Fotografia, Lo scatto più bello

” Lo scatto più bello è un istante di sensazioni che la voce non può descrivere. È il desiderio di scoprire ed emozionare, il gusto di catturare l’arte, un segreto, l’eternità, il respiro in un secondo. È come un fuoco che nitido sfuma, l’ombra, l’angolo intinto turibolo che muta sapiente le vetuste forme.”

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Anna Katarzyna Bomba

” Lo scatto più bello è un istante di sensazioni che la voce non può descrivere. È il desiderio di scoprire ed emozionare, il gusto di catturare l’arte, un segreto, l’eternità, il respiro in un secondo. È come un fuoco che nitido sfuma, l’ombra, l’angolo intinto turibolo che muta sapiente le vetuste forme.” Anna katarzyna Bomba arriva in Italia a diciannove anni sperando di trovare un lavoro che le avrebbe permesso di pagare l’affitto di una casa in Polonia, in una città diversa dalla sua, dove avrebbe voluto frequentare una scuola di fotografia. In Italia, il suo sogno di diventare fotografa si arresta, la vita si sa, quasi sempre percorre una via diversa da quella pianificata. A Napoli conosce l’uomo che diventa suo marito e presto nascono i suoi due figli maschi, dopo dieci anni si trasferisce in Umbria, il futuro dei ragazzi è importante. Napoli è un posto magico, la gente è meravigliosa, ma ci sono tanti problemi AnnaKatarzyna-Bomba-1esistenziali da affrontare, Anna e la sua famiglia hanno bisogno di un posto più tranquillo dove vivere. All’inizio non riesce ad abituarsi alla gente umbra fredda e diffidente a suo dire, ma con il tempo, a guardare bene, comprende e impara che la caratteristica di un popolo non è un difetto. D’altronde di banalità e luoghi comuni ne ha sentiti a bizzeffe e una regola l’ha imparata bene: non bisogna giudicare senza conoscere le persone. Il negativo può trasformarsi in positivo e in Umbria nascono le sue due figlie, quattro figli comportano tanti auguri più di quelli che si anna 2ricevono a Natale a Pasqua. Presto però arrivano i problemi, in Umbria non è facile trovare lavoro, Anna inizia a soffrire d’ansia, avere tanti figli e non lavorare è una situazione alquanto difficile da sostenere, così insieme decidono di provare a vivere in Polonia, dove il lavoro si trova ovunque.

Prospettare l’avvenire sembra facile, in pratica le cose vanno diversamente, avverte l’ansia ancora più forte, ha bisogno di documenti per fare altri documenti, deve portare i ragazzi a scuola ma da piccoli non hanno imparato la lingua polacca, non ha nessuno che la consigli e sul canale 9 non va ancora in onda ” La tata. ” Risolvere la quotidianità diventa una sfida, ai simpatici sintomi dell’ansia si aggiungono gli attacchi di panico. Il destino le riserva una  sorpresa, un giorno per caso, su Facebook vede una bellissima pagina di fotografia, si scrive subito nel gruppo, e dopo una settimana compra on-line una macchina fotografica usata e semplice da adoperare, pensa subito che se fallisce degli scatti può sempre dire che qualcosa non funziona nella macchina fotografica. Inizia così la sua avventura di fotografa, non sa bene cosa fare all’inizio, ma adora il procedimento, prova ad eseguire la composizione, riguarda le foto al PC, le trova orrende, le modifica. Finalmente arriva un periodo di calma, ha la sua macchina ogni giorno, fotografa tutti i fiori e le farfalle, prova qualche street, ma non ha idea di cosa cercare in una buona street. È consapevole di saper fare bene una bella composizione, il resto, se arriva,  è un puro caso. Con il passare del tempo si cimenta con i ritratti, le sue povere nipoti si prestano come modelle e ad Anna arrivano le idee più strane e particolari, non le interessa fare vedere un bel viso su uno sfondo tipo galleria Huawei, lei vuole far vedere le emozioni e le sue nipoti la sostengono, comprendono però che non cerca il profilo migliore, solo situazioni e posti alternativi, dove l’ambiente è il protagonista e non i bei visi. Il mancato protagonismo allontana le nipoti, non hanno più tempo per lei, ma per Anna vale il motto: ” memento audere semper. ” Diventa modella di se stessa. Del suo primo ritratto ritaglia il più possibile, si vergogna da morire a far capire che è lei nella foto, la gente la potrebbe considerare una selfista pazza, ignara del fatto che molti fotografi ritraggono se stessi nelle foto. Di lei si vede solo un occhio che sbuca da dietro al cellophane, dopo qualche mese la sua foto insieme a quelle di altri fotografi viene scelta per una mostra in Polonia. È la prima volta, in seguito Anna scatta foto a se stessa nella soffitta dei suoi, diventando nel tempo il suo posto preferito. L’immagine adesso è diversa, osa mostrarsi per intero, in piedi, impiega tre giorni per scattare la foto che non è mai come lei vuole, prova e riprova finché non riesce a raggiungere i risultati sperati. In questa fase viene aiutata tantissimo da Claudio, un fotografo che conosce su Facebook, probabilmente su qualche gruppo di fotografia, Anna lo ammira, stima il suo operato, diventano amici. Claudio visiona le sue foto quando Anna ritiene che non siano adeguate e scatena in lei una grande felicità nell’apprezzare il suo lavoro e nel suggerire  qualche piccola modifica per migliorare le sue capacità. Claudio ci crede e la stimola a continuare, ora, l’ansia la stringe con la differenza che tutte le sue paure vengono riversate nelle foto, ha tante idee che si susseguono con rapidità, lei le realizza una dopo l’altra, solo così l’ansia si placa. Dopo questo periodo di grande frenesia, Anna decide di tornare in Italia per il bene dei suoi figli, è come ricominciare tutto dall’inizio ma in ogni sua foto si coglie il sentimento, ha compreso che ognuno di noi riesce ad esprimersi come meglio crede rispettando il lavoro di tutti. Anna  finalmente ha trovato nella fotografia il suo riferimento, in  Italia prova a fare la sua prima mostra per mettersi alla prova, per osare, per essere invitata  alle mostre di altri fotografi con sua enorme soddisfazione. Oggi continua a voler cogliere lo scatto più bello, non è facile trovare il tempo, i posti adatti, ma è importante tenere vivo il sogno, lo deve a se stessa.

Francesco la Rosa

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