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Pellegrini in cammino dalla Norvegia a Roma attraverso il Trasimeno

30 settembre 2015
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Pellegrini provenienti da ogni parte d’Europa e del mondo attraverseranno anche le terre di confine tra Umbria, Toscana e Lazio per raggiungere Roma, dove il 14 Ottobre saranno ricevuti dal Papa. Questo lungo pellegrinaggio frutto della collaborazione tra le associazioni dei Comuni di cinque stati europei, è partito da Trondheim in Norvegia, il 22 Aprile scorso e si è diretto verso sud, attraversando lo stato di partenza, la Danimarca, la Germania, l’Austria e l’Italia per concludersi il prossimo 14 Ottobre a Roma, con il ricevimento da parte del Santo Padre. Si chiama “The pilgrim crossing borders: un pellegrinaggio che unisce da Nord a Sud l’Europa”, e  nei giorni compresi tra il 1 e il 5 Ottobre si troverà a passare nei Comuni di Cortona, Castiglione del Lago, Paciano, Città della Pieve, Fabro, Ficulle e Orvieto e costituisce un primo grande tentativo non solo di unire l’Europa da nord a sud, ma anche di definire nella sua totalità il tracciato della nuova strada nei tre paesi europei.

L’itinerario del percorso non è stato casuale, ma dal nord della Germania ha seguito il tracciato indicato in un documento conservato in Sassonia, redatto da un abate della cittadina di Stade (Amburgo), durante il suo viaggio compiuto dal luogo di residenza a Roma intorno al 1200. Anche se ancora restano da definire alcune parti del suo tracciato italiano, nelle regioni del nord-est, ad oggi, la Via Romea Germanica rappresenta una delle vie culturali più importanti che attraversa l’Italia da nord a sud, tagliandola nella sua parte centrale e diventando così, per un lungo  tratto, parallela alla via Francigena. (more…)

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Ambiente: l’asta fluviale Marroggia-Teverone-Timia in agonia

