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CITTA’ DI CASTELLO, LA MOSTRA SUL RISORGIMENTO ESEMPIO PER LA CULTURA DI DOMANI

4 giugno 2011

“Con la festa della Repubblica Città di Castello ha concluso le manifestazioni in onore dei Centocinquanta anni dall’Unità d’Italia, confermando l’adesione dei tifernati allo spirito della ricorrenza e alla nostra nazione. Ma se oggi possiamo rileggere il carattere della città alla luce della storia, lo dobbiamo ad alcuni studiosi locali, che hanno fatto della memoria una missione” commenta il sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta, parlando delle prospettive per il settore Cultura. “Tra questi studiosi Alvaro Tacchini occupa un posto importante, non soltanto perché si fregia di titoli ed incarichi ufficiali nel settore, ma per la passione e la determinazione con cui ha aperto una via, raccogliendo testimonianze orali, salvando carte ed archivi. La mostra sul Risorgimento a Città di Castello, nella vastità e qualità del materiale esposto, è un compendio del suo lavoro pluridecennale. Il flusso costante di visitatori nei giorni di apertura ribadisce come i tifernati non siano indifferenti a tali tematiche, soprattutto se trattate con il rigore della scienza ma senza la freddezza del documento. Ringrazio Alvaro Tacchini per l’opera divulgativa compiuta attraverso la mostra e soprattutto con la pubblicazione collegata alla mostra. Il catalogo, per veste grafica e contenuti, ritengo possa essere considerato il classico libre de chevet, un libro da tenere a portata di mano, da conoscere a casa o a scuola, perché restituisce al Risorgimento una freschezza e un’attualità che forse i nostri giovani non riescono a cogliere. Siamo all’inizio di una nuova stagione amministrativa e, in un frangente di tagli alla spesa pubblica, la cultura rappresenterà uno dei cardini su cui misurare il futuro della città, soprattutto se riusciremo a contemperare l’impostazione statica degli eventi con l’idea di una cultura fruibile, diffusa, che diventa stile di vita per i cittadini e non solo attrazione effimera per potenziali visitatori. La mostra sul Risorgimento – conclude Bacchetta – ha colto questo obiettivo, guardando sia all’interno che all’esterno, e ritengo che su questa strada si continui a camminare, mettendo a leva le risorse migliori della città. Voglio augurarmi che anche Alvaro Tacchini sarà dei nostri”.

CITTA’ DI CASTELLO, PORTA SANTA MARIA TORNERÀ AL SUO POSTO

20 dicembre 2010

“La porta di Santa Maria presto sarà di nuovo al suo posto”: a dare la notizia è Gaspare Pierangeli, presidente della Consulta del Centro storico di Città di Castello, organismo che ha sostenuto la causa della porta lignea fin dal suo insediamento, “ritenendo” specifica Pierangeli “la restituzione di quello scorcio di mura al suo aspetto originario un’effige peculiare delle città che conservano l’antica cinta muraria”.

“Non è stato facile risalire al luogo dove la porta era custodita” sottolinea Pierangeli “da quando fu divelta dai cardini per i lavori di ripristino al torrione, minato durante la seconda guerra mondiale. Fino ad allora i battenti erano rimasti al loro posto, anche se più volte il torrione di Santa Maria corse il pericolo di essere distrutto, facendo la fine degli altri tre, sacrificati per rendere agevole la circolazione dentro le mura”.

Alvaro Tacchini, storico locale e ispettore onorario agli archivi per l’Umbria, ricorda come “fino agli anni Settanta del XIX secolo, il portinaio, un impiegato comunale, aveva il compito di chiudere i poderosi battenti durante la notte. Porta Santa Maria sopravvisse all’idea di sostituirla con una moderna barriera con cancellata di ferro nel 1872 e poi ad un’altra idea simile nei primi anni del Novecento. Gli allora sparuti cultori di patrie memorie e amanti dei monumenti impedirono che il piccone abbattesse uno degli emblemi medievali della città”.

L’altezza di ognuna delle ante è di cinque metri e quaranta, sono larghe un metro e quaranta, ciascuna pesa 650 chilogrammi. Risale al 1857 quando il falegname Giovanni Nicolucci la costruì e il fabbro Luigi Leomazzi forgiò i ferramenti. Il passaggio del fronte, durante la seconda guerra mondiale, rischiò di essere fatale a Porta Santa Maria, uscita indenne dalle demolizioni di altra natura a cui erano andate incontro nel 1861 porta san Florido, nel 1886 porta Sant’Egidio e nel 1912 porta San Giacomo. I tedeschi in ritirata la minarono e la volta dell’arco che sorregge il passaggio fu colpita. Il restauro del 1946 la mise in sicurezza, modificando alcune delle ampiezze, che oggi conserva, anche se la porta non fu più ripristinata.

“È probabile che a seguito dell’ultimo intervento sul torrione, i battenti non chiudano come una volta” aggiunge Pierangeli “ma la porta ha da tempo perduto la sua funzione difensiva per diventare una testimonianza della storia della città. Grazie all’Amministrazione comunale, la consulta ha potuto raggiungere questo importante obiettivo dal momento che il progetto è stato inserito nell’ambito del recupero del segmento di mura contiguo. L’interesse che suscitano le vicissitudini della porta travalica il significato puramente architettonico o scientifico: coloro ai quali ci siamo rivolti in questa fase istruttoria si sono dimostrati entusiasti di adoperarsi perché la porta tornasse nella sua sede naturale. In questo senso devo ringraziare Alvaro Tacchini e Donatella Bardassini per la disponibilità e, come consulta, crediamo che la restituzione di Porta Santa Maria sia un bel regalo di Natale per i tanti tifernati che amano la loro città”.