Posts Tagged ‘riforma’

Da Terni un appello alle riforme, Trappolino: “Decisiva per la nostra regione una nuova pubblica amministrazione e un’offerta rinnovata di beni pubblici”

16 novembre 2016
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Carlo Emanuele Trappolino

“L’Umbria è tra le regioni dove la crisi ha colpito più forte e gli indicatori, pur positivi, continuano a testimoniare una ripresa faticosa; molte aree interne stentano a ripartire, schiacciate tra crisi industriali importanti, piccola impresa in difficoltà e disoccupazione, soffrono le zone colpite dal sisma. Diventa fondamentale, dunque, rilanciare il tema dello sviluppo e dell’occupazione, passando attraverso l’attuazione delle riforme più urgenti, a partire dalla riforma costituzionale e da quella della pubblica amministrazione, e la realizzazione di un piano straordinario per il lavoro, che guardi anche alla complicata realtà del pubblico impiego”. Ne è convinto Carlo Emanuele Trappolino, segretario provinciale del Pd di Terni, intervenuto, ieri, in veste di moderatore all’iniziativa sul referendum costituzionale organizzata dal Pd di Ficulle, ospiti l’assessore regionale Antonio Bartolini e il sottosegretario Luciano Pizzetti. “Il grande tema della riforma della pubblica (more…)

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Perugia, Incontro/dibattito su LA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE

26 settembre 2016
Mercoledì 28 settembre ore 16
Palazzo dei Priori, Sala dei Notari – Perugia

Nell’ambito del ciclo di incontri I mercoledì di Scienze politiche organizzati dal Dipartimento dell’Ateneo perugino, i temi del dibattito politico-istituzionale che ruotano attorno al referendum verranno discussi e analizzati da cinque autorevoli esperti di questioni giuridiche e costituzionali. L’onorevole Andrea Mazziotti, Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, si confronterà con il prof. Francesco Clementi (Dipartimento di Scienze politiche, Università degli Studi di Perugia) e con il prof. Mauro Volpi (Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli Studi di Perugia). Il prof. Ambrogio Santambrogio (Direttore del Dipartimento di Scienze politiche, Università degli Studi di Perugia) introdurrà il tema e i relatori mentre il prof. Roberto Segatori (Dipartimento di Scienze politiche, Università degli Studi di Perugia) presiederà il dibattito.

Informazioni e contatti:
Dipartimento di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Perugia
loreto.dinucci@alice.itclaudia.mantovani@unipg.it

SCUOLA – LA RIFORMA CON LA Q

13 marzo 2015

renzi-lapresse-tlf_258Di Ciuenlai

Primo l’autonomia. Ah si quella cosa che aveva messo Berlinguer

Secondo – Il Preside manager – Già quello descritto nella legge Berlinguer, 100 mila regolarizzati – Quelli che Berlinguer non ha assunto perché non c’era l’obbligo della sentenza della corte europea, quelli che riforma o non riforma lo stato era obbligato ad assumere (e le voci dicono che inizieranno i ricorsi perché la cifra potrebbe essere molto più alta)

Terzo – il merito si chiama ancora scatti di anzianità.

Quarto – Le risorse? Restano le stesse cioè zero carbonella, salvo qualche spicciolo per incentivi ed edilizia. Roba da raschiamento di bilancio

Quinto – gli sgravi per le paritarie vengono in gran parte confermati
Ecco a voi la tanto sbandierata Riforma della Squola. Con la q, perché è il solito grave errore da segnalare con la matita blu. (Per la serie tutto qui?)

P:S – Renzi ha dichiarato che non si poteva abolire gli scatti di anzianità perché sarebbe stata una forma di discriminazione visto che gli altri dipendenti del pubblico impiego continuano ad averli. E’ rimasto un po’ indietro. Gli scatti di anzianità in moltissima parte della pubblica amministrazione, esclusa appunto la scuola, sono stati aboliti alla metà degli anni 80. Urge una nuova visita con tutte le tv al seguito alla libreria sotto Palazzo Chigi, per comprare qualche chilo di libri sul trattamento economico dei dipendenti pubblici.

 

Incontro Pd: “Riforma della politica e finanziamento dei partiti”

28 gennaio 2014

pd_logoE’ questo il titolo dell’iniziativa, organizzata dal Pd Umbria, che si svolgerà venerdì 31 gennaio, a partire dalle 17.30, presso la sala del Consiglio provinciale di Perugia (piazza Italia). Ospite d’onore il tesoriere nazionale Pd Francesco Bonifazi. A fare gli onori di casa il responsabile dei dipartimenti del Pd Umbria Valerio Marinelli. Sul tema, di scottante attualità e al centro del dibattito politico sui costi della politica e la riforma delle istituzioni, si confronteranno i candidati alla segreteria regionale Juri Cerasini, Stefano Fancelli e Giacomo Leonelli.

