Posts Tagged ‘precari’

FRONTE NAZIONALE ASSISI, SULLA GRADUATORIA LAVORO OCCASIONALE DEL COMUNE DI ASSISI.

26 settembre 2016

fronte nazionaleRICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Cogliamo l’occasione dell’interpellanza presentata alcuni giorni fa dal consigliere di opposizione Moreno Fortini in consiglio Comunale ad Assisi, per tornare sull’argomento della “graduatoria per lo svolgimento di prestazioni di lavoro occasionale retribuiti mediante Voucher per lavori accessori del Comune”. (more…)

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Flamini: “Renzi vuole distruggere anche la scuola pubblica”

3 settembre 2014
logo rifondazione comunistaLe linee guida sulla scuola annunciate da Renzi sono ancora una volta una presa in giro. Intanto per quanto riguarda l’assunzione dei precari siamo di fronte ad un atto dovuto, non ad una scelta politica. Proprio grazie ai precari le scuole hanno funzionato negli ultimi anni, anni caratterizzati dai tagli della Moratti e della Gelmini. Inoltre, come noto, la stessa Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia proprio per la reiterazione illegittima dei contratti a termine nei confronti dei lavoratori della scuola. Peccato però che il più volte annunciato Consiglio dei Ministri che avrebbe dovuto mettere nero su bianco le note del pifferaio per il momento è semplicemente saltato. Servono infatti 4miliardi di euro e Renzi non sa come dirlo a Padoan. Comunque l’intenzione di assumere i precari resta il punto sicuramente positivo delle linee guida. Tutto il resto è iinvece se possibile peggio di prima. Renzi propone in sintesi di attribuire ai dirigenti scolastici una sorta di potere assoluto mediante l’assunzione diretta (e conseguenti licenziamenti) di docenti ed Ata e di aprire la scuola pubblica ai finanziamenti privati aumentando quelli pubblici alle scuole paritarie. Siamo di fronte alla distruzione denitiva della scuola pubblica e di Stato in un’ottica aziendalistica e di classe. Nella scuola la lotta è già partita. Noi siamo con gli studenti, i precari, i genitori, gli insegnanti, le organizzazioni sindacali, le associazioni studentesche che intendono contrastare queste misure. Di più. Tutta la sinistra può e deve sostenere le mobilitazioni.

Enrico Flamini – Segretario Provinciale Prc Perugia

Ronconi: Solidarietà ai 47 precari della Provincia di Perugia rimasti senza lavoro

15 luglio 2013

riceviamo e pubblichiamo

Solidarietà incondizionata e totale ai 47 precari della Provincia, addetti agli affari istituzionali, che per un errore commesso a suo tempo dalla Giunta (more…)

MANCATO PAGAMENTO DEGLI STIPENDI AI PRECARI DELLA SCUOLA STATALE

10 aprile 2013

Riceviamo e pubblichiamo

Il Movimento 5 stelle Perugia, intende porre all’attenzione di tutta la cittadinanza una gravissima questione che riguarda la scuola pubblica statale italiana. Ad oggi, 9 Aprile 2013, molti docenti e assistenti amministrativi (ATA) che prestano servizio nella scuola statale attraverso contratti di supplenza (more…)

Chi soccorre i soccorritori precari della CRI?

7 aprile 2013

In Umbria ci sono 17 dipendenti precari della Croce Rossa Italiana con tanti anni di esperienza alle spalle in un ruolo fondamentale nella catena dei soccorsi, quello di autisti-soccorritori, che adesso si ritrovano senza lavoro. (more…)

Riforma endoregionale e precari, i nodi vengono al pettine

17 aprile 2012

Nota di Raffaele Nevi – Presidente gruppo PdL Regione Umbria

Come volevasi dimostrare l’applicazione della Riforma endoregionale sta facendo sorgere problemi per ciò che attiene la collocazione del personale precario scatenando – come riporta un giornale locale – una guerra tra poveri che rischia di creare tensioni e iniquità. Occorre che tutti i precari vengano trattati allo stesso modo e che non si scarichino su Provincie e Comuni i problemi che ha creato la Regione. Avevamo detto che con la scelta di promettere la stabilizzazione a tutti i precari delle comunità montane si sarebbero creati percorsi diversi con trattamenti iniqui. Sarebbe opportuno che l’Assessore Rossi spiegasse bene ciò che sta accadendo e riferisca nella commissione competente quali sono le intenzioni che la Giunta vuole porre in essere specialmente per ciò che attiene il futuro di Sviluppumbria