26 marzo 2014

fiumeIl Comitato per la difesa dell’acqua e dell’aria di Bevagna, dopo l’interessamento di alcuni consiglieri regionali, è stato ascoltato, nei giorni scorsi, in II° Commissione permanente della Regione Umbria presieduta Gianfranco Chiacchieroni.
I delegati del Comitato hanno disegnato con chiarezza e lucidità la storia, lo scenario e gli sviluppi della drammatica situazione dello stato ecologico dell’asta fluviale Marroggia-Teverone-Timia.
La grande antropizzazione industriale e civile, che ha interessato questa vasta area centrale dell’Umbria dagli anni ’60-’70 ha reso questo sistema di acque assai fragile e critico, esposto senza tutele ad una serie di speculazioni ed affarismi che ne hanno originato la criticità dello stato.
Le ragioni, complice l’orografia e la morfologia del territorio e le modificazioni nei secoli del sistema idraulico della piana che riversano su Bevagna gran parte dei problemi, sono attribuibili alla gestione del modello economico di questi ultimi 30 anni di governo della Valle Sud ed in particolare all’aumento del peso urbanistico demografico e industriale della fascia che va da Foligno a Spoleto e l’aumento del peso artigianale – piccolo industriale e agronomico – zootecnico di alcune zone dislocate fuori della portata della depurazione tradizionale, che hanno di fatto aumentato in maniera esponenziale il livello di inquinanti nelle acque dei fiumi del reticolo Marroggia-Teverone-Timia.
Sono assolutamente evidenti le manchevolezze della politica locale che ha, in maniera spesso corresponsabile, lasciato in costante difficoltà e pericolo il sistema, chiudendo gli occhi di fronte ad un progressivo utilizzo dei fiumi come sistema incontrollato di scarico di scorie di vario genere, fuori dai regolamenti sugli smaltimenti, determinando anche una cultura dell’illegalità estremamente pericolosa e facilmente attaccabile dalle speculazioni. Non c’è da difendere nessuno in questi casi, nessuno uomo e nessun partito, poiché non c’è nessun fondamento politico, nessuna ragione economica e nessun diritto di impresa che possano giustificare uno scempio simile: un omicidio ambientale che determinerà la nostra salute, la nostra vita e la vita dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Non vogliamo la morte economica della Valle Umbra Sud, come qualcuno ha detto in maniera sconsiderata ma preservare il bene comune, la vita e la salute di tutti.
Non nascondiamo timori e perplessità per un problema di enormi proporzioni, che vede interessati sette comuni, due dei quali tra le più grandi città dell’Umbria: Foligno e Spoleto.
Solo un grande intervento politico e di ampia riorganizzazione gestionale del territorio, con le conseguenti adeguate risorse finanziarie, può determinare un inversione di rotta e quindi risolvere alla radice il problema dello stato qualitativo dei fiumi.
Oltre alla disamina delle ragioni alla base dello stato critico dei fiumi i rappresentanti del Comitato hanno messo in luce alcuni punti essenziali che riguardano le azioni determinanti per arginare il problema. “Evitare indiscutibilmente il declassamento del Marroggia-Teverone-Timia e porre il risanamento dell’asta fluviale Marroggia-Teverone-Timia come prioritaria negli interventi del Contratto di Fiume, dove per interessamento dell’Assessore Rometti il nostro Comitato è parte integrante del Tavolo di confronto. Sono necessari interventi strutturali sulla depurazione e sui sistemi di smaltimento civili e industriali e quindi investimenti di grande portata per l’adeguamento agli standard europei; è determinante, conseguentemente, un progetto di monitoraggio e di controllo della qualità delle acque che vada a controllare le vere fonti inquinanti ponendo centraline di controllo a monte, strategiche e indicative, con l’assoluta disponibilità di tutte le istituzione e di tutte le parti sociali. Insieme a questo, grazie all’audizione in provincia e l’azione determinata dell’assessore Bertini, è stato messo in sinergia un sistema integrato di vigilanza e di repressione con la partecipazione fattiva della Polizia Provinciale. In questa fase progettuale è necessario mettere in collegamento, azione mai eseguita prima e alle radici dell’inquinamento del Marroggia-Teverone-Timia, i Piani Regolatori Generali e gli sviluppi urbani dei Comuni della valle e controllare e gestire il residuo urbanistico di qualsiasi natura in relazione al potenziale inquinante. Prevedere un censimento particolareggiato degli scarichi civili e industriali e realizzare una mappatura completa dei siti e delle aziende industriali, artigianali, commerciali, agricole e manifatturiere della Valle”.
Il presidente Chiacchieroni e il vice presidente Mantovani hanno ammesso la poca conoscenza del problema mettendosi a disposizione per realizzare a breve un confronto con tutte le parti coinvolte: Comitato, Amministrazioni Comunali, Arpa, Vus, Regione.
Non abbasseremo la guardia. Per questo desideriamo che molti bevanati ci siano vicini ancora di più in questo momento decisivo, auspicandoci un impegno in prima persona, per il nostro bellissimo e stimato territorio e la vita delle nostre famiglie e dei nostri figli.

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Politica: Rinasce Alleanza Nazionale

29 ottobre 2013

Riceviamo e pubblichiamo

alleanza nazionale logoLa fine, più che il fallimento, del progetto berlusconiano ci consegna un’Italia in crisi, allo sbando, consegnata a partiti che vivono di situazionismo e scelte politiche prive di basi ideali, alla ricerca costante di voti e percentuali, ciechi nella bramosia di poltrone e potere, pericolosi perché per i propri interessi, capaci di svendere l’Italia e la sovranità al miglior offerente.

In mezzo a tutto questo marasma c’è però ancora la (more…)

Raccolta differenziata, a Città di Castello presentato il progetto “Porta a Porta” nord e sud

12 aprile 2012

A Città di Castello la raccolta differenziata dei rifiuti “porta a porta” funziona. Lo dicono i dati preliminari del 2011, che parlano del raggiungimento della percentuale del 66 per cento nelle zone servite (centro storico e quartieri periferici del capoluogo), grazie alla quale il parametro comunale si attesta alla quota del 37 per cento. I risultati sono stati illustrati in anteprima nella conferenza stampa organizzata stamattina da Comune di Città di Castello e Sogepu nella residenza municipale tifernate e hanno fatto da via-tico alla presentazione del progetto di estensione del servizio di raccolta differenziata “porta a porta” a nord e a sud del territorio comunale.