Renzi propone 3 riforme elettorali ed il popolo “applaude”

3 gennaio 2014

di Katia Bellillo

Katia Bellillo

Katia Bellillo

Siamo apposto, tutte le testate televisive ci annunciano che Matteo Renzi incalza! Appena il tempo di fare un brindisi per accogliere il nuovo anno, intonare un mesto pepè pepepè con la sua segreteria, che ci annuncia il grande evento! Caspita, non aspetta nemmeno la Befana! Ma si, tanto anche Letta per far finire le feste e levarci i quattrini non ha rispettato il proverbio! Del resto loro sono per le riforme. Quindi ecco la notizia, Matteo è pratico, deciso, quel che s’ha da fare, sa (more…)

RIFORME: MENO PROVINCE PIU’ PREFETTURE

28 dicembre 2013

di Ciuenlai

Vogliono cassare la Province, ma raddoppiano le prefetture. Dopo le ultime nomine (il Governo ne ha fatte ancora) i Prefetti sono diventato 200. La verità sulle famose “Riforme” è che esse non servono a razionalizzare e risparmiare, ma a conservare il sistema di potere della cosiddetta casta (nella prossima puntata, per iniziare bene l’anno nuovo, spiegheremo il grande bluff dell’abolizione delle Province).

Ospedale di Città di Castello: niente acqua, caffè o the per i pazienti… tutti al bar

5 novembre 2012

L’approvazione della riforma sanitaria regionale prevede un piano di riordino e razionalizzazione dei servizi del sistema sanitario – dichiara il Segretario Generale Regionale UGL Gaudiosi Enzo – chiedendo sacrifici agli operatori della sanità. Le parti interessate saranno in particolare Medici (more…)

La riforma sanitaria approvata compromette gli interessi dell’Umbria

29 ottobre 2012

L’approvazione a maggioranza in Prima Commissione del punto della riforma sanitaria che prevede l’istituzione di due aziende a Perugia e a Terni, entrambe sotto l’egida dell’Università, (more…)

NEVI (PDL) “La Marini non ha più una maggioranza per governare, ne prenda atto”

25 ottobre 2012

La maggioranza sulla Sanità è come una barca con le vele bucate e in preda alle correnti. Oggi durante i lavori della Prima commissione, dove si è iniziato a votare gli emendamenti, con i (more…)

PROVINCE – ARRIVA IL COMMISSARIO? LA REGIONE NON DECIDE IL GOVERNO SI

15 ottobre 2012

di Ciuenlai

Le Province sono in odore di Commissariamento. Un Commissariamento che potrebbe avvenire già l’anno prossimo. Lo ha annunciato il Ministro Filippo Patroni Griffi. In una intervista alla Stampa il titolare della delega sulla Pubblica Amministrazione ha testualmente detto “A fine mese ci sarà un decreto che stabilirà modalità e tempi. Quindi saranno nominati dei Commissari e si andrà al voto. Per il riordino, infatti, non è che si potesse attendere la naturale scadenza della consiliatura (more…)

PDL: “riordino e razionalizzazione dei servizi del sistema sanitario regionale”, forse si fa…

12 giugno 2012

A seguito dell’invio, da parte della Giunta Regionale, della Riforma Sanitaria al Consiglio Regionale comunichiamo che in data di ieri  abbiamo chiesto, attraverso una lettera al Presidente del Consiglio Regionale Brega, che sia convocato un consiglio straordinario per discutere il (more…)

Riforma endoregionale e precari, i nodi vengono al pettine

17 aprile 2012

Nota di Raffaele Nevi – Presidente gruppo PdL Regione Umbria

Come volevasi dimostrare l’applicazione della Riforma endoregionale sta facendo sorgere problemi per ciò che attiene la collocazione del personale precario scatenando – come riporta un giornale locale – una guerra tra poveri che rischia di creare tensioni e iniquità. Occorre che tutti i precari vengano trattati allo stesso modo e che non si scarichino su Provincie e Comuni i problemi che ha creato la Regione. Avevamo detto che con la scelta di promettere la stabilizzazione a tutti i precari delle comunità montane si sarebbero creati percorsi diversi con trattamenti iniqui. Sarebbe opportuno che l’Assessore Rossi spiegasse bene ciò che sta accadendo e riferisca nella commissione competente quali sono le intenzioni che la Giunta vuole porre in essere specialmente per ciò che attiene il futuro di Sviluppumbria

 

