Posts Tagged ‘san francesco’

Ambiente: Sacro convento Assisi aderisce a campagna “Un albero in più”

4 ottobre 2019

Padre Fortunato, ognuno dei 70 frati pianterà un albero

La comunità francescana del Sacro convento di Assisi ha aderito alla campagna “Un albero in più” promossa dalla comunità “Laudato Si”. Lo ha annunciato il direttore della Sala stampa del Sacro convento di Assisi, padre Enzo Fortunato, intervenendo alle celebrazioni per la Festa di San Francesco.
Padre Fortunato ha reso noto che ognuno dei frati della Comunità, una settantina, pianterà un albero.
La campagna “Laudato si” ha l’obiettivo di piantare in Italia 60 milioni di alberi nel più breve tempo possibile: “un albero per ogni italiano: 60 milioni di alberi che dal loro primo istante di vita realizzano la loro opera di mitigazione dei livelli di CO2 nell’atmosfera“.

Sala Stampa – Basilica San Francesco Assisi – tel. 075 81 90 133

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4 OTTOBRE FESTA SAN FRANCESCO

4 ottobre 2019

francesco-teologo-20191002144500“In Italia e in Europa abbiamo nostalgia della cultura politica, ma oggi non si può delegare il compito politico solo a qualcuno, per quanto possa essere illuminato, né lo si può consegnare a qualche arrogante faccendiere arrivista (troppi!)”. Lo ha detto il custode del Sacro convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, intervenendo nella Basilica superiore di San Francesco all’inizio della messa per il 4 ottobre, Festa di San Francesco, celebrata dall’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori. Quest’anno è la Toscana a donare l’olio che alimenta la lampada votiva per la tomba di San Francesco.
“Ogni uomo è politico – ha proseguito padre Gambetti – ed è chiamato all’impegno politico, ‘un impegno di umanità e santità’. Fare politica è compito di ciascuno di noi, per far risorgere l’Italia, l’Europa”.
Alla messa sono presenti, fra gli altri, il presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, il Legato Pontificio per le Basiliche Papali, Cardinale Agostino Vallini, il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, il sindaco di Firenze, Dario Nardella.

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Assisi: le polemiche sui restauri degli affreschi secondo Sgarbi

25 febbraio 2015

Una “grande campagna” di raccolta fondi per il restauro della cappella di Santa Caterina, all’interno della Basilica Inferiore di San Francesco, è stata lanciata dai frati del Sacro Convento, in risposta alle polemiche dei giorni scorsi relative agli affreschi delle stesse Basiliche di Assisi. (more…)

Cannara: Collaborazione per la Valorizzazione di Piandarca luogo della Predica agli Uccelli di San Francesco d’Assisi

14 gennaio 2015

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Firmato, in mattinata, il protocollo di collaborazione per la valorizzazione degli itinerari francescani fra Assisi e Cannara afferenti a Piandarca luogo della predica agli uccelli di San Francesco d’Assisi.

I Sindaci di Cannara e Assisi (Fabrizio Gareggia e Claudio Ricci), il Vescovo Mons. Domenico Sorrentino, il Ministro dell’Ordine Francescano Alberto Ridolfi hanno condiviso un progetto spirituale e culturale (era presente il Consigliere di Assisi Franco Brunozzi e l’Assessore di Cannara Luca Pastorelli) teso a promuovere i temi della fraternità e dell’armonia con l’ambiente prospettando “il cammino lungo gli itinerari francescani” come strumento di consapevolezza, per le comunità e i giovani, nonché come opportunità per vivere “esperienze utili” da parte di ospiti e turisti.

Il protocollo “rafforza il legame fra i comuni di Assisi e Cannara anche per realizzare e predisporre progetti da presentare nel quadro delle leggi per la promozione culturale, ambientale e turistica.

RONCALLI-WOJTYLA: MIGLIAIA DI PELLEGRINI ALLA BASILICA DI SAN FRANCESCO

27 aprile 2014
Tomba di San Francesco

Tomba di San Francesco

Migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo sono giunti negli ultimi giorni ad Assisi, tappa sulla strada per Roma, dove domani assisteranno alla messa di canonizzazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II. E’ stato un afflusso ininterrotto di donne e uomini, che si sono sottoposti a file lunghissime per arrivare con auto e pullman ad Assisi e per entrare nella Basilica di San Francesco. (more…)

NESSUNO ESCLUSO, ILLUMINIAMO LE LAMPEDUSA DEL MONDO

31 dicembre 2013

foto“Nessuno escluso, illuminiamo le Lampedusa del mondo” è questo l’appello della rivista San Francesco d’Assisi e di Articolo21 affinchè politica, (more…)

SPELLO E CANNARA OMAGGIANO PAPA FRANCESCO CON L’INFIORATA

4 ottobre 2013

infIn occasione dell’arrivo di Papa Francesco ad Assisi, il 4 ottobre 2013, gli infioratori di Spello e di Cannara uniscono le forze per realizzare un’infiorata, un tappeto di fiori lungo circa 40 metri e largo 3 (circa 120 mq)che attraverserà il sagrato dellacattedrale di San Rufino, rievocando la festa del Corpus Domini che ogni anno le due città celebrano con le artistiche infiorate.

