Posts Tagged ‘panichi’

La Federazione Italiana Bocce e il Centro Speranza di Fratta Todina uniti per i ragazzi disabili

17 settembre 2012

“Lo sport ci unisce” è lo slogan dell’evento di solidarietà che si è svolto venerdì mattina presso il Centro Speranza di Fratta Todina, che eroga servizio riabilitativo per bambini e ragazzi con disabilità. La manifestazione è stata organizzata in collaborazione con il Cip (Comitato Italiano Paralimpico) e la Fib (Federazione Italiana Bocce di Perugia) e rientra nel progetto “Disabilità: benessere natura e sport” promosso dal Centro Speranza per il Servizio Civile Nazionale dell’anno in corso. Hanno partecipato i ragazzi disabili che frequentano l’associazione sportiva ASDA di Fratta Todina, l’istituto Serafico di Assisi, l’associazione Fortitudo di Perugia, l’associazione Cretaceous Terziario K/T di Gubbio e il Centro Arcobaleno di Spello. Tiro con l’arco per non vedenti, tennis da tavolo, torneo di bocce e il calcio balilla sono state le attività sportive svolte in un clima festoso. “Lo sport ha la grande forza di abbattere le barriere che ostacolano (more…)

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“Noi siamo ciò in cui crediamo”: incontro con Luca Panichi

21 aprile 2012

Costanza Bondi

di Costanza Bondi

Giorni fa, navigando in internet, mi imbatto in una nuova e piacevole conoscenza, nata per un contatto letterario e sfociata, per me digiuna di ciclismo, con tutta una serie di domande, più o meno tecniche sull’argomento. Allora Luca, questo il nome del mio interlocutore che di cognome fa Panichi, mi racconta che si allena 3 volte alla settimana e per varie ore al giorno, poiché sta tentando di raggiungere il suo obiettivo per il 2012: scalare il Passo dello Stelvio e aumentare il livello della prestazione rispetto all’anno scorso. Quindi, il martedì salite brevi e faticose, tipo il Colle della Trinità dalla parte di Corciano (chi legge ed è perugino, già fatica solo a sentirle certe cose); il venerdì, percorso misto non impegnativo; la domenica, salite lunghe come Bocca Trabaria, Castel Rigone o il Monte Peglia. “Scusa, ma quando trovi il tempo per lavorare con tutto questo impegno sportivo?” la domanda mi sorge spontanea… Lui sostiene che l’impegno sportivo è commisurato ai tempi di lavoro e non viceversa, perciò spesso gli capita che nei suoi spostamenti per i servizi esterni di Mia o di

Luca Panichi

Pianeta Umbria, o quelli per l’università a Roma, ne approfitta per ricavarsi degli spazi aggiuntivi di allenamento. Ma – tende a precisare – non segue tabelle rigorose di allenamento, poiché sono parecchie le cose di cui si occupa e quindi cerca di non sacrificare il lavoro allo sport, anche se alcune volte, ammette, può capitare! E qui mi sgancia la “Panichi philosophy”: il segreto reale è una assunzione quotidiana di forti dosi di “convintion” nel cervello! “Mmh, niente male… e a casa che dicono di tutti questi impegni?” “Mah, vedi, in tutto quel che faccio ho trovato pure il tempo di divorziarmi, ma guardo sempre avanti con positività perché considero ciò che mi succede sempre un arricchimento, partendo dal fatto di render merito e valore al come si sono vissute certe situazioni, dando priorità al come le si è percepite ed avvertite dentro, nell’animo… sì, è proprio la mia disposizione d’animo che mi perette di affrontare sempre col sorriso tutti i molteplici momenti della vita!” “Ah, abbiamo la stessa laurea, come leggo dalle tue info, Scienze Politiche, e siamo pure coetanei!” “Sì, ma io mi sono laureato tardi, nel 2005, con una tesi sullo spirito civico degli italiani: ci ho messo due anni a realizzarla!” “Beh, vista l’entità dello spirito civico dei nostri connazionali… due anni mi sembran pure troppi…” (ridiamo) “Ho analizzato il caso di Pescasseroli e del Parco Nazionale d’Abruzzo a parametro di analisi e, a seguito dell’elaborato elettronico, mi son ritrovato un po’ a fare il gabbianello della situazione…” “Gabbianello, uno che scala per il quarto anno consecutivo l’arrivo di tappa del Giro d’Italia professionisti?” “Pensa che nel 2009 scalai gli ultimi 5 km del Blockhouse… per il quale mi fecero la telecronaca in diretta degli ultimi 50 metri all’arrivo Auro Bulbarelli e Davide Cassani. Da lì presi l’idea di scalare ogni anno una salita del Giro d’Italia, quindi… nel 2010 feci i 5 km del Terminillo e i 10 km del Passo Tonale… nel 2011 scalai il Grossglockner in Austria di 12 km con pendenza media del 8-9% : il tutto come gesto simbolico e concreto, per me, di rivivere certe sensazioni, ma anche di condividerlo con gli appassionati di ciclismo, portando un messaggio positivo di ciò che è questo sport… ti allego il link delle scalate in ordine cronologico per darti un’idea…” Il bello di tutta questa chiacchierata che avete appena letto è che, solo alla fine, quando appunto apro il link, mi accorgo che Luca è in carrozzella. Un incidente di percorso, come lo ha definito lui. Una determinata consapevolezza, come la definisco io. Perché solo questo, a parer mio, può plasmare fortemente il proprio destino e, nonostante le restrizioni della vita che ci mettono a dura prova, può farci librare verso orizzonti infiniti. Ecco, quindi, come ciò, che agli occhi degli altri appare una sconfitta, Luca l’ha trasformato in vittoria: perché, aggiungo, noi siamo sempre e solo ciò in cui crediamo.

