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TERNI: COSTITUZIONE DEL COMITATO CIVICO PRO TEATRO VERDI

2 marzo 2017

ter

In data 16 febbraio 2017 si è costituito a Terni il COMITATO CIVICO PRO TEATRO VERDI TERNI.

Il Comitato civico, in quanto portatore di interessi diffusi, sarà un referente del Comune di Terni in merito a tutte le attività e le procedure comunali inerenti il Teatro Verdi di Terni.

Il Comitato si è costituito in modo spontaneo su iniziativa di alcuni cittadini ternani con il fine di facilitare le operazioni di ristrutturazione e riapertura dello storico Teatro cittadino, consapevoli del legame della città al suo teatro e animati dalla volontà di contribuire attivamente a restituire alla città questo suo Tempio della cultura e del vivere civile. (more…)

PERUGIA. DEGRADO E INCURIA NELLE AREE VERDI DELLA CITTA

16 luglio 2016

fontanaRICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

In questi ultimi due anni, dobbiamo costatare che la manutenzione del verde pubblico in Città, si lascia molto desiderare.

Un degrado e abbandono evidente, per chiunque frequenti le aree verdi dei parchi e giardini pubblici.

Dal taglio delle erbe infestanti, all’assenza assoluta di prato e fiori nelle aiuole, per non descrivere le panchine semidistrutte, come la carenza o assenza totale d’illuminazione, questa specialmente nel Parco S. Margherita o nei dintorni del Centro Bambagioni. Le fontanelle d’acqua, inesistenti o inutilizzabili, per inadeguate rubinetterie, o la mancanza di periodiche verifiche, sul loro funzionamento. (more…)

UmbriaEnsemble – China Tour –Ottobre2013

14 ottobre 2013

aOttobre 2013, duecentesimo anniversario della nascita di Giuseppe Verdi: anche la Cina si tinge di colori italiani. O meglio, risuona di Musica italiana.

Unico ensemble cameristico italiano ad essere presente nel prestigioso cartellone di una tra le più note agenzie concertistiche cinesi, il Quartetto d’Archi di UmbriaEnsemble (Angelo Cicillini e Luca Venturi, violini; Luca Ranieri, viola; M. Cecilia Berioli, violoncello) è stata scelto per celebrare non solo Verdi, ma (more…)

Crollo al Teatro Verdi di Terni: quale futuro per la gestione della cultura?

24 febbraio 2011

di  Marina Antinori

Marina Antinori

Intervista a Dario Guardalben membro del  consiglio comunale di Terni per il Pdl ( con esperienza pluriennale ); per le sue competenze è stato nominato nel novembre 2008 dal Ministro Gelmini Consigliere Esperto presso il CNAM, Consiglio Nazionale dell’Alta Formazione Artistica e Musicale; dal 2009 rappresentante per il Ministero al Consiglio Accademico dell’Accademia di Belle Arti di Perugia ” Pietro Vannucci”; pubblicista; professore ordinario nei licei.

Professore qual è la situazione della gestione museale di Terni?

Mi occupo da anni di tante realtà nazionali ed umbre per quanto riguarda la cultura, per questo sto dando il mio contributo in consiglio comunale in proposito alle ultime vicende. Vidi fin

