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IL LUNGO VIAGGIO DI TAMAT

18 novembre 2010

INTERVISTA A PATRIZIA SPADA Presidente e co-fondatrice della ONG Tamat

di Francesco La Rosa

Patrizia Spada

Che cosa significa Tamat?

Tamat è un albero del Sahel, un’acacia seyal nella lingua Tamahaq (lingua dei Tuareg). La nostra esperienza nella cooperazione allo sviluppo nasce in questa regione ed in campo agricolo. L’albero Tamat rappresenta le nostre radici e continua a rappresentarci nella nostra storia.

Cosa vi ha spinto in questa avventura?

La storia di Tamat nasce nel lontano 1978 da una profonda amicizia nelle aule della Facoltà di Agraria, dall’impegno nel sociale, dalla passione per l’Africa, dalla voglia di cambiare il mondo e dalla convinzione che ciò fosse possibile.

Ma in concreto di cosa vi occupate?

Realizziamo progetti di cooperazione allo sviluppo. Dal 1995 abbiamo creato una rete di contatti con piccole e grandi realtà associative, con autorità locali e con singoli privati in alcune aree del mondo che per cause strutturali o contingenti si trovano in una situazione di povertà estrema. Con i nostri partner abbiamo dato vita ad una serie di interventi che non solo hanno contribuito a migliorare il tenore di vita della popolazione, ma hanno anche avviato dei meccanismi autonomi di “auto sviluppo”. In questo ultimo aspetto risiede la sostenibilità dei nostri progetti, di cui andiamo fieri.

Oltre alla qualità della vita ed all’economia, intevenite anche in altri settori?

Oltre ai progetti di cooperazione, Tamat è attiva anche nell’Educazione allo Sviluppo (o Educazione alla Cittadinanza Globale) nelle scuole primarie e secondarie, e nella formazione per adulti con progetti finanziati da fondi UE.

Quali sono i Paesi in cui operate e con quali progetti?

Attualmente siamo presenti con i nostri progetti in Burkina Faso, Mali, Bosnia-Erzegovina e Paraguay. Individuiamo insieme ai nostri partner i bisogni e le possibilità di sviluppo, insieme a loro, realizziamo interventi di sviluppo agricolo/rurale non solo attraverso interventi strettamente tecnici (approvvigionamento idrico, miglioramento della crescita delle colture, ecc.), ma anche grazie al microcredito, alla formazione e alla promozione dei diritti fondamentali.

Continuate ancora a pensare che cambiare il mondo sia possibile?

Sinceramente l’ottimismo e l’entusiasmo originario sono messi costantemente alla prova: la distanza dagli obiettivi del millennio ci si pone regolarmente dinanzi con schiacciante evidenza, non solo sotto forma di dati e statistiche, ma di situazioni reali, di vite di persone, di ragazzi e di donne soprattutto, con cui abbiamo a che fare. D’altro canto proprio le nostre missioni in loco e il contatto con la realtà aiutano a tener sempre ben presenti i nostri obiettivi di sempre e ad alimentare la nostra motivazione. Inoltre, sempre più Tamat è rappresentata da giovani in gamba, con un forte senso di responsabilità e, soprattutto, con una riserva inesauribile di entusiasmo, fattore trainante di qualsiasi progetto, idea, sogno. Infine, per dirla con una frase di Henrí Desroche, a cui sono molto legata “Nessuna strada ha mai condotto nessuna carovana fino a raggiungere il suo miraggio ma solo i miraggi hanno messo in moto le carovane”.

 

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TERNI, “SVENDITE COMUNALI : A QUANDO LA VENDITA DI PALAZZO SPADA?”

5 novembre 2010

Michele Rossi Coordinatore Comunale PDL Terni

E’ proprio vero a volte la realtà supera la fantasia e questo succede purtroppo anche in politica.Apprendiamo dalle pagine dei giornali che l’assessore ai LL.PP. del Comune di Terni sarebbe intenzionato a mettere in vendita la palazzina della ex foresteria in Corso Tacito.Scelta giustificata dalla drammatica necessità di reperire risorse economiche per le ormai vuote casse comunali. L’annuncio è di quelli shock, perché riguarda un pregiato bene comunale dal grande valore storico, culturale ma se vogliamo anche simbolico visto le vicende politiche che lo riguardano (la Giunta Ciaurro ne voleva fare la sede di rappresentanza dell’ università a Terni!) L’aver solo pensato a una simile possibilità ha dell’incredibile e da il senso, ancora una volta, della reale incapacità e inadeguatezza di chi è stato chiamato a svolgere importanti ruoli amministrativi. La proposta arriva dall’Assessore ai Lavori Pubblici, Silvano Ricci, che vorrebbe vendere per supplire alla mancanza di fondi per l’edilizia scolastica. Ma è lo stesso Assessore che per tre totem pubblicitari (strutture pubblicitarie) da mettere nell’area della cascata delle Marmore è riuscito a spendere ben € 45.000, che per il centro S.Efebo ne ha spesi appena € 400.000, che ha portato in Consiglio una variante di costi aggiuntivi di € 600.000  per il rifacimento del Tribunale di Terni, lo stesso del fallito progetto per il decoro urbano o che voleva farci spendere ben € 2.000.0000 per un impianto di calcio? Questa proposta non solo è inaccettabile ma deve essere rigettata dalla politica locale come una  palese “sparata”! (ci piacerebbe sapere cosa ne pensa il Sindaco sull’iniziativa del suo assessore!). Occorre rigettare con determinazione, lo hanno sempre fatto i nostri consiglieri (ieri pubblicamente il Cons. Federico Salvati), ogni azione che ci porterà di questo passo, con superficialità e pressappochismo, a svendere l’intero patrimonio cittadino; facile pratica alternativa  alla  mancanza di idee che sempre più sta caratterizzando i componenti di questa Giunta Comunale. Troppo facile vendere per fare cassa, continuando a mantenere spese molto spesso superflue che andrebbero tagliate. In un momento di poca disponibilità economica, dovuta ai giusti tagli governativi, occorre tirare fuori le idee. Non si può pensare di privare la città del suo patrimonio , di edifici e luoghi che per il loro indiscusso valore storico, sociale e culturale devono essere di proprietà pubblica, utilizzati e valorizzati nell’interesse della comunità. In tema di “svendite comunali” ormai non sappiamo che altro aspettarci. Se questi sono i presupposti perché non vendere, sull’esempio di Totò, anche la fontana di Piazza Tacito? Certamente questo potrebbe servire a risolvere definitivamente quelli che per questa amministrazione sono gli irrisolvibili problemi di abbandono e di degrado del monumento. Oppure perché non vendiamo Palazzo Spada? Magari con quei soldi si riuscirebbe a realizzare finalmente il tanto desiderato palazzetto dello sport, oppure un avveniristico centro fiere o nella peggiore ipotesi si potrebbe sistemare qualche buca sulle nostre strade.