 

NEVI, PDL, ESISTONO PRECARI DI SERIE A (COMUNITA’ MONTANE) E PRECARI DI SERIE B (TUTTI GLI ALTRI)

5 novembre 2011

Mi pare che sulla riforma endoregionale sia all’opera il partito della conservazione che crede che le riforme si possano fare purché non si metta in discussione lo statu quo. Il PDL è interessato a capire i dettagli del piano della Giunta Regionale e le conseguenti cifre precise ma ciò che si legge sui giornali sembra un film degli anni ’70 in cui, sulla scia del motto “ tanto paga pantalone”, si dava il via a grandi infornate di personale a scopi elettoralistici che oggi si ritrovano sulle spalle tutti i contribuenti umbri. Ora la Giunta Regionale invece di sgonfiare l’apparato, come l’Assessore Rossi ha più volte pubblicamente dichiarato, si appresterebbe a varare la più grande stabilizzazione di personale pubblico degli ultimi 20 anni. Se è scontato il consenso dei Sindacati che fanno il loro mestiere, altrettanto scontato, se quello che si legge sulla stampa fosse vero, sarà la nostra durissima opposizione in Consiglio Regionale perché l’Umbria non ha bisogno di avallare i danni delle precedenti gestioni “allegre”, di cui comunità montane e webred sono gli esempi lampanti, ma ha bisogno di forte discontinuità. È bene ricordate che i precari ci sono sia negli uffici della Giunta che del Consiglio e sarebbe difficile spiegare loro che esistono precari di seria A (comunità montane) e di serie B (tutti gli altri). E i giovani che non hanno mai avuto la fortuna di essere precari ma sono disoccupati? Annuncio che nei prossimi giorni il gruppo del PDL, una volta acquisito il quadro completo, farà le sue proposte precise alla comunità regionale assumendosi come al solito la responsabilità della contro proposta che “l’officina del PDL” sta elaborando. La speranza è che nella maggioranza le tante parole spese da autorevoli colleghi del PD, dell’IDV e di altri partiti non si pieghino come spesso succedete al partito della spesa pubblica e allo strapoteredella Cgil

Raffaele Nevi – Presidente gruppo PdL Regione Umbria

La riforma Gelmini è legge: ora si realizzi un sistema universitario razionale e meritocratico

24 dicembre 2010

di Matteo Bressan

Mariastella Gelmini

Passata la furia e la guerriglia urbana del 14 dicembre, così come rispedite alle opposizioni le accuse di facciata e di maniera sui contenuti della riforma,  il Senato ha approvato ieri pomeriggio la tanto discussa riforma Gelmini. Tra le tante novità previste nel disegno di legge tre meritano particolare attenzione proprio perché su queste si concentrano le speranze e le aspettative degli studenti. In primo luogo è prevista infatti una riorganizzazione e fusione degli atenei con meno iscritti e con attività simili. Parallelamente si effettuerà un taglio netto della miriade di corsi di laurea prodotti dall’infausta riforma Berlinguer che tanto hanno danneggiato gli studenti alle prese del mercato del lavoro. Sul fronte dei ricercatori invece si interverrà andando a limitare entro i sei anni il termine entro il quale si può praticare attività di ricerca all’interno delle università. Con questo intervento, duro sotto certi aspetti ma doveroso visti i tempi, si cercherà appunto di frenare un fenomeno, quello dei precari a vita, che per anni ha costituito il serbatoio di voti e false speranze del centro – sinistra. Infine è previsto un limite di mandato per i rettori, peraltro sfiduciabili dal senato accademico, e una serie di limitazioni fino al quarto grado di parentela per partecipare ai concorsi accademici. Una riforma quindi che vuole consegnare all’Italia un’ università più dinamica, più adatta alle sfide e alle esigenze del mercato del lavoro e che vuole spezzare la deriva sessantottina che ancora oggi alberga nelle nostre università.

Inps, è ufficiale: i precari saranno senza pensione.

