Posts Tagged ‘roberta’

L’8 marzo Bastia e Dintorni con la Rete Anti Violenza

4 marzo 2015

bastStasera mercoledì 4 marzo ore 20:20 ca appuntamento settimanale con “BASTIA E DINTORNI” di Roberta Bistocchi, trasmissione TV in onda su TeF Channel canale 12 DTT Umbria (in replica ore 21:20 Tef Channel 608).

“Bastia e Dintorni” ha accolto l’invito della Rete delle Donne Antiviolenza di Bastia Umbra, a realizzare un progetto in occasione del prossimo 8 marzo, Giornata Internazionale della donna.

Come lo scorso anno, la Rete vuole ricordare questa giornata ed affrontare il tema della condizione delle donne nel nostro territorio partendo dal mondo della scuola, mettendosi in ascolto delle ragazze e dei ragazzi, dei loro bisogni, dei loro desideri e delle loro paure.

Siamo andati all’Istituto d’Istruzione Superiore “Marco Polo-Ruggero Bonghi” e, grazie alla disponibilità del dirigente Carlo Menichini e dei docenti, abbiamo passato lì un’intera mattina, girato per le classi e intervistato giovani di varie età. Buona visione!

Regia e montaggio: Arturo Pellegrini 

Repliche:

Tef Channel canale 12 giovedì 5 marzo ore 23:05
Tef Channel canale 608 giovedì 5 marzo ore 24:05
Tef Channel canale 112 venerdì 6 marzo  ore 20:30
Tef Channel canale 112 sabato 7 marzo ore 20:00
Tef Channel canale 112 domenica 8 marzo ore 22:30
Tef Channel canale 12 lunedì 9 marzo ore 14:00

Tef Channel canale 608 lunedì 9 marzo ore 15:00

La suddetta puntata sarà visibile sul nostro sito a partire da venerdì 27 febbraio

www.bastiaedintorni.com

www.bastiaedintorni.com
info@bastiaedintorni.com

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Arte: Roberta Bizzarri espone presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli

5 gennaio 2015

 

Only Flowers, Presepe con San Francesco di Assisi

Only Flowers, Presepe con San Francesco di Assisi

L’artista umbra Roberta Bizzarri nasce il 13 luglio del 1979, dipinge da sempre nel suo paese di origine Cannara ed entra nel mondo dell’arte fin da piccolissima. Da questa profonda passione nascono numerose opere che, per timidezza, non vengono mostrate al pubblico per lungo tempo. E’ un’autodidatta per scelta personale, l’arte deve essere originalità, deve uscire dal profondo del proprio cuore e non può e non deve essere influenzata da nessuno. Caratteristica fondamentale dell’artista è l’innovazione e la particolarità con cui realizza i suoi quadri. Le tecniche che ha ideato sono uniche e difficilmente imitabili, richiedono inventiva, molta precisione ed infinita pazienza, lo dimostra l’unicità dei quadri creati nel corso degli anni. Roberta realizza opere d’arte utilizzando solo petali di fiori e foglie, grazie alla sua innovativa tecnica riesce ad appendere i quadri alle pareti e a conservarli nel tempo. Da quando ha iniziato a mostrare le sue opere ha ottenuto risultati importantissimi, ha esposto in diverse mostre e gallerie Nazionali ed Internazionali (Italia, Russia, Belgio, Albania, Brasile etc..), ha partecipato a manifestazioni ed ha vinto molti concorsi d’arte di Mostra e di pittura Estemporanea. (more…)

Cannara, Roberta Bizzarri: arte e spiritualità nelle infiorate

23 giugno 2014
Roberta Bizzarri

Roberta Bizzarri

Roberta Bizzarri Artista di Cannara è stata una  protagonista delle infiorate concluse ieri.

Realizza quadri con petali di fiori e foglie. Nella vita è impiegata e di fatto esegue i suoi lavori da autodidatta non avendo mai seguito corsi specifici di arte  perchè ha sempre creduto  che l’arte non debba essere influenzata da niente e nessuno… deve provenire dal proprio cuore. Realizza l’infiorata da quando era piccolissima dedicandola a  Dio, che considera la sua guida e il nostro punto di riferimento. In tutte le sue  opere infatti c’e’ un riferimento a Lui e alla Sua Vita….anche se la sua  passione sono gli angeli e ne ha creato uno tutto suo  che inserisce sempre nei suoi quadri. (more…)

Assisi, Convegno di Grande Interesse Culturale su San Giuseppe

20 marzo 2014

assisiSi é svolto ieri, promosso e organizzato dal Consigliere capo gruppo Luigi Marini, un interessante convegno sugli aspetti culturali della figura di San Giuseppe, nel quadro della diffusa religiosità popolare con ampi riverberi nelle feste e tradizioni.

Dopo l’introduzione del Vescovo Mons. Domenico Sorrentino, e i saluti del Sindaco Claudio Ricci, hanno tenuto due “sapienti e originali” relazioni (more…)

Cultura: Esposizione della Madonna di Foligno per pochi intimi

20 gennaio 2014

La sciatteria non ha limiti

MadonnaDiFolignoSolo l’insipienza di chi ha organizzato la straordinaria esposizione della Madonna di Foligno poteva immaginare una inaugurazione ufficiale a porte chiuse, ad invito, con inviti non si sa fatti da chi e a chi. A Palazzo Trinci sono entrati solo gli invitati mortificando così tanti folignati che si sono visti sbarrare l’ingresso.

Un inizio davvero da dimenticare per una manifestazione dalla valenza storica che purtroppo viene gestita da dilettanti. Quello che stupisce è che lo sponsor principale, l’ENI, azienda di Stato perché proprietà del Tesoro, abbia condiviso modalità organizzative davvero singolari che vietano, invece di incoraggiare, la partecipazione popolare. (more…)

Roberta PINOTTI visita il Centro di Selezione e Reclutamento Nazionale dell’Esercito di Foligno

15 ottobre 2013

DSC_5642Il  Sottosegretario di Stato alla Difesa Senatrice Roberta PINOTTI, accompagnata dall’Onorevole Marina SERENI (Vice Presidente della Camera dei Deputati), ha visitato il Centro di Selezione e Reclutamento Nazionale dell’Esercito (CSRNE) che ha la propria sede nella Caserma “GONZAGA DEL VODICE FERRANTE” in Foligno.

Presenti il Generale di Corpo d’Armata Giovan Battista BORRINI (Sottocapo di (more…)

IL COMUNE DI CORCIANO PARALIZZATO PER 5 MESI

28 gennaio 2013

fratelli d'italia logoIl Sindaco si dimette “ per fare il bene dell’Italia”, come ha molto modestamente affermato nel suo discorso di congedo, ed il Comune rimane paralizzato per cinque mesi. Accade a Corciano dove Nadia Ginetti salta dalla poltrona di primo cittadino a quella molto più comoda di Senatore, senza peraltro passare dalle primarie del suo partito. Come dire si predica bene e si razzola male, visto che la signora in (more…)

Dimissioni di Nadia Ginetti da Sindaco di Corciano

30 dicembre 2012

L’opposizione chiede con urgenza la convocazione della Commissione consiliare di controllo e Garanzia del Comune di Corciano per verificare se siano stati commessi illeciti o leggerezze da
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Libri: “Politico o Cristiano”? di Roberta Vinerba

12 novembre 2012

23 novembre alle ore 21.00

Federazione Italiana Giuoco Calcio sede di Perugia, in Via del Borghetto a Prepo

Saranno presenti l’Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Mons. GUALTIERO BASSETTI che relazionerà; don RICCARDO PASCOLINI Direttore degli Uffici di Pastorale Giovanile e Pastorale Universitaria della stessa diocesi che introdurrà i lavori; Dott. FRANCESCO D’ANDOLA del “Circolo Giorgio La Pira” che modererà gli interventi, nonché l’AUTRICE. (more…)

Teatro Cucinelli: Arie di Cleopatra dal Giulio Cesare di Händel

10 maggio 2012

Roberta Invernizzi

Martedì 15 maggio, alle 21.00, il Teatro Cucinelli accoglierà Roberta Invernizzi e la sua mirabile voce per l’ultima produzione musicale della stagione curata dalla Fondazione Brunello Cucinelli.  La stagione musicale del Teatro Cucinelli si chiude con un concerto dove travolgenti stati d’animo e sentimenti contrastanti coinvolgeranno il pubblico in un percorso “interiore” di grande respiro. Le più belle arie di Cleopatra (dal Giulio Cesare in Egitto di G.F. Händel) saranno interpretate dal soprano Roberta Invernizzi, ormai riconosciuta a livello mondiale, come punto di riferimento assoluto nel campo della musica vocale barocca. “Un concerto di sentimenti!”.

FONDAZIONE BRUNELLO CUCINELLI  Via Giovine Italia, 1

SOLOMEO – Perugia  Tel. 075 5294506 – Cell. 345 7182215

Mare, sole, archeologia, e rivivi l’antico fascino di Selinunte

3 maggio 2012

di Roberta Capodicasa

Selinunte, la più occidentale delle colonie greche di Sicilia fu fondata, stando a Tucidide, da Megara Iblea circa cento anni dopo la sua madrepatria nel 628/27 a. C.. La storiografia attuale tende, però, a rialzare la data di fondazione di circa un trentennio e a preferire la data proposta da Diodoro Siculo cioè il 650/1 a.C.. Questa data parrebbe anche più coerente con la documentazione archeologica in nostro possesso. L’area archeologica della polis è forse la più affascinante da me visitate in Sicilia grazie allo straordinario connubio del sito antico col mare ad esso prospiciente; si potrebbe quasi dire che la polis sembra uscire dal mare per adagiarsi mollemente sulla costa. Qualcuno l’ha chiamata città degli dei per il gran numero di templi ivi presente, per il suo mare azzurro e i suoi cieli limpidi. Il nome deriva da quello di un prezzemolo aromatico molto diffuso nell’ area, così tanto da essere rappresentato anche sulle monete antiche. I primi fondatori di Selinunte, come abbiamo già spiegato nella scheda relativa a Megara Iblea, provenivano dalla costa est della Sicilia. Si spinsero diametralmente quasi all’opposto del triangolo siceliota probabilmente alla ricerca di terre coltivabili non certo reperibili nel sito della madrepatria tra Catania e Siracusa. Trovarono nell’area popolazioni indigene ed una forte realtà punica con la quale la polis ebbe sempre a confrontarsi e scontrarsi per preferire, infine, una politica filo -cartaginese che la caratterizzerà sempre. Tentò di fondare sub-colonie come Eraclea Minoa ma, nonostante l’accortezza della sua politica, ebbe vita breve. Il suo splendido sviluppo economico e demografico ebbe fine dopo soli duecento anni, anni in cui vide un rapido sviluppo anche territoriale, fino ai confini della chora di Segesta a nord e fino al limitare del territorio di Agrigento ad est, e ad ovest in corrispondenza dell’odierna Mazara del Vallo.

