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UGL AGROALIMENTARI, NOMINATO MASSIMO MORELLI SEGRETARIO PROVINCIALE

21 febbraio 2012

Massimo Morelli

L’ugl agroalimentare umbria ha ricominciato ad attivarsi per proseguire la sua attività dopo la scomparsa dell’amico collega Pierangelo Cairoli. Infatti, dopo aver affrontato la terribile e improvvisa perdita del segretario regionale, ha nominato un suo stretto collaboratore, Massimo Morelli, a responsabile provinciale del settore agroalimentare. La sua nomina è stata fatta con la convinzione che  Morelli continuerà nel lavoro sinora svolto da Cairoli che in questi anni ha portato Ugl agroalimentare a crescere in Umbria e a far sì che diventasse una solida realtà nella Colussi di Petrignano. Massimo  Morelli infatti è  sempre stato  a contatto con il segretario Cairoli e sicuramente ne continuerà l’azione con la stessa passione e competenza.,  ma prima della nomina il segretario nazionale Paolo Mattei che ha voluto ricordare ancora una volta con parole commosse l’azione dello scompoarso: “La sua grandezza era nella la sua generosità, la curiosità, la passione per il lavoro . Per lui la famiglia con la F maiuscola era la prima patria poi veniva l’Italia.  Noi che abbiamo conosciuto questo grande personaggio abbiamo il dovere di trasmettere i suoi grandi valori e i suoi segni distintivi: la correttezza nei rapporti umani, il grande senso del dovere e del rispetto per le differenze, il valore del sacrificio per un mondo più giusto meno legato al profitto personale ma al bene comune. L’entusiasmo era la sua arma migliore, la voglia di vivere che lo ha caratterizzato sino all’ultimo respiro, . Oggi piango per la perdita di un grande amico e maestro di vita ma mi sento gratificato  per aver avuto l’opportunità di conoscere una persona speciale con cui ho percorso un breve ma importante cammino pieno di valori.” Ora spetterà a Massimo Morelli continuare a percorrere il sentiero solcato da Cairoli e portare l’Ugl agroalimentare ad affrontare e superare tutti gli ostacoli che si troverà lungo la strada con la stessa forza e con gli stessi valori.

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Lutto nel mondo sindacale, è morto Pierangelo Cairoli

14 febbraio 2012

Pierangelo Cairoli

“Ugl agroalimentare umbria dà il triste annuncio della perdita del suo segretario regionale CAIROLI PIERANGELO spentosi il 12/02/2012,un uomo ricco di generosita’, e vitalita’ che ha portato tanto per la nostra regione. Il cordoglio per la scomparsa dell’amico e collega Pierangelo Cairoli,va a tutta la famiglia, ed a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.

Massimo Morelli dirigente  ugl agr.  umbria.

Elezioni Colussi, il Comitato dei Garanti respinge il ricorso dell’Ugl con parità di voti

18 Mag 2011

“Elezioni Colussi, il Comitato dei Garanti presso la Direzione provinciale del Lavoro respinge il ricorso presentato dall’Ugl Agroalimentari – prende atto l’Unione Generale del Lavoro provinciale che precisa – Ricorso respinto non a maggioranza dei suoi membri bensì con un incredibile voto di parità. Parità dovuta all’anomala astensione del presidente della commissione il cui parere in genere vale doppio. Vicenda senza precedenti che lascia a dir poco sgomenti”. La vicenda, come ricorda l’Ugl, trova il suo esordio nelle elezioni di gennaio scorso indette per il rinnovo dei rappresentanti delle Rsu. Rinnovo che prevede anche la nomina dei delegati di segreteria che devono affiancare i rappresentanti Rsu nell’attività sindacale corrente. L’incarico è andato a vantaggio della Cgil, vincitrice della tornata elettorale con soltanto 25 preferenze in più dall’ultima sigla sindacale in gara. La Cgil ha così ottenuto due delegati di segreteria, Cisl e Uil uno a testa, Ugl nessuno nonostante tra le sue fila siano stati eletti due rappresentanti Rsu. Da qui il ricorso.

