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I PRIMI TEMPLARI ALLE CROCIATE

14 marzo 2010

Giuseppe Ligato

di Giuseppe Ligato

Ogni tanto non guasta fare chiarezza nella conoscenza dei templari, insidiata dalla cattiva divulgazione: e senza scomodare le consuete frottole esoteriche, troviamo nei primi tempi della Gerusalemme all’indomani della prima crociata (1099) le condizioni che avrebbero portato, nel giro di una generazione, alla costituzione del Tempio come struttura monastico-militare. La partenza di molti crociati dopo la conquista della Città Santa e la debolezza demografica dei primi insediamenti cristiani e latini, avevano impoverito la difesa delle recenti conquiste e adesso imponevano la formazione di un nucleo permanente di combattenti, ben inquadrati, il cui equipaggiamento e addestramento fossero sottratti all’improvvisazione e alla penuria di risorse che avrebbero caratterizzato pure le crociate successive. Il nemico, infatti, disponeva di riserve pressoché illimitate e non aveva monti e mari da attraversare prima di far affluire rinforzi e rifornimenti sui campi di battaglia.

Fu così che i primi templari, guidati da Ugo de Payns (un monaco mancato, secondo una cronaca siriaca), si votarono intorno al 1120 alla difesa del Santo Sepolcro e dei pellegrini, i quali avevano bisogno di una scorta per l’ultimo tratto del cammino verso la Città Santa attraverso i monti della Giudea. A patrocinare e sostenere questi volontari fu soprattutto il patriarca latino di Gerusalemme, sotto la cui guida si formò una struttura articolata secondo tre specializzazioni: 1) i canonici della basilica del Santo Sepolcro, nelle cui mani si concentravano le copiosissime donazioni dall’intera Cristianità, avrebbero monopolizzato la liturgia e la distribuzione delle elemosine; 2) il primo nucleo del futuro Ordine dell’Ospedale di S. Giovanni, che avrebbe curato le opere assistenziali per i pellegrini; 3) i templari, specializzati nella difesa armata. I canonici del Templum Domini, dal canto loro, fornirono uno spazio nell’area del Tempio (l’attuale Spianata delle Moschee) affinché i templari potessero acquartierarvisi, superando le gravissime difficoltà iniziali segnate, più che dalla povertà, dalla miseria se è vero che questi uomini dovettero inizialmente accontentarsi degli avanzi della mensa degli ospitalieri e coprirsi con abiti usati. Ben presto, i templari mostrarono insofferenza per il controllo ecclesiastico e ottennero dal re di Gerusalemme Baldovino II efficaci pressioni affinché il priore dei canonici del Santo Sepolcro (un uomo del patriarca) rinunciasse a esercitare il proprio controllo su di essi. Lo stesso re assegnò loro il “Tempio di Salomone”, ossia l’ex-moschea di el-Aqsa, quale loro residenza.

Interno della Chiesa di San Bevignate a Perugia

Mancava ancora ai templari una veste giuridica e spirituale, e qui iniziarono i problemi. Il medioevo non amava le novità sociali e fissava una tripartizione dei ceti: le élites aristocratico-militari monopolizzavano la politica e la guerra, il clero pregava e accumulava la grazia divina per il funzionamento di tutto e i lavoratori producevano beni e servizi, una struttura non casualmente simile a quella che abbiamo descritto sopra e di cui i templari avrebbero dovuto costituire l’elemento più prestigioso sul piano militare. Infatti, essi non erano monaci-cavalieri (definizione mai esistita) bensì cavalieri con “qualcosa” dei monaci, in particolare i voti di povertà, castità e obbedienza. Ma per molti templari questa condizione costituiva motivo di perplessità, e buona parte del mondo intorno a loro non mancava di ricordarlo: che razza di uomini erano questi, che mescolavano preghiera e guerra? A parte la Bibbia nella quale i passi adattabili a una giustificazione della guerra non mancavano, restava il problema di una condizione ibrida, estranea alla netta separazione delle funzioni sociali: chi non lavora, può solo pregare o combattere. Ecco dunque qualche dubbio insinuarsi nelle coscienze dei primi volontari, accusati di essere una stranezza antievangelica; non per l’uso delle armi, ma per la fusione nelle stesse persone di violenza e vita consacrata, per quanto laica.