Da lunedì 16 aprile 2012 la raccolta differenziata verrà estesa alla zona nord del territorio comunale di Città di Castello e dal 14 maggio 2012 alla zona sud. Saranno 10.506 i cittadini coinvolti, i 4.137 residenti nella zona nord a Cerbara, Titta, Badiali, Lerchi, Piosina e Giove (oltre 1.500 utenze) e i 6.369 residenti nella zona sud a Trestina, San Secondo, Promano, Cinquemiglia, Santa Lucia, Cornetto, Fabbrecce, San Maiano e Garavelle (oltre 2.400 utenze).

In coincidenza con l’avvio del progetto di estensione della raccolta differenziata “porta a porta”, i cittadini sperimenteranno una novità nel  conferimento degli imballaggi in plastica.

Dal 1 maggio 2012nei cassonetti stradali per la raccolta di questa tipologia di rifiuto dovranno essere gettati anche i piatti e i bicchieri in plastica usa e getta. Finora tali stoviglie dovevano essere conferite nei contenitori per il rifiuto non recuperabile, dove però dovranno continuare ad essere smaltite le posate in plastica usa e getta, che la direttiva non classifica come imballaggi.

Il nuovo governo della fallimentare repubblica italiana vara un nuovo dicastero: il ministero alla Coesione sociale.

