Posts Tagged ‘scorsoni’

Fausto Bertinotti, comunista pentito: “Abbiamo sbagliato tutto”

1 settembre 2014
Fausto Bertinotti

Fausto Bertinotti

Il comunismo? «Ha fallito». La cultura politica da cui si deve ripartire? «Quella liberale, che ha difeso i diritti dell’individuo». Il gesto più rivoluzionario di questi anni? «Le dimissioni da Papa di Joseph Ratzinger». L’unica delle tre grandi culture del Novecento che è in vita oggi? «Quella cattolica, che è stata rivitalizzata da papa Francesco che si sta guadagnando consenso e attenzione di mondi lontani». Parole clamorose, perché a pronunciarle è l’ultimo dei Mohicani della vecchia sinistra italiana: Fausto Bertinotti, il leader di quella che è stata (more…)

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RIFLESSIONI SU “I COSTI…INDIRETTI DELLA POLITICA”

22 dicembre 2011

Mai come negli ultimi tempi i quotidiani, e le riviste in genere, hanno affrontato tale argomento. Ora, prima che qualche potenziale lettore di questo pezzo inizi a sbadigliare, immaginando il consueto elenco di spese folli, stipendi da favola e sprechi mastodontici, avverto che le prossime righe conterranno una novità. Stavolta la mia attenzione non verrà indirizzata nei confronti dei rappresentanti del potere ma verso coloro che quel potere gliel’hanno fornito, e anche su di un piatto d’argento. Chi? Noi. In quanto corpo elettorale, ma anche come piccoli emblemi di quell’egoismo fine a se stesso, ribattezzato dagli anglosassoni con il nome di nimby (not in my backyard). Insomma, quel che voglio dire è che nelle ultime legislature il popolo italiano sarebbe potuto intervenire in forma diretta per poter correggere delle disfunzioni proprie della macchina statale. Cosa che invece si è ben guardato dal fare. Il mio pensiero, in particolar modo, è rivolto agli esiti degli ultimi referendum. Per meglio rinfrescare la memoria proverò ad elencare punto per punto le “mancanze m di noi indignati contro la casta”.

1 – Chi ricorda il referendum dell’estate 2006? Riguardava la riforma dell’architettura istituzionale dello stato. Oltre alla devolution, alla rimodulazione dei poteri delle più alte cariche dello stato e alla conclusione del bicameralismo perfetto, tra i vari punti oggetto di voto era presente anche la proposta di dimezzamento del numero dei parlamentari. Risultato? I SI vinsero solamente nel lombardo veneto.

2 – Ultima tornata referendaria. Si parlava del servizio idrico e della possibilità di poterlo dare in gestione a società private. Prima del voto si scatenò una campagna elettorale dove la demagogia, il populismo e l’ignoranza raggiunsero dei livelli mai visti prima. Il voto sancì la decisione del popolo di continuare con la politica delle municipalizzate, ovvero di quei parcheggi per politici trombati e dirigenti incapaci. Intendiamoci: incapaci di lavorare bene ma non di guadagnare altrettanto bene…

3 – Nucleare. E qui vien fuori la sindrome nimby sopra citata. Nessuno vuole la centrale vicino casa, dimenticando che ne abbiamo decine lungo i confini nazionali. Questo tipo di decisione, assieme al diniego di realizzare rigassificatori o siti di stoccaggio, fa si che l’energia in Italia costi un 20% in più rispetto alla media europea. Naturalmente ai vari politici locali non par vero di aizzare le proteste contro la realizzazione di impianti strategici per il Bel Paese. Del resto a loro interessa il tornaconto elettorale della prossima elezione e non il benessere delle generazioni future.

Qui mi fermo, ma l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Certo, con questo articolo non voglio depotenziare le responsabilità della “casta” ma intendo far riflettere sulle responsabilità, troppe volte celate, di tutti coloro i quali si definiscono indignati ma non fanno nulla (anzi…) per cambiare in meglio le cose. Diceva Gaetano Salvemini che “il dieci per cento dei politici italiani sono la crema, il meglio del Paese; il dieci per cento, la feccia, il peggio; il restante ottanta per cento sono il Paese”. Appunto.

di Luca Proietti Scorsoni  – Giovane Italia Terni

Riflessione sul primo articolo della Costituzione

19 dicembre 2011

“L’ Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Qualcuno sa spiegarmi cosa significhi questa frase in verità? Che affinché ci sia una Repubblica prima deve esistere il lavoro? Non ho capito bene il senso. Il lavoro (che poi cos’è il “lavoro”?) viene svolto dall’uomo, quindi l’uomo dovrebbe essere più importante e dovrebbe essere lui, e non il suo agire, a comparire sul primo articolo della costituzione. Da qui invece sembrerebbe che è dal lavoro che si emana il tutto. Come un qualcosa di trascendente, di divino oserei dire, rispetto al quale l’individuo si trova in una condizione di sottomissione. Posso anche comprendere il contesto politico, culturale e, soprattutto, storico che portò a stilare questa espressione. Si usciva da una dittatura ventennale e a questo bisogna aggiungere che si doveva trovare una sintesi tra posizioni ideologiche (quella cattolica e quella comunista) non solo differenti ma addirittura antitetiche. Ecco perché molti articoli della nostra carta sono composti da due parti distinte. Capisco tutto. Ma, per utilizzare l’espressione di un costituente statunitense, la mano dei morti non può continuare a tracciare la strada dei vivi. Era Thomas Jefferson, colui che sarebbe diventato il terzo presidente USA. Ed espresse tale concetto nonostante potesse ben dire d’aver redatto una costituzione veramente all’avanguardia (e tutt’ora attualissima). Insomma, quel che voglio sottolineare è che auspicare una modifica della carta, non riguardante esclusivamente la parte inerente l’architettura istituzionale, non deve esser visto come una bestemmia laica o, peggio ancora, come un attentato alle fondamenta del nostro vivere civile. Riportare al centro l’individuo, qui sta il punto. E mentre scrivo queste ultime parole ripenso alla conclusione di Antifona, un romanzo di Ayn Rand, madre dell’Oggettivismo: “E qui (…) scolpirò la parola che dovrà essere il mio faro e il mio stendardo. La parola che non morirà (…). La parola che non può morire su questa terra, poiché ne è il cuore e il significato e la gloria. La parola sacra: EGO”.