 

 

 

 

 

Proposta. Riforma della legge elettorale: collegi uninominali piccoli e primarie la miglior opportunità democratica

10 gennaio 2012

In questa fase di transizione, nella quale il Governo Monti dovrà condurre l’Italia fuori da una delle crisi economiche più gravi della Storia Repubblicana, la politica, i partiti politici che ora a livello governativo siedono un po’ in panchina, hanno il dovere di mettere mano ad una serie di riforme istituzionali, la prima delle quali, a mio parere, è la modifica della legge elettorale, per recuperare un rapporto serio con i cittadini e gli elettori. La realtà di ora è che se dovessimo andare alle elezioni politiche anticipate con il Porcellum, rimarrebbero in essere due problematiche insostenibili per una democrazia compiuta: l’impossibilità di avere un governo di maggioranza, e l’impossibilità per gli elettori di potersi esprimere sul singolo candidato. Il primo problema sarebbe diretta conseguenza della presenza di Tre poli nella campagna elettorale, in quanto il Porcellum era stato congegnato dalla maggioranza di centro-destra per un sistema bipolare. La distribuzione dei seggi con il meccanismo attuale al Senato, impedirebbe la formazione di una maggioranza reale, a meno che uno dei Tre poli non prenda più del 3-4% dei voti, cosa impossibile. La seconda questione è quella delle liste bloccate, strumento per il quale sono i partiti politici a decidere coloro che siederanno in Parlamento in una graduatoria stabilita da loro sull’ordine dei candidati da mettere in lista, impedendo all’elettore di potersi esprimere sul singolo candidato. Diverse sono le opzioni enunciate, fra le quali le più significative sono il ritorno al voto di preferenza in un sistema proporzionale puro con soglia di sbarramento, un maggioritario uninominale a turno unico con quota proporzionale, sulla falsariga del Mattarellum, o un maggioritario a doppio turno con collegi uninominali e quota proporzionale. Senza scandire di chi sono le proposte, vorrei sottolineare quanto il collegio uninominale potrebbe essere l’elemento veramente innovativo e di recupero di un rapporto forte e di responsabilità fra gli elettori e il parlamentare. In un sistema proporzionale, seppur con soglia di sbarramento, la dinamica di selezione della classe dirigente rimarrebbe segnata da una forte delega al ruolo dei partiti, per cui gli elettori, pur in presenza di un voto di preferenza, ratificherebbero scelte operate con ampia delega al partito politico. Se i meccanismi di selezione dentro i partiti fossero davvero aperti ad un ricambio reale e ad un confronto veramente democratico, tutto ciò non risulterebbe così negativo, ma la realtà di questi anni non è questa. La legge elettorale in questo senso diventa uno strumento democratico di straordinaria importanza quando può incidere concretamente sul comportamento stesso degli elettori, a compensare un deficit di democraticità del sistema partitico medesimo. Il collegio uninominale a mio parere, può corrispondere meglio all’esigenza di riavvicinare il cittadino alla politica, in che modo? Nel prevedere collegi più piccoli rispetto a come erano stati congegnati con il Mattarellum, si riuscirebbe a conferire maggior territorialità alle candidature, rafforzato da un processo di primarie per il quale in ogni collegio uninominale, ogni Polo o coalizione dovrebbe prevedere al proprio interno la selezione del candidato di riferimento che andrebbe a rappresentarlo nella competizione elettorale con gli altri 2 Poli. Nella scheda elettorale si ritroverebbero dunque a competere nei collegi uninominali quei candidati che già hanno avuto una prima investitura democratica di rappresentanza con le primarie. In quest’ambito le primarie andrebbero regolamentate in maniera rigorosa, favorendo la partecipazione di militanti e simpatizzanti da non mobilitare all’ultimo momento, ma iscrivendoli in apposite liste nei mesi precedenti l’ufficializzazione delle candidature, così da eliminare o rendere ininfluenti dinamiche corporative e di interesse particolaristico. Nel garantire tutto questo, i partiti politici sarebbero costretti ad essere più attivi nei territori e ciò li costringerebbe a misurarsi in maniera più trasparente con i cittadini e a fare proposte più chiare, costituendo la prima soglia vera di sbarramento all’ingresso del candidato in politica, non certamente dentro le cosiddette “stanze chiuse”, ma in un confronto pubblico trasparente. La quota proporzionale in turno unico, garantirebbe una maggior pluralità delle presenze in Parlamento, a riequilibrare democraticamente una potenziale disparità di mezzi della quale i partiti politici più organizzati, avendo una visibilità mediatica più forte, potrebbero beneficiare nei collegi uninominali. Con collegi uninominali piccoli comunque sarebbe ininfluente introdurre soglie di sbarramento, perché la soglia sarebbe già data dalla selezione nelle primarie, dalla dimensione ristretta del collegio, garantendo visibilità e conoscenza del candidato. Il doppio turno, potrebbe risultare ancor più rappresentativo di una realtà politica italiana molto frammentata e plurale, ma dentro un sistema uninominale che dovrebbe garantire di per sé la governabilità, non tralasciando la necessità, con la quota proporzionale, di far vivere in parlamento un’adeguata rappresentanza democratica delle voci più significative presenti nella realtà socio-politica italiana. In questo caso l’introduzione di una soglia di sbarramento potrebbe garantire accordi di programma meno strategici e più condivisi. Le primarie rimarrebbero sempre lo strumento primo di selezione. Il sistema politico italiano andrebbe poi rivisitato nella funzione della Camera e del Senato, nella riduzione del numero dei Parlamentari, ma la legge elettorale, configurata nel meccanismo del collegio uninominale credo possa essere considerato il punto di ripartenza per una rinnovata e proficua stagione politica dell’era repubblicana italiana, dove i cittadini potranno dire di aver contribuito a selezionare una classe dirigente nella quale si riconoscono.