Composta di due bozzetti che si svilupperanno su 20 metri circa per ciascun gruppo di infioratori, l’infiorata che il sommo pontefice (more…)

Per il PD è giunto il tempo delle scelte

8 gennaio 2011

di Maurizio Ronconi

E’ evidentemente inconciliabile declinare l’allargamento di vecchie coalizioni di sinistra con la determinazione ad aprire una nuova fase politica. Il riferimento a San Francesco e a San Benedetto nello Statuto regionale non potrebbe essere certamente inteso come un ripiego, come atto di cortesia o  un semplice restyling statutario, ma come pietra miliare di reale cambiamento. Chiarezza e sincerità impongono scelte ineludibili e rifuggire da compromessi che sarebbero solo dannosi ed ingannevoli.

Santuario della Verna : Il rumore del silenzio

14 luglio 2010

Cappella dell'Ascensione

di Gianna Nasi

Capisci subito dai tuoi passi che dal viale  ti porta al Santuario che è un luogo spirituale: sembra quasi che le persone non facciano neanche rumore camminando e se ne stiano in ammirazione della natura. Un bosco ricco e intenso  fra le rocce a picco.

I bassorilievi robbiani rappresentano immagini sacre e la più interessante è sicuramente quella all’interno della chiesa: a destra e a sinistra in basso della pala, si elevano da due vasi due rami di frutti alternati ma tutti facente parte dello stesso ramo che si ricongiunge al centro in alto nella simbolica rappresentazione di Dio. Sotto Gesù in mezzo a quattro coppie di angeli, e in basso gli apostoli con al centro una donna (La Maddalena?). Sempre in chiesa una teca con un saio racchiuso dal vetro.

Cappella dell’Ascensione,  costruita nel 1601 contiene una delle più grandi opere    (m 4,70 x 3,20)  di Luca della Robbia del 1490 .

suora nella Sala delle Stimmate

Più avanti il corridoio che porta al letto di S. Francesco. Fra le rocce consumate dal tempo  una grata a mò di protezione di quello che una volta era il etto del santo, con dei rosari e delle foto dove i pellegrini lasciano le loro speranze. Ma quando te ne stai li senti il rumore del silenzio. Le orecchie quasi vibrano. Come diceva una vecchia canzone di Art and Gurfunkel, The sound of silence “..no one dare to disturb the sound of silence”. Infatti non riesci neanche a parlare e immagini il piccolo frate che dormiva in un luogo cosi freddo umido e buio ma con un cuore pieno  di calore umano e spirituale e il desiderio e la determinazione di fare e lottare per il  bene.

Reduci dai mondiali di calcio dove la novità più pubblicizzata è stata la vuvuzela, una trombetta stonata con cui manifestare il proprio entusiasmo, e i clacson dopo le vincite delle varie squadre, le discussioni  sui decibel dell’ assordante musica in discoteca, il modo arrogante e aggressivo usato dai più dove chi strilla più forte sembra avere ragione … penso che tutti dovremmo andare in un posto simile, per capire il significato perduto del silenzio.

… Le mani i i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte dai chiodi… il fianco destro trapassato come da una lancia…

Letto di San Francesco

Il silenzio consente la meditazione, una riflessione su se stessi per capire chi siamo e dove vogliamo andare, fuori dai percorsi obbligati e pieni di frastuono, di staccare la spina sul mondo frenetico e roboante che ci spinge avanti con forza e ci obbliga a fare tutto in fretta e sempre di più, senza garantire un risultato vero e soddisfacente, dove nel chiasso perdiamo la bellezza di un sorriso, un tramonto, un sussurro…..

Il letto di San Francesco, sulla nuda roccia era il luogo dove il Santo riposava, la grata di ferro fu collocata per proteggere la pietra dai pellegrini che credendola sacra che ne asportavano i pezzi

Con l’assenza di suono ci si può anche riconciliare con la natura bellissima che ci circonda e di cui scopriamo l’esistenza solo nelle discussioni sul biologico, sull’ ogm, le coltivazioni rovinate dalla tempesta, o le catastrofi naturali. Nel suono del silenzio ci possiamo guardare dentro e fuori riscoprendo che siamo fatti di materia e di spirito e proprio questo è un modo per ritrovarne la tanto sperduta unità.

Spiritualità, il Beato Giolo da Sellano

25 Mag 2010

Testo e foto di Emanuela Ruffinelli

L’Umbria è una regione ricca di tradizioni e di storia. Essa offre al visitatore prospettive particolari, quasi intimistiche. La Grotta del Beato Giolo è una di queste.
Si trova a Forfi, frazione di Sellano nella piega del monte Jugo. Questo antro è da secoli oggetto di venerazione popolare. Il Beato Giolo nacque a Sellano intorno al 1250 e fu venerato per i suoi prodigi. Di lui si conoscono poche notizie. Ci racconta lo Jacobilli “…egli per fuggir l’occasione di offendere Dio et appressarsi a sua divina Maestà con la ritiratezza e con l’oratione e la penitenza, andò a far vita eremitica e solitaria in un monte chiamato Maggiore né confini di Sellano e Roccafranca, castello del comune di Foligno”.
Non sono lontani gli anni dello sviluppo dei vari movimenti penitenziali e in Umbria l’esempio di Francesco infiammava gli animi più sensibili. Del beato Giolo si ricordano due eventi miracolosi. Essi riguardano i due elementi primordiali per eccellenza: l’acqua e il fuoco. Il primo riguarda lo scaturire di una sorgente dal sasso vivo, nei pressi della grotta. Ad essa ancora oggi accorrono i devoti ritenendola salutare. Ricorda lo Iacobilli che “…i fedeli che vi concorrono per devotione, per essere liberati da molte infermità, nel bever quell’acqua molti ne sono rimasti guariti”. Il secondo avvenne per necessità. Arrivata la stagione del freddo e della neve: “…andando il Beato Giolo nell’inverno, nelle vicine ville, si fece dare alcune palate di accese bragie, e postele nella sua tonaca, se le portò alla sua grotta senza punto abrugiar la tonaca, con meraviglia dei circostanti”.