Luca Proietti Scorsoni  – Giovane Italia  – Terni.

Riflessioni sull’Imu applicata alle seconde abitazioni

15 dicembre 2011

LETTERA A GOODMORNINGUMBRIA

di Luca Proietti Scorsoni –  Giovane Italia Terni

“Avvertenza: le righe che seguono rappresentano un caso emblematico di conflitto d’interesse. Ecco, detto questo, leggete il seguito. Sarà che mi son fissato con questa storia della manovra improcrastinabile, elaborata per salvarci dal fallimento, sarà che certe ricette economiche prima ancora di venir approvate hanno un non so che di rancido, aggiungiamoci pure alcune letture recenti sull’abc del liberalismo, ma questa storia della nuova Ici a me non riesce ad andare giù. In particolar modo mi riferisco agli inasprimenti vertiginosi ai quali saranno soggette le seconde case. Prima che qualcuno di voi arricci il naso, magari accompagnando il gesto con l’ammonimento costituzionale del: “Chi ha di più deve dare di più!” datemi la possibilità di spiegare. Non sto mettendo in discussione l’obbligo di pagare i balzelli per la mia seconda abitazione, ci mancherebbe altro. Tuttavia qualche lamentela mi sento in dovere di farla. Pensateci bene. In una casa dove vivo per pochi mesi, in altro comune rispetto a quello dove risiedo, pago i servizi locali più di coloro che ne usufruiscono per l’intero anno. Questo vuol dire che con il sottoscritto il comune ci guadagna due volte: la prima in via diretta grazie alle tasse, la seconda indirettamente grazie ai minori costi che produco. Non solo. Memore dell’espressione anglosassone “No taxation whitout representation” c’è un altro valido motivo in base al quale i detentori di seconde abitazioni (sempre al di fuori del comune di residenza) avrebbero il diritto di non essere ulteriormente tartassati: l’impossibilità di potersi far rappresentare. Ovvero il non poter votare. Soggetti alle decisioni dall’alto, come sempre accade, ma non dai propri rappresentanti. E non mi pare un elemento da poco in una democrazia per l’appunto rappresentativa (magari tralasciando questo fine legislatura…). Ricapitolando: pagare di più per consumare di meno e per non avere voce in capitolo. Dite che il mio sia un ragionamento troppo capzioso? Forse, ma invece del dito provate ad osservare la luna. E così finisco il pezzo anche con la perla di saggezza”.

La benzina è cara … e noi andiamo a vela

12 dicembre 2011

LETTERA A GOODMORNINGUMBRIA

Accisa. Suona talmente bene da sembrare l’ottavo peccato capitale. Strettamente legato ad un altro per giunta: la gola. Ovvero l’ingordigia di uno stato che in maniera sempre più virulenta entra nelle nostre vite per poterci sottrarre dosi massicce di denaro e d’indipendenza. Ma torniamo al termine d’inizio pensiero. I carburanti nel territorio italico son sempre ben farciti di gabelle astruse. Perché astruse? Voi come definireste delle tasse introdotte per ripagare i danni causati da guerre risorgimentali? Non solo. Non contenti d’aver sistemato i debiti lasciati da Cavour e compagni, i governi succedutisi negli anni si sono sbizzarriti sulle causali da applicare ai balzelli sui carburanti. Il tutto per giustificare (?) il salasso agli automobilisti. Bisogna dire che negli ultimi mesi inoltre si è arrivati al culmine del ridicolo. Prima son stati spuntati quei centesimi per poter finanziare la cultura, cioè registi, cineasti e pseudo intellettuali che altrimenti farebbero giustamente la fame. Poi altro aumento dovuto alla situazione di elevato rischio in cui versa il Bel Paese (sono anni che la nostra situazione è ad elevato rischio..). Infine, squilli di tromba, come se al governo centrale non avessero già fatto pochi danni, ci si mette anche la regione Umbria che, con una decisione improcrastinabile, decide un ulteriore incremento di 4 centesimi per poter finanziare gli interventi edilizi del post terremoto a Marsciano. Ora, dopo aver praticato almeno un quarto d’ora di yoga, giusto per far sbollire un poco la rabbia, non posso che ricordare come ormai son passati due anni da quell’evento sismico, durante i quali vorrei sapere cosa sia stato fatto.  Secondo, questa decisione presa a Palazzo Cesaroni vien dopo la figuraccia della ricostruzione in Val Topina, dove a distanza di dodici anni dal terremoto (dodici), case nuove di zecca non possono ospitare nessuno a causa della loro inagibilità. Si avete capito bene. Miliardi spesi per la realizzazione di abitazioni inutili e inagibili, cioè pericolose. Ma finora non ho sentito nessuno chiedere scusa. Anzi, lor signori della regione hanno pensato bene di aumentare un po’ di pressione fiscale sulla benzina. Così, tanto per gradire. Bé, non vorrei che di questo passo sarò costretto ad utilizzare la tela della mia capote a mo’ di vela, giusto per provare a sfruttare l’energia eolica…”

Luca Proietti Scorsoni – Giovane Italia Terni