Archive for the ‘Feste Religiose’ Category

TODI, Festa della Consolazione l’8 settembre

29 agosto 2015

Festa Consolazione 2015 X FBUna serata musicale di straordinario interesse il giorno 6 settembre (ore 21),

Con un concerto d’organo del Maestro Angelo Bruzzese, che eseguirà arrangiamenti su temi popolari di due importanti musicisti del tardo settecento e dell’ottocento: Giovanni Morandi e Carlo Brodo Occasioni particolarmente vantaggiose sono poi riservate a collezionisti e filatelici (ma solo per il giorno 8 dalle ore 14 alle ore 20) che avranno la possibilità di acquistare lo “Special minifolder” riferito alla festa della Consolazione e contenente il Francobollo e la cartolina dedicati al Tempio della Consolazione, emissione di Poste italiane dello scorso 27 maggio 2015. (more…)

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Via Crucis d’Autore – Venerdì Santo la città di Spello diventa uno spazio espositivo per raccontare la Passione di Cristo

1 aprile 2015

 

 

Un itinerario religioso da percorrere per rievocare la sofferenza del Cristo e per scoprire l’arte dei pittori tra le piazzette e le vie del centro storico. Ultimi preparativi per “Via Crucis d’Autore”, la manifestazione giunta alla XV edizione e in programma dal 3 al 7 aprile 2015, promossa dal Comune di Spello, Pro Loco IAT e Collegiata Santa Maria Maggiore con la direzione artistica del maestro Elvio Marchionni.  Evento clou è la processione del Venerdì Santo quando la città storica diventa uno spazio espositivo per raccontare la Passione di Cristo: le XIV stazioni sono motivo d’ispirazione per artisti che per l’occasione realizzano dipinti da collocare in alcuni siti della città antica, corrispondenti all’iconografia cattolica con la quale ogni anno vengono ricordate le tappe del Cristo condannato a morte verso il Monte Getzemani. Le soste davanti ai quadri per ascoltare il messaggio evangelico rappresenteranno quindi un momento unico di (more…)

Assisi ricorda Santa Chiara con la “festa del voto”

19 giugno 2013

s.chiaraSabato 22 giugno si tiene la Festa del Voto, celebrazione in memoria e in segno di riconoscimento nei confronti del gesto di preghiera di Santa Chiara e delle sue sorelle Clarisse che, con umile preghiera al Signore, salvarono la Città di Assisi dalla caduta della stessa per mano dell’esercito di Vitale d’Aversa. Il programma delle celebrazioni ha inizio alle ore 5.45 con il Suono delle Chiarine, per proseguire alle ore 6.00 con il suono a festa della campana delle Laudi e,  (more…)

Spello : al via i preparativi dell’Infiorata del Corpus Domini 2013

29 maggio 2013

infiorrataAnche questa’anno a Spello come ogni primavera stanno iniziando i lavori preparatori per la festa del Corpus Domini e per la meravigliosa, profumata e suggestiva sfilata di tappeti floreali dell’Infiorata, che rendono omaggio alla solenne processione del Corpus Domini, nati come dimostrazione del (more…)

Cannara: Infioratori in festa per il Corpus Domini

28 maggio 2013
foto di

Il Papa e L’Infiorata – foto di Paolo D’antonio

Si apre venerdi 31 maggio la settimana dedicata all’Infiorata di Cannara, la più antica dell’Umbria: L’Infiorata rappresenta per Cannara uno dei momenti culturali, artistici e religiosi di maggior rilievo, un momento in cui l’intero paese si anima di voci, suoni, colori e profumi e dove ciascuno fornisce il proprio fondamentale contributo.

L’Infiorata che ha il suo apice il giorno del Corpus Domini, che quest’anno (more…)

Don Giosy, il prete cantautore, giovedì ad Agello in occasione delle Feste Giubilari

19 giugno 2012

Massimo Alunni Proietti, sindaco di Magione

Don Giosy, nome d’arte di Don Giuseppe Cento il prete cantautore e i Parsifal, in concerto ad Agello di Magione, giovedì 21 giugno, alle ore 21, nell’ambito delle Feste Giubilari del S.S. Crocefisso. La scelta di raccontare il vangelo attraverso la parola in musica nasce in Don Giosy negli anni Settanta. Il suo carisma, i suoi testi che sanno parlare con sensibilità di valori cristiani, soprattutto fra i giovani, ne decretano il successo. Ai giovani “racconta” con semplicità e forza la sua vocazione; con loro affronta i laceranti problemi del nostro tempo che li coinvolgono e li disorientano, e nelle sue canzoni dà voce alla loro esperienza e alla loro ricerca dei valori essenziali che possono dare senso alla vita. Le sue canzoni sono utilizzate nella catechesi, nella liturgia, nelle attività di animazione dei gruppi giovanili. Il suo pubblico privilegiato sono i giovani ai quali non solo dedica canzoni ma attenzione, tempo ed energia. Dal 1997 il gruppo dei Parsifal (13 elementi) (more…)

La Festa del S.S.Crocifisso, in programma ad Agello dal 14 al 24 giugno

11 giugno 2012

Una tradizione, che risale alla fine dell’Ottocento, quando alcune parrocchie della diocesi di Perugia acquistarono una imponente statua di Gesù Crocifisso; vuole che ogni 25 anni una (more…)

Nella terra di Francesco le energie sostenibili protagoniste con i Giovani Infioratori di Cannara.

7 giugno 2012

Ditelo con un fiore, ed è proprio così che si fa a Cannara dal lontano 1826, anno della prima infiorata, una tradizione antica e fortemente legata alla celebrazione del Corpus Domini. Ogni anno, oltre quindici gruppi di volontari, si riuniscono per realizzare rappresentazioni a tema geometrico o religioso che impreziosiscono il percorso disegnato dai graziosi vicoletti e strade della cittadina adagiata ai piedi di Assisi. E se a parlare di tradizione antica viene quasi spontaneo dire ‘nulla di nuovo sotto il sole’, quest’anno la novità c’è ed è tutta opera dei (more…)

A Cannara (PG) in occasione della festività del Corpus Domini si rinnova l’antica tradizione delle Infiorate

4 giugno 2012

L’evento che quest’anno cadrà domenica 10 giugno, trae origine dall’antica tradizione di cospargere le vie del paese con petali di fiori misti ad erbe fresche per rendere omaggio al transito (more…)

Pasqua sulle TERRE DEL SAGRANTINO a MONTEFALCO

10 marzo 2012

Una Pasqua all’insegna della tradizione nell’incanto di un’atmosfera sospesa nel tempo con giochi e riti della tradizione secolare montefalchese.