Il controllo dell’acqua e del fuoco è segno per il popolo della potenza divina che si manifesta attraverso le anime pure e indica nell’attore l’azione di Dio. Alla sua morte, nel 1315, annunciata dal suono improvviso delle campane di Sellano, ogni castello dei dintorni cercò di appropriarsi delle spoglie, ma vi riuscirono solo quelli di Sellano e ancora oggi tali reliquie sono custodite in un’urna posta nell’altare maggiore della parrocchiale di Sellano che l’ha scelto come compatrono, con San Severino. La festa del beato Giolo cade il 9 di giugno mentre la prima domenica di agosto ha luogo il pellegrinaggio alla grotta dai paesi limitrofi.
La grotta è posta in una posizione impervia e raggiungibile solo attraverso un angusto sentiero, ma è comunque meta di un intenso pellegrinaggio. Dalle pareti rocciose della grotta trasuda dell’acqua che si raccoglie in due piccole vasche ove, secondo la tradizione, si sarebbe lavato un rognoso che fu subito liberato dal male. I fedeli (anche malati e anziani) sono soliti sfiorare la roccia con le mani e molti prelevano piccoli frammenti di pietra da conservare in tasca tutto l’anno come protezione e devozione contro le malattie, dopo aver riposto le pietruzze prelevate l’anno precedente.

San Francesco e il miracolo di Gubbio

29 gennaio 2010

San Francesco e il lupo

di Emanuela Ruffinelli

Francesco, giunto un giorno nella città di Gubbio, apprese con dolore che la popolazione era spaventata, a causa di un grosso e feroce lupo che da molto tempo tormentava gli abitanti della zona, faceva strage di animali, ma assaliva anche uomini, donne e bambini e li uccideva.

Il Santo ebbe compassione di quella povera gente e, ispirato dal Signore, andò, solo ed inerme, ad affrontarlo: uscì dalle mura della città e andò incontro al lupo. Quando lo vide da lontano si fece il segno della Croce e si fermò ad aspettarlo in mezzo alla strada, con le braccia allargate. Il lupo si avvicinò a Francesco e stette ad ascoltarlo: “Caro lupo, non fare più male a nessuno e io ti prometto che gli abitanti di Gubbio si prenderanno cura di te”. Il lupo, come se comprendesse quelle parole, chinando il capo e agitando festosamente la coda, sollevò la zampa e la mise tra le mani di Francesco: era il suo modo di dirgli che sarebbe diventato mansueto  e non avrebbe più ucciso nessuno.

prof. Roberto Bellucci

Infatti il lupo divenne docile come un cagnolino, camminava per le strade del paese a testa bassa, giocava con i bambini, faceva la guardia alle case quando i proprietari uscivano. Gli abitanti di Gubbio, in cambio della sua bontà, gli davano ogni giorno tanto buon cibo. Quando il lupo, diventato vecchio, morì, tutti erano tristi e venne seppellito vicino al camposanto.

Il prodigioso incontro tra San Francesco e il lupo è stato narrato in molte lingue a bambini di tutto il mondo. E’ stato un incontro storico, carico di significati, tanto da essere sempre vivo nella memoria degli eugubini e dei cristiani di tutto il mondo. Chiunque sia venuto a conoscenza dell’episodio, anche in età giovanissima, non ne ha perso nel tempo, il ricordo, anzi ha mantenuto impresso nella mente l’ammansimento del feroce lupo che aveva tramutato la sua forte carica aggressiva in forza d’amore.

Gubbio

Nel centro storico della città di Gubbio, nei pressi della Chiesa di San Francesco, nel giardino che gli eugubini chiamano l’orto dei frati, si può ammirare la splendida scultura  che ne rappresenta il miracolo. Autore della scultura, il prof. Roberto Bellucci, nativo di Gubbio: “Ho sempre sentito il fascino del messaggio francescano, e questo mi ha aiutato molto nella lunga ricerca della definizione dell’opera. Quello che mi preoccupava di più era il timore di scivolare sul banale, sul lezioso come spesso succede nella rappresentazione di soggetti religiosi. Comunque ce l’ho messa tutta nella creazione di questa scultura tesa verso il cielo”.

Nel monumento è raffigurato San Francesco che, dopo aver ammansito il lupo lo tiene sulle ginocchia mentre con un braccio teso verso l’alto, indica che è Dio che ha operato il miracolo per mezzo di un umile fraticello ed è pertanto il Creatore che va ringraziato dal Santo, perché ha compiuto il miracolo per tramite suo. L’opera ha un’altezza di 3 metri ed un peso di 16 quintali ed è stata realizzata presso la fonderia Brustolin di Verona.

Lo scultore prof. Roberto Bellucci ha interpretato con vigore uno dei momenti più significativi del francescanesimo, soprattutto perché riepiloga quell’amore verso la natura e le sue creature esaltato dal patrono d’Italia, inoltre ha saputo dare il senso di religiosità all’opera con quello slancio di San Francesco verso l’alto: la mano e lo sguardo elevato in alto, la bestia accucciata in un patto di amore e di abbandono. Lo slancio è il frutto di una storia sempre attuale: riconciliazione con Dio e ringraziamento al Creatore, la pace infatti, passa attraverso la riconciliazione con Dio e tra gli uomini. Il significato del messaggio che giunge dall’opera è che occorre avere la pace nel cuore di ciascuno, perché è dal cuore che sorgono gli ideali di pace con l’uomo e con la natura.

UMBRIA MISTICA E SANTA

1 gennaio 2010

Santa Rita da Cascia

San Francescodi Emanuela Ruffinelli

L’Umbria evoca nella fantasia collettiva l’idea di pace e tranquillità. Una regione in cui la vita ha ancora una dimensione umana, lontana dai ritmi frenetici delle regioni fortemente industriali o altamente turistiche. La natura, la storia e l’arte la fanno da padrone e ne fanno un luogo dell’anima. In un periodo in cui accanto al benessere materiale si ritorna a cercare con forza il benessere spirituale, l’Umbria diventa polo d’attrazione per quanti intraprendono un cammino alla ricerca di sé attraverso la scoperta di luoghi d’arte e di cultura, luoghi mistici e spirituali e una natura austera e solenne. Le principali figure religiose che nel corso dei secoli hanno contribuito a creare e a diffondere in tutto il mondo l’immagine dell’Umbria come luogo mistico e meta del turismo religioso, sono state senza dubbio San Francesco, Santa Chiara, San Benedetto e Santa Rita dei quali si tramanda memoria anche attraverso i monumenti che sono stati eretti successivamente alla loro morte, a testimonianza della loro fede e della loro vita religiosa, diventando luoghi di culto altamente simbolici.

Tali luoghi richiamano ogni anno migliaia di pellegrini che da tutto il mondo raggiungono l’Umbria per respirare quell’atmosfera di serenità e pace che va ben oltre allo spirito, fino ad essere promessa per l’umanità. Assisi, la città di San Francesco è simbolo mondiale di pace, luogo di incontro non solo tra diverse razze e culture, ma anche fra le diverse religioni. D’altra parte non poteva essere diversamente; terra di quel Santo che si è spogliato di tutto per parlare con Dio e il suo creato, gli animali e la natura. Il Santo della povertà, dell’umiltà e della spiritualità. Il Santo povero che ha saputo parlare ai potenti della terra e rimanere umile, povero tra i poveri. Il Cantico delle Creature è il testo più antico della letteratura italiana, scritto in più fasi da San Francesco riassume la sua concezione positiva del mondo e della vita. La natura è immagine di Dio e l’uomo è parte della natura e per questo motivo frate Francesco si rivolge ai suoi elementi chiamandoli fratelli e sorelle. Assisi è anche la città di Santa Chiara che seguite le orme di San Francesco fu da lui vestita con il saio francescano e successivamente nominata badessa dell’ordine delle clarisse da lei costituito. Chi visita questi luoghi dimentica inevitabilmente la vita di tutti i giorni e percepisce e sente la visione religiosa di San Francesco. Seguendo le tracce del Santo si arriva al luogo in cui parlò al lupo, la città di Gubbio, stupendo borgo medioevale, che vale una visita e una sosta. Gubbio è forse l’unica comunità in Umbria in cui ancora la celebrazione del Santo Patrono si vive intensamente, con autentico trasporto e partecipazione e non come semplice evento folcloristico laico. Ogni anno si ripete la “ Corsa dei Ceri” in un bagno di folla che travolge ed emoziona anche chi non è del luogo in un’atmosfera impetuosa colma di euforia e di passione.
Forte nel mondo è anche la popolarità di Santa Rita da Cascia e San Benedetto da Norcia, ed ugualmente emozionante la visita dei luoghi in cui vissero la loro fede. Se San Francesco è simbolo di povertà e pace, Santa Rita è simbolo d’amore incondizionato, capace di darsi completamente alla sua famiglia, all’umanità e soprattutto a Dio. Un amore che sa andare ben oltre all’odio e al rancore fino al perdono totale. Santa Rita è conosciuta anche come la Santa degli Impossibili, poiché si dice che tuttora aiuti i più bisognosi, le persone senza speranza.  L’Umbria Mistica e Santa, va gustata lentamente, passo dopo passo, perché questa Regione (che vanta «cento e più» centri storici, ognuno dei quali ha qualcosa da mostrare, una leggenda o una storia da raccontare), è un autentico scrigno di ricchezze e di bellezze, alcune famose, conosciute, propagandate, altre – e sono numerosissime – nascoste, da scoprire, da ammirare, da gustare, appunto.

in collaborazione con http://www.elama.it

Natale, è vera essenza di fede

12 dicembre 2009

Giotto, presepe di Greccio

di Anita D’Alessandro

Nella dolce notte del Natale, si racchiude il più grande miracolo umano “la nascita”. Si, la nascita è il compimento di tutto il reale e come tale è da considerarsi una grande festa.

Si festeggia la nascita del Bambino di Betlemme, volta a simboleggiare l’inizio di un nuovo cammino interiore, di una spiritualità che accompagna noi esseri umani.

