Posts Tagged ‘prima’

Mostra: La TV prima e dopo Carosello

31 gennaio 2017

tvIntervengono
Maria Teresa Severini
Assessore alla Cultura, Turismo e Università

Fabio Melelli
Curatore della mostra

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Cassazione: nei casi in cui l’espropriazione immobiliare riguardi l’unico bene di proprietà, non di lusso, in cui il contribuente ha la residenza “l’azione esecutiva non può più proseguire e la trascrizione del pignoramento va cancellata”

13 ottobre 2014

La norma che impedisce a Equitalia l’espropriazione della prima casa è applicabile a tutti i procedimenti di esecuzione in corso, anche se posti in essere in un momento precedente alla sua emanazione. Ciò nonostante il parere del Mef volgesse in senso espressamente coIn una direttiva del 1 luglio 2013, tuttavia, l’agente della riscossione rendeva noto che avrebbe chiesto agli organi istituzionali chiarimenti sull’applicazione retroattiva delle nuove disposizioni, ovvero se le stesse riguardassero solo le procedure iniziate dopo l’avvento della norma. La risposta del ministero dell’economia al question time in commissione finanze alla camera aveva chiarito che non ci fossero ragioni per ritenere la norma retroattiva e, dunque, che la stessa riguardasse solamente i pignoramenti successivi alla sua emanazione. Ciò stava a significare che le espropriazioni avviate prima del 21 giugno 2013 non risultavano affatto protette dalla norma, al contrario di quelle avviate dal giorno successivo in poi. La posizione è stata espressamente smentita dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza in commento, ha esteso la protezione sulla prima casa a tutti i procedimenti esecutivi in corso, anche se antecedenti all’introduzione nell’ordinamento dell’articolo 52, comma 1, lettera g), del D.L. 69/2013 (decreto del fare, convertito con modificazioni dalla Legge n.98/2013). L’interpretazione fornita dalla Suprema Corte è estremamente interessante dal punto di vista giuridico, oltre che, ovviamente, decisiva sotto il profilo pratico. Il citato articolo 52 del decreto del fare ha modificato la formulazione dell’articolo 76 del dPR 602/73 (“espropriazione immobiliare”), stabilendo che “l’agente della riscossione: a) non dà corso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso, (…) è adibito ad uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente”. Tale norma, spiega la Cassazione, non deve essere intesa come “impignorabilità” della prima casa, quanto semmai come una disposizione di carattere processuale, volta a regolare e limitare l’azione esecutiva dell’agente della riscossione: questa interpretazione consente di superare la censura di retroattività che potrebbe muoversi in seno alla norma stessa, spostando la soluzione sul piano dell’applicabilità ai procedimenti pendenti di una norma processuale sopravvenuta. Queste le parole degli ermellini: “dal momento che la norma disciplina il processo esecutivo esattoriale immobiliare, e non introduce un’ipotesi di impignorabilità sopravvenuta del suo oggetto, la mancanza di una disposizione transitoria comporta che debba essere applicato il principio per il quale, nel caso di successione di leggi processuali nel tempo, la nuova norma disciplina non solo i processi iniziati successivamente alla sua entrata in vigore, ma anche i singoli atti di processi iniziati prima”.
A conclusione della pronuncia, la Cassazione stabilisce in maniera dirimente che, nei casi in cui l’espropriazione immobiliare riguardi l’unico bene di proprietà, non di lusso, in cui il contribuente ha la residenza, “l’azione esecutiva non può più proseguire e la trascrizione del pignoramento va cancellata, su ordine del giudice dell’esecuzione o per iniziativa dell’agente di riscossione”; ciò anche se il pignoramento è precedente all’introduzione nell’ordinamento della norma che ha sancito tale forma di tutela. Il pignoramento della prima casa, dunque, non può giungere a conclusione, anche se il provvedimento è stato assunto prima dell’avvento della norma che ha introdotto il divieto.