In questo periodo di fioritura, VI secolo, dominerà la città una tirannide intraprendente che porterà avanti all’interno della polis, una politica di espansione architettonica cui si devono le grandi realizzazioni templari che resero monumentale il suo aspetto. Nel V sec. a. C. la città fu coinvolta in numerosi scontri con Segesta uno dei quali fu alla base dell’intervento ateniese in Sicilia: il molteplice intreccio delle vie della Storia comportò un tradimento da parte dell’antica alleata Cartagine nei confronti di Selinunte che capitolò dopo nove giorni di coraggiosa resistenza, nelle mani dell’ amica-nemica fenicia.

Dopo la sconfitta cartaginese della prima guerra punica nel 250 a.C., la popolazione fu trasferita dai Romani a Lilibeo ed il sito rimase deserto fino ai nostri giorni. Tale abbandono consente attualmente la possibilità di studio unica nel suo genere di una città greca antica le cui strutture appaiono meravigliosamente conservate. Il pur necessariamente brevissimo resoconto storico, consente di approcciarci a questo particolare sito archeologico consapevoli del ruolo giocato da una città greca di confine: proprio in forza di certe scelte storiche, si trovò a vivere in territorio nemico gestendo una politica lungimirante che la farà risplendere per il fascino delle sue strutture visibili ancora agli occhi di un contemporaneo, in quello che uno dei parchi archeologici più belli del mondo. La Sicilia può così ancora una volta vantarsi quale conservatrice di una memoria del passato unica.  Quest’ultima carta che riporta la ricostruzione di quella che doveva essere la polis antica, aiuta un potenziale visitatore a muovere i passi in un territorio pieno di sorprese per chi desideri andare oltre i ‘ruderi’. La visita di un sito archeologico antico, infatti, non è un affare di poco conto: necessita di una grande volontà di sapere. Aristotele diceva che ogni uomo per natura e desideroso di sapere. Visitare uno scavo è come andare in palestra: chi vuole davvero allenarsi sa che c’è bisogno di un sacrificio. Così è la storia approcciata tramite la maggiore delle sue basi documentarie che è l’archeologia: armati di una buona guida e di tanta voglia di conoscere, Selinunte potrà offrire una palestra elegante e completa. Per ora finisce qui la nostra passeggiata tra i templi greci di Selinunte, sperando di tornare presto a visitarla, a bere il suo mare azzurro, a respirare i suoi cieli limpidi.

 

TERREMOTO POLITICO AL COMUNE DI CORCIANO: SI DIMETTE IL CAPOGRUPPO DEL PD

21 aprile 2012

Le dimissioni di Marco Rotoni da capogruppo del Pd al Comune di Corciano, testimoniano la frattura in atto nella sinistra corcianese. Tale decisione non giunge per noi inaspettata, in considerazione del fatto che le varie anime della sinistra hanno avuto modo negli ultimi mesi, di mostrarsi in tutta la loro varietà, facendo prevalere, purtroppo, quella più rigida ed intransigente, quella che non dialoga non solo con l’opposizione ma neppure con i cittadini, quella che mente sapendo di mentire, quella che ha ridotto uno dei comuni più ricchi della provincia di Perugia, a quello che mette le mani in tasca ai cittadini. Esprimiamo pertanto apprezzamento nei confronti di questo gesto coraggioso di Rotoni che rompe una solidità dello schieramento solo apparente, basata non sul consenso, ma su atteggiamenti neanche velatamente ricattatori. Rotoni, persona seria e sempre disponibile al dialogo ed alla condivisione su questioni concrete, ha sempre mal digerito veti e imposizioni di presunti capetti che dettano la linea politica senza tenere conto che il mandato elettorale è quello che rispetta le aspettative dei cittadini, che non hanno certo votato questa giunta per vedersi aumentare le tariffe di trasporto scolastico, le tasse sull’energia elettrica ed i rifiuti, il numero dei contenziosi legali, perché prima si dice una cosa e poi se ne fa un’altra – bene inteso a spese nostre – e diminuire i servizi sociali, svendere le aree verdi, lasciare abbandonate a se stesse intere aree mai prese in carico dal comune – vedi la lottizzazione “ Il Monte” di San Mariano – autorizzare una struttura come il teleriscaldamento di San Mariano, mai entrata in funzione, e lavarsene le mani. Ci auguriamo che insieme si possa portare avanti un’azione politica condivisa sulle tematiche piu’ importanti, per impedire che le scelte scellerate di questa amministrazione, possano danneggiare ulteriormente il nostro territorio e la qualità della vita dei nostri concittadini.

Roberta Ricci –  Capogruppo “Gruppo Misto”

Jonathan Trabalza – Capogruppo “Cappannini Sindaco Corciano”

Giovanni Lo Vaglio – Capogruppo “Popolo della Libertà”

 

Narni, scendono in campo i candidati del Pd per le amministrative di Maggio

1 aprile 2012

LA SQUADRA DEL PARTITO DEMOCRATICO PER FRANCESCO DE REBOTTI SINDACO

Gianni Giombolini, Mariacristina Angeli ,Franco Aramini, Roberta Isidori, Marco De Arcangelis

Pamela Raspi, Mauro Fortunati, Irene Vescovi o Veschi, Eude Graziani,  Maria Pia Zanda

Daniele Latini, Lorenzo Lucarelli, Giorgio Masini, Riccardo Proietti, Giovanni Rubini

Fabio Svizzeretto

 

IL COMUNE DI CORCIANO AUMENTA LE TASSE SULL’ENERGIA ELETTRICA: MOZIONE URGENTE PER CHIEDERE LA RATEIZZAZIONE

11 febbraio 2012

Roberta Ricci

Una brutta sorpresa attende i cittadini di Corciano. Nella prima bolletta dell’ENEL del 2012, troveranno un sostanziale aumento, a seguito della decisione dell’Amministrazione di aumentare l’addizionale comunale all’accise sull’energia elettrica. Una voce importante che nelle fatture ricevute dagli utenti in gennaio, incide per oltre il 30% del totale. A tale importo viene poi ad aggiungersi l’IVA. Insomma una tassa sulla tassa, che fa seguito ad una decisione scellerata, adottata da pochissimi comuni italiani, per giunta imputata in un’unica bolletta e senza che la cittadinanza sia stata avvertita in alcun modo . Su sollecitazione di tanti cittadini, ho presentato un ordine del giorno urgente che verrà discusso nel prossimo consiglio comunale di lunedi, per poter almeno rateizzare tale importo , nelle diverse fatture ENEL ENERGIA del 2012. Nell’ attuale contesto di crisi economica , con aumenti di prezzo anche su beni di primario consumo, con l’introduzione di nuove imposte comunali, aumentare ancora le tasse locali dimostra la scarsa attenzione dell’ amministrazione di Corciano verso le esigenze delle famiglie, già fortemente impoverite, ed anche la scarsa coerenza nel criticare il vecchio governo Berlusconi, salvo poi utilizzarne gli strumenti che servono a fare cassa a spese dei cittadini. Tale decisione è tanto più iniqua se si pensa che queste ulteriori tasse sull’energia elettrica che i corcianesi dovranno pagare, andranno a coprire i costi per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Oltre a non capirsi la relazione tra i consumi elettrici e rifiuti, si pagherà per un servizio che nel nostro comune è già molto caro e per niente efficiente.

Roberta  Ricci – presidente gruppo misto

 

 

Fermate le mucche, voglio scendere

10 febbraio 2012

Roberta Raspa

LETTERA A GOODMORNINGUMBRIA

SIAMO SIGNORI O SERVI DELLA GLEBA? Ed in entrambi i casi dov’è il nostro Robin Hood? Dumas scriveva delle ingiustizie del suo tempo attraverso romanzi un pò storici un pò fantastici, a noi non ci resta che un romanzo criminale. “Dalla terra nasce l’acqua, dall’acqua nasce la vita e l’anima.” Possiamo tornare a carri e buoi e fermare il progresso? Altresì possiamo forse andare avanti con il gasolio agricolo a più di 1 € al litro? Chi ha alterato l’equilibrio? Il rapporto economico tra materia prima e prodotto finito? Se il pane ed il latte da sempre sono considerati beni di prima necessità chi è in grado di spiegarmi perché un produttore di latte per poter prendere un caffè al bar deve vendere 3 litri di latte o per acquistare un filone di pane comune vendere più di 10 kg di grano? Ogni giorno in tutti i modi ci viene proposto come una moda da inseguire o una bandiera sotto la quale rifugiarsi il benessere (condivisibile intendiamoci) degli animali.  Chi pensa al benessere e alla salute delle persone? Le aziende agricole dovranno sacrificarsi ancora una volta  per far posto a chi e a che cosa? Quale oscura sorte ci è stata riservata da qualche “immortale”? Se Dante potesse riscrivere la Divina Commedia dovrebbe aggiungere al limbo un nuovo girone,  quello degli agricoltori rei di essere solo figli della terra e di aver tramandato di generazione in generazione come fosse parte del dna, la passione, l’attaccamento e l’amore verso quella Madre Terra  che tutti ha sfamato, basti pensare all’IMU (Imposta Municipale Unica ) applicato su tutti gli annessi agricoli ad altre tasse che peseranno come macigni e che contrbuirnno insieme ad altre diavolerie finanziarie allo strangolamento delle imprese agricole. A tutto cio’ io non ho piu’ risposte razionali e sono stufa di sentirmi rispondere che la causa della situazione che ci stà martoriando è la GLOBALIZZAZIONE, invece di fare dei “mea culpa” e di cercare di rimediare allo scempio e allo sperpero protratto negli anni da parte di chi con una pacca sulla spalla ti fregava e tutt’ora continua a farlo. Se la locuzione latina mors tua vita mea può avere un riscontro oggettivo… qualcuno perira’.  Però mi conforta e ne sono orgogliosa che dal basso qualcuno abbia alzato  la testa  contro un regime autoritario  che non tiene conto della sopravvivenza di chi coltivando la terra e producendo latte fa sopravvivere gli altri, e che la protesta sia partita  proprio dagli umili del sud e dalla terra,  della madre di tutti noi. Non arrendiamoci però, se ciascuno fa la sua parte prima o poi qualcosa succederà, perchè qualcosa dovrà succedere ne va del futuro nostro,  dei nostri figli e del paese.

