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La festa di San Pancrazio a Calvi dell’Umbria

27 gennaio 2010

giulia leonardi

di Giulia Leonardi

La festa di San Pancrazio, per i calvesi, costituisce l’avvenimento dell’anno. Si tratta di una rievocazione religiosa, che risale attorno alla metà del 1200 e ruota intorno alla figura del Patrono Pancrazio, impersonato dai “Signorini” e dagli “Stendardi”, enormi gonfaloni di cui 2 rossi, rappresentanti il sacrificio del martirio e 2 bianchi denotanti la purezza del giovane cavaliere. Ogni contrada (Fiamme, Castello, Croce e Drago) esprime un Signorino che è il fulcro del corteo, perchè impersona il Santo Martire. Solitamente è un ragazzo sui 14 anni, vestito da cavaliere romano, con tanto di corazza ed elmetto, con in spalla il vessillo di San Pancrazio. Per impersonare il Santo, i genitori iscrivono fin dalla nascita i propri figli alle liste dei “Signorini”, tanta è la devozione e la partecipazione popolare alla festa che ha anche un significato politico ed economico determinato dall’importanza che in epoche remote ha avuto il monte Rosaro (attuale monte San Pancrazio) il cui possesso assicurava ai castelli di Calvi quel predominio territoriale che garantiva poi vantaggi di carattere economico nei confronti degli altri castelli confinanti

Nei giorni che precedono la festa, nella piazza viene issato quello che per i Calvesi è “l’asso di coppe”, ossia delle calate di bosso e alloro che partono da alcuni piloni a terra per raggiungere una cupoletta al centro della piazza. Lungo tutte le calate,vengono disposte delle lampade. Tale decorazione è ciò che rimane dell’antico uso di coprire tutta la piazza con dei teloni, sorretti e assicurati dalle funi che, incrociandosi, attraversavano la piazza. La festa inizia ogni anno l’11 Maggio ed è preceduta dalla celebrazione della novena in onore del Santo. Un araldo a cavallo annuncia, nel primo pomeriggio, che la festa sta per iniziare e tutto il corteo dalla piazza scende fino all’incrocio, all’ ingresso del paese per assistere all'”incontro dei Signorini”

Ogni Signorino e Gonfaloniere attende da una delle 4 vie che conduce a Calvi, ed al terzo sparo di mortaretto, tra il rullare dei tamburi, inizia a correre verso il centro dell’incrocio per incontrarsi con gli altri tre Signorini e Gonfalonieri abbracciandosi fraternamente,f acendosi festa, ed esultanti gridano “Evviva San Pancrazio” con il sacerdote benedicente, provocando un’indicibile commozione al popolo che applaude all’evento tra scoppi di mortaretti e le campane che suonano a festa. La festa è veramente iniziata! poi si ritorna in piazza per la cerimonia dell’Investitura dei Poteri, in cui il Sindaco consegna una chiave del Castello di Calvi alla Dama e riceve in dono un cero da offrire a San Pancrazio. Di nuovo l’araldo annuncia che da lì a poco, il corteo visiterà le Tavolate e dà appuntamento alla stessa sera per la “Vestizione degli Stendardi”. La visita alle Tavolate riveste grande importanza perchè ricorda come in quei giorni i festaioli erano in dovere di offrire cibi e bevande alla popolazione intera, soprattutto a quella meno abbiente. A tarda sera si svolge la suggestiva cerimonia della “Vestizione degli Stendardi”, ossia il Sindaco consegna gli stendardi ai Gonfalonieri, che li legano  alle aste, cioè li ” vestono”. Tale cerimonia si svolge completamente al buio, solo una fioca luce delle torce rischiara un pò  queste operazioni. Il primo Signorino recita una preghiera in onore del Santo, quindi segue l’omelia del Parroco ed infine il discorso del Sindaco e alle parole di “evviva San Pancrazio” i Gonfalonieri alzano verso l’alto gli stendardi, la piazza s’illumina con mille luci, la folla applaude, le campane suonano a festa, si fanno esplodere razzi e fuochi d’artificio. Il 12 Maggio i festeggiamenti riprendono con la solenne Messa in piazza in onore del patrono, poi il corteo si avvia sulla strada che va verso la montagna di S.Pancrazio. Al rullo dei tamburi e spari di mortaretti partono di corsa i 4 Signorini a cavallo e Gonfalonieri verso la montagna, ma solo il primo continua il tragitto, gli altri tre tornano in paese, insieme al resto del corteo. Nei pressi dell’ultimo tornante si svolge la  “revisione dei confini” che consiste nel riaffermare il possesso del territorio della montagna, fortemente legato a litigi che nei secoli  passati hanno interessato la popolazione calvese e quella di Poggio di Otricoli, un tempo Poggio di Narni. Il Signorino e il Gonfaloniere sono pronti a percorrere tre giri di corsa intorno alla Chiesa; ad ogni giro si fermano di fronte all’ingresso gridando: “Evviva San Pancrazio”. La corsa festosa intorno alla Chiesa in onore del Santo è anche espressione del giubilo per il possesso della montagna. Concluso il terzo giro entrano in chiesa ed assistono, insieme ad una moltitudine di gente, ad un’altra Santa Messa. Nel pomeriggio, di nuovo Signorino e Gonfaloniere percorrono tre giri di corsa intorno ai Mulini a vento, per onorare quel luogo dove vi deposero inizialmente le vittime calvesi, morte  nella zuffa contro i poggiani per i diritti sulla montagna. Sulla Colleggiata il primo Signorino rinconterà i tre Signorini rimasti in paese, con il corteo al seguito. Questo emozionante incontro avviene, neanche a dirlo, di corsa. Un originale carosello a cavallo detto “Battaglione”, che si svolge in piazza, costituirà il ringraziamento dei Signorini e degli altri costumanti verso il Santo patrono per aver fatto tornare incolumi dalla montagna coloro che erano partiti. Il giorno 13 Maggio la festa diviene esclusivamente religiosa, con la solenne Messa e con la Processione per le vie del paese di tutto il corteo storico. La festa si chiude ufficialmente il giorno 14 con la riconsegna degli Stendardi alle Autorità Civili. Il clima medievale si manterrà ancora per qualche giorno con la “Giostra delle Contrade”, una gara a cavallo che si svolge tra le quattro contrade calvesi e che segna la fine dei festeggiamenti.