Ad affermarlo è la terza sezione civile della Corte di Cassazione, nella sentenza n.19270/2014, depositata in cancelleria lo scorso 12 settembre.
Con il D.L. 69/2013, altresì noto come “Decreto del fare” (emanato dal governo Letta), veniva stabilito lo stop al pignoramento delle prima casa da parte di Equitalia.

Rif. Sentenza 19270/2014

 

GIUNTA/ QUESTO POMERIGGIO SI E’ RIUNITA PER LA PRIMA VOLTA LA NUOVA GIUNTA

2 luglio 2014

APPROVATE LE LINEE DI INDIRIZZO PER UNA PRIMA RIDUZIONE DEI COSTI DELLA POLITICA

perugiaSi è riunita per la prima volta questo pomeriggio la nuova Giunta. Tra i punti trattati le linee di indirizzo per una prima riduzione dei costi della politica.
“In un periodo di crisi economica come questo che stiamo vivendo – ha detto il Sindaco nel presentare la delibera – anche le istituzioni devono fare la loro parte”.
Il Comune, ha detto ancora Romizi, è chiamato a “una (more…)

Spiritualità: la Croce di Casteltermini (AG), la prima dell’età paleocristiana?

13 giugno 2014

croceQuasi tutti i paesi hanno legato la loro storia ad un racconto tradizionale locale e Casteltermini non esce da questo schema.
Una leggenda, ricca di fascino e conosciuta da tutti gli abitanti del luogo, racconta del rinvenimento casuale di una Croce.
Si narra che una mucca, pascolante in campagna, si inginocchiò nello stesso posto per diversi giorni di seguito, attirando l’attenzione dei pastori che, incuriositi, scavando, trovarono una Croce. (more…)

A BASTIA UMBRA PRIMA STAZIONE RICARICA AUTO ELETTRICHE ‘MADE IN UMBRIA’

12 dicembre 2013

auto-elettricaSarà la prima stazione di ricarica di auto elettriche con un sistema di controllo “intelligente”, integralmente progettata e prodotta in Umbria, quella che verrà inaugurata sabato 14 dicembre, alle 10.30, nella sede di Bastia Umbra del consorzio Consauto, in via Sacco e Vanzetti 11/13. A realizzarla le aziende perugine Consauto, (more…)

LIBRI: “Prima di uscire dal mondo” storia romanzata di un uomo del medioevo destinato a cambiare il mondo

21 maggio 2013

libro san francescoIl romanzo, scritto da Ginevra Angeli e pubblicato da Ugo Bozzi editore nel 2000, è ambientato nel medioevo, parla di un giovane bello e ricco, Giovanni di Assisi, dell’amore dei suoi genitori Pica e Pietro di Bernardone, della sua vita che cambia, di come egli perde l’identità, il nome e diventa un altro… Francesco. Il racconto romanzato di Francesco esce dai canoni ufficiali e dalla documentazione storica riguardante la figura del Santo, e si ferma quando egli, non più neanche Giovanni, se ne va da Assisi.

Ne parliamo con l’autrice Ginevra Angeli (more…)

POLITICA: CHI PUÒ SCAGLIARE LA PRIMA PIETRA?

20 febbraio 2013

adulteradi Stefania Piazzo

La politica chi vuole lapidare?

Chi è senza peccato in questa campagna elettorale? Chi può scagliare la prima pietra? Nessuno è vergine ma tutti scagliano la pietra sull’avversario adultero.

Tanto, anche Gesù l’ha scritto sulla sabbia. E siamo certi che l’abbia davvero scritto o, secondo le diverse letture filologiche, abbia fatto solo l’elenco di chi rinviare a giudizio tra i (more…)

EUROGARCHIA E LA TOTO’ TRUFFA: Pretendiamo il ruolo che ci spetta, quello di Cittadini, non di sudditi. proporrei per legge il divieto di tassazione della prima casa e della sua non sequestrabilità

2 maggio 2012

E’ evidente a tutti, come l’approccio di questo Governo-Tecnico, alla crisi mondiale ed in