Luca Panichi

Nota di redazione: in effetti il testo è molto lungo ma ho voluto pubblicarlo per intero per dare ai lettori una opportunità di riflessione e perchè no, di nuove proposte alternative.

In un Istituto, anziani pazienti usati come cavie.

30 aprile 2011

La denuncia partita da un centro specialistico dell’Altotevere è finita in tribunale. Farmaci non autorizzati somministrati senza consenso.

L’avvocato Panichi Rappresenta uno dei pazienti. Pazienti usati come cavie umane, sottoposti a protocolli non autorizzati, senza averne alcuna informazione, né loro né i propri familiari. Fatti oggetto di somministrazione di prodotti non citati sulla cartella clinica, dagli effetti un po’ particolari (e anche curiosi se si va a dare uno sguardo su internet), e secondo qualcuno neppure strumentali alle patologie neurologiche dei pazienti. Succede, pare, ed è successo anche nella nostra regione, dove dei  pazienti che si sono ritrovati loro malgrado oggetto di test, hanno scelto le  vie legali per veder tutelato il proprio diritto a essere trattati come persone
e non come cavie. Ignare di ingerire pillole apparentemente innocue eppure non citate nel programma terapeutico a cui erano sottoposti nell’istituto dove si trovavano ricoverati, in Altotevere. Tra l’altro accompagnate da alcuni prelievi che alla fine hanno insospettito non poco i familiari, i quali,  scoperto il prodotto, non ancora all’epoca autorizzato, hanno deciso di saperne di più. Si tratterebbe dunque di sostanze somministrate su pazienti di una certa età, fa capire l’accusa, rappresentata dall’avvocato Paolo Panichi, solo con l’obiettivo di testare le reazioni sull’organismo degli assuntori, valutare le conseguenze e tutto quello che, per l’appunto, serve per sperimentare gli effetti. Per l’istituto in questione, a un anno di distanza dal casus belli, l’autorizzazione è poi arrivata, ma dopo dodici mesi circa rispetto a quando le
pillole venivano fatte ingerire a un piccolo gruppo di inconsapevoli pazienti. Una vicenda a cui sono seguite denunce che hanno fatto scattare l’inchiesta del Nas, con una serie di documentazioni poi approdate in procura, e cause civili che ruotano entrambe intorno a fatti che si sono verificati nella primavera del 2008 in un istituto dell’Alta Valle del Tevere. Tutto inizia quando i congiunti di anziani pazienti, ricoverati a seguito di delicate operazioni a livello
neurologico, si accorgono che ai loro familiari venivano somministrate delle compresse la cui ingestione era preceduta o seguita da un prelievo di sangue. Incuriositi da questa procedura ma soprattutto spinti dall’allarme scatenato da alcune “stranezze” notate nel comportamento dei familiari ricoverati, provano a chiedere spiegazioni. E da qui partono i primi dubbi, dal momento che nessuno sembrava saperne ad eccezione di uno dei medici, tanto che tale procedura non risultava presente nella scheda terapeutica. Individuato il medico, alle tante