CONFARTIGIANATO IMPRESE PERUGIA SU RIFORMA MERCATO DEL LAVORO

9 marzo 2012

Stelvio Gauzzi

“La riforma del mercato del lavoro è una partita da giocare a carte scoperte. Vogliamo chiarezza e trasparenza sui numeri e sulle risorse a disposizione dei diversi settori”. Un messaggio forte e chiaro, quello lanciato dalla Confartigianato e dalle altre associazioni dell’artigianato e del Commercio aderenti a Rete imprese Italia, che hanno presentato alcune proposte concrete per rivedere le norme del mercato del lavoro, che sono oggetto della trattativa in corso con il ministro del Lavoro. “La riforma dell’attuale sistema degli ammortizzatori sociali – ha spiegato Stelvio Gauzzi, segretario di Confartigianato Imprese Perugia – deve necessariamente muovere da un quadro chiaro della situazione esistente, sia rispetto alle risorse, sia rispetto alle quantità e modalità di utilizzo nei diversi settori. Non si può prescindere da un’analisi dettagliata sull’uso degli strumenti vigenti nei diversi comparti economici e dei corrispondenti rapporti tra entrate/uscite, comprese tutte le voci contributive che finanziano le prestazioni temporanee, da cui emerge una riduzione delle tariffe Inail delle gestioni terziario e artigianato in forte avanzo da molti anni. Dal 2002 al 2011 (a livello nazionale) l’avanzo della gestione industriale, che nell’ultimo biennio è andata in deficit, è stato pari a 500 milioni di euro, mentre il terziario ha fatto registrare un avanzo di 9.378 milioni di euro e l’artigianato di10.333 milioni di euro”. “Dalla serie storica dei risultati di bilancio del comparto ‘prestazioni temporanee’ dell’Inps si registra, poi – ha aggiunto Gauzzi -, un avanzo strutturale tra contribuzioni versate e prestazioni effettivamente erogate. I più recenti dati confermano un forte sbilanciamento tra settori economici e la conseguente necessità di un uso ottimale delle risorse che può derivare da una razionalizzazione dei modelli e della spesa. Osservando l’andamento della Cassa integrazione guadagni per tipo di intervento e ramo, nel periodo 2005-2011 la quota di utilizzo dei settori commercio e artigianato è stata pari al 14,8 per cento, nonostante il periodo di crisi eccezionale, mentre nell’industria il 75,3 per cento. La Cassa integrazione guadagni in deroga è utilizzata, non solo dalle pmi, ma nel periodo 2005-2011, anche dall’industria per circa il 39 per cento del totale. Facendo una sintesi elaborata sui dati Inps, rispetto al complesso di tutti gli ammortizzatori sociali nel periodo 2008-2010, si registra un disavanzo complessivo pari a 27,3 miliardi di euro, composto per un terzo da importi finanziari su misure di cui non beneficiano i nostri settori, per la restante quota, i settori del terziario e dell’artigianato pesano meno del 50 per cento del disavanzo”. “Quindi ipotizzare un modello teorico completamente avulso da risorse e dati concreti – ha concluso Gauzzi – non è corretto. Uno strumento unico di ‘Cassa’ per tutti i settori non risponde alle esigenze dei diversi comparti economici, anzi può rivelarsi inutile ed addirittura dannoso. Proprio le peculiari esigenze dei settori hanno realizzato alcune positive esperienze per il sostegno al reddito dei lavoratori durante i periodi di crisi aziendale con sospensione dell’attività produttiva. Ad esempio i lavoratori del comparto dell’artigianato hanno avuto accesso a strumenti di natura contrattuale gestiti dalla bilateralità, in assenza di ammortizzatori sociali ordinari, sulla base di un sistema che ha oltre 40 anni di storia”.

Proposta. Riforma della legge elettorale: collegi uninominali piccoli e primarie la miglior opportunità democratica

