Posts Tagged ‘partiti’

Incontro Pd: “Riforma della politica e finanziamento dei partiti”

28 gennaio 2014

pd_logoE’ questo il titolo dell’iniziativa, organizzata dal Pd Umbria, che si svolgerà venerdì 31 gennaio, a partire dalle 17.30, presso la sala del Consiglio provinciale di Perugia (piazza Italia). Ospite d’onore il tesoriere nazionale Pd Francesco Bonifazi. A fare gli onori di casa il responsabile dei dipartimenti del Pd Umbria Valerio Marinelli. Sul tema, di scottante attualità e al centro del dibattito politico sui costi della politica e la riforma delle istituzioni, si confronteranno i candidati alla segreteria regionale Juri Cerasini, Stefano Fancelli e Giacomo Leonelli.

Parole strumentalizzate: Civico, Civile

12 gennaio 2013

Civico. Civile. Due parole che hanno un significato ben preciso.

Se si vuole mettere la parola fine alla vita di una Repubblica per la prima volta, lo si dovrebbe fare in questo momento storico. La gente comune sta prendendo coscienza che c’è bisogno di (more…)

“DIVIDE ET IMPERA” IL METODO DELLA CASTA POLITICA

31 ottobre 2012

Scorrendo i giornali, quotidiani e settimanali, assistendo a trasmissioni televisive, si nota uno strano approccio alla crisi economica, a quella dei partiti politici e della Casta in genere. Leggo che il famoso “Cetto la Qualunque” (Antonio Albanese), ha abbandonato la satira politica. Il (more…)

GIOVENTU’ ITALIANA con La Destra Terni: CHIUDE SIMBOLICAMENTE I PARTITI CHE SOSTENGONO MONTI PER “CESSATA” ATTIVITA’

13 luglio 2012

Nella notte i militanti di Gioventù Italiana hanno simbolicamente chiuso le sedi locali di PD, PDL e UDC, “sigillandone” i portoni con scotch, nastro bianco-rosso e volantini. I tre partiti che tengono (more…)

Bocciato alla camera l’emendamento con il quale si voleva rendere obbligatorio il Codice Etico Antimafia

25 Mag 2012

Scandaloso! Ieri, alla Camera, è stato vergognosamente bocciato l’emendamento, sostenuto da Futuro e Libertà e dall’IDV, con il quale si voleva rendere obbligatorio il Codice Etico Antimafia, prevedendo il blocco dell’erogazione del finanziamento pubblico per quelle forze politiche che portano in Parlamento corrotti e mafiosi. PD, PDL e UDC hanno votato contro, la Lega si è (more…)

CARLA SPAGNOLI (FLI): L’IPOCRISIA SUI FINANZIAMENTI PUBBLICI

3 Mag 2012

Da quando gli scandali Lusi e Belsito hanno travolto Lega e API e tempestato il cielo apparentemente sereno della politica, tutti i leader politici sono stati unanimi nel dire che i finanziamenti pubblici ai partiti dovevano essere profondamente rivisti: le forze politiche che sostengono l’attuale governo tecnico (la famosa “maggioranza ABC”) hanno proposto una legge con le “misure per garantire la trasparenza e il controllo dei bilanci dei partiti” senza però parlare di abolire il finanziamento pubblico (pudicamente chiamato “rimborso elettorale”), come invece ha ipotizzato l’IDV, annunciando una campagna popolare di raccolta firme volta a “cancellare il finanziamento pubblico mascherato da rimborso elettorale”; Futuro e Libertà, invece, per bocca del suo leader Gianfranco Fini, ha proposto di dimezzare da subito le rate del rimborso elettorale, arrivate a 100 milioni di euro all’anno. L’argomento ha interessato anche le realtà territoriali e in particolare le regioni; ad esempio, in Umbria i “rimborsi elettorali” della campagna per le regionali del 2010 costituiscono una torta di oltre tre milioni e mezzo di euro, equivalente a circa 5 euro per ogni elettore, divisa da sette partiti in tutto. Leggendo certe cifre astronomiche, si può vedere in tutta la sua sfacciataggine l’ipocrisia delle parole dei politici, delle proposte o delle campagne popolari dei partiti, di qualsiasi colore politico. Per carità, tutte iniziative condivisibili e apprezzabili, ma perché nessuno ha il coraggio di agire subito con coerenza, senza aspettare la discussione o l’approvazione di una legge nuova, dando il buon esempio e rinunciando da subito ai contributi in un periodo in cui la crisi sconvolge il futuro delle famiglie italiane? Perché le forze politiche non si impegnano a restituire i rimborsi ricevuti fino al 2011 per la campagna elettorale della XV Legislatura, conclusasi in anticipo ben tre anni prima? L’ IdV, che vuole l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, perché non mette già da ora in pratica i suoi propositi rinunciando ai rimborsi elettorali per le campagne regionali del 2010, rimborsi che nella sola Umbria ammontano a 300.000 euro. Dato che, nelle intenzioni, le forze politiche sono unanimi, non sarebbe difficile trovare un’ampia convergenza circa la destinazione che questi soldi, una volta tornati nelle casse dello Stato, potrebbero avere. Ad esempio, si potrebbe pensare di impegnare queste risorse per finanziare l’abbattimento delle tre rate annuali dell’IMU per le famiglie con un reddito medio-basso, in modo da alleggerire una pressione fiscale ormai insostenibile (alcune stime prevedono che nel 2014 si arriverà al 45%, record di sempre). Questo è quello che i cittadini si augurano dalla politica: è arrivato il tempo di coniugare l’iter legislativo delle proposte di legge con una rapida e istantanea azione politica dei partiti su alcuni temi, come il finanziamento pubblico ai partiti e i costi della politica. I partiti politici, a partire da quelli umbri, accetteranno la sfida?

