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Roma, nasce il Giardino degli Angeli lo spazio verde dedicato ai bambini mai nati

6 gennaio 2012

Si chiamerà Giardino degli Angeli lo spazio verde dedicato ai bambini mai nati, all’interno del cimitero Laurentino, a Roma. L’area, di circa 600mq, sarà riservata per la sepoltura dei corpi di quei bimbi che non sono mai venuti alla luce a causa di un’interruzione di gravidanza spontanea o terapeutica. Il giardino, dove oggi vengono piantumate delle camelie bianche, sarà custodito simbolicamente da due statue di marmo raffiguranti un angelo, simbolo di innocenza e purezza.

“In questo modo i genitori che lo vorranno potranno dare una sepoltura ai corpicini dei bimbi che non hanno mai visto la luce  – dice l’assessore Belviso – Il progetto non vuole in alcun modo intaccare i principi sanciti dalla legge 194 del ‘78 sull’aborto, ma vuole dare una risposta alle richieste di coloro che con il seppellimento del loro bimbo intendono restituire valore a quel feto che altrimenti verrebbe violato perché considerato rifiuto ospedaliero”.

Nota di redazione: Francamente sconcerta pensare a genitori che mossi a pietà intendono restituire valore ai loro bimbi mai nati, valore che non gli hanno mai riconosciuto durante la gravidanza.  Ma sicuramente l’inizitiva è da approvare e condividere. Quando  a Perugia?

Ferrovie, Roma sempre “più lontana”?

24 novembre 2011

Ho appreso che TRENITALIA si appresterebbe a declassare i treni Eurostar ed Intercity e, cosa ancora peggiore, ad eliminare alcune corse tra Ancona e Roma che interessano Terni. In particolare TRENITALIA ha manifestato l’intenzione di abolire il treno da Roma per Ancona delle 19.32 che porta a Terni una enorme quantità di gente che rientra dal lavoro.

Mi ha fatto piacere sapere dall’Assessore Rometti che la Regione si è già attivata scrivendo alla direzione TRENITALIA ma voglio sperare che l’intervento regionale non si limiti ad una burocratica lettera ma che si facciano pressioni sul Ministero, a livello politico, affinché sia dato un input politico per evitare di complicare ancora di più la vita di tanti pendolari che, loro malgrado, devono recarsi nella Capitale a lavorare.

Raffaele Nevi – Presidente gruppo PdL Regione Umbria

IL NOSTRO PAESE HA PERSO LA BUSSOLA?

24 ottobre 2011

Forse ha ragione, ancora una volta, Papa Benedetto: i nostri tempi sono caratterizzati da una sorta di degrado antropologico che si manifesta, agli inizi, con l’attaccare la Chiesa e il cristianesimo, per poi giungere a corrodere la pacifica convivenza e i valori fondamentali di una intera civiltà.  Il pensiero corre naturalmente ai gravi incidenti avvenuti a Roma sabato 15 ottobre, nell’ambito della manifestazione dei cosiddetti “Indignados”, all ‘interno della quale gruppi di anarchici, anarco insurrezionalisti, centri sociali, black bloc, antagonisti (tutti riconducibili all’estrema sinistra extraparlamentare) hanno devastato il centro della capitale.  Al di la’ della mera contabilita’ comunicata dalla Questura (135 feriti, soprattutto tra gli appartenenti alle forze dell’ordine; 13 arrestati, 8 denunciati; 5 milioni di euro di danni complessivi), l’impressione e’ che si sia consumato uno sfregio pesante, non solo per Roma, ma per l’intera comunità italiana, segnali inquietanti dei tempi che stiamo attraversando.  Emblemi del “sacco” di Roma sono diventati, plasticamente, le immagini del ragazzo a torso nudo che scaglia l’estintore verso i poliziotti (solo per un miracolo si e’ evitata la strage), e la statua della Madonna del Labicano fatta a pezzi; il tutto contornato da episodi di violenza inaudita contro sedi istituzionali, forze dell’ordine, banche, vetture ed abitazioni di semplici cittadini, una delle quali, incendiata, e’ stata fatta evacuare appena in tempo, salvando da morte certa una anziana coppia di coniugi malati.  L’odio verso i simboli religiosi richiama alla mente episodi propri dei totalitarismi di sinistra del ventesimo secolo (in primis Unione Sovietica e Spagna anarco-comunista della guerra civile).  Peraltro, la furia devastatrice di questi criminali ricorda, per analogia, gli altri sfregi subiti dalla città eterna nel corso dei secoli (dalle varie devastazioni barbariche al sacco dei lanzichenecchi, dalla breccia di Porta Pia alle ferite della seconda guerra mondiale), ma un paragone mi sembra che calzi meglio di altri: il sacco inferto a Roma dai Visigoti di re Alarico, nel 410 d.C. Per tre giorni, dal 24 al 27 agosto, la capitale dell’Impero fu saccheggiata e distrutta da questi barbari, in un crescendo di violenze descritte mirabilmente da S. Agostino nella “Città di Dio”: quell’episodio rappresentò plasticamente la fine di una civiltà, quella romana, che peraltro già da tempo mostrava ineluttabili segni di cedimento, decadenza e degrado.  Degrado che sembra marchiare in modo indelebile anche i nostri tempi.  Se i black bloc sono i nuovi barbari, sintomo ed espressione di un malessere profondo che rischia di decapitare la nostra convivenza, quali i possibili rimedi?
Come ricorda Papa Ratzinger, da tempo la civiltà occidentale non crede più  in sé, alle proprie , nobili radici giudaico-cristiane, ma sembra pervasa da una sorta di sfiducia, di ripiegamento, attraversata com’e’ dalle insidie del relativismo avaloriale e da venature di un neopaganesimo d’accatto.  Si aggiunga poi che nel nostro Paese queste crisi si amplificano a causa di una lotta politica che raggiunge, anche a causa della persistenza di grumi di estremismo di sinistra e di un’opposizione di irresponsabili, vette di violenza sconosciute ad altri Paesi ( si pensi alle tragedie causate dal post 68 con la lunga scia di sangue che ha caratterizzato i cosiddetti “anni di piombo”).
Inutile nascondercelo: il nostro Paese, persa la bussola della fede, si e’ progressivamente sfrenato, incattivito, ed e’ ripiegato su se stesso.
Fino a quando ne pagheremo le conseguenze?

Vincenzo Merlo

MANIFESTAZIONE DI ROMA. ALCUNI BLACK BLOCK ERANO PERUGINI

17 ottobre 2011

Prisco e Scarponi (PdL): “Isolare i violenti non solo alle manifestazioni”.

L’informazione locale parla con insistenza di una presenza di Black Block Umbri, in particolare perugini, tra gli estremisti che hanno messo a ferro e fuoco Roma,  trasformando in una vera e propria guerriglia urbana la manifestazione degli indignados, promossa in modo spontaneo e pacifico. Lo affermano in una nota stampa i consiglieri del PdL al Comune di Perugia Emanuele Prisco e Emanuele Scarponi, invitando tutti ad “uno sforzo istituzionale per isolare certi personaggi contigui con l’estremismo del “radicalismo anarchico” ed altri ambienti che ruotano intorno ai centri sociali, che – a detta dei consiglieri PdL- se vogliono avere cittadinanza in città devono fare “pulizia” al loro interno”. Tra l’altro, nel nuovo testo del Regolamento di Polizia Urbana – sottolineano i  due Consiglieri di opposizione –  è stata di recente votata dalla maggioranza anche una norma che di fatto fa salve anche le occupazioni abusive degli immobili ad opera dei centri sociali. “Un segnale che scoraggia al rispetto delle regole certi ambienti”. “Siamo certi che le forze dell’Ordine svolgeranno al meglio le indagini del caso – continuano ancora gli esponenti del PdL – ma c’è bisogno che chi era alla manifestazione in modo pacifico faccia “i nomi” e contribuisca a trovare i responsabili di certi comportamenti, anche in Umbria se ce ne fossero. L’atteggiamento non può certo essere quello tollerante, e a nostro avviso intollerabile che fu usato quando un gruppo di teppisti aggredì in pieno centro a Perugia una volante della polizia.

“Dal Sindaco e dalle forze dell’Ordine –  concludono Prisco e Scarponi – ci aspettiamo un attento monitoraggio di questi ambienti perché episodi come quelli visti ieri a Roma possano essere stroncati alla radice. Il Sindaco, però, non faccia come con gli spacciatori, non parli di “casi isolati”.