sabato 7 aprile 2012 ore 12

Montefalco chiostro S. Agostino 07-09 aprile 2012

“Terre del Sagrantino”, giunge quest’anno alla sua dodicesima edizione, si presenta come importante veicolo di promozione delle produzioni tipiche di qualità trainanti per lo sviluppo economico locale. nella splendida cornice del chiostro di Sant’Agostino, nel cuore della città di Montefalco, verrà allestita l’ evento promoziona le delle eccellenze dei prodotti agroalimentari ed artigianali di qualità. olio, formaggi, salumi, ceramiche e tessuti saranno i protagonisti, di eccellenza del territorio umbro. Il Consorzio Tutela Vini Montefalco curerà il prestigioso banco d’assaggio dei vini d.0.c. e d.o.c.g. dove il sagrantino passito reciterà il ruolo di primo attore all’insegna della secolare tradizione pasquale. Una Pasqua ricca di appuntamenti dedicati alla tradizione, con il gioco della “ ciuccetta” in piazza del comune, alla cultura, con concerti di musica classica nella chiesa museo di San Francesco, ed ai percorsi enogastronomici, con visite guidate alle cantine a cura dell’ Associazione Strada del Sagrantino non mancheranno appuntamenti dedicati alla cultura: verrà presentatal’opera editoriale ” Rosa dell’Umbria – Montefalco città d’arte” e il concerto di musica classica presso il museo di S. Francesco in occasione del festival assisi nel mondo.

 

A San Valentino, da Goodmorningumbria gli auguri più belli a chi ama e a chi sogna di essere amato

13 febbraio 2012

Amore

Amore, vengo per non pensare alla forza della passione,

direzione obliqua che tende la pelle tanto quanto tu esageri il mio desiderio.

Diretta alla carezza di una piuma che sollevo con un soffio,

la mano che mi dai attraversa il mio spazio e tocca il vertice della cuspide tesa. Il senso che verte su didascalie raccolte nel tuo ombelico cerca l’amore con attenta attrazione per le parabole…

Ed io… non posso fare altro che sollevarti al cielo e sprofondare all’inferno da solo, alla ricerca del tuo amore unico.

Dalla raccolta “Catullo”, di Ottavio Trado

Eccomi

Eccomi…
so che mi aspettavi!

Mi spoglio
davanti ai tuoi respiri
che lenti si muovono
nella mia mente…

Eccomi…
sono qui per profumarti
i pensieri col mio
odore di donna…

… e capricciosa
vibro nell’attesa!

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Bastia,l’Ente Palio a dialogo con il vescovo Domenico Sorrentino

8 dicembre 2011

Si è svolto nella propria sede nel centro storico di Bastia Umbra l’incontro dell’Ente Palio de San Michele con il vescovo monsignor Domenico Sorrentino, nell’ambito del calendario di incontri della visita pastorale ai cittadini che si concluderà domenica 11 dicembre. Il presidente dell’Ente Palio Gianluca Falcinelli ha presentato al vescovo le caratteristiche del Palio de San Michele, in particolare il forte coinvolgimento della popolazione giovanile sia durante la manifestazione di settembre sia nelle attività promosse nel corso dell’anno. È stata sottolineato che  la creazione del Palio è avvenuta grazie alla volontà dell’allora parroco Don Luigi Toppetti in occasione della nascita della Chiesa di San Michele Arcangelo, ricordando l’importante ricorrenza che verrà a cadere proprio nel 2012, con il rispettivo festeggiamento del 50esimo anno. Monsignor Sorrentino, da parte sua, ha evidenziato come il Palio sia un momento importante di confronto con le nuove generazioni e di educazione alla vita civile e sociale, secondo gli stessi principi voluti dal suo fondatore. Ha esortato pertanto a trovare occasioni di dialogo con i più giovani, dove spiegare i principi cardini del significato di competizione e sfida. Ad evidenziare questi obiettivi ha contribuito la lettura di un passo della Bibbia tratto dalla Prima lettera di San Paolo ai Corinzi (9, 24 – 27), in cui l’autore affronta il valore della corsa come strumento di crescita verso una meta. Nel brano biblico si comprende la modernità di San Paolo e il fatto che lui stesso probabilmente correva nello stadio o comunque praticava lo sport. Il passo diventa sicuramente significativo in rapporto ad una delle prove punteggio del Palio, la Lizza, staffetta corsa sul circuito della piazza la sera del 28 settembre, tra l’altro prima gara istituita nel lontano 1962.

 

IL SACRO ANELLO DELLA MADONNA OFFERTO ALLA DEVOZIONE DEI FEDELI NELLA CATTEDRALE DI SAN LORENZO

29 luglio 2011

Il Sacro Anello della Vergine Maria può essere ammirato in San Lorenzo fino a domenica 1 agosto

Il Sacro Anello

Molti perugini desiderano conoscere la storia del sacro anello, ed il culto che ebbe ed ha la reliquia. Nell’anno 989,  l’anello con cui vennero sposati la Madonna e San Giuseppe fu portato a chiusi grazie al desiderio di   Giuditta, moglie di Ugo, marchese di Toscana, di possedere gioielli, e che mandò a roma un orafo di nome Raniero per aquistare pietre preziose e gemme da un ebreo che per ultimo gli propose l’acquisto di un anello fatto con una materia sconosciuta.  Nel tempo però accaddero vari prodigi che i fedeli hanno accredidato all’anello e quindi decisero di metterlo sotto custodia nella Basilica di Santa  Mustiola e poco tempo dopo nel convento dei frati minori onventuali a Chiusi. Nell’anno 1473 un frate, Vinterio di Magonza … con l’aiuto del diavolo … aprì la cassa chiusa con molte chiavi, rubò il sacro Anello e fuggì da Chiusi con l’intento di andare in Germania, ma come racconta Vinterio successivamente, a causa delle nebbia della Valdichiana, smarrì la strada e grazie al prodigio del sacro Anello arrivò  alle porte di Perugia. e li , grazie all’aiuto di un certo Luca delle Mine, offrì in dono la sacra reliquia a Matteo di Francesco Montesperelli che lo considerò un favore della divina provvidenza. Successivamente, il vescovo  di Siena avendo saputo che l’anello era in mano ai perugini, venne a perugia per

Maria Rosi onora il Sacro Anello

protestare   ma il priore Matteo di Francesco di Montesperelli rispose picche e che mai avrebbero reso la preziosa reliquia nemmeno davanti alle pesanti minacce dei senesi perchè la considerava a Perugia per volere della Provvidenza e quidi li doveva rimanere anche a costo di una guerra.