“I Confederali hanno cercato in tutti i modi di non entrare nel merito del ricorso – aggiunge l’Ugl Agroalimentari – contestandone subito i tempi di presentazione. Formalità invece pienamente rispettate dall’Ugl e riconosciute ufficialmente dalla Direzione provinciale del Lavoro e dal rappresentante dell’Unione degli Industriali di Perugia”.

“Emerge ancora una volta una gestione autarchica da parte dei Confederali – dichiara il segretario provinciale Ugl Agroalimentari, Pierangelo Cairoli – che nella gestione dell’intera vicenda non si sono preoccupati minimamente di rispettare la volontà espressa dalle maestranze snobbando le preferenze indicate e affidando incarichi secondo una logica clientelare. Resta il dato gravissimo del comportamento del Comitato dei Garanti che non ha adempiuto al suo compito di terzietà ed imparzialità. La pronuncia del Comitato confermerebbe, qualora ce ne fosse stato bisogno, che alcuni rapporti sindacali confederali rischiano di rispondere sempre più a giochi di mantenimento del potere e delle poltrone, mostrandosi poco rispettosi dei cambiamenti di rappresentanza in atto all’interno di numerosi luoghi di lavoro che vedono l’Ugl crescere ed affermarsi. Allo stesso tempo è testimonianza della pretestuosità e della infondatezza delle posizioni assunte dalla Cgil che ormai porta avanti con ciclica periodicità nei confronti dell’Ugl nel vano tentativo di screditarne l’immagine presso i lavoratori e l’opinione pubblica. Giova qui ricordare soltanto – conclude Cairoli – che la nostra sigla sindacale non ha mai sposato e non sposerà mai questa condotta denigratoria. Tale  atteggiamento è rivolto soprattutto ad assicurarsi consensi su versanti ideologici e politici, forse nella recondita speranza di bilanciare la costante e inarrestabile emorragia di adesioni da parte dei lavoratori umbri molte delle quali a favore dell’Ugl”.

«Una volta un umbro su due votava comunista. Adesso un comunista umbro su due vota in un consiglio di amministrazione».