18 novembre 2011

Gustavo Gesualdo

La evidente volontà di premier e capo dello stato si indirizza inequivocabilmente al salvataggio della unità nazionale così come è, senza alcun senso critico e sentiero razionale, salvando tutti e tutto: mafiosi, amici di merende dei mafiosi, grandi evasori fiscali, pluriomicidi, stupratori ed assassini alcoolizzati stradali extracomunitari, corrotti e corruttori, parassiti e fannulloni di ogni genere e razza. I due “grandi statisti” non si avvedono della evidente incongruenza e del fatto che, molto più che evidentemente, la necessità di munire l’azione del potere esecutivo di un dicastero della Coesione sociale, comprova esso stesso che non esiste una coesione sociale, come non esiste una unità nazionale ed una cointeressenza popolare. Un errore di quelli con il botto, una svista allucinante che denuncia con quali pregiudizi ideologici (altro che tecnocratici) si vuole impostare un governo che salvi tutto e tutti, comunque, senza nessuna selezione, in assenza di un qualunque criterio intellettivo. Il capo dello stato aveva già dismesso i suoi panni di soggetto istituzionale super partes nel suo ultimo viaggio a napoli, la sua città natale, nella quale ha pubblicamente dichiarato il suo campanilismo napoletano e meridionale, a tutto danno e nocumento del resto del paese, aggiungerebbe un attento osservatore. Napoli, è la città sulla quale grava gran parte della responsabilità nella perdita verticale di fiducia e del pregiudizio internazionale sulla Italia intera, nella sua ostinata continuata ed aggravata difesa e non persecuzione della illegalità e nella sua incapacità di gestire la continua emergenza (ormai emergenza nazionale da qualche anno) della Monnezza napoletana, emergenza che è stranamente scomparsa dai disonori della cronaca, sia pure non sia scomparsa la sua monnezza: dove è finita e/o dove finirà la monnezza napoletana è divenuto un segreto di stato gelosamente custodito. Altro che KGB, altro che Putin. Quel che è certo e comprovato è che sia Napolitano che Monti agiscono all’unisono nel rimuovere ogni oggettiva responsabilità napoletana, campana, calabrese, siciliana e, generalmente meridionale (questione assolutamente irrisolta) dalle pur evidenti responsabilità sulla escalation violenta con cui i mercati ed i paesi esteri hanno preso d’assalto l’intero paese. Il sospetto che si voglia salvare in toto un paese così chiaramente non coeso e non unito da aver addirittura bisogno di un ministero della coesione sociale, sale vertiginosamente nella lettura attenta della stampa allineata al potere del nuovo MinCulPop, versione tecnocratico-burocratico-comunista, nella convinzione assoluta che, il voler imporre al paese una coesione che non esiste nei fatti, urti irrimediabilmente contro un paese reale frammentato ed oramai spezzato in almeno tre tronconi geografici e territoriali. Ecco che una visione ideologica, una ideologia dell’unitarismo reale (leggi socialismo reale delle repubbliche sovietiche unite con la forza di una dittatura tecnocratico-burocratico-comunista) si avvale della forza del potere esecutivo per imporre al paese una volontà pregiudizievole ed ideologica, da applicare con tutta la forza pubblica del governo nazionale al paese reale, piaccia o non piaccia, sia condivisa o meno, sia questa volontà possibile, o paradossalmente assurda.. Se non è un atto di violenza questo, allora io non so cosa sia la violenza. Se non è un atto arbitrario questo, allora io non so cosa sia uno stato liberale di diritto. Se non è una palese ammissione di disunità del paese questa, allora io non cosa significhi il detto popolare “simili con i simili”. A questo governo che piace così tanto alle autorità europee vorrei ricordare come i trattati europei difendano in modo netto e determinato il valore del diritto della autodeterminazione dei popoli. A questo Capo dello stato europeista vorrei ricordare che l’adesione dell’Italia alla Unione Europea sottopone la stessa costituzione italiana ad ordinamenti e livelli di giudizio superiori a quello nazionale, difesa e tutela superiore dei diritti che è stata inoltre recepita dalla stessa Italia. Insomma, non si può far finta di non vedere e non sentire che l’agire dell’esecutivo all’unisono con la massima carica istituzionale italiana “fanno finta” di non sapere e di non capire in relazione al diritto di autodeterminazione dei popoli e di tutela e di difesa delle eventuali minoranze secessioniste italiane richiamata e ammonita in trattati e convenzioni che recano la firma italiana. Questa limitazione dei diritti fondamentali dell’uomo e delle comunità umane è inaccettabile, è irricevibile. L’ostinazione con la quale si profonde un enorme impegno nel tacitare le disuguaglianze e le impossibili coesistenze italiane e nel voler imporre a mezzo ministero esecutivo una “coesione sociale” lascia amareggiati e rammaricati, profondamente ed ingiustamente feriti nella più profonda libertà dell’uomo e della donna e di ogni popolo: quella di autodeterminarsi e decidere in piena libertà di scelta con chi coesistere e con chi no. Il violento impatto che una coesione imposta coercitivamente ed esecutivamente potrà avere su di un paese reale già molto distante da uno stato di diritto così povero di giudizio giuridico