10 novembre 2010

La notizia è arrivata e conferma la peggiore delle ipotesi. Rimarrà sotto traccia per ovvi motivi, anche se in Rete possiamo farla circolare. Se siete precari sappiate che non riceverete la pensione. I contributi che state versando servono soltanto a pagare chi la pensione ce l’ha garantita. Perché l’Inps debba nascondere questa verità è evidente: per evitare la rivolta. Ad affermarlo non sono degli analisti rivoluzionari e di sinistra ma lo stesso presidente dell’istituto di previdenza, Antonio Mastropasqua che, come scrive Agoravox, ha finalmente risposto a chi gli chiedeva perché l’INPS non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”.

Intrage scrive che l’annuncio è stato dato nel corso di un convegno: la notizia principale sarebbe dovuta essere quella che l’Inps invierà, la prossima settimana, circa 4 milioni di lettere ai parasubordinati, dopo quelle spedite a luglio ai lavoratori dipendenti, per spiegare come consultare on line la posizione previdenziale personale. Per verificare, cioè, i contributi che risultano versati. La seconda notizia è che non sarà possibile, per il lavoratore parasubordinato, simulare sullo stesso sito quella che dovrebbe essere la sua pensione, come invece possono già fare i lavoratori dipendenti. Il motivo di questa differenza pare sia stato spiegato da Mastrapasqua proprio con quella battuta. Per dire, in altre parole, che se i vari collaboratori, consulenti, lavoratori a progetto, co.co.co., iscritti alla gestione separata Inps, cioè i parasubordinati, venissero a conoscenza della verità, potrebbero arrabbiarsi sul serio. E la verità è che col sistema contributivo, i trattamenti maturati da collaboratori e consulenti spesso non arrivano alla pensione minima. precari, i lavoratori parasubordinati come si chiamano per l’INPS gli “imprenditori di loro stessi” creati dalle politiche neoliberiste, non avranno la pensione. Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché l’INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione. L’unico sistema che l’INPS ha trovato per affrontare l’amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile. Quindi paghiamo i nostri contributi che non rivedremo sotto forma di pensione. Se reagiamo adesso, forse, abbiamo ancora la speranza di una pensione minima.

Nota di redazione: per favore  diteci che non è vero



 

“Precari attenti, cercano di fregarvi”

