Posts Tagged ‘schepisi’

Super Mario ed il rag. Fantozzi

27 aprile 2012

Super Mario sta disperdendo l’euforia della sua luna di miele. Perde progressivamente quota. La questione Italia si può riassumere sommariamente in alcune questioni: rapporto tra debito pubblico e pil molto alto; spesa al di sopra delle reali possibilità del Paese; architettura funzionale dello Stato obsoleta e mummificata; partiti e maggioranze litigiose; radicalizzazione del confronto politico;  incapacità dei partiti di concorrere al bene comune. Ciascuna di queste questioni ha una genesi e delle precise responsabilità. Ciò che è sbagliato è pensare di risolverle premiando il trasformismo ed agevolando la delegittimazione della volontà popolare, come è stato con la nomina di Monti che ha sospeso nei fatti la democrazia. Se nasce un partito, o una fronda, non è quasi mai un valore aggiunto del pluralismo, ma spesso solo una fetta di potere reclamato o l’antagonismo personalistico che diventa smania di protagonismo o smodato senso di onnipotenza. Fa schifo in un momento di difficoltà. Ma è così! Sarebbe stato un dovere del Capo dello Stato, più che congiurare con la Merkel per la sostituzione del Capo del Governo, richiamarsi ai principi della coerenza democratica e del rispetto della sovranità popolare. Ciò nonostante, il significato politico di un esecutivo tecnico poteva essere quello di metter mano ad alcune questioni. La più urgente poteva essere quella del taglio della spesa e dell’equilibrio di redditi e pensioni, oltre all’abbattimento della burocrazia in cui si annidano le truppe della dirigenza statale trasformatasi in casta. Sono questi alcuni dei freni di stazionamento che bloccano lo sviluppo! Monti ha invece scelto la strada apparentemente più facile. La stessa che avrebbe scelto il Rag. Fantozzi col suo sfigato semplicismo. Ha spalmato in giro, come un manto di erba, il seme maligno delle tasse. Le sue piante ora si spargono come una gramigna che soffoca. Il risultato è che non cresce più niente. Anzi perdono quota lavoro ed impresa. La strada che sembra più facile, però, non è sempre quella più sicura. In definitiva l’Italia sta soffrendo per niente. Il mancato sviluppo, infatti, assorbe e consuma i sacrifici dei contribuenti e allontana la speranza di uscire dal tunnel. Niente è stato fatto, invece, sul taglio dalla spesa, anzi giungono persino messaggi contraddittori. Niente è stato fatto, ancora, per dar impulso agli investimenti. Più che piangersi addosso, e dar fiato per lezioncine di dubbio valore etico, questo esecutivo altro non è capace di fare.

Vito Schepisi – Il Libero Pensiero

 

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Finalmente Fini si dimette? forse che si…forse che no

25 aprile 2012

Nei giorni scorsi ho scritto in un tweet di “impedimenti istituzionali. Non dico che Fini deve dimettersi, ma è chiaro che l’incarico istituzionale lo blocca. Deve tornare in campo con un ruolo centrale, essere lui a guidare l’innovazione, non Casini. A settembre deve valutare l’ipotesi delle dimissioni da presidente della Camera”, ha dichiarato Fabio Granata, esponente di Futuro e Libertà, ai microfoni della Zanzara su Radio 24. “Il mio leader è Fini, e comunque non c’è bisogno di un nuovo partito, bastano quelli che ci sono che fanno un’alleanza. Io non sono nato democristiano e non voglio morire democristiano. Noi siamo incompatibili con le logiche del vecchio centrodestra“.

Commento di Vito Schepisi da “Il Libero Pensiero”: Basterebbe una semplice riflessione per comprendere che in questa fase politica siano spariti sia Fini che il suo partito. La ragione è che non contano niente. Sono fuori gioco. Al massimo possono unirsi o meno alle strategie degli altri. Per dirla facile sono del tutto inutili! Sarà per questo che, come le serpi più aggressive, reagiscono nervosamente al movimento degli altri. L’altro ieri Bocchino ci fa sapere d’essere disposto a spartirsi le istituzioni col PD, rispolverando Prodi per la Presidenza della Repubblica. Ieri, invece, ha ripreso quota il disimpegno di Fini dalla Presidenza della Camera, per dedicarsi al suo partito. Un atto, quest’ultimo, che da essere dovuto, per le tante ragioni che si conoscono, tra cui l’evidente indegnità, diventerebbe una carta da giocare per manifestare la priorità, per Fini, dell’impegno politico sulla poltrona che occupa.