Carla Spagnoli – Coordinatore Regionale Futuro e Libertà Umbria

Le associazioni private sono partiti o i partiti sono associazioni private?

27 aprile 2012

di Darko Strelnikov

La gran parte degli osservatori continua a meravigliarsi del diffondersi a macchia d’olio di questa moda delle associazioni politiche nazionali e regionali. Una moda che ha affascinato soprattutto il Centrosinistra. C’è chi ne parla come uno scandalo, chi come una nuova opportunità, chi come un nuovo modo di fare politica. Ma non c’è un cane che ha provato a dare una risposta ai tanti perché che questa pratica si porta dietro e, soprattutto, perché prende piede ora, mentre era sconosciuta (perlomeno in questi termini) nel passato. Nessuna meraviglia; la non analisi e l’ignoranza politica, sono in linea con i tempi. Diversi di quelli che oggi calpestano le stanze del potere vengono o sono eredi diretti della generazione che si vantava di non aver mai letto “un libro tutto intero”, neanche il Bignami. Una generazione che sta contagiando anche quelli che i libri non solo li leggevano, ma erano abituati a studiarli. Meglio evitare di pensare per non farsi venire troppi dubbi! Eppure lo sfaldamento è evidente e, direi, anche preoccupante. Ma se non si parte da una onesta rappresentazione della realtà, non si va da nessuna parte. Non è vero che le associazioni e le Fondazioni sono una risposta alla crisi dei partiti. Una cosa per andare in crisi deve esistere. I partiti, cari signori, non esistono più. Non solo quelli di una volta, ma quelli (finti) di adesso. Sono solo sigle, targhette affisse ad una porta. Dicesi partito politico un’associazione tra persone accomunate da una medesima finalità ideale e politica, ovvero da una comune visione su questioni fondamentali della gestione dello Stato e della società. Visione ideale e politica comune, capito? E allora che ci fa nello stesso posto un ex comunista, con un ex democristiano (Il Pd), o un ex socialista con un ex fascista (Il Pdl). Ci fa solo un “tragico errore”. Il tragico errore di trasformare le coalizioni in forze politiche “disorganizzate”, ma non in partiti. In soggetti senza una identità e con la caratteristica comune di essere estranei, oltre che ai bisogni, ai sogni della gente. Forse è anche per la sempre più cronica mancanza di finalità di grande e lungo respiro, che un amministratore, ad un certo punto, trovi più utile spendere i soldi del finanziamento pubblico, per comprare diamanti, piuttosto che per stampare manifesti. Qualcuno dice che la politica non c’entra niente, è un principio di sana gestione economica! I diamanti sono per sempre, i manifesti per una volta sola. Se tutto ciò viene unito allo sviluppo esponenziale della pratica individualista in politica, comincerete a trovare qualche risposta alla ricerca dei perchè. L’introduzione dell’elezione diretta, finchè le organizzazioni politiche hanno mantenuto una continuità, anche piccola, con i loro valori e con la loro storia, non ha creato problemi insormontabili. Sono stati i cosiddetti organismi dirigenti a proporre per la gestione degli scranni più alti Locchi, la Lorenzetti, Cozzari, Maddoli, Borgognoni, Brachelente, Raffaelli, Cavicchioli e compagnia cantando. Grandi scontri interni, ma alla fine soluzioni condivise da presentare agli elettori. Giusto o sbagliata che sia, questa conformazione, certamente da modificare, certamente da modernizzare, certamente da democratizzare, aveva mantenuto ancora un proprio equilibrio. Ma poi, insieme alle “coalizioni partito”, sono arrivate le primarie ed è cambiato tutto. Che senso ha, infatti, avere segreterie, direzioni, funzionari, apparati, organizzazioni e circoli territoriali, se poi non è questa la sequenza che determina le cose più importante nelle elezioni dirette e cioè i candidati e i programmi? E’ logico che chi ha intenzione di presentarsi, non potendo contare su quello che chiamano erroneamente “il suo partito”, si metta in proprio e ordini e ammassi le sue truppe dentro contenitori che fanno riferimento solo a lui. Alle primarie bisogna votare tizio mica il partito. Ed è altrettanto logico che i protagonisti lo facciano con aggregazioni che prevedono un segno tangibile e riconoscibile di fedeltà” (il tesseramento) e un minimo di radicamento territoriale (circoli, club, gruppi ecc.). Anche perché così si può spaziare tranquillamente anche fuori dei confini del giardino di casa. Perché nelle schede depositate nell’urna non c’è scritto per chi voti alle elezioni. Come dite? Esagero. Beh allora, per capire l’inutilità degli attuali contenitori politici, vi racconto una piccola cosa, che però rende l’idea di quello che sto dicendo. Guardate quello che sta succedendo in quel di Città di Castello. Al Partito Democratico “manca” da mesi un assessore. Il segretario e gli organismi dirigenti hanno fatto due nomi, ma la sedia è restata vuota. Dice che si sono scomodati anche i segretari regionale e provinciale del Pd ottenendo lo stesso risultato; sedia vuota. E’ normale. Non sono loro che controllano il gruppo consiliare, ma quelli che comandano correnti e, magari, associazioni e il sindaco lo sa e si comporta di conseguenza. Cioè, se, come in questo caso, i centri direzionali sono fuori da quella cosa che erroneamente chiamano partito è logico che chi “gareggia” si attrezzi per avere un qualcosa di autonomo, che abbia un peso condizionante interno ed esterno. E, scusate se lo dico, ma è ipocrita fare i moralisti e sparare a zero contro chi costruisce associazioni, se poi, magari, si organizza la stessa cosa, articolandola in altro modo. Magari davanti ad un caminetto e ad una tavola con inviti rigidamente selezionati. Non avrà un nome, sicuramente non avrà una sede fissa o ufficiale, ma che cos’è questo “andar per case e ristoranti”, se non un diverso modo di concepire la presenza e la lotta politica in gruppi di potere. E perché coloro che non sono ammessi a quel caminetto o a quei caminetti non dovrebbero ribellarsi organizzandosi di conseguenza? Qui non ci sono possibili sconti da fare. O si critica, come faccio io, l’intero sistema che è venuto avanti e se ne sta alla larga o se ne accettano, senza se e senza ma, le inevitabili conseguenze. Per chi sta dentro attuale quadro politico, Il tempo delle lezioni di moralità è finito da un pezzo. Per chi sta fuori è ancora tempo di partiti. Ma bisogna rifarli davvero e daccapo!

strelnikov.d@libero.it

 