Il Presidente Unci di Perugia ospite di Ostia Sposi

17 ottobre 2011

Cav. Carlo Senes, Claudia Martucci, Comm. Elio Carletti

Si è svolta, con il patrocinio della Regione Lazio e dell’Ente per Roma capitale, dal 14 al 16 ottobre 2011 al Lido di Ostia la 17esima edizione di Ostia Sposi, una rassegna dove operatori del settore che offrono servizi per i matrimoni, hanno l’occasione di presentare al pubblico la loro offerta commerciale in una cornice comoda e funzionale. Negli stand i futuri sposi hanno trovato addobbi floreali, proposte di catering, bomboniere, servizi fotografici, agenzie di viaggi, auto da cerimonia, ditte di confezioni specializzate per le nozze. Ad arricchire la manifestazione, ogni giorno, ad orari stabiliti, un gruppo di modelli e modelle introdotti dalla disinvolta presentatrice Claudia Martucci,  ha sfilato presentando abiti da sposa e da cerimonia , eleganti, raffinati e dai tessuti innovativi e di tendenza, mentre il soprano Maria Pia Nobili dell’Associazione In…Cantando (concertisti che offrono l’accompagnamento musicale in chiesa e al ricevimento) accompagnata dal violinista Giuseppe Occhioni ha cantato l’Ave Maria di Schubert. Promotore di questa speciale iniziativa è il Cav. Carlo Senes , che ne presiede l’organizzazione, cura inoltre le relazioni esterne di canale 10 e ha dato ospitalità, nell’ambito della manifestazione, all’Associazione Amici Alzheimer di Roma dimostrando il consueto spirito di solidarietà che anima ‘ i cavalieri ‘ Il Comm. Elio Carletti, presidente della sezione Unci – Cavalieri d’Italia di Perugia, ospite dell’evento assieme ad altre personalità locali, si è congratulato con il Cav. Carlo Senes per la brillante organizzazione e gli ha augurato di rinnovare il successo delle edizioni passate.

Gli indignados italiani: la brutta copia di girotondini e popolo viola in salsa black block

16 ottobre 2011

L’OPINIONE di Matteo Bressan

Commentare le immagini di devastazione avvenute ieri a Roma è impresa quanto mai ardua in questo complesso momento politico ed economico.
La guerriglia urbana premeditata scatenata dai black block sbarcati a Roma che di fatto hanno condizionato e sconfitto chi in maniera pacifica era giunto a manifestare deve avviare un’attenta riflessione sul clima che negli ultimi dieci, quindici anni ha accompagnato le varie forme di protesta, più o meno organizzata, più o meno spontanea in questo paese.
Se andiamo a ritroso fino agli scontri del G8 di Genova del 2001 ritroviamo da una parte una schiera di manifestanti che in modo del tutto pacifico contestavano i grandi della Terra e dall’altra un nutrito gruppo di delinquenti che in maniera del tutto premeditata mise a ferro e a fuoco la città.
A quella esperienza seguirono poi i movimenti contrari alla politica statunitense dell’amministrazione Bush e il fenomeno tutto italiano dei girotondini. In tutti e tre i casi, seppure con sfumature e differenze qualitative e quantitative, anche la parte sana dei manifestanti ha sempre operato e si è sempre ispirata a dei cattivi maestri. Così è avvenuto quando illustri icone della peggiore sinistra italiana bruciavano la bandiera americana insieme a quella israeliana e così è stato quando i leader dei girotondi paventavano addirittura il rischio di una nuova dittatura in Italia.
Il linguaggio e le argomentazioni di questa “presunta cultura” è stato anche infarcito da immagini e terminologie che andavano a richiamare nelle menti addirittura la resistenza.
Da queste pericolose premesse ha preso forma la versione italiana degli indignados: un popolo caricato ad uso e consumo di chi negli ultimi giorni non ha fatto altro che invocare lo scontro fino ai limiti estremi e che oggi dopo i fatti di Roma ha creato quelle premesse pseudo culturali per cui anche tra i manifestanti pacifici si sentono dire frasi del tipo: “tutto sommato bisogna capire questi ragazzi che sono arrabbiati.”
Ovviamente anche la versione italiana degli indignados gode della straordinaria logistica e organizzazione di cui godevano qualche anno fa i girotondini e che consentiva di spostare con estrema facilità centinaia di persone sui pullman.
A questa folla però non solo si sono aggiunti e contrapposti i black block, ma sono arrivati ancora una volta i NO TAV che di certo non sono noti per i metodi gandhiani.
All’appello, sembrerebbero non essere pervenuti i NO Dal Molin, ma al di là del puro censimento delle note sigle della protesta in Italia, si possono riscontrare delle ricorrenti mobilitazioni di gente pronta alla guerriglia urbana in grado di essere presenti al momento del bisogno.
Va ricordato come anche nelle proteste campane contro le discariche e i termovalorizzatori accanto alle comunità locali si registrasse la presenza di svariate sigle, anche anarco-insurrezionaliste, sempre pronte allo scontro con le forze dell’ordine.
Il contrasto a questi eserciti della protesta dovrà essere sempre più rigoroso ma molto dovrà fare la politica affinché queste simili forme di guerriglia non siano minimamente e subdolamente tollerate o peggio ancora incoraggiate.

ALEMANNO PREOCCUPATO PER IL DERBY DELL’OLIMPICO

“Il derby di oggi desta preoccupazione, ma ciò che più mi preoccupa e’ che, dopo quello che e’ successo ieri, non succeda ciò che e’ accaduto a Roma il 14 dicembre dello scorso anno, quando successero incidenti molto simili, e il giorno successivo i manifestanti arrestati furono tutti rilasciati perché, con il solito permissivismo, si disse che erano solo dei ragazzi che manifestavano”.

I precari del Comitato 9 aprile: “Respingiamo al mittente qualsiasi tentativo di strumentalizzazione. Da qualsiasi parte esso arrivi. Noi non ci facciamo manipolare da nessuno”. E sugli scontri: “l’azione di piccoli gruppi organizzati di violenti non ci appartiene e  non ci rappresenta”.

Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari: Dura la denuncia delle due associazioni studentesche: l’intento dei black block “era noto da tempo. Siamo profondamente amareggiati per la mancata volontà di isolare politicamente tali pratiche già nella fase di preparazione e organizzazione della data”.

Tilt. La rete dei movimenti di sinistra: “Non vogliamo che tutto questo offuschi il vero messaggio della giornata di ieri, ovvero che un’alternativa a questo sistema di sviluppo,  anzi di non-sviluppo, è davvero possibile. E noi vogliamo dirlo con voce forte, chiara, che non lasci alibi a chi continua a difendere sempre e solo gli interessi dei soliti noti, che oggi hanno avuto un grande alleato nel gruppo di violenti armati che come i peggiori vigliacchi non hanno avuto neanche il coraggio di agire a viso scoperto”.

Terremoto nel marscianese, Costantini (PdL): “Da PD e CGIL, dichiarazioni populistiche e demagociche”.

15 settembre 2011

“I giochetti politici dei parlamentari del PD a Roma e le contestuali dichiarazioni del sindacato della CGIL, non aiutano i cittadini colpiti dal sisma, ma, al contrario, disorientano e minano quel rapporto di condivisione costruito tra le forze politiche per risolvere i sacrosanti diritti delle popolazioni colpite dal terremoto.”Lo afferma – in una nota – il consigliere comunale marscianese Cristiano Costantini (PDL).
“Nella riunione tenutasi il mese scorso a Castiglion della Valle, con parlamentari umbri, consiglieri regionali e comunali al cospetto del comitato di Spina – prosegue Costantini – il clima era ben diverso, evidentemente qualcuno ha giocato a fare il più furbo sulla pelle delle persone, le quali cominciano ha stufarsi delle demagogie dei nostri politici. Nel prossimo Consiglio Comunale – conclude il Consigliere _, chiederò, per quanto di mia competenza, chiarimenti sugli sviluppi della vicenda riguardante la natura dei ritardi, da parte della Regione Umbria, nella comunicazione di atti da inviare alle autorità governative deputate al reperimento delle risorse finalizzate alla ricostruzione post terremoto del Marscianese.”

Abolizione della provincia di Terni: Se proprio dobbiamo essere cancellati meglio con Roma che con Perugia!