Roberta Raspa – Contadina di Assisi

 

 

 

Megara Iblea, la civiltà greca e arcaica che diede origine alla meravigliosa Selinunte

10 febbraio 2012

di Roberta Capodicasa

Il viaggio potrebbe dal punto in cui siamo arrivati scendere dolcemente a Sud, verso Selinunte ma proprio questa intenzione costringe a tornare per un momento sulla costa Est della Sicilia, a Megara Iblea, polis che fu la fondatrice della meravigliosa Selinunte. La costa orientale della Sicilia come abbiamo detto, fu quasi naturalmente investita dalla colonizzazione greca. Era infatti l’area immediatamente raggiungibile dalla Grecia, naturale punto di approdo in vista dello stretto di Messina e quindi del mar Tirreno. Era questa la rotta già percorsa dai Micenei e ripercorsa poi dai colonizzatori di VIII ca.. Non è un caso che tutta quest’area denominata ‘Etnea’, fosse sede dei Ciclopi e dei Lestrigoni, noti personaggi dei poemi omerici e di molte avventure dell’Eroe occidentale per eccellenza, Eracle. La fertilità delle pianure ivi presenti diede vita anche allo stanziamento delle colonie storiche di insediamento tra le quali appunto Megara Iblea fondata dopo una serie di traversie da coloni di Megara Nisea, polis collocata a metà strada tra Corinto ed Atene.

Circa alla stessa epoca anche Lamide venne in Sicilia, conducendo una colonia da Megara, e sopra il fiume Pantacia fondò una città dal nome Trotilo; più tardi andò da lì a Leontini e si associò in una comunità politica coi Calcidesi per un po’ di tempo; da essi fu scacciato e dopo aver fondato Tapso morì, mentre gli altri, costretti a partire da Tapso , fondarono Megara, detta Iblea, dopo che Iblone, un re siculo, aveva consegnato loro il territorio e li aveva condotti a quel luogo (750 a.C.ca.). Dopo avervi abitato per duecento quarantacinque anni, furono espulsi dalla città e dal territorio da Gelone, tiranno dei Siracusani. Ma prima di essere scacciati, cento anni dopo aver istituito la colonia di Megara stessa, avevano fondato Selinunte (628 a.C. ca.), inviandovi Pammmilo…

Questo il racconto dalle parole del nostro compagno di viaggio lo storico antico Tucidide., racconto che si mostra incerto e lacunoso. Quello che ci interessa è però la collocazione della polis nel lembo di terra settentrionale del golfo di Augusta, un terreno ad essi ceduto dal re siculo di Ibla, Iblone da cui deriva chiaramente il nome della polis.

Il sito che ci apprestiamo ad esaminare costituisce un caso emblematico per lo studio di una città di epoca arcaica. Lo scavo iniziato già nell’Ottocento è stato ripreso in modo sistematico solo nel dopoguerra ad opera della scuola francese facene capo a Vallet e Villard.

Gli scavi oltre a fornire dati di estremo interesse per lo studio della città greca in epoca arcaica, ha permesso di ritagliare un’oasi archeologica nell’area presa d’assalto ai nostri giorni dagli impianti industriali delle raffinerie sulla costa tra Augusta e Siracusa. Il piccolo angolo straordinariamente antico degli scavi è ritagliato, infatti, “tra le straordinariamente moderne raffinerie … pensiamo che ci sono forse ancora parti della necropoli (?) sottostanti agli edifici amministrativi di una delle 7 Sorelle che le giacciono placidamente sopra . *
Il sito è di difficile reperimento anche perché le indicazioni sulla strada, almeno quando andai io a visitarla, non sono facilmente rintracciabili, ma avere pazienza e perseverare nella ricerca permette di visitare una città greca arcaica che dovette essere di grande rilievo se appena un secolo dopo la sua fondazione, fu promotrice della felice fondazione di Selinunte nella parte orientale dell’isola. In seguito la guerra contro Gelone, tiranno di Siracusa, le fu fatale e la città fu rasa completamente al suolo: era l’anno 483 a.C.. Il tiranno divise la popolazione in due gruppi: i ricchi, chiamati grassi da Erodoto, che furono trasferiti a Siracusa ed integrati nel corpo civico, gli altri che furono resi schiavi e venduti benché non fossero i responsabili del conflitto. La città nel 415 a.C. era ancora deserta come ricorda Tucidide e sarà nuovamente occupata solo nel 340 ad opera di Timoleonte per subire poi, di lì a poco, un identico destino da parte dei Romani nel 214 a.C.. Come abbiamo accennato, la cattiva stella di Megara Iblea continuerà fino ai nostri giorni ma l’opportunità di visitare lo scavo andrebbe davvero tentata: sarà così possibile accedere direttamente alla visita delle splendide strutture dell’ VIII e VII sec. a.C. e al piccolo Antiquarium. Si potrà conoscere così l’insediamento che si articola su un pianoro alto appena 20 metri sul livello del mare che è ad esso prospiciente sul versante est. Il sito è d’altra parte limitato a Nord e Sud dalla valle del Cantera. L’area da visitare si presenta, dunque, assolutamente pianeggiante priva di un’acropoli e circondata da imponenti mura ma non tali da proteggere la polis dai vari assalti subiti nel corso del tempo. E’ possibile conoscere de visu le case degli antichi abitanti ed entrare nel loro habitat. Lo spazio abitativo era infatti diviso in due lotti: privato (lotti di terra con le case) e pubblico (aree religiose civili e strade). Ogni lotto, isolato dai primi cittadini, era di ca. 12 m. e le case ivi costruite presentavano una superficie abitativa di non più di 15-20 mq e uno spazio antistante con funzione di orto pari a 100-120 mq. Nel corso degli anni la superficie abitativa delle case si doterà di un altro piccolo locale tanto da avere tre piccoli ambienti allineati con apertura a sud verso il cortile.

Fin dal 1948 lo scavo della missione archeologica francese ha messo in luce l’impianto urbano di tutta la zona dell’agorà. L’area si articolava secondo tre assi principali, due in direzione est/ovest e uno nord/sud. Queste strade principali che tagliavano i nuclei abitativi avevano una larghezza dai 5 ai 6 metri.

Ricordo delle strade regolari che mi fecero impressione per la loro precisione e degli spazi abitativi altrettanto ammirevoli per la loro uniformità.

La città sembrava proclamare ancora la sua esistenza nonostante i terribili colpi subiti dalle alterne vicende storiche che l’avevano colpita.

Ricordo bene il mare su cui sembrava affacciarsi con le piccole case e le strade su cui si poteva camminare ancora seguendo tragitti antichi.

Mi ricordo dell’antiquarium e dei nomi dei grandissimi archeologi francesi Georges Vallet e Francois Villard che tanto fecero nella seconda metà del Novecento per riportare alla luce questo splendido sito greco che sembrava non dover mai cessare la sua lotta per la sopravvivenza, mutatis mutandis ancora di più nei nostri civili e modernissimi tempi.

I personaggi che incontrai furono anche essi tremendamente percepibili nella loro ‘lontana vicinanza’: una figura di donna che allattava due bambini e la statua funeraria di un medico, le due celebri sculture provenienti dalle necropoli di Megara, attualmente nello splendido Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi di Siracusa.

Le due statue colpirono moltissimo la mia fantasia: la prima era una statua funeraria di un kouros del colore della carne viva che mi gridava la giovinezza e la morte precoce del personaggio raffigurato, un medico, come dichiarava la frase incisa in caratteri greci sulla coscia; voleva indicare la sua qualifica e la sua generalità, medico Sombrotidas figlio di Mandrokles. La seconda, una statua di circa la metà del VI sec. a.C., che stringeva in un abbraccio affettuoso due fanciulli, pareva conscia della storia pesante vissuta dagli uomini e dalla città che l’aveva ospitata e gridava nonostante tutto con quell’abbraccio, la sua arcaica tenerezza.

Ho voluto e dovuto tornare indietro e fermarmi in particolare su questo sito perché è tanto importante e tanto poco conosciuto anche se ha una storia interessantissima sia nell’antichità che nel presente, perchè è stato amato e scavato da studiosi che stimo moltissimo per la tenacia e la caparbietà e cui devo importanti frammenti del mio vario e vago interesse per la Storia.

Forse è Cascia o forse no, ma sicuramente è “una stupenda di notte”

3 febbraio 2012

Si pensa sempre che un comune arrampicato sui monti debba avere un’anima rude e montanara, ma Cascia non ci stà, ed in questa foto gentilmente inviataci da Roberta Bruni, si offre ai nostri sguardi ammirati con la sua struggente  e armoniosa  bellezza,  il cielo commosso  per tanta sfrontatezza e ardire le ha mandato la neve come polvere di stelle per renderla magica e indimenticabile.

Sanità: Nuove speranze per la cura delle nevralgie del trigemino anche dovute alla placca della sclerosi multipla

20 dicembre 2011

Arrivano come un regalo di Natale le notizie da me apprese direttamente a Milano riguardo alle straordinarie potenzialità del Robot usato dal Dott. Pantaleo Romanelli, il radio chirurgo che mi ha operato al CDI milanese lo scorso 15 dicembre. L’intervento, condotto su una nevralgia trigeminale dovuta ad una placca della Sclerosi Multipla, apre una nuova strada al trattamento di una patologia altamente invalidante. L’intervento é stato svolto dal Dott. Romanelli utilizzando la chirurgia robotica Cyberknife (coltello cibernetico), un robot che invia sottilissimi fasci di radiazioni sullo specifico bersaglio da trattare e precedentemente individuato con le più moderne tecniche di analisi diagnostica per immagini capaci di fornire una precisione millimetrica e riducendo, così, incredibilmente i rischi. Il dott. Romanelli, formatosi negli Usa presso Università di Stanford, nel cuore della Sylicon Valley in California, ha lavorato in qualità di Clinical Assistant Professor nel Dipartimento di Neurochirurgia dove ha personalmente partecipato allo sviluppo del Cyber knife inventato dal Prof John Adler. Esperto, dunque, in radio chirurgia da molti anni, è coinvolto in numerosi studi internazionali anche per affrontare il trattamento delle cefalee a grappolo e, come detto sopra, le nevralgie trigeminali, oltre ad altre numerose e invalidanti malattie legate a disturbi del movimento come il Parkinson, il tremore essenziale e le distonie, dolore neuropatico, epilessia, disturbi psichiatrici come la depressione ed il disturbo ossessivo-compulsivo. Le nuove vie che si aprono dinanzi a questo valido Robot-Cyber knife sono davvero straordinarie e molteplici. Il Robot era stato, infatti, inizialmente utilizzato per la cura dei tumori al cervello e se prima erano limitati i suoi campi di intervento, grazie agli studi molteplici che si stanno conducendo, oggi la sfera d’azione si sta allargando .