Stelio Bonsegna

particolare Italiana, non sia certo stato con la responsabilità del “buon padre di famiglia”. Un vero “buon padre di famiglia”, avrebbe subito ridotto le spese familiari, in base alle proprie esigenze, come prima azione. Poi avrebbe, nel caso ce ne fosse stato bisogno, a vendere ciò che riteneva superfluo per la propria famiglia. Infine, avrebbe trovato il modo di risparmiare sulle paghette dei componenti la famiglia, diminuendole drasticamente. Invece abbiamo tutti visto come questo Governo, venuto in soccorso e voluto dalla partitocrazia in rotta e da essa appoggiato, ha agito. Per intervenire sulla crisi italiana, invece di ridurre le spese di questo stato elefantiaco, ha preferito avvalersi del denaro dei contribuenti (già tartassati), aumentare iva, irpef, accise, non pagando i creditori, inserendo una supertassa sulla prima casa, l’IMU, aumentando l’IRAP, oltre a quelle che già si pagano nella denuncia dei redditi, ecc. ecc. (io proporrei per legge il divieto di tassazione della prima abitazione e della sua non sequestrabilità, anzi, lo metterei nella Costituzione). Ogni tentativo di riduzione di spesa dello Stato, viene continuamente rimandato, per non correre il rischio di mettere l’uno o l’altro i partiti che sorreggono il questo Governo di pseudo-tecnici. E’ normale un tale comportamento? E’ normale che il super-costo dello stato, con il suo enorme debito pubblico voluto da partiti politici incoscienti, sia pagato col suicidio dei loro elettori? Quello che più meraviglia, è la reazione passiva e rassegnata del popolo italiano a questa rapina di stato, le cui conseguenze sono di fronte a tutti: Aziende che chiudono i battenti, lavoratori licenziati, costo della vita alle stelle, aumento impressionante degli indigenti, criminalità in fortissimo aumento e chi più ne ha, più ne metta. Non credo all’esistenza di un salvatore della patria, in quanto italiani, c’è sempre pronto il furbo di turno. Non mi resta che  rappresentare quello che poi tutti sanno, ma fanno finta di non vedere. Facciamo parte di una Comunità Europea, in cui: Gli stipendi italiani sono i più bassi della Comunità Europea. Hanno le pensioni più basse di tutti. Pagano più tasse di tutti. Hanno i partiti ed i parlamentari più pagati di tutti. Hanno più evasori di tutti. Infine hanno i politici più ridicoli di tutti! Quindi diamoci una mossa e pretendiamo che le attenzioni di questo Governo, non siano più rivolte a noi, ma a partiti politici e loro componenti e soprattutto allo Stato come struttura eccessiva oltre che invasiva. Pretendiamo il ruolo che ci spetta, quello di Cittadini, non di sudditi. Una cura dimagrante di questo Stato è necessaria, affinché il popolo continui a sopravvivere, altrimenti è la fine della nostra immatura Democrazia e dell’Italia.

Stelio Bonsegna

nota di redazione: L’Unione Europea, per intenderci quella dell’Euro, è nata con un peccato originale, i suoi proponenti ci hanno fatto capire a chiare lettere che non era necessario che i cittadini approvassero, infatti nonostante da più parti  auspicato, nessuno referendum popolare è stato promosso per approvarla. Oggi sappiamo perchè, i cittadini europei non hanno voce in capitolo, e subiscono le regole dettate da una ristretta elite di ologarchi e non devono disturbare i “manovratori”. DEVONO PAGARE,  STARE ZITTI E BASTA.  Le grida che da più parti si levavano,  e che facevano  notare che si poteva andare incontro ad un deficit di democrazia non sono state ascoltate e oggi ne paghiamo le conseguenze.

EUROGARCHIA? NO GRAZIE

Fondo prima casa in Umbria, giovani presi in giro?