25 ottobre 2010

di Piergiovanni Alleva

Riceviamo da Paola Bianchi e volentieri pubblichiamo

Paola Bianchi

Tra le molte novità negative che si leggono nel “collegato lavoro” – ossia nella pessima legge antisociale sulla quale il centrodestra ha ritrovato, non per nulla, una transitoria unità – ne va subito segnalata, “a sirene spiegate”, una assai grave e quanto mai pericolosa per il destino di decine e centinaia di migliaia di lavoratori precari, e per la quale occorre subito organizzare un rimedio.
E’ infatti una questione da cui può derivare ai precari un grande male, ma che può anche – e questo è l’aspetto singolare – rovesciarsi nel suo contrario, in un grande fatto positivo, ossia nel sospirato ottenimento di un posto di lavoro stabile, se sindacati, partiti progressisti, associazioni democratiche e, ovviamente, gli stessi lavoratori sapranno esser capaci di un adeguato sforzo sia informativo che organizzativo.
Ecco di cosa si tratta. Fino ad ora, ossia fino all’entrata in vigore del “collegato lavoro”, era possibile impugnare in giudizio i contratti di lavoro precario di qualsiasi tipo (a termine, di lavoro somministrato o interinale, di lavoro “a progetto” ecc.), che presentassero illegittimità formali e sostanziali e chiederne la trasformazione in contratti di lavoro a tempo indeterminato, in qualsiasi tempo successivo alla data di scadenza del contratto stesso, senza pericolo di incorrere nella “tagliola” del termine di decadenza di 60 giorni previsto, fin dalla legge n. 604/1966, per la impugnazione di un normale licenziamento da un normale contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
In altre parole, il lavoratore licenziato da un contratto di questo tipo doveva e deve “farsi vivo” con una lettera raccomandata di impugnazione entro 60 giorni dal licenziamento: se spediva questa lettera poi aveva cinque anni per iniziare la controversia giudiziaria, ma se non la spediva il suo licenziamento, anche se illegittimo, diventava inoppugnabile e irrimediabile. Invece, il lavoratore precario che fosse stato estromesso dal posto di lavoro per scadenza del termine previsto nel contratto di lavoro precario poteva far valere la eventuale illegittimità e ottenere la trasformazione in contratto di lavoro a tempo indeterminato anche dopo molti mesi e persino anni dalla sua estromissione dal posto di lavoro.
Era giusta questa differenza e come si spiegava dal punto di vista tecnico-giuridico? Certamente era giusta, perché rifletteva la diversità di atteggiamento psicologico tra i due lavoratori: quello titolare di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato che viene licenziato prende subito atto della circostanza che, seppur ingiustamente, la ditta non vuole avere più nulla a che fare con lui, che lo scaccia per sempre e quindi 60 giorni sono sufficienti per decidere se entrare o meno in controversia. Il lavoratore precario il quale invece viene “lasciato a casa” per il fatto “obiettivo” della scadenza del contratto, senza che gli venga fatto addebito alcuno, spera sempre che la ditta lo richiami con ulteriori contratti precari, e che prima o poi lo stabilizzi: per questo è molto restio ad impugnare il contratto precario appena scaduto, anche se sospetta che sia illegittimo, perché non ha, ovviamente, la certezza del risultato giudiziale e teme, intanto, di guastarsi con quel datore di lavoro, perdendo ogni speranza di richiamo. Solo dopo molto tempo, a mesi o anni di distanza, quando ogni speranza sarà svanita, si deciderà liberamente alla controversia.
Dal punto di vista tecnico-giuridico la differenza si spiega perché il licenziamento è un atto di volontà del datore di lavoro, che scioglie un rapporto contrattuale esistente, e quindi va impugnato nei 60 giorni, mentre la comunicazione che “lascia a casa” il lavoratore precario per scadenza del termine non è un atto di volontà ma solo un atto “di scienza”, una sorta di fotografia della situazione. Però, se la situazione era in realtà diversa perché il contratto precario era per qualche motivo illegittimo e quindi automaticamente trasformato dalla legge in rapporto a tempo indeterminato, questa è la situazione che viene poi accertata dalla sentenza, senza bisogno di previa impugnazione nei 60 giorni della nullità del termine di scadenza.
Contraddicendo a questa giurisprudenza consolidata, il “collegato lavoro” ha introdotto la necessità di impugnare con raccomandata il contratto precario nel termine di 60 giorni dalla sua (apparente) scadenza e una volta fatto questo di procedere poi in giudizio nei 270 giorni successivi. Dal punto di vista della teoria giuridica si tratta di obbrobrio (in linea generale le nullità possono essere fatte valere in qualsiasi tempo), ma quel che importa è la portata giuridico-politica dell’operazione: si tratta niente di meno che di una sorta di “sanatoria permanente” delle diffusissime illegittimità dei contratti di lavoro precari, perché il lavoratore dovrebbe impugnare entro 60 giorni dalla scadenza, e, come detto, quasi mai lo farà, nella speranza di esser richiamato. E poi non potrà più farlo.