Roberta Capodicasa

Erice e Segesta, dalla storia antica e le scienze moderne lo sguardo verso il mondo

27 novembre 2011
Erice, panorama su Trapani e sulle isole Egadi dal Castello di Venere. foto da www.globopix.net

Erice, panorama su Trapani e sulle isole Egadi dal Castello di Venere http://www.globopix.net

di Roberta Capodicasa

Mentre avveniva la conquista di Ilio, alcuni dei Troiani sfuggirono agli Achei; con le loro imbarcazioni arrivarono in Sicilia; poi si stabilirono ai confini coi Sicani e tutti quanti furono chiamati Elimi, mentre le loro città ebbero il nome di Erice e Segesta. Insieme a loro si stabilirono anche i Focesi, che tornando allora da Troia erano stati spinti da una tempesta prima in Libia e poi di lì in Sicilia.

Impossibile trovandosi in quest’area non gettare lo sguardo sull’antico popolo degli Elimi e sui luoghi in cui visse. Di essi vale la pena visitare i siti per la imponenza affascinante ed unica del

tempio di Segesta

paesaggio. Il tempio di Segesta e il teatro, ad esempio, entrambi di incomparabile bellezza, sono in una posizione panoramica eccezionale che, come la rupe di Erice, si collocano in località senza uguali in quanto a suggestione. Ma lasciamoci condurre ancora una volta da un ormai carissimo amico, lo storico antico Tucidide. Degli Elimi Tucidide ci da una localizzazione piuttosto vaga, benché per ben due volte nella Archaiologhia egli faccia cenno alla loro realtà; una prima volta per ricordare che «dopo la caduta di Ilio un gruppo di Troiani fuggendo gli Achei giunse sulle navi alle coste della Sicilia ed essendosi stabiliti “omoroi tois Sikanois`” tutti insieme furono chiamati Elimi, mentre le loro città sono denominate Erice e Segesta»; una seconda volta lo storico ne parla in relazione ai Phoinikes che «quando i Greci giunsero in molti, abbandonate quasi tutte le coste e raccoltosi in vicinanza degli Elimi, si tennero Mozia, Solunto e Panormos».

Erice, Castello di Venere

Alla indeterminatezza delle fonti letterarie si accompagna, però, la peculiarità dei resti archeologici, basti pensare alla isolata collocazione del massiccio tempio dorico di Segesta: esso rimane appartato, fuori della città sulla cima di una montagna che svetta per poi precipitarsi su uno spazio vuoto. Il tutto è circondato da una geografia dalle forme grandiose e imponenti. Il paesaggio di questi luoghi e l’ altitudine dei siti è quello che indubbiamente di più si fissa nella memoria, capace di riaffiorare anche a distanza di anni.

Segesta fu città ricca e potente frequentemente in lotta con Selinunte, la splendida polis greca, colonia di Megara Iblea di cui parleremo più avanti. Fu da questo contrasto che Atene coglierà l’occasione per entrare nel conflitto disastroso del 415-413 a.C..

Di essa ricordiamo, come abbiamo già notato, il teatro collocato sulle pendici settentrionali di Monte Barbaro, complesso ben conservato del periodo tra IV e III sec. a.C., esempio eloquente del passaggio dal teatro greco al teatro romano.

tempio di Selinunte

E il tempio è comunque il più celebrato monumento segestano trovandosi in una speciale simbiosi col paesaggio a causa della sua posizione che anche M. Torelli definisce giustamente, ‘fortemente enfatica’. La struttura dorica del tempio, lasciata incompiuta e le sue colonne mastodontiche, hanno costituito sempre un argomento allettante di studio per gli archeologi e di meraviglia per i visitatori. Quando arrivammo non c’era nessuno, il silenzio dominava la vallata, un profumo intenso di terra e fiori impregnava l’aria, il vento solo ci passava discreto accanto senza osare disturbare il nostro ‘religioso’ silenzio. La bellezza di questo luogo è assoluta, la sua memoria prepotente.

Erice, o “U Munti”, in siciliano, trovandosi a 756 metri s.l.m. sulla pianura costiera su cui giace Trapani, è città elima di particolare interesse in forza della sua storia mitologica e le sue vicende politiche. Sarebbe stata fondata da Erix figlio di Afrodite e del re Butes. A questo si deve il famoso santuario di Venere Ericina che si ergeva sulla rocca sovrastante. Erice fu oggetto di contesa per tutta l’età arcaica tra Greci e Cartaginesi i quali nel 260 a.C. la rasero al suolo e ne trasferirono gli abitanti a Drepanon (attuale Trapani), il porto, dove da allora fu fondata la città omonima, una delle più importanti basi navali dei Fenici. Nel 248 compaiono, però, sulla scena della storia locale i Romani che ingaggiarono una lotta spesso svoltasi sul monte stesso di Erice. Alla fine come sappiamo i Romani ebbero la meglio e conquistarono tutta la Sicilia Occidentale (241 a.C.).

Il santuario di Venere Ericina che qui si trovava, a causa della presunta discendenza dei conquistatori dai Troiani, diverrà un luogo di culto particolare, basti pensare addirittura che Enea ne verrà considerato il vero fondatore: i Romani trovano così una splendida giustificazione del loro intervento nell’area in occasione della prima Guerra Punica!

Del santuario archeologicamente non v’è più traccia. Rimane imponente la cinta di mura megalitiche, un tratto delle quali è detto ‘muro di Dedalo’ come riferisce una tradizione facente capo a Diodoro Siculo per cui presso Erice esisteva una roccia a picco così alta, che le costruzioni circostanti il tempio di Venere minacciavano di finire nel precipizio. Dedalo consolidò queste costruzioni, circondò la roccia con un muro e ne allargò la sommità in modo mirabile’.

Dalle fonti letterarie e dalle monete possiamo, dunque, supplire al vuoto lasciato dall’archeologia e ricostruire in parte questo santuario di cui oggi non rimane traccia ma che in antico fu di grande rilevanza, specie in età romana quando gli uomini politici venivano ad Erice e si intrattenevano in allegri godimenti con le donne. Diodoro si riferisce certamente all’istituto della prostituzione sacra che era qui senz’altro praticato. In età imperiale il santuario gradatamente decadde fino ad essere inglobato nella mastodontica struttura normanna, il castello di Venere, il cui nome tradisce il suo stretto collegamento con l’antichità.

Antonio Zichichi

Da qui comincia la storia della splendida città medievale che è particolarmente suggestiva per i meandri di viuzze e per l’altitudine che offre panorami mozzafiato. Le straordinarie vedute che la città offre mi portano a ricordare che dal 1963 Erice è sede del Centro culturale di cultura scientifica Ettore Majorana istituito per iniziativa del celebre scienziato siciliano Professor Antonino Zichichi quasi che le ampie vedute che da qui si aprono abbiano naturalmente condotto alle ancora più ampie prospettive che la ricerca scientifica offre.

Con tutto questo salire e scendere, sia nel tempo che nello spazio, alla fine io e il mio amatissimo fidanzato siciliano che, a suo dire, aveva trascorso le sue estati dell’infanzia in questo luogo divino, precipitammo in un ristorante dove ricordo una pasta straordinaria a rifocillare gli stanchi viandanti: Busiata con pesto alla trapanese, una crema di mandorle aglio, pomodoro e basilico indimenticabile. Il vino era un rosso Inzolia.

Ohi moi mi verrebbe da dire e sospirare! Per non morire allora di nostalgia è meglio che lasciamo qui il racconto, sottolineando l’etimologia della parola ‘nostalgia’ che venendo dal greco significa ‘dolore (algos) dovuto al desiderio del ritorno (nostos)’, quello che assolutamente mi prendeva nel preciso momento in cui scrivevo.

 

 

Teatro, ” IO, LEI, L’ ALTRA” a Umbria libri 2011

10 novembre 2011

Venerdi 11 novembre  ore 21 Teatro Pavone – Perugia – ingresso libero

Giulia Zeetti

Liberamente e gioiosamente ispirato a “Il corpo giusto” e “I monologhi della vagina” di Eve Ensler
di e con Caterina Fiocchetti, Roberta Marcaccioli, Giulia Zeetti
manichino di“Mir” Paolo Mirimina

Lo spettacolo nasce dalla riflessione di tre donne sui pro e i contro della femminilità oggi con tutte le sue funzioni e disfunzioni provocate dalle esperienze, dalla cultura e dalla società.
Il percorso si sviluppa intorno ai due testi di Eve Ensler, letti da una prospettiva femminile piuttosto che femminista, e sfocia in un lavoro autoironico, a tratti riflessivo, sugli attuali “drammi” della “donna moderna”. “I monologhi della vagina” è ritenuto da molti una rivendicazione ormai datata, un cattivo esempio vista

Caterina Fiocchetti

l’immagine che ha assunto la donna oggi …ma solo per questo dobbiamo rinnegare il fatto che in alcune parti del mondo, in alcuni remoti luoghi di noi stesse tanti tabù esistono ancora? Dobbiamo fingere di fronte al fatto che oggi scoprire la nostra profonda e personale femminilità non è poi così semplice? Alle tematiche affrontate dalla Ensler nel suo libro, si vanno oggi ad aggiungere quelle prodotte dai cambiamenti del nostro tempo e che ha portate le attrici a riflettere e confrontarsi sul tema dell’utilizzo/sfruttamento del corpo, delle trasformazioni indotte dal mezzo televisivo,sul messaggio “subliminale” di dover essere sempre “perfette e bellissime”.