Dario Guardalben

dall’inizio con molta perplessità la volontà che fu espressa dalla precedente giunta Raffaelli di dare l’amministrazione di tutte le strutture che  hanno a  che fare con la cultura e l’arte ( il complesso dell’ Ex-Siri, il teatro Verdi,  Carsulae, il palazzo Primavera, ecc …) ad un’unica gestione. Non ne vedevo la convenienza, poiché la spesa era molto sostenuta, là dove la direzione diretta di alcuni di questi settori poteva rimanere in capo all’amministrazione comunale come nel caso del Verdi. Da un punto di vista formale si era costituita una gestione temporanea d’impresa tra un soggetto molto grande,“l’Associazione Civita”, leader in Italia per le manifestazioni culturali; è noto che ha saputo ben organizzare eventi come la Mostra del Perugino e del Pinturicchio a Perugia di richiamo nazionale ed internazionale.  Civita ad ogni modo mi lasciava molto dubbioso come gestore di bacini culturali. Questo grosso soggetto fu affiancato da una serie di cooperative già operanti sul territorio, che si segnalavano per la  buona volontà, ma con risultati modesti. L’operazione nel suo nascere non era convincente, poi ci sono stati anche dei comportamenti individuali che hanno generato polemiche di ampia discussione in città ( in riferimento all’ex-assessora) che sono finite sui giornali. Su quest’argomento non voglio ritornare, quello che mi interessa è il risultato. Da tutto ciò venne fuori il “Progetto Caos”, dove anche qui si possono fare delle osservazioni riguardo alla scelta delle opere, la disposizione delle stesse, e sulla capacità d’attrattiva e inventiva. Al di là delle competenze delle singole persone, tra cui alcune preparate, quello che io ho notato è che si resta su un piano che è quello che avevamo visto nella gestione del secondo Raffaelli, con a iniziative legate anche a fenomeni d’avanguardia, in taluni casi anche con nomi di grande risonanza a livello nazionale ed internazionale, ma si rimane nel ristretto ambito degli esperti.

Sì, tuttavia un amministratore locale cosa dovrebbe fare per migliorare la situazione?

Il quesito che bisogna porsi come amministratore locale è: sono in grado di mettere in equilibrio la necessità far qualcosa di pregio, raffinato e di alta qualità con l’esigenza di attrarre pubblico, visitatori, e di dare alla città la percezione della presenza di una cultura? Il nodo è questo. L’amministratore locale che si occupa di cultura deve porsi questo scopo di dare alla città la percezione di una cultura diffusa,  che ha a volte i caratteri del nazional-popolare, ma

Caos, museo Terni

anche atta a suscitare interesse, a fare cassetta e turismo. Questo tipo di esigenza si può coniugare con la volontà di cercare l’esclusivo, il raro e l’evento per gli addetti ai lavori, ma bisognerebbe saperlo bilanciare, altrimenti si resta autoreferenti. Quello che vorrei emergesse da questa intervista è il mio apprezzamento per chi cerca l’autore di grido o d’avanguardia, perché significa affacciarsi sulle nuove frontiere dell’arte e del teatro, ma riconosco che c’è il rischio del disprezzo di tutto ciò che non è del proprio ambito. Questo si nota, a volte, ed è sgradevole: impedisce di trovare un punto d’incontro. Ad esempio sarebbe ragionevole proporre una stagione in cui ci siano degli eventi d’avanguardia, ma anche altri più popolari.

Ma in passato si sono organizzate delle mostre di notevole pregio presso il “il Caos”, come quella dedicata a Pier Matteo d’Amelia, che cosa non è andato?

Sì, se n’è ampiamente discusso anche in Consiglio Comunale.  È stato un evento significativo per la città ha avuto un numero abbastanza palpabile di visitatori, questo è indiscutibile. Tuttavia si tratta di una mostra, che pur richiamando qualche illustre personaggio, – notabili gli interventi all’inaugurazione del professor Mancini e quello del professor Sciolla di Torino-  poi però non ha avuto la risonanza necessaria perché i mezzi a disposizione erano modesti. E l’evento si è rivelato un flop. Civita in questo caso si è rivelata un flop, invece doveva essere la garanzia di eventi di grado internazionale; non c’è riuscita perché probabilmente necessitava di molti più soldi. A questo punto bisogna essere molto onesti: a noi a che cosa serve un grosso soggetto che poi alla fine se non ha somme molto alte, oltre a quelle ingenti che gli sono già state date, non riesce a fare quello per cui è stato chiamato?

L’Amministrazione Comunale è consapevole di questo? Se sì, riguardo questa spinosa situazione cosa si deciderà di fare?