Occorreva pertanto “sdoganare” quella stranezza, e se incaricò lo stesso Ugo de Payns scrivendo ai propri uomini che le vie della vita cristiana sono varie e imprevedibili, che c’era una Cristianità orientale da difendere e che era troppo facile beneficiare di tale difesa criticando chi si impegnava personalmente nella medesima. Ma l’intervento più massiccio fu quello di san Bernardo, abate di Clairvaux e massimo pensatore dell’Europa coeva, un mistico pronto – se non altro per fedeltà al papato che aveva bandito la crociata – a occuparsi della delicata situazione dei templari:  nel proprio trattato Elogio della nuova cavalleria, Bernardo non risolse del tutto il problema dell’ambigua natura quasi-monastica di quei combattenti (al pari di Pietro il Venerabile abate di Cluny, l’altro gigante del monachesimo coevo), e preferì appoggiarsi a un tema già diffuso dal papato: la Terra Santa era la terra di Cristo, ma soprattutto i cavalieri chiamati a prendere l’abito templare erano spesso la feccia della società occidentale, uomini d’armi avidi e vanesi. Per costoro, la dannazione eterna (un pericolo al quale allora potevano prestare attenzione anche i predatori più scatenati) era evitabile solo uccidendo non tanto i nemici musulmani quanto il Male di cui quei  nemici erano portatori. Anche papa Onorio II, al momento di definire nel 1139 la qualifica e il ruolo sociale dei templari, si aggirò tra le varie definizioni senza riuscire a chiamarli “monaci”: per lui erano “guerrieri del Tempio”, una semplice societas, una “istituzione sacra”, una struttura fra il militare e il religioso. Più facile, anche per il pontefice, richiamarsi alla concezione dei templari quali cavalieri finalmente approdati al riscatto della propria anima attraverso la guerra santa.

Più prosaicamente, i templari formarono una struttura che, per quanto benedetta dal papato da cui si riconoscevano dipendenti, richiama più la Legione Straniera che una confraternita di penitenti: erano spesso vassalli ribelli, avventurieri, spiantati che cercavano nella Terra Santa una nuova vita, non solo spirituale. La loro determinazione in guerra era fuori discussione e riconosciuta dagli stessi nemici, per quanto contaminata da una volontà di “politica estera” indipendente da quella del re di Gerusalemme, con una diplomazia separata e con una volontà di dominio che attirò sull’Ordine nuove critiche: troppo ricco e spregiudicato, e persino capace provocare sconfitte con la propria irruenza tattico-strategica. Ma una scelta maggiormente improntata alla vita monastica avrebbe reso tecnicamente inservibile l’Ordine templare, e lo stesso san Bernardo scrisse che di monaci salmodianti era già pieno il mondo; diventare templari poteva essere allora un male minore, e nemmeno inutile.

Insomma, in un mondo che intuiva la necessità di trovare una nuova spiritualità laica si voleva indicare alla cavalleria una forma di vita cristiana di cui possedesse già i requisiti: la perizia bellica, ripulita mediante un voto di tipo monastico.

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Libri di pietra dei Cavalieri Templari

9 ottobre 2009

Le Grandi cattedrali gotiche

L’alchimia per l’uomo molto probabilmente non è altro che la ricerca ed il risveglio della Vita segretamente assopitasi sotto il pesante involucro dell’essere e la grezza scorza delle cose, ricerca e risveglio derivanti da un certo stato d’animo molto prossimo alla grazia reale ed efficace. Sui due piani universali dove siedono  insieme la materia e lo spirito, il processo è assoluto e consiste in una permanente purificazione fino alla purificazione più completa. A questo scopo, almeno sotto il profilo del metodo, niente è più utile dell’aforisma «Solve et coagula». Lo stesso aforisma, mostrato dal Baphomet dei Templari, che compare nella parabola del grano: «In verità, in verità vi dico, se  il granello di frumento, cadendo a terra, non muore, rimane solo; ma se muore porta molti frutti» (Giov. XII, 24).

Si ritiene che cavalieri Templari avessero rinvenuto documenti relativi alle “leggi divine dei numeri, dei pesi e delle misure” sotto le rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme e li avrebbero forniti ai costruttori di cattedrali.

Non si può non restare stupiti come nel giro di 50 anni si sia stravolto completamente ogni canone costruttivo fino ad allora perseguito ed è certamente singolare che tale stravolgimento sia iniziato proprio dopo il ritorno dei Cavalieri Templari dalla Terrasanta, menifestando una maestria costruttiva tecnica e architettonica completamente diversa dalle precedenti chiese romaniche.

In tutta la Francia sorsero in brevissimo tempo (tra il 1200 e il 1250), numerose chiese dallo stile particolare, fino ad allora sconosciuto: le grandi cattedrali gotiche. Una dopo l’altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. Uno stile incredibile, quello gotico, tutto proteso verso l’alto, con un sistema di spinte e controspinte straordinario, una tecnica costruttiva decisamente rivoluzionaria, che ha consentito ai Templari di progettare e costruire queste cattedrali che, nonostante le loro migliaia di tonnellate di peso, basate come sono sui vuoti e sui pieni, sembrano leggerissime e tali da sfidare la legge di gravità.

I piani di costruzione e tutti progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale dove i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anziché gravare verso il basso, viene come spinto verso l’alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo.

Si appalesa singolare anche la scelta dei luoghi in cui le Cattedrali vennero costruite. Su luoghi cioè già considerati sacri al culto della “Grande Madre”, ritenuto il culto unitario più diffuso prima del Cristianesimo, e per una altrettanto singolare coincidenza, se si uniscono su una mappa i luoghi dove sono state costruite la grandi Cattedrali si scopre che questi luoghi formano esattamente la costellazione della Vergine  solo per caso, inoltre, sono dei veri e propri nodi di correnti terrestri, ovvero punti in cui l’energia terrestre è molto forte (grandi allineamenti di megaliti).