 

Isola di Mozia, Kouros e il santuario fenicio-punico “Il Cappiddazzu” ad un km da Marsala in Sicilia

30 ottobre 2011

Kouros o Giovinetto di Mozia

di Roberta Capodicasa

Mozia, Motye in greco, Mtwe (filanda?) in fenicio, è una piccola isola dinanzi alle saline dello Stagnone di Marsala. D’improvviso veniamo a trovarci dopo essere stati a Taormina-Naxos, come d’incanto, sulla costa occidentale della Sicilia, potremmo dire nel suo angolo più ad ovest che coincideva in antico con capo Lilibeo. Abbiamo a questo punto percorso da Taormina tutto il fianco nord del trilatero che stabilisce il lato nord dell’isola stessa definita col nome greco di Trinacria (tria-akrai), cioè terra con tre promontori (Pachino. Peloro e Lilibeo) e forma triangolare. Abbiamo abbandonato così le colonie greche della costa est per avventurarci in territorio prettamente Fenicio. Fino ad alcuni anni fa si pensava che la presenza fenicia nel mediterraneo e quindi in Sicilia, si potesse ragionevolmente porre tra la fine del XII secolo a.C.  e il secolo seguente, sulla scorta di vari dati e considerazioni cui brevemente accenno: il dato più interessante che costituisce il punto di partenza è il noto passo (dell’immancabile!!!) Tucidide che qui ritengo di riportare per la sua grande importanza:  “Abitarono poi anche i Fenici tutte le coste della Sicilia, avendo occupato il promontorio sul mare e le isolette vicine, a causa del commercio coi Siculi. Ma quando poi gli Elleni in gran numero vi giunsero dal mare, lasciata la maggior parte dell’isola abitarono a Mozia, Soloenta e Panormo, vicino agli Elimi, avendole confederate e confidando nell’alleanza degli Elimi e perchè da quel punto, Cartagine dista dalla Sicilia di una brevissima navigazione” (Vincenzo Tusa 1988)”.

La casa dei mosaici

Sarebbe bello esaminare attentamente in chiave storiografica questo passo interessante da molteplici punti di vista ma dobbiamo procedere per giungere al nostro isolotto, 45 ettari appena, denominato anche San Pantaleo. Mozia dista appena un chilometro dalla costa. Le testimonianze più antiche provengono dagli scavi eseguiti nei primi anni del 1900 dall’inglese J. Whitaker che, per non avere intralci sul lavoro, vide bene di comprarsi tutta l’isola. Fu anche merito suo la produzione del celebre vino Marsala tipico dell’isola che Whitaker vide bene di produrre oltre che dedicarsi all’archeologia. Fu egli a scoprire le prime necropoli fenicie di Mozia e ad avviare quegli scavi che arrivarono nel corso del Novecento ad identificare Mozia come un luogo di altissimo interesse archeologico soprattutto per la sua fase di maggiore splendore quella cioè di VI e V secolo a.C.: gli scavi attestano infatti che il sito fu poi distrutto nel 397 a. C. e mai più ricostruito. I reperti sono conservati nel Museo Whitaker alloggiato al pianterreno della villa che appartenne all’omonimo proprietario. Era questo il luogo in cui personalmente aspiravo vivamente ad entrare la prima volta che mi recai nell’isola. Il motivo era

Imbarcadero per Mozia

vedere quella che considero una delle statue più belle conservateci dall’antichità, il kouros, un ‘giovane’ con una veste insolita: un chitone con sette pieghe di stoffa, abito sottile e insieme ampio, che cinge completamente il corpo atletico della statua secondo la tipologia dello Stile Severo in cui è realizzata. Le pieghe dell’abito sembra che ondeggino in forza del movimento appena accennato che il corpo, in un gioco di onde e di veli che creano una atmosfera molto sensuale, sembra compiere: come dice uno studioso di nome Falsone, “Si ha l’impressione che lo scultore avesse voluto ritrarre un nudo e che sia stato costretto a vestirlo!!!” . La statua è certamente un originale greco della prima metà del V secolo opera di un grandissimo maestro forse ateniese. Si tratta probabilmente di un atleta olimpico punico di cui la statua funeraria celebra la memoria? I discorsi degli studiosi sono sempre aperti a nuove e stimolanti interpretazioni che non arrivano mai a nulla di definitivo lasciando dunque il kouros e la sua storia mitica. Appeso tra Grecia e Sicilia, il suo fascino misterioso si conserva nelle sale di un piccolo museo di una piccola isola fenicia. Per quanto mi riguarda io credo che si tratti davvero di un atleta olimpico vincitore di una gara alle antiche olimpiadi visto l’episodio singolare che mi capitò quando andai a vederlo per la prima volta nell’Agosto 2004.

Appena sbarcata col traghetto dalla terraferma mi recai di corsa, si fa per dire!, all’ingresso del Museo. Si può dire che quasi non parlai con il bigliettaio, una bella signora forse nord europea, che mi vide andare di fretta, ma proprio di fretta! Entrai nella sala dove mi aspettavo di incontrare il kouros girando una sorta di angolo e…la stauta non c’era! Cosa poteva essere successo? Ero confusa e disorientata. La portinaia mi raggiunse in persona e, con fare dispiaciuto, mi disse a bassa voce: “Il Kouros è stato portato ad Atene in occasione delle Olimpiadi, mi dispiace, mi dispiace davvero”. Per alcuni secondi  stentai a crederlo. Peccato però!

Fu una delle mie più cocenti delusioni dell’età adulta.

Santuario del Cappiddazzu

Nota:L’accesso all’isola è consentito solo da due imbarcaderi privati, che oltre a collegare la stessa Mozia alla terraferma permettono di visitare anche le altre isole dello Stagnone. L’isola appartiene alla Fondazione Whitaker, e benché sia aperta al pubblico e visitabile durante gli orari di apertura, è in vigore il divieto di sbarco non autorizzato. Nell’antichità una strada collegava la terraferma all’isola tra Capo San Teodoro e l’estrema punta moziese settentrionale: oggi la stessa via risulta sommersa dal mare.

Da visitare all’interno delle mura, il “Santuario del Cappiddazzu”  (in siciliano “cappello largo”) a poca distanza dalla Porta Nord.

Naxos-Tauromenion, emozioni oltre la barriera del tempo

13 ottobre 2011

di Roberta Capodicasa

Proprio a ridosso della strada che s’affaccia sulla splendida e famosa  spiaggia di Giardini Naxos, (Giaddini  in siciliano) frequentata da  numerosi  turisti, si trova lo scavo di Naxos una delle colonie greche più  antiche di Sicilia. Lo scavo, a quanto mi ricordo, è così bene nascosto a sguardi troppo  indifferenti al passato da rendere del tutto probabile la  permanenza a  Giardini per una vacanza e non rendersi neanche conto di trovarsi nei pressi di  uno scavo di straordinario rilievo.

porta di Apollo

Si comincia  la visita da un piccolo Antiquarium all’interno di una struttura  borbonica a Capo Schisò; da qui è possibile orientarsi sull’area archeologica  vera e propria. Mi rendo perfettamente conto a questo punto del bisogno sempre  più necessario di spiegare  la grande rilevanza che dò a questa località, il  motivo affettivo che ad essa mi lega. Ricordo chiaramente che fu uno dei miei
momenti più emozionanti  in Sicilia,  l’accorgermi all’improvviso, girato  l’angolo oltre la splendida e mondana spiaggia di Giardini Naxos , di trovarmi  su uno scavo greco arcaico; d’incanto  la confusione era cessata, lo spazio si era  come dilatato, il silenzio dominava le cose. Mi sembrò di aver superato, senza  accorgermene, la barriera del tempo.  Nasso  fu la prima colonia greca di Sicilia, se vogliamo prestar fede a   Tucidide, e numerosi autori tramandano di Teocle calcidese che insieme ad  alcuni Ioni di Nasso, l’omonima isola delle Cicladi,  avrebbe occupato l’area di Capo Schisò sottraendola probabilmente a degli indigeni Siculi. Il sito dove  sarebbe sorta Naxos doveva essere un approdo sicuro  ed obbligato per le navi  che facevano

panorama Giardini Naxos - Taormina

rotta verso Occidente dal Mediterraneo Orientale. I primi coloni  sarebbero arrivati su una spiaggia dove eressero un tempio ad Apollo  Archeghetes il dio di Delo protettore dell’impresa coloniale, nell’anno 754 a. C.: anche questo riferimento a Delo ci riporta all’area delle Cicladi da cui proveniva il nucleo forte dei coloni, considerato anche il nome dato al sito e  mutuato probabilmente dalla omonima isola dell’Egeo, Nasso. Dai pochi dati che  abbiamo risulta che la polis fu partecipe degli eventi politico economico  militari che riguardarono la costa est della Sicilia per tutta l’età arcaica e  si trovò spesso in lotta con Siracusa. Le guerre intestine caratteristiche del  mondo greco la videro completamente distrutta da Dionigi, il celebre tiranno  siracusano, nel 403 a. C.. Gli abitanti superstiti cercarono continuamente  di

Gelsomino

riprendere possesso della polis fino a che Andromaco, padre del grande storico  Timeo, non vide più opportuno abbandonare il sito di Nasso per preferire  quello  prospiciente di Tauromenion, la moderna Taormina, città gentilmente  appoggiata su una collina a 200 m. slm. da cui è possibile uno sguardo  meraviglioso sulla costa est della Sicilia fino all’Etna. Il dato d’eccellenza,  tra i molti, su cui ci soffermeremo  è l’essere stata celebre nell’antichità  per il rinomato vino di cui ci testimonia Plinio il Vecchio nella sua opera  Naturalis Historia  insieme alle monete su cui è spesso raffigurato il dio del  vino, Dioniso. Plinio famoso per la sua competenza in materia, prediligeva il vino ‘Taormina bianco’ prodotto con le antiche uve Catarratto bianco*,

grappolo uva catarratto

Carricante, Grillo, Inzolia e Minella bianca.  Tali testimonianze, consentono a questo punto di spendere qualche  insufficiente e certamente povera parola sul vino di Sicilia: il vino siciliano
potrebbe essere davvero confuso con un’ambrosia divina, direttamente donata da  Dioniso; le uve particolari, i raggi del sole cocente sotto cui i chicchi  maturano, il paesaggio caldo e mediterraneo che lo nutre, il suo profumo  impregnato di mare, con il retrogusto al sapore di mandorle,  gli conferiscono un carattere particolare che lo rendono inimitabile: non  riesco mai a decidere dinanzi ad un vino siciliano se mi affascini di più il  colore, il profumo o il sapore. La miscela dei tre è, comunque, un cocktail   prediletto tra le cose amabili di questo mondo e della Sicilia in particolare.