11 febbraio 2012

L’Umbria dei miracoli sembra esser diventata l’Umbria delle bufale: dopo i ritardi nell’erogazione del prestito sociale d’onore, la Regione Umbria ha registrato un altro mezzo flop sull’ennesima iniziativa sociale male organizzata. L’assessore Vinti e tutta la stampa vicina alla giunta Regionale avevano infatti presentato in pompa magna il contributo a fondo perduto per le giovani coppie under 35 con il pagamento del 30% del valore dell’immobile. Un importo massimo a fondo perduto comunque di 30.000 euro, una grande cifra se si considera che mediamente rappresenta l’esborso iniziale da dover pagare ad agenzia immobiliari o costruttori prima dell’erogazione del mutuo. Erano state coinvolte società creditizie, agenzie immobiliari e società edilizie con la promessa che la Regione Umbria avrebbe aiutato da una parte il settore immobiliare a riprendere fiato, dall’altro le giovani coppie a poter acquistare finalmente la prima agoniata casa. Ma l’entusismo con cui è stata presentata l’iniziativa si è subito ridimensionato dal momento in cui le domande sono arrivate ben al di sotto delle aspettative e con molte lamentele già pervenute all’ente e pubblicate sui giornali. In pratica il bando è risultato troppo selettivo e alla fine dei conti le domande sono state appena un centinaio con un avanzo nel fondo accantonato dalla Regione di circa 1 Milione di Euro. I maligni già pensano che sia stato un modo per la Regione di poter far cassa con una iniziativa che da una parte metteva sotto una luce positiva la Giunta Marini che si “spendeva per trovare alle giovani coppie una casa”, dall’altro però alla fine dei conti avrebbe avuto dei soldi in più “insperati”. Altri esclusi dal bando ora vogliono vederci chiaro e vedere la lista pubblicata di chi è riuscito a passare le strette maglie della selezione del fondo.

Michael Surace – Coordinatore Provinciale Generazione Futuro Perugia

Teatro, GIULIA LAZZARINI in “Muri – Prima e dopo Basaglia”

7 gennaio 2012

domenica 15 gennaio 2012  ASSISI – Piccolo Teatro degli Instabili

Giulia Lazzarini

Giulia Lazzarini porta in palcoscenico l’esperienza, di lavoro e di vita, di un’infermiera presso l’ospedale psichiatrico di Trieste prima dell’arrivo di Franco Basaglia nel ’72.

Camicie di forza, psicofarmaci in quantità disumane, lobotomia, elettroshock e ogni tipo di violenza e tortura erano all’ordine del giorno. In tre decenni di esperienza, la protagonista vive il mutamento del manicomio: da luogo d’isolamento estremo, a luogo di comprensione e di cura.

E allora, inevitabilmente, si metteva in moto un meccanismo, in cui il confine che separa la ‘normalità’ dalla ‘follia’ rivelava tutta la sua precarietà.

Trieste è l’unica città al mondo dove la parola matto è sinonimo di uomo.

PROPOSTA LA DESTRA SULLA CASA: PRIMA AGLI ITALIANI

2 dicembre 2010

Stefania VerrusoSegretario Regionale La Destra 

E’ quanto chiede La Destra in nota al progetto di modifica dell’art. 31 della legge regionale 23/2003 relativamente alle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi popolari, presentato in Consiglio Regionale dal Consigliere della Lega Nord Gianluca Cirignoni.

La proposta avanzata dalla Lega Nord appare poco chiara e fuorviante e dimostra l’inesistente volontà di schierarsi a favore della popolazione umbra di origine italiana, in quanto si riferisce, genericamente, ai cittadini umbri che lavorano stabilmente nel nostro territorio. La proposta avanzata di assegnare un punto di merito in più

Stefania Verruso

per ogni anno di residenza in Umbria agli stranieri, sempreché stabilmente assunti, determinerebbe, a conti fatti, un ulteriore vantaggio per questi ultimi ed aprirebbe loro un’ ulteriore corsia preferenziale rispetto a chi, in Umbria, c’è nato e ci risiede da sempre.

La Destra, a questo proposito, intende richiamare l’attenzione sul valore della PREFERENZA NAZIONALE proponendo, nell’assegnazione degli alloggi, che le graduatorie vengano effettuate tenendo conto numericamente della popolazione di italiani e di stranieri presenti nel territorio umbro e, sulla base di questa percentuale, riproporre due graduatorie di accesso.