Sì, ne è consapevole tanto è vero che spinta da esigenze di bilancio, tra l’altro severissime, sta decidendo di rivedere la convenzione con Civita. Infatti questa convenzione, essendo pluriennale, non può venire rescissa, ma si può aggiustare. Soltanto … quale sarà l’effetto? Io temo che avremo la stesa situazione con in più una mancanza di mezzi finanziari che impedirà qualunque evento di un qualche respiro. Questo è il mio timore che è molto di più di un timore. A questo si assommano alcuni fatti accaduti di recente, come il crollo avvenuto al teatro Verdi.

Ecco, a proposito di crollo di parte del controsofitto del teatro Verdi … questo episodio è stato scatenante di un acceso dibattito in Consiglio Comunale e ha generato sdegno nell’opinione pubblica. Al di là delle polemiche … nel concreto, come sarà possibile provvedere?

Non è un danno colossale, ma quello che è evidente è che da un lato c’è un teatro che è in gravi condizioni di agibilità e strutture. Ha bisogno di essere ripristinato, ma in modo serio.  Beh, non c’è tanto da stupirsene, dall’altra parte, c’è stata un’amministrazione che ha fatto una convenzione che dava in gestione un teatro già inagibile. Questo dà il pretesto al convenzionato Civita di poter declinare ogni responsabilità. Dunque anche in questo caso c’è stata una gestione assolutamente superficiale.

Cosa può fare un’amministrazione in difficoltà finanziarie di fronte a un bene come l’unico teatro degno di questo nome nella città e nel circondario?

Precisamente, per trovarne uno altrettanto adeguato bisogna arrivare ad Orvieto, in quanto altri teatri, come quelli di Amelia e Narni, pur essendo antichi e prestigiosi, non hanno sufficiente numero di posti a sedere. Infatti, con gli standard attuali non è possibile rappresentare ad esempio dei melodrammi in strutture piccole, il Ministero –conosco questi particolari, poiché lo vivo dall’interno- non dà finanziamenti se il teatro non rispetta canoni di grandezza della cavea, di capacità di ospitare un certo numero di orchestranti, etc … Un’amministrazione in difficoltà per risolvere la situazione del teatro Verdi potrebbe chiedere  a qualcuno in città, come la fondazione Carit ad esempio, di finanziare un bando, un concorso di idee.  È evidente che non serve solo un qualche intervento di ordinaria manutenzione, ma abbisogna di essere completamente ripristinato, e ci vogliono architetti … personaggi di alto spessore in modo che si possano fare dei progetti tali che il teatro Verdi diventi una chicca della città.  Il progetto può prevedere la reintegrazione nelle forme ottocentesche o una struttura moderna, ma deve essere di alto valore artistico. Poi si cercano finanziamenti sul territorio, l’amministrazione potrebbe destinare i pochi soldi destinati alla cultura, non pochissimi ma ci sono,  per tutta la durata di un intero mandato solo a questo progetto. Si tratterebbe di qualche milione di euro. Si potrebbe attuare la cessione dei palchi, o una tassa di scopo, oppure se non si vuole arrivare a questa misura che può essere sgradevole, trovare in città delle altre risorse. Se poi il teatro Verdi, luogo di arte e cultura, viene collegato in prospettiva al grande bacino musicale del territorio, – abbiamo il  Briccialdi,  l’unico liceo musicale della regione, tante organizzazioni private che operano nella musica e un concorso di valenza internazionale come il Casagrande- si avrebbe una grande molla. Tutte queste realtà messe a sistema,  in competizione virtuosa, in collegamento tra loro da un’amministrazione che ci sappia fare potrebbero diventare il fulcro di un’attività culturale che viene percepita, coinvolge la città, non appare arroccata su se stessa e autoreferente. Dà un prodotto commisurato ai mezzi …

teatro Verdi

Come su questo argomento, si può ragionare su altri aspetti: come mai non si è riusciti a trovare il mezzo per far in modo che ci siano agenzie turistiche in Italia e, fuori Italia, che propongano dei pacchetti che prevedano la visita alle Cascate delle Marmore, di Carsulae, di tutte le cose degne di nota a Terni ed il collegamento con delle manifestazioni artistico-musicali? Questo è un fatto curioso, che non mi spiego, visto che in altre realtà si trovano.

