Jazz, Annarita Romito: io come Ella, Frida e Tina

Annarita Romito

Anna Rita Romito

Annarita Romito

“Se sei su una carrozzella e non trovi lavoro o, peggio, non ti senti amato, non puoi dare la colpa a chi cammina. Stringi i denti e comincia ad osare. Abbandona la tua condizione di vittima e provaci. Noi disabili non siamo diversi. Quello che ci manca alcune volte è solo il coraggio. Sì, abbattiamo le barriere architettoniche, ma sgretoliamo quelle che abbiamo nella nostra testa. Sono queste che spesso ci fanno sentire ai margini. E’ normale provare sofferenza. Non so quante volte mi hanno cucita e ricucita. Ma da quando avevo cinque anni sudo e combatto. E oggi posso godermi quello che ho cercato e ottenuto con grandi sacrifici”.
Annarita Romito ne è convinta. Se vogliamo che il mondo cambi, la rivoluzione deve partire da noi. “Basta lamentarsi, e soprattutto, basta invidiare chi ha le gambe”.
Barese, classe ’77, è affetta da una malattia che le irrigidisce gli arti e le crea grossi problemi nella deambulazione. Ma qualche giorno fa era nel capoluogo pugliese alla Galleria Catapano a chiudere con un tango la presentazione del suo libro e del suo cd (“FaLvision Editore”) Tina e Frida: creaciòn y vida” https://www.facebook.com/tinaefrida?fref=ts
“Ho voluto dimostrare a chi non crede- dice – che la carrozzella non può essere un limite ai propri sogni. Ti va di scrivere un libro, cantare, innamorarti, vivere in modo pieno la tua vita? Fallo. Non saranno certo delle stampelle o un bastone a bloccarti. Ho impiegato anni a capirlo, dopo un percorso ad ostacoli. Mi hanno aiutato parecchio due icone della cultura del Novecento Frida Kahlo e Tina Modotti, la prima pittrice messicana, affetta da spina bifida, la seconda fotografa e reporter nel Messico rivoluzionario degli anni Venti . Tutte e due hanno sofferto molto, ma sono state voci autorevoli nel panorama artistico internazionale. E poi un grande sostegno me lo dà ormai da tanti anni il jazz, il canto jazz, il canto dell’anima che sente, e che è improvvisazione, contaminazione di generi per eccellenza, apertura mentale. Tante sono le cantanti a cui continuo ad ispirarmi anche quando compongo. Dalla loro sofferenza sono nati testi universali. Dal mio senso di inadeguatezza con cui non ho smesso di lottare sono nati i dieci brani del mio lavoro, dedicati alle due artiste. Frida, non lo dimentichiamo, era disabile come me. Ma mi sento molto vicina anche Ella Fitzgerald. Sono solare e aperta come lei. Amo stare in compagnia e divertirmi, vivere ogni attimo intensamente. Sai, penso che certi miti continuino a farci compagnia sulla terra attraverso alcuni di noi. Frida, Tina, Ella, la mia vita con loro, per inabissarmi nel dolore più indicibile e risalire più forte di prima”.
Ma chi ti ha dato per primo la forza di reagire? “Avevo cinque anni – racconta – ed ero con i miei genitori. Passeggiavo una sera con la testa abbassata, ero timida ed introversa. Un ragazzino cominciò a deridermi e a farmi una smorfia. In quel momento capii che non dovevo più vergognarmi o farmi calpestare. Reagii tanto che il bambino scappò. Da allora è stato sempre così. Non sopporto chi mi compiange o mi tratta da disgraziata. Dopo un lungo percorso, ho accettato la mia diversità, anche se i momenti di sconforto non mancano. E allora? Il jazz è la mia medicina”.
Annarita è anche presidente dell’Associazione Diversarte e a Bari ha creato nel 2010 un Festival dedicato alla diversità, gemellato con altri in Puglia. “Per ora è alla mia carriera, alla musica – conclude – che voglio pensare. Mi ci è voluto tanto per capire che non avrei dovuto rinunciare alle mie passioni e ai miei sogni. E non ho intenzione di farlo ora. No, la buona vita mi aspetta e me la voglio godere a 360 gradi. Minuto per minuto. Suonare, cantare, comporre, amare. Sempre.”.

Cinzia Ficco

Annarita Romito
Cantautrice e Compositrice jazz..Da dodici anni studia canto jazz e, complementariamente, tecnica corale, composizione e arrangiamento; improvvisazione e laboratorio di “Musica di insieme” presso la scuola jazz barese “Il Pentagramma”.

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