10 gennaio 2012

In questa fase di transizione, nella quale il Governo Monti dovrà condurre l’Italia fuori da una delle crisi economiche più gravi della Storia Repubblicana, la politica, i partiti politici che ora a livello governativo siedono un po’ in panchina, hanno il dovere di mettere mano ad una serie di riforme istituzionali, la prima delle quali, a mio parere, è la modifica della legge elettorale, per recuperare un rapporto serio con i cittadini e gli elettori. La realtà di ora è che se dovessimo andare alle elezioni politiche anticipate con il Porcellum, rimarrebbero in essere due problematiche insostenibili per una democrazia compiuta: l’impossibilità di avere un governo di maggioranza, e l’impossibilità per gli elettori di potersi esprimere sul singolo candidato. Il primo problema sarebbe diretta conseguenza della presenza di Tre poli nella campagna elettorale, in quanto il Porcellum era stato congegnato dalla maggioranza di centro-destra per un sistema bipolare. La distribuzione dei seggi con il meccanismo attuale al Senato, impedirebbe la formazione di una maggioranza reale, a meno che uno dei Tre poli non prenda più del 3-4% dei voti, cosa impossibile. La seconda questione è quella delle liste bloccate, strumento per il quale sono i partiti politici a decidere coloro che siederanno in Parlamento in una graduatoria stabilita da loro sull’ordine dei candidati da mettere in lista, impedendo all’elettore di potersi esprimere sul singolo candidato. Diverse sono le opzioni enunciate, fra le quali le più significative sono il ritorno al voto di preferenza in un sistema proporzionale puro con soglia di sbarramento, un maggioritario uninominale a turno unico con quota proporzionale, sulla falsariga del Mattarellum, o un maggioritario a doppio turno con collegi uninominali e quota proporzionale. Senza scandire di chi sono le proposte, vorrei sottolineare quanto il collegio uninominale potrebbe essere l’elemento veramente innovativo e di recupero di un rapporto forte e di responsabilità fra gli elettori e il parlamentare. In un sistema proporzionale, seppur con soglia di sbarramento, la dinamica di selezione della classe dirigente rimarrebbe segnata da una forte delega al ruolo dei partiti, per cui gli elettori, pur in presenza di un voto di preferenza, ratificherebbero scelte operate con ampia delega al partito politico. Se i meccanismi di selezione dentro i partiti fossero davvero aperti ad un ricambio reale e ad un confronto veramente democratico, tutto ciò non risulterebbe così negativo, ma la realtà di questi anni non è questa. La legge elettorale in questo senso diventa uno strumento democratico di straordinaria importanza quando può incidere concretamente sul comportamento stesso degli elettori, a compensare un deficit di democraticità del sistema partitico medesimo. Il collegio uninominale a mio parere, può corrispondere meglio all’esigenza di riavvicinare il cittadino alla politica, in che modo? Nel prevedere collegi più piccoli rispetto a come erano stati congegnati con il Mattarellum, si riuscirebbe a conferire maggior territorialità alle candidature, rafforzato da un processo di primarie per il quale in ogni collegio uninominale, ogni Polo o coalizione dovrebbe prevedere al proprio interno la selezione del candidato di riferimento che andrebbe a rappresentarlo nella competizione elettorale con gli altri 2 Poli. Nella scheda elettorale si ritroverebbero dunque a competere nei collegi uninominali quei candidati che già hanno avuto una prima investitura democratica di rappresentanza con le primarie. In quest’ambito le primarie andrebbero regolamentate in maniera rigorosa, favorendo la partecipazione di militanti e simpatizzanti da non mobilitare all’ultimo momento, ma iscrivendoli in apposite liste nei mesi precedenti l’ufficializzazione delle candidature, così da eliminare o rendere ininfluenti dinamiche corporative e di interesse particolaristico. Nel garantire tutto questo, i partiti politici sarebbero costretti ad essere più attivi nei territori e ciò li costringerebbe a misurarsi in maniera più trasparente con i cittadini e a fare proposte più chiare, costituendo la prima soglia vera di sbarramento all’ingresso del candidato in politica, non certamente dentro le cosiddette “stanze chiuse”, ma in un confronto pubblico trasparente. La quota proporzionale in turno unico, garantirebbe una maggior pluralità delle presenze in Parlamento, a riequilibrare democraticamente una potenziale disparità di mezzi della quale i partiti politici più organizzati, avendo una visibilità mediatica più forte, potrebbero beneficiare nei collegi uninominali. Con collegi uninominali piccoli comunque sarebbe ininfluente introdurre soglie di sbarramento, perché la soglia sarebbe già data dalla selezione nelle primarie, dalla dimensione ristretta del collegio, garantendo visibilità e conoscenza del candidato. Il doppio turno, potrebbe risultare ancor più rappresentativo di una realtà politica italiana molto frammentata e plurale, ma dentro un sistema uninominale che dovrebbe garantire di per sé la governabilità, non tralasciando la necessità, con la quota proporzionale, di far vivere in parlamento un’adeguata rappresentanza democratica delle voci più significative presenti nella realtà socio-politica italiana. In questo caso l’introduzione di una soglia di sbarramento potrebbe garantire accordi di programma meno strategici e più condivisi. Le primarie rimarrebbero sempre lo strumento primo di selezione. Il sistema politico italiano andrebbe poi rivisitato nella funzione della Camera e del Senato, nella riduzione del numero dei Parlamentari, ma la legge elettorale, configurata nel meccanismo del collegio uninominale credo possa essere considerato il punto di ripartenza per una rinnovata e proficua stagione politica dell’era repubblicana italiana, dove i cittadini potranno dire di aver contribuito a selezionare una classe dirigente nella quale si riconoscono.

Luca Panichi

Nota di redazione: in effetti il testo è molto lungo ma ho voluto pubblicarlo per intero per dare ai lettori una opportunità di riflessione e perchè no, di nuove proposte alternative.

Riforma endoregionale, la Regione cerca di risparmiare e la Provincia e Umbra Acque che fanno? ASSUMONO NUOVO PERSONALE