6 ottobre 2010

di Mary Mancinelli

Mary Mancinelli

Pur non avendo simpatia per la testata in appresso citata vorrei riportare vecchie osservazioni per sottoporre a quanti volessero, una discussione per valutare quanto se e cosa è cambiato perché non resti solo un grande sogno, quali proposte concrete e realizzabili per uscirne.
Il 1° ottobre 2005, a pag. 4 de “Il Giornale” Pierangelo Maurizio, usciva con questo articolo:
Se nella rossa Toscana una famiglia su tre vive con il soldi transitanti in gran parte dalla Regione, nella rossa Umbria ci campa una famiglia su due. Quattro Asl, due aziende ospedaliere, più nove comunità montane, due Province, due università… Su 825mila abitanti, 50mila sono dipendenti pubblici, pari al 6,1 per cento dell’intera popolazione, la percentuale più alta d’Italia. Ma è una cifra non esatta. Dai 50mila sono stati scorporati per esempio i lavoratori delle ex municipalizzate, diventate Spa private ma con capitali pubblici.  La cifra vera oscilla tra i 90mila e i 100mila. Ci sono 300mila pensionati e negli ultimi quattro anni la terra di San Francesco ha fatto il miracolo: boom delle pensioni di invalidità (più 47 per cento), appena superata dalla Campania (47,3 per cento).  Dice Ernesto Galli della Loggia: «In Umbria c’è un regime. Il sistema politico è connotato dalla mancanza fisiologica di un ricambio. Il controllo massiccio delle risorse da parte della classe politica – spiega – ha fatto sì che voti per la sinistra anche il dieci per cento di un elettorato tendenzialmente “strategico” e di tipo moderato… Il regime è così in grado di autoalimentarsi all’infinito creando un controllo capillare del voto fondato sullo scambio».  Ancora meglio definisce la situazione una battuta che circola da queste parti: «Una volta un umbro su due votava comunista. Adesso un comunista umbro su due vota in un consiglio di amministrazione». Carlo Ripa di Meana, che nella passata legislatura era stato eletto nel centrosinistra in Regione a un certo punto con la supervisione di Claudio Abiuso ha provato a contare enti e carrozzoni: titolo del dossier «Il sottogoverno in Umbria». È saltato fuori che, sanità a parte,  la Regione sforna nomine in 298 enti, tra associazioni, comitati, osservatori, consorzi e cooperative. Racconta: «Più volte ho ricevuto dal gruppo dei Ds all’ultimo momento, in aula, i nomi da votare scritti su un biglietto. Persone che non conoscevo e di cui non ero in grado di valutare le capacità. E così, con l’eccezione di due persone invece a me note, ho sempre votato scheda bianca». In questi anni l’opposizione in Umbria l’hanno fatta lui, il giornalista del Messaggero Sandro Petrollini con i suoi libri («Rossi per sempre» e «DettoSfatto»), e Il Giornale dell’Umbria, rara voce controcorrente.  Al centro di questo sistema e delle critiche è, inevitabilmente, lei: Maria
Rita Lorenzetti, 53 anni, la governatora ds. Pugno di ferro, considerata da tutti una donna di potere capace e abile, da «Mozzarella» come la chiamavano al liceo a «Madame preferenze»: a giugno l’hanno rieletta per il secondo mandato con il 63 per cento dei voti. Ha un curriculum di tutto rispetto: sindaco di Foligno, quattro mandati da parlamentare durante i quali ha anche ricoperto la carica, decisiva, di presidente della Commissione lavori pubblici. È una dalemiana di ferro. Quando nei paraggi c’è D’Alema ama ripetere la raccomandazione che le fa la madre: «Tu oggi devi fare una cosa sola: salutarmi Massimo… ».  Quanto a risultati plebiscitari non è da meno il sindaco di Perugia, Renato Locchi . anche lui rieletto con il 63,4 per cento. Da sempre qui l’asse preferenziale, come in tutte le regioni rosse, è con i costruttori. E quando un Comitato cittadino protesta, gli viene attribuita questa risposta: «Conosco un solo Comitato, quello elettorale e per fortuna si riunisce una volta ogni 5 anni».
Ma c’è spazio anche per i volti nuovi. Maria Prodi, ad esempio, la nipote di Romano. Lo scorso anno per farle posto nella giunta regionale come assessora al Turismo non si è esitato un attimo a sacrificare l’ex sindaco di Perugia, il professor Gianfranco Maddoli, a seguito di una faida interna alla Margherita. Dopo le ultime Regionali, Maria Prodi – anche questa volta senza passare per le urne e senza essersi candidata – è stata richiamata in giunta anche se per un incarico più defilato: Istruzione e formazione professionale Ma si diceva delle nomine. Siamo nel regno dell’indeterminato. Per quanto riguarda i compensi si va dagli 11mila euro al mese per i direttori delle Asl, ai gettoni di presenza che oscillano dai 15 ai 206 euro, agli incarichi gratuiti per cui sono previsti i rimborsi spesi. Per i 154 enti sui 298 schedati da Ripa di Meana che si sono degnati fornire qualche dato è stata accertata una spesa annua per gli emolumenti di 2,2 milioni di euro: cifra che si presume raddoppi (considerando che la metà non ha risposto). La stima totale, se si aggiungono rimborsi, gettoni e «missioni», arriva a 8,6 milioni l’anno.  Il punto tuttavia non sono tanto gli sprechi. Il punto è capire se molti di questi enti, comitati, commissioni in realtà sono l’interfaccia tra il potere politico e la distribuzione dei finanziamenti a pioggia.