CASAPOUND TERNI: CROLLA IL TEATRO, CROLLA LA CITTA’

19 gennaio 2011

“Un boato ricopre di polvere e detriti Corso Vecchio. Non è il terremoto, né una bomba, ma la dimostrazione di come investimenti sbagliati e false promesse facciano letteralmente
‘crollare’ Terni”. Lo afferma Piergiorgio Bonomi, responsabile di CasaPound Italia Terni, riferendosi al crollo di una parte del controsoffitto del teatro Verdi avvenuto sabato 15 gennaio, crollo che ha ispirato la protesta dei militanti dell’associazione: uno striscione con la scritta “La città cade a pezzi. Vergogna”, affisso in Corso Vecchio. “Veder cadere a pezzi un simbolo storico della nostra cultura – prosegue Bonomi – è una sconfitta per tutti. La vecchia amministrazione prometteva investimenti milionari e posti di lavoro nel settore. Ma, si capisce, era periodo elettorale, e alla fine sono state spese poche migliaia di euro utili solo a tamponare la situazione e tirare avanti, fino al problema successivo. Il teatro Verdi però, non è la sola vittima dell’incuria culturale e storica che sta disgregando Terni, basta guardare lo stato in cui versano la fontana di Piazza Tacito, gli impianti sportivi, le mura delle città sotto il continuo assedio di vandali che le ricoprono di scritte di ogni genere”. “Finché saremo in balia dell’abbandono – conclude Bonomi – saremo costretti a gridare il nostro disappunto. Vogliano le nostre grida
essere da monito per tutte le forze politiche della città e per tutti i cittadini che giorno dopo giorno, scritta dopo scritta, crollo dopo crollo, si stanno rendendo conto che il degrado, lo sporco e la mancanza di riferimenti culturali e sportivi sono le uniche cose che queste amministrazioni sono state in grado di offrire ai loro elettori e alla gioventù futura”.

Terni, crolla il teatro Verdi, indovinate di chi è la colpa

17 gennaio 2011

di Michele Rossi – Coordinatore Comunale PDL Terni

Ciò che sta subendo il nostro Teatro Verdi è qualcosa di indecente, assurdo e deplorevole.
E’ il triste epilogo di una vicenda che fortemente umilia l’intera città. Perché una città privata del suo teatro è una città senza cultura e inevitabilmente senza futuro. Paghiamo così le scelte di chi da Amministratore ha preferito orientare attenzioni e conseguentemente risorse finanziarie verso altri progetti, tralasciando e procrastinando nel tempo il necessario recupero dello storico teatro cittadino. Altre scelte culturali che di fatto hanno privato la città dell’unico spazio capace di ospitare concerti, rappresentazioni teatrali o comunque eventi di caratura nazionale.
Ogni città si distingue per un teatro degno di questo nome, da Todi a Narni, da Amelia a Orvieto, da Perugia a Città di Castello… Terni da troppi mesi non ha più il suo teatro.
Il mancato rinnovo della convenzione con la famiglia Lucioli, gli annunciati proclami d’investimento per tre milioni di euro dell’allora sindaco Raffaelli, la triste realtà di oggi con le poche migliaia di euro a disposizione per mettere qualche toppa e ridargli l’agibilità (riaperto avremo comunque un teatro inadeguato a una città come Terni) riassumono l’incapacità e la mancata lungimiranza di chi ci ha amministrato e di chi oggi ci amministra.  L’incapacità che ha portato a questa vergogna oggi è sotto gli occhi di tutti. Trovo giusto ricordare che il nostro gruppo consigliare in sede di approvazione del bilancio preventivo 2010 si fece promotore di un atto d’indirizzo, votato poi all’unanimità, per destinare idonee somme per lavori ben più significativi; la Giunta lo ha fino ad oggi completamente ignorato. Non possiamo far finta di niente, minimizzare quanto accaduto, non possiamo sopportare anche questo…ci deve essere un sussulto di dignità collettivo, un sussulto di orgoglio cittadino perché offesi da tanta incapacità e negligenza. Per questo come PDL cittadino siamo pronti a organizzare tutte le forze civiche che vogliono insieme gridare il loro sconcerto. La città ci sta crollando addosso, giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo e non solo metaforicamente purtroppo… La fontana di Piazza Tacito, gli avvallamenti sotto Porta Sant’Angelo, l’asfalto davanti al Santuario di S.Francesco, la piscina dello stadio ed ora anche il Teatro cittadino… Che la colpa sia del Ministro Bondi?… Qualcuno avrà anche la sfacciataggine di sostenerlo.