14 agosto 2011

Ritengo opportuno commentare, specifico che si tratta di considerazioni a titolo esclusivamente personale (il PDL di Terni valuterà nei prossimi giorni la sua posizione unitaria), la decisione governativa che cancellerebbe le provincie con la soglia di abitanti inferiore ai 300.000 abitanti e dunque anche la provincia di Terni. Credo che si debba per un attimo accantonare i comprensibili sentimenti troppo spesso campanilistici per affrontare il discorso in maniera più seria e compiuta. Ciò che ci spinge ad amare tanto questa città non può però evitarci di considerare realisticamente il grave momento economico e politico che stiamo vivendo ed è per questo e solo per questo che tali scelte ,per noi comunque dolorose e ingiuste, potrebbero essere anche comprese. Non si tratta di una difesa  d’ufficio della scelta governativa; ritengo che la difficile decisione possa essere finalmente utile a livello locale per avviare discussioni proficue, con nuove idee e soluzioni importanti  e anche risolutive. Colpiscono i commenti a caldo dei miei concittadini, parole di sconforto se non di disperazione; c’è chi addirittura arriva a inneggiare alla ribellione,  parole assolutamente quest’ultime non condivisibili. Si sta drammatizzando troppo, occorre mantenere la calma , incominciando a ragionare anche su possibili altre soluzioni; personalmente a questo punto ritengo più utile al nostro territorio la possibilità di ricadere nella provincia di Roma anziché di Perugia… che senso avrebbe una regione-provincia? quale considerazione o beneficio avrebbe più Terni? Ritornano in mente le importanti aperture verso Roma dell’indimenticabile Sindaco Ciaurro… Ma tutto questo va affrontato con calma e non a caldo con la reazione del momento. Non è con la sola presenza dell’ente provincia in quanto tale che Terni può difendere il suo peso politico o promuovere il suo valore come territorio, finora non è stato così e non può esserlo. Sappiamo bene che il problema è un altro… senza disperarci sia piuttosto questa l’occasione concreta per ripensare  al vero rilancio del nostro territorio …sia questo lo shock comunque doloroso capace finalmente di risvegliarci!

Michele Rossi – Coordinatore Comunale PDL Terni

Roberta Calce: “Mi rende felice rendere felice”

4 luglio 2011

Emanuela Marotta

Intervista di Emanuela  Marotta –  Fonte: Culturalnews.it

E’ bastata una stretta di mano ad una manifestazione sportiva per disagiati a Bastia Umbra in provincia di Perugia, dove Roberta presentava, per far nascere, dopo una reciproca e breve presentazione, un incontro divenuto poi intervista.  Momento piacevole e divertente come Roberta Calce, voce radiofonica, orami non più, ma tanto amata, di Radio Subasio.

Chi è Roberta Calce? Mi puoi parlare un po’ di te?

Parlare di me? Non è facile per una ipercritica quale sono, posso dirti che provengo da una famiglia che mi ha insegnato i valori della vita ed io ho cercato di fare lo stesso con i miei splendidi 3 figli. Sono diventata nonna 2 anni fa ed ora da pochissimo è arrivata la prima femmina in una casa di soli uomini: non poteva che chiamarsi Eva.

Roberta Calce

A cosa ti dedichi ora? Hai una passione?

A parte fare la mamma e la nonna, ora sono impegnata nella poesia, ho aperto quasi due anni fa un sito “Poesie in Calce” dove attualmente ha ricevuto più di 27.000 visite, dicono sia un bel risultato, alla faccia di chi dice che la poesia sia morta. Ho scritto tre raccolte di poesie, l’ultima in dialetto romanesco, la recensione è stata fatta da Ricky Memphis e altri due autorevoli firme. Inoltre una compagnia acquistò la prima raccolta e ne fece un recital, ho visto la mia anima sul palco, è stata una grande emozione. Si, ho la passione per la poesia ed è nata nello stesso periodo della radio, è stato tutt’uno. Sono diventata anche ambasciatrice dei diritti umani e dell’istituto Serafico di Assisi, questo perché  stare a contatto con i bambini,  in modo particolare con quelli più disagiati, mi da tanta felicità. Riuscire a vedere il loro sorriso sincero è qualcosa che non ha prezzo. Tutti i ricavati delle raccolte che faccio sono devoluti in beneficenza.

Hai parlato di radio, com’ è iniziato il tuo lavoro da speaker radiofonica e perché è finito?

Da che sono nata credo di aver subito parlato, avevo questo “dono”, quello della comunicazione. Ho iniziato a fare radio nel 1976 e da lì è nato il grande amore, un amore eterno, un amore che ancora fa venire i brividi quando ne parlo. E’ stata un’esperienza che ho portato avanti con la passione sempre in primo piano, mai per opportunismo. Ho presentato serate di ogni genere, dalla cultura allo spettacolo, ho lavorato a fianco di Paolo Mosca, di Paolo Fox, di Severino Gazzelloni e moltissimi altri. Mi chiedi come è finito il mio rapporto con la radio? Ancora me lo sto chiedendo, non c’è stata una spiegazione, la decisione è stata unilaterale, cioè hanno deciso loro e senza preavviso.

Si può amare il proprio lavoro e soffrire per la sua perdita, soprattutto quando è fatto con tanta devozione, studio, passione e bene come lo facevi tu. Tanti giovani oggi soffrono per le molteplici difficoltà che ci sono per realizzare i propri sogni, cosa gli suggerisci?

Si, si può amare il proprio lavoro ma anche soffrirne per la perdita. Per tutti coloro che vogliono intraprendere questo lavoro non devono fare altro che avere, per prima cosa, la passione poi metterci la buona volontà, iniziando da piccole emittenti per fare esperienza, poi credo che bisogna averla innata la capacità di fare radio, non c’è bisogno di scuole, bisogna essere se stessi, perché chi ti ascolta percepisce attraverso le parole chi sei, e se hai un’anima o no. Devi essere trasparente e donare solo e sempre serenità.

Cosa ti ha reso felice in passato e cosa invece ti rende felice ora?

In passato mi ha reso felice ogni cosa che ho fatto, mi piace ricordare le cose belle, i dispiaceri e le delusioni le abbiamo avute tutti. Ovviamente i figli in primis e l’arrivo di Daniel e Eva, i miei nipoti. Mi rende felice, rendere felice.

Piaci a molti e ti definiscono una persona solare, vivace, divertente e intraprendente. Non avrai mica appeso il tuo lavoro al chiodo?

Appendere il mio lavoro al chiodo? Mai e poi mai è la mia vita, sarebbe come chiedermi di smettere di respirare. Non credo che crescerò mai, nonostante i miei 51 anni mi sento di averne 23 e ho esagerato. Crescere fa bene solo per continuare a vivere, ma se si riuscisse a vivere con una personalità infantile sarebbe il massimo…i bambini insegnano molto!

Concludendo, vuoi aggiungere qualche riflessione sul mondo di oggi?

Il mondo di oggi ha bisogno di supporti, di esempi che siano di uguaglianza e di giustizia. Il mondo di oggi è come quello di ieri e l’altro ieri, nulla cambia se non lo vogliamo, se oggi stiamo in queste condizioni è perché ormai l’egoismo invade ogni essere umano, ognuno pensa al suo orticello e per quei pochi che cercano di creare qualcosa di diverso sarà sicuramente sempre più difficile, ma io credo molto nei giovani, non denigriamoli troppo e non diciamo che “ai miei tempi non le facevamo queste cose!”,  si che le facevamo, solo che eravamo in meno. Inoltre aggiungo che non accendere la televisione per almeno 1 settimana può far molto bene, io ormai sono 5 anni che non ce l’ho. La tv distrae dal mondo e dalla realtà, ci fa vedere quello che vogliono e intanto ci perdiamo le cose belle della vita. Iniziamo ad insegnare ai figli cosa vuol dire assaporare le piccole cose della vita e che non è facile arrivare al successo come ci vogliono far credere, l’istruzione è fondamentale e bisogna usare le proprie capacità donandole al prossimo, può recare piacere agli altri e a se stessi.

Mostra: L’Aquila e il Dragone: due Imperi a confronto.

22 gennaio 2011

di Francesca Romana Plebani

Francesca Romana Plebani

Ultime due settimane per ammirare la prestigiosa mostra “I due imperi. L’Aquila e il Dragone”, che si concluderà il prossimo 6 Febbraio. La seconda tappa italiana dell’esposizione è ospitata presso Palazzo Venezia, sede della Soprintendenza per il patrimonio Storico-Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma.


La mostra, inaugurata il 18 Novembre 2010, da più di un anno e mezzo sta toccando i maggiori poli culturali di Cina e Italia, conta più di 400 pezzi, autentici capolavori della cultura cinese e romana. Due infatti le sezioni, romana e cinese, unite da un unico percorso che si snoda tra  immagini, statue, emozioni e conoscenza. Testimonianze di vita quotidiana, religione, società ed economia costituiscono la cifra di questa mostra che si propone  di ripercorrere sinotticamente le tappe salienti dei due Imperi,  nel periodo che va dal II sec. a. C. al IV sec. d.C.