*Il catarratto, l’uva a bacca bianca più diffusa in Sicilia

ARTE A SANGEMINI, ROBERTA UBALDI IN UNA MOSTRA CURATA DA FRANKLIN WATTS

18 agosto 2011

INAUGURAZIONE SABATO 21 AGOSTO ORE 18.00

 STUDIO WATTS

Vicolo Gemine Astolfi 2

SAN GEMINI (TERNI) –  Tel. 3290482943

 IN OCCASIONE del

SAN GEMINI  ACOUSTIC 2011

 DAL 21 al  28 AGOSTO 2011

GIOVEDÌ e VENERDÌ 18.00 / 23.00 – SABATO 10.00 – 12.00 – 18.00 / 23.00,

DOMENICA 10.00 – 12.00, 18.00 – 20.00

franklin.watts@alice.it

Nel Dizionario dei Simboli di Jean Chevalier e Alain Gheerbrant, edito da Rizzoli, nel 1986, in una sottovoce, viene illustrato l’aspetto psicologico delle mani, paragonandole agli occhi. Secondo Roberta Ubaldi, artista narnese che dipinge su lamiere di ferro ossidato, le mani rappresentano la psiche umana adagiandosi su contesti irreali. Roberta si ispira, nel contestualizzare i soggetti,  ad una frase di Corot detta a Odilon Redon a Barbizon nel 1868 “mettere sempre accanto a una certezza un’incertezza” il maestro da lui ammirato per la capacità di ancorare la dimensione fantastica alla realtà, che gli regala così un consiglio che resterà per lui fondamentale. Così come lo è stato per Roberta Ubaldi.

 

Emozioni, ritmo, grande musica … come solo il jazz sa offrire.

16 luglio 2011

Dee Alexander

di Roberta Capodicasa

Mentre il  Festival rapidamente sta raggiungendo il suo termine e tra ventiquattro ore Perugia perderà d’improvviso il carattere di polis internazionale rivestito i questi giorni, è bello guardare indietro ad alcune  profonde emozioni che anche quest’anno Umbria Jazz ha trasmesso:  parlo dei ‘pochi’ concerti cui sono riuscita ad assistere.

Folgorante la voce della cantante jazz di Chicago  Dee Alexander  nella serata inaugurale al Santa Giuliana e ancora più emozionante l’esecuzione di Herbie Hancock, Wayne Shorter, Marcus Miller che,  in occasione del ventesimo

Chihiro Yamanaka

anniversario della morte di Miles Davis , hanno tenuto uno splendido concerto. Impossibile non fermarsi a spendere preziose parole per la pianista  giapponese Chihiro Yamanaka che nella stessa sera ha colmato l’Arena  di ritmi straordinari su una tecnica pianistica eccezionale,  così come ha ripetuto la sera successiva la sua connazionale Hiromi che anticipava il concerto del grande maestro del pianoforte Ahmad Jamal; entrambi hanno lasciato col fiato sospeso il pubblico amante del pianoforte-Jazz nella sicura certezza che

Branford Marsalis

con tali rappresentanti il Jazz non morirà mai!  La serata successiva del Santa Giuliana ha visto protagonista il sassofono di Branford Marsalis che ascoltavo, ahimè, per  la prima volta  e che mi ha lasciato letteralmente senza fiato  in un crescendo continuo di emozioni.

Si sono così concluse le mie serate Umbria Jazz all’ Arena visto che amo ascoltare, in occasione dl  festival del Jazz,  solo Jazz e che gli appuntamenti successivi ivi previsti, pur comprendendo grandissimi nomi, non erano dedicati a questa sonorità: ho fatto una eccezione per Liza Minelli che ha suscitato, nonostante tutto, la mia simpatia e la mia profonda tenerezza.  Sono cominciati ,dunque, per me i concerti che non prevedevano

Gabriele Mirabassi

grandissimi nomi, ma sicuramente grandissima musica; il primo grande meraviglioso è stato quello ‘round midnight del perugino Gabriele Mirabassi , un clarinetto che sembrava tutt’uno con colui che lo suonava, che si muoveva  danzando  e  ondeggiando  fino a cercare luoghi inaccessibili dell’anima come solo il jazz sa fare. Nonostante il caldo sentito nel teatro, questo è il concerto in assoluto più suggestivo cui ho assistito nell’edizione 2011 di Umbria Jazz e sono stata veramente fiera di avere un così grande concittadino; sì, perchè Gabriele Mirabassi è nato a Perugia e qui ha studiato la musica alimentandosi sicuramente anche al contesto eccezionale fornito ormai da anni da Umbria Jazz. Al di là della tecnica singolare e unica di Gabriele, non è possibile non spendere qualche parola per la piccola band di bravissimi giovani musicisti argentini che hanno suonato con lui: il jazz

anat cohen

come diceva in Inglese un esponente dell’European Jazz Ensamble, appartiene a tutti  i popoli. E su questo tono era anche ieri sera al Brufani Anat Cohen che,  ancora una volta con il  clarinetto, protagonista quest’anno di molti momenti  per me unici, ha saputo davvero emozionare un numero più ristretto di ascoltatori presenti nella sala Raffaello dell’Hotel. Tale tipo di concerti è effettivamente più intimo  e particolare e, se pure vale la pena ascoltarli tutti, è quello che riscontra il mio assoluto favore.

Smetto  di scrivere questa nota  amabile considerando che nelle prossime brevissime 24 ore avrò forse l’opportunità di ascoltare ancora dal vivo del Jazz  che,  se non si fosse capito, è la mia musica preferita. Ogni volta è un po’ un leggero e fluttuante ‘soffrire’ sapere che bisognerà aspettare un altro anno per ritrovare l’atmosfera unica trasmessa da Umbria Jazz.

Roberta Calce: “Mi rende felice rendere felice”

4 luglio 2011

Emanuela Marotta

Intervista di Emanuela  Marotta –  Fonte: Culturalnews.it

E’ bastata una stretta di mano ad una manifestazione sportiva per disagiati a Bastia Umbra in provincia di Perugia, dove Roberta presentava, per far nascere, dopo una reciproca e breve presentazione, un incontro divenuto poi intervista.  Momento piacevole e divertente come Roberta Calce, voce radiofonica, orami non più, ma tanto amata, di Radio Subasio.

Chi è Roberta Calce? Mi puoi parlare un po’ di te?

Parlare di me? Non è facile per una ipercritica quale sono, posso dirti che provengo da una famiglia che mi ha insegnato i valori della vita ed io ho cercato di fare lo stesso con i miei splendidi 3 figli. Sono diventata nonna 2 anni fa ed ora da pochissimo è arrivata la prima femmina in una casa di soli uomini: non poteva che chiamarsi Eva.

Roberta Calce

A cosa ti dedichi ora? Hai una passione?

A parte fare la mamma e la nonna, ora sono impegnata nella poesia, ho aperto quasi due anni fa un sito “Poesie in Calce” dove attualmente ha ricevuto più di 27.000 visite, dicono sia un bel risultato, alla faccia di chi dice che la poesia sia morta. Ho scritto tre raccolte di poesie, l’ultima in dialetto romanesco, la recensione è stata fatta da Ricky Memphis e altri due autorevoli firme. Inoltre una compagnia acquistò la prima raccolta e ne fece un recital, ho visto la mia anima sul palco, è stata una grande emozione. Si, ho la passione per la poesia ed è nata nello stesso periodo della radio, è stato tutt’uno. Sono diventata anche ambasciatrice dei diritti umani e dell’istituto Serafico di Assisi, questo perché  stare a contatto con i bambini,  in modo particolare con quelli più disagiati, mi da tanta felicità. Riuscire a vedere il loro sorriso sincero è qualcosa che non ha prezzo. Tutti i ricavati delle raccolte che faccio sono devoluti in beneficenza.

Hai parlato di radio, com’ è iniziato il tuo lavoro da speaker radiofonica e perché è finito?

Da che sono nata credo di aver subito parlato, avevo questo “dono”, quello della comunicazione. Ho iniziato a fare radio nel 1976 e da lì è nato il grande amore, un amore eterno, un amore che ancora fa venire i brividi quando ne parlo. E’ stata un’esperienza che ho portato avanti con la passione sempre in primo piano, mai per opportunismo. Ho presentato serate di ogni genere, dalla cultura allo spettacolo, ho lavorato a fianco di Paolo Mosca, di Paolo Fox, di Severino Gazzelloni e moltissimi altri. Mi chiedi come è finito il mio rapporto con la radio? Ancora me lo sto chiedendo, non c’è stata una spiegazione, la decisione è stata unilaterale, cioè hanno deciso loro e senza preavviso.

Si può amare il proprio lavoro e soffrire per la sua perdita, soprattutto quando è fatto con tanta devozione, studio, passione e bene come lo facevi tu. Tanti giovani oggi soffrono per le molteplici difficoltà che ci sono per realizzare i propri sogni, cosa gli suggerisci?

Si, si può amare il proprio lavoro ma anche soffrirne per la perdita. Per tutti coloro che vogliono intraprendere questo lavoro non devono fare altro che avere, per prima cosa, la passione poi metterci la buona volontà, iniziando da piccole emittenti per fare esperienza, poi credo che bisogna averla innata la capacità di fare radio, non c’è bisogno di scuole, bisogna essere se stessi, perché chi ti ascolta percepisce attraverso le parole chi sei, e se hai un’anima o no. Devi essere trasparente e donare solo e sempre serenità.

Cosa ti ha reso felice in passato e cosa invece ti rende felice ora?

In passato mi ha reso felice ogni cosa che ho fatto, mi piace ricordare le cose belle, i dispiaceri e le delusioni le abbiamo avute tutti. Ovviamente i figli in primis e l’arrivo di Daniel e Eva, i miei nipoti. Mi rende felice, rendere felice.

Piaci a molti e ti definiscono una persona solare, vivace, divertente e intraprendente. Non avrai mica appeso il tuo lavoro al chiodo?

Appendere il mio lavoro al chiodo? Mai e poi mai è la mia vita, sarebbe come chiedermi di smettere di respirare. Non credo che crescerò mai, nonostante i miei 51 anni mi sento di averne 23 e ho esagerato. Crescere fa bene solo per continuare a vivere, ma se si riuscisse a vivere con una personalità infantile sarebbe il massimo…i bambini insegnano molto!

Concludendo, vuoi aggiungere qualche riflessione sul mondo di oggi?