24 novembre 2011

Mentre fervono i lavori nelle Commissioni consiliari regionali dell’Umbria per uscire in fretta dal rompicapo di una riforma endoregionale, sul cui risparmio affiora ben più di qualche ragionevole dubbio, per i condizionamenti posti dalla notevole quantità di personale dipendente da ricollocare da una sigla ad un’altra, ho appreso con una certa sorpresa di una nuova selezione da parte di Umbra Acque, per 4 autisti nella movimentazione mezzi pesanti e macchine da scavo e carico, nell’ambito del “potenziamento dell’organico dell’area operativa” come si legge sul sito dell’azienda. Già nei mesi scorsi anche la Provincia di Perugia si era prodigata frettolosamente in nuovi concorsi… Ora, se in Regione si cerca di agire nella direzione di rendere maggiormente efficace ed efficiente il funzionamento delle istituzioni, sulla base di una forzata ottimizzazione delle risorse disponibili che obbliga a qualificare al massimo il personale già presente, non si capisce proprio perchè in altri enti, organici allo stesso sistema regionale, si vada nella direzione opposta. La particolare contingenza che viviamo evidenzia un sistema che ha fagocitato consensi in cambio di prebende e posti di lavoro, ed ora, pur pagando il conto di tale sproporzione, sembra non perdere antichi vizi ed abitudini distorte. Eppure l’incedere della più preoccupante crisi dal dopoguerra ad oggi e l’insostenibilità del sistema richiederebbe una rapida inversione di rotta. La Regione ha il dovere non solo di perseguire con decisione questa strada , ma anche di fare in modo che le azioni di Province, Comuni, partecipate ed enti intermedi tendano senza contraddizioni verso tali obiettivi. Non sarebbe affatto credibile una riforma del sistema che scioglie sigle da una parte inventandone di nuove, giustificate con il blocco delle assunzioni, quando in concomitanza si continua ad arruolare nuovo personale pubblico. Sembrerebbe più ragionevole immaginare che oltre le riforme cartacee, le istituzioni regionali e i loro derivati, possano trovare l’occasione di sedersi attorno ad un tavolo per valutare, attraverso un’approfondita ricognizione, come soddisfare le varie esigenze di personale,con la ridistribuzione ad esempio delle risorse umane disponibili. Non può essere più questo il tempo che legittima egoistiche visioni, legate alla gestione del proprio orticello. La sfida di ammodernamento riguarda tutti e non può essere pagata solo dalle nuove generazioni alle quali con questa confusione …non resterebbe altro che arrangiarsi.

 Sandra Monacelli – Presidente gruppo consiliare “Casini – Unione di Centro”

Riforma endoregionale: spazi chiusi alle imprese e le Unioni obbligatorie dei Comuni?

22 novembre 2011

La riforma endoregionale predisposta dall’Esecutivo di Palazzo Donini prefigura la più grande stabilizzazione di personale mai attuata in Umbria, arriva con un enorme ritardo, non riduce la spesa pubblica, toglie spazi al privato e porta i Comuni ad associarsi nelle ‘Unioni speciali’ in modo obbligatorio solo per garantire al centrosinistra il controllo di territori in cui il Pdl ha conquistato sindaci e consensi. Sono queste le critiche più rilevanti che il gruppo consiliare del Popolo della libertà a Palazzo Cesaroni muove alla proposta di riforma stilata dalla Giunta ed ora in discussione in Prima Commissione (che procederà con l’approvazione entra la fine della settimana). La posizione del Pdl in merito è stata illustrata durante una conferenza stampa che si è svolta questa mattina nella sede dell’Assemblea regionale a Perugia, alla presenza di tutti gli esponenti del gruppo, del capogruppo Raffaele Nevi e del vicecoordinatore regionale del partito, Pietro Laffranco.

I TROPPI “VORREI MA NON POSSO” DELLA MARINI SU RIFORME E RIMPASTINO DI GIUNTA

9 settembre 2011

di Ciuenlai

Riforma regionale; è tutto confermato, fino ad ottobre non se ne parla. E bisogna anche vedere come se ne parlerà. Perché gli annunci sono roboanti, ma ciò che circola in giro sulle soluzioni possibili sa tanto di “conservazione furbesca” allo stato puro.
La Presidente ci riprova, ma trova forti resistenze. Non è piaciuto nè al gruppo, nè alla segreteria regionale del Pd il dover “leggere sui giornali” le sue intenzioni, “senza essere stati consultati”. E non è, soprattutto piaciuto, il tentativo che sarebbe stato fatto, in diverse sedi e con diverse modalità, di farsi accreditare come il “leader massimo” del Pd e della coalizione.
Un ruolo, non messo in discussione per il futuro, ma tutto da conquistare nel presente. Un ruolo che i “senatori e le senatrici” democratiche non hanno nessuna intenzione di mollargli adesso. E gli abboccamenti successivi, quelli di questi giorni, hanno confermato questo disagio, decretando una scontatissima mancanza di identità di vedute. Risultato : l’accordo ancora non c’è. Due Asl, una azienda ospedaliera, niente Ati e Consorzi va bene a tutti. Ma c’è modo e modo di arrivarci. Si può fare e stop cassando tutto quello che c’è da cassare o seguire una linea gattopardesca che, in sostanza, lascia le cose immutate. L’azienda è unica ma ha due direzioni, una a Perugia e una a Terni, le Asl sono due , ma hanno sedi distaccate a Città di Castello e a Foligno, gli enti intermedi di secondo livello spariscono, ma al loro posto spuntano come cavallette agenzie regionali che si occupano “di tutto e di più”.
E, al momento, è questa la strada che riscuote maggiore consensi, come temono Idv, Sel e una piccola parte del Pd. La ragione l’ha ricordata il senatore Brutti : Questa classe dirigente dell’Umbria è vissuta all’ombra di questo sistema, che ha creato e che difficilmente smonterà. E con il possibile stop alla riforma dell’Umbria, tramonta anche l’ipotesi di un nuovo rimpastino di giunta, chiesto, sottovoce, da chi, dentro il Partito Democratico, pensa che, nel mezzo delle turbolenze giudiziarie, “bisognerebbe dare un segnale rinnovando anche gli uomini”, facendo entrare personale “più giovane e fresco”.
La vera posta in gioco per la Marini è quindi la scelta tra conservazione “camuffata” da riformismo e riformismo “vero” che cancella la conservazione. Per il momento la Presidente sembra averne la volontà, ma non la forza.