…il giorno della festa, nella cattedrale di San Lorenzo, all’altare dello sposalizio … in gran pompa e con tutta la numerosa famiglia con le cappe nere e la guardia intervengono i signori dieci, allorchè si espone la sacrosanta reliquia del santissimo anello, nella mattina e verso sera quando decorosante si ripone…

Oggi il sacro anello è conservato in una cassa munita di grata di ferro costruita dai fabbri ferrai Pietro di  Giovanni Gili ed il suo socio, Pietro fu l’artefice delle undici chiavi per richiudere la cassa, le quali vennero consegnate ai vari collegi di Perugia. … certo che nel palazzo del comune la preziosa reliquia non poteva essere meglio onorata, ne più sicuramente

Cassa con grate in ferro custodia del Sacro Anello

custodita, ma 13 anni dopo il Beato Bernardino da Feltre, eccellentissimo predicatore dei frati minori di San Francesco consigliò di costruire una cappella in onore della Madonna e di San Giuseppe all’interno di San Lorenzo, una cappella di marmi di diverso colore di sculture in pietra e argento e perchè nulla mancasse un quadro dipinto da Pietro Vannucci, detto il Perugino, che raffigura lo Sposalizio della Vergine.

LA CAPPELLA DEL SANTO ANELLO

E chiusa per due lati da un’artistica cancellata di ferro, sull’altare, tutto di marmo posano 4 colonne di marmo broccatello ed è opera di Francesco Caselli perugino, in alto c’è il grande cornicione dietro al quale si trova la camera che custodisce il santo Anello racchiuso in un ricco tabernacolo ed in avanti pende dal cornicione la macchina d’argento in forma di nube che viene calata al piano dell’altare, l’anello è tenuto da una catenella d’oro nel vano del tabernacolo ed è attaccato ad una corona d’argento dorata con

Pergamena

incastonati rubini e diamanti donata da Ippolito della Corgna nel 1716. Il tabernacolo è costruito con argento e con  bronzi dorati disegnato e lavorato dai perugini  Giulio Donati e Cesarino Roscetto.

IL CUORE D’ORO

Insieme all’anello si custodisce ancora un cuore d’oro finissimo del 1716 ed all’interno del cuore è custodita una pergamena in cui si legge:

altare con base a forma di nuvola e contenente il tabernacolo d'argento con il sacro anello, fatto scendere dall'alto

“Noi decemviri e magistrato di Perugia a nome della nobiltà e popolo e del Clero si regolare che secolare di essa, ci

Vigile in onore dell'altare

obblighiamo con voto solenne a Voi, Vergine Santissima, di fare di obbligo la vigilia della festa del Vostro S.S. Anello, e di osservare come di precetto la festa del medesimo, acciò vi degniate d’intercedere dal vostro divino Figluolo che voglia per sua infinita misericordia rimuovere da noi il fragello della mortalità che tanto ci travaglia. E per dimostrarvi la devozione e amore sincero che ci gloriamo di portarvi, vi offeriamo, in questo Cuore tutti noi stessi, pregandovi che vogliate impetrarci dal Signore abbondante Grazia per adempire quanto vi promettiamo, siccome de l’avete ottenuta per desiderarvelo ed offritvelo.”

 

Infiorata di Spello, eccoci,finalmente siamo in dirittura d’arrivo…

23 giugno 2011

Siamo pronti . Fiori colori e profumi coronano le vie del borgo antico. Spello Splendidissima Colonia Julia sta per vestirsi del suo miglior vestito. Ci siamo l’Infiorata è alle porte, si rinsaldano i legami fra i partecipanti, siamo pronti a onorare la memoria dell’antico miracolo, a riconoscere l’incarnazione del Dio onorandola con il nostro lavoro. Sabato 25 giugno a Spello in una cornice meravigliosa, tutti gli infioratori si metteranno al lavoro per regalarvi e regalarsi qulcosa di unico quanto effimero. Quadri di indubbio valore riconosciuti ovunque come capolavori,saranno composti in una sola notte,pennellate di colore volatile  come i petali dei fiori,leggeri e leggiadri nasceranno dall’abile arte delle mani di uomini,donne,ragazzi e bambini. Mi piace immaginare che il mio amato luogo natio in quel giorno non si vesta solo di fiori e di colori, ma si ammanti anche dello splendore della caparbietà dei suoi maestri infioratori, che portano avanti durante tutto l’anno un progetto, che rubano tempo al sonno e al lavoro,con amore e passione.
L’infiorata costa sacrificio, ma regala legami che nessuno sarà in grado di spezzare, dona capolavori belli quanto effimeri, Il blu dei fiordalisi pastoso e intenso, il profumo dell’acacia dolce e inebriante, il calore dei rapporti umani, la devozione sincera, lo spirito di competizione.
Il tutto incorniciato in un paesaggio che merita da solo una visita attenta.
Non posso dire altro che vi aspettiamo, saremo sotto le capriate a vivere e a farvi vivere un’esperienza unica.

L’Infiorata di Cannara la più antica dell’Umbria

23 giugno 2011

Torna come da tradizione secolare in occasione della festività del Corpus Domini che quest’anno cade il 26 giugno. La tradizione racconta che al passaggio della processione del Corpus Domini i fedeli lanciavano petali di fiori in segno di devozione, petali che andavano a formare un tappeto colorato e profumato; con il passare degli anni l’usanza si è mantenuta e consolidata ed ha raggiunto altissimi livelli di tecnica artistica. Vengono infatti realizzate dai maestri infioratori delle vere e proprie opere d’arte a soggetto prevalentemente religioso utilizzando fiori ed erbe lavorati secondo le diverse tecniche del fresco e del secco. Nel pomeriggio del sabato inizia la cosiddetta segnatura della strada ed il posizionamento delle lampade per consentire la lavorazione che si protrarrà per tutta la notte e poi centinaia di mani che seguendo i vari bozzetti danno forma, colore e profumo ai tappeti e ai quadri realizzati lungo le vie e le piazze del centro storico di Cannara. Un lavoro minuzioso che inizia già da alcuni mesi prima con la raccolta e la selezione delle essenze, la spetalatura e la capatura e l’essiccazione, lavoro lungo e paziente che si concretizza nell’arco di una notte e che vede il suo momento più alto e significativo nel passaggio della processione che esce dalla Chiesa di S. Matteo con il parroco che può calpestare l’Infiorata in quanto porta il Corpo di Cristo, accompagnato dalle note  suggestive della Banda Musicale F. Morlacchi e dalla moltitudine dei fedeli. Tutta la comunità partecipa dai più anziani ai bambini ciascuno con il proprio ruolo prezioso e insostituibile in una grande festa collettiva che è anche momento fondamentale di socializzazione ed emozioni condivise che culminano nella notte più lunga e profumata dell’anno. Nel corso degli anni l’Infiorata di Cannara è stata protagonista in Italia e all’estero realizzando opere spettacolari in occasione di eventi straordinari tra cui ricordiamo Napoli in occasione dei Mondiali di calcio Italia 90, Genova in occasione di Euroflora, Assisi in occasione della visita del Papa Benedetto XVI e Lourdes nel 2008 in occasione dell’anniversario dell’apparizione della Vergine a Bernadette solo per ricordare gli appuntamenti più importanti. Si parte venerdi 24 con il raduno dei camper presso il Parco XXV aprile in collaborazione con il camper club “La Granda” che si protrarrà per tutto il fine settimana e con il tour enogastronomico floreale presso i bar e i ristoranti aderenti all’iniziativa anche questo per l’intero fine settimana. Sabato 25 l’apertura di due mostre molto suggestive: Palazzo Preziotti ospiterà gli abiti di scena della prima metà del novecento della Filodrammatica di Cannara mentre in Piazza Umberto I la mostra fotografica “ Cannara com’era una volta”.