Il mondo di oggi ha bisogno di supporti, di esempi che siano di uguaglianza e di giustizia. Il mondo di oggi è come quello di ieri e l’altro ieri, nulla cambia se non lo vogliamo, se oggi stiamo in queste condizioni è perché ormai l’egoismo invade ogni essere umano, ognuno pensa al suo orticello e per quei pochi che cercano di creare qualcosa di diverso sarà sicuramente sempre più difficile, ma io credo molto nei giovani, non denigriamoli troppo e non diciamo che “ai miei tempi non le facevamo queste cose!”,  si che le facevamo, solo che eravamo in meno. Inoltre aggiungo che non accendere la televisione per almeno 1 settimana può far molto bene, io ormai sono 5 anni che non ce l’ho. La tv distrae dal mondo e dalla realtà, ci fa vedere quello che vogliono e intanto ci perdiamo le cose belle della vita. Iniziamo ad insegnare ai figli cosa vuol dire assaporare le piccole cose della vita e che non è facile arrivare al successo come ci vogliono far credere, l’istruzione è fondamentale e bisogna usare le proprie capacità donandole al prossimo, può recare piacere agli altri e a se stessi.

Assisi, Rissa Raspa-Almaviva, la verità di Roberta

3 giugno 2011

Roberta Raspa

In riferimento a quanto pubblicato su “Vivere Assisi” il 17 maggio scorso, mi corre l’obbligo di fare alcune precisazioni, anche perché, finita la buriana elettorale, credo sia il caso di fare un pò di chiarezza.

1 – Non è vero, come pubblicato, che la sottoscritta è venuta alle mani con Walter Almaviva perché atteggiamenti di questo genere non sono coerenti con la mia cultura ed il mio modo di vivere.

2 – E’ vero invece che l’Almaviva mi ha apostrofato con epiteti qui non riferibili e sicuramente non adeguati ne ad una signora, ne al luogo dove è successo.

Desidero fare questa precisazione,  pur rinunciando a tutelare la mia onorabilità in altre sedi,  perché la campagna elettorale è finita e ciascuno tornerà alle sue attività principali, certo è che la constatazione del livello dei contendenti è stata sicuramente la mia delusione più grande. Però desidero ringraziare attraverso questa lettera tutti coloro che a titolo diverso mi hanno onorata della loro amicizia e delle preferenze elettorali,  e voglio assicurare che saranno sicuramente fra i miei ricordi più belli. Grazie agli amici ho trovato un buon motivo per non mollare e facendo tesoro delle esperienze maturate in questi mesi desidero essere ancora, per quello che posso, protagonista, nella vita civile del nostro comune. Sono a disposizione degli amici per continuare a costruire un percorso politico per il bene di Assisi.

Roberta Raspa

Amministrative di Assisi. Roberta Raspa, per noi in campagna gli avversari politici non sono mai nemici

7 maggio 2011

di Francesco La Rosa

Roberta Raspa

Ci siamo, le elezioni del 15 marzo sono prossime e tutti i candidati stando spendendo le ultime energie per raccogliere voti nel loro territorio. Non fa eccezione Roberta Raspa, candidata per la prima volta per il consiglio comunale di Assisi nella  lista Futuro per Assisi a sostegno del candidato sindaco Giorgio Bartolini.

Roberta, nell’ultimo incontro intervista ti ho definita tosta e concreta, era un modo per presentarti agli elettori con le tue specificità caratteriali, due mesi di campagna elettorale ti hanno cambiata?

Penso di essere rimasta me stessa, anche se ho imparato molto dal contatto che ho avuto con la gente del mio paese, ho avuto netta la percezione  del  desiderio di cambiamento e di futuro buono che c’è nelle persone, il confronto mi ha aiutata a capire tante cose, in particolar modo i bisogni per delle persone che vivono nelle bellissime realtà rurali del nostro territorio.

Spesso la campagna elettorale fra i candidati sindaci è stata aspra, quasi al limite dell’insulto in alcuni casi, tu sei riuscita a mantenere comunque il tuo stile, come hai fatto?

Ho fatto la scelta di non fare campagna elettorale violentemente  “contro”, perchè ritengo più importante presentarsi per quello che si è e si vuole, sempre in positivo, nel massimo rispetto  verso i competitor e senza  dimenticare  mai  che spesso, come accade nelle piccole comunità come la nostra, sono  amici,  e per me restano tali anche se hanno fatto scelte politiche diverse.

A proposito delle realtà rurali, tu sei una imprenditrice e quindi addetta ai lavori, hai presentato delle proposte concrete ai cittadini?

Certamente si, l’interesse verso questi argomenti è stato vivo e molto concreto, tanto è vero che è mia intenzione lavorare per creare le condizioni che favoriscano la permanenza dei nuclei familiari nel territorio.

Spesso però l’agricoltura e gli allevamenti sono visti come agenti inquinanti della terra, responsabili di devastazioni ambientali, quale è la tua opinione?

Credo che sia un falso problema, la devastazione ambientale e i dissesti idrogeologici  e le frane sono  conseguenza dell’abbandono del territorio da parte degli agricoltori  e dello spopolamento della montagna.

Pensi allora che sia possibile un ritorno alla campagna?

Se riusciremo a creare le condizioni per fare tornare i nuclei familiari sul territorio si

Come si possono creare le condizioni?

Innanzitutto garantire maggiore  capacità competitiva per le merci prodotte, giusti livelli di reddito,  aiutare l’imprenditore agricolo  e  permettere anche ai giovani di avere un’abitazione adeguata alle necessità di vita, agevolare il recupero funzionale ed estetico del patrimonio edilizio esistente superando alcuni vincoli ormai anacronistici. Mi piacerebbe che l’imprenditore agricolo emergesse come un soggetto inserito in un contesto socio economico capace di rivalutare e tutelare le risorse disponibili sul territorio. Ed in questo mi sento molto allineata con la Comunità Europea quando sostiene che queste attività producono sicurezza alimentare, equilibrio territoriale, rispetto e conservazione del paesaggio e dell’ambiente.

Come pensi di riuscire a realizzare questo progetto?

Credo che sia importantissimo rivedere la normativa regionale sull’edilizia nelle zone rurali, aiutare le imprese anche con risorse finanziarie per creare le condizioni per lo sviluppo che facilitino l’accesso ai giovani nel mondo del lavoro, anche perché le limitate dimensioni medie aziendali non consente ai figli degli agricoltori di realizzarsi e assistiamo ad un progressivo spopolamento delle campagne con conseguenze disastrose sulla salvaguardia dell’ambiente che un progressivo invecchiamento della popolazione rurale non riesce più a mantenere sano.

Per finire, mi  hai detto dei tuoi propositi in caso di elezione, e se non ce la fai ? sei autorizzata a toccare ferro…( non tocca ferro ma lo sguardo è fulminante n.d.r.)

Non dimenticare che ho un lavoro che mi impegna abbastanza, in fondo fare bene il proprio lavoro è come fare politica, produce il bene per la gente, quindi continuerò ad impegnarmi in questo senso, anzi ti invito a fare una visita alla mia azienda agricola,  qualunque sia l’esito elettorale, perché sono sicura che rimarrai sorpreso.

Invito accettato.

A Spoleto, novità esclusive e tanta salute…

5 maggio 2011
Spoleto Parafarmacia dott.Roberta Rinalducci
sabato 7 maggio giornata della salute dieta intolleranze alimentari vi aspetto per una visita gratuita con naturopata nutrizionista omeopata
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Narni premiazioni della 6° edizione del concorso “PREMIO MIMOSA 2011”

25 marzo 2011

Narni: Domenica 27 marzo Palazzo Eroli Sala del Camino ore 16,00

Mercoledì 23 Marzo, dopo un confronto fra i giurati e il conteggio numerico delle valutazioni, sono stati decretati i vincitori, che verranno resi noti durante la manifestazione di domenica nella Sala del Camino di Palazzo Eroli. Anche quest’anno i racconti, oltre che dall’Umbria, sono giunti da diverse regioni d’Italia: Toscana, Marche, Lazio, Calabria, uno dalla Germania. Ricordiamo che il primo premio del concorso dello scorso anno era stato vinto da Valentina Tonolo  di Venezia. Introdurranno la manifestazione l’Assessore al Commercio e alle Pari opportunità del Comune di Narni Roberta Isidori e la consigliera di Parità per la Regione Umbria Marina Toschi, nonché membri di giuria del concorso. Saranno presenti alla premiazione la presidente di giuria Anna Laura Bobbi (insegnante-scrittrice), la segretaria Mariacristina Angeli (presidente Associazione Minerva) e altri membri; Simona Bozza (Assessore Lavori Pubblici del Comune di Narni), Maria Lanari (Consigliera Comunale), Andreina Santicchia (responsabile Ufficio Cultura), Fiorella Soldà (insegnante-scrittrice),  facevano inoltre parte della giuria Dante Ciliani (Presidente dell’ordine dei Giornalisti dell’Umbria-giornalista de Il Messaggero), Mauro Pulcinella (artista- direttore artistico di MinervAArte), Claudia Sensi (critica-giornalista). Alla premiazione, saranno letti i racconti che hanno vinto dagli stessi autori o da alcuni attori delle Compagnie Teatrali Gadnà, Parla Come Magni e Zuppa di Pietra, che saranno presenti anche per ricordare il 27 Marzo come Giornata Mondiale del Teatro. Franco Picchini presenterà un monologo di Francesco Randazzo e uno di Anna Laura Bobbi. Mariella Agri, Maria Luigia Grisci  e Rita Sbrighi presenteranno 3 monologhi, dedicati a 3 donne. Le letture saranno accompagnate dagli  intermezzi musicali di Giuseppe Finestra.

Amministrative di Assisi: incontro con Roberta Raspa

3 marzo 2011

Sabato 5 Marzo 2011, alle ore 16, presso l’Hotel Valle di Assisi a Tordandrea, si svolgerà un incontro-dibattito con la candidata Roberta Raspa per il settore economico-sociale.
Siete tutti invitati a partecipare ed invitare all’evento  imprenditori e professionisti o chi fosse interessato alle materie dell’incontro.

Assisi, inaugurata la nuova sede del comitato elettorale Bartolini

25 febbraio 2011
Alla   presenza di numerosi supporters e simpatizzanti è stata inaugurata ieri in Assisi la nuova sede elettorale del candidato sindaco Giorgio Bartolini. All’incontro organizzato con l’attiva partecipazione di Elena Angeletti erano presenti fra gli altri:
Monica Brunori Lista Futuro per Assisi
Roberta Raspa Lista Futuro per Assisi
Mario Felici Futuro Per Assisi
Maurizio Fucchi Lista Bartolini
Gaspare Genovesi Lista Bartolini
Eraldo Martelli a capo della terza lista civica a sostegno di Giorgio Bartolini.
Numerosa anche  la presenza di esponenti dei partiti che formano il terzo polo, e di altri candidati.
Il comitato Bartolini ricorda a tutti gli amici che il candidato sindaco sarà a disposizione di tutta la cittadinanza per eventuali incontri suggerimenti e richieste presso la nua sede in
Assisi via Madonna dell’olivo 2 (Porta Nuova)

AMMINISTRATIVE DI ASSISI: ROBERTA RASPA E LA FORZA DELLE IDEE CONCRETE

14 febbraio 2011

di Francesco La Rosa

Roberta Raspa

Non lasciatevi ingannare dall’aspetto dolce e gentile, la tipa è tosta, sa quello che vuole e come ottenerlo, anni di lavoro in una azienda agricola le hanno dato consapevolezza di se  e la capacità di confrontarsi nel quotidiano anche con problemi difficili e apparentemente non risolvibili, senza mai perdere il contatto con la terra, che come una Dea Madre la assiste e le da coraggio e determinazione.