E’ un calcolo cinico e vile, del tutto degno di quel gruppetto di transfughi ex sindacalisti che sono divenuti gli esperti e protagonisti della politica antisociale del berlusconismo ed è un calcolo che occorrerà contrastare in sede di Corte costituzionale oltre che di programma per un futuro diverso governo.
Ma vi è di peggio, molto di peggio e veniamo finalmente al punto che massimamente interessa: cosa accade, allora, per i contratti precari illegittimi già scaduti da più di 60 giorni al momento di entrata in vigore del “collegato lavoro”? Sono decine e centinaia di migliaia i lavoratori ex titolari dei medesimi che avrebbero potuto liberamente ancora per mesi e anni in futuro richiedere la loro trasformazione in contratti di lavoro a tempo indeterminato domandando al giudice sia la reintegra in servizio sia le competenze arretrate. Ovviamente, neanche il “collegato lavoro” ha potuto, per evidenti ragioni di costituzionalità, stabilire una semplice cancellazione retroattiva del diritto di azione per l’impugnazione di rapporti precari già scaduti da più di 60 giorni ed allora ha previsto, invece, che possano essere impugnati entro 60 giorni dalla sua entrata in vigore. Ciò si legge nell’articolo 32 comma IV, lettere b e d.
E’, comunque, un gigantesco colpo di spugna, una enorme sanatoria, perché trascorsi da adesso 60 giorni tutte le illegittimità passate saranno cancellate in quanto quelle centinaia di migliaia di lavoratori perderanno il diritto di far trasformare il vecchio contratto precario illegittimo in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato valido per il passato e per il futuro. Ma poiché del “collegato lavoro” nessuno parla, ed a quei pochi che ne parlano è semplicemente sfuggita questa maxi sanatoria annidata tra le sue previsioni, il piano del centrodestra e del padronato avrebbe, nell’insieme, ottime possibilità di riuscita.
Per fortuna c’è un rovescio della medaglia: quella previsione per cui bisogna, in sintesi, impugnare ora o mai più nei 60 giorni, è anche una gigantesca “chiamata alle armi”, una fortissima sirena di allarme, purché qualcuno voglia suonarla, che chiamerà a raccolta tutti coloro che sono stati titolari di rapporti precari, allo scopo di spedire subito, senza guardare per il sottile, una raccomandata di impugnazione dell’illegittimità del contratto precario e di richiesta di trasformazione a tempo indeterminato.
Poi, nei 270 giorni successivi, si faranno analizzare i contratti stessi da esperti che individueranno esattamente le illegittimità: non bisogna però temere di avere – con l’impugnazione immediata nei 60 giorni – “sparato a vuoto”, perché tutti gli avvocati lavoristi sanno che almeno il 90% dei contratti precari è illegittimo, alla stregua della stessa “legge Biagi” e perfettamente trasformabile in rapporti a tempo indeterminato.
La “cattiva novella” del “collegato lavoro” può allora divenire invece una buona, buonissima novella, perché darà la sveglia alle decine e centinaia di migliaia di persone, ex lavoratori precari, che oggi sono a casa nella depressione e nell’angoscia della disoccupazione. Essi non lo sanno, ma in realtà hanno in tasca il biglietto vincente della lotteria, ovvero il passaporto per un contratto di lavoro stabile, oltre che per un risarcimento.
Basta che adesso corrano senza perder tempo, con il vecchio contratto precario scaduto in mano a far scrivere e spedire la lettera di impugnazione che deve partire nei 60 giorni. Ma dove devono andare in concreto? Da un esperto, da un legale lavorista, certamente, ma soprattutto da quelle organizzazioni, e cioè sindacati, partiti progressisti, associazioni democratiche alle quali spetta il compito complesso, ma tutt’altro che impossibile, di pubblicizzare al massimo con ogni mezzo di informazione quanto abbiamo qui spiegato, e poi di organizzare, con “banchetti”, “sportelli”, “punti di incontro” la raccolta delle firme e la spedizione delle raccomandate.
Sessanta giorni sono pochi – è vero – ma se vi è la volontà politica sono più che sufficienti, agendo tutti senza gelosie di organizzazione, in uno sforzo comune, al quale ci sembra si addica molto il detto secondo il quale «poco importa che il gatto sia nero o bianco; importa che prenda i topi».

Università, risposta di Giovane Italia di Terni al consigliere regionale Stufara

24 settembre 2010

di Matteo Bressan – Coordinatore Provinciale Giovane Italia Terni

Apprendo con stupore le dichiarazioni del consigliere Damiano Stufara che ha ben pensato di sfruttare in maniera demagogica la protesta dei precari dell’università di Perugia per sparare a zero contro il Governo Berlusconi e il Ministro Gelmini.  Vogliamo ricordare a tutti coloro che oggi a vario titolo si schierano con i precari che la difficile strada intrapresa dal Ministro Gelmini, di riformare il disastrato sistema universitario, è un passaggio obbligato per uscire dall’ambiguità prodotta dalla riforma De Mauro. Abbiamo il dovere di ricordare i danni prodotti da quella riforma di cui ancora oggi molti giovani laureati risentono le conseguenze. Un sistema che è servito a regalare cattedre e docenze e che ha spezzettato l’offerta formativa didattica in una miriade di corsi di laurea totalmente inadatti a consentire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Comprendiamo quindi le difficoltà dei precari ma non accettiamo l’ennesima propaganda contro il Governo.