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Arte: Silvia Vagnoni a “Stifone, le Fonti del Colore”

18 maggio 2012

Silvia Vagnoni il 19 e 20 maggio 2012 organizza e partecipa a “Stifone, le Fonti del Colore”

Silvia Vagnoni

evento promosso dall’Associazione Contratto del Fiume Nera nell’ambito di Umbria Water Festival. Mostre, momenti d’incontro, poesia, musica, the e dolcezze, aperitivo in piazza la domenica, pittura en plen air; su Monet: luce e colore nell’acqua, ed altri eventi collaterali, tra cui la visita al Giardino del Colore al Mulino dei Marchesi Eroli, la passeggiata lungo il fiume dall’area archeologica del Ponte di Augusto al borgo di Stifone attraverso le Gole del Nera, la visita del borgo di Taizzano e la pregevole Chiesa della SS.Annunziata).

Il 27 maggio 2012 organizza e partecipa in occasione della giornata di Cantine Aperte  al Castello delle Regine di S. Liberato alla mostra di pittura “… tra barriques e tonneaux”

 

 

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Silvia Vagnoni a SpoletoArtFestival 2010

23 settembre 2010

Silvia Vagnoni

SILVIA VAGNONI partecipa al Premio Eureka, organizzato dal curatore e critico d’arte Massimo Picchiami, nell’ambito di SPOLETOFESTIVALART EXPO’ 2010, Esposizione Internazionale di Arte Moderna e Contemporanea che si svolgerà a Spoleto e ospiterà 80 stands dal 24 al 27 settembre 2010 nel complesso storico artistico del Chiostro di San Nicolò. L’artista vive e lavora a Roma e a Stifone, tra reperti romani e il fiume Nera, nel minuscolo borgo umbro la cui atmosfera magica sollecita le fantasie artistiche. Il suo percorso artistico ha sempre avuto come filo conduttore la ricerca del bello quasi ad esorcizzare le brutture derivanti dal cattivo uso dell’intelletto: ed ecco i paesaggi dalle atmosfere sognanti, le figure femminili icone di grazia e portatrici di benessere e di appagamento, le nature silenti simbolo di sicura quotidianità, ma anche – quando le sollecitazioni esterne urgono – “I miei perché”, “Cotidie monstrum”, il nostro mostro quotidiano, “Il giorno e l’ora”, “Napal”,  etc.. Per sua fortuna, il bambino che c’è in ciascuno di noi è sempre presente nell’artista che ritorna quindi a pensieri intimi di cose familiari , esprimendosi nella serie dei ritratti  quasi a fissare un momento di particolare condivisione sentimentale.

Hanno detto di lei

“L’Artista riesce a infondere al modello ricorrente (paesaggio, natura morta o figura) una propria peculiarità espressiva dovuta alla volontà di operare con un sentimento estetico sinceramente autentico, senza infingimenti, tendente a produrre benessere creativo, cimento compositivo e soprattutto appagamento dello spirito”; “…la sicura assimilazione della grande tradizione pittorica italiana è tesa ad esprimere quasi il sentimento di voler sottrarre le forme e le cose all’inesorabile destino del disfacimento” e rileva una “precisa volontà di celebrazione della Bellezza”.

“Una congenita inclinazione al tradizionale canone del “bello” da cui trarre piacere visivo, si respira nell’osservazione delle opere di Silvia Vagnoni. Composizioni sempre complesse e ben articolate nei suoi elementi eterogenei capaci di creare un clima raffinato in cui il mito, la storia, la pittura di paesaggio convivono in un suggestivo insieme percorso da un sentimento sia coscienzioso e quasi scientifico del dettagli, sia libero sia fantasioso; un sentimento che tuttavia rimane controllato dall’ingegno che fa scaturire l’opera in primis nella mente dell’artista. Esemplari di queste doti e del perfetto connubio tra idea e trasfigurazione fantastica, le splendide nature morte e i delicati paesaggi, Scenari reali e identificabili in cui libere combinazioni di elementi pittoreschi, miste a un magico naturalismo di evanescenze materiche, si affiancano a precise indagini ottiche nella realtà dei dettagli floreali e nella sensibilità dei valori atmosferici e luministici. Armonie cromatiche che, in accordo con le emergenze emotive, manifestano le notevoli qualità di colorista di Silvia Vagnoni per sintetizzarsi con sapienza nella serie di ritratti di fantasia: eleganti figure femminili, tra il mitologico e il cortigiano, adornate di amabili corone di fiori e di drappeggi dalle brillanti cangianze delle sete, che sottolineano ulteriormente la raffinatezza e le beltà di questa filosofia estetica.”

