la Provincia di Perugia passerebbe dagli attuali 30 a 12 Consiglieri; 8 di maggioranza e 4 di minoranza. Il Pd, sulla base dei risultati del 2009, passerebbe da 12 a 5 eletti. Il Pdl da 10 a 4. Una strage. Anche qui Giunta a 4. E ci sarebbe stato subito da risolvere questo quiz : Se il Presidente è altotiberino e uno dei due assessori del Pd necessariamente del capoluogo, quale territorio dovrà rappresentare l’altro?. Si accettano suggerimenti da Foligno, Spoleto, Gubbio, Lago, Bastia e Marsciano. Provateci voi ad usare il bilancino se vi riesce. Va invece un po’ meglio con i Comuni. La diminuzione del 20% di Consiglio e Giunta rende, come si è visto nelle prime elezioni con riduzione, possibile una gestione politica delle maggioranze e delle minoranze. Ma anche qui i vuoti sono consistenti. Forse non è un caso che le richieste di Unioni Comunali (siamo arrivati a 12, ma se ne annunciano 14) spuntano come funghi. Sarà per coprire i posti soppressi dalla finanziaria? Il punto è che questa serie di norme rischia di far esplodere una polveriera, perché viene innescato su un contesto, che ha determinato l’effetto inverso e cioè la moltiplicazione degli incarichi. Se non c’è una inversione di cultura rispetto all’individualismo come unico criterio della politica, il rimedio rischia di essere peggiore del male. Se non si mette in discussione l’elezione diretta di Sindaci e Presidenti, perlomeno nelle forme attuali, se non la si diluisce in una rete democratica di garanzie, aumentando il ruolo di controllo, di proposta e di partecipazione alle scelte dei Consigli, si rischia seriamente il default istituzionale. Del resto con Consigli molto più snelli la cosa è fattibile. Ma bisogna superare la concezione dominante “dell’uomo solo al comando”, quella che ci ha portato a queste conseguenze e che ha determinato la formazione delle oligarchie, l’autoconservazione delle classi dirigenti e la lievitazione dei costi della politica.

Strelnikov.d@libero.it

LA GUERRA ALLARGA LA MAGGIORANZA DI BERLUSCONI

27 aprile 2011

di Ciuenlai

Le vicende legate alla guerra libica, dimostrano, ampiamente che gran parte delle finte opposizioni, non hanno nessuna voglia (perlomeno adesso) di mandare a casa Berlusconi.
I FATTI – C’è lo scontro sulla giustizia e per diverse volte la maggioranza può essere mandata sotto alla camera. … Ma ci sono assenze nella minoranza e non se ne fa niente. La minoranza è compatta solo quando non serve.  Il Governo decide di entrare in guerra con Gheddafi e di dare il via ai bombardamenti sulla Libia. La Lega, per ragioni sue, dice di no.
La cosa più elementare sarebbe, tenendo una linea costituzionale contro la guerra, costringere la maggioranza ad un voto sull’argomento. Si potrebbero raggiungere due risultati :
1) La Lega si riallinea e si sputtana col suo elettorato
2) La Lega vota con l’opposizione e decreta la crisi dei Governo
E Che succede! Il Capo dello Stato dice che le bombe sono una naturale prosecuzione della missione e il Pd si prepara, di conseguenza, a costruire una stampella per reggere Berlusconi.
E allora ditelo!
E NON HA RAGIONE Berlusconi quando affema che ha una maggioranza più larga di quello che sembra?

BERLUSCONI E L’AGENDA ITALIA. E LE OPPOSIZIONI?

2 marzo 2011

di Ciuenlai
Sono ormai alcune settimane, dopo il fallimento della spallata, che la politica delle opposizioni parlamentari è fatta di ohohoh, di ahahah e di ihihih. Cioè di stupore. Ogni dichiarazione di Berlusconi viene accolta con l’ennesima serie di “Non è possibile”, “bisogna fermarlo”, “è pericoloso”. Ma dietro queste esternazioni fatte con un po’ di rabbia, un po’ d’invidia e un po’ di incredulità, c’è una amara verità. Le minoranze parlamentari, con in testa il Pd, non hanno una strategia e vivono alla giornata. Il capo del Governo e la Lega hanno un’agenda precisa di sue priorità, che impongono al paese, al Pd e anche a Di Pietro. Non c’è una volta che Bersani riesca a tirare fuori qualcosa che costringa Berlusconi ad inseguirlo a confrontarsi con una visione diversa delle cose. Dopo la mancata sfiducia, siamo alla disperazione. C’è chi parla di aventino con le dimissioni in massa dei parlamentari di opposizione, chi chiede un ostruzionismo permanente e chi si affida al refendarismo come soluzione estrema. Sono tutte cose che si possono anche fare, ma se sono slegate da un progetto generale e alternativo al modello di società proposta e perseguita dal centrodestra italiano, rischiano di fare la fine delle famose cattedrali nel deserto. L’opposizione è un mestiere composito che, messo a fuoco un programma comune, si gioca alla camera al Senato, in tutte le istituzioni locali, nelle città, nei paesi, nelle piazze, nelle sale, nei mercati, tra chi lavora e chi l’ha perso, tra le donne, tra i giovani, tra gli studenti, tra i precari, tra le professioni ecc. L’opposizione è un martello che batte il ferro tutti i giorni, che ricorda alla nazione intera che un’altra Italia è possibile. L’agenda va dettata, non subita. Solo quando anche dalla maggioranza si alzeranno degli ohohoh, ihihih e ahahah , si potrà pensare che la partita è cominciata sul serio. Adesso siamo solo alle esibizioni di un globtrotter con degli sparring partners.

