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La vicenda Thyssenkrupp tra sentenze e dubbi

20 aprile 2011

di Matteo Bressan

Non si placano le divisioni, le paure, le attese e anche il dolore ancora vivo nei familiari delle vittime, dopo la sentenza che i giudici di Torino hanno emesso lo scorso venerdì. Per molti si è trattato di una sentenza storica ma forti restano i dubbi sulla condanna per “omicidio volontario con dolo eventuale” a carico dell’amministratore delegato Harald Espenhahn. Il mondo politico, tra cui anche il Ministro del Welfare Sacconi, ha tenuto a precisare gli effetti positivi, in termine di prevenzione e sicurezza, che nei luoghi di lavoro produrrà questa sentenza. L’analisi però non può essere ristretta al certo importante accertamento delle responsabilità, alla storica svolta nell’impianto accusatorio o alle conseguenze positive che si determineranno nei luoghi di lavoro. Vi è un aspetto, che forse attira meno l’attenzione della stampa nazionale e dei riflettori dei media, che in queste ore pone dei grandi interrogativi sul funzionamento della nostra giustizia. È difficile toccare un tema delicato come questo, soprattutto in una fase storica che segna il livello più alto dello scontro tra politica e magistratura ma è necessario aprire una riflessione sulle sanzioni che andranno a colpire direttamente lo stabilimento ternano della Thyssen e che potrebbero avere gravi ripercussioni non solo in termini occupazionali. Se è vero infatti che l’azienda tedesca non dovrà probabilmente rinunciare ai contributi pubblici per la cassa integrazione risultano essere molto severi e punitivi i divieti di pubblicizzazione dei prodotti così come il mancato dissequestro e relativo trasferimento della linea 5 da Torino a Terni che impedisce al polo ternano il raggiungimento degli obiettivi produttivi e la tenuta dei costi aziendali. Sul dissequestro delle linea 5 si sta determinando un vero e proprio paradosso a danno della ThyssenKrupp proprio perché l’azienda, qualora volesse riprendere il possesso di questa, sarebbe costretta a rinunciare al processo di appello e a rendere esecutiva la sentenza. Non si esclude infatti che in appello la linea 5 possa essere oggetto di perizie e ulteriori accertamenti.

LETTERA A GOODMORNINGUMBRIA

17 aprile 2011

Da riconoscere grande sensibilità e moderazione nelle valutazioni del sindaco di Terni riguardo alla sentenza contro la Thyssen AST. Dopo aver significato ogni fiducia nei confronti della magistratura, c’è a dire, se si vuole essere liberi nei giudizi, che appare sinceramente sproporzionata la sentenza verso l’amministratore delegato e complessivamente nei confronti dell’azienda. Ogni solidarietà alle famiglie dei morti e tuttavia ora c’è da chiedersi con quali motivazioni la Thyssen e qualsiasi altra azienda straniera favoriranno investimenti nel nostro Paese. Solidarietà al sindaco di Terni che ha saputo esprimere le preoccupazioni di una intera città, molto meno verso i rappresentanti della regione Umbria che hanno brillato per il loro compiacente silenzio

Maurizio Ronconi – UDC