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Oui, je suis Charlotte! – La letteratura dei sensi

5 marzo 2012

di Costanza Bondi

Ti ho osservata, Charlotte… quando con le tue mani affusolate, dalle unghie curate e di fresco laccate, hai preso le uova delicatamente e, con la stessa suadenza che si conviene quando si accarezza chi si ama, hai separato i tuorli dagli albumi e li hai lavorati con tutta la grazia di cui solo tu sei capace, uniti allo zucchero: 100 grammi, per la precisione, infiniti granelli, per la mia squisita emozione.

Quando spumosi divennero i tuorli, così candidi da sembrare la morbida ovatta con cui la sera sei solita struccarti, mia splendida Charlotte, vi hai versato poco a poco il latte bollente, ¼ di litro, e hai fatto cuocere il composto a fuoco basso, così lento come il desiderio di chi aspetta l’amore, senza mai smettere di mescolare, con l’arte della tua maestria che lo rinfocola sempre più, questo desiderio, e soprattutto… senza mai far raggiungere il bollore! Come ti muovi tra i fornelli, mia desiderata Charlotte, non smetterei mai di guardarti incantato, mentre, regale, avanzi in cucina con la stessa leggiadria che, la notte, hai tra le morbide lenzuola… Hai ritirato la crema dal fuoco quando ha iniziato a ispessirsi, vi hai unito la colla di pesce prima bagnata con cura e con amore sciolta in acqua tiepida. Mi hai fatto tornare alla mente il ricordo di quando, nella vasca, dolcemente mi lavavi i capelli, mia sensuale Charlotte!

Hai inumidito con acqua zuccherata lo stampo da dolce, per poi foderarlo, dal fondo alle pareti, con i friabili savoiardi. Hai unito delicatamente alla crema raffreddata, ormai sbollentitasi come un amante che troppo attende, la metà di 200 cl della panna montata. Nel versare il composto nello stampo, quando hai coperto tutto il dolce con gli altri biscottini rimasti, ho percepito con gli occhi, e sentito con tutto il mio corpo, lo stesso brivido caldo di quando, prima di uscire, ti aggiusti il cappello sui tuoi capelli setosi: hai fatto la stessa mossa con la mano, mia dolce Charlotte, che sai quanto amo…

Con dovizia, hai riposto in frigorifero il dolce per due ore: un’immensità di tempo, per un amante che deve attendere, nell’attesa di un piacere che, però, è essa stessa piacere. Ma è nel momento in cui hai decorato il dolce con il resto della panna montata, mia sublime Charlotte, che sono morto, lì, ai tuoi piedi, già assaporandomi il gusto di ciò che stavo per gustarmi… il gusto di ciò con cui stavi per deliziarmi…

Ingredienti per 6 persone: – 100 grammi di savoiardi – 200 centilitri di panna montata per la crema: – 3 tuorli – ¼ di latte – 10 grammi di colla di pesce – 100 grammi di zucchero

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“Torta di Pasqua al formaggio” – Mini corso di cucina e degustazione

21 marzo 2011

domenica 27 marzo · 16.30 – 19.00

Torta di Pasqua al formaggio
Tecniche e segreti per la preparazione, abbinamenti sfiziosi per degustarla.
Corso con ricettario + degustazione € 12,00
Solo degustazione € 5,00 – E’ necessaria la prenotazione allo 075 8789345 o via e-mail a info@residenzelalberata.com

Sala del Gusto – Residenze l’Alberata

via Perugina, 68/a – Collepepe

L’Umbria delle tradizioni millenarie, i sapori della storia: La torta al testo.

11 gennaio 2011

di Elena Proietti

http://oracolodiapollo.blogspot.com/

Torta sul Testo

Guardandoci intorno ancora oggi possiamo vedere quanto la verde Umbria sia legata alle tradizioni. Con i suoi paesini da cartolina,come Spello, Trevi o Bevagna, che si ergono come gemme da un terreno ricco di doni della natura, il nostro territorio appare come cristallizzato nel tempo. Passeggiando tranquillamente possiamo ovunque ritrovare le vestigia di un passato a volte difficile a volte glorioso. Ancora oggi nella nostra ricchissima tradizione culinaria sopravvivono ricordi dell’era degli etruschi e dei romani che per primi colonizzarono con tracce significative l’Umbria. La gente umbra, quella vera, ama i sapori semplici e ruvidi della terra, i sapori dei suoi insaccati, dei suoi formaggi e delle erbe selvatiche. E da queste rustiche abitudini nasce uno dei cibi più rappresentativi e antichi dell’Umbria: la torta al testo. Sin dall’antichità si era, infatti, usi mangiare pani impastati con varie farine e cotti su testi arroventati. All’inizio erano focacce di farina di farro o altri cereali selvatici miscelati con l’acqua e cotti sulle pietre dei bivacchi. Nel tempo il pane da azzimo (ovvero non lievitato), tipico delle culture non stanziali divenne un pane come lo conosciamo oggi lievitato, alto e soffice. Qui da noi la torta rimase un punto fermo,ogni famiglia conserva la sua ricetta e per ogni occasione c’è una torta a cui vengono aggiunti ingredienti “ speciali”. Per la Venuta ad esempio (8 Dicembre ) si aggiungono dadini di pancetta cruda conditi prima con sale e pepe in abbondanza; quando invece le famiglie ammazzavano il maiale ( grande vera occasione di mangiate ) con i residui dello strutto sfritti nello stesso si ottenevano gli sfrizzoli ,che venivano aggiunti alla farina e impastati con un po’ di pecorino. Oltre a questo poi la torta era servita in genere accompagnata dalle erbe selvatiche,come le casselle o i raponzoli, la cicoria, i crispigni, il tarassaco e le rapastelle. Che venivano pazientemente puliti dalle donne, lessati e ripassati in padella con olio e aglio. Era il pane tipico con cui si mangiavano le salcicce, magari ancora da essiccare, si spaccava una fetta di torta e si farciva ,il calore del pane cuoceva in parte la carne.

Per quanto riguarda la ricetta nulla di più semplice  500 gr di farina, Acqua per impastare, Bicarbonato o una cartina salata. Circa un cucchiaino. Dopo aver mescolato gli ingredienti fino a ottenere una pasta liscia elastica e morbida che sia setosa sotto le mani. Stendere col matterello fino a ottenere un disco alto circa un centimetro delle dimensioni del testo circa. La bontà di questa focaccia sta nella perfetta cottura. Il testo deve essere arroventato al punto giusto, una prova che le massaie fanno ancora oggi è buttarci sopra un pizzico di farina e se questa diviene color oro vuol dire che è ora di cuocere la torta! Messa la torta sul testo va bucata con i rebbi della forchetta e rivoltata la prima volta solo quando sarà  color avorio, si procede con la cottura fino a quando l’impasto non sarà perfettamente asciutto all’interno.

La crosta deve essere color oro e saprete che è cotta anche dal profumo che sprigiona. A questo punto basta solo spaccarla e farcirla col prosciutto saporito di Norcia, con una delle nostre salcicce e l’erba campagnola e avremo un piatto da re.

* Sagrantino della cantina Cutini