I tesori templari

foto per tesori templaridi Diego Antolini

L’Ordine Templare cominciò storicamente a prosperare a partire dal Concilio di Troyes (1128 d.C.), quando la Regola Templare venne ufficialmente approvata e i Templari divennero un ordine autonomo. Da quel momento le donazioni ricevute si moltiplicarono di anno in anno. La Regola, composta di 72 articoli severissimi, impediva infatti a qualunque templare di possedere ricchezze terrene. I nobili che entravano nelle file dell’Ordine, pertanto, abbandonavano ogni bene e lo donavano al Tempio. Gran parte del merito della ricchezza Templare va a Bernardo di Chiaravalle, principale sostenitore dei monaci-guerrieri fin dal loro ritorno dalla Terrasanta.

L’abile oratoria del prelato contribuì enormemente ad attirare il consenso e la partecipazione dei giovani (e ricchi) nobili francesi, che non esitarono a concedere generosi lasciti all’Ordine pur di divenire Cavalieri di Cristo.

Altra parte del merito del benessere dei Templari va alla loro sapiente gestione delle risorse economiche ricevute. I Templari non lasciavano mai stagnare il denaro, anzi lo investivano e lo facevano circolare continuamente. Gli affari da loro svolti erano principalmente il deposito di denaro (tributi e lasciti) di un principe divenuto Crociato; il trasferimento in Terrasanta di parte delle somme ricevute; la riscossione delle decime pontificie per le Crociate, e i prestiti ai nobili occidentali che motivassero tali richieste dietro giuste ragioni.

Il prestito di denaro non poteva ufficialmente lievitare a tassi di interesse sproporzionati, vista la rigida Regola “cristiana” che condannava l’usura. Tuttavia i Templari erano abilissimi banchieri e sapevano come non subire danni dal prestito di denaro, ad esempio giocando sulle differenze di valute o sulle tariffe di cambio.

Ai banchieri templari sarebbe peraltro dovuta l’invenzione dell’assegno e della lettera di cambio. Ad esempio i pellegrini che volevano recarsi in Terrasanta ma temevano di trasportare denaro contante, potevano lasciare le proprie somme in deposito in qualunque magione templare e ricevere quietanza di riscossione, da far valere al loro ritorno. Oppure partire e mostrare tale quietanza a una struttura templare in Terrasanta ed entrare in possesso del denaro depositato prima della partenza.

Dopo la caduta di Acri e la fine dell’avventura in Terrasanta, Parigi divenne la sede principale del Maestro Templare. Lì venne istituita la principale struttura finanziaria dell’Ordine: il “Banco del Tempio”, all’interno di monasteri e conventi che erano i luoghi più sicuri dove gestire denaro. Il Banco era costruito come una vera e propria banca moderna: vi erano una serie di sportelli con cassieri che registravano qualunque tipo di operazione finanziaria; valutavano rischi e profitti prima di concedere prestiti; raccoglievano fondi e garanzie di pegno.

Alle persone importanti i Templari davano la possibilità di “aprire” un Conto Corrente: il cliente poteva in qualsiasi momento disporre dei propri averi con lettere inviate al tesoriere templare. Il banco inviava tre volte l’anno il riepilogo dei movimenti. Esistevano inoltre vari finanziamenti di categoria (artigianato, agricoltura), a costi variabili ma mai sproporzionati.

Alla fine della giornata il cassiere-templare doveva convertire tutte le differenti monete entrate nella valuta locale: la Lira parisis.

Sul piano produttivo, la Commanderia templare era un esempio di efficienza e redditività. La struttura, prettamente agricola, era ideata per la produzione, raccolta e gestione (conservazione, esportazione) di beni di prima necessità. Una Commanderia tipica era formata da Convento e Chiesa, stalle, mulini, forni, orti, pascoli, scuderie e magazzini – un solido patrimonio fondario che non conosceva precedenti negli altri ordini religiosi esistenti. Il responsabile della Commanderia era il commendatore locale.

Le risorse delle Commanderie erano destinate in parte alla sussistenza della comunità locale, in parte a rifornire le truppe e le magioni crociate in Terrasanta, e in parte come scorte di magazzino. Venivano prodotti cereali, legumi, vino e olive (soprattutto in Italia), carni e formaggi.

Il tutto inserito in un bilancio che veniva minuziosamente compilato e doveva risultare attivo. I costi della guerra erano ingenti, ma la riscossione di decime, le tasse e gli affitti di terreni gestiti da “conductores” (che pagavano in denaro e in prodotti naturali) assicuravano un gettito adeguato.

Alla conduzione di una Commanderia partecipavano, oltre ai monaci, coloni esterni che godevano di particolari vantaggi in cambio dell’aiuto prestato all’Ordine.

Dopo la conquista di Costantinopoli nel 1204, i Templari organizzarono un propria flotta navale. I nomi delle navi più importanti erano “La Bona Ventura”, “La Rosa del Tempio”, “Il Falco del Tempio”. I porti più importanti da cui partire per raggiungere la Terrasanta erano situati nel bacino del Mediterraneo. Le Repubbliche Marinare, in questo senso, rappresentavano il meglio sia per efficienza che per notorietà di scali.

L’Italia era un paese strategico e i Templari ebbero vari contrasti con le Repubbliche, soprattutto Venezia. La diplomazia dell’Ordine riuscì ad addivenire ad un accordo con il Doge veneziano e i Templari di Brindisi stanziò un cospicuo risarcimento per i mercanti che erano stati defraudati.

Le navi templari partivano cariche di merci e tornavano sovente cariche di pellegrini e schiavi, alimentando così un traffico economico di notevole spessore.

Una Risposta to “I tesori templari”

  1. Frida Koussa Says:

    Ciao. le informazioni sono molto funzionali. Potete provvedere più Info su questo oggetto? Grazie per il forte contributo!

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