Il padiglione romano pone l’accento, mediante opere di statuaria, monete, iscrizioni, oggetti – quali manifestazione dell’ambito sia pubblico che privato -, su alcuni elementi costitutivi e strutturali dell’impero: ideologia e politica (particolarmente ricca la sezione degli affreschi, tra cui quelli di Atena, Pegaso e Bellorofonte da Pompei, e le pitture parietali provenienti da Boscoreale); quello delle opere cinesi presenta al pubblico una selezione dei tesori più preziosi – alcuni dei quali esposti per la prima volta  in Occidente – della millenaria storia delle dinastie cinesi Qin e Han. Accanto a manufatti della cultura materiale i tesori cinesi constano di splendide giade, lacche, sete, ori, bronzi, terrecotte. Eccezionali per la qualità e il colore della giada[1] impiegata sono l’imponente sarcofago di legno, lacca e giada (280x110x108 cm) appartenuto a un sovrano dell’antico regno di Chu, rinvenuto a Shizishan nella provincia del Jiangsu (II-I sec. a.C.), e la veste funeraria del re Jian di Zhongshan, rinvenuta a Beizhang nella provincia dello Hebei (I sec. d.C.), costituita da migliaia di piastre di varie dimensioni e diversi spessori cucite insieme con filo d’oroDi grande interesse sono anche alcuni drappi funerari di seta, uno dei quali di inestimabile valore (ne esiste solo un altro simile e nessuno dei due era mai uscito, fino ad ora, dalla Cina). Posto sul sarcofago del figlio del marchese di Dai (II sec. a.C.), il drappo descrive il viaggio dell’anima del defunto verso il Cielo. Colpiscono le dimensioni di queste delicato manufatto a forma di “T” (235 cm circa per 141), la bellezza delle immagini, la straordinaria ricchezza e complessità dei motivi iconografici. Di eccezionale valore è anche il cosiddetto albero delle monete, in terracotta e bronzo: una sorta di altare al quale venivano recate offerte in denaro per invocare la benevolenza delle divinità. Tra le ceramiche, si segnalano alcune riproduzioni di edifici a più piani, tra i quali spicca il modello invetriato di una torre riccamente ornata (h 216 cm). Dall’8 ottobre, intanto, continua alla Curia Iulia, sede dell’antico senato nel Foro romano, il settore della mostra che illustra la grandezza politico-militare dei due Imperi. Di notevole importanza ed inestimabile valore, dieci statue dell’esercito di terracotta del Primo Imperatore – rinvenuto alla fine degli anni Settanta del secolo scorso a Xi’an (Shaanxi) -, e due imponenti animali fantastici di pietra che, posti all’ingresso del sepolcro dello stesso, avevano il compito di tutelare le sue esequie dall’influsso degli spiriti maligni. Questo progetto, oltre al suo indiscutibile rilievo culturale, costituisce un tassello importante all’insegna della positiva integrazione tra Occidente e Oriente, e rende merito alla positiva collaborazione tra l’Amministrazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana  e lo State Administration for Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese.  Infatti, l’accordo stipulato tra i due paesi prevede l’istituzione di un partenariato pluriennale attraverso un rapporto strutturato, che lancerà un forte impulso allo scambio di mostre e collezioni museali, all’organizzazione e coproduzione di progetti espositivi. Il MiBAC, inoltre, parteciperà al progetto di musealizzazione del nuovo Museo Nazionale della Cina di Piazza Tien nan men (192.000 mq espositivi – uno dei più grandi musei al mondo), che dopo un lungo ed importante intervento di restauro riaprirà i battenti la prossima primavera.

[1] Si riteneva che la giada preservasse la salma dalla decomposizione, consentendo di raggiungere l’immortalità.

“La Pompei del centro-Italia”: Carsulae

17 gennaio 2011

di Francesca Romana Plebani

Francesca Romana Plebani

Le rovine dell’antica  Carsulae romana (Comune di Terni e Sangemini[1]) sono ubicate lungo l’originario ramo occidentale della Via Flaminia, asse viario di fondamentale importanza che permetteva la comunicazione tra Roma e le zone alto-adriatiche.

Va premesso che il territorio del ternano entrò nell’orbita d’interesse di Roma quando questa, nella seconda metà del IV sec a.C., pianificò la conquista dell’Italia centro – orientale. A seguito della battaglia di Sentino (295 a.C.) e grazie all’azione militare di M. Curio Dentato, avvenne la definitiva occupazione della zona, la quale fu rafforzata dalla fondazione di alcune colonie e dall’apertura della Via Flaminia. La romanizzazione di queste aree comportò, dunque, una più razionale organizzazione del territorio attraverso pianificati ed intensi interventi di urbanizzazione: Carsulae, colonia romana fondata successivamente al 220 a.C. (apertura della via Flaminia), ne costituisce uno tra i più tangibili segni.

Le rovine di questa città antica furono descritte e identificate fin dal XVII secolo. Tuttavia, soltanto le campagne di scavo svoltesi tra il 1951 e il 1972 hanno permesso di riportare alla luce buona parte del foro, il teatro e l’anfiteatro, un lungo tratto della Via Flaminia[2] e alcune tombe monumentali.

La città occupa un’area di oltre 20 ettari, di cui con immediata evidenza salta agli occhi la favorevole e strategica posizione geografica: protetta ad est dalle pendici del poggio Chicchirichi, propaggine meridionale dei vicini e visibili Monti Martani, si estende su un pianoro appena ondulato, con direzioni aperte ad ovest, a nord e a sud, dominando la vallata del torrente Naia, immissario del Tevere. Rispetto all’originario nucleo insediativo di fine III sec. a.C., s’ingrandì successivamente non solo per la sua posizione privilegiata lungo la via Flaminia, ma anche per la bellezza del luogo, di cui ne rimane memoria nelle parole di Tacito[3] e di Plinio il Giovane[4].

La via Flaminia, attraversando la città in senso nord-sud, coincide con il cardo maximus della città. Il tratto urbano della strada è pavimentato con basoli e, all’altezza dell’ingresso al foro, incrocia il decumanus maximus, altro fondamentale asse viario, che, con orientamento est-ovest, conduce agli edifici di spettacolo.

Templi Gemelli

Divenuta municipium e iscritta alla tribù Clustumina, Carsulae viene menzionata da Strabone (Geogr. V, 2, 10) tra i centri più importanti lungo la strada consolare. Tacito (Hist. III, 60), rivela che il sito venne scelto da Vespasiano per accamparvi, durante l’inverno dell’anno 69 d. C., le sue truppe in marcia verso Roma alla conquista del soglio imperiale, in considerazione sia alla possibilità di recuperare rifornimenti dai fiorenti municipi vicini, e in virtù della sua posizione strategica, posta di fronte alle truppe fedeli a Vitellio, acquartierate a Narni. Si devono a Plinio il Vecchio (Nat. Hist. XVII, 213) le notizie circa il terreno locale, particolarmente adatto alla coltivazione della vite, mentre è Plinio il Giovane (Ep. I, 4) a testimoniare la presenza nel territorio carsulano di parte della proprietà della sua ricca suocera, Pompea Celerina.
La città conobbe il momento di massimo splendore tra il I ed il II sec. d.C., periodo a cui è riferibile la maggior parte degli edifici pubblici finora rinvenuti. Nulla resta del nucleo insediativo originario, formatosi probabilmente già nel corso del III sec. a.C., poco dopo la costruzione della strada.

Carsulae fu abbandonata in seguito ad un grave evento tellurico, collocabile ragionevolmente intorno al IV sec. d.C., evento che si rivelò catastrofico poiché, oltre ad abbattere numerosi edifici, comportò il collasso di alcune delle doline carsiche sopra le quali erano stati costruiti i principali edifici pubblici. Il cataclisma fu con tutta probabilità il colpo di grazia per la città, che già impoverita dallo spostamento ad est della Via Flaminia e dalla sua posizione che la rese successivamente esposta alle invasioni barbariche, finì per ridursi l’ombra delle sue antiche vestigia.

Nel medioevo, fu abitata soltanto da una comunità benedettina, raccoltasi intorno alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano[5], che non a caso, fu edificata con materiali di rimpiego, su di un edificio romano nei pressi del foro.

Nel corso del 1500 iniziarono i primi scavi ad opera dei Conti Cesi, fra cui Federico, fondatore nel 1602 della prestigiosa Accademia dei Lincei.