Alle 21.30 nella piazza del Giardino Fiorito “Fiori profumi e canti pensando all’Italia” Concerto del Coro Polifonico Concentus Vocalis diretto da Francesca Maria Saracchini; dalle 22.30 in Piazza Cavour e nei Giardini di Via Roma Music D.O.C. Flower Fest “La musica è il cibo dell’amore” a cura delle associazioni Free Time e ArteNote e alle 23.30 la spaghettata in piazza.Nella giornata di domenica 26 alle 11.00 presso la Chiesa di S. Matteo la S. Messa e a seguire la Processione del Corpus Domini; dalle ore 16 ancora Music D.O.C Flower Fest per le vie del centro storico. L’Infiorata 2011 ospita “L’abbraccio della Venere di Milo”progetto di formazione contro il pregiudizio e lo stigma nei confronti delle persone disabili realizzato dal centro Diurno di riabilitazione psico sociale di Bastia e dall’Istituto Comprensivo Anna Frank di Cannara con il contributo dell’Ass.SONOXSONA e coop ASAD. Il Museo Città di Cannara sarà aperto sabato dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 24.00 e domenica dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 20.00.

Magione, Festa della Madonna delle Fontanelle

1 giugno 2011

santuario Madonna delle fontanelle

DOMENICA 5 GIUGNO

Realizzato grazie alle elemosine degli abitanti di Magione, della piccola frazione di Montecolognola e di tutti coloro che appresero dei miracoli che in questo luogo avvenivano, in conseguenza di un’immagine della Madonna dipinta su un muro in prossimità di una fonte in cui si recava a prendere l’acqua, il Santuario della Madonna delle Fontanelle, edificato nelle forme attuali nel 1498, è stato sempre oggetto di un grande culto. Una tradizione antichissima vede gli abitanti di Magione e di Montecolognola recarsi in pellegrinaggio in occasione dell’Ascensione di Gesù per la tradizionale della Festa delle Fontanelle. Il luogo di grande suggestione, la presenza del Santuario, dove, sotto il transetto sinistro dell’edificio, vi è una piccola grotta dotata di una sorgente d’acqua dove, sopra una roccia verde di muschio e di felci, è posta una piccola statua della Madonna molto venerata, hanno reso questa occasione momento di grande partecipazione per le famiglie del posto in cui, fino a trenta anni fa, al momento religioso, quello della processione, faceva seguito un pranzo al sacco sul prato circostante. L’Amministrazione comunale di Magione, la Pro Loco di Magione il comitato di Montecolognola e la Parrocchia di Magione hanno inteso riproporre questa antica tradizione ritenendolo uno dei momenti religiosi e collettivi più significativi del territorio. La processione partirà alle ore 9 da Magione e da Montecolgnola per incontrarsi all’incrocio della strada sterrata che porta al Santuario. Dopo la celebrazione della messa ci sarà un pranzo tradizionale da consumare tutti insieme.

STORIA DEL SANTUARIO

Il santuario fu edificato nel 1498, probabilmente sui resti di una chiesetta preesistente. La leggenda legato ad esso narra infatti l’esistenza di un’immagine della Madonna dipinta su un muro e ritenuta miracolosa. Nei primi anni del secolo XVI, la chiesa passò all’ordine francescano e ciò generò contrasti con la comunità di Montecognola circa l’amministrazione dei beni spettanti ad essa. Nel corso del secolo XVIII, fu restaurata nella prima metà Ottocento da Don Vincenzo Agostini, nativo di Magione, che demolì il colonnato del chiostro, su cui si trovavano le camere dei frati, e sistemò l’abitazione del sacerdote. Realizzato in pietra arenaria, il santuario ha pianta a croce latina a navata unica. La facciata, molto semplice, presenta un portale ligneo delimitato da una trabeazione in pietra sorretta da due pilastri. Al di sopra è una finestra rotonda a mo’ di rosone. All’interno l’elemento più caratteristico e appariscente è l’enorme dossale in pietra arenaria che fa da sfondo all’altare, dividendo la zona absidale e assegnandole la funzione di sacrestia. Ai lati dell’altare si trovano due grandi dipinti incorniciati da una ricca edicola di stucco.


 

Spello : al via i preparativi dell’Infiorata del Corpus Domini

27 maggio 2011

Gruppo Asia - 1° classificato 2010 categoria quadri

Anche questa’anno a Spello come ogni primavera stanno iniziando i lavori preparatori per la festa del Corpus Domini e per la meravigliosa, profumata e suggestiva sfilata di tappeti floreali dell’Infiorata, che rendono omaggio alla solenne processione del Corpus Domini, nati come dimostrazione del sentimento religioso del territorio. Intorno al 1930 dalla devozione di una Spellana nascono i primi tappeti di finocchio e ginestra, giallo e verde i colori del Subasio e della sua profumatissima e varia vegetazione, mentre scrivo dalla finestra aperta mi arriva il profumo della ginestra appena fiorita. Da quel primo semplice disegno e dall’ingegno degli infioratori  Spello è diventata nel tempo Capitale dell’Infiorata, vengono rappresentati veri e propri brani del vecchio e del nuovo testamento e il fiore diviene pennellata profumata un dipinto tanto meraviglioso quanto effimero. A differenza di altre manifestazioni a Spello l’arte di dipingere con il fiore ha assunto caratteristiche davvero spettacolari. I colori vivi, i fiori freschi le tecniche e le innovazioni dei maestri infiora tori consentono di raggiungere risultati narrativi di valore infinito. Ma non è dalla tecnica arida che nasce questo meraviglioso percorso che si snoda per le vie di questo paese, piuttosto dalla passione di chi decide di dare anima e corpo al raggiungimento del risultato. Anziani signori si trasformano di nuovo in ragazzini per andare a raccogliere i fiori per creare il tappeto. I maestri infioratori sacrificano per mesi prima dell’evento le loro sere per realizzare la bozza del disegno che si trasformerà in un quadro vivo.

