Spiritualità: la Croce di Casteltermini (AG), la prima dell’età paleocristiana?

croceQuasi tutti i paesi hanno legato la loro storia ad un racconto tradizionale locale e Casteltermini non esce da questo schema.
Una leggenda, ricca di fascino e conosciuta da tutti gli abitanti del luogo, racconta del rinvenimento casuale di una Croce.
Si narra che una mucca, pascolante in campagna, si inginocchiò nello stesso posto per diversi giorni di seguito, attirando l’attenzione dei pastori che, incuriositi, scavando, trovarono una Croce. Proprio in quel luogo venne edificata una chiesetta, dove la Croce è conservata da secoli.
La croce, alta 3,49 m ed con un’apertura di 2,05 m, è di legno di quercia a sezione quadrata e costituita da due tronchi uniti da tre chiodi di ferro ribattuti.
Alla sommità della Croce c’è un incavo, al di sopra del quale si legge: I. N. R. I.

Propria Manu Hoc Lignum
Sacerdos Domini Paolinus Chiarelli Notavit
in anno Domini V ind
1667

Le iscrizioni, risalenti al 1667, sono tutte leggibili e constano di versetti biblici croce1(Apocalisse 5,5; Giovanni 1,14) e di espressioni ricavate da inni della Chiesa.
L’analisi della datazione, effettuata col metodo del Carbonio 14 (C 14) dall’Istituto Internazionale per le Ricerche geofisiche di Pisa, ha stabilito che la quercia, del cui legno è fatta la Croce, è stata recisa nell’anno 12 d.C.

Dal modo grossolano in cui è realizzata si evince chiaramente che essa non è frutto delle mani di un artigiano, ma il prodotto di una comunità, allora prevalentemente costituita da contadini e pastori, i quali, per realizzarla, non poterono che adoperare tronchi secchi o legna di alberi appena abbattuti che, essendo inutilizzabile per croce1qualsiasi altro uso, causa la sua stortezza, era destinato ad essere usato come combustibile.
Si deduce quindi che la data di costruzione non si differenzia di molto quello dell’abbattimento della quercia e dovrebbe ricadere nel primo secolo dell’era cristiana.
La Croce cessa così di essere una qualsiasi delle tante venerate sugli altari del mondo, divenendo la più antica esistente, infatti non si conosco reperti paleocristiani di un’età maggiore, ed entra a pieno diritto nella storia, gettando nuova luce sulla storia dei primi decenni del cristianesimo in Sicilia.

Irene Di Liberto

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