“Le vie del Brigante”- L’Umbria segreta su RAI 2

29 novembre 2009

a destra franco valentini e danilo ronzi regista della trasmissione nell’eremo di Pale

di Francesco La Rosa

E’ stata trasmessa da Rai2 in orario per insonni, “le vie del Brigante” rivisitazione in chiave ironica e curiosa di alcuni luoghi tradizionalmente esclusi dagli itinerari turistici più conosciuti. Cosi la curiosità di conoscere l’autore del programma che è umbro mi porta a Foligno e mi permette di presentarvi un personaggio che appare veramente fuori dal tempo.

Franco Valentini è curiosamente noto a Foligno con lo pseudonimo “il Brigante” e  per cercare di capire cosa può aver motivato la produzione di questo programma televisivo sono andato a trovarlo nel suo “eremo” di Piaggia nei pressi di Sellano.

L’uomo, davvero appare un brigante,  la barba bianca gli da un aspetto apparentemente truce, sprofondato su una seggiola mi scruta e aspetta la mia prima mossa, ed io muovo subito…

Sig. Valentini ci diamo del tu o del lei?

Per costume locale in questo modo di interloquire, ti danno del lei quando vogliono punirti, quindi diamoci del tu.

Come è nata l’idea di questo programma?

L’idea è nata dopo una simpatica conversazione con amici fra i quali un noto artista romano che da qualche tempo risiede a Stifone presso Narni, e quasi come  sfida ho accettato di produrre questo documento televisivo, cercando di dare un contributo per una lettura dell’Umbria  fuori dagli stereotipi.

Quali aspetti intendevate evidenziare con questa opera?

Siamo partiti dalla consapevolezza che il territorio umbro già da sé è “la storia dell’arte” e dai secoli passati possiamo considerarlo come una semina di fatti e di avvenimenti culturali che ne hanno fortemente condizionato ogni angolo dello stesso.

Perché l’ironia come filo conduttore?

Beh, la mancanza di mezzi finanziari e mezzi tecnici non ci lasciava altra scelta e quindi abbiamo cercato l’impatto mediatico  utilizzando come patrimonio l’ironia delle persone normali.

Riesci a conciliare il tuo lavoro con questi impegni artistici?

Ho sempre pensato che esiste un lavoro per vivere e un lavoro per fare, e di solito accade che il lavoro per vivere è “quello che è” non si ama, invece il lavoro per “fare” è quello che soddisfa le più intime esigenze dell’uomo, come lo straordinario  concerto organizzato al Castello di Giomici poco tempo fa. Per queste cose cosi importanti ed esaltanti il tempo dobbiamo trovarlo

Parlaci di questo concerto…

L’idea di questo concerto è nata conversando con il maestro fernando Grillo, da importanti critici considerato ”il Buddah del contrabbasso”, ma che io considero invece “l’angelo del contrabbasso”  con il quale “discuto musicalmente” da quaranta anni, abbiamo pensato di invitare un quintetto d’archi composto da artisti che possono essere considerati nel loro campo fra i più grandi esecutori del nostro tempo, come il russo Dimitri Tombassov, primo violino della Orchestra Filarmonica di Berlino, e che abbiamo potuto offrire all’Umbria anche grazie alla appassionata competenza e partecipazione di un caro amico, Luciano Vagni, proprietario del Castello di Giomici i cui saloni  hanno  fatto da magica scena all’evento.

Cosa ti ha dato dal punto di vista musicale e umano l’incontro con Tombassov?