Super Mario ed il rag. Fantozzi

27 aprile 2012

Super Mario sta disperdendo l’euforia della sua luna di miele. Perde progressivamente quota. La questione Italia si può riassumere sommariamente in alcune questioni: rapporto tra debito pubblico e pil molto alto; spesa al di sopra delle reali possibilità del Paese; architettura funzionale dello Stato obsoleta e mummificata; partiti e maggioranze litigiose; radicalizzazione del confronto politico;  incapacità dei partiti di concorrere al bene comune. Ciascuna di queste questioni ha una genesi e delle precise responsabilità. Ciò che è sbagliato è pensare di risolverle premiando il trasformismo ed agevolando la delegittimazione della volontà popolare, come è stato con la nomina di Monti che ha sospeso nei fatti la democrazia. Se nasce un partito, o una fronda, non è quasi mai un valore aggiunto del pluralismo, ma spesso solo una fetta di potere reclamato o l’antagonismo personalistico che diventa smania di protagonismo o smodato senso di onnipotenza. Fa schifo in un momento di difficoltà. Ma è così! Sarebbe stato un dovere del Capo dello Stato, più che congiurare con la Merkel per la sostituzione del Capo del Governo, richiamarsi ai principi della coerenza democratica e del rispetto della sovranità popolare. Ciò nonostante, il significato politico di un esecutivo tecnico poteva essere quello di metter mano ad alcune questioni. La più urgente poteva essere quella del taglio della spesa e dell’equilibrio di redditi e pensioni, oltre all’abbattimento della burocrazia in cui si annidano le truppe della dirigenza statale trasformatasi in casta. Sono questi alcuni dei freni di stazionamento che bloccano lo sviluppo! Monti ha invece scelto la strada apparentemente più facile. La stessa che avrebbe scelto il Rag. Fantozzi col suo sfigato semplicismo. Ha spalmato in giro, come un manto di erba, il seme maligno delle tasse. Le sue piante ora si spargono come una gramigna che soffoca. Il risultato è che non cresce più niente. Anzi perdono quota lavoro ed impresa. La strada che sembra più facile, però, non è sempre quella più sicura. In definitiva l’Italia sta soffrendo per niente. Il mancato sviluppo, infatti, assorbe e consuma i sacrifici dei contribuenti e allontana la speranza di uscire dal tunnel. Niente è stato fatto, invece, sul taglio dalla spesa, anzi giungono persino messaggi contraddittori. Niente è stato fatto, ancora, per dar impulso agli investimenti. Più che piangersi addosso, e dar fiato per lezioncine di dubbio valore etico, questo esecutivo altro non è capace di fare.

Vito Schepisi – Il Libero Pensiero

 

LA DOMANDA DEL GIORNO che fa impazzire il mondo: ITALIANI DEGNI O NO?