Fratta Todina, bilancio positivo sull’attività dell’opposizione in comune

5 gennaio 2011

di Cinzia Moriconi

Cinzia Moriconi

ll Popolo della Libertà di Fratta Todina traccia un bilancio positivo dell’attività politica svolta sul territorio nelle vesti di forza di opposizione nell’anno appena trascorso. Con responsabilità e concretezza il Pdl ha sostenuto il proprio ruolo fuori e dentro le istituzioni, facendosi portavoce, in molte occasioni, delle numerose istanze presentate dai cittadini nei confronti di un Governo locale sempre più chiaramente inadeguato alla crescita e allo sviluppo della nostra realtà cittadina. Il Pdl di Fratta Todina conferma il proprio sostegno al presidente Berlusconi, al suo Governo e al disegno politico che ha saputo riunire milioni di moderati per un grande progetto riformista e liberale.

Purtroppo va rilevato in questi giorni il tentativo di delegittimazione degli organi dirigenti dati per già per approdati presso le file di Futuro e Libertà . Rispetto a ciò, con soddisfazione si può rilevare, al contrario, come nel nostro territorio non vi sia stato alcun “eccellente” cedimento alle sirene del Fli e che , piuttosto, sia stato respinto ogni tentativo di adescamento che arrivasse dai seguaci di Fini. Tutto ciò a dimostrazione della credibilità della nostra classe dirigente e del lavoro fatto dal Partito quale riferimento di un sempre crescente numero di cittadini frattigiani. Chi ha fatto della coerenza, della linearità e della serietà una propria bandiera continuerà ad impegnarsi a Fratta Todina nel Pdl e con il Pdl per costruire una reale alternativa ad una sinistra sempre più asfittica e lontana dai cittadini.

IL GOVERNO DEI SOGNI E DEI DESIDERI – BREVE STORIA (DUE GIORNI) DELLE FINI E DEI CASINI DEL PARLAMENTO ITALIANO

14 dicembre 2010

di Ciuenlai

In questi due giorni si è avuta l’ennesima prova che il berlusconismo è una cultura entrata ormai nel profondo delle coscienze delle classi dirigenti e purtroppo anche di molti Italiani. Quando il denaro e la “com…pravendita” delle persone fanno breccia, significa che quell’ambiente è predisposto culturalmente alla corruzione. La lotta per la successione nel centrodestra è apparsa, nelle fredde aule del Parlamento, pervasa da una spaccatura tra quelli che avevano qualcosa (leggi interessi personali) da difendere e lo facevano con grande ardore e quelli che desideravano e forse volevano avere qualcosa da difendere e si vergognavano quasi di non farlo. Ma è normale se non esistono più ideali di riferimento, se non ci sono, come dice qualcuno, grandi storie, narrazioni diverse, sogni da coltivare, orizzonti da raggiungere, obiettivi da realizzare e ceti sociali di riferimento da tutelare. Non si può coltivare una idea di cambiamento, di un altro mondo possibile sperando che i Finiani tengano, che Casini non ne perda qualcuno per strada, che i moderati del centrosinistra non si facciamo attrarre dalle sirene della maggioranza, che la Buongiorno partorisca all’alba, Calearo sia diventato un po’ Comunista e Scilipoti abbia estinto il mutuo. Per la seconda volta hanno sbagliato i conti. Incredibile! Da mesi ci stanno spiegando che ci vuoe un nuovo CLN e che bisogna fare, tutti insieme appassionatamente, un governo di responsabilità nazionale. E con i voti di chi? Sogni; Il re adesso è nudo e bisogna sperare (sic) che domani, altri 5 o 6 deputati (com’è possibile e com’è probabile) non decidano di saltare il fosso, perché a quota 320 si governa e come. Non è detto quindi che il risultato di oggi significhi per forza “elezioni”, come vanno dicendo “singhiozzando” i signori del Pd. Lo decideranno il Caimano e Bossi. Faranno quello che gli conviene di più. Anche perché, incredibilmente, sono gli unici che non le temono e sono gli unici ad essere preparati all’evento. Se Il centrosinistra continua a pensare che la soluzione siano i giochi di Palazzo, temo che il regno di Berlusconi non avrà ancora fine. Oggi più che mai si è capito che la vera opposizione sta fuori del Parlamento e, purtroppo, non trova e non ha un’adeguata sponda dentro di esso.

 

Tornano i maneggioni della politica

6 dicembre 2010

Dott. Matteo Bressan – Coordinatore Provinciale Giovane Italia Terni

È sconcertante sentire che a distanza di anni, in un momento di oggettive difficoltà economiche a livello internazionale, ci siano ancora forze politiche che elogiano i metodi e il consociativismo della prima repubblica che tanto hanno devastato il nostro paese.

Allo stesso modo ritengo doveroso smascherare tutti coloro che in questi giorni si stanno trincerando dietro il rigido impianto costituzionale pur di attaccare la moralità e le novità portate in politica dal Presidente Berlusconi.

Si deve prendere atto che la volontà popolare non può essere sovvertita da congiure e maneggi di palazzo che hanno determinato la paralisi di questo paese per più di cinquant’ anni.

Questa paralisi e questo sistema che oggi vogliono recuperare i maneggioni della politica, come giustamente li ha definiti il Presidente Berlusconi, sono il frutto di una Costituzione, sicuramente piena di buone intenzioni, ma che ha di fatto impedito qualsiasi forma di governabilità in Italia.

Se i premi di maggioranza, tesi a garantire la governabilità, fanno paura a questo o a quel partitino sarà bene sin da ora smascherare l’ennesimo attacco dei presunti soloni della politica, della sinistra e dei maneggioni, che vogliono riaprire una stagione vergognosa della politica.

Chi ha perso le elezioni o chi è uscito, per il proprio tornaconto dal Governo, non può avere la pretesa di dettare le regole e l’agenda della maggioranza.