FALLIMENTO: L’ITALIA SULLA STRADA DELLA GRECIA?

18 aprile 2012

di Vito Schepisi

Anche questa volta i poteri forti, le terze colonne, i saltimbanchi politici, le caste, hanno occupato le istituzioni e bloccato il processo riformatore dell’Italia. Abbandonare la strada intrapresa, per dar loro ragione, però, è lo sbaglio più grosso che la gente comune e gli elettori possano commettere. La politica è fatta di momenti di grande esaltazione e di sconfitte. Mai, però, si deve pensare d’esser giunti all’ultima spiaggia. La tenacia deve restare sempre la virtù dei forti. Invece di cedere, è più proficuo avere coraggio e stringersi attorno a quelle idee e a quelle speranze che non possono sopirsi dinanzi a nessun atto di viltà. L’Italia è fatta da tanta gente operosa e serena, ma anche da tanta gente che vive alle spalle degli altri. E mentre i primi si affannano per trarre il necessario per il sostentamento della loro famiglia, altri vivono al di sopra delle loro possibilità, ma sui sacrifici dei primi. I nostri avversari sono quelli che hanno saccheggiato il Paese, raggiungendo persino i vertici dello Stato. Troppa retorica e troppa ipocrisia sono state le risultanti della spinta, ancora in corso, verso i pericoli del dissolvimento dei valori identificativi della nostra civiltà. Basta così a piangerci addosso: è ora mettere da parte la rassegnazione, invece. E’ necessario comprendere che dopo il venir meno della maggioranza alla Camera (di fatto è stato così) non c’era alternativa a Monti, se non elezioni anticipate per dar vita ad un altro governo (certamente di sinistra con l’aggiunta di Fini e Casini) che non sarebbe stato in grado di fare le riforme e di intervenire per tamponare la speculazione internazionale ed il progressivo deterioramento dei conti pubblici. Si può pensarla come si vuole. Si può dire, come faccio anch’io, che Monti stia sbagliando e che sta causando altri danni al Paese, ma con i BTP al 7% ci si avvicinava a una spesa annua di 100 miliardi per il solo costo del debito pubblico. Nel giro di qualche anno i 2.000 miliardi di debito sarebbero diventati 3.000. L’Italia avrebbe così preso la stessa strada della Grecia: il fallimento. I fatti stanno così! Senza un governo con i numeri in Parlamento e con una ben determinata volontà politica – da qui la necessità delle riforme, in modo tale che chi vince le elezioni sia anche in grado di governare, senza il teatro d’operetta di un Parlamento partitocratico – si può alzare quando si vuole la voce, ma i fatti restano quelli che sono. Le responsabilità vengono da lontano, ma a volte la stupidità è molto più vicina. Un intervento sulle pensioni un anno fa, il taglio delle province, una maggioranza parlamentare coesa e larga, capace di tagliare in modo massiccio le spese e di reggere l’urto del Parlamento e della piazza, capace anche di respingere l’assalto della reazione giudiziaria, avrebbe consentito un controllo più oculato e una gestione più progressiva degli effetti della crisi recessiva dei mercati. Non è stato così! Alcuni credendosi più furbi, hanno provato ad abbandonare la nave, pensando alle fortune personali. Avventurieri ridotti al lumicino di un partitino visto in lotta per il quorum, ed ora sottoposto al neo-democristiano di lungo corso dal viso bronzeo e pronto a ogni soluzione. Senza recuperare la serenità e senza ritrovarsi a dover scegliere per una nuova speranza di cambiamento, dopo il saccheggio della speranza del 2008, perderemmo ancora del tempo e faremmo la gioia di chi continuerà a saccheggiare il Paese. Cambiare non è facile. Chi ha pensato che sia solo sufficiente vincere le elezioni per cambiare tutto, ha sbagliato. La lotta è sempre dura e difficile. La rete che c’è nel Paese d’interessi particolari, di gestione politica del territorio, di cellule organizzate per sfruttare le risorse pubbliche e il lavoro degli altri, è così ben curata e così, diabolicamente, ben tessuta che sperare di sradicarla con facilità è impensabile. Neanche dinanzi all’evidenza e alla buona volontà di alcuni coraggiosi magistrati si riesce a far cadere le maglie dell’intreccio perverso. Si veda in Puglia, in Campania o a Sesto san Giovanni. Se si vuole che si continui così … bene! Basterebbe disertare il voto e la sinistra verrà ad amministrare anche il condominio delle nostre case … magari le cooperative si stanno già organizzando. Ma se vogliamo esser liberi, dobbiamo continuare a lottare, e soprattutto dobbiamo andare a votare.