16 aprile 2012

di Giovanni Verrecchia

Tutti quelli che evadono le tasse, non sono degni di essere italiani! Parole dette da uno che sono la bellezza di 64 anni che vive sulle spalle degli italiani: Giorgio, ex comunista, nostalgico e discutibilmente coerente con la Costituzione e al popolo italiano! Con quale coraggio si permette di fare la morale agli italiani? Senza voler giustificare gli evasori, ma questa persona che risiede in una struttura che costa al popolo italiano la bellezza di 200 milioni di euro all’anno, lo sa perché la gente comune è costretta a evadere le tasse? Lo sa Giorgio, che ci sono milioni di persone che non possono permettersi di mettere in tavola un pasto completo? Giorgio ha gli occhi per vedere e le orecchie per sentire quante persone si ammazzano ogni giorno perché non riescono più a garantire uno stipendio ai propri collaboratori? Evidentemente no! Giorgio si permette di dare lezioni agli italiani, quando per primo ha trasgredito a quelli che sono i dettati della Costituzione, favorendo un governo incostituzionale e che sta affamando un popolo intero! Lui si permette di fare la predica agli italiani che hanno fame, dimenticando i famosi rimborsi aerei di Bruxelles; lui ha dimenticato che per anni ha fatto politica con i soldi che gli venivano elargiti dall’ex URSS, evadendo nel contempo fior di soldi dalle tasse e levandoli al popolo italiano! Ma forse le sue affermazioni sono dovute al timore che il popolo italiano stanco delle ruberie dei politici, si possa riprendere la sua sovranità, lasciando loro senza la fetta di torta! Con quale coraggio viene a dire agli italiani quello chi è degno di essere italiano e chi no? Secondo il mio punto di vista, tutta la gogna mediatica messa in piedi intorno ai casi dei rimborsi elettorali spariti dalle casse dei partiti, serve solo a distrarre gli italiani da problemi ben più gravi. Infatti, mentre tutto il popolo bue era intento a preoccuparsi delle faccende del Trota, di Lusi, ecc. il governo si dava fare per aumentare le accise sui carburanti, per votare il fiscal compact, per modificare l’ art. 18  della Costituzione e per procurarsi altri mezzi per affamare sempre di più il popolo. Vogliamo scendere nel dettaglio dell’ analisi del caso Lega Nord? Allora, qualcuno mi deve spiegare perché tutto questo fermento intorno alle spese interne di un partito. Quei soldi che sono spariti dalle casse della Lega Nord, come quelli della Margherita e degli altri partiti, non ci devono interessare, perché sono soldi loro, e quindi è una faccenda interna loro. Semmai a noi deve interessare come fare per evitare che le “aziende” partito, possano beneficiare di tanta magnanimità da parte del governo. Ossia, ci dobbiamo preoccupare di togliere di mezzo il sistema di rimborso elettorale o, se preferite, il finanziamento pubblico ai partiti. Quelli che sono spariti, non sono più soldi nostri, e non lo erano più nel momento in cui una legge truffa voluta dalle classe politica, ignorando il volere che il popolo italiano aveva espresso con referendum, ha permesso ai vari governi di elargire nelle casse dei partiti, delle somme da capogiro per rimborsare le spese che dovrebbero aver sostenuto per le campagne elettorali. Ma se non sbaglio, il rimborso è riassunto nel rapporto uno a uno; ossia spendi uno, te ne rimborso uno! Invece i cari truffatori che siedono in parlamento, a fronte della spesa di uno, hanno preteso e ottenuto