SUL PRESIDENZIALISMO IL PDL HA FRETTA, BERSANI E CASINI NICCHIANO

La palla è in campo ma ancora non è chiaro se e chi è disposto a giocare la partita. La proposta del Pdl c’è, dall’altra parte dopo il refrain “è tutto un bluff” qualcosa si muove. Ma almeno per ora siamo ai tatticismi. La linea tracciata dal Cav. e da Alfano segna lo spartiacque del capitolo riforme: adesso nessuno può bipassare il confronto sul presidenzialismo. Bersani apre con moderazione, concentrato su ben altri problemi: la mossa di Vendola e Di Pietro ha spiazzato il “leader democrat” pronto a portare in direzione (domani) il progetto di un ‘patto dei progressisti’ per mettere insieme riformisti, moderati e liste civiche, ma costretto a tenere le carte ancora coperte dall’aut aut dell’altra metà della foto di Vasto. Sel e Idv avvertono: o il Pd decide da che parte andare aprendo subito gli stati generali della sinistra o noi andiamo per conto nostro. Bel dilemma… Anche Casini ci va cauto, disponibile ad ascoltare tutti anche se sospetta che la mossa del Pdl serva a rallentare le riforme istituzionali sulle quali c’è già l’accordo delle forze che sostengono il governo Monti. Tatticismi a parte, siamo alla prova del nove. In Senato. Dove la commissione Affari costituzionali chiuderà l’esame del ddl e a partire dal 5 giugno il confronto sarà direttamente nell’Aula di Palazzo Madama sul testo frutto dell’accordo tra ABC: regolamenti parlamentari, riduzione del numero dei parlamentari, maggiori poteri al premier, sfiducia costruttiva, superamento del bicameralismo perfetto. Dunque il Pdl attende Pd e Udc al varco e lo snodo cruciale sta in un sì  o in un no alla proposta sul presidenzialismo. E a chi solleva il problema dei tempi nella tabella di marcia da qui al 2013, si rilancia con un’altra indicazione: subito dopo il passaggio in commissione del testo bipartisan, riunire gli sherpa delle riforme istituzionali di Pdl, Pd e Terzo Polo per “verificare insieme i tempi”per l’introduzione del presidenzialismo. L’impegno su un sì o un no, non incassa la solita pregiudiziale (berlusconiana) dall’Udc che però mantiene un certo scetticismo sulla possibilità di aprire proprio adesso un capitolo così importante e innovativo qual è la modifica in senso presidenziale della Repubblica. Casini taglia corto: “Vogliamo fare cose serie. La nostra costruttività non è mai mancata, ma vogliamo capire quanto c’è di serietà e quanto di propaganda”. A ben guardare, la proposta del Pdl sul presidenzialismo, punta anche a stanare il Pd sull’intenzione di portare avanti il confronto sulla riforma elettorale optando per il sistema elettorale francese (doppio turno). Nel Pd, invece, sospettano che la mossa pidiellina sia solo un bluff per tenersi il Porcellum. Non a caso arriva la controproposta di cui si incarica Franceschini: “Visto che la legge elettorale a doppio turno di collegio funziona benissimo anche senza semipresidenzialismo, ecco la proposta: portare avanti alla Camera la legge elettorale a doppio turno e parallelamente, continuare al Senato il percorso costituzionale”. Se i tempi lo consentiranno e se la volontà riformatrice sarà reale, si arriverà alla riforma prima delle prossime elezioni. In caso contrario, si andrà al voto col doppio turno e il prossimo Parlamento porterà a termine la riforma costituzionale. Tradotto: prima la legge elettorale poi tutto il resto. Se Fini fa spalluccia, un’apertura arriva da Montezemolo che ritiene la proposta el Cav. da discutere nel merito. Lo dice attraverso il suo think tank Italia Futura sollecitando a fare “qualcosa per archiviare un sistema elettorale e di governo che nessuno ha più il coraggio di difendere”. Non manca una stoccata al Pd: “Si eviti di esibire rifiuti preconcetti dopo essersi dichiarati a favore del sistema francese, come sta facendo in queste ore il Pd di Bersani”. Tra aperture e calcoli di probabilità, il Pdl chiude alla controproposta dei democratici bollando come “furberia tattica” (copyrigth Cicchitto) il voler scindere in due tempi doppio turno e presidenzialismo. E Gaetano Quagliariello rincara la dose: “Tutto ci possono dire tranne di aver voluto buttare la palla in tribuna o in calcio d’angolo come è stato fatto: è troppo comodo dare una risposta di questo tipo”. Per la prova del nove, è solo questione di giorni.

Lucia Bigozzi

 

 

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