Naturalmente le Cattedrali sono tutte orientate secondo la tradizione: con l’abside rivolto verso est (cioè verso la luce) e, cosa significativa, sono tutte dedicate a Nostra Signora, cioè alla Vergine Maria. Hanno una pianta a croce latina che, secondo Fulcanelli, “é il geroglifico alchemico del crogiuolo“, ed è nell’Athanor che la materia prima necessaria per la Grande Opera alchemica muore, per poi rinascere trasformata in un qualcosa di più elevato.

La struttura stessa delle cattedrali, come i bassorilievi presenti nelle facciate – particolari si presentano quelli di Parigi – parlano di alchimia nel senso che rappresentano l’alternativa, in chiave di immagini, ai testi alchemici destinati soltanto a chi sapeva leggere. Ed in effetti, le cattedrali gotiche sono dei veri e propri libri di pietra, per tramandare straordinarie conoscenze che solo poche persone iniziate a simboli ed a codici particolari, avrebbero potuto comprendere. Infatti la grandiosità, l’imponenza e tutta una serie di misteri non risolti hanno fatto diffondere attorno alle cattedrali gotiche numerose leggende legate a figure ed oggetti leggendari della storia del Cristianesimo, dai Cavalieri Templari al Santo Graal.

Ciascuna cattedrale è dotata di una cripta in cui secondo alcune tradizioni sarebbero nascosti degli oggetti sacri molto importanti (ad esempio si dice che in una delle cripte della Cattedrale di Chartres sia custodita l’Arca dell’Alleanza, e che quando questa cripta sarà scoperta la cattedrale crollerà al suolo). Ma le cripte sono legate ad un altro elemento molto misterioso: le “Vergini Nere”, statue o bassorilievi, che raffigurano appunto la vergine Maria, con la particolarità della carnagione scura. E’ da sottolineare la relazione tra le statue di Iside, la divinità egizia corrispondente alla dea greca Gea (“la Terra”), che venivano custodite nei sotterranei dei templi egizi, con le Vergini Nere, anch’esse collegate al culto della Terra, diffuso in tutta l’Europa. La stessa Madonna sarebbe la cristianizzazione di questa figura troppo radicata nell’immaginario popolare, da poter essere estirpata del tutto. Per questo, i costruttori delle cattedrali gotiche, che anche in altri particolari (ad esempio quello di erigere le cattedrali sui luoghi sacri alla Grande Madre) si erano dimostrati legati a tale culto, avrebbero colorato in modo diverso il volto della Vergine cattolica, affinché coloro che “sapessero” avrebbero facilmente compreso di chi si trattasse realmente .

Dicono gli antichi cronisti che «benché strano debbasi tenere in alta stima e segretezza né sia da narrare a chi non puote intenderlo, sendo li segreti del sacramento da non rivelare che a quegli cui Dio diè forza a tanto. Cosa come questa buona, se diffusa fra uomini indegni non potrà tuttavia essere da essi intesa».

Dice la tradizione che Federico II imperatore non sarebbe morto a Ferentino né altrove. Il Prete Gianni non permise che morisse,  perciò una mano celeste lo raccolse morente e lo portò fino alla nave dei Templari con la croce rossa sulla vela bianca comparsa come per incanto sul mare. Era la nave medesima che portava il Santo Graal, il vaso da cui sgorga il fiume bianco ricco di pesci di sapienza che bruciano le mani ma posti in bocca danno l’onniscienza. È il ricco nutrimento del Re Pescatore e dei santi monaci guerrieri, il cibo inesauribile del Graal e portava la lancia infuocata, la terribile lancia di Amore  che è come quella di Lang, il signore della folgore.

È l’inizio della profezia del pescatore di Chiaravalle che continuerà con la ferita insanabile del Re Pestatore e con la maledizione della terra che solo il II Federico risanerà ponendo la domanda «Dov’è dunque il Graal ? »; quella stessa domanda che Parsifal non fece, perdendo così la possibilità di prendere possesso della sacra coppa. Ed allora il malato Re Pescatore sarà guarito, l’albero secco riprenderà vita e la terre gaste si trasformerà ancora nella terra benedetta..

In quel momento storico particolare in Puglia vi era una presenza molto massiccia dei Cavalieri Templari, i monaci guerrieri i quali erano padroni di tutta la Puglia come dimostrano le numerose testimonianze dal Foggiano al Leccese. La Puglia era una delle dieci province dei Cavalieri Templari disseminate dal centro Europa fino al medio Oriente e in più la Puglia a quel tempo era la cerniera tra oriente e occidente

Quindi il curioso allineamento tra Chartres, Castel del Monte e la piramide di Cheope è stato voluto da chi ha voluto erigere l’ultima di queste costruzioni. Cioè  Federico II con Castel del Monte. Ma questa è un’altra storia.