Posts Tagged ‘russia’

La “Sinistra” accoglienza

29 novembre 2017

socciRiceviamo e pubblichiamo

E’ curioso lo slancio umanitario che ha colto d’improvviso la Sinistra italiana di fronte all’inedita marea migratoria di questi mesi. Perché storicamente non ha proprio le carte in regola in tema di “accoglienza”.

Su queste colonne più volte è stato ricordato l’atteggiamento comunista nei confronti dei profughi di Istria e Dalmazia, nel dopoguerra. (more…)

Sapore d’Umbria a San Pietroburgo

27 ottobre 2014

irina 1A cura della Redazione

San Pietroburgo, seconda città della Russia per dimensioni e popolazione e una delle più belle città d’Europa, dista circa 2200 km in linea d’aria da Perugia. In un luogo così lontano e così ricco di cultura e tradizioni, non avremmo mai pensato che potesse battere forte forte un cuore per l’Umbria. Molte sono le ragioni per andare a visitare San Pietroburgo come vivere l’emozione delle notti bianche, quando il sole non scende mai sotto l’orizzonte e non cala la notte, o ammirare l’Hermitage, il museo che ospita una delle più importanti collezioni d’arte del mondo, o vivere la magnificenza di Palazzo di Caterina, l’ex-residenza estiva degli imperatori russi. Giunti nella città che fù a lungo capitale dell’Impero russo e sede della Corte degli Zar, se si raggiunge Sezhinskaya Street è possibile ritrovare (more…)

Risposta a Fausto Bertinotti, comunista pentito

5 settembre 2014

Riceviamo e pubblichiamo

Per rilanciare il progetto del Socialismo reale, della rivoluzione, del cambiamento, del rovescio del malato sistema capitalista, occorre anche evitare di ripetere i soliti dogmi e le consuete “liturgie”; al contrario, bisogna innanzitutto compiere una analisi critica e profonda del nostro passato, purchè tale analisi non sia liquidatoria (cosa che già hanno fatto e continuano a fare in molti, anche tra coloro che si professano Comunisti), dato che non è possibile cancellare decenni di storia che hanno fortemente influenzato gli eventi del secolo da poco concluso.

Come è stato liquidato il Socialismo reale durante la “monarchia bertinottiana”? In occasione di un convegno tenutosi a Livorno intorno alla prima metà degli anni ’90, Bertinotti presentò un temino ginnasiale in cui cancellò l’intera storia del ‘900.
Togliatti – che pur essendo stato leninista ebbe le sue responsabilità sia sul (more…)

Politica:Un pomeriggio davanti ad un caffè… per caso

14 dicembre 2013

di Francesco La Rosa

Un incontro e una conversazione come capita di farne tanti  fra amici al bar, scambio di opinioni a ruota libera e senza una scaletta precisa, a caso, sugli argomenti del giorno, Forconi, Europa, Letta ecc. Alla fine ho pensato (more…)

INCONTRI – ENRICO SARSINI: LA FOTOGRAFIA TRA STORIA E STORIE. PARTE I

1 ottobre 2013
Benedetta Tintillini

Benedetta Tintillini

di Benedetta Tintillini

Sono di fronte ad un grandissimo fotoreporter, che ha vissuto in prima persona, ed immortalato, gli eventi più importanti della Storia (quella con la S maiuscola) degli ultimi 60 anni.

Ho la straordinaria possibilità di ascoltare storie ed eventi da chi li ha vissuti in prima persona, ma tale è l’affetto che ci unisce e la sua spontaneità da non rendermene conto, e mi perdo in una piacevolissima chiacchierata. (more…)

SOCCI: “QUESTA NON E’ UNA CRISI. L’ITALIA E’ BOTTINO DI GUERRA”

11 febbraio 2012

Quando Mario Monti diceva la verità e ci vedeva lungo: “Sui mercati è nato un vero e proprio conflitto”. E noi siamo la preda grossa. «Sembra che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno», scrive il Papa nel suo messaggio per la giornata mondiale della pace. Ma da dove viene questa tenebra che produce ansia e insicurezza? Cosa esattamente sta accadendo e perché? I saputelli di casa nostra indicano il nostro «debito pubblico», ma la risposta è sbagliata (e provinciale) perché era a questi livelli anche dieci anni fa. Del resto il Giappone ha un debito pubblico che è quasi il doppio del nostro e un’economia che va male eppure non è minacciato da speculazione e default. Noi abbiamo le nostre colpe, ma è assai più complesso scoprire perché d’improvviso tutto l’Occidente (anche Francia, Spagna o Germania e Stati Uniti) si trova sull’orlo dell’abisso. Il primo passo per capire e uscire fuori dalla foresta oscura è dare il giusto nome alla cose.

