LE POLEMICHE SU STAMINA. “E’ DA TERZO MONDO”. MA DAVVERO?

Bruno Dallapiccola

Bruno Dallapiccola

di Stefania Piazzo 

Abbiamo letto la bellissima intervista al genetista Bruno Dallapiccola su Tempi. Ha affermato, con tutto rispetto: «Si autorizzano terapie che non sono accettate neanche nel terzo mondo». Quello delle Iene non è giornalismo, è uno schifo».

Un capolavoro di saggezza e di scientifica infallibile certezza. Come è la scienza dallapiccoliana, infallibile?

Metodo Stamina. Le Iene, certi giornalisti, Celentano. Sono loro il problema della scienza. Sono loro l’elemento di turbativa. Sono loro la causa della disinformazione. Poi ci sono i giornalisti buoni, quelli che capiscono, che ti fanno le interviste migliori, dove dici quello che in tv non ti fanno dire, finalmente, che dicono a modo le cose giuste, poi ci sono i Nobel più Nobel degli altri, gli scienziati che ti dettano i tempi della vita e della morte, perché ti spiegano che la medicina, la scienza, neanche risponderà al dilemma della vita al confine con la morte. Ci vuole tempo. Ci vuole tempo. Ci vuole tempo. E quindi basta, smettiamola di parlarne così, di scrivere così, di alimentare false speranze. Questo diritto non c’è. Giusto, giustissimo. Non c’è il diritto al tentare il tutto per tutto. Mai. Ci sono gli speculatori, gli avventati, i farabutti. Prima c’è il pensiero di chi ha ragione, dello scienziato che ti smonta la scoperta dell’ultimo parascienziato, poi c’è il malato.

Una volta, parlando con un amico medico, si ragionava di scienza e fede e mi diceva: all’universtià, mai nessuno davanti a quei corpi, davanti al perché esistiamo, nessuno si è mai posta la domanda, da scienziato: ma dentro l’uomo c’è Dio?

Stamina non è una questione di fede. Non lo era neppure la cura Di Bella. Non lo sono tutte le cure che arriveranno poi. Ma dietro, dentro il corpo che si ha davanti c’è una sola e una cosa irripetibile che è la vita umana. Una ce ne è stata data, una ne generiamo, sola e irripetibile, con il sangue del nostro sangue. Gli scienziati cosa vedono? Il tutto per tutto da provare, la fallibilità di un tentativo, la carta in più per giocare l’ultima mano? Allora, facciamo una domanda, da popolo ovviamente ignorante e disinformato e da giornalisti disinformati e sciocchi, con un quoziente più basso di chi sa sempre dire l’ultima parola e ha sempre ragione: siamo sul precipizio e arriva una mano a lanciarci una fune. Guardiamo chi ce la lancia o l’afferriamo? Dobbiamo chiedere il permesso al Nobel o l’afferriamo? Dobbiamo prima vedere se il laboratorio quella corda tiene più peso delle altre o l’afferriamo? Che ci muove è la forza della sopravvivenza, dell’autoconservazione, della disperazione. Cadere per cadere, ci viene in mente solo Karl Popper. Diceva che occorreva guardarsi sempre da quelli che volevano avere ragione. “Io credo che tutti gli scienziati autentici abbiano considerato se stessi come Newton: sapevano che non sappiamo nulla, anche che nel campo già coltivato della scienza tutto è incerto”, diceva. Ecco, noi, che nel dubbio ci sguazziamo, e ci piace confrontarci e ascoltare anche quei dieci dodici ignoranti che su facebook si parlano e si raccontano le loro angoscie neurodegenerative, ebbene, ci guardiamo bene da chi ha la ragione in tasca e non ammette il diritto d’errore. La mia cura è più seria della tua, il mio giornalismo è migliore del tuo. Il mio farmaco è più vero del tuo. La mia casa farmaceutica ha più ragione di chi la casa farmaceutica non ce l’ha.

La capra sotto la panca crepa. E sopra? Viva Popper e il diritto di errore alla vita.

fonte:www.piazzolanotizia.it

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