PARADOSSALE. BERLUSCONI – PROCURE. INCONSAPEVOLI “ALLEATI”?

7 marzo 2011

di Salvatore Napolitano

Mi sono chiesto, spesso: a chi è utile la battaglia, senza termine, tra alcune Procure italiane e Berlusconi? Da quasi 18 anni, dopo lo sfascio dei partiti della prima Repubblica, paradossalmente, la politica e l’informazione italiane sono schiacciate sullo scontro che avviene tra contendenti (Berlusconi/Procure) che hanno occupato lo scenario nazionale della seconda Repubblica, in modo esclusivo, dettando l’agenda politica a tutti gli altri protagonisti del sistema paese.  La degenerazione del conflitto, di queste ultime settimane, tra alcuni P.M. (e loro fautori) e Berlusconi (e suoi sostenitori), conferma che non vi sono sconti e che la conclusione è ancora lontana dal finirsi.  La sfida, tra le parti in causa, si è consolidata con la riforma elettorale che ha creato il sistema bipolare, con Berlusconi ed i suoi alleati, da una parte, e l’antiberlusconismo con i suoi assertori, dall’altra.  L’anomalia dello scontro è che non avviene sul piano politico, come dovrebbe essere in un sistema normale, poiché “una parte” non è politica ma organo dello stato e non soggetto al giudizio degli elettori.  Intanto, tenta di guidare la parte politica alleata obbligandola attraverso i mass-media e la stampa a seguirla sulle opzioni che, di volta in volta, ritiene di mettere in campo nell’intento di indebolire il nemico.
L'”altra parte” in campo, che dovrebbe essere politica, a mio parere, sta al gioco, poiché sfugge al confronto sull’attività di governo con i naturali avversari, al contrario, provoca ed alimenta lo scontro mantenendo vivo il conflitto per addossare la responsabilità dell’eventuale inerzia a chi genera e sostiene la persecuzione giudiziaria del governo e del suo leader.  Gli attacchi giudiziari portati a Berlusconi, dal 1993, con il seguito della singolare celebrazione dei processi negli studi televisivi, per l’occasione convertite in “aule giudiziarie”, e sulla carta stampata, paradossalmente, lo rafforzano e lo rendono insostituibile, nella pubblica opinione, quale argine al “potere giudiziario” che i cittadini temono più dell’attuale sistema di governo berlusconiano.
Così, le Procure si rivelano, inconsciamente (?), i più grandi alleati del Premier.  Non siamo più negli anni della tangentopoli. Il berlusconismo è figlio di quegli anni.  Si lasci il giudizio politico dell’attività di governo al popolo sovrano, esso saprà giudicare, come ha già dimostrato negli ultimi anni con la bocciatura, senza appello, di leaders di destra e di sinistra.  Continuare la battaglia politico/giudiziaria compromette la crescita economica del paese, alimentando la fuga dei cervelli migliori dall’Italia e delle eccellenze industriali ed imprenditoriali.  Lo conferma l’annuncio, della dirigenza Fiat che ipotizza una probabile direzionalità dell’azienda fuori dell’Italia.  E’ ovvio che se il sistema Italia non è esportabile, perché non competitivo nel mercato mondiale, sarà il sistema produttivo italiano che esporterà se stesso dal paese.
Finisco questa breve riflessione, invocando il ritorno alla normalità, per il bene dell’Italia e degli italiani, deponendo le armi in omaggio alla celebrazione dell’unità d’Italia. Berlusconi, ed il berlusconismo, vanno battuti sul loro campo: la politica, se gli avversari ne sono capaci.
I cittadini lo hanno capito da qualche tempo e considerano la battaglia, in atto nel paese, estranea ai loro interessi, condannando l’attuale sistema italiano, che non riesce a produrre risposte ai loro bisogni e che produce, invece, soltanto “rese di conti” che, spesso, appaiono diversivi sulla pelle dei cittadini.  Fino a quanto può durare?  Il paese, nel frattempo, dove va?
Il sistema Italia, nell’attuale scenario europeo e mondiale, dove la competizione globale non ammette pause e tentennamenti, deve recuperare la competitività, compromessa dallo stato di conflitto perenne degli ultimi tempi, ed essere protagonista, e non ruota di scorta, nella gran rivoluzione sociale che sta sconvolgendo paesi dell’Africa del Nord (Tunisia ed Egitto), strategici per la politica estera italiana.  Delegare la Germania e la Francia alla guida della politica dell’U.E., nell’attuale contesto socio/economico mondiale, è disastroso per il futuro dell’economia italiana, che sconteremo nei prossimi anni.