domande risponde che agli anziani in questione era stata somministrata della semplice vitamina e che i prelievi servivano per “determinare la concentrazione ematica di tale sostanza”. Nel contempo l’allarme si diffonde e si scopre così che anche altri pazienti si erano ritrovati ad avere a che fare con le medesime pasticche conservate nella medesima sacchetta. Assunzioni sempre precedute o seguite da prelievo di sangue. La curiosità cresce e un nucleo di familiari viene convocato da uno dei responsabili dell’istituto alla presenza del medico dai più indicato come “l’ispiratore” delle somministrazioni. In un primo momento i sanitari cercano di rassicurare, fanno riferimento a un farmaco contenente una particolare dose di vitamina, che sarebbe stata presto inserita nelle cartelle cliniche. Viene mostrato anche il farmaco, che scatena la
conseguente sorpresa dei presenti. Infatti le compresse erano diverse da quelle
viste in corsia e viste prendere dai propri familiari ricoverati. All’imbarazzo da una parte segue la crescente carica di sospetti dall’altra. E alla fine il mistero viene svelato. E’ uno stesso medico a fermare i congiunti e a svelare l’arcano, facendo subito riferimento alla sperimentazione su alcuni pazienti neurologici dell’istituto di un farmaco non italiano, per verificarne l’effetto
sul risveglio neurologico. Un complesso ormonale, viene detto, che comunque non avrebbe avuto effetti nocivi sui pazienti tanto da essere al centro di un progetto sperimentale in Toscana. I familiari continuano a chiedere ai medici come sia possibile un qualcosa del genere, ovvero che vengano somministrati  farmaci, o sostanze o qualsivoglia complesso vitaminico senza essere inseriti nel registro dei medicinali e senza il consenso del paziente: chi dice di non
saperne nulla, chi si scusa e chi invece parla della ricerca che ad alti livelli viene fatta con questi prodotti. Alla fine i familiari decidono di portare via i propri malati, con relativa cartella clinica. Che arriva qualche giorno dopo le dimissioni con la segnalazione di una “erronea somministrazione di una sostanza al posto della vitamina”. Insomma, un’ulteriore conferma, per i congiunti degli anziani, che qualcosa era stato fatto e non correttamente. A quel punto viene richiesto un parere a uno specialista, che sulla base degli accertamenti effettuati subito dopo la dimissione, evidenzia una serie di alterazioni, a livello di esami del sangue e di condizioni neurologiche. Insomma oltre ad aver effettuato una sperimentazione di un qualcosa senza
consenso libero, specifico e informato, su pazienti anziani, in uno stato particolare, reduci da situazioni di salute particolari, si sarebbe somministrato agli stessi un prodotto all’epoca ancora non precisamente classificato (come si evince dalle risposte fornite dai tecnici), un complesso
di sostanze non segnalate sulla cartella clinica e di fatto “inesistenti” per chiunque, in caso di emergenza, si fosse trovato nella condizione di dover intervenire sul soggetto in questione. Avuta consapevolezza di quello che era successo, è stata fatta denuncia ai carabinieri con relativi accertamenti del Nas e contemporaneamente è stato avviato un iter civile. Per i primi di giugno è fissato il dibattimento, quanto alla vicenda civile la causa è in sede istruttoria. Dal punto di vista morale, per coloro che si sono imbattuti in questa avventura, la fiducia in alcuni medici è completamente in ribasso

Giovanna Belardi

da: Corriere dell’Umbria