Complice la luce di queste assolate giornate di metà gennaio, lo splendido panorama, incorniciato da un terso cielo azzurro, il Parco archeologico di Carsulae, oltre al suo inestimabile valore culturale, assume i contorni di una preziosa oasi di bellezza nel territorio dell’Umbria meridionale.

Chiesa Santi Cosma e Damiano

 

Approfondimenti: Il Centro Visita e Documentazione “Umberto Ciotti”, realizzato grazie alla collaborazione tra il Comune di Terni e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, sorge a sud dell’area archeologica, in posizione rialzata rispetto agli scavi, e funge da porta d’ingresso alla città romana e da punto di accoglienza, informazione ed orientamento per i visitatori. Al suo interno ci sono la biglietteria, un bookshop, un angolo giochi per bambini, la sala di studio “Cinzia Perissinotto” sul territorio della bassa Umbria ed un’aula didattica. Nelle due sale superiori e nella galleria centrale è allestita un’esposizione permanente di reperti, rinvenuti durante gli scavi condotti fra il 1951 e il 1972, che si riappropriano del loro contesto originario dopo esserne stati allontanati per motivi logistici e di sicurezza.

http://carsulae.it/home.php?lang=ita

http://www.fastionline.org/micro_view.php?fst_cd=AIAC_1027&curcol=sea_cd-AIAC_3104


[1] Carsulae si raggiunge facilmente dalla Villa di Monte Solare percorrendo la E45 in direzione Terni e, superata Acquasparta, uscendo a Sangemini.

[2] Partendo da sud e seguendo quest’antica via consolare si intravedono le terme, attualmente ancora interrate, ma di cui si conoscono la struttura e l’esistenza di pavimenti a mosaico.

[3]Tacito, Hist., III, 60. “I capi del partito, giunti a Carsulae, si prendono pochi giorni di riposo […] . La località stessa del campo era assai piacevole: la vista era molto ampia, assicurati i rifornimenti per le truppe, avevano alle spalle municipi estremamente fiorenti […].

[4] Ep. I, 4.

[5] La venerazione di questi due santi sarebbe da porsi in relazione con il culto dei Dioscuri, largamente diffusosi in Umbria in età medio-repubblicana, e che a Carsuale sembrerebbe trovare la sua sede presso i templi gemelli – di età augustea – siti nei pressi del foro, e a breve distanza dalla chiesa stessa. Il culto dei gemelli divini, infatti, potrebbe essersi tradotto nella devozione, a partire dal VI sec. d.C., dei santi Cosma e Damiano, gemelli medici martirizzati tramite decapitazione nel 300 d.C.

“VIVA LA BEFANA. CITTÀ DI CASTELLO IN CORTEO A ROMA CON LE ECCELLENZE DEL TERRITORIO: “OTTIMO MOMENTO DI PROMOZIONE”.

7 gennaio 2011

Viva la befana ha confermato la sua natura di manifestazione diretta alle famiglie e ha premiato nel 2011 Città di Castello riservandogli un’accoglienza calorosa da parte del numerosissimo pubblico della Capitale”: con queste parole il sindaco tifernate Luciano Bacchetta e l’assessore alla Cultura Rossella Cestini esprimono, in una dichiarazione congiunta, la loro soddisfazione per l’esito della trasferta che nel giorno dell’Epifania ha portato tanti tifernati a Roma partecipando da protagonisti al corteo lungo via della Conciliazione. Durante l’Angelus Benedetto XVI ha citato espressamente Città di Castello e la sua gente per avere animato Viva la Befana, iniziativa che da quasi trenta anni accompagna il sei gennaio in Piazza San Pietro.

Undici gli autobus partiti, prima dell’alba, da viale Europa, destinazione Roma, con a bordo oltre trecento passeggeri, tutti, a vario titolo, interessati al corteo e alla sua organizzazione: l’Associazione equestre, guidata da Silvano Landi, ha messo a disposizione i figuranti ed i tre re magi a cavallo, la Banda comunale Filarmonica Puccini ha accompagnato il corteo aperto dai carabinieri a cavallo, dal vessillo dell’associazione Europae Familia, promotrice dell’iniziativa; poi il Confalone del comune di Città di Castello con il sindaco Bacchetta, gli assessori Cestini e Ciubini, il consigliere comunale Cesare Sassolini, il Gonfalone del comune di San Giustino con i rappresentanti istituzionali, l’associazione Marinai e l’associazione Carabinieri, la Polizia di Stato di Città di Castello, le scuole del Secondo Circolo, i ragazzi dell’indirizzo agrario dell’istituto Patrizi-Baldelli, la Confraternita di Maria Santissima del Buonconsiglio di San Secondo, Compagnia dei Balestrieri, la società rionale Prato, il Gruppo tradizioni locali – che ha sfilato con le eccellenze del territorio, dal tartufo all’artigianato industriale –  il Manipolo di mercenari.

“Grazie anche a due collaudati araldi che hanno presentato i doni e le eccellenze del territorio – spiegano i due amministratori – abbiamo offerto una panoramica completa sulle principali peculiarità allo scopo di offrire un’immagine quanto più completa e suggestiva del nostro territorio. In questa avventura è stato coinvolto anche il versante toscano della vallata con il Gruppo Rinascimento nel Borgo e degli Sbandieratori, e gli altri comuni del comprensorio, tra cui Apecchio che ha messo a disposizione l’associazione Acorsa e San Giustino con la Banda Filarmonica di Lama insieme alle maiorettes”.

Viva la Befana ha preso il via da Castel Sant’Angelo con il corteo che, sfilando tra due ali di folla, ha percorso via della Conciliazione, fermandosi in un settore di Piazza San Pietro, riservato alla manifestazione. Quindi, in attesa che il Papa si affacciasse dalla finestra del suo studio per l’Angelus, gli amministratori tifernati hanno incontrato i rappresentanti istituzionali della Capitale: introdotti dal presidente di Europae familia Gianni Balestrini, Alessandro Vannini, presidente della Commissione Turismo e Moda del comune di Roma ha donato al sindaco la medaglia commemorativa dei Giochi olimpici di Roma ed ha ricevuto il catalogo della Pinacoteca di Città di Castello insieme allo stemma municipale, che è andato anche alla rappresentante del municipio.

Terminato il messaggio papale, il servizio d’ordine ha aperto un corridoio attraverso Piazza San Pietro, attraverso il quale i re magi con i doni e le autorità tifernati hanno raggiunto la Casa Pontificia. Qui sono stati ricevuti dal prefetto della Casa, mons. James Harvey, il quale è apparso molto interessato alla riproduzione del Paliotto, al tovagliato di Tela Umbria, la ristampa anastatica de ‘L’arte a Città di Castello’ di Giovanni Magherini Graziani, i tre doni scelti per raccontare sinteticamente Città di Castello e la sua storia. Ha contraccambiato con alcune medaglie commemorative e materiale fotografico relativo al Papa.

“Il riscontro che la manifestazione ha avuto sugli organi di informazione e perfino sui telegiornali nazionali ci induce ad annoverare anche questa trasferta romana come un ulteriore tassello inserito nel mosaico delle politiche promozionali – concludono Bacchetta e Cestini – ed è importante ribadire come la partecipazione di Città di Castello sia stata possibile ed efficace grazie soprattutto alla disponibilità dei tanti volontari impegnati nel corteo e più complessivamente nell’organizzazione”.

“L’ULTIMO TRENO” AL TEATRO ARGOT DI ROMA

4 gennaio 2011

lo spettacolo sarà in scena al Teatro Argot  – Roma  dal 4 al 16 gennaio e al Teatro De Simone – Benevento il 18 e 19 gennaio 2011

La cucina di una casa popolare, un tavolo,due uomini. Un ex carcerato redento fervente cattolico e un professore ateo, discutono intorno al  tavolo. Capiamo che i due non si conoscevano prima di questa mattina quando l’ex carcerato ha salvato il professore che cercava di suicidarsi buttandosi sotto un treno. Chiusi nella cucina parlano, dibattono sul significato della sofferenza umana sui motivi che spingono al suicidio, sull’esistenza di Dio. Il redento cerca le parole per aiutare il professore, tenta di fornirgli dei motivi per tornare a vivere ma senza riuscire a penetrare il suo cuore. Il professore ormai incapace di riprendere in mano la propria vita se ne va lasciando l’altro solo ad affrontare innumerevoli domande alle quali è difficile rispondere se non attraverso un atto di fede.

con: Arcangelo Iannace, Francesco Spaziani

regia: Elodie Treccani

disegno luci: Davood Kheradman

tecnico luci: Javier delle Monache

Note di regia

Due uomini, due anime o due componenti di una stessa anima. Una radicata nel pessimismo disilluso e senza futuro. L’altra illuminata da una parola di speranza. Una partita a carte sul senso della vita. Una cucina, luogo di condivisione dove si è disposti ad aprirsi senza paura del giudizio e dove si è uguali. Un continuo confronto che diventa contenitore di riflessioni, di amore e di speranza.

info@neraonda.it – mob. 320 4786077 tel. 06 64760191

In lutto il mondo del cinema, muore il regista Monicelli

30 novembre 2010

Mario Monicelli

Il regista Mario Monicelli si è ucciso lanciandosi dal quinto piano del reparto di urologia dell’ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato. La tragedia è avvenuta intorno alle 21. Monicelli,   che  aveva 95 anni, era ricoverato per un tumore alla prostata. Il corpo  è stato trovato accanto all’entrata del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni dopo essere precipitato dal quinto piano dello stesso nosocomio. il regista   era ricoverato da solo nella stanza del reparto di urologia al quinto piano del San Giovanni, non ha lasciato un  biglietto nella sua stanza a spiegazione del suo gesto.