LA SINISTRA UNIVERSITARIA – UDU PERUGIA CONTINUA LA PROTESTA

12 gennaio 2011

Anno nuovo, vecchie proteste. Dopo l’approvazione della Riforma Gelmini, portata in un blitz di una “non più maggioranza” parlamentare il 23 dicembre scorso, continua la protesta degli studenti dell’UdU Perugia. “Rispetto ad una riforma che vuole diminuire il peso della rappresentanza studentesca, che condanna l’Università e il futuro dei giovani italiani” commenta Leonardo Esposito, Coordinatore dell’UdU “abbiamo ritenuto necessario adottare dei provvedimenti che, seppur in un contesto democratico e pacifico, potessero tenere alta l’attenzione sulla riforma e sulle problematiche che la nostra Università vive”. “La cosiddetta riforma” continua Federico Fratini, Responsabile Comunicazione dell’UdU “è stata approvata, ma già nel primo appuntamento del nuovo anno abbiamo voluto sottolineare l’anomalia di questa situazione richiamando l’attenzione dell’Università e dei media. Ovviamente gli studenti che puntavano semplicemente a far calare l’attenzione sulle problematiche del mondo accademico hanno continuato a strumentalizzare la questione, facendo finta di non vedere il mondo che sta crollando attorno a noi”. “Questa” conclude Esposito “è solo una delle azioni di protesta che abbiamo in programma per le prossime settimana. Se infatti la riforma Gelmini è stata approvata, restano e si aggravano sempre più le problematiche dell’Università. I tagli ai fondi, il debellamento del Diritto allo Studio e il grave e continuativo attacco portato agli Atenei pubblici, ai ricercatori e ai precari delineano un quadro anormale. E’ normale quindi continuare a gridare la nostra rabbia impedendo ad un velo di indifferenza di calare sopra tutto”.

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Di seguito è riportato il testo dell’intervento presentato in Consiglio degli Studenti dalla Sinistra Universitaria – UdU Perugia.

Care Consigliere, Cari Consiglieri, data la situazione politica nazionale che da anni, nonostante le manifestazioni e le proteste degli studenti di tutta Italia, è impermeabile alle esigenze ed alle richieste di  un’intera generazione. Visti i ripetuti rifiuti da parte del Governo alla richiesta di dialogo e di confronto con la componente studentesca Considerata l’approvazione in data 23 dicembre 2010 della cosiddetta riforma Gelmini Il gruppo consiliare Sinistra Universitaria – UDU ha ritenuto opportuno non presentarsi all’odierna assemblea d’insediamento del Consiglio degli Studenti.

Con questa azione vogliamo esprimere la nostra ferma volontà a continuare la protesta contro il disegno di smantellamento dell’università pubblica posto in essere dal governo nazionale, pur ribadendo la nostra fiducia nell’istituto della rappresentanza studentesca.

Università, Ddl Gelmini, l’Onda ammonisce il “transatlantico” dal tetto dell’Ateneo…

24 novembre 2010

Da questa mattina un gruppo di ragazze e ragazzi è barricato sul tetto della mensa universitaria di Via Pascoli a Perugia per protestare contro i tagli disposti dal Governo ad Università e diritto allo studio. Mentre in Aula alla Camera prosegue la discussione del ddl Gelmini, che verrà votato al massimo entro domani (ma il destino degli Atenei italiani potrebbe rivelarsi già oggi) le contestazioni di chi vive l’Università sulla propria pelle vanno avanti. Anche protestare ha i suoi costi e, non avendo potuto raggiungere colleghi e compagni che si erano dati appuntamento per oggi a Roma, per sostenere l’assedio – simbolico s’intende! – di Montecitorio, un gruppo di studenti e ricercatori dello Studium perugino ha pensato bene di far sentire la propria voce arroccandosi – fisicamente stavolta! – sul tetto di una delle strutture universitarie gestite dall’Agenzia per il Diritto allo Studio Universitario dell’Umbria.
“L’attacco all’università – leggiamo nel breve comunicato che abbiamo ricevuto – è un attacco ad un’intera generazione. Una generazione che vogliono precaria, senza capacità critica e soprattutto senza futuro. Il sapere è un diritto, non un privilegio, e come tale ci dev’essere garantito. L’eliminazione delle borse di studio (e l’introduzione del prestito d’onore), l’avvento dei privati nei consigli d’amministrazione (in Umbria già pronti ad intervenire tra l’altro) ed i tagli alla ricerca sono solo alcuni dei disastri annunciati di questa «riforma». Vogliono farci credere che si tratti di sacrifici necessari per uscire dalla crisi, ma i fondi per le spese militari ed i finanziamenti per le scuole private non mancano mai. Crediamo che in un momento difficile come quello in cui viviamo, sia possibile non far passare un simile scempio e, più ancora, che sia possibile gettare le basi per la costruzione di un’altra Università, con un progetto di riforma che parta dal basso…”
Nei giorni passati, da Nord a Sud, proteste, sit-in e manifestazioni sono andate moltiplicandosi fino ad estendersi a tutto il Paese: a Pavia l’occupazione del Rettorato, a Pisa quella di ben sette Facoltà, a Palermo oltre alle facoltà sono stati occupati anche alcuni licei, a Torino la protesta ha interessato prima la stazione ferroviaria di Porta Nuova, dove gli studenti hanno preso di mira i binari, e poi, com’è accaduto anche a Perugia, i ragazzi hanno deciso di “riportare in alto l’Università” – così c’era scritto su uno dei loro striscioni – e sono saliti in cima a Palazzo Nuovo. Stessa scelta anche per gli studenti di Architettura a Roma, che ieri sono saliti sopra il tetto della Facoltà, in Piazza Borghese.
Checché ne dicano certi “mandarini” a Palazzo insomma, dai migranti agli studenti, non è vero che la piazza non sia capace di inviare segnali chiari. Uno lo è più di tutti – mi perdonerete se lo “leggo” alla maniera dello stupido slogan di quella famosa reclame di alcuni anni fa, ma tant’è – “più il Governo li butta giù e più questi vanno su”. Questa volta, però, di stupido non c’è il messaggio, ma solo chi finge di non capirlo.

