Nuovo: I Racconti erotici di Gaudia Ki, “La Graziella”

I CONTENUTI DI QUESTO RACCONTO SONO ADATTI AD UN PUBBLICO ADULTO, SE CLICCHI SU “CONTINUA” DICHIARI AUTOMATICAMENTE DI ESSERE MAGGIORENNE E DI ACCETTARLO SENZA RISERVE.

Questo  racconto è offerto da:

La finestra dell’ufficio è senza dubbio il mio programma preferito. Dentro ci puoi osservare :una parte di parco, due alberi e l’immondizia che regalano loro,il sottopassaggio verso la stazione ferroviaria e l’angolo di un enorme palazzone anonimo, architettura figlia d’appalto illegale. Ai piedi del palazzo una serie di attività poco fedeli che si susseguono negli anni, ma il barrettino “Coffee-shop”resiste, imperterrito e non curante dei fallimenti altrui. Il vicino ever-green ti dirà “Non è più il quartiere di una volta”. Ha aperto da poco un take away sudamericano: due donnone dietro il balcone; piatti forti : pollo fritto, riso, fagioli e hamburger di platano. Si chiama “Pico Rico”, letteralmente “cazzo appetitoso”.Mi piace. Se ne vedono di tutti i colori ma per la

disegno originale gentilmente concesso da Malè

maggioranza girotondi di tossicomani, liti di spaccio, deliziosi quadretti familiari extracomunitari, passerelle di impiegati. Personaggi diversi che si incrociano, si incontrano ma non si vedono. Osservo la gente come uno zoologo osserva gli animali in gabbia. Quella mattina avevo fatto veramente tardi. Il sonno mi pesava ancora sulle palpebre come se avessi avuto su piombini da pesca. Caffè fumante, sigaretta, gomiti sul davanzale della finestra, tapparella abbassata fino agli occhi(ancora non ero pronta per tutta la luce) e sguardo obliquo verso il basso. Il solito. Poi qualcosa all’improvviso attirò la mia attenzione svegliandomi d’un colpo: la quotidianità viene trafitta dall’arrivo insolito di una visione pacifica rispetto al resto. Bicicletta fuori moda, con tanto di cestino e campanello e sopra il sellino Lei. Era una bici Graziella. A mio padre non parlai un mese quando me la regalò, sta ancora invecchiando, vergine, nella cantina dei miei. Ma sotto di Lei stava un incanto, le calzava a pennello. La donna aveva le scarpe basse, la gonna accartocciata tra le gambe, le cosce nude, giacca e, tranne la camicetta bianca, tutti di un colore che trovavo insignificante: nocciola. Pensavo che chi lo indossasse non aveva niente da esprimere, ma mi sbagliavo. Devo dire però che fu proprio il suo essere tenue a colpirmi, opposta all’ipercolore del paesaggio a cui ero assuefatta. Arrivava dopo le nove: poggiava la bici alla fioriera,entrava ed usciva dal bar con un cappuccino ed il giornale e si sedeva a caso su uno dei tavolini all’aperto. La osservai per un paio di mattine : aveva i capelli corti,disordinati dal vento,un disordine che non le importava,sempre nei suoi completi pastello. Il terzo giorno, appena arrivò, scesi anche io a fare colazione di dettagli; un menù di particolari : occhi scuri, sopracciglia folte e ben disegnate, lineamenti morbidi, carnagione dorata. Non mi bastava,volevo approfondire; così,sfacciatamente mi sedetti con un “Posso?”accanto a lei con un caffè al ginseng ed il primo libro che avevo trovato sopra la mia scrivania : Bronte, “Cime tempestose”. Alzò lo sguardo e mi guardò con un sorriso di cortesia, io invece la stavo decisamente studiando: lentiggini, una marea di lentiggini sotto gli occhi e due belle rughe d’espessione intorno alla bocca. Si truccava con una pennelleta di fard rosa sulle gote, una passata veloce di rimmel e burrocacao. Facendo finta di leggere cercai di annusare il suo odore: profumava di ambra e sale quella donna. Doveva aver notato che leggevo svogliatamente perchè attaccò bottone piuttosto in fretta e l’argomento galeotto fu: letteratura. Vennero fuori Benni, Teodorani, Bokowski, Camus, Bulgakov, Miller e poi si passò ai viaggi e alla cinematografia d’autore. Per fortuna era un corredo che conoscevo benissimo e anche se stavo rischiando un licenziamento per direttissima restai la bellezza di due ore a concertare di cultura in poppa ma a bere di lei sotto coperta. Mi raccontò che suonava la fisarmonica, che scriveva liriche e mi avrebbe prestato volentieri alcuni libri. Aveva sette anni più di me. Mi invitò il giorno seguente a prendere un thé a casa sua. Non abitava lontano ed andai a piedi per non rischiare multe da parcheggio d’assalto. Sul campanello : Sofia B. Mi sentivo a sbalzi tesa come un filo stendi-panni e rassicurata come uno studente che ha studiato. Percorsi le