IL TRASIMENO: PRESENTE ROSA, FUTURO GRIGIO.

Lago Trasimeno, foto di Laura Fratini

Lago Trasimeno, foto di Laura Fratini

Le straordinarie condizioni del Lago Trasimeno, evidenziate anche dalle recentissime dichiarazioni del Presidente Della Provincia di Perugia Guasticchi, che ce l’hanno reso bello e florido come da decenni non vedevamo, non devono in realtà né illudere né tanto meno far dimenticare il delicato equilibrio e criticità cui il quarto bacino lacustre d’Italia è soggetto.

Non dobbiamo dimenticarci infatti che il ritorno del livello delle acque a misure prossime allo zero idrometrico è dovuto esclusivamente a mesi di precipitazioni piovose particolarmente intense, straordinarie potremmo dire, che hanno restituito alle acque del Trasimeno condizioni ottimali, favorevoli per il turismo balneare, la pesca sportiva e professionale, e non solo.

E’ primaria e fondamentale l’ importanza che il bacino lacustre riveste per tutto il comprensorio dove, essendo ormai ridotta ai minimi termini la presenza di attività industriali, rappresenta la prima risorsa economica per tutti i comuni che vi si affacciano. E questo è un concetto che negli anni è sempre stato avulso soprattutto alla politica che ha trattato il Trasimeno come un bijoux da mettere sul comò e non come risorsa economica: sintomatica l’assenza anche nell’ultima giunta provinciale di un assessorato dedicato al Trasimeno.

La scandalosa deriva che abbiamo vissuto negli ultimi vent’anni, con il Lago, in alcuni punti, diventato un acquitrino purulento, con un decremento del livello delle acque tale da mettere in seria difficoltà la navigazione e la fuga dei turisti stranieri, non deve ripetersi e il livello delle acque, e la loro qualità deve essere garantito, ad ogni costo.

Non dovrà ripetersi la discutibile svendita delle acque per uso irriguo, principale causa del decremento del livello: il tanto declamato accordo con il bacino di Monte Doglio (a proposito, quando inizieranno i lavori di ripristino della diga ?? ) è riferito alle acque in esubero, rispetto il loro zero idrometrico, quindi, in periodi di magra si dovrà tornare a captare dal lago (?!), cosa impensabile.

Dovrà essere riprogettata e attuata una diversa politica agricola, che non preveda coltivazioni non autoctone e che necessitano di grandi quantità di acqua, quali il mais, il girasole, il tabacco, ma sostituite con un’altra agricoltura meno invasiva, meno meccanizzata, a minore impatto.

Con le acque del lago costantemente a questi livelli, può riprendere anche la pesca professionale che per secoli ha rappresentato la prima risorsa economica dei lacustri, purché anche qui venga applicata una politica seria di prelevamento e popolamento delle specie tipiche autoctone, e non facendo astrusi esperimenti di inserimento di razze dannose e non tipiche.

Infine gli Enti preposti dovranno garantire con estrema severità la pulizia dei torrenti e dei fossi adduttori, anche e soprattutto da parte dei privati sui cui terreni insistono.

Il tutto è in mano alle Istituzioni, non solo quelle politiche, ma anche sociali ed economiche che, da subito, devono creare un tavolo di confronto per garantire al Trasimeno e il suo comprensorio un futuro che preveda stabilità e non danze della pioggia .

Massimo Gagliano

 

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