Errico Biagioli (Giovane Italia, PdL) – “Operazione verità per dire quello che gli altri non dicono sulla Riforma Gelmini”

17 novembre 2010

“Non è più tollerabile tutto questo!” Esordisce così Biagioli, Dirigente Nazionale della Giovane Italia, movimento giovanile del PdL. “Aule bloccate da facinorosi, lezioni rinviate, assemblee convocate in tutte le Facoltà per discutere ancora una volta del ddl Gelmini, che per quanto possano nasconderlo era, e continua ad essere, un piano rivoluzionario che mette in ginocchio un sistema fatto da abusi, illegalità e soprusi. Ma c’è chi continua a difendere lo status quo e per questo blocca la didattica negando di fatto il diritto allo studio degli studenti!” sulle varie iniziative organizzate da alcuni studenti, come la manifestazione di oggi.

“Si parla di libertà e rispetto, – continua Biagioli – eppure tutto questo ha l’aria di un insulto alla trasparenza e alla dignità umana. Ma siamo o no in una democrazia? Si era deciso di far iniziare l’anno accademico con delibera del Senato Accademico, ma ciò è avvenuto con una disorganizzazione e superficialità inaccettabili. Molti sono stati i disagi ai quali tutti gli studenti sono andati incontro, ma ancor più disastroso è stato il benvenuto dell’Università di Perugia agli studenti appena immatricolati, i quali pensavano di cominciare la loro avventura universitaria.

È ora di dire BASTA, perché stanno circolando troppe fesserie: manifestazioni, scioperi, proteste per dire NO all’Università che cambia…

È giusto lasciare che il ddl Gelmini faccia il suo corso in Parlamento e che sia migliorato grazie agli emendamenti proposti da tutte le parti politiche, non perché dobbiamo difendere il Governo, ma per obbligo di verità e senso di responsabilità di chi verrà dopo di noi!

Non si può lasciare l’Università nello stato comatoso nel quale oggi si ritrova a causa di errori/orrori commessi in passato. Gli studenti di sinistra dovrebbero protestare contro loro stessi e contro la loro stessa parte politica se è vero, come è vero, che i mali maggiori delle nostre Università sono stati creati da Berlinguer, Zecchino, e dai loro compagni di merenda!

Nepotismo, moltiplicazione delle cattedre, concorsi truccati, favoritismi, spese folli, assunzioni a pioggia, buchi di bilancio sono i frutti lasciati nelle mani di chi oggi tenta giustamente di cambiare e porre fine a vere e proprie ingiustizie sociali!

Non si può lasciare che i Baroni – conclude Biagioli – continuino a servirsi dell’Università come ufficio di collocamento per figli, nipoti, e parenti di ogni grado e acquisiti!

La riforma Gelmini mira a innovare il sistema universitario e la governance. Premia gli studenti meritevoli. Valuta gli atenei per la ricerca e la didattica. Mira a responsabilizzare gli atenei per evitare che l’autonomia (valore fondante della libertà), non degeneri in arbitrio e quindi in mala amministrazione dell’Università pubblica!

Sento l’esigenza che si dica, forte e chiaro, NO al blocco della didattica, per un’università migliore e meritocratica, per questo distribuiremo materiale informativo a riguardo!”

 

Università, risposta di Giovane Italia di Terni al consigliere regionale Stufara

24 settembre 2010

di Matteo Bressan – Coordinatore Provinciale Giovane Italia Terni

Apprendo con stupore le dichiarazioni del consigliere Damiano Stufara che ha ben pensato di sfruttare in maniera demagogica la protesta dei precari dell’università di Perugia per sparare a zero contro il Governo Berlusconi e il Ministro Gelmini.  Vogliamo ricordare a tutti coloro che oggi a vario titolo si schierano con i precari che la difficile strada intrapresa dal Ministro Gelmini, di riformare il disastrato sistema universitario, è un passaggio obbligato per uscire dall’ambiguità prodotta dalla riforma De Mauro. Abbiamo il dovere di ricordare i danni prodotti da quella riforma di cui ancora oggi molti giovani laureati risentono le conseguenze. Un sistema che è servito a regalare cattedre e docenze e che ha spezzettato l’offerta formativa didattica in una miriade di corsi di laurea totalmente inadatti a consentire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Comprendiamo quindi le difficoltà dei precari ma non accettiamo l’ennesima propaganda contro il Governo.