Si accendono rivalità fra i gruppi concorrenti nel concorso sorto a latere della manifestazione religiosa, ognuno reclama a se il Properzio simbolo della vittoria, si arriva persino a dormire abbracciati alla statuetta la notte stessa della vittoria, vi giuro non sto scherzando, noi infioratori siamo una razza strana decisamente qualche piccolo briciolo di follia deve essere entrato misteriosamente ne nostro DNA per lavorare così tanto. Devo essere però onesta vedere quel bozzetto, che i maestri infioratori hanno passato così tanto tempo a creare, realizzato sull’asfalto di questo storico borgo ci fa venire i brividi, dona delle sensazioni mai provate. Vi invito a venire a trovarci anche quest’anno e dalle indiscrezioni che sono riuscita a strappare in giro credo che questo 2011 ci regalerà altrettanti capolavori che gli anni passati.

Alla prossima signori, credo proprio che vi racconterò i segreti della capatura….

Venerdì Santo a Montegabbione

18 aprile 2011

La Proloco di Montegabbione

22 Aprile 2011

ORE 21.00

Chiesa di S. Maria Assunta in Cielo…

La Proloco di Montegabbione, in collaborazione con la parrocchia, ripropone la rievocazione storico-religiosa della Passione di Gesù tratta quest’anno dal Vangelo di Giovanni.

…per le vie del centro storico

“Le forme del rito, i Ceri di Gubbio”

11 aprile 2011

Cristina Cipiciani

Districati nel mondo, riti e manifestazioni popolari colorano gli animi dei suoi partecipanti, divenendo molte volte pura ispirazione sia per la vita cittadina che privata, identificando, quasi come un “marchio”, coloro che ne sono soggetti attivi. La tradizione popolare è un’attività spirituale della collettività,che si manifesta da quando l’uomo ha preso coscienza di sé, la quale crea, tramanda e rinnova la vita sociale e di cultura; a cui si deve un patrimonio inestimabile di valori pratici, etici ed estetici. Tutti i riti sono connessi con la religione, il mito e la sfera del sacro. Ogni rito religioso svolge la funzione di rendere tangibile e ripetibile l’esperienza religiosa, sottraendola alla dimensione tutta privata della mistica, secondo norme codificate condivise da tutta la comunità. Tramite il rituale, all’interno della celebrazione di una festa, le varie componenti religiose assumono carattere normativo per tutti i partecipanti. L’uomo affida al rito i momenti più critici della sua esistenza personale e della collettività di cui fa parte, cercando in esso la garanzia del mantenimento della propria identità e di quella della comunità di appartenenza. Che abbia un fine sociale o che sia strettamente personale, il rito ha bisogno di una partecipazione emotiva profonda, senza la quale non esisterebbe. Nel rito è necessaria una componente estetica che è differente nelle diverse culture e nei diversi tempi; il rito si deve evolvere per non perdere di significato.

La tesi di laurea di Cristina Cipiciani, “Le forme del rito, i Ceri di Gubbio”, affronta in maniera esaustiva l’importanza del rito e della sua evoluzione per poter sopravvivere, riferendosi in specifico alla Festa dei Ceri di Gubbio. Una Festa molto sentita dai suoi partecipanti, che in realtà sono il cuore pulsante del rito stesso. Nel suo elaborato spiega non soltanto le varie ipotesi dell’origine, a tutt’oggi dibattito acceso tra gli studiosi, ma di come l’appartenenza, la fede e la tradizione vadano a braccetto con l’evoluzione; e di come inoltre, il rito sfrutti la comunicazione in tutti i suoi aspetti, garantendo documenti storici di importanza storica e popolare. Da ceraiola santantoniara ha donato con umiltà la sua tesi di laurea alla Famiglia dei Santantoniari, ricevendo in cambio una manifestazione ufficiale di riconoscenza, avvalorando ancora di più il suo elaborato. Curioso è che i riti, attaccati così tanto alla tradizione, si cibino di evoluzione, considerata a volte una maledizione, ma che in realtà garantisce longevità e indipendenza. Il rito fa parte della vita dell’uomo e per conoscersi veramente dobbiamo conoscere le nostre origini.

 



CANNARA, FESTA DI S. ANTONIO IL 16 GENNAIO

12 gennaio 2011

Il programma dei festeggiamenti di S. Antonio prevede nella mattinata di domenica la celebrazione della S. Messa nella Chiesa di S. Francesco al termine della quale ci sarà la benedizione degli animali e la processione per le vie del paese con i cavalli e i cavalieri che trasportano la tradizionale frasca di S. Antonio, la partecipazione degli animali e delle Confraternite. Nel corso della giornata ci sarà anche la distribuzione del dolce tipico della ricorrenza ovvero la roccia con uva passa e anice da parte della Confraternita di S. Antonio che organizza l’intera manifestazione. S. Antonio Abate fu un eremita egiziano considerato il fondatore del monachesimo cristiano e primo degli abati: a lui si deve la costituzione in forma permanente di famiglie di monaci che sotto la guida di un padre spirituale si consacrarono al servizio di Dio. Fu invocato in occidente come patrono dei macellai e dei salumai, dei contadini e come protettore degli animali domestici; fu inoltre reputato un grande taumaturgo capace di guarire malattie terribili. Tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco sono posti sotto la sua protezione in onore del racconto che voleva il Santo recarsi addirittura all’inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori. S. Antonio è considerato tuttavia anche il protettore degli animali domestici tanto da essere di solito rappresentato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. La tradizione deriva dal fatto che gli Antoniani avevano ricevuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere i malati colpiti dal fuoco di S. Antonio: i maiali erano nutriti a spese della comunità e giravano liberamente per il paese con la campanella al collo. Le origini rurali della comunità cannarese fanno si che la festa di S. Antonio sia particolarmente sentita e anche molto partecipata nel solco di antiche tradizioni. Alla festa come di consueto prenderà parte la storica Associazione del Concerto Musicale F. Morlacchi e da tradizione alle prime luci dell’alba verrà suonata la sveglia, da parte dei musicisti, ai confratelli e agli ingressi del paese per annunciare l’inizio della giornata di festa dedicata a S. Antonio

Fin dove arriva la Befana, dolci, doni e tradizione.

