CELIDONIA (chelidonium majus)

di Loriana Mari

Caratteristiche:     pianta erbacea perenne con rizoma ramificato lungo circa 10 cm con fusto bruno rossiccio, l’interno è giallo, il fusto è eretto, ramificato con nodi ingrossati e provvisto di peli. La pianta contiene un lattice ad azione caustica. Le foglie sono alterne con 2-5 paia di foglioline di color verde cinereo, mentre la superficie inferiore è più chiara. I fiori opposti alle foglie sono riuniti in ombrelli e sono di un bel giallo oro. Il frutto è una capsula allungata di circa 5 cm che contiene semi ovoidali neri lucenti, punteggiati di chiaro e con un ingrossamento carnoso bianco, la pianta è velenosa.

Habitat: cresce comunemente nei ruderi, lungo le strade, nei terreni incolti e ombrosi.

Proprietà: il lattice che sgorga dalla pianta fresca spezzata è caustico sulla pelle e viene comunemente impiegato per la cura di porri e vesciche, è chiamata anche erba dei porri.

Storia, mito, leggenda e magia: anticamente si credeva che, i rondinini tardassero ad aprire gli occhi e che la loro madre raccogliesse un erba speciale che mangiata a poco a poco, aiutasse i rondinini a vedere. La celidonia, in greco chelidon, che significa rondine. Così scriveva Plinio il Vecchio: “con questa erba le rondini curano gli occhi dei loro piccoli e restituiscono loro la vista anche se gli occhi gli sono stati cavati”. Si era diffusa una credenza popolare secondo la quale la rondine, prima di allontanarsi dal nido accecava i piccoli che volessero uscirne e al ritorno rendeva loro la vista grazie a questa erba miracolosa. Per gli alchimisti del Medio Evo era un ingrediente indispensabile per la fabbricazione della pietra filosofale, la chiamavano il dono del cielo (coeli donum), perchè ritenuta dotata di poteri soprannaturali fa parte delle erbe magiche di S. Giovanni con  la quale si preparavano talismani, oli e il sale per essere usati nei riti magici nelle notti di luna piena. Messa sotto lo zerbino allontana per sempre i falsi amici e gli invidiosi. Si crede anche che una goccia del suo latte lasciata cadere in un dente cariato calmi il dolore, in Friuli è chiamata erba di S. Apollonia la santa che protegge dal mal di denti. In passato si riteneva potesse curare gli occhi. Aiutasse la bile e le occlusioni di fegato e milza, curasse il cancro, le fistole e le piaghe ulcerose. Alcuni poeti hanno cantato e celebrato la bellezza e la delicatezza di questa pianta, Ezra Pound scrive: “… volò da questo monte il seme – e ogni pianta è piena di seme sinchè – la donnola mastica la ruta – e la rondine la celidonia…”

William Wordswort scrive: “… c’è un fiore, la minuscola celidonia che si ripiega su se stessa – come molti altri per il freddo e per la pioggia – e al primo raggio di sole – brilla come lo stesso sole, si riapre, torna fuori – di nuovo si rianima.

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