Solo in questo modo i cittadini italiani non dovranno competere, in termini di punteggio, con gli stranieri che, in base ai parametri ISEE, risulteranno costantemente di gran lunga avvantaggiati. Noi non vogliamo che un anziano italiano, un disoccupato o un giovane precario, si vedano strappare il diritto a ricevere un aiuto, da un residente straniero, con moglie e figli a carico, anche se stabilmente occupato in Umbria. Il tessuto sociale umbro, rispondendo al Consigliere della Lega Gianluca Cirignoni, non si protegge ponendo in contrapposizione i bisogni degli italiani con i bisogni degli stranieri, ma garantendo loro pari dignità e pari attenzioni in termini di servizi e garanzie.

 

 

I PRIMI TEMPLARI ALLE CROCIATE

14 marzo 2010

Giuseppe Ligato

di Giuseppe Ligato

Ogni tanto non guasta fare chiarezza nella conoscenza dei templari, insidiata dalla cattiva divulgazione: e senza scomodare le consuete frottole esoteriche, troviamo nei primi tempi della Gerusalemme all’indomani della prima crociata (1099) le condizioni che avrebbero portato, nel giro di una generazione, alla costituzione del Tempio come struttura monastico-militare. La partenza di molti crociati dopo la conquista della Città Santa e la debolezza demografica dei primi insediamenti cristiani e latini, avevano impoverito la difesa delle recenti conquiste e adesso imponevano la formazione di un nucleo permanente di combattenti, ben inquadrati, il cui equipaggiamento e addestramento fossero sottratti all’improvvisazione e alla penuria di risorse che avrebbero caratterizzato pure le crociate successive. Il nemico, infatti, disponeva di riserve pressoché illimitate e non aveva monti e mari da attraversare prima di far affluire rinforzi e rifornimenti sui campi di battaglia.

Fu così che i primi templari, guidati da Ugo de Payns (un monaco mancato, secondo una cronaca siriaca), si votarono intorno al 1120 alla difesa del Santo Sepolcro e dei pellegrini, i quali avevano bisogno di una scorta per l’ultimo tratto del cammino verso la Città Santa attraverso i monti della Giudea. A patrocinare e sostenere questi volontari fu soprattutto il patriarca latino di Gerusalemme, sotto la cui guida si formò una struttura articolata secondo tre specializzazioni: 1) i canonici della basilica del Santo Sepolcro, nelle cui mani si concentravano le copiosissime donazioni dall’intera Cristianità, avrebbero monopolizzato la liturgia e la distribuzione delle elemosine; 2) il primo nucleo del futuro Ordine dell’Ospedale di S. Giovanni, che avrebbe curato le opere assistenziali per i pellegrini; 3) i templari, specializzati nella difesa armata. I canonici del Templum Domini, dal canto loro, fornirono uno spazio nell’area del Tempio (l’attuale Spianata delle Moschee) affinché i templari potessero acquartierarvisi, superando le gravissime difficoltà iniziali segnate, più che dalla povertà, dalla miseria se è vero che questi uomini dovettero inizialmente accontentarsi degli avanzi della mensa degli ospitalieri e coprirsi con abiti usati. Ben presto, i templari mostrarono insofferenza per il controllo ecclesiastico e ottennero dal re di Gerusalemme Baldovino II efficaci pressioni affinché il priore dei canonici del Santo Sepolcro (un uomo del patriarca) rinunciasse a esercitare il proprio controllo su di essi. Lo stesso re assegnò loro il “Tempio di Salomone”, ossia l’ex-moschea di el-Aqsa, quale loro residenza.