equilibrato e non di parte ed ideologico supera ogni previsione. In effetti, il voler arbitrariamente salvare comunque e per forza chi è camorrista da chi non lo è, chi è mafioso da chi non lo è, potrebbe avvitare definitivamente il paese reale in un pericoloso vortice che allontani ancor più il paese reale dallo stato di diritto, il paese produttivo di ricchezza dal paese che produce ed esporta illegalità, il paese del made in Italy dal paese che distrugge l’immagine del made in Italy. Oggi, il potere pubblico italiano ha fatto una scelta ben determinata e precisa, scelta fatta ignorando un reale grido di allarme sulla non unità di un paese che si vuole imporre coeso. La politica del potere che redistribuisce una ricchezza che non produce, impicca l’economia che produce la ricchezza che altri pretendono di redistribuire arbitrariamente, in un momento di spaventosa crisi interna ed internazionale può creare certamente il presupposto per un fall out totale del sistema economico, stanco di trascinarsi dietro pesi importanti di popolazioni improduttive e parassitarie, di popolazioni fortemente propense alla illegalità ed al degrado. Non si può chiudere la questione meridionale in questo modo, senza discernere, senza selezionare, senza razionalizzare. Si conferma così una evidente volontà politica ed istituzionale del potere pubblico che impone messaggi ripetitivi ed arbitrari da MinCulPop: tutti mafiosi, nessuno mafioso; tutti corrotti, nessuno corrotto; tutti nella monnezza, nessuno nella monnezza. No, non è così che si risolvono le questioni importanti e storicamente radicate di un paese che è sempre stato definito come quello “delle due italie”. Ora, la nuova dittatura tecno-burocratica che non è stata eletta direttamente dal popolo sovrano impone il suo diktat:  questo è un governo di salvezza nazionale nel senso che, noi, potere pubblico ed istituzionale, sacrificheremo una parte dle paese (il nord) per salvare un’altra parte del paese (il sud). E questo atto di imperio, è inaccettabile, irricevibile, ingiustificabile. L’economia non è una scienza e nemmeno solo una parola: l’economia è quella cosa che consente a tutti di mettere un piatto a tavola ogni giorno. L’economia, come la finanza, non accetta imposizioni, non accetta regole anti-economiche, non può consentire il sacrificio del motore economico di una nazione per salvare chi non produce ricchezza sufficiente per il proprio sostentamento, obbligandosi ad elemosinarne in mani altrui. Non vi è alcuna dignità in tutto questo. Non vi è alcuna regola economica in tutto questo. Non vi è alcuna ragione umana in tutto questo. Non si può risolvere la questione meridionale in questo modo, come non si può mettere a rischio il futuro ed il presente di un intero paese per salvare con la forza chi, non solo non contribuisce in modo importante e nemmeno sufficiente allo sviluppo economico complessivo, ma pesa invece gravemente come un parassita su di esso. Non si può sacrificare lo sviluppo economico complessivo in una coesione forzata fra chi produce ricchezza e chi la brucia senza rispetto alcuno, bruciando contemporaneamente anche l’immagine stessa di chi produce quella ricchezza, mettendolo in gravi difficoltà, contraffacendo quella ricchezza, derubando quella ricchezza, gravando su quella ricchezza. Ma quella ricchezza e quella economia sta prendendo il largo da un simile modo di intendere la coesione sociale e la comunità nazionale. Le imprese fuggono precipitosamente da questo stato di fatto e di diritto. I capitali fuggono precipitosamente da questo stato di fatto e di diritto. Chiunque sia dotato di intelletto, fugge precipitosamente da questo stato di fatto e di diritto. E se si è arrivati oggi alla imposizione di un ministero della coesione sociale, a cosa arriveremo domani? Al mobbing ed alla intolleranza del potere pubblico, o peggio, alla persecuzione morale e materiale di ogni libertà fondamentale? Verrà perseguitato ed incarcerato chiunque dovesse scendere in piazza al grido di libertà? Quale avallo popolare sorregge tale coesione? Non so se per fall out economico-finanziario o per fallimento politico-burocratico, ma è forte la sensazione che questa distanza fra stato di diritto (inteso soprattutto come casta tecno-burocratica e come casta politica) ed il paese reale aumenterà considerevolmente, invece di diminuire, sino alla dimensione del distacco. In quel giorno, eserciti di tecnocrati, burocrati e politici capiranno l’importanza ed il valore della economia che produce ricchezza, del lavoro che produce ricchezza. E dovranno cercarsi un lavoro, uno vero, per sbarcare il lunario, maledicendo quel giorno in cui decisero di sottomettere arbitrariamente gli interessi di quella parte del paese che producevano ricchezza, ad un sultanato dello sbafo pubblico, ad una dittatura dello spreco pubblico. Ad ognuno le proprie responsabilità, compresi quei politici che le ragioni riportate in queste righe proclamano a parole, ma non difendono nei fatti. Poiché è stato varcato il confine della democrazia rappresentativa. Poiché è stato superato il limite della tolleranza economica. E non vi è alcuna giustizia in tutto questo. E men che meno, una coesione sociale, una giustizia sociale.

 Gustavo Gesualdo – alias  Il Cittadino X – Alleanza Federalista