Diciamo allora la verità. Quella in cui ci troviamo non è una «crisi», ma una «guerra». Passa un’enorme differenza tra le due situazioni. Una «crisi» infatti è come un disastro naturale (terremoto o alluvione) o come la traversata di un deserto: ci fa sentire uniti da un compito comune e fa dire a delle persone in gamba che è addirittura «un’opportunità» (espressione che io però userei sempre con cautela o mai perché ci sono delle vittime). Ma una «guerra» invece non è «un’opportunità» per nessuna persona perbene (solo loschi potentati bramano guadagnarci, ma di certo nessun uomo che abbia una moralità). In una guerra ci sono nemici, interessi in conflitto e forti che assalgono deboli. In una guerra è vitale capire chi sta combattendo, per cosa e come.

E da che parte stiamo noi. A me pare che molte persone in gamba (penso al mondo cattolico) siano incorse nell’abbaglio di confondere una guerra con una crisi, scambiando lucciole per lanterne, o le cannonate delle artiglierie per i fulmini di un temporale o per i fuochi d’artificio della festa paesana. Ha colto bene la situazione invece il gruppo di Alleanza Cattolica di Massimo Introvigne che sulla rivista “Cristianità” ha proposto una riflessione molto interessante, partendo proprio dalla nozione di «guerra». È proprio perché non ci si è ancora resi conto che siamo in guerra – dice Cristianità – che molti, i quali condividono ideali comuni (per esempio cattolico-liberali o ispirati alla dottrina sociale della Chiesa) «rischiano di dividersi tra loro»: sui «sacrifici», il «governo dei tecnici», l’Europa e altro. Ed è anche per questo che in Italia i vecchi schieramenti politici si frantumano e tutto sta cambiando.

Capiamo allora di che tipo di guerra si tratta. «Cristianità» spiega: «Almeno dal 2008 è in corso una guerra mondiale più difficile da capire di altre, perché combattuta non su campi di battaglia militari – almeno non principalmente, perché non mancano episodi di questo genere, come la guerra in Libia – ma nelle borse, nelle banche e nel sistema finanziario internazionale. Che questa sia una modalità delle moderne guerre dette “asimmetriche”, a proposito delle quali la parola “guerra” è usata in senso proprio e non solo metaforico, è stato chiarito dagli stessi ideatori della nozione di “guerra asimmetrica”, i colonnelli dell’esercito della Repubblica Popolare Cinese Qiao Liang e Wang Xiangsui, che nel loro libro “Guerre senza limiti. L’arte della guerra asimmetrica tra terrorismo e globalizzazione”, talora presentato come “la Bibbia dei nuovi conflitti”, oltre all’esempio del terrorismo citano precisamente quello delle aggressioni attraverso tecniche di tipo finanziario». Anche Mario Monti concorda che il problema comincia nel 2008 con la grande esplosione dei «subprime» americani (costata 4.100 miliardi di dollari che hanno dissestato l’economia mondiale). In una conferenza tenuta alla Luiss nel febbraio scorso affermava che anche in quel caso il disastro «è stato per un problema di regole e soprattutto di “enforcement” delle regole» (cioè di attuazione, esecuzione delle regole) e – proseguiva Monti – «non tanto per carenze nei meccanismi di “enforcement” quanto per il motivo più brutto che può star dietro a questa mancanza». Monti indicava l’atteggiamento dell’autorità che doveva sorvegliare i mercati e «le sue genuflessioni di fronte al mondo del grande capitalismo americano in quegli anni… ma anche abbiamo visto l’asservimento di finalità sociali, come quella di dare l’alloggio in proprietà ad ogni americano.

Per cui si sono fatte cose turpi. Nessuno ha osato richiamare al rispetto di certe regole che pure esistevano». Anche Monti – a proposito di questa regolazione dei mercati – parla di «conflitto, non armato, ma conflitto». Resta da capire se, quanto e come tale regolazione «bellica» di forze finanziarie più potenti degli stati possa essere imposta da tecnocrazie spesso provenienti dallo stesso mondo finanziario e bancario e con procedure che sembrano annacquare sempre più democrazia e sovranità popolare. «Cristianità» scrive: «Dopo che la crisi del 2008, seguita dall’elezione di un presidente degli Stati Uniti particolarmente inadatto a governarla, ha dimostrato che per la prima volta dopo la fine della Seconda guerra mondiale l’egemonia statunitense può essere messa in discussione, si è scatenata una guerra asimmetrica di tutti contro tutti per cercare di sostituirla con “qualche cos’altro”, dove i principali contendenti sono la Cina, alcuni Paesi arabi – che si muovono anche secondo una logica di tipo religioso -, e il BRI, sigla riferita a Brasile-Russia-India, Paesi che si considerano le potenze economiche emergenti del futuro e formano il cosiddetto BRIC con la Cina, con cui però hanno interessi non coincidenti». Questa descrizione della situazione ha molti annessi: per esempio l’atteggiamento della Gran Bretagna risente del fatto che la sua prima «industria» è quella finanziaria e i capitali che hanno scelto Londra come loro «patria» sono anzitutto quelli del petrolio arabo. Bisogna tener presente infatti che i protagonisti in campo non sono solo degli interessi nazionali definiti perché vi sono ormai masse di capitali, senza patria e più potenti degli stati, che si muovono su loro logiche di profitto (o anche ideologiche o religiose). Inoltre ci sono errori degli Stati Uniti e dell’Europa che hanno contribuito grandemente a dar fuoco alle polveri e a rendere l’Europa il vaso di coccio o meglio la preda.