6 gennaio 2011

di Emanuela Marotta

Emanuela Marotta

“La befana vien di notte”, così incominciava la filastrocca cantata da milioni di nonni e genitori,  ma dov’è andata di preciso la befana ieri notte, oltre a camminare e volare sopra i tetti? E’ solo un’usanza prettamente italiana, che poi si è diffusa in giro per il mondo? O è accaduto come a Babbo Natale che girando tranquillo per la Lapponia, donando giocattoli solo agli abitanti della sua città si è poi sparsa un po’ troppo la voce prendendo piede il business? Vediamo se anche per la befana si può dire la stessa cosa e se è andata in giro per il mondo. Questa vecchietta spericolata su quella sua scopa ultimo modello, ormai a passo con i tempi, ieri notte è andata nelle nostre case italiane, si è calata dal cammino e ha lasciato per tradizione, una calza piena di dolcetti. Ai bambini che sono stati cattivi ha fatto trovare del carbone, ma quello allo zucchero nero. Gli innamorati si sono scambiati cioccolatini e ad alcuni e soprattutto negli ultimi anni anche lei ha portato dei piccoli regali. Amici e famiglie oggi invece si ritroveranno per giocare e mangiare dolci tipici e a Rivotorto sempre oggi, possiamo trovare la Befana alla fiera alle ore 15 e porterà con lei doni per tutti i bambini. E’ una dolcissima fiera che delizierà e divertirà i visitatori tutto il giorno dalle 8 di mattina fino alle otto di sera. Le vie del paese saranno piene di bancarelle e si potranno degustare prodotti tipici della zona. Ora però partiamo subito per vedere cosa è successo in Francia la notte tra il 5 e il 6 e scopriamo che la Befana non esiste. Nel giorno dell’ epifania i francesi preparano un dolce speciale dove nascondono al suo interno una fava, chi la trova diventa per quel giorno il re o la regina della festa. In Spagna invece il 6 gennaio tutti i bambini si svegliano presto e corrono a vedere i regali che i Re Magi hanno lasciato, il giorno precedente mettono davanti alla porta un bicchier d’ acqua per i cammelli assetati, qualcosa da mangiare e una scarpa. In molte città si tiene il corteo dei Re Magi, in cui i Re sfilano per le vie cittadine su dei carri riccamente decorati. Si deduce che anche qui la Befana non arriva. Ma viene invece avvistata in Russia dove la chiesa ortodossa celebra il Natale il 6 gennaio e secondo la leggenda i regali vengono portati da Padre Gelo che è accompagnato da una simpatica vecchietta di nome Babuscka. Dalla Russia proviamo a vedere in Germania dove per i tedeschi il giorno della venuta dei Re Magi è un giorno come tutti gli altri, lavorativo e i bambini vanno a scuola. Sono molto più felici i bambini Olandesi, è sì un giorno come gli altri il 6 e non arriva la Befana ma i Re Magi si, le famiglie, gli amici e i bambini si scambiano per tradizione delle lettere di cioccolata, di solito l’iniziale del proprio nome o della persona amata. In molti paesi europei la Befana viene soppiantata dai Re Magi, nella tradizione religiosa sia Cristiana che Ortodossa infatti arrivano proprio loro da Gesù e gli portano dei doni. In Italia infatti rimane la tradizione che in alcuni presepi si aggiungono i Re Magi o se ci sono già si avvicinano alla figura di Gesù, ma non si va in giro per le case a chiedere dolci o a cantare canzoni, non si regalano di solito soldi ma umili regalini e i dolci sono portati dentro una calza da questa strana vecchietta un po’ strega ma molto buona. Nei paesi come il Marocco, dove le tradizioni sono completamente diverse e dove la religione è musulmana il 6 Gennaio per i bambini marocchini si festeggia con una festa molto simile alla nostra. Si esalta la gioia e i genitori regalano un gioco ai propri figli. Si gioca per tutto il giorno perché è il dì dei giochi e dell’allegria. Hanno la possibilità di mangiare la frutta secca e i datteri, alcuni ricoperti da zucchero con un buonissimo e dolcissimo thé alla menta. Si può concludere anche se non abbiamo percorso tutti i paesi del mondo che questa tradizione della Befana è Italiana ma che si è diffusa abbastanza anche in altri paesi ma per diversi motivi e cause. Non la fa girare il business nel mondo ma bensì la religione e la tradizione di ogni singolo paese, mentre in Italia il business mette la sua buona fetta di dolce. C’è chi la vede come una simpatica vecchietta che distribuisce felicità e dolci, chi aspetta i re magi, chi solo doni e chi invece gioca tutto il giorno. Si può affermare che con il tempo la nostra cara vecchietta è diventata famosa, quasi quanto il suo caro amico Babbo Natale e che il 6 gennaio è in tutto il mondo il giorno in cui i dolci non ingrassano anzi rendono felici sia i grandi che i piccoli.

 

La festa di San Pancrazio a Calvi dell’Umbria

27 gennaio 2010

giulia leonardi

di Giulia Leonardi

La festa di San Pancrazio, per i calvesi, costituisce l’avvenimento dell’anno. Si tratta di una rievocazione religiosa, che risale attorno alla metà del 1200 e ruota intorno alla figura del Patrono Pancrazio, impersonato dai “Signorini” e dagli “Stendardi”, enormi gonfaloni di cui 2 rossi, rappresentanti il sacrificio del martirio e 2 bianchi denotanti la purezza del giovane cavaliere. Ogni contrada (Fiamme, Castello, Croce e Drago) esprime un Signorino che è il fulcro del corteo, perchè impersona il Santo Martire. Solitamente è un ragazzo sui 14 anni, vestito da cavaliere romano, con tanto di corazza ed elmetto, con in spalla il vessillo di San Pancrazio. Per impersonare il Santo, i genitori iscrivono fin dalla nascita i propri figli alle liste dei “Signorini”, tanta è la devozione e la partecipazione popolare alla festa che ha anche un significato politico ed economico determinato dall’importanza che in epoche remote ha avuto il monte Rosaro (attuale monte San Pancrazio) il cui possesso assicurava ai castelli di Calvi quel predominio territoriale che garantiva poi vantaggi di carattere economico nei confronti degli altri castelli confinanti