due rampe di scale ed entrai dalla porta semi aperta. Mi accolse con un sorriso ed un vestito di lino bianco che mostrava le spalle nude. Una vampata di profumi l’aveva accompaganta: legno, rosa e brodo. Aveva già preparato il thè ed i biscotti ma non volevo subito passare alla fase del sedersi così camminai lentamente scannerizzando il suo profilo, avevo già sbirciato che non indossava biancheria, che era scalza e le vene le pulsavano sul collo del piede dietro ogni passo. Le mie scarpe e la borsa restarono orfani all’ingresso. Non c’erano divani ma un’enorme quantità di cuscini sopra un tappeto ed un tavolo di vetro su cui era allestito il banchetto pomeridiano. Si susseguirono discorsi di ogni tipo ma non erano chiacchiere comuni in quell’atmosfera : la sua bocca emetteva silenziose formule magiche e i suoi gesti,anche solo nel servirmi la tazza di thè, mi seducevano. E Lei ne era perfettamente consapevole senza sottolinearlo e senza eccedere. Ogni tanto stavo in apnea ed erano quei momenti brevissimi in cui mi allontanavo col pensiero e pensavo a cosa ci facessi lì ed in quelle condizioni ammaliate la funambola del circo fallico; io veneravo il pene come un Dio anche se avevo qualche dubbio riguardo all’originalità cerebrale dell’essere umano maschio. Eppure ero lì ed aspiravo consciamente ad un contatto più profondo. Stese tra i puff, parlando di poesie, quadri e quant’altro ormai dalla sua bocca non scaturivano più parole ma suoni di cui ammiravo la sostanza. Ero imbarazzata dal desiderio e guardai il soffitto. Lei si mise su un fianco, con il gomito piegato e la testa sorretta dalla mano; mi contemplò sorridendo e partì alla volta del mio viso, lentamente, mettendomi a mio completo agio e cercando segni di dissenzo che non trovò. Mi baciò ed io sentii il cuore in fronte mentre un clacson incazzato suonava alla piazza. Le mani attraversarono i corpi; ci respiravamo e spogliavamo. Ero stata con una donna in passato, ma ero ubriaca e usavo quel mezzo racconto per far colpo sugli uomini. Questa era tutta un’altra sinfonia. Come se avesse capito una piccola esitazione tirò fuori una corda morbida dai cuscini. Ormai ero nuda e semi abbandonata, mi legò i polsi tra loro e li assicurò al tavolino. Lei era una ragna perfetta ed io godevo nell’invischiarmi nella tela. Ti prego mangiami. Mi bendò anche. Inerme, impotente, salivazione azzerata, finalmente preda mi lasciò aspettare qualche attimo in cui la mia carne diventò un formicaio in panico ed eccitazione : non c’era più niente, nè stanze, nè città, nè pensieri definiti : solo la sua presenza percepita dai sensi esplosi. Le sue carezze bruciavano. La sua lingua diventò il porto franco della mia pelle; assaporava ogni incavo e sporgenza, scavava i capezzoli e conosceva il corpo. Sentivo le sue mani calde percorerre le gambe e salire assetate. Me le allargò e sentii distintamente il soffio fresco del suo spostamento d’aria sulla mia fessura di brace. La baciava, la succhiava, la mordeva, la possedeva, la catturava, la scrutava in ogni tratto, infilava le dita scavando e rivelando ogni tratto della mia essenza. Mi sentivo schiusa e le sue dita spinsero più a fondo. La bocca sul clitoride a l’altra mano che premeva sulla pancia , appena sotto il Monte di venere in simultanea , mi causò una scossa irragionevole che mi travolse : partiva dagli arti , scorreva nel sangue,nella carne, nei nervi e si concentrava sul pube e, come un urlo intrattenibile, tutto il piacere fluì fuori: tutto l’impeto della vagina. Mi persi in qualcosa di simile al piangere dal ridere, stravolta, sorpresa, liberata. Avevo fatto un lago che mi bagnava le natiche. Avrei voluto dormirci sopra tutto il giorno, fiera, barca a vela nel golfo. Lei mi riempì di baci dolci sulla pelle ipersensibile, tornò su e mi slegò,ed io tolsi la benda. Sorrisi alla mia dea e le chiesi di guardarla: si toccava, masturbava e apriva le gambe ai miei occhi. Ammiravo quello spettacolo infinito di labbra verticali : sfiorai i peli mentre lei si accarezzava con decisione, la toccai e la baciai,ci infilai lingua e naso, senza perdermi niente. Rosa, rosso, nero, muschio, bosco, mare, fiore gigante. Guardo lei e vedo me. Guardo me e vedo lei. Fusione completa.

Tag: , , , , , , , ,

Una Risposta to “Nuovo: I Racconti erotici di Gaudia Ki, “La Graziella””

  1. miriam Says:

    splendido….intenso………….erotico ai massimi livelli………complimenti all’autrice……

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: