Posts Tagged ‘sangemini’

Nevi (Forza Italia): la Marini mantenga le promesse ai dipendenti della Sangemini Fruit

22 aprile 2015
Raffaele Nevi, candidato di Forza Italia al Consiglio Regionale

Raffaele Nevi, candidato di Forza Italia al Consiglio Regionale

Sulla stampa oggi è ricomparsa la vicenda della Sangemini Fruit e dei suoi eroici dipendenti che sono i veri fautori del salvataggio dell’acqua minerale Sangemini, a cui la Regione ha promesso (promessa ad oggi non mantenuta) la ricollocazione. Oggi, spero non per l’imminenza della scadenza elettorale, gli è stata rinnovata la promessa di una ricollocazione. Sinceramente spero che non sia l’ennesimo annuncio a cui non seguono fatti concreti e che questa vicenda non prenda la piega della vicenda Basell, dove la Regione con l’assessore Riommi e la Marini in testa, hanno fatto cinque anni di promesse e quelle persone sono ancora oggi senza un posto di lavoro.

 Raffaele Nevi – Candidato capolista di Forza Italia al Consiglio Regionale

 

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Arte. Mostra a Sangemini di Maria Leonardi

21 settembre 2014
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SANGEMINI: LA NUOVA VITA DELL’ANTICA CARSULAE

5 giugno 2014

di Benedetta Tintillini

 

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Un vasto pianoro lungo l’antica Flaminia, un parco archeologico, un luogo dove ritrovare il contatto con la natura, ed essere liberi di rilassarsi, giocare, imparare.
E’ questa la seconda vita della città di Carsulae. Centro sorto lungo il tracciato della Flaminia come stazione di posta, diventato in un secondo tempo economicamente importante data la sua strategica posizione. Il Municipio romano è arrivato fino a noi senza sovrastrutture di epoche successive, essendo stato abbandonato, l’unica costruzione più tarda è la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, dell’XI secolo, costruita con i materiali recuperati in loco. (more…)

ARTE A SANGEMINI : I LAVORI RECENTI SU CARTA DI GRAZIANO MARINI

11 dicembre 2012

DAL 22 DICEMBRE 2012 AL 20 GENAIO 2013

SABATO E DOMENICA 10.00 – 12.00  16.00 -19.00

di Franklin Watts

Nei mesi di Aprile – Maggio 2009 avevo presentato nel mio studio la mostra di Graziano Marini intitolata: Oltre il Margine, lavori su carta François Lafranca di Locarno. Tre anni dopo ho chiesto (more…)

Arte: “Opere su carta” – Studio Watts Sangemini

2 luglio 2012

STUDIO WATTS Vicolo Gemine Astolfi 2 – SAN GEMINI (TERNI)

DAL 14 AL 29 LUGLIO 2011

SABATO E DOMENICA solo dalle 17.00 alle 20.00

“In questa collettiva ho cercato di esporre opere di artisti che conosco bene, sia che hanno (more…)

MUSEO DEL VETRO DI PIEGARO: prorogata fino al 1 luglio la mostra “Le Forme dell’acqua”

4 giugno 2012

La mostra, grazie anche al materiale fornito da alcune tra le maggiori aziende di imbottigliamento umbre (Gruppo Sangemini, Sanfaustino, Fonte Tullia e Nocera Umbra) e dall’azienda Valnestor bevande, distributrice di apparecchi per la naturizzazione, illustra aspetti storici e curiosità (more…)

Mostra a Sangemini, ROBERTO MANNINO

13 maggio 2011

PORTFOLIO – A CURA DI FRANKLIN WATTS INAUGURAZIONE 21 MAGGIO ORE 17.00

STUDIO WATTS VICOLO GEMINE ASTOLFI 2 – SAN GEMINI (TERNI) TEL: 329 048 29 43

DAL 21 MAGGIO AL 10 LUGLIO 2011

SABATO E DOMENICA 10.00 – 12.00 / 16.00 – 18.00

(DURANTE LA SETTIMANA PER APPUNTAMENTO)

di franklin.watts@alice.it

Ho conosciuto Roberto Mannino nell’Ala Mazzoniana della Stazione Termini nel 1996, mentre esponeva alla XIII Quadriennale di Roma; quattro anni dopo espone nella mia galleria a San Gemini le sue opere presentate da un testo di Mario de Candia il quale annota come: “… nel lavoro di Roberto Mannino, (questi) guardi non tanto all’aspetto formale, quanto piuttosto al processo”. La materia che Roberto Mannino predilige è la carta fatta a mano con materiali naturali come il cotone, il lino, l’abaca e la canapa; la carta nel suo divenire è quindi interlocutore privilegiato. D’altronde la ricerca di Mannino è sempre stata impostata sulla materia in trasformazione, usando materiali morbidi e malleabili. Nel 2003, Roberto Mannino partecipa a una ricerca sperimentale sulle tecniche innovative di stampa su carta fatta a mano, in collaborazione con Handpapermaking Magazine, dove gli viene pubblicato un Portfolio. Dopo questa esperienza continua la sua ricerca con la sovrapposizione dei vari passaggi di materie e tecniche: combinazione tra la carta fatta a mano, il torchio e la calcografia. Un aspetto interessante di questi lavori è la creazione di filigrane a rilievo, il cui risultato è una percezione sia tattile che visiva. In questa mostra, PORTFOLIO, espone lavori di piccolo formato, con inserti di scrittura e monotipi, dove un tratto materico è inserito a mano in un contesto di percezione dei vari segni. Lavori affascinanti, ottenuti sovrapponendo sul telaio le paste di carta di colori diversi ancora bagnate e successivamente asciugate. L’origine del lavoro di Roberto Mannino è sintetizzata in un articolo di Alessandra Vitale, apparso su Inside Italia – the living art magazine, nel numero di Febbraio

del 2007. “L’artista romano da anni si serve della carta per realizzare originali e

variegate opere con la tecnica del papermaking, sviluppatosi negli anni ’60 negli

Stati Uniti come ricerca sperimentale e affermatosi negli anni ’80 come mezzo di

espressione artistica”. Anche Tiziana D’Achille, nella sua presentazione in catalogo della mostra “PAPERWORKS” del 1999 presso La Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Ciampino, afferma: “Roberto Mannino realizza i suoi interventi sul supporto cartaceo entrando prepotentemente nella struttura stessa del materiale, ripercorrendone le tappe artigianali della fabbricazione”. Roberto Mannino è docente di Scultura e Disegno presso la Temple University, Loyola University e Cornell University Rome Programs. Ha inoltre insegnato tecniche di stampa al Maryland Institute College of Art di Baltimora.

MASSA MARTANA IL SINDACO BRUSCOLOTTI SCOMMETTE SULL’ALBERGO DIFFUSO, SULLE ENERGIE RINNOVABILI E SUL TURISMO CONGRESSUALE

3 maggio 2011

Promuovere il territorio di Massa Martana insieme a quelli di Acquasparta e di San Gemini, nell’ambito del Quadro strategico di valorizzazione intercomunale (Qsv). Tale modello è previsto dalla L.R. 12/2008 e si traduce adesso in un’iniziativa intrapresa dai Comuni di Massa Martana, San Gemini ed Acquasparta, supportati dalla Regione Umbria, secondo le attuali politiche regionali che incentivano l’associazionismo tra Comuni per accrescere lo sviluppo territoriale e locale. «Siamo stati i soli piccoli comuni dell’Umbria sotto 10 mila abitanti, insieme a Nocera Umbra, a rientrare nel Qsv e questo è accaduto perché abbiamo deciso di lavorare collegati», dichiara il sindaco di Massa Martana, Maria Pia Bruscolotti. «Da poco abbiamo sottoscritto», continua Bruscolotti, «un protocollo d’intesa fra le nostre tre Amministrazioni per redigere il Qsv e, più in generale, per avviare politiche di rete per aumentare la ricchezza dei rispettivi territori. Ci siamo basati su alcune idee forza, scaturite da un primo tavolo partecipativo. Finora, abbiamo individuato le seguenti: il territorio accogliente, la qualità della vita, le acque e i percorsi della salute; il territorio della via Flaminia antica, dei siti archeologici, dei beni culturali diffusi; il patrimonio naturalistico; il territorio della mobilità dolce, la Ferrovia centrale umbra (Fcu) e l’intermodalità. In particolare», spiega il sindaco, «per quanto riguarda Massa Martana, vogliamo puntare sul riuso del centro storico a scopo ricettivo con il nostro progetto di Albergo diffuso già presentato alla cittadinanza, sulle visite al centro delle energie rinnovabili di Villa San Faustino, sul turismo “amico” destinato in particolar modo ai camperisti e sul turismo congressuale». Un primo esito degli obiettivi tracciati è stato il progetto di valorizzazione turistica del tracciato dell’Antica Flaminia, che propone la realizzazione di una pista ciclo pedonale in parte su sede propria, in parte su tracciati esistenti. Il percorso corre lungo l’Antica Flaminia, sul quale si affacciano molti siti storico-archeologici e attività turistiche ricettive. La seconda idea è legata al recupero e alla valorizzazione delle stazioni della Fcu e degli spazi prossimi ad esse realizzando un sistema di “nuovi accessi” ai territori, come luoghi intermodali per lo spostamento, l’accoglienza e l’avvicinamento ai centri storici.

“La Pompei del centro-Italia”: Carsulae

17 gennaio 2011

di Francesca Romana Plebani

Francesca Romana Plebani

Le rovine dell’antica  Carsulae romana (Comune di Terni e Sangemini[1]) sono ubicate lungo l’originario ramo occidentale della Via Flaminia, asse viario di fondamentale importanza che permetteva la comunicazione tra Roma e le zone alto-adriatiche.

Va premesso che il territorio del ternano entrò nell’orbita d’interesse di Roma quando questa, nella seconda metà del IV sec a.C., pianificò la conquista dell’Italia centro – orientale. A seguito della battaglia di Sentino (295 a.C.) e grazie all’azione militare di M. Curio Dentato, avvenne la definitiva occupazione della zona, la quale fu rafforzata dalla fondazione di alcune colonie e dall’apertura della Via Flaminia. La romanizzazione di queste aree comportò, dunque, una più razionale organizzazione del territorio attraverso pianificati ed intensi interventi di urbanizzazione: Carsulae, colonia romana fondata successivamente al 220 a.C. (apertura della via Flaminia), ne costituisce uno tra i più tangibili segni.

Le rovine di questa città antica furono descritte e identificate fin dal XVII secolo. Tuttavia, soltanto le campagne di scavo svoltesi tra il 1951 e il 1972 hanno permesso di riportare alla luce buona parte del foro, il teatro e l’anfiteatro, un lungo tratto della Via Flaminia[2] e alcune tombe monumentali.

La città occupa un’area di oltre 20 ettari, di cui con immediata evidenza salta agli occhi la favorevole e strategica posizione geografica: protetta ad est dalle pendici del poggio Chicchirichi, propaggine meridionale dei vicini e visibili Monti Martani, si estende su un pianoro appena ondulato, con direzioni aperte ad ovest, a nord e a sud, dominando la vallata del torrente Naia, immissario del Tevere. Rispetto all’originario nucleo insediativo di fine III sec. a.C., s’ingrandì successivamente non solo per la sua posizione privilegiata lungo la via Flaminia, ma anche per la bellezza del luogo, di cui ne rimane memoria nelle parole di Tacito[3] e di Plinio il Giovane[4].

La via Flaminia, attraversando la città in senso nord-sud, coincide con il cardo maximus della città. Il tratto urbano della strada è pavimentato con basoli e, all’altezza dell’ingresso al foro, incrocia il decumanus maximus, altro fondamentale asse viario, che, con orientamento est-ovest, conduce agli edifici di spettacolo.

Templi Gemelli

Divenuta municipium e iscritta alla tribù Clustumina, Carsulae viene menzionata da Strabone (Geogr. V, 2, 10) tra i centri più importanti lungo la strada consolare. Tacito (Hist. III, 60), rivela che il sito venne scelto da Vespasiano per accamparvi, durante l’inverno dell’anno 69 d. C., le sue truppe in marcia verso Roma alla conquista del soglio imperiale, in considerazione sia alla possibilità di recuperare rifornimenti dai fiorenti municipi vicini, e in virtù della sua posizione strategica, posta di fronte alle truppe fedeli a Vitellio, acquartierate a Narni. Si devono a Plinio il Vecchio (Nat. Hist. XVII, 213) le notizie circa il terreno locale, particolarmente adatto alla coltivazione della vite, mentre è Plinio il Giovane (Ep. I, 4) a testimoniare la presenza nel territorio carsulano di parte della proprietà della sua ricca suocera, Pompea Celerina.
La città conobbe il momento di massimo splendore tra il I ed il II sec. d.C., periodo a cui è riferibile la maggior parte degli edifici pubblici finora rinvenuti. Nulla resta del nucleo insediativo originario, formatosi probabilmente già nel corso del III sec. a.C., poco dopo la costruzione della strada.

Carsulae fu abbandonata in seguito ad un grave evento tellurico, collocabile ragionevolmente intorno al IV sec. d.C., evento che si rivelò catastrofico poiché, oltre ad abbattere numerosi edifici, comportò il collasso di alcune delle doline carsiche sopra le quali erano stati costruiti i principali edifici pubblici. Il cataclisma fu con tutta probabilità il colpo di grazia per la città, che già impoverita dallo spostamento ad est della Via Flaminia e dalla sua posizione che la rese successivamente esposta alle invasioni barbariche, finì per ridursi l’ombra delle sue antiche vestigia.

Nel medioevo, fu abitata soltanto da una comunità benedettina, raccoltasi intorno alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano[5], che non a caso, fu edificata con materiali di rimpiego, su di un edificio romano nei pressi del foro.

Nel corso del 1500 iniziarono i primi scavi ad opera dei Conti Cesi, fra cui Federico, fondatore nel 1602 della prestigiosa Accademia dei Lincei.

Complice la luce di queste assolate giornate di metà gennaio, lo splendido panorama, incorniciato da un terso cielo azzurro, il Parco archeologico di Carsulae, oltre al suo inestimabile valore culturale, assume i contorni di una preziosa oasi di bellezza nel territorio dell’Umbria meridionale.

Chiesa Santi Cosma e Damiano

 

Approfondimenti: Il Centro Visita e Documentazione “Umberto Ciotti”, realizzato grazie alla collaborazione tra il Comune di Terni e la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, sorge a sud dell’area archeologica, in posizione rialzata rispetto agli scavi, e funge da porta d’ingresso alla città romana e da punto di accoglienza, informazione ed orientamento per i visitatori. Al suo interno ci sono la biglietteria, un bookshop, un angolo giochi per bambini, la sala di studio “Cinzia Perissinotto” sul territorio della bassa Umbria ed un’aula didattica. Nelle due sale superiori e nella galleria centrale è allestita un’esposizione permanente di reperti, rinvenuti durante gli scavi condotti fra il 1951 e il 1972, che si riappropriano del loro contesto originario dopo esserne stati allontanati per motivi logistici e di sicurezza.

http://carsulae.it/home.php?lang=ita

http://www.fastionline.org/micro_view.php?fst_cd=AIAC_1027&curcol=sea_cd-AIAC_3104


[1] Carsulae si raggiunge facilmente dalla Villa di Monte Solare percorrendo la E45 in direzione Terni e, superata Acquasparta, uscendo a Sangemini.

[2] Partendo da sud e seguendo quest’antica via consolare si intravedono le terme, attualmente ancora interrate, ma di cui si conoscono la struttura e l’esistenza di pavimenti a mosaico.

[3]Tacito, Hist., III, 60. “I capi del partito, giunti a Carsulae, si prendono pochi giorni di riposo […] . La località stessa del campo era assai piacevole: la vista era molto ampia, assicurati i rifornimenti per le truppe, avevano alle spalle municipi estremamente fiorenti […].

[4] Ep. I, 4.

[5] La venerazione di questi due santi sarebbe da porsi in relazione con il culto dei Dioscuri, largamente diffusosi in Umbria in età medio-repubblicana, e che a Carsuale sembrerebbe trovare la sua sede presso i templi gemelli – di età augustea – siti nei pressi del foro, e a breve distanza dalla chiesa stessa. Il culto dei gemelli divini, infatti, potrebbe essersi tradotto nella devozione, a partire dal VI sec. d.C., dei santi Cosma e Damiano, gemelli medici martirizzati tramite decapitazione nel 300 d.C.