E’ donna, un volto nuovo, piena di entusiasmo tipico delle novizie e a 37 anni ha deciso di mettersi in discussione e provare a mettere a disposizione dei suoi concittadini le esperienze di donna imprenditrice proponendo un nuovo modo di fare politica con la gente e per la gente.

Roberta, ma chi te lo ha fatto fare?

So bene che per una imprenditrice è complicato partecipare ad elezioni, ma sento forte il desiderio di dare un contributo nella gestione della cosa pubblica del mio comune.

Perché hai scelto la lista Futuro per Assisi?

Innanzitutto per la  stima e affetto che ho per Giorgio Bartolini, che mi ha voluto accogliere fra i suoi sostenitori, e poi perché penso che in una lista civica c’è la possibilità reale di mettere in pratica idee concrete di cambiamento, specialmente nel rapporto con le frazioni del territorio, che negli ultimi tempi ho visto  trascurate sia sul piano delle infrastrutture che nei servizi verso i cittadini.

Idee concrete di cambiamento?

Beh, in questo sono aiutata dal mio essere donna e imprenditrice, tutti i giorni infatti sono costretta,  per mandare avanti l’azienda, a pensare e realizzare idee utili per la gestione e anche per la riuscita dell’impresa, quindi metto la mia esperienza a disposizione di coloro che desiderano darmi il consenso  in questa campagna elettorale, e ai quali dico fin da oggi che sarò sempre a disposizione per ascoltarli ed accettare suggerimenti per la soluzione di problematiche di singoli o delle nostre frazioni.

 

“UNA DESTRA DI PERSONALISMI” ECCO PERCHE’ ROBERTA RICCI LASCIA IL PDL E ENTRA IN FLI

16 dicembre 2010

“Un unanimismo di facciata che nascondeva l’inesistenza di un progetto politico per il

Roberta Ricci

territorio”. Sono queste le motivazioni principali che hanno portato Roberta Ricci, già coordinatore comunale del Pdl di Corciano, a rassegnare le proprie dimissioni e aderire a Futuro e Libertà. “Ho aderito a Forza Italia con grande entusiasmo nel 1994 – afferma la neo futurista – e ho costituito i circoli della Libertà in tutta l’Umbria, credendo di realizzare quel movimento della base che avrebbe contribuito a creare un Pdl democratico e aperto alla collaborazione di tutti, non sotto l’esclusiva egemonia di una casta autoreferenziale che non è stata in grado, o, peggio, non ha voluto proporsi come forza di Governo alternativa alla sinistra”.  Roberta Ricci spiega che nel percorso politico di Futuro e Libertà, sia a livello nazionale, che a livello locale, ha percepito quella voglia di cambiamento interno al centro- destra per realizzare davvero la rivoluzione liberale di cui Berlusconi, prima in Fi, poi con il Pdl, diceva di voler mettere in atto, ma che dopo sedici anni non ha mai visto la luce. “Occorre dire a chiare lettere – continua la Ricci – che gli elettori sono stanchi di promesse non mantenute e mi riferisco alle grandi riforme che noi tutti ci aspettavamo, da quella fiscale a quella della giustizia che non si può ridurre al Lodo Alfano, né tantomeno tradurre nell’abolizione di procedimenti già in corso, come prescritto dalla famosa proposta di legge sulla ‘prescrizione breve’ retroattiva”. Ma è sulle politiche per il territorio che l’ex coordinatrice del Pdl sostiene le posizioni più dure: “In Umbria, se continuiamo con un centrodestra così com’è, non ci sarà mai l’alternanza – dice ancora Roberta Ricci – e la dimostrazione più lampante è stata data dalle ultime regionali. Siamo diventati – prosegue – la destra dei personalismi, preferendo perdere pur di garantire l’elezione dei soliti noti o dei soliti amici. Oggi Futuro e Libertà è la svolta che permette sia di riappropriarsi dei valori del centrodestra, sia di tornare a far politica tra le persone aprendo al contributo di chi abbia voglia davvero di migliorare l’Italia e la nostra Umbria”.

 

Arte, Metalmorphosis, personale di Roberta Ubaldi

6 novembre 2010

di Nicoletta Pecile – La Contemporanea Studio Art Gallery – Torino

Roberta Ubaldi

La mostra dal titolo METALMORPHOSIS raccoglie 18 opere, che concentrano il lavoro di sperimentazione stilistica di Roberta Ubaldi. Una ricerca durata anni che ha condotto la giovane artista  a scegliere la lamiera come supporto prediletto delle proprie realizzazioni e nel promuoverla come  parte integrante dell’opera stessa. E’ proprio a partire dalla naturale e lenta trasformazione dell’elemento ferroso infatti, che la Ubaldi costruisce il proprio linguaggio espressivo, fatto di immagini che emergono da un magma confuso, recuperando lo spazio necessario alla costruzione del senso. Materia grezza che si modifica sotto impulso di agenti naturali come l’aria e l’acqua e che apre la porta all’interpretazione ed alla fantasia.

Grazie ad un sapiente utilizzo di colori ad olio, da lì appaiono braccia che avvolgono, mani che accarezzano, sguardi che indagano, un’umanità che si profila e si insinua fra le macchie di ruggine, che domina il tempo che passa, cavalcandone i  segni “fisici” e riadattandoli per dare loro nuova Vita. Un riaffiorare di elementi che parlano di emotività, di fragilità femminee, di misteri accennati, sono forme morbide dai colori caldi, sono  presenze che rassicurano, delicatamente sensuali, ammalianti come gesti ed intriganti come l’intimità quando   protegge  se stessa.

Quella di Roberta Ubaldi è una sensibilità che solo parzialmente si espone, tanto delicata quanto un processo in corso, e i suoi quadri sono un fenomeno espressivo in cui  il Tempo, la chimica e la capacità di giocare con la forma si adoperano fino a realizzare opere nelle quali si svela una Bellezza che vince il  suo carattere effimero facendosi eterna.

Titolo dell’evento: METALMORPHOSIS

Personale di ROBERTA UBALDI

Inaugurata il 25 settembre 2010

Location: LA CONTEMPORANEA – studio | art gallery – Arte Architettura Interior Design

Via della Rocca ,36  10123 Torino

http://www.lacontemporaneatorino.com

TEL+39.011. 0746769

Periodo: dal 25  settembre  al 11 novembre 2010

Orari: feriali 15.30 19.30; Domenica e festivi su appuntamento

Organizzazione: La Contemporanea Studio Art Gallery – Torino

Info: +39.011.0746769 – +39.335.6233779

info@lacontemporaneatorino.com

 

MUSE AL MUSEO, ALLA SCOPERTA DEL MUSEO DEL TABACCO E LA SUA STORIA

11 agosto 2010

di Gianna Nasi

Martedi 10 agosto al Museo Storico Scientifico del Tabacco di San Giustino si è tenuta la manifestazione “Muse al Museo”. Si trattava di un percorso teatralizzato che coinvolgeva e accompagnava il pubblico alla scoperta del museo e della sua storia.

Grazie ad Anna Martinelli e Clara Rebiscini, alle coreografie di Elena Bracalenti ed alle allieve della scuola “Studio danza” di Rita e Roberta Giubilei, gli spettatori hanno rivissuto le fasi della raccolta e della lavorazione del tabacco. Sono stati coinvolti personalmente, hanno annaffiato una pianta vera di tabacco, hanno visto i due diversi tipi di foglie, Kentucky e Virginia Bright.  Sono stati inseriti nel contesto storico, precedente all’invenzione della catena di montaggio, ed hanno vissuto il clima umano di enorme fatica fisica e rigidità da parte delle sorveglianti.

Infine Clara Rebiscini ha dato delucidazioni sulla nascita della coltura nella zona. Un vescovo di Sansepolcro alla fine del 1500 aveva avuto in dono dei semi di tabacco da Parigi e da questo dono è nata la storia. Il museo ha un percorso di stanze dove si svolgevano le varie fasi della lavorazione e una sala convegni. E’ dotato di una serie di cartelloni, foto e strumenti dell’epoca.

Il luogo, che vide per la prima volta la coltivazione de “l’erba torna buona”, rappresenta un luogo di incontro, divulgazione e ricerca per quanti vogliano entrare in contatto con l’immenso patrimonio che la cultura tabacchicola ha accumulato nel territorio.

Il percorso di lavorazione del tabacco oggi sembra cosi estraneo alla mentalità veloce e tecnologizzata. Ma oltre ad essere stato un esempio di organizzazione del lavoro anche per altri settori produttivi, ha caratterizzato una stagione di cambiamenti, di lotte di emancipazione e conquiste delle lavoratrici (le lavoranti erano soprattutto donne perché, come è stato sottolineato nelle varie fasi del percorso, le donne erano in grado di riconoscere più velocemente le foglie buone e dei due diversi tipi con il solo colpo d’occhio).

Il museo è un importante punto di riferimento per l’organizzazione di attività, iniziative, dibattiti corsi di formazione, e mostre attinenti alla filiera del tabacco. Un centro di esposizioni, documentazione e luogo di visita per conoscere la nostra storia ma anche strumento per connettere le diverse realtà che ruotano attorno a questo complesso mondo produttivo.

La Fondazione Museo Storico Scientifico del Tabacco è stata realizzata grazie all’azione sinergica di più istituzioni a partire dal Comune di San Giustino che ha acquistato i locali e al contributo fondamentale della Comunità Montana Alto Tevere Umbro messo a disposizione attraverso il “Patto Territoriale Dell’Appennino Centrale”

Muse al Museo è un progetto della “Poliedro Cultura” messo già in essere presso la Pinacoteca Comunale di Città di Castello.

Per info e visite Tel. 075 8618449 Fax 0758618444 Cell 338 9904349- 338 3156210

E-mail info@museotabacco.org Sito web: http://www.museotabacco.org