il rimborso di cinque! Bravi, vero? Comunque, ripeto, una volta che gli sono stati elargiti, noi popolo, non abbiamo più alcun diritto su quei soldi! Ora, accortosi che stanno facendo letteralmente schifo, hanno deciso di cambiare questa legge truffa. In che modo? Semplice. I rapporti di rimborso non si toccano, restano uguali. Però ora i bilanci dei partiti vengono pubblicati su internet! Ma dico, siamo scemi? Ma ci prendete proprio per cretini? Cosa volete che ci interessi se con i soldi che rubate al popolo, vi comprate un albergo alle Maldive o li regalate al vostro cassiere? Noi, popolo italiano, non vogliamo più che i nostri soldi finiscano nelle vostre casse! Avete rubato per troppo tempo. Vogliamo, se proprio si deve, che i rimborsi elettorali siano nella misura di uno a uno! Se il Trota Bossi ha comprato un SUV con i soldi della Lega, saranno affari suoi e della Lega, non certo nostri! Se Lusi ha comprato dieci ville con i soldi della Margherita, se la cantino e chiariscono tra di loro. Dove erano i dirigenti della Margherita quando Lusi prendeva i soldi? Se, come sembra certo, nelle casse della Margherita c’erano 220 milioni di euro, e ne sono spariti 26 per conto di Lusi, altri 30 per altre spese strane, e gli altri? Cosa facevano i dirigenti della Lega Nord mentre il loro cassiere elargiva soldi a destra e manca per comprare un diploma al Trota o per arricchirsi personalmente? A noi popolo non ce ne può fregar di meno! La cosa importante è che non dobbiamo più permettere ai partiti di avere più soldi di quello che spendono!  Quella persona bocconiana che il Giorgio, unitamente alle banche e ai governi forti dell’ Europa, hanno voluto che guidasse il nostro Paese, si sta rilevando quello che realmente è politicamente inadeguato ! E orgogliosamente devo dire che lo avevo pronosticato il giorno stesso del suo insediamento. In un programma televisivo, si magnificava la sua abilità nel mettere a punto la manovra sulle semplificazioni, denominata “cresci Italia”. Praticamente questa manovra “intelligente” crea posti di lavoro per decreto! E già! Pensate che ora apriranno altre 3000 nuove farmacie! Fatto questo molto importante per la crescita del Paese. Già perché ora chi deve andare a comprare un aspirina, anziché percorrere 500 metri per andare alla farmacia più vicina, ne compie solo 300! Quindi risparmia le scarpe, e di conseguenza gli italiani avranno più soldi per pagare le tasse! Ora con decreto semplificazioni, non si faranno più le file agli sportelli; si potranno fare una molteplicità di operazioni direttamente da internet! Peccato che tantissimi italiani non sono in grado di usare internet, senza considerare comunque che abbiamo una rete di trasmissione dati che sarà perennemente intasata, per cui altre difficoltà per gli utenti! Il professore bocconiano è andato in giro per il mondo a nostre spese, autopromuovendosi, a elemosinare investimenti e ricevendo in cambio dei garbati sorrisi e secchi rifiuti!  Gli unici che ancora credono nelle sue qualità, sono i suoi ministri,  i suoi sostenitori ABC, il suo mentore Giorgio e le banche! Caro vecchio nostalgico ex-comunista, chi è indegno di essere italiano? Il popolo costretto a evadere perché non ha soldi per vivere, o voi che continuate impunemente ad affamarlo?

Secondo il mio modesto parere, VOI!!!!

Si fa strada un partito trasversale dove lo sconforto è sempre sul punto di sfociare nell’ira sociale?