Il Santo Natale ci regala prima di tutto la grazia della redenzione e poi i “regali”. Purtroppo il consumismo, generato dalle società capitaliste che ci propagandano continuamente valori materialistici come il successo e la vita opulenta, fagocita i valori tradizionali delle feste religiose come il Natale, per trasformarli in semplici vacanze che costituiscono occasioni di enorme consumo, dimenticando così il vero motivo per cui si festeggia.

La nascita del Bambin Gesù è un’occasione che ogni anno rinnova l’essenza della fede, facendoci uscire dalla tempestosa frenesia moderna per regalarci e farci riscoprire il grande valore del silenzio, della semplicità e del rinnovo.

Era la notte di Natale del 1223 quando il Santissimo Francesco per grazia divina rievocò la nascita di Gesù, facendo una rappresentazione vivente di quell’evento, ideò il primo presepe; il presepe di Greccio.

La sua è una visione pura e semplice che rievoca la natività del Re povero, è una rappresentazione ricca d’amore rivolta a quel Dio che si fa bambino per venire ad abitare in mezzo a noi. Questo è il Natale. È questa la vera essenza di fede. È un’opportunità di rinascita spirituale per tutti: rinasciamo per purificarci, per riscoprire un nuovo cammino che ci accompagni quotidianamente; tutto ciò ha inizio con il Natale che mantiene la promessa di alimentare questa nuova luce ogni giorno.

Il presepe di Greccio rappresenta la vita per antonomasia, perché è il simbolo supremo della comunione di amore che nasce e vive nella famiglia. È rispetto e adorazione per l’essere umano, ma anche amore e adorazione per la madre terra e gli esseri animali. Dunque il fieno che San Francesco inserisce nel presepe per donarlo al bue e l’asinello, simboleggia la grande ricchezza che la nostra madre terra ci offre, è da lei che ogni forma vivente raccoglie tutti i frutti di cui ha bisogno. Il bue e l’asino deputati a riscaldare il Bambin Gesù, rappresentano il simbolo dell’amore, invitandoci all’amore a al rispetto verso tutte le altre creature viventi che in quanto tali concorrono a chiudere un ciclo, il “ciclo della vita”. Tutto è sua creazione.

Dunque è con il Natale che ci dobbiamo confrontare per comprendere chi è Dio e chi è l’uomo.

Il mistero del Natale è il mistero dell’uomo, della vita e della bellezza. È un’occasione per rigenerarsi, ripartire, mettere ordine, prendere e donare amore. Natale è amore, è emozione, è purezza, raccogliamoci in meditazione in silenzio per coglierlo in pieno e per poi poterlo donare. Questa profonda riflessione esorta ad evitare di oscurare la natività di Gesù  con quella di Babbo Natale, riducendo l’evento centrale dell’umanità ad una profusione consumistica. San Francesco nel presepe di Greccio, ha voluto ricordare, malgrado le misere circostanze, che questa non fu affatto una nascita ordinaria. Questa unione di povertà e nascita miracolosa rappresenta Gesù come vero essere umano ma anche figlio di Dio in maniera unica.

Ogni giorno guardiamo al Natale, a quell’immagine così unica del presepe affinché tale simbolo assieme al crocifisso possano illuminare la nostra anima per essere illuminati tutto il giorno, tutti i giorni.

Il Natale e i suoi simboli

29 novembre 2009

pinturicchio, il presepe

La data del 25 dicembre per la natività di Gesù fu una scelta della chiesa cattolica per inglobare i culti pagani, assorbirli e farli dimenticare. Il 25 dicembre era un giorno di festa importante per i popoli, religioni e culture molto distanti fra di loro, ma unite da questa ricorrenza, che celebrava sotto nomi diversi uno stesso significato: la fine dell’inverno e la rinascita della vita. L’uomo antico si sentiva parte della natura e guardava al sole come ad una delle principali fonti della creazione e come la potenza regolatrice dello scorrere delle stagioni. Il 25 dicembre segnava la festa del sole “invictus” il sole invincibile, poiché dopo il solstizio d’inverno del 21 dicembre, il giorno più corto con al notte più lunga, la luce riprendeva la sua vita, vinceva la tenebra, fino ad arrivare al 21 giugno, dove il giorno era più lungo della notte. Con questo significato simbolico il 25 dicembre era associato nel mondo antico, alla nascita o alla festa di personaggi divini: il dio Horus egiziano, raffigurato con sua madre Iside che lo teneva in braccio ( ricorda l’iconografia cristiana della Madonna col Bambino). Il dio Mitra indo-persiano, anche lui partorito da una vergine, e che veniva chiamato “il salvatore”. Il dio babilonese Shamash che era il dio del Sole e della predizione perché il sole vede tutto: passato, presente e futuro; il dio Tammuz sempre babilonese nasceva anche lui in questo giorno e anche lui moriva per resuscitare dopo tre giorni. La scelta del 25 dicembre fu un tentativo riuscito della Chiesa di Occidente di adattare gli antichi culti, con i loro rituali alla nuova religione; invece la Chiesa di Oriente scelse la data del 6 gennaio per la nascita di Gesù, per differenziarsi dagli antichi culti, e tuttora le chiese copta, armena e ortodossa festeggiano la natività in questo giorno.