“i Solisti di Perugia” inaugurano UmbriaLibri 2010

5 novembre 2010

Saranno le note dell’Orchestra da Camera “i Solisti di Perugia” a dare l’avvio all’edizione 2010 di “UmbriaLibri”: sabato 6 novembre, alle ore 17 al Teatro del Pavone di Perugia (ingresso libero fino ad esaurimento posti), i musicisti umbri si esibiranno nel Concerto “Fratelli d’Italia”, dedicato all’Unità d’Italia, tema scelto per edizione della kermesse culturale che quest’anno porterà come sottotitolo “W l’Italia”.

Coerentemente con l’indirizzo della manifestazione, il programma musicale scelto per il Concerto de “i Solisti” prevede musiche di Gioacchino Rossini e Giuseppe Verdi, compositori italiani le cui vicende biografiche ed artistiche si intrecciarono con quelle storiche dell’Unità d’Italia.

Il Concerto si aprirà con la “Sonata à Quattro” in La maggiore di Rossini, che il grande pesarese scrisse ancora giovanissimo rielaborando una sua precedente stesura risalente addirittura agli anni dell’adolescenza. La spontaneità della vena melodica, le impennate virtuosistiche ed i contrasti teatrali tra figure liriche e grottesche, lasciano facilmente presagire le scene dei Teatri d’Opera che con successo crescente il compositore avrebbe frequentato.

Di Verdi “i Solisti” eseguiranno il famoso “Quartetto in mi minore” nella versione orchestrale. Opera poderosa, articolata ed estremamente preziosa nella cura dei dettagli stilistici ed armonici, il “Quartetto” fu composto da Verdi come orgogliosa risposta alle critiche d’oltralpe che volevano leggere nella dedizione verdiana al melodramma un’incapacità a rapportarsi con la Musica strumentale.

Non tutti, forse, sanno che Verdi, oltre che sommo compositore fu anche un vigile partecipe del rinnovamento civile, etico e politico della sua amata Patria, alla cui unificazione contribuì con il personale impegno civile ed artistico. Intrattenne rapporti costanti con il circolo liberale e risorgimentale della Contessa Maffei a Milano e con gli intellettuali più attivi dell’epoca; fu eletto deputato del Regno d’Italia (1861-1865), prima di essere nominato, successivamente,senatore. Così Verdi scriveva a Cavour che lo aveva ricevuto nella sua tenuta di Leri: “Non scorderò mai quel suo Leri, dov’io ebbi l’onore di stringere la mano al grand’Uomo di stato, al sommo cittadino, a Colui che ogni italiano dovrà giustamente chiamare Padre della Patria. Accolga con bontà, Eccellenza, queste sincere parole del povero Artista, che non ha altro merito se non quello di amare e d’aver sempre amato il proprio Paese”.

Aspettando UmbriaLibri proseguirà, alle ore 18, con il filosofo Massimo Cacciari e le sue riflessioni pubbliche sul Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani di Giacomo Leopardi.