15 aprile 2012

Mentre le famiglie italiane pensano a come difendersi sul fronte settentrionale dall’Imu, su quello meridionale dalle addizionali Irpef, su quello occidentale dall’Iva (che sferrerà il suo attacco- pare- fra qualche mese) e si rassegnano all’idea di rinunciare, la domenica pomeriggio, alla gita fuori porta per ripiegare sui capelli color mogano di Giletti, mentre i nonni e le vecchie zie, memori di epopee belliche, covano il progetto di ficcare quattro galline da uovo sul cortile condominiale per la sopravvivenza dei nipoti, si resta attoniti di fronte alla mediocrità della politica e di molti amministratori dalla mano così adunca, che per un piatto di pregiatissime tagliatelle non hanno problemi a sfidare la galera. Noi, anime candide, se dobbiamo due euro al fruttivendolo siamo capaci di non dormirci la notte. Eppure Scajola russava come un ghiro nella sua stanza con vista sul Colosseo, Emiliano ha riempito la vasca di branzini, scorfani e cozze pelose e quasi è stato tentato dal farci il bagno col tridente in mano, già perché una certa somiglianza con Poseidone ce l’ha. E adesso pare che la questione si estenda a Bossi e a un altro pesce, ancorché d’acqua dolce, il trota. Alcuni anni fa con un referendum gli italiani avevano bocciato il finanziamento pubblico ai partiti aprendo la prospettiva di un sistema all’americana dove i fondi vengono reperiti attraverso sottoscrizioni private. Poi la politica ha introdotto i famosi rimborsi elettorali sui quali qualcuno ha pensato bene di lucrare. Morale: i partiti sembrano aver perso credibilità e, al di là dell’ufficialità delle appartenenze, si fa strada un partito trasversale dove lo sconforto è sempre sul punto di sfociare nell’ira sociale. Significativa è stata l’ invettiva di un operaio che nella trasmissione di Santoro, ha mandato tutti a quel paese scompigliando i boccoli del conduttore e i baffi ineffabili di Ruotolo. Ci sono dunque oggi due fazioni: gli optimates (che comprende gli agiati delle varie caste, inclusi sindacalisti, giornalisti e politici sedicenti proletari) e i populares (dove militano gli italiani sfiniti dai continui balzelli). Potremmo parlare, in definitiva, di due sovrapartiti, quello dei montagnards e quello degli antimontagnards (per la verità c’è anche quello degli ultramontagnards di Casini, il quale forse un giorno spiegherà dov’è tutto questo amore di Monti per la famiglia italiana). I malumori dei populares sono visibili anche in rete, uno strumento di apparente libertà che non a caso è stato utilizzato dall’antipolitica. Ma ora mi fermo: siamo sicuri che questa strana piazza possa sostituirsi all’areòpago della democrazia parlamentare fondata sui partiti? A me sembra che una certa agorà telematica stia degenerando nella democrazia fognaria. Qualche giorno fa, dopo essermi inserito in una discussione in rete, sono rimasto impigliato in uno scambio di insulti dove i campi semantici utilizzati erano due: quello delle parentele (mamme, zie etc) e quello delle malattie (cancro, infarto, blocco renale) : sono stato anche fortunato perché una anima pia mi ha detto gentilmente che, per quello che scrivevo, non ero degno di considerazione. E allora? Non ci resta che scommettere di nuovo nei partiti, sperando in una nuova generazione di amministratori onesti, auspicando regole certe, e affidarci a giornalisti seri per evitare di essere sommersi da volgari forum e blogger logorroici. Intanto confidiamo nel Padre Eterno.

Enzo Nardi

 

Fuori tempo massimo la manifestazione di Perugia in difesa delle province

13 ottobre 2011

LETTERA A GOODMORNINGUMBRIA

Con la crisi politica in atto è impensabile che la maggioranza di centro destra sia in grado di approvare una legge costituzionale per abolire le province. Rimane il rammarico per un progetto che poteva semplificare la burocrazia politica locale, eliminare sprechi e soprattutto clientele. Oggi, una classe politica che resiste al cambiamento si ostina a difendere l’indifendibile senza dire una parola invece sull’aumento della tassazione provinciale che invece affonda nelle tasche già vuote dei cittadini, verrà disconosciuta dagli elettori. Più che nelle giaculatorie in difesa delle province, bisognerà sperare nel miracolo della resipiscenza di quelle forze politiche, dal PdL al Pd che inserirono nel loro programma l’abolizione delle province facendo oggi marcia indietro.

Maurizio Ronconi