Durante il pontificato di papa Leone Magno (440-461) venne sancita definitivamente questa data come “il Natale di Gesù”, nel 536 d.C. l’imperatore Giustiniano chiuse l’ultimo tempio di Iside in Egitto ed il Natale si affermò come festa cristiana in tutto l’impero. Le tradizioni dell’albero di Natale e del presepio invece hanno una storia più semplice. L’albero apparteneva all’immaginario collettivo nordico come simbolo della vita e della fertilità, ma la tradizione dell’albero addobbato così come la conosciamo noi, la dobbiamo ad una invenzione del 1500 del protestante Martin Lutero, che alla notte della Vigilia, si trovò fuori sulla neve e vide gli abeti ghiacciati risplendere sotto la luce della luna, questo spettacolo gli piacque così tanto da voler provare a riprodurlo e per questo adornò un abete con candele e nastri luccicanti. Questa usanza fu introdotta nell’Europa del sud nel 1840, dalla moglie del duca di Orléans, Elena di Maclenburg, che fra la sorpresa della corte, lo fece preparare nei giardini delle Tuileries. Il presepe è una usanza solo cristiana, derivata da una rappresentazione che San Francesco fece per la prima volta a Greccio (Rieti) nel 1223, ispirandosi ad una tradizione del IX secolo, che rievocava scene evangeliche, attraverso rappresentazioni viventi e aggiungendovi scene pastorali.

La cometa sul presepe comparve solo dopo il 1301, infatti quell’anno apparve per la prima volta quella, che poi venne definita come “la cometa di Halley”, i contemporanei ne furono molto colpiti, e Giotto, il grande pittore, in un suo quadro nella cappella degli Scrovegni, dipingendo l’Epifania, sopra la Capanna pose questa stella per ricordare ai posteri l’avvenimento.

Babbo Natale invece, pur avendo alle spalle una tradizione che trova le sue radici su San Nicola Vescovo di Mira in Asia Minore, è molto prosaicamente l’invenzione di un grafico pubblicitario americano, per lanciare in modo accattivante il prodotto della Coca Cola di cui il povero Babbo Natale portava i colori, rosso e bianco. Infine il Vischio, simbolo di buon auspicio e di fortuna, va ricondotto ai riti della fertilità, poiché la rinascita aveva bisogno di procreazione. Le tribù germaniche consideravano chiunque passasse sotto il vischio “ baciato” dalla dea Freya, la dea della fertilità, ecco perché per l’anno nuovo ci baciamo sotto il vischio!

Bibliografia: Elena Savino “ Le radici pagane del Natale”, collana: I Tesori, Jubal Editore, Trieste 2004.

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Bibliografia: Elena Savino “ Le radici pagane del Natale”, collana: I Tesori, Jubal Editore, Trieste 2004.

I Templari a Costacciaro e Monte Cucco

31 ottobre 2009
acquasantiera nella chiesa di san francesco a costacciaro, ritrovata a seguito della demolizione di una parete. fotografia di francesco la rosa

acquasantiera con segni templari nella chiesa di san francesco a costacciaro, ritrovata a seguito della demolizione di una parete.  foto di francesco la rosa


Commento sugli scritti di Euro Puletti appassionato e prestigioso ricercatore del mondo misterioso dei Templari

di Gianfranco Pirodda

 