Dimitri è un uomo che ha compiuto una scelta di vita importante lasciando la Filarmonica di Berlino per essere grande solista fra grandi solisti, e studiare e sperimentare insieme a lui presso il Castello di Pupaggi le prove del concerto, anche grazie alla sua straordinaria umiltà è stato esaltante per me e mi resta un ricordo incancellabile, e anche se con grande simpatia il quintetto mi ha nominato presidente onorario in realtà mi sento il rozzo che poco può contribuire al compimento culturale di questi grandi musicisti.

Perché avete scelto Pupaggi per il laboratorio?

L’idea è partita dal soffitto della chiesina del ’500  di Pupaggi dove il soffitto è riempito magnificamente da un grande affresco che rappresenta Dio che è contornato da due quintetti di angeli contrapposti con in mano archi e vielle, angeli che curiosamente hanno le ali dipinte con il tricolore, ma anche dal fatto che la zona è stata nei secoli passati un grande laboratorio di sperimentazione di medicina e chirurgia e percorso di grande valore musicale. Da sottolineare anche la splendida ospitalità nel castello  della famiglia Onori che ci ha permesso di penetrare in maniera precisa nell’ambiente e nella gente di questo territorio che  nei propri cromosomi ha sintetizzati gli eventi più importanti dei passaggi della storia del mondo moderno. Il riferimento a San  Benedetto non è casuale come non è casuale che Benedetto sia il Patrono di Europa.

Cosa farai da grande?

Farò da grande tutto ciò che ho fatto da piccolo, e continuerò a riflettere sugli stessi errori, che stranamente ricordo come i  momenti più belli e senza i quali non sarei quello che sono, tanto è vero che il mio modo di vivere nella mia lunga e stratificata” professione di ateo” non ho mai avuto paura di ringraziare il cielo e dire: Signore ti ringrazio per quello che mi dai.

Per concludere vuoi dedicare una tua riflessione in versi ai lettori di Goodmorning Umbria?

“Quando la sera guardo il sole ed il suo tramonto, anche i miei pensieri si uniscono nella mia fronte e si abbracciano come le onde del mare al pari delle rughe che ormai segnano i lunghi giorni della mia vita”.

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VUOI ESSERE AMICO DI GOODMORNINGUMBRIA?

scrivi a gdmumbria@gmail.com

 

Passeggiando per i vicoli di Stifone

10 novembre 2009

stifone4

di Francesco La Rosa

Gli  acquarelli  di Giulio Cesare Garbolini ci fanno da splendida cornice.

Stifone, un borgo di origini antiche, addirittura pre -romana, era abitato fino agli anni ’60 da circa 400 persone , mentre oggi sono circa 30,  è una frazione di Narni (Tr), famosa per i numerosi mulini gestiti dalla famiglia Silori, presso i quali i contadini delle contrade vicine venivano a macinare.

La mancata ristrutturazione non gli toglie il fascino di un tempo, anzi lo evidenzia,  posizionato in discesa sul declino della collina che porta al fiume, e non lontano dai centri abitati importanti, per chi vuole può essere un luogo per rivivere le magiche atmosfere della campagna umbra, e ritrovare ovviamente un ritmo di vita che in città è ormai solo un lontano ricordo.

Situato a circa 80 km da Roma, Stifone è conosciuta per aver avuto la prima centrale elettrica del XIX secolo, nei pressi del porto fluviale che  i romani avevano costruito per il trasporto e la distribuzione delle granaglie nel territorio, e non a a caso, il territorio mantiene il primato della qualità dell’acciaio in un luogo dove si incontrano, sublimandosi, i quattro segni di Acqua, Fuoco, Terra, Aria.

Una  curiosità ci ricorda un episodio del “ventennio”, durante il quale ed in occasione della visita del Duce,  per consentire il transito dell’auto presidenziale, nella parte bassa di una parete di una casa gli abitanti  hanno scolpito la traccia per consentire l’agevole passaggio della vettura del Duce, ed ancora oggi sono visibili le tracce.