Nei giorni che precedono la festa, nella piazza viene issato quello che per i Calvesi è “l’asso di coppe”, ossia delle calate di bosso e alloro che partono da alcuni piloni a terra per raggiungere una cupoletta al centro della piazza. Lungo tutte le calate,vengono disposte delle lampade. Tale decorazione è ciò che rimane dell’antico uso di coprire tutta la piazza con dei teloni, sorretti e assicurati dalle funi che, incrociandosi, attraversavano la piazza. La festa inizia ogni anno l’11 Maggio ed è preceduta dalla celebrazione della novena in onore del Santo. Un araldo a cavallo annuncia, nel primo pomeriggio, che la festa sta per iniziare e tutto il corteo dalla piazza scende fino all’incrocio, all’ ingresso del paese per assistere all'”incontro dei Signorini”

Ogni Signorino e Gonfaloniere attende da una delle 4 vie che conduce a Calvi, ed al terzo sparo di mortaretto, tra il rullare dei tamburi, inizia a correre verso il centro dell’incrocio per incontrarsi con gli altri tre Signorini e Gonfalonieri abbracciandosi fraternamente,f acendosi festa, ed esultanti gridano “Evviva San Pancrazio” con il sacerdote benedicente, provocando un’indicibile commozione al popolo che applaude all’evento tra scoppi di mortaretti e le campane che suonano a festa. La festa è veramente iniziata! poi si ritorna in piazza per la cerimonia dell’Investitura dei Poteri, in cui il Sindaco consegna una chiave del Castello di Calvi alla Dama e riceve in dono un cero da offrire a San Pancrazio. Di nuovo l’araldo annuncia che da lì a poco, il corteo visiterà le Tavolate e dà appuntamento alla stessa sera per la “Vestizione degli Stendardi”. La visita alle Tavolate riveste grande importanza perchè ricorda come in quei giorni i festaioli erano in dovere di offrire cibi e bevande alla popolazione intera, soprattutto a quella meno abbiente. A tarda sera si svolge la suggestiva cerimonia della “Vestizione degli Stendardi”, ossia il Sindaco consegna gli stendardi ai Gonfalonieri, che li legano  alle aste, cioè li ” vestono”. Tale cerimonia si svolge completamente al buio, solo una fioca luce delle torce rischiara un pò  queste operazioni. Il primo Signorino recita una preghiera in onore del Santo, quindi segue l’omelia del Parroco ed infine il discorso del Sindaco e alle parole di “evviva San Pancrazio” i Gonfalonieri alzano verso l’alto gli stendardi, la piazza s’illumina con mille luci, la folla applaude, le campane suonano a festa, si fanno esplodere razzi e fuochi d’artificio. Il 12 Maggio i festeggiamenti riprendono con la solenne Messa in piazza in onore del patrono, poi il corteo si avvia sulla strada che va verso la montagna di S.Pancrazio. Al rullo dei tamburi e spari di mortaretti partono di corsa i 4 Signorini a cavallo e Gonfalonieri verso la montagna, ma solo il primo continua il tragitto, gli altri tre tornano in paese, insieme al resto del corteo. Nei pressi dell’ultimo tornante si svolge la  “revisione dei confini” che consiste nel riaffermare il possesso del territorio della montagna, fortemente legato a litigi che nei secoli  passati hanno interessato la popolazione calvese e quella di Poggio di Otricoli, un tempo Poggio di Narni. Il Signorino e il Gonfaloniere sono pronti a percorrere tre giri di corsa intorno alla Chiesa; ad ogni giro si fermano di fronte all’ingresso gridando: “Evviva San Pancrazio”. La corsa festosa intorno alla Chiesa in onore del Santo è anche espressione del giubilo per il possesso della montagna. Concluso il terzo giro entrano in chiesa ed assistono, insieme ad una moltitudine di gente, ad un’altra Santa Messa. Nel pomeriggio, di nuovo Signorino e Gonfaloniere percorrono tre giri di corsa intorno ai Mulini a vento, per onorare quel luogo dove vi deposero inizialmente le vittime calvesi, morte  nella zuffa contro i poggiani per i diritti sulla montagna. Sulla Colleggiata il primo Signorino rinconterà i tre Signorini rimasti in paese, con il corteo al seguito. Questo emozionante incontro avviene, neanche a dirlo, di corsa. Un originale carosello a cavallo detto “Battaglione”, che si svolge in piazza, costituirà il ringraziamento dei Signorini e degli altri costumanti verso il Santo patrono per aver fatto tornare incolumi dalla montagna coloro che erano partiti. Il giorno 13 Maggio la festa diviene esclusivamente religiosa, con la solenne Messa e con la Processione per le vie del paese di tutto il corteo storico. La festa si chiude ufficialmente il giorno 14 con la riconsegna degli Stendardi alle Autorità Civili. Il clima medievale si manterrà ancora per qualche giorno con la “Giostra delle Contrade”, una gara a cavallo che si svolge tra le quattro contrade calvesi e che segna la fine dei festeggiamenti.

Gubbio: La Corsa dei Ceri

12 ottobre 2009
ceri di gubbio

ceri di gubbio

Il 15 maggio una festa legata alle tradizioni sacre e profane di Gubbio e cara agli eugubini di tutto il mondo

LA MATTINA DELLA FESTA

5.30 : Alle prime luci dell’alba i tamburini percorrono le vie del centro storico per andare a  svegliare i protagonisti della Corsa: i Capitani e i Capodieci dei Ceri.

6.00 : Il Campanone, suonato a mano dagli abili membri della Compagnia dei Campanari, sveglia tutta la città; nel frattempo ai tamburini si uniscono i Capodieci, i Capocetta e i Capitani.

7.00: Tutte le gerarchie ceraiole in corteo, dopo essersi ritrovati presso la porta di Sant’Agostino, raggiungono il Cimitero Civico per deporre una corona di fiori a ricordo dei ceraioli defunti.

8.00: Si celebra la Messa presso la Chiesetta di San Francesco della Pace, (dei Muratori), in cima a Via Cavallotti, verso la quale il corteo è risalito dal Cimitero. Al termine della celebrazione religiosa avviene l’estrazione dal bussolotto, fatta da un bambino, dei nomi dei capitani (Primo e Secondo) che saranno in carica fra due anni.