Primo: gli Usa hanno «dopato» la loro economia non solo con le «bolle» speculative, ma anche consentendo alla finanza quell’errata globalizzazione che ha trasformato l’Asia e soprattutto la Cina in produttore a basso costo. Per questo hanno consentito quell’ingresso di schianto e senza condizioni della Cina nel Wto che ha messo in ginocchio le nostre produzioni e ha trasformato la Cina oggi nel «padrone» degli Usa (visto che ne detiene una parte significativa del debito pubblico).

Secondo: In Europa, col crollo del comunismo e la riunificazione della Germania, è riesploso lo scontro fra interessi nazionali, si è accantonata la cultura cattolica europeista di Adenauer, Schuman e De Gasperi e si è dato il potere a una tecnocrazia che ha inventato un’altra Europa, quella della moneta unica, senza una banca centrale come referente finale e senza un governo politico federale. Così esponendo l’euro e l’Europa – inermi – agli assalti.

In questo scenario «bellico» l’Italia è un vaso di coccio che ha perfino osato andare per conto suo alla ricerca del petrolio libico e del metano russo.

Perciò hanno usato il suo storico debito pubblico (e certi errori della sua classe politica) per punirla e metterla a guinzaglio essendo peraltro una preda appetitosa per i tesori che possiede (dal grande risparmio delle famiglie, alle aziende di stato, al patrimonio pubblico in generale) e che molti vogliono spolpare. La guerra continua e non è chiaro come si difende l’Italia e chi sta con chi.

Antonio Socci

 

 

Internazionalizzazione: le possibilità offerte dal mercato russo per le imprese umbre

27 febbraio 2011

Un mercato interessante e in espansione quello russo che è stato accuratamente descritto in occasione della Country Presentation Russia, che si è svolta oggi pomeriggio nell’auditorium di Confindustria Perugia. L’incontro fa parte del ciclo di appuntamenti organizzati da Confindustria Perugia, in collaborazione con Umbria Export e con SFCU, per illustrare le potenzialità di alcuni tra i mercati maggiormente in espansione. I prossimi seminari saranno dedicati ad approfondire la conoscenza di Argentina, Brasile, Cina, Medioriente, Polonia e Tunisia. Nel corso della presentazione sono state illustrate le opportunità economiche offerte dal mercato russo, con particolare attenzione agli aspetti tecnico-commerciali e doganali legati a questo Paese. La Federazione Russa è prima al mondo per estensione geografica, decima per economia mondiale in termini nominali e sesta per economia mondiale in termini di potere di acquisto. Dal 1995 al 2010 il PIL russo è cresciuto con un tasso medio del 3,3%, con un picco del 12% nel 1999 e, per effetto della crisi economica globale, -8% nel 2009. Ciò nonostante, in seguito a una serie di profonde riforme politiche e fiscali, gli ultimi dati del Fondo Monetario Internazionale evidenziano che la Russia è riuscita a compiere una rapidissima ripresa con una crescita nel 2010 di oltre il 4,3%. Anche per queste ragioni rappresenta uno dei mercati più ambiti dalle imprese umbre. Ad approfondire i diversi aspetti di interesse delle imprese sono stati professionisti di diversi settori che conoscono bene il paese e che sono stati in grado di far conoscere le opportunità commerciali e gli aspetti doganali e finanziari del mercato russo. Ad aprire i lavori sono stati gli interventi di saluto di Antonio Campanile, Presidente Confindustria Perugia, Gabrio Renzacci, presidente dei Sistemi Formativi Confindustria Umbria e Massimiliano Tremiterra, Direttore Centro Estero Umbria. Roberto Pelo, Direttore Ufficio di Mosca dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero, ha descritto in modo dettagliato le caratteristiche della Russia sottolineandone le opportunità commerciali.

Sergej Olenich, Vice Direttore Rappresentanza ZAO Rosteck-ITE in Italia, ha presentato il sistema doganale in Russia e i servizi dell’ufficio doganale russo che si trova all’interporto di Jesi.

Michele Raris e Cataldo Quatela, del Coordinamento Banche Area CIS & South Mediterranean, si sono soffermati sugli aspetti industriali e finanziari del mercato russo.

L’operatività di Sace e Simest in Russia sono stati illustrati rispettivamente da Valerio Alessandrini, Senior Account Manager, Coordinatore Lucca-Toscana ed Umbria di SACE e da Alessandra Colonna, Responsabile Comunicazione e Media di SIMEST.

L’incontro si è concluso con la testimonianza aziendale di Carlo Falcinelli, Direttore Strategie Industriali e Sviluppo Internazionale della Colussi S.p.A.