Cerimonia e Incontro della Confraternita dei Cavalieri Templari Cristiani Jacques de Molay- Ordo Templi Militia Christi Hierosolymitani

23 novembre 2010

sabato 27 novembre · 17.00 – 19.00

CHIESA DI SAN PAOLO (entro Le Mura) via Nazionale – Roma

Inizio Solenna Cerimonia sui Cavalieri Templari Cristiani D’Europa relatore e storico del Incontro Cav. mons. Tonino Calderaro Gran Cappellano Generale dell’Ordo della Confraternita Internazionale di Volontariato dei Cavalieri Templari Cristiani Jacques De Molay – Ordo Templi Hierosolymitani.
Interventi a cura di: Cav. Fra Roberto Skiavone Segretario di Stato dell’Ordine di San Carlo di Spagna; Cav. Fra. Massimo Maria Civale Gran Priore Internazionale; Ten.Generale Cav. Antonio Iaria Gran Consigliere della Confraternita Jacques De Molay
Conclusioni lavori con l’intervento del Priore della commenda della confraternita del Lazio Cav. frà Roberto GianFelici
Proclamazione ad Honorem e Croce Templare al merito (associazioni del territorio)Cerimonia d’investitura dei Cavalieri della Confraternita dell’Ordo Templi Hierosolymitani Cavalieri Templari Cristiani
ore 20.00
Inizio Cena dei Cavalieri

Per i fratelli che vogliono partecipare alla cerimonia, devono confermare telefonicamente o per email la loro presenza.  a: ordcavalieritemplari@libero.it
oppure telefonare allo 081.5177814 – 331.4249361
La nostra Cavalleria di appartenenza Confraternita Internazionale Cristiana di Volontariato  dell’Ordine dei Cavalieri Templari Cristiani Jacques De Molay Ordo Templi Hierosolymitani.
Gran Priorato Internazionale d’Italia

QUANTE COSE DENTRO QUELLA PIAZZA

17 ottobre 2010

di Ciuenlai

La piazza della Fiom ha messo un nudo un sacco di questioni politiche fino a ieri sottaciute per mancanza di iniziativa dell’opposizione parlamentare:
1) Il popolo della sinistra esiste ancora attorno alle piattaforme della Fiom e della Cgil e chiede a gran voce di avere quello che non ha oggi : una rappresentanza politica
2)La scomposta reazione della destra dimostra quanto tema l’opposizione sociale e come tenda ad equipararla all’estremismo per evitare che trovi anche una rappresentanza politica
3)Le contraddizioni del Pd sono esplose in maniera clamorosa non sulle questioni etiche ma su un tema di fondamentale importanza come il lavoro. L’immagine di questa disfatta l’ha fornita la Tv, mostrando, in mezzo alla marea di vessilli rossi una sparuta bandiera bianca dei democratici. Voleva essere una bandiera bianca di partecipazione è stata invece il simbolo di una resa. Abbiamo assistito al penoso spettacolo di un segretario che si defila, e manda un certo Fassina (che, tanto per evitare equivici, non è il compagno di Fassino, ma un dirigente del partito) a partecipare (in incognito), mentre i suoi compagni di partito Boccia e Dantoni sparavano bordate peggiori di quelle della destra sulla manifestazione. Ecco caro Bersani ieri hai avuto la risposta alla domanda di quando sei diventato segretario : “Un senso questa storia non ce l’ha”. Sei un capo fittizio di un partito che non può e non vuole essere e che per questa incapacità di scegliere in un solo giorno ha incassato il distacco dalla sua vecchia base scesa in piazza, l’elezione virtuale di Ventola a suo leader e il niet dell’agognato Casini che ha fatto sapere che “con quelli là, non faremo mai un’alleanza di Governo”. La canzone continua a ripetere “Ancora una volta hai rimasto solo….”.
4)Il precipitare della situazione economica impone di partire da quel corteo per riorganizzare una opposizione sociale in grado di contrastare le scelte neoliberiste dei Governi Italiani.

TESTIMONIANZA DI STEFANIA PIACENTINI

Suggestioni di una veterana

C’ero sabato 18 alla manifestazione indetta dalla FIOM, non potevo non esserci, in uno dei tre pulman partiti da Collestrada, pieni, con la sensazione che saremmo stati veramente in tanti, variegati, per censo, età ed appartenenza. Così è stato, e non era scontato, arrivati da ogni dove e infilatisi nel corteo alla spicciolata, disordinati e non solenni, arrabbiati si , ma senza eccessi folcloristici . Altra cosa la marea di soli giovanissimi arrivati in coorte compattissima, delimitata da una sorta di catena, a mo’ di servizio d’ordine, fatta in prevalenza di ragazze collegate da leggere aste di bandiere, si rosse, ma arrotolate, tutti compunti e compresi e senza alcun simbolo di partito, solo piccoli cartelli con l’articolo uno della costituzione, come a voler dire : ricominciamo da lì, da quell’ uno. Chissà se sanno a chi si deve quella stesura dell’articolo 1, se hanno contezza di quell’Amintore Fanfani di quell’antico partito sotto il cui regime in molti ci si augurava di non dover morire. C’era pure una solitaria bandiera del PD, tutti lo guardavano quell’ eroico militante imbandierato, come l’ultimo dei giapponesi che credevano la guerra non ancora finita ; di certo ce n’erano molti altri di piddini, a titolo personale : ” Le bandiere le doveva portare il partito, non i singoli. Ma quelli come Marino o la sottoscritta non dispongono delle bandiere del partito… le tengono sotto chiave! “ ha commentato il giorno dopo una militante del Pd umbro su FB…
Già sulle affollatissime scale mobili all’uscita della metro di Termini, un turista straniero stupito dalla folla, ci ha chiesto sussiegoso ” football ?” Risposta in coro : ” noooo, manifestazione politica, contro berlusconi ! ” Speriamo che lo dica in giro al paese suo che non siamo tutte capre in italia. Si, Bonanni e sodali han capito bene, era una manifestazione politica, di gente che chiede rappresentanza diversa dalla loro.
Un altro compagno m’ha poi raccontato : “a me sulle scale all’uscita dalla metro, uno spagnolo mi ha chiesto se eravamo tutti comunisti, io ho detto che erano presenti solo i dirigenti…i compagni iscritti partecipano solo alle manifestazioni più importanti…”
Orgoglio di esserci in quella grigia giornata d’autunno , caldo, cielo carico di nubi e di pioggia che solo a fine giornata s’è espressa in temporale liberatorio… che anche dio sia con noi !? Non è la prima e non sarà l’ultima…

SCIOPERO FIOM: ADESIONE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DELL’UMBRIA ALLA MANIFESTAZIONE DI DOMANI A ROMA

15 ottobre 2010

“Ieri i lavoratori della Merloni hanno riproposto la questione che riguarda la vertenza  sulla loro azienda, mentre a Roma gli studenti manifestavano contro la riforma universitaria. E domani un milione di persone sono attese all’appuntamento principale della

Luciano Della Vecchia

protesta, a testimonianza che, al di là del dibattito politico ufficiale, il lavoro è la prima priorità per gli italiani e la Fiom è isolata dalle istituzioni ma non nella società. Noi siamo con l’Italia che non si piega”. Così il capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale, Damiano Stufara, ha annunciato l’adesione allo sciopero di domani, sabato 16 ottobre, indetto dalla Fiom, nella conferenza stampa che si è tenuta stamani a Palazzo Cesaroni ed alla quale erano presenti il vicepresidente del Consiglio, Orfeo Goracci, i segretari provinciali del Prc di Perugia e Terni, Enrico Flamini e Angelo Morbidoni ed il responsabile regionale Lavoro, Luciano Della Vecchia.
“L’adesione allo sciopero di domani da parte del nostro gruppo consiliare è totale – ha detto Stufara – perché c’è la necessità di costruire una opposizione sociale alle politiche del Governo. Per contrastare la logica di Marchionne e di chi lo emula nello smantellare il contratto collettivo
nazionale di lavoro con la contrattazione individualizzata, dove l’unico soggetto che detta le condizioni è l’impresa e gli altri soccombono”. “Noi – ha spiegato Stufara – vogliamo fare come in Germania, dove una grande azienda  come la Siemens, con centinaia di migliaia di occupati,
rispetta il patto con il quale si impegna a licenziare solo in accordo con le organizzazioni sindacali. Oggi, in Italia, la questione sociale, quindi le problematiche legate al lavoro, e la questione democratica, vale a dire il rispetto della Costituzione, sono due facce della stessa medaglia”.