Interno della Chiesa di San Bevignate a Perugia

Mancava ancora ai templari una veste giuridica e spirituale, e qui iniziarono i problemi. Il medioevo non amava le novità sociali e fissava una tripartizione dei ceti: le élites aristocratico-militari monopolizzavano la politica e la guerra, il clero pregava e accumulava la grazia divina per il funzionamento di tutto e i lavoratori producevano beni e servizi, una struttura non casualmente simile a quella che abbiamo descritto sopra e di cui i templari avrebbero dovuto costituire l’elemento più prestigioso sul piano militare. Infatti, essi non erano monaci-cavalieri (definizione mai esistita) bensì cavalieri con “qualcosa” dei monaci, in particolare i voti di povertà, castità e obbedienza. Ma per molti templari questa condizione costituiva motivo di perplessità, e buona parte del mondo intorno a loro non mancava di ricordarlo: che razza di uomini erano questi, che mescolavano preghiera e guerra? A parte la Bibbia nella quale i passi adattabili a una giustificazione della guerra non mancavano, restava il problema di una condizione ibrida, estranea alla netta separazione delle funzioni sociali: chi non lavora, può solo pregare o combattere. Ecco dunque qualche dubbio insinuarsi nelle coscienze dei primi volontari, accusati di essere una stranezza antievangelica; non per l’uso delle armi, ma per la fusione nelle stesse persone di violenza e vita consacrata, per quanto laica.

Occorreva pertanto “sdoganare” quella stranezza, e se incaricò lo stesso Ugo de Payns scrivendo ai propri uomini che le vie della vita cristiana sono varie e imprevedibili, che c’era una Cristianità orientale da difendere e che era troppo facile beneficiare di tale difesa criticando chi si impegnava personalmente nella medesima. Ma l’intervento più massiccio fu quello di san Bernardo, abate di Clairvaux e massimo pensatore dell’Europa coeva, un mistico pronto – se non altro per fedeltà al papato che aveva bandito la crociata – a occuparsi della delicata situazione dei templari:  nel proprio trattato Elogio della nuova cavalleria, Bernardo non risolse del tutto il problema dell’ambigua natura quasi-monastica di quei combattenti (al pari di Pietro il Venerabile abate di Cluny, l’altro gigante del monachesimo coevo), e preferì appoggiarsi a un tema già diffuso dal papato: la Terra Santa era la terra di Cristo, ma soprattutto i cavalieri chiamati a prendere l’abito templare erano spesso la feccia della società occidentale, uomini d’armi avidi e vanesi. Per costoro, la dannazione eterna (un pericolo al quale allora potevano prestare attenzione anche i predatori più scatenati) era evitabile solo uccidendo non tanto i nemici musulmani quanto il Male di cui quei  nemici erano portatori. Anche papa Onorio II, al momento di definire nel 1139 la qualifica e il ruolo sociale dei templari, si aggirò tra le varie definizioni senza riuscire a chiamarli “monaci”: per lui erano “guerrieri del Tempio”, una semplice societas, una “istituzione sacra”, una struttura fra il militare e il religioso. Più facile, anche per il pontefice, richiamarsi alla concezione dei templari quali cavalieri finalmente approdati al riscatto della propria anima attraverso la guerra santa.

Più prosaicamente, i templari formarono una struttura che, per quanto benedetta dal papato da cui si riconoscevano dipendenti, richiama più la Legione Straniera che una confraternita di penitenti: erano spesso vassalli ribelli, avventurieri, spiantati che cercavano nella Terra Santa una nuova vita, non solo spirituale. La loro determinazione in guerra era fuori discussione e riconosciuta dagli stessi nemici, per quanto contaminata da una volontà di “politica estera” indipendente da quella del re di Gerusalemme, con una diplomazia separata e con una volontà di dominio che attirò sull’Ordine nuove critiche: troppo ricco e spregiudicato, e persino capace provocare sconfitte con la propria irruenza tattico-strategica. Ma una scelta maggiormente improntata alla vita monastica avrebbe reso tecnicamente inservibile l’Ordine templare, e lo stesso san Bernardo scrisse che di monaci salmodianti era già pieno il mondo; diventare templari poteva essere allora un male minore, e nemmeno inutile.

Insomma, in un mondo che intuiva la necessità di trovare una nuova spiritualità laica si voleva indicare alla cavalleria una forma di vita cristiana di cui possedesse già i requisiti: la perizia bellica, ripulita mediante un voto di tipo monastico.