9.00: Ha inizio il corteo dei “Santi”. Le tre statuette di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio vengono portate fuori dalla Chiesa e sistemate sull’apposita barella. In testa i tamburini, la banda, il Sindaco, i due Capitani, i Capocetta, i Capodieci, il Cappellano, i ceraioli e i cittadini, accompagnano le statue dei Santi in solenne processione per le strade della città, fino alla sala maggiore (entrando da Via Gattapone) del Palazzo dei Consoli, dove già si trovano i Ceri. I ceraioli, finito il corteo si recano nelle sale inferiori in Via Baldassini, dove consumano la tradizionale colazione con il baccalà alla ceraiola.

10.00: Raduno a Porta Castello e distribuzione da parte delle famiglie ceraiole dei “mazzolin di fiori”, tradizionali amuleti per la buona riuscita della corsa. Inizia la grande sfilata con i tamburini, seguiti dalle bandiere e dalla banda della città di Gubbio. Seguono a cavallo i Capitani, il trombettiere e l’alfiere, poi i rappresentanti delle istituzioni e i gruppi separati dei ceraioli.

11.30:  Al segnale del Campanone ha luogo l’alzata dei tre Ceri, preceduta dal lancio di tre artistiche anfore di ceramica locale. Dopo un breve carosello al centro della Piazza della Signoria i Ceri si dividono per effettuare isolatamente in moderata corsa la “mostra” per le vie della città. L’alzata dei Ceri è uno dei momenti più intensi e affascinanti della Festa. La Piazza è gremita di folla che affluisce dalle vie laterali dei Consoli e XX Settembre, non è facile riuscire a trovare una buona e sicura posizione di osservazione.

12.00: I Ceri, ognuno per suo conto, passano nelle strette vie della città, fermandosi davanti alle abitazioni delle vecchie famiglie ceraiole, per poi essere adagiati in riposo in Via Savelli. Segue il grande banchetto in via Baldassini.

17.00: Poco  prima della corsa, si svolge la solenne e suggestiva processione con la Statua di Sant’Ubaldo, che dalla Cattedrale scende in Piazza Grande dove è accolta dal suono a distesa del Campanone. La statua percorre le vie della città solcando la folla che già attende la travolgente corsa e chiede al  Santo protezione.

ALLE 18.00 INIZIA LA CORSA

18.00: Dopo la benedizione del Vescovo inizia la tanto attesa corsa, fremente, impetuosa, drammatica come poche al mondo. Ceraioli e popolo sono tutt’uno nell’esaltazione di quei primi momenti in cui Capitani, Alfiere e Trombettiere a cavallo precedono al galoppo i Ceri.

I Capitani dell’anno precedente danno il “via”. La folla esulta, irrompe in un grido corale, compatto, “Via ch’eccoli”. La corsa si snoda per le strette vie medievali, i Ceri oscillano paurosamente, sfiorando e spesso toccando mura e finestre. Con grande abilità e anni di esperienza i ceraioli si danno il cambio in corsa; è una prova di grande forza e abilità quella di far correre il Cero il più possibile in verticale evitando “cadute” e “pendute”. Questa è la vittoria, tenendo conto che non esiste il sorpasso e che i Ceri arrivano in cima al monte nello stesso ordine con cui sono partiti: Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio. Il percorso che coprono i Ceri in corsa è di circa 4 chilometri e 300 metri, partendo dall’Alzatella fino alla Basilica in cima al Monte.

IL PERCORSO

I Ceri scendono impetuosamente per Via Via Dante, Corso Garibaldi, Via Cairoli in fondo alla quale sostano per 15 minuti. ripartono lungo la discesa di Via Mazzatinti, poi proseguono in pianura per Piazza 40 Martiri, da lì verso il quartiere di San Martino, da cui risalgono per Via dei Consoli fino all’imbocco di Piazza Grande dove si fermano per circa 15 minuti.

Dopo che il Primo Capitano ha riconsegnato le chiavi della città al Sindaco, questi affacciato alla finestra della Sala Consiliare, sventolando un fazzoletto bianco, dà ordine ai Campanari di cominciare a suonare e al Secondo Capitano di riprendere la corsa.

Si prosegue per Via XX Settembre, prima di affrontare la durissima salita del Primo e Secondo Buchetto, strade incassate tra mura e tanto strette da non consentire nemmeno l’utilizzo dei braccieri. Giunti in prossimità della Porta di Sant’Ubaldo i Ceri vengono appoggiati a terra per circa mezz’ora prima di attraversare la Porta stessa in posizione orizzontale dato l’angusto passaggio. L’ultimo tratto della corsa si snoda interamente sulle strade sterrate del Monte. In una manciata di dieci minuti viene coperto di corsa, anche qui Ceri in spalla, un chilometro e mezzo circa di salita, formata da nove stradoni e otto tornanti, con una pendenza media del 20% circa.

Qui la corsa raggiunge il culmine. Con un’ultima impennata i Ceri arrivano ai piedi della gradinata della Basilica di Sant’Ubaldo e qui la corsa si conclude con l'”abbassata” per entrare nel portale, la salita della scalea e la chiusura del portone in cima. L’Abbassata finale è di grande spettacolarità, perché avviene in piena corsa e ad essa è legata la competizione tra Sant’Ubaldo e San Giorgio per la chiusura della porta.

LE REGOLE

I Ceri non possono superarsi, se un Cero cade, il Cero o i Ceri che seguono devono aspettare. Il Cero si ferma solo alle soste stabilite. I Ceri devono correre alla massima velocità possibile. L’obiettivo della festa è strettamente legato alla celebrazione del Patrono S. Ubaldo. Questo è un tributo che anche gli altri due Ceri riconoscono. L’imperativo di ogni ceraiolo è quello di contribuire al successo della corsa e al rispetto delle regole. Fare una bella figura, evitare pendute, cadute e distacchi, avere una corsa spedita, superare le possibili difficoltà, sono i punti fermi della “filosofia del ceraiolo”.

LA FESTA DEI CERI NEI “BENI IMMATERIALI” DELL’UNESCO

«Unesco, inserisce la festa dei Ceri di Gubbio fra i tesori del folklore italiano . Una notizia  che il comune di Gubbio aspettava con grande trepidazione, ossia la firma delle convenzioni sulle Diversità Culturali, già avvenuta e quella imminente sui Beni Intangibili, per vedere finalmente completato il percorso che porterà la Festa dei Ceri ad essere tra le prime, se non la prima in assoluto, manifestazioni che verranno tutelate dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità. La conseguenza diretta potrebbe essere l’impegno dello Stato a tutelare e, quindi, finanziare, forme di “archeologia vivente” che testimoniano le più autentiche identità  culturali legate alla devozione popolare.