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Socializzazione dell’imprenditoria? Perché no?

16 aprile 2012

LETTERA A GOODOMORNINGUMBRIA

Risolvere i contenziosi lavorativi è il problema chiave che si trova di fronte questo Governo di (cosiddetti) tecnici. Problema risolvibile, con la buona volontà (che sembra non esserci) di tutte le parti sociali. Io avrei risolto con la socializzazione delle aziende, ovvero nuovo rapporto di lavoro tra imprenditore e lavoratore, partendo dal principio che il lavoratore è un collaboratore dell’azienda, quindi un azionista, in quanto partecipa con il suo lavoro, al buon andamento dell’azienda. A fine mese, prenderà il suo stipendio, ma a fine anno, essendo uno pseudo-azionista, gli si deve riconoscere una piccola percentuale sul guadagno dell’azienda, come dividendo. Ecco che così cambierebbe il concetto di subalternità ed aumenterebbe l’interesse del lavoratore nell’azienda stessa in cui lavora. E’ un concetto scritto in poche righe, quindi molto abbreviato, ma che da l’idea di come verrebbe rivoluzionato il mondo lavorativo e quindi l’inutilità del sindacato. Mi sono ispirato, modificandola, all’idea di socializzazione dell’imprenditoria, avanzata dal partito fascista, ma che poi, come ovvio in Italia, non prese piede. Vuoi perché il fascismo era pieno di dietrologi ed incoerenti personaggi, come oggi i nostri partiti italiani, sia per l’opposizione della Grande massoneria Italiana (che tutelava gli interessi del ceto padronal-capitalistico), che portò poi alla rottura col fascismo a da quest’ultimo perseguitata. Premetto che la mia idea, sarebbe quella di considerare il 10-15% del dividendo aziendale a favore dei suoi lavoratori. Ciò migliorerebbe il rapporto tra lavoratori e padronanza nel mondo imprenditoriale. Questo rapporto virtuoso, sicuramente porterebbe a risolvere la maggior parte dei problemi di conflittualità, oggi esistenti nel mondo del lavoro.

Stelio Bonsegna

 

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