Arte, Roma: all’Atelier degli Artisti “Espressioni diseguali”

14 ottobre 2010

Dal 14 al 24 ottobre l’Atelier degli Artisti di Roma presenta la mostra di pittura e scultura “Espressioni diseguali”. Espongono Luciana Ronchi, Vincenza Spiridione, Carla Sassaroli, David Olivetti, Alessandra Lampiasi, Chiara Ascolinio, Carlotta Tecchio, Maria Tommasello, Pablo Reyna, Silvia Vagnoni, Kelly Costa, Aleksandra Kasperek, T. Di Bartolomeo, Bebeto Costa, Roberto Tibaldi, Washington Arléo.

“ESPRESSIONI DISEGUALI ” : la manifestazione di Arte Contemporanea non intende essere un contenitore di diverse espressioni artistiche, piuttosto una riflessione collettiva, seppure individuale, sulla condizione umana di oggi. Pittura, scultura, incisione sono tutti costituenti dell’arte, dove personalità diseguali vivono, si raccontano, comunicano ricerca, incontri, messaggi. L’arte è la risoluzione visiva dei contrasti, dei sinonimi e contrari. Per Eraclito, il tumulto della vita si placa nella visione intellettuale dell’armonia dei contrari, che non sono altro che facce opposte di una medesima realtà.
“Nel medesimo fiume non è possibile entrare due volte, né toccare due volte sostanza mortale nella medesima condizione: ma per la rapidità del cambiamento si dissolve e di nuovo si riunisce, o meglio: né di nuovo, né più tardi, ma contemporaneamente si raccoglie e si disperde, si avvicina e si allontana” –  ( Eraclito, frammenti ).
Con differenti modalità linguistiche, espressive e tematiche, un gruppo di artisti espone e presenta opere che si concretizzano in arte emozionale, dove linea e colore sono gli elementi usati in modo specifico per esprimersi : un linguaggio che crea sulla tela o con la materia l’esperienza soggettiva. Pur nella loro diversità, alcuni elementi sono comuni a tutte le opere : l’uso di contrapposizioni capaci di produrre grande espressività attraverso i contrasti, semplificazione delle forme, nessuna indicazione di indici prospettici, composizioni basate su larghe superfici campite, sono le condizioni condivise di soggettive interpretazioni della scena, espressioni delle sensazioni e dei sentimenti che rendono evidenti l’energica vitalità del gesto. (Livia Compagnoni )

Atelier degli Artisti
Via dell’Arco di San Calisto, 40 – 00153 Roma Trastevere
Tel: 06 – 96.844.351 – Email: info@atelierdegliartisti.it

 

Il Sentiero Francescano visto da un’olandese

30 agosto 2010

di Chantal Sikkink

Chantal Sikkink

La passeggiata francescana è una passeggiata messo a puntino da un olandese, Kees Roodenburg. Ha cominciato a studiarsi una passeggiata “alternativa” a Santiago di Compostela, la quale secondo lui è un po’ troppo “raffinata”, cioè troppi alberghi, gente che non è rispettosa mentre magari fa la fila davanti alla tomba di San Giacobbe.
A lui ciò non piace e poi preferisce l’Italia più che la Spagna come paese per le passeggiate.
Non è geloso dei “Santiagiani” ma lui preferisce arrivare a piedi a Roma.
Il suo primo libro risale al 1994, un libro dove descrive la passeggiata, fin nei minimi dettagli, completo d’indirizzi per il ristoro,   pernottamenti, ristoranti, negozi così come delle cartine topografiche. Era più un libro pensato e scritto per parenti ed amici, che per chi ama il trekking.
Inizialmente si andava da Assisi via Terni a Roma. Poi scoprì più luoghi  al nord d’Assisi collegati sempre a San Francesco, come il monte La Verna, dove il Santo ricevette le stigmate.
Scopri pure la passeggiata di 500 km descritta da Helene Nothenius che la nominò  “Franciscania”, da Firenze-Assisi-Roma.
Roodenburg (che ora ha 75 anni) controlla e rifà spesso la sua passeggiata, soprattutto perchè  negli anni passati ricevette segnalazioni di tratti non ritrovati seguendo le sue indicazioni. Qualche volta colpa il vandalismo, qualche volta magari perché il sentiero è sparito in un lago artificiale o un albero è stato tagliato (il percorso viene segnalato tramite delle righe orizzontali: rosso-bianco-rosso e il segno del Tao.
Esiste anche un sito dove le persone possono segnalare i problemi riscontrati e dove Roodenburg prende spunto per aggiornare la sua guida.
Ogni tanto cambia anche radicalmente il percorso, ha fatto così con un tratto vicino a Spoleto, che ora è diventato zona industriale ed .ha spostato il percorso, cercandolo più in alto.
Comunque sia, Roodenburg vede la sua guida come uno spunto, “il percorso ideale, è il percorso che la persona stessa sceglie”.
Noi abbiamo iniziato la nostra passeggiata qua, in Italia, più preciso a S. Ellero, ma ci sono pellegrini che partono dall’Olanda, costeggiando il Reno, passando per gli Alpi attraverso la Svizzera o via Bolzano.E’ il percorso olandese più antico.
Il percorso descritto da Roodenburg è diviso in 32 tappe ed  è attualmente 495 km. C’è chi lo fa d’una tirata o lo fa a tratti come noi. L’anno scorso abbiamo coperto il tratto S. Ellero – Sansepolcro, quest’anno faremo Sansepolcro – Valfabbrica. Se tutto va bene, arriveremo a Roma, S. Giovanni in Laterano nel 2013.
Sono rimasta colpita dal fatto che questa passeggiata è molto conosciuta in Olanda e Germania ed anche dal fatto che tutti conoscono questo Roodenburg. Negli alberghi da lui indicati si può avere  il 10% di sconto E’ una passeggiata dura, ma molto speciale, c’è poca confusione, non c’è la massa ed hai il tempo di goderti “i silenzi” della natura  e caricare la memoria di immagini stupende

Orazio Antinori

11 ottobre 2009
orazio antinori 1811 - 1882

orazio antinori 1811 - 1882

L’arabo perugino.

di Loris Accica


Il 23 ottobre 1811 nasce a Perugia Orazio Antinori, dal marchese Giacomo e dalla contessa Tommasa Bonaini Boldrini, di antica nobile famiglia.

Avviato agli studi nel collegio dei benedettini dell’Abbazia di San Pietro, ne esce diciassettenne senza alcun diploma, per la scarsa propensione agli studi.

La sua smodata passione è il disegno e la caccia. Un monaco gl’insegna i segreti e l’arte della tassidermia, un professore di scienze naturali lo indottrina sull’ornitologia e, in pochi anni Orazio Antinori diventa il più esperto conoscitore, disegnatore e imbalsamatore di uccelli della regione, mettendo insieme una ricchissima e corposa collezione, che in seguito dona all’Università degli Studi di Perugia.

Nel 1838 acquisita una notevole esperienza in queste discipline, si trasferisce prima a Roma, alla corte del principe Conti di Albano come preparatore naturalista e poi a Canino, nella bassa maremma, alla corte del principe Carlo Luciano Bonaparte col quale collabora alla stesura e all’edizione della “Fauna italica” e del “Conspectus generum avium”.

I capovolgimenti politici nazionali, culminati nella prima guerra d’indipendenza, coinvolgono a tal punto il sedentario marchesino, che improvvisamente sospinto da un’entusiasmo dirompente, lo trasformano in un fervente patriota ispirato dai principi liberali.