Aabbiamo dato ,  una lettura delle immagini presenti nella chiesa di San Francesco di Costacciaro, che conferma pienamente dai simboli riscontrati, che si trattò certamente di una chiesa dei Templari, passata poi ai francescani. la segnalazione arriva  da Euro Puletti, un appassionato ricercatore del mondo misterioso dei Templari, di cui possediamo alcuni testi, alcuni dei quali si riferiscono alla presenza dei Templari sul Monte Cucco. Ci è sembrato quindi utile per gli appassionati umbri aggiungere qualcosa a quanto già scritto per la chiesa di San Francesco di Costacciaro, inquadrando l’insediamento con una serie di osservazioni sulla zona citata. Il Monte Cucco, che sorge nella provincia di Perugia tra i comuni di Gubbio e Fabriano, che non è più Umbria, fu caratterizzato dalla forte presenza dell’Ordine del Tempio, di cui conosciamo già l’insediamento di Sigillo, dove sono state trovate delle pietre segnate con la Croce patente dei Templari. L’ultimo Gran Precettore Templare per l’Italia si chiamava Iacopo di Montecucco e, nonostante altri ritengano fosse nativo del Piemonte (esiste un Moncucco piemontese), noi invece riteniamo potesse provenire appunto dal Monte Cucco umbro, ricchissimo di presenze templari. Euro Puletti scrive che presso Purello, località vicina a Borghetto e poco più a meridione di Sigillo “alla fine del secolo X, in una località imprecisata, compresa tra Purello (Villa Sancti Apollinaris) e Villa Scirca (Sirca) si ergeva un castello di fondazione altomedievale, passato alla storia con il nome di Ghelfone. E’ assai probabile che esso fosse di proprietà dell’antichissima ed illustre famiglia nobiliare De Guelfonibus, Guelfoni o Ghelfoni, signori di Costacciaro e Colmollaro, dalla quale il maniero potrebbe aver mutuato anche la propria specifica denominazione. E’ altresì possibile che quest’antichissimo castello, di cui si è completamente perduta la memoria storica, possa essere identificato con gli imponenti resti di mura che sorgono, ad oriente del paese Villa Scirca, sopra altrettante alture, il Poggio de le Salare ed il Poggio degli Ortacci, facenti entrambi parte del monte Sassubaldo. In quest’area doveva, infatti, sorgere un castello assai vetusto, Castelvecchio, ricordato ormai più solo dal nome di un’abitazione del paese. I Templari erano altresì insediati poco aldilà dell’attuale confine tra Monte Cucco e Sassoferrato, nei siti di Perticano e Casalvento, dove sorgono ancora oggi i centri di San Felice e poco più a sud di San Nicolò. Euro Puletti, riferendosi ad un insediamento militare a Pascelupo, che sta in Umbria di fronte ai luoghi citati di Perticano e Casalvento, afferma che: “Non sembra affatto casuale la circostanza secondo la quale il presidio militare di Pascelupo comincia ad apparire citato in documenti scritti solo poco dopo la soppressione dell’Ordine Templare. Si è, infatti, portati a pensare che, prima di tale data, i Templari di Perticano e Casalvento, e forse dello stesso San Girolamo, fossero ancora intenti a fortificare tali luoghi confinali… “. Noi aggiungiamo che la presenza dei siti Templari che si rivela dopo lo scioglimento dell’Ordine del Tempio dipende spesso dal fatto che quei luoghi, prima templari, cominciano ad essere tassati, e quindi risultano nei relativi elenchi perché devono pagare le imposte allo Stato e le decime alla Chiesa, mentre come Templari ne erano esenti. “Persino le testimonianze storico-documentarie certe della presenza di uno stanziamento eremitico a San Girolamo risalgono al periodo immediatamente successivo alla soppressione dell’Ordine dei Templari. Come si è sopra accennato, soltanto un potente e ricco ordine militare, politico e religioso, come quello dei Templari, poteva avere i mezzi finanziari per erigere tra il XII ed il XIV secolo le imponenti strutture dell’eremo primitivo, o medioevale, o pregiustinianeo che dir si voglia. Un presidio militare di carattere unicamente secolare non spiegherebbe, infatti, la necessità della costruzione di un sacello. Il cabreo, che si conserva nell’archivio di Sassoferrato, mostra come l’Ordine religioso-cavalleresco degli Ospitalieri di San Giovanni che in Italia ereditò i possedimenti e molte delle tradizioni dei Templari possedesse talune proprietà a Perticano e nei suoi dintorni. Una croce, scolpita in bassorilievo sulla viva roccia dell’eremo, sembrerebbe, inoltre, essere di apparente tipologia templare.” Il Puletti aggiunge: “Risulta significativa, in questo contesto, la vicina presenza dell’importante e grandiosa abbazia di Sant’Emiliano e Bartolomeo Apostolo in Congiùntoli, eretta originariamente per custodire le reliquie del soldato martire Emiliano e di una santa donna con due figli gemelli”. In effetti il Puletti non precisa il perché egli consideri significativa la vicinanza dell’abbazia di Sant’Emiliano, ma noi aggiungiamo qualche altra considerazione che ci risulta per gli studi fatti in Sardegna e dei quali vi daremo conto nel prossimo articolo.

 

 

L’amore universale nell’ottavo centenario francescano

9 ottobre 2009
giammaria gubbiotti

giovanni maria gubbiotti

Nel 1207 prese il via lo straordinario percorso spirituale del Santo

di Giovanni Maria Gubbiotti

Di fronte all’inasprirsi dei conflitti in Medio Oriente, malgrado l’intervento  anche delle forze italiane in Libano, non si può rimanere inerti in attesa di altri tragici eventi.

Ma cosa fare? Manifestazioni inconcludenti possono costituire non solo una risposta di nessuna importanza, ma addirittura essere una perdita di tempo e quindi dannose per la promozione di una vera azione pacificatrice come era solito fare San Francesco quando  correva in lungo e in largo nella penisola per dare un suo originale contributo alla pacificazione.

Ma San Francesco, di cui sono in preparazione solenni e importanti eventi a ricordo delle Sue gesta ad opera della Chiesa di Assisi e non solo, non si limitò ad un’opera pacificatrice in Italia, ma nel 1219 approdò in Egitto, non sappiamo con quali fortunosi mezzi di trasporto, sulle foci del Nilo dove riuscì ad incontrare il Sultano Melek El Kamil,  (asserragliato nella città fortificata di Damietta che resisteva a 10 mila crociati),  del quale diventò amico e dove quindi dette vita all’ecumenismo che costituisce la Sua grande e indimenticabile Profezia d’Amore anche verso il “nemico” e, perciò di Amore Universale.

Nell’ottavo anniversario francescano tutto ciò va tenuto fortemente presente, perché la grandezza di S. Francesco trae origine proprio da tale evento voluto e “costruito” tenendo conto del fondamentale insegnamento di Cristo.

Cosa fare quindi ci è dettato dall’opera di S. Francesco: ” fare in maniera, agendo con tutte le nostre risorse anzitutto, coinvolgendo le società civili degli Stati, affinché dall’Umbria, unita in un fraterno abbraccio tra tutte le sue componenti,  parta un messaggio a tutto il mondo perché si accorga che è giunto il momento di operare concretamente per la pacificazione delle  aree  squassate da  perenni, interminabili e crudeli conflitti.”.

Un contributo in tale senso riguarda precipuamente le Associazioni di Volontariato e quante organizzazioni anche espresse dalla Istituzioni  che vogliano agire veramente per la pacificazione che è cosa ben diversa dalla pubblicizzazione di uno sterile pacifismo di parte.