Torna a Perugia nei primi mesi del 1847, si immerge letteralmente nei circoli liberali repubblicani dove aleggia il pensiero mazziniano, entra in massoneria presumibilmente nel 1848 e siede sugli scranni tra le Colonne con i Fratelli Ariodante Fabretti, Giovanni Pennacchi, Reginaldo Ansidei, Pompeo e Nicola Danzetta, Carlo Bruschi ed altri, divenendo attivo protagonista della “Vendita” perugina e degli alti gradi del Rito Scozzese Antico ed Accettato.

L’anno successivo si arruola come ufficiale nell’esercito pontificio, agli ordini del comandante Giovanni Durando e partecipa alla sfortunata campagna del Veneto, dove il 9 maggio a Cornuta, è colpito da una pallottola austriaca al braccio destro. A giugno è ancora al fronte nei pressi di Vicenza e batte in ritirata col suo reggimento.

Tornato nella capitale dello Stato pontificio, partecipa intensamente ai moti democratici d’indipendenza per la costituzione della Repubblica Romana, battendosi con coraggio, da tiratore scelto qual’era, nell’assedio di Roma, che induce alla fuga papa Pio IX. e, con Giuseppe Mazzini ed altri, il 17 marzo 1848, è eletto deputato alla Costituente della Seconda Repubblica Romana.

La successiva caduta della Repubblica con conseguente restaurazione papalina, costringono l’Antinori al volontario esilio e lascia l’italia per un percorso itinerante in Grecia, Turchia, Egitto e Sudan. Un esilio che rappresenta anche la chiave di svolta della sua vita avventurosa.

In questo periodo la sua unica fonte di sostentamento è la caccia di animali, che imbalsama e vende a musei di Germania e Inghilterra, con il sostegno e la collaborazione del socio occasionale Guido Ganzenbach, console svizzero, col quale instaura una duratura amicizia.

Nel 1858, con la morte del padre eredita una discreta fortuna, pari a tredicimilalire, che gli consente un’ indipendenza economica e soprattutto la ripresa degli studi naturalistici con un ambizioso programma di esplorazione di quegl’immensi territori sconosciuti nel continente africano.

L’anno successivo infatti torna in Africa, fissa la sua base a Kartum e inizia a compiere una lunga serie di escursioni nel Sudan e in Egitto, e consacra definitivamente la sua vocazione all’esplorazione conseguendo tangibili risultati scientifici.

La spedizione incontra ostacoli di ogni tipo, sofferenze fisiche e malattie comprese, deve fare i conti con guide, portatori, tribù ostili, tanto che più volte rischia la vita, come quando davanti ad un leone, si accorge che ha il fucile caricato a pallini per piccoli uccelli. Ma la fortuna aiuta gli audaci e l’Antinori di coraggio ne ha in abbondanza, una dote innata che lo sostiene per tutta la vita.

Tornato a Kartum prende amara coscienza di trovarsi sul lastrico. I denari che aveva lasciato in deposito, a causa di un fallimento, sono perduti. Corre a Smirne dove aveva consegnato il resto del contante, ma non riesce a riscuotere una lira, perché il depositario nel frattempo era morto.

Con l’aiuto del fratello Raffaele riesce a rientrare in Italia nel 1861, è festosamente acclamato dagli amici e i Fratelli di Loggia lo eleggono Venerabile, ma trova a Perugia una situazione politica profondamente mutata.

L’Umbria insieme con altre regioni, fa parte del regno d’Italia e il re di Casa Savoia è Vittorio Emanuele II. Dopo due anni d’intensa attività massonica e politica, col mal d’Africa che si ritrova, torna al Cairo e presenta i risultati dell’ampia opera di esploratore, geografo, di osservatore della flora e della fauna, nonché degli usi e costumi indigeni.

Antesignano nel documentare scientificamente, le sue opere unanimemente considerate autorevoli, sono richieste ed accolte da tutte le riviste specializzate d’Europa.

Vendute le sue notevoli preziose collezioni ornitologiche al Governo per oltre ventimilalire, si trasferisce a Torino, dedicandosi alla stesura di altre documentazioni da pubblicare. E’ qui affiliato alla Loggia massonica Dante Alighieri, dove Ariodante Fabretti è il Venerabile e con lui, da Torino, si adopera per il rilancio della massoneria a Perugia e a Terni riuscendo infine a costituire una Gran Loggia dell’Umbria, che poi confluirà nel Grande Oriente d’Italia.

Nel 1866 parte alla volta della Tunisia per realizzare un accurato tracciamento della cartografia idrografica ed un eccellente repertamento di vari monumenti archeologici  d’epoca romana.

L’anno successivo insieme con altri insigni geografi, fonda la Società Geografica Italiana, con sede prima a Firenze poi a Roma e né è direttore e segretario, impegnandosi non poco anche alla realizzazione del Notiziario Scientifico il cui primo numero è datato 1868.

La fama acquisita e l’autorevolezza riconosciutagli inducono il Governo italiano ad inviarlo, quale rappresentante dello Stato, alla cerimonia d’inaugurazione del Canale di Suez, che si tiene il 17 novembre 1869, alla presenza dell’imperatrice Eugenia, consorte di Napoleone III, di molti regnanti e centinaia di ministri provenienti da tutto il mondo. Con l’occasione qualche giorno dopo si dirige per un’ennesima esplorazione intorno al mar Rosso e nel paese dei Bogos.

Orazio Antinori è ancora ad Assab per la caccia a fini puramente scientifici, quando Sapeto al comando della compagnia Ribattino, prende possesso dell’intero territorio d’Etiopia.

Rientrato in Italia il Ministero della Pubblica Istruzione gli dà mandato di compiere la “Grande Spedizione” finalizzata all’esplorazione dei grandi laghi equatoriali e, alla partenza è solennemente salutato dal principe Umberto. Questa volta coinvolge anche l’amico fraterno Giuseppe Bellucci, noto docente e più volte rettore dell’Università degli Studi di Perugia. Gli esiti della spedizione tuttavia, risulteranno disastrosi per la diffidenza e l’ostilità del governatore egiziano ed un banale incidente di caccia lo priva della mano destra.

Malato e demoralizzato, decide di non rientrare in Italia e accetta l’ospitalità di Menelik, imperatore dello Scioa, autoproclamatosi re dei re, il quale gli concede un’ampio territorio dove l’Antinori edifica in breve una vera e propria stazione scientifica secondo gli standard internazionali più evoluti del tempo.

Quasi certamente Orazio Antinori rappresenta anche il punto di riferimento del Governo italiano per il compimento delle imprese coloniali d’Africa, poiché quella parte del Continente assurge a straordinaria importanza strategica militare e commerciale dopo l’apertura dell’istmo di Suez.

Certo è che la sua vita sembra un bellissimo e affascinante racconto. In Europa gli scienziati lo ritengono un talentuoso naturalista esploratore, a Perugia anche un patriota e pilastro fondamentale della massoneria umbra, ma le sue doti sono ancora più grandi, perché vive e si adopera costantemente nel percorso della conoscenza per il progresso dell’Italia e dell’intera umanità.

Sente dentro di sé questa missione e vi si dedica con coraggio, con generosità, con passione e perizia, trasmettendo al mondo intero tutto quello che in campo zoologico, naturalistico, geografico, cartografico e astronomico riesce a scoprire e descrivere con precisione nelle sue opere, pare trentasei pubblicate .

Anche nell’ultimo periodo della sua esistenza si affanna per realizzare una scuola tecnica agraria a beneficio degli indigeni e al tempo stesso promuovere l’espansione del commercio italiano con questa regione d’Africa.

Ed è qui a Let-Marefià che, gravemente malato da mesi, “l’arabo perugino” spira il 26 agosto 1882. Gli indigeni perdono un carismatico rispettato amico e l’imperatore fa erigere in suo onore una tomba a forma di capanna, secondo le tradizioni abissine. Il mondo intero perde una grande figura risorgimentale con l’irresistibile vocazione alla scienza, che spesso oggi come ieri, il grande pubblico non conosce.

Nel 1936, con l’occupazione coloniale italiana d’Etiopia, i primi soldati che arrivano, trovano la tomba di Orazio Antinori ancora intatta. Dopo cinquantaquattro anni.

“Io credo che poche ebrezze siano comparabili a quella di colui che si mette in cammino per inoltrarsi verso paesi ignoti…” così ben riassume anche le motivazioni che sono alla base del periodo “romantico” della scoperta del continente africano, il cui interno rimane praticamente sconosciuto agli europei fin quasi la fine del XVIII secolo.