Occorrerà però anche tenere  presente che il pacificatore peregrinare francescano prese  il via nel 1207 (febbraio/marzo) allorchè S. Francesco si spogliò dei suoi vestiti  al cospetto del Vescovo di Assisi Guido e, alla ricerca della AMICIZIA, si recò a Gubbio presso la famiglia degli Spadalonga, dopo aver attraversato il territorio di  Valfabbrica  dove conobbe la UMILTA’ che  caratterizzo per sempre la Sua grande opera.

Il momento culminante della conversione di Francesco

9 ottobre 2009
tomba di San Francesco

tomba di San Francesco

la rinunzia in Assisi ai beni paterni nei primi mesi del 1207 (febbraio-marzo)

di Giambaldo Belardi

Storico ed esperto del territorio di Gubbio

La rinunzia ai beni fatta da Francesco al padre Bernardone nella piazza di Assisi rappresenta il momento culminante del processo della sua conversione: il ritorno da Spoleto, il bacio alla mano del lebbroso, “coperta d’ulcere e piaghe”, l’accorata preghiera al Crocifisso di San Damiano, la vendita del cavallo e delle merci nella piazza di Foligno nel 1206, evento celebrato nel corrente anno a Foligno, nella ricorrenza dell’ottavo centenario.

L’atto della rinuncia di Francesco da molti autorevoli studiosi viene collocato nei primi mesi del 1207. Tra gli altri ricordo: Papini, Mandic, Cresi, Gian Maria Polidoro, Giovanni Joergensen e soprattutto Arnaldo Fortini, podestà di Assisi, massimo conoscitore, attraverso studi su documenti d’archivio, della vita di S. Francesco. Nella sua famosa opera Nova Vita ricorda che il Santo “nella primavera del 1206 decise… di compiere la visita alle soglie dei santi Pietro e Paolo”. Dopo l’accenno al pellegrinaggio a Roma, a p. 279, afferma che “l’accusa che Pietro muove a Francesco è di ribellione e di dissipazione… gli statuti comunali consideravano con particolare severità il fatto del figlio disobbediente e dissipatore… era il caso di Francesco; e il giudice Egidio, che sedeva in quell’anno 1207, comandò al notaio Giovanni di stendere l’ordinanza per il nunzio… quel principio del 1207 rimase famoso per l’intenso freddo e la grande nevicata, come ricorda fra ’Salimbene il quale scrive che in tale anno fuit magna nix”.

A me sembra che questa circostanziata testimonianza di Arnaldo Fortini, unitamente agli studi di altri famosi esperti di cose francescane, costituisca una convincente prova dell’attendibilità della data dei primi mesi del 1207 (febbraio-marzo) e che si coordini perfettamente con la celebrazione in questo anno 2006, fatta a Foligno, dell’ottavo centenario della vendita delle merci e del cavallo da parte di Francesco.

Va ricordato, tuttavia, che diversi studiosi propendono, invece, per gli inizi del 1206 e tra questi va menzionato Lorenzo di Fonzo che ha pubblicato al riguardo una sua ricerca sulla rivista Miscellanea Francescana del 1982.

Per celebrare l’ottavo centenario della conversione di Francesco la data della rinuncia ai beni, a mio avviso, è importante, in quanto costituisce l’atto conclusivo più significativo di una serie di comportamenti che la preludono. Chiaramente è altresì importante il gesto della rinuncia, così straordinario e imprevedibile, denso di significato: con esso il Poverello ha voluto abbandonare gli ideali, gli idoli che avevano improntato sino ad allora la sua esistenza: ricchezza, amori, amicizie mondane, prospettive di affermazione sociale, ritenuti da lui ormai falsi, e così da ricco di beni materiali si fa povero, ma da povero si fa ricco nell’animo e nella sua spiritualità. In lui muore l’uomo vecchio e nasce l’uomo nuovo, che si manifesta, subito dopo la rinuncia, nel viaggio alla volta di Gubbio, lungo il sentiero francescano della pace Assisi-Valfabbrica-Gubbio: canta in francese le lodi di Dio; assalito dai briganti presso Caprignone, alla domanda chi egli sia risponde: “sono l’arando del Gran Re”; come un mendico bussa alla porta del monastero di San Verecondo de Spissis e sopporta pazientemente di essere messo come sguattero in cucina, di coprirsi con una vecchia e logora coperta, di indossare una misera veste e di patire la fame, lui, un tempo aitante giovane ricco, re delle feste; a Gubbio riceve dallo Spadalonga una misera tunica e inizia la sua opera di evangelizzazione, predicando al popolo e curando amorevolmente i lebbrosi.

La scelta del 1207 ha anche un aspetto pratico: allungare i tempi fino ai primi mesi del 2008 per preparare adeguatamente grandi eventi, anche a livello internazionale, sui temi della pace tra i popoli e della salvaguardia dell’ambiente, così tanto attuali.

Se poi non si vuole essere categorici nella scelta della data della conversione 1206-1207 o 1207-1208, per celebrare l’ottavo centenario si può tener esclusivamente conto del processo attraverso cui è avvenuta e assegnare agli eventi da organizzare il seguente titolo: Ottavo Centenario della Conversione di Francesco: 2006-2008.

*secondo un tradizione nell’area di Valfabbrica tale evento si sarebbe verificato il località Pioppo lungo il Rio Grande nei pressi dell’abitato di tale Comune